Sul Corriere di oggi un bel pezzo di George Orwell. Non è un gran pezzo di giornalismo o letteratura, ma è significativo. Il grande scrittore fa i conti, sterlina su scellino, di quanto costi leggere, e di quanto sia meno dispendioso che andare alle corse dei cani, sulla spiaggia o a fare molte delle nostre quotidiane attività. Evidentemente i conti gli stavano a cuore, perché si impegna a fondo e riesce a dimostrare che per leggere serve poco denaro a fronte di un gran divertimento. Si intuisce che lui volesse togliere argomenti ai non lettori (che non ammettono che leggere costa impegno e fatica, soprattutto all’inizio, se non si è abituati, e preferiscono trincerarsi dietro il costo dei libri).

Il Mahatma Ghandi, per liberare l’India dagli inglesi, digiunava, filava da solo il cotone, disegnava e realizzava i suoi abiti, andava a piedi. Proponeva, in grande sintesi, una sorta di fuga dal consumo. L’idea era semplice: il nemico campa sui miei bisogni, ma se io li azzero, o li riduco fortemente, gli tolgo benzina, essicco il canale da cui si abbevera. Ma non lo disse genericamente: iniziò a farlo lui, come individuo, senza tante chiacchiere (era uno che parlava poco).

Tiziano Terzani ripropone il digiuno moderno come una sorta di anticonsumismo. Non proprio il digiuno alimentare, ma il digiuno dalle spese, dagli sprechi, cioè da ciò che determina il nostro bisogno di denaro e, dunque, di lavoro-a-qualunque-costo per guadagnarlo. Non consumare versus schiavitù.

Tre esempi illustri di gente che non si lamentava, che non imprecava, che non faceva confusione con teorie avveniristiche (cioé che devono sempre arrivare domani), ma faceva i conti, oggi, era sobria oggi, consumava poco, viveva soprattutto di sé, o d’altro, o degli altri, cioè cercava dentro (anche gli altri sono dentro) invece che comprare fuori. Erano uomini liberi.