Avvertenze

Foto senza alcun effetto. In cielo c’era proprio questa immagine. Come se la cresta di quella nuvola dividesse davvero il mondo in due. Un po’ come quando ho queste “avvertenze”.

Da qualche tempo le mie antenne sul mondo captano una serie di fenomeni. Provo a elencarli:

Osservo una certa nonchalance. Quella con cui molte persone si relazionano tra loro, con se stesse, con gli altri, come se tutto fosse sostanzialmente uguale, tutto fosse più o meno lecito, e nessuno dovesse rendere conto a sé (a sé…) e agli altri (agli altri…) in merito a ciò che dice, fa, rappresenta.

Avverto una diffusa naturalezza. Quella con cui vive e si relaziona chi dovrebbe dare finalmente qualcosa dopo aver tanto preso, come se non cogliesse il punto, come se non si sentisse nella condizione di dover esprimere (esprimere…) gratitudine, come se non notasse la smisurata sproporzione tra il proprio contributo alla vita del mondo intorno a sé e il contributo alla propria che riceve dal mondo.

Avverto una strana tendenza. Quella a buttarla in caciara (romanismo che sta per: stimolare una confusione in grado di coprire tutto, per ovvie ragioni di opportunità e interesse) per evitare di arrivare al punto, per evitare di tirare righe, fare somme, bilanci, trarre conclusioni, mettere in evidenza ciò che spropositatamente appare come impellente, da riflettere, bastante a intimare cambiamenti, impedendo di continuare a cincischiare, convinti che nessuno capisca come stanno davvero le cose.

Avverto una inopinata propensione. Quella a considerare normale quello che facciamo individualmente, come se fosse un diritto inalienabile, come se la gran parte dei nostri odiosi tic, dei nostri fastidiosi comportamenti, dovesse essere ritenuta dagli altri un nostro diritto, qualcosa con cui è giocoforza dover convivere, per il semplice motivo che “ognuno ha diritto a essere come è” (oddio…! Io credo invece che ognuno abbia il dovere di esserlo sempre meno!), principio sacrosanto se detto dagli altri ma sostanzialmente immorale se sostenuto da sé VERSO gli altri, diventando (di fatto) qualcosa che avviene AI DANNI degli altri.

Avverto una fastidiosa deriva. Quella ad adagiarsi, usufruendone, alle circostanze, alle opportunità, senza costruire a nostra volta opportunità (faticando, se serve) perché altri ne godano. Come se qualcosa ci fosse dovuto per diritto naturale, quando basta guardarsi accanto per scoprire che molti (in tutto simili a noi) quel diritto naturale sembrano non averlo, e questo basterebbe a dimostrarci che diritto non è.

Avverto una strana abitudine. Quella a rompere le scatole a chi sta lavorando, magari mentre noi non facciamo nulla, criticando IL MODO in cui lavora, come se il dovere morale di darci da fare, che stiamo evadendo, non bastasse ALMENO a imporci di non infastidire chi, invece, quel dovere cerca di onorarlo.

Avverto un certo scarroccio. Quello verso posizioni di normalità che non possiamo consentirci, essendo assai lontani da un qualche traguardo, e dove invece ci accoccoliamo come se quel metro quadrato in cui abbiamo la fortuna di sostare fosse un punto di arrivo, e fosse nostro per diritto naturale, mentre non è né un punto di arrivo né tanto meno nostro, e dovremmo provare l’istinto irrefrenabile di muoverci da lì, sia per sgombrare un suolo pubblico (prima dell’arrivo degli idranti) sia per progredire verso dove sarebbe dignitoso ritrovarci domani.

Avverto una certa irrefrenabile voglia di iniziare a spiegare queste cose in modo dettagliato, circostanziato, fieramente unilaterale, consapevolmente parziale, personalizzato, non certo pensando che queste avvertenze cessino, ma per contribuire a che ciò che accade, almeno, non venisse ritenuto… la normalità.

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8 thoughts on “Avvertenze

  1. Si Simone, si !!! Ed ancora si! E’ proprio questo il nostro habitat attuale. Ricordi quel libro di Luca Goldoni (io sono affezionatissima a questo raffinato giornalista), dal titolo “Dipende,” ? E’ un meraviglioso saggio del 1980, attualissimo, in cui affiora proprio la propensione sempre più fitta a non vedere, nè porre più alcuna linea di demarcazione. A non prendere più posizioni, a non voler più esprimersi con un si oppure con un no. A non dire più “io mi fermo qui perchè oltre non ci voglio andare”. Insomma, a non riconoscere confini, perchè tanto, alla fine della fiera, di questo si tratta. Pensiamo agli atteggiamenti dei nostri attuali politici, guardiamo i modelli proposti dalla tv…(gente che fa interi programmi fisiscamente nuda), o alle persone che vivono sulle chat anzichè nella realtà, come fosse normale. “Dipende dalla tecnologia, dal poco tempo a disposizione, dai tempi che cambiano, dal fatto che devi stare al passo”. Perchè sembra che il fatto che gli eventi dipendano, assolva da tutto. Scriveva Luca Goldoni ” oramai DIPENDE, potremmo scriverlo anche sulla nostra carta d’identità”. Ed aveva ragione. Che tristezza! Un saluto Comandante !

  2. Ne aggiungo, se permettete, un’ altra ancora:
    Avverto mancanza di dignità, da parte di molte persone.
    Una vera epidemia tutt’ora altro che isolata; c’è pure da aspettarsi di tutto da gente simile: roba da brividi.

  3. Grazie Simone! Condivido.
    Io ne aggiungo una:
    Avverto pudore per quelli che non ne provano, di pudore. Non si prova più questo sentimento fuori moda che ti faceva fermare un attimo prima di parlare e manifestare tutta la tua pochezza di contenuti, se non di insulti e mancanza di rispetto. Paradossalmente, tutta questa libertà data dalla tecnologia all’uomo, egli stesso non sa che farsene. L’elevazione della mente, ormai teoricamente a portata di tutti, avendo tra le mani tutto il sapere del mondo, non è agognata che da pochi. Questo mi fa molta impressione.
    Un abbraccio.

  4. Il vero problema sta proprio nel singolo individuo.
    Mentalità, cultura ed educazione dovrebbero essere alla base di una vita equilibrata in tutti i sensi.
    Se vengono a mancare i valori fondamentali, l’ esistenza è gravemente compromessa e prevale solo egoismo.
    Nella storia vi sono stati moltissimi uomini importanti che hanno lavorato per un mondo migliore, non tutti, fortunatamente hanno fatto danni.
    Ciao

  5. Interessanti considerazioni, capitan Perotti, molto profonde, teniamo conto che il mondo è in mano a 7 milioni di persone potenti che tengono in scacco 7 miliardi di persone.
    Stessa musica per il nostro amato paesello, se guardiamo i danni che hanno provocato negli ultimi decenni le TV private piuttosto che l’ uso improprio dei social, livellando mentalmente milioni di persone, diamo parziale risposta alle tue avvertenze.
    Purtroppo non vi è più limite tra lecito ed illecito, normale ed anormale, giusto ed ingiusto, vedi femminuccia.
    Settimana scorsa, nonostante le mie titubanze, ero in compagnia in Costa Smeralda, sono rimasto impressionato da come è stata deturpata la zona in nome del business di pochi ad abbaglio di molti.
    Potremmo scrivere per pagine e pagine…
    Goditi settembre, un mese incantevole
    Ciao

    • certo. anche se io mi riferivo a noi individui. singoli. il punto è lì non nella politica nel denaro nel potere. uomini che abdicano ad alcune funzioni fondamentali non migliorano il mondo. anzi, consentono tutto. ne fanno parte.

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