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Piccolo Cabotaggio II (Parole in navigazione)

Tue 24 Jan 2012

La regola

Posted by simone under Uncategorized
[109] Comments

 
« Anche per la metà… | Freddo fuori »
 

109 Responses to “ La regola ”

  1. simone says:
    06/02/2012 at 18:52

    ciao roberto. benvenuto. Thoreau resistette due anni e mezzo. Io sono a quattro. ;-) . Scherzi a parte, Walden è uno die punti di riferimento costanti del mio pensiero. ciao!

  2. roberto says:
    06/02/2012 at 18:51

    Ciao Simone,
    oggi sono contento, grazie a un post di grillo su twitter, ti ho “conosciuto”…
    o meglio googolando ho trovato il tuo sito e alcuni video su youtube che ti riguardano.
    Guardandoti negli occhi, come sono abituato a fare, ho trovato una persona seria determinata e non poco intelligente, complimenti
    il mio cruccio è se lasciare l’italia o no?! di sicuro lasciare questo sistema di vita, ho veramente la nausea dell’aria che respiro, non so come spiegarti è un malessere diffuso permanente e assillante; credo che tu da buon navigatore mi puoi capire è un grandissimo e incontrollabile mal di mare; e considerato che vivo a milano e il mare più vicino è a 150 km sono veramente a disagio.
    qualche anno fà lessi un libro che mi segnò molto positivamente – Walden ovvero vita nei boschi – e vedendoti fuori da casa nel video mi è venuto un balzo al cuore
    credo presto di intraprendere questo cambiovita come te e ti chiedo cosa ne pensi del libro secondo me ancora molto attuale che sopra cito e mi appresterò certamente a leggere quelli che suggerisci
    a presto un tuo nuovo e affezionato sconosciuto ammiratore

  3. Silver Silvan says:
    05/02/2012 at 09:45

    Qui Ancona. Nengue, nengue e ancora nengue. E non se ne vede la fine. A nome dei miei amici uccellini rivolgo un appello a chi abita in zone investite dalle bufere di neve. Mettete un sottovaso in plastica pieno di acqua e qualche briciola sul davanzale, per gli uccellini. Ve ne saranno grati loro e pure io.

  4. Enrico says:
    05/02/2012 at 09:08

    Lella la Nuit, scrive una bella riflessione sul posto fisso.
    Dire, con Monti, che il posto fisso è monotono è persino scontato. Percorrere ogni giorno per anni, lustri, decenni, la stessa strada, entrare nello stesso posto, svolgere le stesse mansioni, incontrare più o meno le stesse persone, altrochè se è monotono.
    Capisco bene le reazioni: meglio la monotonia dell’indigenza. Alla fine non so neppure se cambiare lavoro con maggiore frequenza ci salverebbe dalla noia. La maggior parte dei lavori è così arida che fa rinsecchire all’istante ogni rivolo di curiosità.
    Però è anche vero che ci siamo consegnati volenti o nolenti, entusiasti, abbagliati, o semplicemente inconsapevoli a questa dimensione di noia. Abbiamo snobbato i mestieri manuali e artigiani che sono certo duri e faticosi ma donano perlomeno la sensazione del lavoro compiuto, e siamo filati dritti dritti in azienda, desiderosi di una scrivania con telefono e computer.
    Perché? Perché la scrivania ci sembrava il modo migliore per sottrarci alla fatica fisica , al destino di fatiche operaie dei nostri padri. Il posto in banca era il sogno, il miraggio, l’augurio da fare ai figli in quelle famiglie di fatiche fisiche e fine mese incerto.
    E così ora siamo seduti alla scrivania, a fare conti, a firmare carte, a disegnare pezzi, a calcolare tempi. Rispondiamo al telefono cinquanta volte al giorno, vediamo centinaia di fogli, e alla sera torniamo a casa stanchi e delusi, morti di noia e di pochezza.
    Cerchiamo il riscatto in una tempo libero altrettanto vuoto e vago, in cui anestetizziamo la noia spendendo e spandendo per illuderci di essere qualcuno, per avere qualcosa da raccontare quando stiamo alla scrivania. Tempo libero che diventa commercio, spesa,consumo. E così aumentiamo le ore di lavoro, straordinari al venticinquepercento, sabato mattina persino al cinquantapercento (che fortuna!), sempre più imbrigliati ed imbrogliati in quella dimensione di noia e paranoia che qualcuno chiama sviluppo.

  5. Silver Silvan says:
    04/02/2012 at 16:28

    Qui, Ancona. Qui nengue abbondantemente. Io odiare tori, oggi, specie quelli della specie accaparra. Oggi essere andata a fare la spesa, girare quattro negozi per trovare pane e latte e non trovare! gestore di negozio, assai di sinistra, me spiegare che stamane arrivare grosso fuoristrada e parcheggiare davanti negozio. Scendere signora impellicciata e chiedere quindici litri di latte e venti filette di pane! Lui non dare per principio, perché accontentare lei significare scontentarne quattordici e diciannove. Signora uscire e andare a cercare altrove e sicuramente trovare, secondo me. Tutti avere paura di morire di fame. Sapere che esistere granetti, grissini, crackers e che non essere necessario affamare mezza città per nutrire tua famiglia? No, lei non sapere, evidentemente o forse essere parecchio stupida. Mi sa la seconda. Per non parlare dei tori della razza programma, sono in tilt. Il calendario di impegni che hanno nel cervello essere completamente rivoluzionato da questo evento atmosferico straordinario. Bambino palloso non potere essere portato a calcetto, bisognare intrattenere in casa, che incubo! Ragazzina mondana non potere andare a festa da amichette, uno strazio. Marito non sapere cosa fare e ciondolare da poltrona a divano a divano e poltrona, cosa potere fare con questa gora di tempo disponibile davanti? Lui non avere programmato questa eventualità alternativa! Guardare sconsolato fuori da finestra e paventare altre giornate così, semplicemente spaventoso. Insomma, essere tutti incazzati per neve. Gli unici a divertirsi essere bambini. Sarà un caso?

  6. Lella la Nuit says:
    04/02/2012 at 04:14

    Tanto per contrastare il gelo, fuoco alle fiamme!
    Neve in pianura e fuoco ai monti!
    Insomma, dichiarare che il lavoro fisso è monotono per l’opinione pubblica sarebbe un’eresia!
    Beh , diciamolo, il lavoro fisso è spesso effettivamente monotono. Che poi rappresenti per la civile e dignitosa sopravvivenza una garanzia o una necessità è purtroppo una triste realtà….Triste, appunto!
    Ma parlare di monotonia del lavoro fisso, alle orecchie di una cospicua parte di pubblico in ascolto, può suonare come una deplorevole “provocazione”.
    Andare poi a rivangare vecchi livori sull’opportunità del famoso art.18 (Statuto dei Lavoratori), suona un po’ da restaurazione berlusconiana!
    Me lo ricordo bene il 23 Marzo 2002: “io c’ero” al Circo Massimo quel giorno!
    E il prof. Marco Biagi era stato trucidato pochi giorni prima:…flessibilità del lavoro…”Libro Bianco”: eravamo agli albori dell’attuale “precarietà”.
    Per esperienza personale (cerchiamo di dire solo cose vere) sono una vecchia giovane degli anni sessanta.
    Figlia di una generazione, che tramandava ai posteri il concetto del valore del cosiddetto “pezzo di carta”, dopo la maturità liceale mi sono iscritta a giurisprudenza, ma al quindicesimo esame , dopo averne sostenuto ovviamente quattordici a suon di ventotto e trenta, mi sono ribellata ad uno studio che non mi appassionava e ho buttato veramente tutto dalla finestra: non solo in senso metaforico; in un afoso pomeriggio di luglio, il testo di Diritto Fallimentare, uno dei quattro di Diritto Commerciale, è volato dal tavolo del mio studio in giardino, spaccandosi letteralmente in due. Ecco, questo è stato il mio istintivo gesto di ribellione!
    Avevo poco più di vent’anni e volevo essere finalmente libera ed indipendente: libera di essere e di diventare quel che volevo io, indipendente nelle mie scelte e nella mia vita.
    Ma mi ci è voluto poco per capire che senza una manciata di soldi in tasca non mi sarei mossa di un passo da quel giardino di casa, ormai cosparso di pagine logore e stracciate.
    Così mi sono abbonata al “Gazzettino dei concorsi” ed è cominciata la mia avventura per la conquista del posto fisso, pubblico, a retribuzione scarsa, ma garantita!
    Quel poco che mi sarebbe bastato per realizzare i miei piccoli sogni “da grande”: una casa, un’auto, una convivenza serena con il grande amore della mia vita e tanti viaggi interessanti per conoscere il mondo e l’umanità che lo popola.
    Anche l’amicizia e la solidarietà sono un valore: carichi di voglia di vincere, partimmo per Roma in tre, io, il mio fidanzato e il mio caro amico di liceo, tutti insieme per una prova di concorso all’Ergife Palace…
    Passammo la notte precedente insonne, a ripassare insieme le materie di esame in una squallida stanza a tre letti di un rumoroso albergo a due stelle vicino alla Stazione Termini: quattrini in tasca, pochissimi, quanto bastava per una stanza in tre ed una pizza al taglio riscaldata! Voglia di farcela, tantissima, perchè c’erano i nostri sogni ad attenderci!
    Un posto fisso come un passaporto per la felicità!
    Insomma, quel posto fisso l’ho vinto, eravamo in tremila a cercarlo quel giorno all’Ergife Palace, ma solamente in novanta avremmo potuto ottenerlo; lo sapevamo tutti, ma eravamo li da ogni parte d’Italia.
    Due anni dopo ho ricevuto un telegramma nel quale mi si diceva: “…la sv …vincitrice del concorso…è invitata a presentarsi ecc ecc….”.
    Wow: grida e salti di gioia quella sera sulla porta di casa davanti al giardino!
    Beh, quello stesso lavoro da vent’anni mi è diventato effettivamente un po’ monotono.
    Ma ho altri progetti in mente e sto lavorando seriamente e con metodo per realizzarli: Monti o successivi permettendo, conosco bene un’isola da raggiungere, da poter raggiungere senza farmi sopraffare dalla monotonia del mio posto fisso!
    Conosco colleghi che alla sola idea di un piccolo cambiamento si spaventano; per quanto mi riguarda, magari mi cambiassero stanza, ufficio, incarico, cambiassero pure i colleghi ogni tanto! Macchè, sempre gli stessi, uffa che noia!
    Però il fatto che le cose intorno a me non cambino non ha molta importanza; è importante che io sappia e voglia cambiare.

  7. Anna says:
    04/02/2012 at 02:18

    Passeggiata sotto la neve a Roma, tutto bianco, i rumori ovattati come al nord e il mio bambino che ride a gorgoglio senza riuscire a fermarsi. Stanotte financo la citta’ e’ bella

  8. Veronica says:
    03/02/2012 at 18:17

    @Vale … W l’erbazzone reggiano!!!
    Sapessi che buono quello della mia mamma :-)
    E quello della mia nonna !!! Vuoi la ricetta??? Eccola qui http://blog.libero.it/nonnarachele/5195516.html?ssonc=395666527

    Nonna ora non c’è più … ma è rimasto il suo blog a fare compagnia e a coccolarmi.
    Ciao e ringrazio Simone che ospita i nostri commenti

  9. Silver Silvan says:
    03/02/2012 at 18:11

    Eppure Schettino avrebbe dovuto saperlo. Mai di Domnica…

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