Basta. Adesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

2 elettori su 3 hanno votato per i partiti dei Lusi, dei Fiorito, dei Formigoni, dei rimborsi gonfiati, delle MPS, del finanziamento illegale ai partiti, di chi ha governato male, mancato ogni appuntamento con la modernità, disatteso ogni bisogno, ogni emergenza del territorio, della gente. Cose se nulla fosse accaduto. 1 terzo, invece, ha votato per chi vorrebbe far decidere direttamente a quei 2 terzi le grandi questioni del paese, saltando Parlamento e politica, in modo plebiscitario. Ve lo immaginate? E poi il resto: 1 italiano su 4 ha scelto il non-voto.

Tuttavia, qualcuno avrà ancora dubbi, domani, su quel che dico da tempo: occorre cambiare l’elettorato, non altro. Gli uomini e le donne. Ognuno che si concentri sulla propria vita, che smetta di partecipare come e quanto può al sistema decadente e fallito del capitalismo consumista, e’ l’elettore nuovo, l’uomo nuovo. Basta, sostenere questo teatro degli orrori è insensato. Basta, partecipare a questa società morente rende correi. Nessuna elezione ci salverà.

Uomini nuovi, che hanno deciso di vivere diversamente, autonomamente, senza attendere, senza lamentarsi, ridiventando sobri, smettendo di essere schiacciati da lavoro, denaro, tempo buttato via, senza soggiacere al peggiore ricatto della comunicazione commerciale diventeranno prima un Paese migliore e poi, inevitabilmente­, eleggeranno migliori rappresentanti.­ Nelle scuole, nelle università, tra i giovani, nella vita di ognuno, questo messaggio deve essere trasmesso, condiviso, ma soprattutto compreso e attuato, sotto la propria responsabilità.

E’ già possibile oggi cambiare, vivere nel Paese che vorremmo. Non aspettiamo elezioni che lo realizzino. E’ esattamente a rovescio: quel Paese non c’è ancora, in larga parte, possiamo farlo noi, oggi, individualmente. Non ci sara’ mai senza che ognuno inizi a costruirlo, cambiando la propria vita. Basta iniziare. Adesso.

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82 thoughts on “Basta. Adesso.

  1. Buona sera…qualche giorno fa ho lasciato una mail,sembra che mi sia stata tolta o sbaglio ?

  2. Oggi ore 4.30 del mattino esco e vado a lavorare. C’è un pezzo che ieri con la CNC non è venuto come mi immaginavo dal disegno Cad che avevo fatto. Milano è deserta. Non sono obbligato a farlo lo faccio perchè è un challenge e mi piacciono le cose ben fatte. Sono un riparatore. Il mio unico lusso è fare nella mia vita lavorativa (e non) solo quello che mi piace.
    Più volte ho fatto diventare quello che mi piaceva fare , ad esempio le moto, un lavoro.
    Non è complicato basta essere bravi e il vostro tempo allora avrà un valore per gli altri.
    Perotti , non penso che riuscirò a finire il tuo secondo libro, lo trovo noioso e lacunoso.
    Lacunoso perchè non parli mai dei figli, evidentemente non ne hai…
    Inoltre più che altro il tuo è stato principalmente un rifiuto del tuo lavoro che non ti soddisfava il resto una mera conseguenza. Se tu avessi fatto un lavoro artigianale di pregio, non avresti scalato la marcia.
    Tratto gli altri seguendo il Vangelo e gli altri trattano me di conseguenza. Ho sposato la donna più bella del mondo con cui vivo dal 1985. Sono fiero dei miei due figli.
    Non ho mai comprato in vita mia un auto nuova. Milano è ormai una triste città per vecchi. Stò costruendo in campagna un garage interrato enorme dove trasferirò tutte le mie attrezzature (Cnc, torni, saldatrici, ponte, cassettiere, cabina verniciatura, microscopi, banchi ottici etc etc). E andrò a vivere nella
    mia casetta con la donna più bella del mondo ed un paio di Beretta ed un AK47. Poi, venite a prendermi se volete.
    P.s. Perotti, il mio prossimo acquisto sarà una prototipatrice rapida 3D , cosi te lo dico, giusto per farti un pò di invidia.
    Bye !

  3. Ciao Simone,sono una ragazzo di 30 anni,ti ammiro molto,credo che tu sia un grande rivoluzionario! Dopo molti anni di schiavitù,mi sono licenziato dal mio posto di lavoro.Sono un uomo libero e pieno di energia(ora).Ho una idea che mi frulla nel cervello da qualche giorno : sono in possesso di alcuni orti e vorrei vendere gli ortaggi ai venditori,i quali a loro volta li rivenderebbero al consumatore.Mi basterebbe avere la giusta entrata economica per pagare le bollette.Il problema è che a quanto pare occorre una partita iva perchè è proibito vendere prodotti alimentari alla vecchia maniera.Non so a questo punto se sia il caso di aprire una partita iva per attuare questo piccolo progetto.Sarei molto felice di sapere come la vedi e che tipo di sistema adotteresti a riguardo.Ti ammiro molto e spero di conoscerti un giorno.. Viva la libertà !
    Mia mail: falcons@hotmail.it
    Grazie di cuore !!
    Marco

  4. @giulio facciamo di tutta l’erba un fascio? si chiama qualunquismo…”sono tutti ladri”

  5. Scusate se quello che ho mandato e’ molto lungo pero’ è il manoscritto originale che mi è stato pubblicato sulla rivista medico e bambino nella rubrica pagina bianca dove si poteva scrivere qualcosa che riguardava piu’ il sentimento che la clinica .Questo è stato l’inizio del mio cambiamento nel senso che sono uscito da una situazione lavorativa che non riuscivo piu’ a sentire mia e riprenderemi una parte della mia liberta’.Oramai sono passati sei anni da quando ho lasciato l’ospedale e sono contento di lavorare in modo diverso .Questo ha coinciso a farmi cambiare anche vita nel senso che dopo un anno ho incontrato una persona che mi ha fatto sognare e tornare a far ridere il cuore .Ho passato tre anni soltanto pensando a lei senza sfiorarla mai dibattuto tra il rincorrere il mio sogno o rimanere in famiglia .Dopo tre anni non ce l’ho fatta piu’ e sono uscito ,e’ stata dura ma mi sembrava di poter vivere il secondo tempo della mia vita .Poi le cose non stanno piu’ andando come avevo sperato e sognato ma indietro non si torna piu’ .La liberta’ si paga sempre e come diceva un mio collega pediatra commentando il mio cambio di lavoro ” ogni boccone ha il suo osso”.
    Oggi sto riorganizzando la mia vita da solo con il lavoro che mi piace( fare il pediatra mi è sempre piaciuto è che non sopportavo piu’ l’ospedale con tutte le sue regole consuetudini e obblighi) ,le mie corse , da quando ho lasciato l’ospedale faccio una maratona all’anno e anche questo mi ha aiutato tanto e la mia solitudine che mi fa compagnia .Mi manca il senso della famiglia e dei figli che inevitabilmente si perde non mi manca mia moglie e buona parte delle persone che frequentavo .Leggere i libri di Simone mi ha aiutato e fatto star bene perche’ mi ha fatto leggere e ritrovare tante sensazioni e situazioni che ho vissuto sulla mia pelle .
    Scusate se sono stato lungo
    un saluto a tutti
    Paolo

  6. Alla cortese attenzione della Redazione di Medico e Bambino

    Ho letto Call for Papers nell’ultimo numero della rivista e ho pensato di scrivervi per inviarmi la mia storia : se puo’ interessare o no saremo amici come prima ,come la riceverete vi chiedo solo la cortesia di un a risposta ,grazie la cestiniamo oppure forse ci interessa .

    La storia di Paolo

    Questa è la mia storia di un pediatra ospedaliero che decide dopo 18 aa di lasciare l’ospedale e iniziare a fare il pdF ,la storia delle sue emozioni e delle sue difficolta’ sia nel lasciare l’ospedale che nell’iniziare la nuova avventura .

    Innanzi tutto mi presento :

    Ho 49 anni ho fatto la specializzazione in pediatria a Firenze occupandomi sempre di allergologia..Il Professore come ringraziamento del mio impegno mi fece fare anche la scuola di specializzazione in Allergologia ed Immunologia sempre a Firenze .A quel tempo vivevo di guardie mediche come sostituto ,guardie pediatriche a giro per Firenze il sabato,la domenica e i festivi ,qualche sostituzione e qualche lavoretto in clinica che il Professore ci faceva fare e pagare dalle case farmaceutiche .
    Dopo un anno la fine della specializzazione in pediatria e all’inizio di quella in Immunologia partecipai ad un concorso e riuscii ad entrare in un ospedale zonale periferico come assistente di pediatria : a 31 aa sarei stato un ospedaliero ero veramente contento .

    Continuai a frequentare per un po’ la Clinica a Firenze rimanendone sempre in buoni rapporti e poi dovevo terminare la seconda scuola di specializzazione .
    Dopo tre anni iniziai ad andare in incarico per 6 mesi l’anno nel vicino ospedale provinciale dove il tipo di lavoro era senza dubbio piu’ stimolante e complesso anche se molto caotico e disordinato .
    Mentre nel primo ospedale avevamo oltre a 8 letti di ricovero la sala parto ed il nido dove i neonati stavano obbligatoriamente bene altrimenti venivano trasferiti ,nell’ospedale provinciale c’era anche una patologia neonatale : per cercare di imparare ed essere piu’ autonomo possibile riusci a fare, mentre lavoravo la mia terza specializzazione in neonatologia nella vicina universita’ di Siena ( ero gia’ pediatra e quindi mi potevo iscrivere al 3° anno e fare solo il biennio di specializzazione in Neonatologia) .Per fare questa specializzazione ho dovuto rinunciare a quasi tutto il mio tempo libero ( poi avevo due figli piccoli ) : mi ha aiutato la vicinanza alla sede universitaria in meno di un’ora riuscivo ad essere in clinica e cosi due mattine a settimana per 2 aa ho frequentato la vicina neonatologia .
    Nel frattempo sono riuscito a essere trasferito nell’ospedale provinciale e qui ho lavorato per 14 aa .Dopo alcuni anni un po’ burrascosi per la fine del lavoro del vecchio Primario ,un anno di interregno non proprio idilliaco abbiamo avuto finalmente un nuovo Direttore .

    Eravamo un gruppo un po’ allo sbando e lui ha saputo insegnarci ,darci fiducia ,motivarci : in altre parole per alcuni anni siamo tornati tutti specializzandi con un entusiasmo ed una voglia di fare che sembrava sconosciuta .
    Cose fino ad allora un po’ astratte come farsi carico del paziente ,epicrisi ,riunione di fine mattina,riunioni organizzative ,integrazione medico infermieristica ,punto di settore …..sono divenute il nostro pane quotidiano .
    La nostra capacita’ lavorativa ed autonomia col passare del tempo e’ migliorata ,l’insegnamento del Primario costante soprattutto con l’esempio : nei primi anni non succedeva mai che di fronte ad un malato critico il nostro capo non fosse li in prima fila ad assumersi le sue responsabilita’ ,dimostrarci il fare sul campo, discutere e insegnare cose che fino a qualche anno prima sembravano solo di pertinenza di strutture molte piu’ specialistiche della nostra .
    Molto raramente trasferivamo qualcuno ,riuscivamo quasi sempre a gestire i nostri pazienti nella nostra struttura .
    Ognuno di noi poi aveva il suo campo di interesse ed il mio è sempre stato l’allergo-immunologia: con orgoglio assieme ad un mio collega gestivamo un ambulatorio che era divenuto un importante riferimento per tutta la provincia .
    Chiaramente per migliorare la nostra qualita’ assistenziale era aumentato enormemente anche l’impegno anche come orario di lavoro : dalle 200- 300 ore iniziali di straordinario annue oramai la media di noi 11 tra ex aiuti e assistenti era di 500-600 ore annue regalate all’azienda e qualcuno arrivava anche a 1000.
    Di straordinari pagati ricordo circa 100 ore per aa una volta ogni 2-3 .

    Col tempo anche l’armonia del gruppo si era un po’ persa sia perche’ con gli anni l’impegno e l’entusiasmo non sono mai uguali per tutti e sia perche’ lavorare tanto e andare d’accordo non sempre è facile : poi anche la attribuzione di alcuni incarichi di responsabilita’ ha contribuito a rendere un po’ meno amichevole l’atmosfera .
    Diciamo pero’ che i 2/3 dell’equipe continuava a seguire il primario anche se ci ogni tanto c’erano delle discussioni anche animate e che qualche ferita l’hanno lasciata .

    Fino ad un anno fa mi trovavo in una situazione di :
    responsabile del reparto di pediatria ( diciamo caporeparto) ,
    responsabile dell’ambulatorio di allergo-immunologia che effettuava il numero piu’ grande di prestazioni rispetto agli altri ambulatori ,
    avevo la fiducia e la stima del primario ,
    avevo un buon rapporto con la maggior parte dei miei colleghi medici
    avevo un ottimo rapporto con le infermiere .

    Ad un certo unto ho iniziato ad avere una fatica crescente a continuare ad impegnarmi in quello che facevo,o meglio lavoravo come prima pero’ non mi stavo divertendo piu’ ,l’entusiamo se ne stava andando .
    Ad ogni nuovo caso critico che capitava non c’era piu’ la voglia di imparare qualcosa di nuovo ma fin dall’inizio ne vedevo il carico assistenziale che questo comportava con il successivo impegno assistenziale ,relazionale e di follow up .
    Eravamo in prima linea col pronto soccorso sempre congestionato ,in patologia neonatale dove anche se non frequentissimi avevamo casi dalle 29-30 settimane di eta’ gestazionale in poi ,in pediatria dove venivano ricoverate patologie di ogni tipo e solo raramente utilizzavamo strutture di 3° livello,l’ambulatorio di allergologia dava tante soddisfazioni ,ma eravamo perennemente a rincorrere una lista d’attesa che si allungava sempre di piu’.La nostra capacita’ assistenziale era sicuramente migliorata e durante l’intervento su casi critici si ricreava immediatamente una solidarieta’ di gruppo che sulla routine avevamo perso ,ma lo spirito da specializzandi non c’era piu’.
    Il carico orario non accennava a diminuire e una volta al mese facevamo dei turni che superavano le 70 ore per settimana : ogni settimana c’erano 2 responsabili di settimana che si dovevano far carico di tutti i pazienti dei 2 settori uno di neonatologia ed uno della pediatria: dal lunedi’ alla domenica si andava a casa quasi solo per dormire .D’estate poi col PS di pediatria ( siamo in una zona di mare di alta affluenza turistica ) e le ferie ,i turni di responsabilita’ settimanale potevano essere anche di 2 al mese .
    Il Direttore nelle varie riunioni organizzative ci ripeteva “Sulla barca o ci si sta o si scende ,fino a che si decide di starci non ci possono essere impegni a mezzo servizio “.
    Un mio collega che vive in un’altra citta’ e che è un po’ un mio fratello siamese di carriera stava avendo le stesse sensazioni mie e ben presto mi comunico’ che sarebbe uscito dall’ospedale in quanto era riuscito a prendere la convenzione come PdF in una cittadina vicino alla sua .

    La cosa ha iniziato prima ad incuriosirmi e poi ad interessarmi sempre di piu’ tanto che in un anno ho fatto la domanda per la graduatoria regionale per la pediatria di famiglia e come è uscita la graduatoria ho avuto la fortuna di avere due zone carenti vicino alla mia citta’: come mi sono reso conto che avrei avuto la possibilita’ di lasciare l’ospedale ed iniziare una nuova avventura non ho avuto dubbi e ho lasciato l’ospedale .

    Perche’ sono arrivato ad una scelta come questa?
    Sicuramente noi lavoravamo troppo ,i turni che facevamo erano veramente duri ,il PS pediatrico la corsia, la patologia neonatale ,dovevamo essere in grado di affrontare tante cose .
    Di fronte alla patologia che arrivava non sempre mi sentivo adeguato nell’affrontarla e questo sensazione di incapacita’ mi lasciava una insicurezza crescente .

    Eravamo un ospedale provinciale e quindi i vicini ospedali zonali( di cui uno tenuto in vita solo per motivi politici) trasferivano a noi le varie patologie magari anche con poco ritegno circa gli orari di invio ; spesso quando si creava una carenza in periferia toccava addirittura ad uno di noi andare a fare qualche notte o coprire qualche turno senza alcun rispetto per il nostro surplus di orario .
    La routine poi con tutto cio’ che ci era servito per migliorarci come le riunioni di fine mattina ,le epicrisi ,le riunioni organizzative che a volte sembravano riunioni psicanalitiche , mi risultavano sempre piu’ faticose .
    Tutta questa fatica interiore pero’ non era sfociata in attriti o incomprensioni col mio primario o con i colleghi ,anzi devo dire che i rapporti negli ultimi due anni erano buoni ,magari un po’ piu’ stanchi ma senza particolari tensioni o rancori .

    La possibilita’ di cambiare lavoro mi è sembrata una liberazione ; spesso durante uno degli innumerevoli turni avevo avuto una sensazione quasi di soffocamento come una voglia di aria, di uscire dall’ospedale , ormai volevo fare qualcosa d’altro .

    La comunicazione al primario della mia decisione è stata dura : non so se avesse capito qualcosa ma non credo ,comunque la sua sincera commozione al termine di quell’incontro mi ha profondamente colpito .
    In ogni caso io gli sono molto riconoscente sia per quello che mi ha insegnato in questi anni ,sia per il fatto che non mi ha creato nessun problema nel momento in cui ho lasciato la pediatria ( ho concordato con lui le tappe della mia dismissione) e sia per l’amicizia che continua a manifestarmi adesso .
    Con i miei colleghi come è andata ?
    Credo che la definizione piu’ giusta sia quella di compagni di viaggio che si salutano al termine di una avventura : si ha sempre la speranza di rivedersi per passare un po’ di tempo insieme .
    Qualcuno non mi ha capito, altri forse mi hanno un po’ invidiato a qualcuno forse non è importato niente .

    Un’altra cosa che mi ha colpito e’ stato l’affetto delle infermiere che mi hanno fatto sentire veramente importante : forse dirlo a qualcuna di loro è stata piu’ dura che al primario .Le feste che mi fanno quando tutt’ora mi incontrano mi fanno sempre tanto piacere .

    Venivo fermato spesso dai colleghi degli altri reparti che incuriositi dalla mia decisione mi riempivano di domande alcuni meravigliati altri che si congratulavano : in effetti per il ruolo di responsabile del reparto avevo quotidianamente rapporti coi i vari colleghi delle altre specialita’ che interpellavamo come consulenti per il nostro reparto .A tutti sembrava strano che un personaggio come me che appariva ben inquadrato e allineato con lo spirito del reparto avesse fatto la mia scelta .

    La mia famiglia mi ha sempre sostenuto in questa decisione anche perche’ il mio umore negli ultimi tempi non era proprio dei migliori e quindi ha vissuto il mio cambio di lavoro quasi come una liberazione come me .

    Presa la decisione comunicatola al reparto ho lavorato un altro mese e mezzo come niente fosse e poi ho avuto la fortuna di avere 3 mesi in cui sfruttando le ferie arretrate ho potuto chiudere il mio lavoro in ospedale cercando di passare le consegne e iniziare ad organizzarmi per la mia nuova attivita’.

    Non è che cambiare lavoro ed iniziare una nuova attivita’ sia stato semplice dato che i problemi da affrontare non erano pochi .
    All’inizio ha cercato di parlare con alcuni colleghi miei amici sparsi per l’Italia che sapevo che avevano fatto come me : andavo a trovarli col mio quaderno di appunti e le mie domande ,mi sentivo un po’ Naif ma ognuno di loro mi ha dato consigli utili .
    Da ognuno di loro cercavo di imparare qualcosa prendevo la loro carta dei servizi,cercavo di capire la loro disponibilita’ telefonica, come avevano organizzato l’ambulatorio ,lo spinoso problema delle domiciliari ,se effettuavano e quali prestazioni extra .

    Ho preso contatti col segretario provinciale della FIMP e per la prima volta mi sono iscritto ad un sindacato medico : in tutti gli anni di ospedale non lo avevo mai fatto perche’ mi sembrava che non servisse a niente .Uscendo dall’ospedale mi e’ sembrato” quasi obbligatorio “ anche per integrarmi piu’ velocemente nel mio nuovo gruppo di colleghi che chiaramente conoscevo gia’.
    Nel complesso credo di essere stato accettato bene ,sono tutti stati carini con me ,ho gia’ partecipato ad alcune cene e riunioni : per adesso cerco di capire cosa devo fare e chiedo consigli .
    Mi hanno aiutato a scegliere la nuova assicurazione professionale ,il sistema informatico ,come muovermi tra i vari impiegati dell’Asl .

    Un problema che mi ha impegnato a lungo all’inizio è stato il cambio di cassa previdenziale : dovevo passare dall’IMPDAP all’EMPAM come cassa pensioni e quindi c’era da istruire correttamente la pratica .
    Questo è stato complicato perche’ girando per i vari uffici ( ASL, OdM ,uffici tributari) ognuno mi diceva qualcosa di nuovo e non sempre il tutto combaciava : poi avevo da terminare un riscatto in corso degli anni universitari e della specializzazione quindi prima di chiedere il trasferimento della pensione. Mi sono anche reso conto che i contributi da me pagati all’Empam erano stati irregolari per una parte della quota relativa alla libera professione : quindi prima di iniziare ad istruire la pratica di trasferimento ho dovuto risolvere questi due problemi ,chiedere di completare il riscatto pagando il residuo in un’unica soluzione e saldare il debito con l’Empam .
    Una volta regolarizzato la mia posizione e dopo due mesi che avevo gia’ preso servizio come PdF ho potuto avviare la pratica di ricongiunzione della pensione : ad ogni passo era quasi come ricominciare da capo perche’ ogni ufficio chiedeva nuovamente la documentazione dall’inizio.
    Questo problema dovrebbe ormai essere risolto .

    Veniamo agli ambulatori :
    il mio nuovo lavoro si svolge in un comune sulle colline lontano 30-40 Km dalla citta’ in cui vivo ,è considerata zona disagiata ,sono l’unico pediatra del comune e la ASL mi mette a disposizione 3 ambulatori .La prima volta che li ho visti mi sono sembrati molto squallidi : comunque dopo una rapido sopralluogo ho fatto l’inventario delle cose che mi servivano e pian piano ho iniziato ad ordinare l’occorrente .

    Lavorando in ospedale la mia borsa del medico era ridotta ai minimi termini ,ho quindi dovuto riorganizzarla ,preparare i farmaci per le urgenze dotarmi di un po’ di apparecchiature per essere il piu’ autonomo possibile .
    All’inizio forse abituato a fare il pronto soccorso in un ambulatorio attrezzato ho comprato piu’ cose del necessario ma pian piano mi sto rendendo che i soldi spesi in attrezzature per lavorare non sono mai inutili .
    Ho cercato di informatizzarmi prima possibile ed è stato un po’ complicato sia per abituarmi al programma che successivamente dal punto di vista logistico : tre ambulatori ,tre stampanti ,tre mobiletti ( gli ambulatori non erano di mio uso esclusivo).Fin quasi da subito sono riuscito ad essere operativo con l’informatizzazione e anche se l’utilizzo del programma al momento è parziale..

    Tutte le riunioni organizzative fatte in ospedale mi sono sicuramente servite e parte delle cose imparate le ho trasferite nel mio nuovo lavoro .
    Una cosa molto utile e’ stata la profonda conoscenza dei vari meccanismi ospedalieri e chiaramente l’amicizia con i miei colleghi degli altri reparti cosi che ho avuto la possibilita’ di avere i miei consulenti per ogni branca specialistica : mentre sei in ospedale e’ naturale chiedere consigli a qualcuno o a un collega che ti lavora a fianco o a quello di un altro reparto .Quando sei invece solo nel tuo ambulatorio i tuoi dubbi deve risolverteli da solo e quindi le amicizie e i buoni rapporti con i vecchi colleghi mi ha molto aiutato .
    Avere mantenuto buoni rapporti con alcuni vecchi colleghi dell’universita’ mi e’ servito per continuare ad avere consigli e possibilita’ di altre consulenze fuori dal mio ospedale provinciale: questo chiaramente è meno frequente ma ogni tanto serve anche questo .

    L’inizio dell’attivita’ è stato traumatico per la moltitudine di persone che si sono presentate sia per problemi di salute che solo per farsi conoscere che per curiosita’ .
    L’avere distribuito a tutti la mia carta dei servizi con gli orari telefonici suggeriti per le chiamate ,il fatto di pretendere visite su appuntamento per non urgenze mi è servito per far si che il lavoro procedesse fin da subito secondo lo schema da me impostato : soprattutto data la ristrettezza dei locali dove faccio ambulatorio ho voluto evitare che lo studio del pediatra restasse un luogo di ritrovo dove si va a fare salotto e poi gia’ che ci siamo si fa fare anche una visitina .Dal pediatra ci si va e si interpella se c’è necessita’ , la successione delle visite in ambulatorio la decido io e non le mamme che fanno passare un bambino o l’altro .
    Qualche discussione l’ho avuta ,ma nel complesso sono servite a far conoscere me ed il mio modo di lavorare .
    Dopo circa 1 mese e mezzo la fase di conoscenza con i miei nuovi assistiti è terminata e poi grazie anche all’arrivo dell’estate il tutto si è tranquillizzato : ormai il lavoro procede in maniera tranquilla .

    Sono passati 13 mesi da quando ho preso la decisione di lasciare l’ospedale o per la pediatria di base e non sono pentito .Chi mi conosce dice che ho un viso piu’ sereno e sorrido piu’ spesso ,forse la sulle mie colline mi annoio un po’ le mie mamme sono generalmente noiose ,le visite spesso inutili,a volte servono soltanto a togliere ansia ai genitori .
    Il telefono soprattutto al mattino squilla in continuazione ,ma anche a questo mi sto abituando .
    Sicuramente ho piu’ tempo libero ,non faccio piu’ notti ,il sabato e la domenica sono sempre liberi : questo è una cosa a cui non ero abituato e devo dire che fin da subito è stato piacevole .

    Per quanto riguarda il nuovo lavoro è chiaramente piu’ semplice, magari ripetitivo pero’ mette in contatto con una realta’ delle famiglie e delle persone che stando in ospedale non conoscevo .Questo’ è stato senz’altro un bell’aspetto .
    La routine è noiosa ma poi non molto diversa da alcuni ambulatori divisionali o dai turni del pronto soccorso .
    Fin dall’inizio mi sono chiesto quanto sia possibile coniugare qualita’ alla quantita’ di visite che si fanno : pian piano sto avendo miglioramenti cercando di trattare personalmente i casi piu’ complessi .Una volta a settimana passo sempre dalla pediatria per salutare i miei colleghi ed il primario a cui ogni tanto chiedo sempre consigli per i miei pazienti : per certi aspetti non mi sembra di essere andato via del tutto dalla pediatria.
    Ho iniziato una volta al mese a fare l’ambulatorio di allergologia ai miei assistiti e questo mi da soddisfazione .
    Ci deve essere uno sforzo continuo a non smettere di studiare e pensare a cose nuove da fare Lavorare da soli impone una attenzione continua ai particolari ,tutto dipende da te dal riordinare l’ambulatorio ,dall’avere sempre le pile cariche dell’otoscopio ,ai telini del lettino etc…..
    Forse nel cominciare la mia nuova avventura non ho un’altra volta lo spirito da specializzando ma senza dubbio mi è tornato un entusiasmo che negli ultimi tempi avevo perso .

    Le cose da raccontare sarebbero ancora tante dai colloqui con le autorita’ locali ,col sindaco, i farmacisti ,gli altri colleghi medici degli adulti ,dal preside della scuole che per fortuna è uno solo per tutte le scuole materne elementari e medie del comune ma credo che diventerei noioso .

    Finisco dicendo che tra i miei assistiti ormai circa 700 c’e’ un 1/5 -1/6 di extra comunitari che dopo una certa diffidenza iniziale mi stanno dando oltre a tanto lavoro anche qualche soddisfazione .

    Qualche giorno fa un signore macedone, che sembra mio padre e che ha 3-4 figli sempre un po’malati, nel salutarmi al termine di una visita prende le mie mani tra le sue e mi dice “ …tutte le sere io ringrazio Allah che tu sei qui ad occuparti dei nostri figli” .

    Un saluto a tutti
    Paolo Bonazza

  7. Sono un medico pediatra oggi 56 aa ,7 aa fa ho lasciato l’ospedale e sono andato a fare il ped.di famiglia in una zona disagiata ,dopo 4 aa ho lasciato la mia famiglia perche’ credevo di avere trovato l’amore della mia vita ,forse non era cosi ma non sono pentito ,faccio una maratona l’anno da 5 aa ,la liberta’ si paga ma non si torna piu’ indietro.Puo’ servire che racconti la mia storia ?c’è un indirizzo a cui posso scriverla
    grazie paolo

  8. @fabio
    mi sembra che fino ad oggi “quelli con le competenze” hanno fatto dei danni incredibili

  9. Ah dimenticavo : l’intervista è dopo un’ora e 18 minuti circa

  10. Vorrei invitarvi a guardare in streaming l’intervista a Ermanno Olmi del 1 marzo alla trasmissione Zeta di Gad Lerner..

    http://www.la7.tv/settimana/index.html

    è fuori argomento, ma quelle che fa sono considerazioni profonde… Non fermatevi alla prima parte in cui parla della Chiesa : perchè poi parla di altro!

  11. quando ci sono elezioni io nn mi preoccupo di realtà borghesi dove il tornacontismo, il mantenimento dei privileggi sono la leva per la scelta di voto, io mi preoccupo delle realtà sociali (io ci lavoro) dove per 20euro si può vendere un voto, dove una libreria nn si sa cosa è, dove il gusto del bello non esiste ma sono tutti con la bmw (comprata con soldi di dubbia fonte), con il rolex comprato rubato, con il cellulare da 800euro, ma poi non sanno cosa significa guardare un tramonto, o leggere un libro e anche un quotidiano, dove i figli non parleranno mai italiano e a 13anni le ragazzine sono incinte, dove lo spaccio è impiego, dove in prima media li vedi che emulano qualcuno giocando a tagliare la polvere di gesso come se fosse coca facendo le piste. Lì il benessere c’è perchè si compra, ma manca il bello, il gusto del bello, mi spiego? Ecco magari un simone non vota per scelta, mia madre anche per scelta, lì invece votano…e di corsa. Quindi o ci andiamo col napalm (e sai quante volte per sfinimento l’ho pensato) o ci sbracciamo e goccia dopo goccia gli mostriamo il gusto del bello…ma fino ad allora meglio provare a gestire attraverso la delega che dargli in mano una altra arma.

  12. michael

    “Per il resto sta al singolo cittadino maturare una coscienziosità al punto da non dare un voto relativamente a questioni di cui pensa di non sapere a sufficienza o pensa di non avere studiato a suffcienza o semplicemente non si interessa.”

    maturare una coscienziosità…bellissimo…ma ci vedo una vena di utopia, penso a contesti sociali dove nemmeno il basilare senso civico esiste, figurati una consapevolezza di tale livello, io non so chi sei tu ma sicuramente una persona che ragiona ed anche con un certo livello di profondità di pensiero e qui, in questo blog, io raramente ho letto commenti di gente che non ragiona in maniera rigorosa, magari non condivido tutto, ma il ragionamento c’è dietro…ecco guarda che esistono contesti in cui nemmeno questo livello esiste e quei contesti vanno presa in seria considerazione se si vuole pensare ad un meccanismo di gestione della cosa pubblica senza delega e quei contesti sociali non sono piccini, sono alveari. E non sarebbero nemmeno l’unico ostacolo. Per questo parlavo di “scuola” come istituzione di diffusione della cultura, del gusto del “Bello”, come agenzia educativa sul territorio. Prima bisogna lavorare in quelle realtà e cambiarle e poi magari ci ragioniamo sul “no-delega”..ma allo stato attuale sarebbe più il rischio che il vantaggio.

  13. I perché si va a votare sono moltissimi, a seconda delle teste, come è giusto che sia. Si va a votare per convenienza, per idealismo, per consuetudine, per interesse, per convinzione, per senso civico, per senso di appartenenza, per voglia di cambiamento, per desiderio di partecipazione, ecc. Alla fine, il risultato è fortemente condizionato da questo. In Italia molti si sono abituati a votare secondo convenienza, persino spicciola: un posto di lavoro, 50 Euro, ricambiare un favore, il mantenimento dello status quo o la convenienza fiscale. Quello che fa la differenza, alla fine, è sempre la motivazione per cui si fa qualcosa. Vale per tutto. Anche per il voto. O il non voto, naturalmente.

  14. Ci sono questioni di fondo, etiche nelle quali per cultura generale siamo o dovremmo essere tutti tuttologhi.

    Poi naturalmente vi sono questioni e problemi che richiedono competenze specifiche in determinati settori.

    L’idea della democrazia diretta via web a mio avviso non è affatto banale ne da liquidare come irrealizzabile o ridicola. Credo che la direzione intrappresa, seppur ancora in forma assolutamente embrionale, sia inevitabilmente quella.

    Naturalmente tutto sta nel tunig del peso dei voti.

    Basta determinare differenze di peso significative in grado di far valere le opinioni o meglio le scelte di chi ha cognizioni di causa rispetto a chi non le ha.
    Per il resto sta al singolo cittadino maturare una coscienziosità al punto da non dare un voto relativamente a questioni di cui pensa di non sapere a sufficienza o pensa di non avere studiato a suffcienza o semplicemente non si interessa.
    Pare poco probabile, ma in effetti non lo è, se il voto è continuo, quotidiano.

    Così come nella vita “normale” si finisce per occuparsi di ciò a cui si è direttamente o indirettamente interessati ed a lasciar perdere questioni che non ci toccano e/o non ci interessano.

    La legge dei grandi numeri equilibra inevitabilmente le cose. Così come lo è per le scelte che emergono. Nessuno chiede al singolo cittadino, eventualmente disinformato su una determinata questione, di esprimere una scelta ragionata. Gli si chiede solo di approvare o respingere, esattamente come in parlamento.

    L’istituzione del governo, per nulla fantomatica, sarebbe assai simile a quella attuale. E’ il governo a proporre, leggi ed emendamenti. Il cittadino, ciascuno con il suo peso in relazione alla tipologia di quesito, si limita ad approvare o a respingere.

    La fase propositiva rimane dunque attraverso delega e, vista la complessità delle questioni, sia economiche, sia in qualsivoglia altro settore, non potrebbe essere diversamente.

    Per quanto riguarda l’obiezione della non competenza negli svariati settori, essa è tale quale nell’attuale democrazia parlamentare.
    Non crederete mica che un parlamentare scriva una proposta di legge di suo pugno. Egli si avvale di esperti del settore che la scrivono per suo conto e spesso e volentieri il parlamentare non capisce un’h di quello che va proponendo.

    Ed anche i ministri nei loro consigli portano solo proposte e bozze di provvedimento elaborate per loro conto da esperti che generalmente rimangono nell’ombra.

    Rimarrebbe comunque inalterata la possibilità di costituire movimenti e partiti. Da qualche parte i candidati ministri ed i candidati presidenti di consiglio dei ministri ed i candidati per i seggi alle autorities debbono pur emergere.

  15. azzz… a proposito di ignoranza scusatemi il “ci o” iniziale… Non ho riletto,
    ciao a tutti

  16. Certo che non è la scuola(come istituzione) l’unico luogo di formazione dell’individuo, assolutamente d’accordo! Ma il non investire nella stessa è sintomo di non voler far crescere l’autonomia di pensiero. La moltitudine di nozioni fornite dal web, ad esempio, non permette la sedimentazione e l’integrazione delle “nozioni” (non parlo di costruttivismo ma di integrazione) con la mente dell’individuo per cui…va da se che conviene investire in trasmissioni come “amici” piuttosto che investire per una migliore istituzione di formazione. Non credo che vogliate sostenere che la buona formazione di un individuo possa provenire da una serie di informazioni a pioggia provenienti in maniera caotica dal web, perchè se così fosse avremmo una popolazione di gente ad elevato livello culturale e con una profondità di pensiero incredibile.

    @Giulio …all’igienista dentale facciamo fare il suo lavoro in ambito orale, ad ognuno le sue competenze, non facciamogli amministrare altro, anche perchè quella stregua di “onorevoli” ha dato modo di non saper fare altro bene.

  17. Uno dei problemi era il recinto destra/sinistra in cui per anni le persone si identificavano. Qualcosa spero stia cambiando nell’aggregazione delle persone sui contenti e non piu’ sulle etichette.

  18. Ci o messo un attimo a capire il senso del post di Simone e la relativa discussione. Provo ad aggiungere alcune considerazioni.

    Intanto non mi stupisce il ragionamento di Simone, credo che lui sia un anarchico, un po’ un pirata. Avendo così tanto lavorato sulla sua persona, ci credo che abbia timore di una delega verso altri, benchè competenti e animati da buone intenzioni.
    D’altronde il risultato elettorale in genere e la riconferma dei voti a B. testimoniano che uno dei problemi principali del nostro paese è l’ignoranza (vedi “Ignoranti”, Roberto Ippolito, Chiarelettere).

    Però io questa volta ritengo che ci siano i presupposti per una situazione inedita rispetto al passato. E lo voglio proprio vedere come va a finire. Non ho certezze, forse mi sbaglio, ma il fenomeno M5S per la sua natura e composizione potrebbe portare cambiamenti inaspettati. Si vede anche solo da cosa sta succedendo nei media(TV e giornali) e tra l’establishment, sono completamente spaesati ed inadeguati a capire e commentare linguaggio, temi, modi, tempi dei 5Stelle.
    Il loro arrivo ha gia’ avuto l’effetto di mettere sul tavolo alcuni temi inediti e una prospettiva diversa di intendere societa’, ambiente, economia, beni comuni….

    P.S. L’altra sera è venuto a trovarmi mio padre, 65 anni, di sinistra, anche attivo nel PD a livello locale da anni, sostenitore di Bersani. A un certo punto butto li: “Allora cosa ne dici di queste elezioni?” E lui, con grande dignita’ e amarezza mi ha detto proprio le cose che avrei voluto spiegargli io: “Ho capito che non sono più in grado di interpretare la nostra societa’….”

  19. Scusate, avevo detto “passo e chiudo” ma non ce la faccio: è più forte di me! 😉

    Condivido il pensiero di Laura e Red. Non può essere solo la scuola a decretare chi è e chi non è il cittadino “migliore”.
    E poi: migliore, rispetto a che cosa?

    Paradossalmente, anche Berlusconi – in base ai suoi aberranti schemi mentali – si dichiara ineccepibile. Ho appena sentito una sua dichiarazione, di fronte all’ultima azione dei PM nei suoi confronti, in cui afferma di aver pagato al fisco milioni di Euro in tasse, quindi… cosa vogliono?
    Ma il reato… E’ UN ALTRO!
    (Un po’ come dire: ammazzo una persona, sparandole, ma… ho il porto d’armi, quindi tutto ok!)

    L’ho già detto rececentemente, forse qui: recentemente, a una cena di classe, un’amica che non vedevo da vent’anni raccontava di aver scritto (SCRITTO!) a Mediaset, lamentando l’esclusione dal palinsesto del GrandeFratello.

    Fidatevi: non c’è speranza! Non c’è.

    Simone, se in barca c’è spazio, prenoto un posto. So far da mangiare, mi lavo e conosco un sacco di storie interessanti. 😉

    Ciao

    PS
    Com’è andata con la ciambella, Laura? Salvata?

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