Sun 8 Jan 2012
La zappa e la mente (buon anno!)
Posted by simone under Uncategorized
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Giornata perfetta. Aria asciutta, assenza di vento, sole, colori. Come ieri. Come l’altro ieri…
Alle 6.15 scrivevo già, poi due caffè e un biscottoall’alba. Ho finito alle 12.00, più o meno. Mi sono messo a lavorare a un nuovo orto. Non ho molto spazio, l’orto è diviso in tre punti diversi intorno a casa. Ora è il momento di preparare il terreno per piantumare a marzo, oppure per seminare cipolle, fave, ravanelli, piselli. Tra poco sarà già il tempo di radicchio e insalata, se non fa troppo freddo. Farò anche una piccola serra. Comincio a capirci qualcosa, dopo quattro anni, e questo mi mette di ottimo umore. Quando non capisco mi deprimo.
Zappare è un’operazione eminentemente intellettuale, tutto il contrario di quello che si crede. Certo, fai fatica, la schiena urla. Però mentre sei lì e batti, spingi, scavi, dissodi, sei solo. Intorno non c’è alcun rumore, forse un gallo che canta, il ronzio di una motosega a chilometri da qui, nella valle. Sei solo, ma c’è qualcuno… Ci sei te, la tua mente va veloce, pensi e ripensi a mille cose, anche difficili da confessare. Fino al momento in cui non ti accorgi del pensiero, vai giù più profondo. Mentre non sei cosciente di pensare… pensi sinceramente, ti dici le cose come stanno, non c’è make-up, non c’è mediazione. Quando te ne accorgi (che stai pensando) diventi più cauto, ma l’ultimo pensiero, almeno, quello te lo ricordi. Di solito, se sei onesto, impari qualcosa su di te: “Io stavo pensando a questo…! Dunque io sono così! Che merda d’uomo a pensare queste cose…” oppure “che paraculo…” oppure: “che bel pensiero!”, quest’ultimo è già più raro.
Difficile ammettere quello che pensiamo. Da soli, in silenzio, di solito, siamo peggio di quello che si sa. Anche di quello che sappiamo noi…. Cosa molto importante da conoscere. Se non sai di che peggio stiamo parlando non puoi né condannarti né assolverti.
Domani è il 9 gennaio. Sono già cinque volte che non riprendo a lavorare dopo la pausa natalizia. Per tutta la settimana ci sarà il sole, e le notti saranno chiare (chi abita in Val di Vara? Ma avete visto verso le 5.00 la luna che si tuffa nella valle? Ma che spettacolo è?!). Cercherò di lavorare all’aperto più che posso, appena smetto di scrivere. Ho fatto la spesa già una settimana fa, e non devo neanche scendere in paese. Sto qui, non mi muovo. Costa fatica stare da soli, perché chi ami non c’è. Però è necessario, per l’equilibrio, per l’armonia, per pensare, per lavorare nel bosco o all’orto, che sono due esercizi spirituali. Domani, lunedì, e nei giorni a venire, è molto importante per la mia salute non trovarmi nel traffico, non incontrare gente che non amo, con cui ingaggiare assurdi duelli. Sono contento di non fare un lavoro inutile, che serve a guadagnare denaro che non mi può rendere felice. Sono contento di non usare più l’automobile. Ho deciso che la mia auto non uscirà mai più dal cirucuito urbano. Fuori da Spezia ci andrò solo in treno. Dunque il rincaro dei carburanti mi spinge a una scelta di risparmio, non a un costo maggiore. Sono anche contento di consumare un secchio di legna al giorno per scaldarmi, ma soprattutto di avere il tempo necessario per scrivere il mio romanzo, come faccio ormai da due mesi. Sono contento, sì, di un gran mucchio di cose. Penso che sarà un grande anno. A giudicare da molte cose, è cominciato bene.
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[...] Ecco un’altra giornata qualunque di chi ha scelto il downshifting molti anni fa.
Questa testimonianza un poco fa riflettere riguardo i comportamenti fra i generi.
http://www.voglioviverecosi.com/index.php?interviste-agli-italiani-che-hanno-scelto-di-trasferirsi-all-estero_221/come-si-vive-in-finlandia-intervista-con-dona-foa_914/
Chefa, ho pensato a quanto hai scritto, ma non so proprio cosa risponderti: trovo che quello del maschile e del femminile dei nomi sia un falso problema. Ci sono messaggi subliminali decisamente ben peggiori. Qualcuno ha mai dato un’occhiata al cartello che segnala gli edifici scolastici? Qualcuno si è mai accorto che la bambina, nell’immagine, è più piccola, resta indietro ed è tenuta per mano, naturalmente dal maschietto? Poverina, ha bisogno di un maschio persino per attraversare la strada, figuriamoci per il resto… Ebbene, quel cartello è molto più nocivo di tante parole, se non altro perché i bambini se lo ritrovano davanti per anni: e ha a che fare con la posizione “naturale” che poi è perfettamente rispecchiata in tutti i settori. In teoria prima le donne e i bambini: mica vero, come ha dimostrato la vicenda della Costa la vita.
http://ilsessismoneilinguaggi.blogspot.com/2009/08/siamo-syros-nelle-cicladi-qui-una-bimba.html
@amina e silver
amina, d’accordo con te
silver, anch’io come amina dico, ma sarà ben responsabilità anche degli uomini no?(maschi, intendo,.. vedi silver? già qui bisogna specificare.. perchè “uomini” è questo fantastico plurale -maschile- che nel suo significato può includere maschi E femmine, ..fantastico plurale, davvero fantastico, al posto del quale nessuno, ma proprio nessuno -chissà perchè- si è sognato di usare il femminile plurale..)
responsabilità, dicevo, anche di padri e zii, nonni, fratelli, cugini,.. tutti
maschi, intendo (eh sì, perchè anche qui il plurale ci potrebbe fuorviare..
gli zii sono la zia e lo zio insieme, i nonni sono la nonna e il nonno, i
fratelli -fossero anche 5 sorelle e un fratello- al plurale restan
fratelli..), maschi, dicevo, che hanno sempre trovato molto comodo che le
cose andassero così (..bamboline e aspirapolverini da un lato e soldatini e
carrarmatini dall’altro..)
..eccheccavolo sempre addosso a ‘ste madri, che hanno sì le loro grosse,
- d’agosto.
enormi, gigantesche responsabilità, sono io la prima a dirlo, ma per piacere, apriamo gli occhi:
siamo state circondat* e imbevut* fino al collo da culture che per millenni sono state messe in piedi, ispirate, nominate,
impostate e imposte -spesso con la forza, la violenza e le guerre- da uomini (maschi) e ci sono migliaia di ambiti, a partire da quel simpatico “crack dei popoli” che è la religione, cuciti perfettamente addosso ai desideri e ai bisogni maschili del pianeta (provare a sfogliare “ave mary” di michela murgia, cattolicissima giovane sarda, laureata in teologia, ma incazzatissima come una biscia con la sua chiesa, chiesa che non ha nessuna difficoltà a descrivere come profondamente e scientemente maschilista
..il libro sarebbe da leggere tutto, e si beve tutto d’un fiato perchè michela ha una “birra” prorompente, ma un capitolo imperdibile si intitola “dio, la casalinga disperata” ..lo travasai tutto quanto nel blog durante una notte insonne -e un po’ incazzata
se vi va, eccolo qua..
http://www.lecuochealpotere.it/dio-la-casalinga-disperata.html)
tornando ai suoni che articoliamo e con cui ci esprimiamo (che mi sembra robina non da poco) ci sono un sacco di lingue -a partire dalla nostra- che non si sono sforzate minimamente di creare un plurale che tenesse conto dei due generi, (e, tra l’altro, già dividere il mondo in soli due generi è molto, ma molto riduttivo e discriminatorio, a mio parere.. ma questo è un altro file che apriremo un’altra volta..), responsabilità delle madri? sono le madri che hanno detto: ma no dài, che bello, mettiamo un bel maschile plurale che ci rappresenta tutte e tutti!
altra questioncina: perchè a parità di impiego spessissimo non corrisponde parità di stipendio? (a sfavore delle donne, chiaro), anche qui responsabilità delle madri? che vanno in piazza a protestare se le loro figlie guadagnano quanto i loro figli (maschi)?
e perchè a parità di titoli di studio le opportunità di impiego, e DURATA
dell’impiego, cambiano? (a sfavore delle donne, chiaro), sempre responsabilità delle madri? madri che vanno dal datore di lavoro e gli dicono: scusi lei, signor datore, per favore faccia firmare delle belle letterine di dimissioni a mia figlia, tre con data -con scadenza a 2,4,6 mesi- e una senza data, così nel momento in cui mia figlia resta incinta, potete tirare fuori la lettera dal cassetto (anche dopo decenni, SEMPRE, anche se avesse un desiderio di maternità a 54 anni come la nannini, per dire) e lasciare che lei, mia figlia, se ne vada a casa a occuparsi della sua bella gravidanza senza che voi ci dobbiate rimettere nemmeno una lira..
(negli anni novanta sono stata responsabile di un ufficio estero di una premiata ditta della franciacorta che con assoluta nonchalance usava questa pratica SEMPRE all’atto della tua assunzione.. la futura collega che mi fece scrivere e firmare le 4 lettere, a un mio tentativo di ribellione alla barbara pratica -ero poco meno che trentenne, non avevo ancora tirato fuori le unghie perchè ancora un po’ tonta in materia di discriminazioni di genere, ma un po’ di odore di bruciato lo sentivo anch’io.. -mi disse: ma tranquilla, non preoccuparti, è una pura formalità, abbiamo fatto TUTTE così..
..solo per chiudere il quadretto: me ne venni via da lì, anni dopo, per molestie -solo verbali, ma pur sempre molestie- da parte del direttore..)
ultima cosa: perchè sono le donne a occuparsi mediamente 5 ore al giorno -gratis- dei lavori di cura, mentre gli uomini 1 ora o poco più? (notizia di pochi gg. fa ascoltata su radiopopolare o radio24, non ricordo) ..qui sì c’è una grossa responsabilità delle madri, ma con grande, sommo, immenso gaudio dei padri
che, zitti zitti, si sfregano ben bene le mani!!.. posso portare quintali di esempi (vicinato, parentado,..)
..certo parto e allattamento al seno restano compito esclusivo delle donne,
ma tutto il resto, ca..o?
..tentenno ragazze e ragazzi, tentenno a pigiare il bottoncino “submit comment”, tentenno non poco.. perchè so che si potrebbe sollevare uno tzunami, ma forse anche no..
ma mi sono un po’ infervorata e ho buttato fuori un bel po’ di cose a getto perchè.. perchè è così, è il momento ultraquarantenne della mia vita (so’ ddella classe de perotti, ciao simone!) in cui,(troppo piccola negli anni ’70 per bruciare i reggiseni nelle piazze, ventenne studiosa universitaria d’inverno e allegra animatrice d’estate, trentacinquenne con la testa troppo dentro i vari genova 2001, lilliput, social forum, consumo critico, nonviolenza,..) solo a quaranta ho cominciato a tirar fuori un po’ di unghie.. unghie tenute molto corte, peraltro, in quanto “chefa”
Cara Amina, ma i padri contano quanto il due di coppe a briscola! Loro lavorano e tornano stanchi, ti pare che possano occuparsi dei figli?! Altrimenti perché se la prenderebbero sempre e solo con le madri se i figli sono maleducati?
Ma come SILVER?! Ci vuole la parità anche nei giochi per bambini, ma poi se i figli crescono male è colpa delle madri?? Sarà un po’ colpa dei padri anche, no?
@ Caro Red, sante parole! Sono le madri, le responsabili; giusto una settimana fa l’ho spiegato a mia zia, che mi informava di una parente che aveva due figli maschi e diceva che i maschi, si sa, non sono in grado di dare assistenza, se serve. In realtà, li hanno tirati su male se è così, e quindi devono prendersela con se stesse. Dare assistenza ad una persona che sta male ha a che fare con il prestare aiuto ad una persona non autosufficiente: non vedo cosa c’entri il sesso di appartenenza, onestamente. Purtroppo, persiste l’abitudine (idiota) di regalare bambole e aspirapolverini alle bambine, partendo dal presupposto che i maschi non devono averci a che fare. Il giorno che vedrò regalare un bambolotto o un aspirapolvere ad un bambino, mi sentirò meglio, ma ancora ce ne vuole, temo. Nel frattempo l’alibi del non essere portati all’accudimento perché si è maschi può allegramente dilagare. Ma la colpa è delle madri che si danno la zappa sui piedi da sole: e sono nel post giusto per dirlo! Dopo tutto, il rischio è tremendo: hai visto mai, mio figlio diventasse gay a furia di giocare con bambole e aspirapolvere giocattolo?! No comment.
@ Silver Silvan
Perfettamente in sintonia.
Poi c’ é ancora qualcosina del retaggio del costume sessuale per cui c’ é chi si preoccupa di più delle frequentazioni e del controllo delle figlie rispetto ai loro colleghi figli maschi…
Sul cellulare: io ce l’ ho ma non lo uso se non per stretta necessità. Mia soprattutto. Capita che in un anno spenda 10 €. Ho dato il mio numero a pochissimi che tuttavia rispetto alle istruzioni che avevo impartito loro ne hanno un po’ abusato. Quindi lo tengo sempre spento. Ogni qualche giorno lo accendo e vedo se proprio ci sono state telefonate per cui voglio mobilitarmi, chiamando dal telefono fisso però!
È noto che se uno sta male i medici da sempre si raccomandano di non allertare i parenti per primi che poi debbono comunque fare la chiamata all’ ambulanza, ma di contattare immediatamente il 118 senza perdere minuti preziosi che possono essere quelli che fanno la differenza.
Però un cellulare mi fa comodo averlo. Ci sono sempre meno cabine telefoniche, potrei averne bisogno io, ad esempio se rimango in panne con l’ auto e poche altre cose. Sta a me usarlo in modo intelligente. Vedo che la maggior parte delle persone proprio non ci riesce.
Ma, già anche senza arrivare ad avere figli, quanti sono gli uomini che ancora interpretano come naturale in una coppia che pulizie di casa, fare da mangiare, siano da considerarsi attività più tipicamente femminili!? Qui devono darsi da fare nella sensibilizzazione soprattutto le madri!
Ciao Simone , ciao a tutti , sono Stefano , come state ? Che bello questo spazio…Ho scritto giorni fa del mio Progetto di Ecovillaggio . Per fortuna una redazione giornalistica e un circola ARCI gay mi hanno risposto positivamente , speriamo bene . Vi dedico questa Poesia…
“Lentamente Muore”
“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca o colore dei vestiti,
chi non rischia,
chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
chi vuole solo nero su bianco e i puntini sulle i
piuttosto che un insieme di emozioni;
emozioni che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbaglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti agli errori ed ai sentimenti!
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l’incertezza,
chi rinuncia ad inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia e pace in sè stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli si chiede qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di
gran lunga
maggiore
del semplice fatto di respirare!
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di
una splendida
felicità.”
“Pablo Neruda”
@ Michael, è interessante il tema che hai sollevato, sul rapporto tra bellezza e intelligenza: mi stupisce che nessuno l’abbia sviluppato. A me vien da dire che, chi è bello e ne è consapevole, ha meno probabilità di perdere tempo in complessi o elucubrazioni sul fatto di essere accettato o meno. La bellezza rende ben accetti, di solito, e questo sentirsi a proprio agio con se stessi e con gli altri, migliora senz’altro l’autostima e i rapporti sociali; così il tempo lo si può dedicare ad altro, invece che a farsi venire il complesso del brutto anatroccolo, a vantaggio dell’intelligenza o dello sviluppo di altre doti.
@ Red, ti leggo solo ora: era quello che volevo dire, il mondo e il modo di vivere che rifiuti esistono comunque, ti piaccia o no, e puoi evitare di averci a che fare, ma capita che non sia possibile in certe circostanze; allora, ti tocca “giustificare” il tuo diritto a comportarti diversamente, cercando di non farti mettere guinzagli al collo. Se discorri con uno è un conto, con più di uno comincia a diventare estenuante, specie se l’obiettivo è farti accettare cappi al collo che sei riuscito ad evitare finora. Ad esempio, la reperibilità costante, una delle jatture più oscene che l’uso del cellulare abbia portato con sé e mi stupisco che un sacco di gente non se ne renda conto: quella serve a rassicurare chi la pretende, non me che la aborro. Come se la salvezza di qualcuno dipendesse dal mio essere reperibile o meno. Vogliamo metterci anche una sfilza di luoghi comuni a contorno della situazione? i figli sono due, ma quella da cui si pretende la reperibilità continua, guarda caso, è quella di sesso femminile: perché si sa, le femmine sono “naturalmente predisposte” a prendersi cura dei familiari; e poi sono più affettuose e i maschi sono menefreghisti; dopo tutto, sono mamme dentro perchè gli hanno fatto il lavaggio del cervello fin dall’asilo per convincerle di questa cretinata che fa comodo a un sacco di gente, uomini in genere, che possono tranquillamente lavarsene le mani, dell’accudimento dei familiari; che cacchio, non cio sono naturalmente portati! Lì mi schizzano gli occhi fuori delle orbite e mi cadono le braccia: anche perché è una vita che, quando vedo un bambino, vedo una roba molesta e frignante che non ha nessuna attrattiva ai miei occhi. Vaglielo un po’ a spiegare, a gente così, che la storiella dell’istinto materno su di me non ha avuto nessun effetto!
Non conosco l’ episodio specifico della persona che si é suicidata e quindi posso nemmeno farmi un’ idea vaga. Sempre che si possa davvero ben conoscere l’ accaduto. E non mi va di permettermi di disquisire facilmente a riguardo. Ma non tutti quelli che cadono in disgrazia economica si suicidano, ce ne sono tanti attaccati alla vita.
Voglio invece proporre un spunto di come ha reagito un’ altra persona, sempre tenendo conto che non si deve generalizzare.
http://ondemand.mtv.it/serie-tv/il-testimone/s02/il-testimone-s02e08-1
Saltata la pubblicità iniziale del video, se c’ é… … si può portare il filmato a 7:26 circa, si vede la lussuosa festa dei 16 anni in America della figlia di italiani emigrati, poi però é interessante davvero ascoltare il racconto delle condizioni in cui il padre é emigrato, che é a 9:36 del filmato. Va bene che ha anche avuto una fortuna che infine l’ ha aiutato nell’ approdare al benessere materiale, ma bisogna porre l’ attenzione sulla situazione da cui é partito, al fatto che non si é rassegnato, che ha lottato.
Michael, quell’espressione è in realtà scritta nei miei libri e l’ho detta molte volte. Non è fatalismo, vuol dire che non c’è niente di cui aver paura. dunque si può fare quello che si vuole. ciao!
Buongiorno Simone,
vorrei condividere con te e i frequentatori di questo blog un articolo che senza mezzi termini parla delle idee e della morte di un ragazzo di appena 33 anni che faceva di lavoro il sottosegretario al commercio in Argentina.
Sui giornali nazionali hanno dato la notizia, ma si sono scordati di parlare del suo pensiero e delle sue azioni.
A leggerlo ci vogliono 5 minuti, a toglierselo dalla testa personalmente molto di più.
Buona domenica e..grazie.
http://www.disinformazione.it/argentina_lutto.htm
Periodicamente affiora in me la domanda: “è l’intelligenza ad essere bella o è la bellezza ad essere intelligente”?
Per una via o per l’altra, sia da sobrio, sia con la mente annebbiata dal vino e/o con la vista inebriata da forme femminili particolarmente accativanti, giungo sempre alla conclusione che
“la bellezza è intelligente”!
Giungo a questa conclusione inappellabile semplicemente guardando il mondo, specialmente la natura, con occhio distaccato (per quanto possibile, o meglio impossibile) ed osservando che la bellezza ha (quasi) sempre successo. La bellezza è quindi intrinsecamente intelligente. Nel senso che svolge semplicemente, inesorabilmente e soprattutto con esito positivo la funzione di garantire la propagazione dei geni da cui trae origine.
In questo senso anche l’intelligenza è un forma di bellezza o meglio contribuisce a stimolare (in senso positivo) l’osservatore.
“Piero, in un’operazione che si chiama vita e cioé nascere senza volerlo, vivere senza manuale d’istruzioni e morire in un giorno incerto (che potrebbe essere domani o fra quarant’anni), non possiamo che vivere serenamente. Niente di quello che conta è effettivamente nostra responsabilità. Buon divertimento.”
Singolare e sorprendente questa inaspettata vena di fatalismo. Inaspettata perchè in contraddizione con tutte le altre opinioni e visioni della vita da te espresse sino ad ora.
Comunque mi piace! Denota, credo, riconoscendone apertamente e serenamente i limiti, un giusto ridimensionamento del uomo e quindi anche delle proprie soggettive velleità di onnipotenza sulla propria vita. Inoltre denota un salutare equilibrio, nonchè, a mio avviso, una giusta riverenza nei confronti della “sacralità” della vita. Sacralità secondo il pensiero di Eibl Eibelsfeld.
Concordo appieno.
@Silver Silvan
È vero che bisogna essere comunque in grado di contrattare con la gente, di saperci avere a che fare, ma quando ti accorgi di non essere in sintonia con l’ ecosistema che ti circonda questo lo noti tu, ma anche “loro”: gli altri esseri che lo abitano. Poi i modi di reagire possono essere svariati, dipendono anche dagli spazi di manovra che gli altri ti concedono di attuare. Se sei perseguitato puoi arrivare anche ad una espulsione fisica da un contesto, all’ avere l’ esigenza di migrare per salvaguardarti.
Quando viene alla tua porta gente invasata di una confessione religiosa o di una idea politica si tratta comunque di rompicoglioni… Ciò che li rende davvero insidiosi é che spesso sono degli individui frustrati, perchè non riescono ad applicare a loro stessi i loro principi e allora si permettono di proiettarli sugli altri.
Io metterei anche un po’ di filo spinato e i cartelli in stile deposito zio paperone: Sciò! , Alla larga! , Se non venite fa lo stesso! , ecc.
Piero, in un’operazione che si chiama vita e cioé nascere senza volerlo, vivere senza manuale d’istruzioni e morire in un giorno incerto (che potrebbe essere domani o fra quarant’anni), non possiamo che vivere serenamente. Niente di quello che conta è effettivamente nostra responsabilità. Buon divertimento.
Ciao Simone, Buon Anno a tutti
Io più zappa che mente, quando zappo o sto con le mani nella terra non c’è posto per pensare, c’è solo il limpido piacere fisico del contatto con l’elemento.
Parlando di luna, mi vanto di essere ignorante come il nonno de La Signorina, ci credo fermamente e metto in pratica (con soddisfazione, anche) senza alcuna base scientifica.
E riparlando di luna, qualche bulbo perenne di fiori bianchi (narcisi, giacinti, iris) lasciato indisturbato nel terreno, nella notti tiepide di luna piena anno dopo anno regala sprazzi di luce magica tra le verdure.
Un pensiero per chi ha vissuto l’altra notte quella che sembra (parlo da ignorante di navigazione e delle sue regole) un’assurda sciagura al Giglio.
Grazie,
Donata
Da un amico di Roma…..
Lo Spredde
Stando a li tempi der monno adesso attuale,
è scappato fora sto fenomeno sociale
de interessasse a li probblemi der paese
sulle tasse, le pensioni e lo stipendio a fine mese.
Ma la novità assai piu strana
deriva da ‘na parola americana
che serve a spaventa’ la gente
che nun ce capisce propio gnente.
Se tratta de un concetto matematico
(l’avrà inventato uno molto pratico!)
secondo cui un nummero ce traccia
se i soldi so boni o cartastraccia.
Embè? Che è? Come se chiama? Se chiama spredde: vor di’ differenziale.
Sarebbe il divario che insiste tra er titolo tedesco e quello nazzionale.
Ma i tedeschi da un’epoca ormai antica
se sentono superiori all’altri Stati
e nun je pare vero che un nummero lo dica,
certificando il fatto perfino sui mercati.
Ogni giorno la storia è sempre uguale.
Accenni la tivvù pe’ vede’ ‘l teleggiornale
e stanno tutti a preoccupasse
se le quotazioni so alte oppure basse.
Ma un dubbio c’è che me tormenta:
se Grecia, Francia e puro Spagna
c’hanno lo spredde che je aumenta,
nun sarà che core troppo la Germagna?
E se davero si realizza la paura
che il denaro ce diventi spazzatura?
Diventerà ricca l’Italia intera tutta quanta,
perché de mmerda ce n’emo sempre avuta tanta!
Michele Rapinesi
Nel Vicentino un operaio si è suicidato perchè ha perso il posto di lavoro! Probabilmente Sig. Perotti, se avesse letto e sentito della sua esperienza avrebbe fatto una scelta diversa. Quello che ammiro di Lei è il fatto di essere sempre propositivo..grande! Come diceva un mio amico: “Nella vita mai problemi, solo opportunità.”
Le auguro di persistere nella sua “folle saggezza” per rincuorare soggetti come me che tentano di vivere e non di sopravvivere.
Nel Vicentino un operaio si è suicidato perchè ha perso il posto di lavoro! Probabilmente Sig. Pirotti, se avesse letto e sentito della sua esperienza avrebbe fatto una scelta diversa. Quello che ammiro di Lei è il fatto di essere sempre propositivo..grande! Come diceva un mio amico: “Nella vita mai problemi, solo opprtunità.”
Le auguro di persistere nella sua “folle saggezza” per rincuorare soggetti come me che tentano di vivere e non di sopravvivere.
Ciao Simone , ciao a tutti , che ve ne sembra di questo VIDEO ? Che bello sarebbe costruire un piccolo Ecovillaggio , una serie di piccole abitazioni , autosostenersi , vi piacerebe ? A me siii !!!
http://youtu.be/o_CWAHHicLI
@ Fabio
Bello! Soprattutto, i suoi occhi lucidi sull’ultima frase!
Io ricambio il favore con un altro bel filmatino ciclistico; invidio le persone che sanno vivere il loro presente nella piena incertezza del proprio futuro…
http://www.youtube.com/watch?v=D8miQjryi6E&feature=player_embedded
@angelodivi
Sì, ma poi tutta questa fotta perché é un prodotto Apple, ma quando si sveglia la gente? Ci sono varie distribuzioni Linux come sistema operativo e nella stramaggiorparte dei casi vengono fornite gratis. Solo che la gente tutte le volte va a comprare un pc, un netbook, un tablet con sopra già installata una licenza d’ uso di un sistema operativo proprietario a pagamento. Io invece sto scrivendo da un pc con Ubuntu, scaricabile gratuitamente da internet. Nello specifico ho poi scelto un ambiente grafico ancora più leggero di quello abbinato a ubuntu, perché con Linux c’ é scelta. Con Windows o Apple no! Non si possono fare grandi cambiamenti e la concessione all’ uso della licenza te la fanno pagare anche cara.
Io ho iniziato il mio sganciamento dal software proprietario.
Però é Apple… é brand… c’ era Steve Jobs…
Ma Linux funziona? La versione per server di Ubuntu é installata sui supercomputer del Cern di Ginevra!
@chefa
L’ ho vista la Parodi in televisione su La7 a illustrare le sue ricette: si muove che fa una tristezza… al paragone il canale di mimmocorcione la batte con distacco.
http://www.youtube.com/user/mimmocorcione?feature=watch
Hei! Quando la apri una web-tv su youtube? Non sarebbe male anche come forma di visibilità; magari in futuro di aiuto per tentare di promuovere un libro.
Ho visto la foto che hai messo nel tuo profilo sul tuo blog. Rende bene l’ idea di che stato d’ animo ti pervade quando sei in un luogo che senti a te più congeniale. Mi sa che quando non avrai più vincoli ne metterai di distanza dalla Lombardia… poi mi é tornato in mente un video di anni fa che contrappone dove si é stati con dove si é e non si vorrebbe essere…
(A tutti quelli che domani sono a lavorare in ufficio meglio che non lo guardino.)
http://www.youtube.com/watch?v=JxohJX9ElpE