Mon 30 May 2011
Fine. Ci vorra’ tempo
Posted by simone under Uncategorized
[78] Comments
Dalla nebbia fitta e’ sbucata una barca a vela che tagliava in due il canale, perpendicolare a noi, sei metri massimo davanti alla nostra pura. Il cuore ci e’ schizzato in gola. Tempo di correggere la rotta quasi non ne abbiamo avuto, e lei sfilava gia’ sulla dritta. Un fantasma, inseguito da qualche nostra parola…
Mi rimarra’ questa immagine, forse, piu’ di ogni altra, del nostro arrivo a New York, ieri mattina. Il lungo canale tra boe rosse e verdi (che qui sono al contrario, rosso a dritta, verde a sinistra in entrata) che conduce fino alla baia di fronte alla citta’, era immerso nella nebbia fitta. Non si vedeva davvero nulla. Sul radar intuivamo navi enormi, sentivamo il loro corno sfilare a pochi metri da noi (davvero, pochi metri), ma non le vedevamo. Il rombo dei loro motori ci schivava via. Noi navigavamao a vela, 7 nodi, neppure lenti. D’un tratto, quella vela: uno schizzo d’adrenalina che macchiava l’anice…
…fino al Ponte da Verrazzano. Duecento metri prima, d’improvviso, l’azzurro del cielo, la campata immensa che traspariva, sospesa nelle nuvole, staccata da terra, carica di macchine e camion che marciavano veloci, suonavano il clacson. Abbiamo visto prima lui di Long Island, di Coney Island, e naturalmente della statua, dietro, e piu’ in la’ ancora Manhattan. Ho desiderato fin da ragazzo entrare a vela nei porti di alcune citta’. Una era Larnaka, una era questa. Un piccolo sogno che si realizza. Me ne sono andato a prua, tra le vele a farfalla di questa splendia vecchia barca. Me ne sono andato via un istante, per sentire, accorgermi cosa stava accadendo. “Io non guardo, io vedo. Io non cerco, io trovo“. Ho pensato a queste parole di Pablo Picasso…
Siamo entrati nel North Cove Marina, South End West, proprio di fronte a Ground Zero, dove una delle 5 torri del progetto sta crescendo alta e imponente: arto mutilato da cui si rigenera il primo dito della mano. Quel luogo e’ osceno, indecente, fa ribrezzo. Siamo sbarcati. Piedi sul molo galleggiante, come a compensare l’eccessivo contrasto tra la barca e la terraferma. Poi terra, ma su un’isola, Manhattan, per compensare ancora tra mare e continente. Finito il viaggio.
Mi ci vorra’ del tempo per capire bene alcune cose. Abbiamo parlato molto, molte domande sono sorte. Troppo denaro nelle nostre parole… Comunque, ora non e’ il momento. Sbarcare dopo cosi’ tanto mare non aiuta il pensiero. Lo atrofizza. “Il marinaio parla poco, spesso delira. Non vuol convincere nessuno” (Biamonti). Ieri notte passeggiato a lungo tra Tribeka, Soho, il Greenwich Village, Chelsea. Avevo urgente bisogno di solitudine, e l’ho trovata tra le vie di questo splendido girone infernale. Troppo sbronzo per ricordare qualcosa… ma molto lucido per sentire. Alcune bombe innescate tra le onde sono esplose. Altre non ancora. Ci vorra’ tempo per capire.