Quel Trans che si chiama “desiderio”

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Ecco fatto. Mi lancio sul tema più spinoso del momento, quello gremito di mine, dove si rischia di ledere suscettibilità, si rischia di essere non corretti politicamente, etc. Ma non fa niente, non è la prima volta. Sono solo le mie opinioni.

La questione Marrazzo, almeno tra le persone che ho frequentato ultimamente, è finita più volte su una domanda: “Ma come mai con un trans? Perché non con una donna?”. Premetto che della questione in sé non mi interessa molto. So che la transuessalità, come anche l’omosessualità, non sono invenzioni del nostro tempo. Da che esiste il mondo l’uomo ha sempre avuto passione per la diversità, per il superamento dei limiti, per la trasgressione. Tanto meno mi interessa cosa ci trovi un uomo in un trans. Io non riesco a immaginarlo, ma solo perché le mie passioni sono tutte eterosessuali, trasgressioni incluse.

Quel che invece mi interessa, mi fa trasalire, è la prostituzione… La mia domanda infatti è, perché un uomo va con una prostituta? Pagare un trans, una donna, un uomo, disintegra tutto il fascino dell’incontro, della seduzione, della conquista, dell’essere conquistati. L’eros che deriva dalla scoperta, dal superamento del limite grazie a sguardi, parole, comportamenti, sfuma via con la prima banconota. Ti pago, dunque non devo conquistarti. Capirei un uomo particolarmente brutto, particolarmente incapace nelle relazioni umane, insicuro… Ma uno come Marrazzo che motivo aveva di pagare?

La mia risposta riconduce dritti al tema del downshifting. Credo infatti che la risposta alla mia domanda sia lo stress, la velocità, il sentimento di onnipotenza di agende serratissime, il materialismo. Credo che sia uno sfogo della nevrosi a cui la nostra vita ci conduce. Mai un silenzio, mai un albero, mai un cielo terso sopra la testa, mai un periodico momento di salutare solitudine… Così la misura si colma, troppo, fino a esplodere in un bisogno compulsivo, commerciale, mercantile, strumentale dell’altro. Non una donna (o un trans) per comunicare, per sedurre, per godere, anche senza amare, sia chiaro, ma per compendiare di piacere e trasgressione la propria vita. Bensì un prodotto sempre disponibile, con un costo alto ma che grazie al lavoro, al potere, si può pagare, dunque perfetto per noi, per l’alienazione della nostra vita. Non è il famoso “calo del desiderio” la malattia contemporanea più diffusa, che va a braccetto con l’alienazione della nostra vita? Appunto… La prostituzione di cui parliamo non è, infatti, quella di Jorge Amado (culturale, la definirei) neppure quella di “Memorie Delle Mie Puttane Tristi” di Marquez (caraibica, afosa), e neppure quella della prima metà del secolo scorso in Italia (materna, propaggine della vita borghese). La storia di Marrazzo è una storia che non giudico dal punto di vista morale, tanto meno politico (anche se trovo che abbia fatto bene a dimettersi), ma sotto l’angolazione della nevrosi a cui la frenesia e il consumismo iperproduttivo conducono.

Trasgredire, superare il limite, cercare il piacere, sono attività quotidiane, che chi tralascia o ipertrofizza tende a distruggere, e che invece fanno parte della nostra vita, devono trovare posto nel nostro equilibrio più ampio. Per godere non serve pagare. Grazie al cielo sono ancora un’attività da downshifter.

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8 thoughts on “Quel Trans che si chiama “desiderio”

  1. Appunto Simone, “prendersi la responsabilità” di andare e restare, di ciò che si perde o meno. Ci sono persone che non sono capaci di farlo e pensano che i soldi risolvano tutto. Il denaro li rende “forti”, senza che si accorgano invece di essere prigionieri di un sistema di falsi valori, dove importa ciò che hai e non ciò che sei (quindi smetti di essere).
    Forse il fatto di non avere soldi (non averne mai avuti e credo mai ne avrò) mi ha già reso libera da questo tipo di pensiero e mi mette in condizione di prendermi le mie responsabilità nel bene e nel male.
    Libertà è avere alternative e saperle mettere a frutto!
    Ciao

  2. Condivido quel che dite. Solo una consiedrazione su quanto dice Dona. I soldi ci danno la libertà di stare o andare quando vogliamo, così tu scrivi. Vedi, anche questo è alienazione. Noi siamo già liberi di stare o di andare, e anche senza soldi. Per farlo dobbiamo solo assumerci la responsabilità di quel che avviene, di cosa perdiamo, di cosa speriamo di guadagnare in termini di amore, amicizia, relazioni, restando o andando. E’ tutto qui. Solo che il Sistema ti dice “tranquillo, non serve che rischi, soffri, assumi responsabilità” basta che hai potere, soldi, ruolo”. Eccolo un altro contatto tra la storia di Marrazzo e il downshifting. Io, come altri che scrivono o che non lo fanno, ho deciso di essere libero, di avere “potere” (su di me…) senza denaro, dovendone guadagnare poco, consumandone poco, non attribuendogli un valore superiore a quel che ha. Ce la faremo? E chi lo sa… Però oggi giornata al sole, senza bisogno di trans, con i miei dolori in cuore, le mie gioie, un mondo tutto mio, del quale sono padrone assoluto, del quale porto il peso e dal quale ricevo gioie. Tutte gioie che sono pronto a condividere.

  3. Perché pagare? Perché la conquista richiede fatica e coinvolgimento. Ci sono “responsabilità” nel corteggiare qualcuno/a. Pagare invece è consumare e dopo chi si è visto si è visto. Nessuno coinvolgimento. Almeno è il mio punto di vista. Non trasgressione ma consumismo, restare nella superficie delle cose. Che poi l’oggetto (perché di oggetto si tratta) del desiderio sia una persona del nostro sesso o dell’altro sesso o di un sesso “indefinibile” credo sia solo un dettaglio marginale. La cosa importante è che, avendo pagato, nessuno poi ci venga a chiedere conto di niente. Pagando decidiamo noi di stare o di andare, senza doverci preoccupare delle aspettative o dei desideri dell’altra persona.
    Non so se ho reso il mio pensiero.
    Ciao e buona giornata.

  4. Sesso e downshifting: bella tematica. Grazie Simone per le tue considerazioni. Tuttavia, permettimi un commento. A mio avviso, una scelta come la tua (e la mia) implica il rifiuto di tutte le logiche legate al “potere”.
    Per qualche ragione (non ho idea di perché) il potere richiede la sopraffazione, l’imposizione sugli altri. In questo stato d’animo l’anelito all’onnipotenza deve essere forte.

    Ricordo un top manager che urlava perché il suo pc non funzionava: “Io sono LL! Se lo ricordi! Se non funziona, lei domani piange sotto un ponte!” Ed era vero: questo manager aveva questo tipo di potere.
    Naturalmente il personal non funzionava perché il dirigente non sapeva usarlo.

    In questa dimensione di “tutto è possibile perché io sono LL” perché non provarne gli eccessi?
    Cuccia amava dire che non importa se un manager importuna una segretaria, l’importante è che non parli con i giornalisti.
    Infierire su una segretaria, pagare una donna, “sfogare” il proprio senso di potenza: ecco quello che chiamo sopraffazione.
    D’altro canto – tu lo sai meglio di me – un uomo di potere non sa più se chi ha vicino è una persona affidabile e amica o solo opportunista. Quindi: tutti lontani, tutti intercambiabili, tutti senza valore.

    Non voglio offenderti, ma credo che tu (e io) non siamo “nessuno”. Nessuno da invidiare, nessuno che può fare favori, nessuno “che conti”. Nessuno ci odia o ci ricerca o ci lusinga per il nostro potere.
    In questa semplicità di rapporti, la sopraffazione è solo un atto di violenza. La sopraffazione diventa un atto non necessario di estremo disprezzo della vita. L’eccesso è una dimensione lontana quando cerchi l’essenziale.

    Complimenti ancora per il libro. Un’ultima considerazione. Fai bene a rispondere con cautela ai genitori che ti pongono domande. Purtroppo essere figli non è una condizione sufficiente per capire i problemi di un padre e di una madre.
    Cordiali saluti, Andrea Becca

  5. Ciao Simone
    son d’accordo al 100% con quanto affermi.
    Purtroppo devo amaramente constatare che i soldi sono la nostra croce e delizia.
    Delizia perche’ i soldi hanno fatto fare passi da gigante all’uomo, quante opere grandiose sono state compiute grazie al lavoro di molti uomini, spinti dall’idea di un guadagno, che altrimenti non si avrebbero mosso un dito in mancanza di esso.
    Ma se i soldi non vengono correttamente usati sono l’espressione della debolezza.
    Solo gli uomini deboli pensano di poter colmare le difficolta’ della vita con i soldi.
    In tal caso i soldi hanno lo stesso effetto della droga.
    Piacere momentaneo che porta a risultati disastrosi.
    Il drogato affida alla droga la sua anima, annullandosi completamente.

    Fortunatamente si puo’ fare dei soldi, come di qualsiasi oggetto, anche un uso positivo e non solo siero-positivo ! 😉

    Ottimo post comunque.
    Grazie per averci dato questi spunti.

    ciao !!!

    sting10.livejournal.com

    PS.: devo ancora comprare il tuo libro…ma a Milano dove lo posso trovare ?

  6. Il comento a domande andava qui … sorry Simon, ma che ci vuoi fare, sbagliare è da umani, proverò ad evitare di essere diabolico …

    ;o)

    dD

  7. “Sentimento di onnipotenza di agende serratissime”, è una fotografia particolarmente nitida e che mi pare del tutto azzeccata in questo momento storico.
    Ogni giorno ci imbattiamo in un vero e proprio delirio di persone filtrate da stuoli di segretarie, di manager molto “occupati”, che “adesso hanno molto da fare”, che “hanno il primo buco libero in agenda dopo due mesi”.
    E’ una nevrosi collettiva nella quale o si trova una propria dimensione (e non è per niente facile), o se ne esce bruscamente.
    E per uscirne ci sono solo due modi: come hai fatto tu, ADESSO BASTA!, o, come Marrazzo, con il tracollo totale… e chissà che questo tracollo non lo porti alla fine ad una nuova dimensione esistenziale con valori e motivazioni che non gli faranno rimpiangere l'”agenda serratissima”.
    In realtà c’è anche un altro modo per uscire dalla nevrosi collettiva, ma non è esattamente da augurarselo: è quando l’Universo ti manda una raccomandata A/R, in cui ti dice “Fermati!” mettendo come allegato il classico infarto a quarant’anni.
    Nell’ultima intervista, Terzani dice:
    “E con questo voglio dire che per me questo cancro è stata una grande benedizione. Perché ero ricaduto nella routine della vita e questo cancro mi ha salvato. Perché finalmente all’invito di un ambasciatore a cena, a una conferenza stampa, a un viaggio a cui non ero più interessato, io potevo sottrarmi. Io ho il cancro. Il cancro è diventato una sorta di scudo, di barriera, di divisione tra me e il mondo da cui volevo staccarmi”.

    Per concludere sono d’accordo ancora una volta con il tuo punto di vista: la cosa meno interessante sono le preferenze sessuali e le perversioni del singolo, sia esso presidente della Regione o del Consiglio.
    Però fammi dire con forza: viva Luxuria ed abbasso Marrazzo!
    Molto meglio un trasgressivo dichiarato che un finto perbenista.

  8. Molto interessante il caso di Marrazzo che ha tanto in comune con due politici minori inglesi: Ron Davies e Mark Oaten… entrambi bisex, Davies che cercava incontri di notte in un grande parco Londinese e Oaten che pagava ‘rent-boys’ .. giovani prostituti maschili. Tutti e due hanno parlato a lungo delle loro vite spericolate e di essere stati sotto tanto stress durante il periodo delle loro trasgressioni. Davies ha parlato del suo ‘Moment of madness”… “attimo di pazzia” e la ricerca di situazioni di alto rischio, Oaten di un più generico ‘Mid-life crisis”… una crisi di mezz’età .. e la calvizia. Evidentamente tutti i stress possono portare al comportamento abberrante, il consumismo rappresente soltanto uno. Identificarei anche percepire l’invecchiamento, lo stress di lavoro e responsabilità verso familiari, elettori ecc., il solitudine nella folla (avete mai visto un uomo più solo di Mr. B. negli ultimi mesi?)
    Gli inglesi (atei) dicono spesso ‘is this it?’ … ‘questo è tutto?’ La crisi esistenziale del consumismo, il ‘rat-race’ (la corsa dei topi) … consume, be silent, die.
    Sorry for my bad Italian!!

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