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Danze Mediterranee

Scrivevo e pubblicavo questo pezzo il 25 giugno del 2009. L’ho riletto poco fa, alla vigilia del mio viaggio atlantico, alla luce di quel che accade in quest’epoca tra Africa e Italia, e mi è parso giusto riproporlo. Dentro c’è tanto di quello in cui credo e che mi affascina. Ciao a tutti.

 

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Istanbul, Ponte di Galata. Le barche della Seastar danzano sul Corno d’oro. Le cime che le trattengono a terra s’allascano, poi si tendono, poi giù ancora. Da quanto dura questa danza? Sono secoli che il metronomo della risacca misura il tempo in questo angolo di mondo.

La mia famiglia è di origini genovesi. Fino a me, nessuno o quasi è mai nato fuori dai confini dalla Superba. Io dunque sono un discendente di Andrea Doria, il più grande ammiraglio della storia italiana degli ultimi cinque secoli. Forse di sempre. Il suo nemico era la Sublime Porta, l’impero ottomano, e segnatamente Turgut Reis, il più invincibile ammiraglio dell’epoca, forse il più temerario e scaltro navigatore ottomano. Io, il nemico, ero lì, l’altro ieri, a guardar danzare le barche della Seastar, piccola impresa di ristorazione sulla riva occidentale di Istanbul.

Tre barcozzi (come chiamarli diversamente?), indefinibili, incapaci di navigare se non su una tavola d’acqua immobile, infatti ormeggiati senza speranza di salpare mai, per nessun luogo. Non è navigare la loro missione. Sono chiatte a forma di barca, imbarcazioni ridotte a semplice estensione della terraferma. Sul ponte nessun comandante, nessun ordine marinaro, bensì una grande plancia ardente, una piastra su cui cinque o sei uomini girano e rigirano il pesce azzurro appena pescato, spinato, steso, condito, pronto ad essere offerto agli avventori sul molo, avidi di sapori del mare. Uomini capaci di navigare, però. Nessuno resisterebbe cinque minuti con un simile rollio…

Guardo queste barche, l’alacre organizzazione di chi spina il pesce, lo insaporisce, lo cuoce, per poi passare il cartoccio a uno di loro, coi piedi al sicuro sul molo, che lo porge ai clienti. Una scena portuale, di fronte a uno degli scenari marini più entusiasmanti del mondo: il Bosforo. Io, il discendente del nemico; loro, i discendenti del nemico.

turchia e altre 032 Poche ore dopo ho detto a Tarek: “Non credo molto nell’Europa. E’ il mio continente, certo, ne faccio parte. Credo di più nel Mediterraneo, nella comune cultura di chi si è incontrato per millenni, ha navigato le stesse burrasche, ha bordato le stesse vele, mangiato lo stesso pesce, apprezzato le spezie l’uno dell’altro. Credo in questo grande ventre, dove ogni cosa ha avuto inizio, dove oggi i nemici masticano la dolcezza delle carni di un pesce guizzante pescato con tecniche simili, da sempre, mutuate da pescatori stranieri, eppure fratelli, incontrati una notte in una baia sottovento. Tarek era d’accordo. Ha imbastito la sua opinione solo per darmi ragione. Ci siamo sorrisi.

Poi ho pensato a una sera a Mantova, anni fa, alle chiacchiere con Bjorn Larsson durante la cena. Lui è svedese, fa parte con me dell’Europa. Ho sempre pensato che uno scandinavo fosse un uomo molto diverso da me. La sua pelle chiara, il suo sguardo dritto, la mancanza di rughe intorno agli occhi. Come posso essere un europeo anche io, o un europeo anche lui, cosa ci unisce? Ma Bjorn è un uomo di mare, e parlavamo un idioma comune. Soprattutto, io sono un uomo del Mediterraneo, che vuol dire un uomo aperto a chi fa approdo sulle mie coste, curioso di ogni diversità, pronto a prendere l’ormeggio a qualunque barca si appressi al mio molo. Forse è per quello che con Bjorn stavamo bene di fronte a un piatto di buon cibo. Lui, navigatore dei mari gelati, non era lontano da me che posso immergermi ogni giorno dell’anno per verificare la mia ancora sul fondo.

Le barche della piccola compagnia di ristorazione Seastar danzano sul Corno d’Oro. E danzeranno per sempre, finché un viaggiatore passerà di qui, che sia dei nostri mari, che sia di mari altri, finché un uomo venuto da un lato diverso del vento, un altro porto d’armamento, getterà uno sguardo al bacino d’acciaio di fronte alle moschee, osserverà la torre di Galata, le rive di Ortakoy e formulerà un qualunque pensiero sul mare.

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A vela da Genova a New York

Quante volte mi hanno offerto un bel lavoro su una barca a vela e io ho dovuto dire di no perché… lavoravo?! Molte… E quante volte un amico che gira il mondo in barca, mi ha detto “Vieni, mi dai una mano a fare Capo Horn, stai a bordo una ventina di giorni…” e io ho declinato per lo stesso motivo? Più d’una (Scusa Luigi…). Beh, stavolta ho detto sì

… e l’ho detto a Giovanni Soldini. Eravamo a cena a Sarzana, dopo la presentazione del mio ultimo romanzo (“Uomini Senza Vento”). Siamo usciti a fumare una sigaretta e lui mi fa: “perché non vieni con me a fare l’Atlantico? Almeno mi dai una mano. Tutti ‘sti scrittori a bordo, mi sa che non sanno tanto andare a vela…”. E io, subito: “Va bene, vengo”. Eccola qui la libertà. La mia, almeno…

Dunque faremo l’Atlantico a vela da Madeira a New York, fuori stagione (quella giusta è novembre-dicembre), fuori rotta (quella giusta è Gran Canaria – Santa Lucia, all’altezza degli Alisei), su una barca splendida (l’Oceanic 71 di Vittorio Malingri, un ketch di 22 metri, foto sopra) e per di più all’interno di un progetto ambizioso: come cambiare il Paese in 7 mesi, in 7 mosse (www.7mosse.it). Se comprate “Sette”, allegato al Corriere di oggi, siamo in copertina. Partenza da Genova per Palma di Maiorca, poi da Palma a Barbate, quindi terza tappa a Madeira e infine New  York, arrivo il 2 giugno. Ogni tappa si daranno il cambio a bordo scrittori, artisti, imprenditori, tutti con la voglia di discutere e ragionare su come dare una scossa a questo nostro Paese.  Subito, adesso, e basta con questo pessimismo e questa continua lamentela. Si può fare. Così almeno assicura Oscar Farinetti, il patron di Eataly, ideatore e sponsor dell’avventura.

Io non so se si può fare. Credo talmente poco al cambiamento collettivo, in questa epoca, che il mio mondo me lo sono cambiato subito, da solo. Però si tratta di navigare, e navigando pensare, e pensando discutere e scrivere. Dunque è perfetto per me. In un certo senso, da scrittore e marinaio, sono la sintesi di questo viaggio, che mi sta addosso come una cerata di sartoria.

Terrò un diario, naturalmente. Scriverò e racconterò. Voglio vedere cosa hanno da dirsi a bordo di una barca a vela uno scrittore anticonsumista appassionato di mare (io) e un mercante utopista appassionato di mare (Farinetti), e da che parte starà un marinaio radicale (Soldini) in certe fasi del discorso. Vedremo, ve lo racconterò. Soprattutto, che navighi, discuta o scriva, starò vivendo come ha senso vivere per me. C’è gente che va in cima alle montagne, altri che passeggiano, altri che partono per lunghi viaggi tra terra, laghi, fiumi. Io per vivere, e per sentirmi vivo, scrivo. E navigo. Nell’ordine.

Cambieremo questo Paese, noi, intellettuali e marinai, nel corso di un viaggio pure lungo, fervido e avventuroso? Mah… Però mi piace che ci sia gente che ancora pensa di poterlo fare, non si limita alla sterile utopia, scrive un progetto, lo mette in atto, si pone degli obiettivi, tenta di raggiungerli. Sa di cervelli in movimento, interruzione del piagnisteo e azione. Io sono e resto uno scettico, lo sapete. Ogni cosa che conta viene da dentro, da ogni singolo individuo che rompe le proprie catene e apre la propria gabbia. Sarò io a introdurre nel documento finale (che consegneremo formalmente all’Ambasciatore italiano a New York, all’arrivo) tutti i riferimenti alle responsabilità individuali, all’anticonsumismo, alla sobrietà, alla libertà, al rifiuto delle responsabilità inutili, all’assunzione di quelle fondamentali. Insomma, ho il sospetto che (come al solito) sarò l’anima anarchica del gruppo .

Intanto mi godo la semplice libertà di quel “sì, vengo” detto a Giovanni la sera a Sarzana, un mese fa. “Posso” dunque “vengo”. Un mese di navigazione senza vedere terra, sarà un mese ben speso nella mia piccola vita, che è già cambiata, prima che il mondo cambi, prima che il mondo vada a carte quarant’otto, dunque ancora in tempo. Il tempo che ho io. Il tempo della mia libertà di uomo. Tutto quello che possiedo.

7 MOSSE – DA GENOVA A NEW YORK  (www.7mosse.it)

Partenza lunedì 25 aprile al porto antico di Genova. Prima dell’imbarco, sul molo tra l’acquario e Eataly, alle ore 14,30, conferenza stampa con la presenza di tutti i partecipanti alla transoceanica.

1a Tappa
Daniel John Winteler – imprenditore
Alessandro Baricco – scrittore
Riccardo Illy – imprenditore

2a Tappa
Antonio Scurati – scrittore
Mario Brunello – musicista
Lella Costa – attrice

3a Tappa
Matteo Marzotto –  imprenditore
Piergiorgio Odifreddi-  matematico
Giorgio Faletti – scrittore

4a Tappa
Simone Perotti – scrittore
Francesco Rubino – illustratore
Maria Pierantoni Giua – cantante

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Un frammento dal Reading di Rimini…

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