Mon 29 Mar 2010
Efficienze…
Posted by simone under Uncategorized
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'Libero' - scultura in legno, alluminio, rame, spago in cellulosa, il fermo di una finestra di tram milanese (trovato per terra)
Un’altra delle “ricchezze” che si perdono lasciando il lavoro e cambiando vita è il “ritmo”.
Quando si è immersi nella vita normale si è abituati alle scadenze del tempo: sveglia presto, colazione, mezzi di locomozione, entrata in ufficio, riunioni, pausa pranzo e via così fino a sera. E’ stressante, spesso, ma il metronomo viaggia regolare e per stargli dietro occorre prendere un passo, organizzarsi. Perfino il nostro metabolismo è preparato, il nostro stato psicofisico pompa a dovere. Anche perché in quel tempo compresso, rimpinzato di impegni lavorativi, dobbiamo far stare molte cose: gli affetti, le incombenze di casa macchina tasse, le amicizie, l’organizzazione di ogni nostra attività privata, la palestra e via così. Occorre efficienza e buona concentrazione per fare tutto. E noi, rodati da anni di quella storia, ne siamo provvisti.
Quando si cambia vita si gode dell’opposto. Tempo dilatato. Poche incombenze impellenti. Respiro lento. Una meraviglia. Ma con un problema…
Il ritmo scompare. Scompare quello del mondo intorno a noi e dunque scompare quello che ci davamo noi per reggerne il passo. Ma la vita continua, le cose da fare ci sono, anche solo per il nostro piacere. Anzi, soprattutto all’inizio vorremmo fare un mucchio di cose, mettiamo molta carne al fuoco dei progetti, diamo ascolto e seguito a quasi tutti quelli che incontriamo. Finalmente possiamo fare quello che ci piace, e se siamo normalmente curiosi di cose ce ne piacciono un mucchio. Il tempo, svuotato, si riempie di altra vita. Piena. Chi pensa che il downshifter abbia sempre tanto tempo libero si sbaglia di grosso.
Ma noi non siamo più gli stessi. Non riusciamo a fare le cose con ritmo, ci manca lo stress. Manca, soprattutto, la costrizione. E’ lei a tirare fuori il meglio della nostra efficienza. E’ il dover essere il motore dell’azione rapida e continua, della concentrazione, del famoso “lavoro per obiettivi”.
Inutile che vi dica quanti sono i vantaggi di questo cambio. Oggi, ad esempio, dovevo fare tre o quattro cose in fila. Però c’era il sole, finalmente caldo, vero. Mi sono messo in costume e ho letto metà pomeriggio steso sull’erba. Nessun commento. Soprattutto di lunedì. Però è evidente che mentre qualche anno fa era normale per me fare tre cose contemporaneamente, scrivere al computer, telefonare, consultare un manuale, fare riunioni rispondendo alle email, lavorare, occuparmi del bollo, dell’assicurazione, organizzare una cena, prendere appuntamento con la mia fidanzata, ora non ne sono più capace. Sono diventato inefficiente, ho perso il ritmo. So fare una cosa per volta. Sono lento e, spesso, mi fermo, guardo la mia azione, la mia opera, ragiono, fumo una sigaretta, mi distraggo, inizio qualcos’altro.
Per quanto bello, il tempo ritrovato ha dunque delle insidie. Ecco un’altra cosa che si perde col cambio di vita: si diventa inefficienti. Si rallenta. E a volte si considera perfino stressante avere due impegni in un giorno solo (magari dopo dieci giorni con l’agenda vuota). Capita che mi lamenti per averli presi, per non aver saputo dire di no.
Il nuovo equilibrio, quando si cambia vita, non c’è ancora. Va cercato. Senza l’obbligo, la coercizione, la paura della sanzione, dunque tutto in positivo, basato su quel che la nostra libertà ci suggerisce, o la direzione che prendiamo per il gusto di andare laggiù. E noi non siamo stati educati così. Un nuovo ritmo non è semplice da costruire.
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