Sculture e Pesci

Faccio sculture e costruisco pesci fantastici, ma anche tavoli, mobili, oggetti senza senso.

Lo faccio perché ho bisogno di inventare, unire legno e pietra, metallo e materiali di risulta. Quello che mi interessa è riutilizzare, ridare vita a oggetti che hanno viaggiato, soprattutto in mare, e che un giorno sono atterrati su una spiaggia sconosciuta. Da dove vengono? Che rotte hanno percorso? Che segni hanno accumulato sulla loro superficie, geroglifici che raccontano quali storie?

Mi interessano anche i materiali della terraferma, purché siano oggetti di lavoro, legni o pietre nati per un motivo, per una funzione, svolta magari per centinaia di anni, e che poi sono finiti in un bosco, o in una cantina, dimenticati. Io li “ricordo” perché li riutilizzo, cerco di immaginarne la funzione, sogno i luoghi dove sono nati, le facce degli artigiani che li hanno utilizzati. Cito la loro storia, li avvicino ad altri legni, marinai, e l’incontro tra gli esseri di terra e di mare mi affascina.

In tutto ciò ritrovo Coloane, Borges, Pessoa, ritrovo i rami dei boschi di Calvino, i paesi fantastici di Marquez. Per recuperarli, per piegarli alla volontà del sogno e della forma, fatico con l’energia di London e di Hemingway, viaggio nei mari di Melville e Stevenson. Scrivo spesso su di essi, li utilizzo come carta per comunicare. Per questo le mie parole sono così incerte, i contorni delle lettere sbavati: perché si sovrappongono ad altre parole, ad altre storie, di cui evocano sospiri e premonizioni.

Nelle fettucce di rame c’è dolcezza e malleabilità. Maggiore durezza nel ferro zincato, purché sia stato una grondaia cento anni fa. Nell’ardesia antica, di un grigio piombo brillante e indefinibile, c’è la migliore delle doti dell’uomo: la durezza senza perdere il languore, la forza senza perdere l’emozione. Nei legni dolci che hanno navigato, nella levigatezza irripetibile delle loro superfici, vedo scorrere bastimenti carichi di buon umore e naufragi al grido della disperazione. A tutto ciò aggiungo pomelli colorati comprati da un rigattiere di Madrid, in un pomeriggio che non dimenticherò mai, o piccoli congegni e strumenti trovati per terra in giorni ormai andati. Nella mia fantasia coesistono ricordi e dimenticanze, perché un uomo si compone di ciò che ha e di ciò che gli manca.

Questi oggetti, che le chiami sculture o pesci, che abbiano o no un nome, li espongo, li mostro, alcuni li vendo. Pratico qui il disagio dell’artista, ignoto a ogni scrittore. Il primo si separa per sempre dalle sue creazioni, mentre lo scrittore moltiplica le sue opere, dunque non le perde mai, ci convive. Separarmi da ognuno di questi oggetti è come perdere il giorno e l’emozione che ho vissuto costruendoli. Ma serve a fare spazio per il futuro.

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5 thoughts on “Sculture e Pesci

  1. Sono un folle che nn va in barca a vela da quando ha 12 anni, ora mi è esplosa la voglia di acquistarne una e non ne so nulla di nulla, ma ho trovato una Hanse 531 del 2003 meravigliosa…per uno che vuole navigare da solo e senza limiti è idonea?

    • Le barche, Gilberto, sono quasi sempre più idonee dei marinai che le conducono. Se non ho capito male non vai in barca da quando avevi dodici anni. Dunque, tecnicamente, non sei mai andato in barca. Qualunque età tu abbia, qualunque cosa tu voglia fare, ticonsiglio di studiare fare corsi e fare pratica con gente esperta PRIMA di comprare anche solo un depliant, figuriamoci una barca. Dentro è meraviglioso e duro, il mare. Se sbaliamo entrata è tragico.

  2. Bungiorno Sig. Perotti,
    innanzitutto le faccio i complimenti per il coraggio che ha dimostrato per il cambiamento della sua vita, le scrivo per sapere alcuni chiarimenti al metoto RQI auto star bene cosa ne pensa ? Siccome volevo conoscere meglio il discorso liberi dal sistema dopo aver letto il libro del Sig. Caldari quindi indipendenza finanziaria, energetica,dell’ alimentazione, della salute ho acquistato il video corso Q life.
    Ho visto sia i video di Caldari che di Fincati ma in pratica mentre spiegano girano intorno al discorso senza conclusioni per poi essere praticamente “obbligati” se uno vuole capire qualcosa ad acquistare altri video o partecipare ai corsi in aula.
    Le volevo chiedere delle biotecnologie olistiche se funzionano o meno. Praticamente con delle spille e con delle specie di bancomat uno non ha più bisogno di curarsi incredibile. Visto che il sig. Caldari l’ha intervistata volevo avere da lei dei chiarimenti sinceri.
    La ringrazio anticipatamente e le porgo i miei più cordiali saluti.

    • Caro Alessandro, grazie dei complimenti. Non conosco per nulla (o quasi) il metodo che mi indica. Ci hanno dato (come Mediterranea) una piccola sponsorizzazione e io mi sono solo curato di verificare che non vendessero armi, droghe pesanti, prodotti finanziari e che non fossero nocivi in modo concreto. Ho assistito alla proiezione di un lungo video in cui mi è parso che non ci fosse nulla di esiziale anche se, come saprà, io non credo ad alcun tipo di associazione, corso, confraternita rivolte al miglioramento di sé etc. O meglio: tutto è utile, dunque che si facciano tutti i corsi del caso, ma poi per cambiare la propria vita serve altro. Dunque non posso esserle utile. Il consiglio che do a chiunque mi chieda di corsi e altre pratiche analoghe è “guardate, ascoltate, e se vi pare utile, fatelo, altrimenti no”. Ogni occasione per riflettere e tentare di “sentirsi” è utile, ma questo lo possiamo valutare solo noi come individui. Cari saluti a lei.

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