Eccoci…

Com'era il fienile prima del restauro...

Com'era il fienile prima del restauro...

Dopo settimane di presentazioni ritorno a casa. Piove, è quasi buio alle 14.00, la casa è gelida, sono solo. Prove generali di rientro nell’anonimato. Rientro nella mia vita.

Accendo la stufa, ma è di quelle di terracotta e farà un po’ di tepore tra 4 o 5 ore. Accendo la stufetta elettrica, ma non posso tenerla sempre accesa o la mia bolletta si alzerà troppo. Freddo o non freddo bisogna rispettare il budget. Eccola qui la mia vita. Questa qua, proprio questa, non quella di queste settimane in giro per l’Italia. La mia vita vera, che farò per uno, cinque, dicei, venti, trenta e forse più anni. L’effetto della mia scelta di dire “Adesso Basta”…

La realtà ha sempre un grande pregio: che sia bella o brutta, è vera. Io ho combattuto per questo, che è libertà, è vita autenticamente mia, cioé come l’ho voluta, ma è anche freddo, soldi da risparmiare, solitudine. Come ogni volta che torno a casa, dopo giorni con tante persone, col calore di case e persone che mi vogliono bene, mi domando: che ci faccio qui? E ogni volta per darmi la risposta (lo ammetto) occorre un po’ di tempo (variabile).

In molti, in queste settimane (a Cagliari, Roma, Savona, Milano, Cuneo, Torino, Londra, Bologna, Reggio Emilia, Forlì, Verona, Orvieto, Mestre, Varese…) mi hanno chiesto: “Ma con tutta questa notorietà, i libri, le interviste… saprai tornare indietro, a quello che la tua vita era prima di questo successo? Al tuo downshifting?Prima di fare questa domanda dovrebbero stare qui da soli d’inverno per un giorno… Non per capire la mia risposta, ma per comprendere del tutto la loro domanda…

E la mia risposta è sì. Questo freddo, queste difficoltà, questa solitudine, le ho scelte io. E non sono affascinanti, sono privazioni, sono cose anche dure, ma sono il prezzo della libertà. La mia libertà di uomo di 43 anni che non ha finito di pagare indipendenza, sgravio delle responsabilità, uscita dalla mancanza di senso. Questo prezzo non si esaurisce, questo mutuo per la libertà non si estingue, ce lo si porta dietro, a volte è leggero, a volte i tassi salgono… Ma è una cosa mia, fa parte di una scelta dura e consapevole. Sono io questo, e pago i momenti difficili col coraggio che ho, senza che valgano meno delle difficoltà degli altri, senza che siano né privilegio né condanna, ma parte integrante di un sogno sognato, pianificato, raggiunto e vissuto, con tutto ciò che comporta. Da qui, avendo fatto spazio nel cuore, si può ancora sognare. E quando si sogna, non è importante che faccia freddo…

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18 thoughts on “Eccoci…

  1. Bravo Simone. Ho letto il tuo libro “adesso basta”. Ho fatto la tua stessa scelta 7 anni fa. Ex grafico pubblicitario a Milano ora vivo sulle colline parmensi…

  2. Ciao Simone,

    ho terminato la lettura del tuo saggio, inutile dire che è stata un’ascesi nella consapevolezza del nostro più profondo essere, senza inganni e mistificazioni.
    La tua voce è un varco nella follia che accompagna la nostra realtà consumistica e unidirezionale, che, come te descrivi bene, è fatta di gadgets, frigoriferi a tripla porta, macchinoni da superstar e super inquinanti, oggetti che non ci rappresentano, cose inutili e ingombranti.
    E per mantenere questa gabbia zeppa di robe insulse e insignificanti siamo costretti a lavorare manifestando pure un certo entusiasmo da manager rampante in carriera.
    Nel frattempo noi dove siamo finiti, noi intesi come esseri umani e non come risorsa da impiegare (sfruttare) per produrre, ma cosa? certamente non il benessere di chi contribuisce ad accrescere il benessere altrui… e tutto questo senza quasi saperlo.
    Occorre oggi più che mai opporre resistenza al sistema che fa semplicemente il suo mestiere, quello di essere la realtà condivisa dalla maggior parte delle persone.
    E per resistere non occorre fare grandi rivoluzioni o abbandonarsi a facili proclami che sanno di lamentela collettiva, argomento tipico degli aperitivi di fine giornata – lavorativa – ma semplicemente cominciare a lavorare su se stessi, diventare i veri manager di successo, ma per se stessi, focalizzando le nostre belle risorse e quanto di meglio uno ha in sè, per poter esprimere finalmente se stessi per quello che si è in sintonia e armonia con gli altri e non per quello che tutto, sistema, società, tv e quant’altra diavoleria inventata non so da chi impone di seguire ad occhi chiusi, senza pensare.
    Possiamo dire basta a tante cose, alla vetrina che ci induce ad acquistare per desiderio di possesso, per riempire un vuoto, per sanare un conflitto irrisolto, per noia; possiamo dire basta all’eccesso di parole che a volte facilmente sconfina nella banalità e nell’inutilità, come i gadgets di cui sopra; possiamo dire basta al rumore che invade la nostra anima, stando in silenzio, spegnendo i telefoni e contemplando un tramonto o ammirando la perfezione di un volo di un gabbiano…Diamo spazio alla nostra voce, senza paura di offendere nessuno se siamo un pò diversi dopo queste riflessioni, incoraggiate e suscitate anche grazie alla lettura del tuo libro, per rimanere fedeli al nostro essere, nell’autenticità di un incontro, di una parola, sorriso o stretta di mano che quando finalmente si libererà, all’indomani dell’incontro con noi stessi, sicuramente ci sorprenderà.

    Grazia

    la solita fan di Bologna, la mia seconda città,
    sperando di incontrarti ancora di persona ad una prossima presentazione del libro (per il quale prevedo sicuramente tantissime edizioni)

  3. Credo che tu (mi permetto) abbia tolto un tappo, dato voce a qualcosa che evidentemente, data la voglia incredibile di raccontarsi che si vede dai commenti, già cova da tempo in molti.
    Vedi Simone sono convinta che per fare certe cose bisogna avere un po’ di coraggio, ma anche di sana incoscienza. rinunciare alle comodità, ridurre le aspettative economiche, purtroppo è qualcosa che in molti fanno, anche se rimanendo all’interno dell’ingranaggio, perchè non hanno scelta. la vera libertà è AVERE LA POSSIBILITA’ DI SCEGLIERE, tu questa libertà l’hai avuta, magari te la sei anche costruita in 19 anni di lavoro.
    non ho letto il tuo libro, mi riserverò di farlo quando se ne parlerà di meno, perchè credo che le cose si sciupino facilmente, per cui rimando di qualche anno, così come sono curiosa di sapere cosa ne penserai tu tra qualche anno.
    un’ultima cosa. penso che si possa scegliere la propria vita partendo anche da qualcosa a cui non si vuole rinunciare e poi cercando un punto di contatto col mondo. per esempio se amo e voglio fortissimamente viaggiare, posso scegliere un lavoro che ruoti intorno a questo. anche così si frega il sistema, anche così ci si condanna liberamente a privazioni e insicurezza, se la vedi da un lato, o a respiro e schiena dritta se lo vedi da un altro.

    e

  4. Ciao Simone,

    ho partecipato alla presentazione del tuo libro a Bologna, sono stata rapita dalle parole vere e significative che hanno accompagnato la tua testimonianza, perchè per tutti noi, che eravamo lì a cercare di capire, senza ammettere che una spiegazione all’insensatezza delle nostre condizionate scelte non esiste, di testomonianza si trattava.
    Ci hai costretto a riflettere, a prendere un tempo con noi stessi.

    Grazie per il libro che ho appena iniziato a leggere.
    Grazia

  5. Ciao Simone,
    sto leggendo il tuo libro e ti ringrazio soprattutto per essere stato uno dei pochi tra i molti downshifter ad aver voluto condividere con i lettori come me la tua scelta e la tua storia.

    Leggendo della tua fredda giornata di rientro ti sono vicino e l’invidia che provo per il passo che hai già fatto (mentre io sono ancora alle prime pensate) non diminuisce di un centesimo!
    Ho comprato il tuo libro pochi giorni fa e ho superato da poco la metà. Forse troverò risposta nelle prossime pagine, ma il tuo post di oggi mi ha fatto venire un dubbio, forse è una curiosità su una cosa che riguarda solo te.

    Vengo al punto: hai lavorato per quasi 20 anni e hai avuto un’ottima carriera, ma la vita attuale che descrivi a volte mi sembra improntata ad un tenore più francescano che essenziale.

    In soldoni, mi sono fatto l’idea che il downshifting consista nel cambiare velocità e passare da un tenore di vita di 30 o 40 mila euro l’anno a per esempio 5 mila euro l’anno, che è un bel cambio di marcia. Quello che descrivi mi pare invece un tenore di vita più sacrificato: anche tu hai investito in titoli di stato argentini ? 🙂

    Scusa l’ennesima argomentazione sui soldi e da ficcanaso! Buone prove generali di rientro: sui mille siti del meteo dicono che ci aspettano giorni di sole.

    Un saluto caloroso,
    Paolo

    PS e una stufa al pellet?

    • veramente io sono passato da uno di 27-28mila a uno di 10mila. Era abbastanza sobrio prima, il mio stile di vita, e ora l’ho tagliato di quasi due terzi. Però vedi, un conto sono i coti, un conto è quel che voglio fare. Può darsi che io spenda anche meno in futuro, ma in ogni caso spenderò per quel che mi serve sul serio, quel che voglio davvero, non per altro. Più che un budget francescano, il mio è uno stile di vita francescano, ma non per moda o religione, solo perché effettivamente non sono uno che compra granché. Altro che il “Grazie” di Berlusconi…

  6. Caro Simone,
    ho finito di leggere il tuo libro da qualche giorno. L’ho letto in poco tempo,curiosa di scoprire come andava a finire, quasi speravo di trovare in esso la mia soluzione.
    Tra due mesi compio 37 anni… ahia! Il tempo trascorre velocemente e la sensazione di subire questo trascorrere, mi crea disagio, sofferenza. Ho lavorato per 10 anni nel gruppo Renault, prevalentemente Risorse Umane, consulenza… una breve esperienza nel settore commerciale. A 30 anni, dopo 4 anni dall’assunzione, sono stata nominata quadro. Carriera veloce per una donna nell’automotive. A fine 2008 ho lasciato Renault, negoziando la mia uscita. Le possibilità di restare erano poche e comunque non nell’ambito che a me piace, le risorse umane appunto, così ho preferito lasciare. Folle per alcuni, coraggiosa per altri. Ho attivato i miei contatti, altri ne ho costruiti, per cercare il mio lavoro. Ho sostenuto colloqui con cacciatori di teste come Egon Zendher ed ho ricevuto feed back molto positivi. Ho avuto la possibilità di scegliere, ad alla fine ho scelto di lavorare come resp. risorse umane di una organizzazione internazionale no profit. In qualche modo anch’io ho fatto downshifting… Ho trascorso solo 3 mesi senza lavorare, o meglio, senza essere dipendente e soggetta ad orari. Cercare lavoro è un lavoro, con la differenza che lo fai con i tuoi tempi, con i tuoi spazi, con i tuoi ritmi, con le persone che tu scegli. In quei 3 mesi mi sono sentita libera. Oggi pur lavorando in un’organizzazione che salva vite, mi sento schiava. Ancor prima di leggere il tuo libro, parlavo di schiavitù legalizzata, e tanti come me l’avranno fatto. Mi sento schiava di un sistema… poi mi dico, ma caspita il sistema non è fatto di persone? e tra quelle persone non ci sono anche io? non ci sono tutte le persone che conosco e che come me vorrebbero gridare “adesso basta!”?… ma allora perché ci si ritrova soli se si fa una scelta diversa?…sono confusa, sono incazzata e lo sono ancora di + con me stessa perché non riesco a trovare una direzione… ho apprezzato molto il tuo libro, soprattutto le tue considerazioni relativamente ad ostacoli che sono anche + duri da affrontare come la solitudine. Allo stesso tempo ho provato frustrazione. Non ho mai avuto una retribuzione netta di 3500€ al mese, ancor meno ora. Non ho genitori che mi lasceranno appartamenti o terreni o soldi… Ma vivo ugualmente una vita di schiavitù. E come mi riconosco bene nella lista delle attività che non posso fare, così non mi riconosco in quella delle cose che posso fare…
    Una soluzione ci sarà e so bene che devo come prima cosa trovare la mia direzione… sono una donna del sud, ho dovuto lasciare la mia terra, la puglia, a 18 anni. Ho frequentato un’università privata perché ho ottenuto l’esonero dal contributo unico. Ho fatto sacrifici per raggiungere dei traguardi in cui credevo… nei quali no credo +. Vivo in una città come Roma dove gli incastri di tempo e spazio sono ancora + complicati. Il mio compagno, romano, durante la settimana è a Milano per lavoro. Non è felice neanche lui… da quando lo conosco mi dice che vuol lasciare tutto e partire in barca a vela. Ma io non credo nelle fughe, credo nei viaggi…
    Caro Simone, tra queste righe un pò confuse ed anche un pò sgrammaticate, ci sono io… e non riesco + a riconoscermi quando mi guardo allo specchio… non sorrido + e mi vedo brutta… può avere un senso la manifestazione viola di sabato scorso? Io non c’ero, ero fuori per il we, ero sulla costa della maremma dove mi piacerebbe vivere, dove vado con Andrea quando decidiamo di staccare da tutto e tutti…
    Oggi sono tornata a lavoro… il rumore della stazione termini nelle orecchie… non è la stessa cosa!
    Ti abbraccio anche se non ticonosco 🙂

    • maria che dire… invece di incazzarti, calma zen, freddezza, Sogno-Progetto-Lavoro-Realizzazione. E’ l’unico schema. Se vuoi una cosa puoi farla, non sognamo quasi mai sogni che non sono alla nostra portata (se siamo normali, e tu sembri normale…). E questo è un ottimo schema, da qui alla realizzazione del sogno spenderai tempo ed energie a fare cose che ti riguardano, cioé tentare con tutte le forze di realizzarti e fare quel che vuoi. In questo tempo focalizza le energie, ogni cosa che ti capita fatti la domanda: “Mi avvicina alla meta?” se sì, vai, altrimenti cambia strada. Io ho fatto così, ho fatto anche tre lavori insieme mentre mi preparavo (manage, charter, romanziere) ma è l’unica via. vai!

  7. CIAO SIMONE,
    48 ANNI…….
    ADESSO BASTA!!!
    UFFICIO SOPRA LA FERMATA DELLA MM DI WAGNER.
    IL 31/12 E’ IN AGGUATO E SONO A UN MENO 15% SULL’ANNO PRECEDENTE.
    DEVO CORRERE AI RIPARI!!!
    HO VOGLIA DELLA MIA CASETTA IN QUEL DI BIASSA (DOVREMMO ESSERE VICINI) E DEL MIO OPEN 5 METRI IN RIMESSAGGIO SUL MAGRA.
    HO REGALATO UNA DECINA DI COPIE DEL TUO LIBRO…..CON I DOVUTI DISTINGUO IL “PROBLEMA” E’ CHE PIACE!
    HO VOGLIA DI MANGIARMI UN BUON PIATTO DI MUSCOLI……MAGARI INSIEME!!!
    SII LIEVE!!!

  8. Simone, molte cose vorrei dirti. La prima che mi viene in mente è “scàldati”! La seconda è che la tua storia è molto interessante e che ho comprato “Adesso basta” in autogrill (mai successo prima – comprare in autogrill, non comprare un libro) mentre andavo (in auto, coda di due ore) ad una riunione senza senso per parlare di cose senza senso con persone che non volevo vedere. Ho letto quel titolo proprio mentre un pensiero simile attraversava la mia mente. E’ stato una sorta di cortocircuito. Per adesso, ti dico grazie.

  9. Gentile Signor Perotti,

    ho da poco terminato di leggere il suo libro, che – non a caso – mi sono fatta regalare.
    Al di là di ogni implicazione personale, che sarà eventualmente mio compito analizzare per quanto riguarda il mio desiderio di continuare ad essere una “downshifter” (sebbene, per ora, forzatamente in parziale clandestinità) vorrei fare un’osservazione relativamente al paragrafo “Responsabilità delle donne”.
    Penso che la responsabilità di ognuno, in ogni scelta e nel proprio modo di essere, sia esclusivamente personale,come del resto lei stesso afferma più volte in altre parti del libro.
    Il fatto che la “maggior parte” delle donne (non è forse una generalizzazione già questa? La maggior parte di cosa, di quale ambiente?….) persegua il mito dell’uomo di potere, ricco etc. non obbliga certo nessuno ad ammazzarsi di lavoro per acquistare una Porsche Cayenne…a meno che non voglia far colpo proprio su quella “maggior parte” del mondo femminile.
    Non sarà invece che “quel” tipo di donna, più facilmente presente nell’ambiente dei manager rampanti è in realtà funzionale allo staus symbol degli stessi? Rovesciando il discorso, quanti fra i manager rampanti, dotati o meno di Porsche Cayenne, alle ragazze simil/velina/modella preferiscono un altro tipo di donna, meno vistosa e meno alla moda, ma più autentica e libera dagli orpelli dello star/manager system?
    Pochi, certo, così come poche sono le donne di quest’ultima categoria che, però, a ben cercare, ci sono anche in quell’ambiente. Posso affermarlo, perchè anch’io negli anni 80/90 lo frequentavo, per lo più per esigenze professionali, lavorando nel campo della comunicazione/uffici stampa/pubblicità a Milano, dove avevo diverse amiche del tipo “autentico”.
    Ma non voglio dilungarmi oltre: credo di avere sufficientemente espresso il mio pensiero.
    Le auguro una buona serata di inizio inverno e, qui sotto, le invio una poesia di Kavafis che mi sembra in tema. Ma forse la conosce già.
    cordialmente

    E se non puoi la vita che desideri
    cerca almeno questo
    per quanto sta in te: non sciuparla
    nel troppo commercio con la gente
    con troppe parole in un via vai frenetico.

    Non sciuparla portandola in giro
    in balìa del quotidiano
    gioco balordo degli incontri
    e degli inviti,
    fino a farne una stucchevole estranea.

    • Wanda, in certo qual modo ha ragione. Ma vede, quel che intendevo dire ha la sua prova nei fatti. Lei pensa che se non fosse vero (almeno nella maggioranza) quel che sostengo, le multinazionali avrebbero impostato tutto su questo modo di vedere l’uomo da parte della donna? Credo di no… Le donne troppo spesso abdicano al loro mondo, rinunciano all’autonomia di giudizio, e si sposano, diciamo così, con l’idea di una vita fatta di agi, uomini di potere, simboli. E’ pur vero, tuttavia, quel che lei sostiene, e cioé la completa reversibilità del principio, per cui gli uomini troppo spesso si abbandonano allo stereotipo femminile più diffuso. La differenza però è duplice: da un lato, diciamolo onestamente, attribuisco alle donne una maggior facoltà di giudizio, che dovrebbe essere messo maggiormente a frutto. Dall’altro (e a riporva di questo) le donne che hanno avuto accesso, con l’emancipazione, a certe attività professionali maschili basate su successo, carriera e denaro, una volta provato il gusto della meta raggiunta si sono ben guardate dall’intraprendere questa vita, osservando come sia monodirezionale e asfissiante (almeno se così vissuta per sempre). Insomma, ha alcune ragioni nel suo ragionamento, che accolgo. Mi pare tuttavia che le donne, per la loro maggiore razionalità e il loro maggior giudizio, hanno anche maggiore responsabilità quando si adagiano su un’idea dell’uomo che, lui stesso, non è capace di modificare.

  10. Mi sono trovato a leggerti per caso… anche io folgorato sulla via del raccordo, in un novembre del 2009..stessi pensieri, e non ti conoscevo ancora.
    Ho preso la tua stessa decisione, mollo, un ottimo lavoro, ben retribuito, multinazionale, ma un cruccio fisso, recuperare il mio tempo e il pensiero che questi sono gli anni buoni .
    Stesse passioni, la barca a vela…. magari ci si incontrera’ per mari, buon vento Simone.

    • andrea, sembra che la libertà e il raccordo anulare non vadano molto d’accordo eh?! Bene andrea, buon vento per la tua vita. ci vediamo in mare.

  11. Buongiorno! Forse un saluto mattutino e un nuovo complimento per la scelta e coerenza hanno l’effetto di un incoraggiamento a continuare anche quando fa freddo. Anche qui dove abito è arrivato l’inverno e presto ci sarà la neve. Se è compreso nel budget, la invito a venire a trovarmi per un paio di giorni. Mi farebbe piacere.

    Calorosi saluti, Anna

    PS Un po’ mi dispiace che usi termini come mutuo, tassi, ecc. per descrivere la sua attuale situazione. Per quanto possa essere dura da affrontare, troviamo nuove espressioni per descriverla!

  12. Caro Simone ho finito ieri sera di leggere Adesso Basta. E’ un libro che rispecchia molto i miei pensieri. Mi chiamo Simonetta ho 54 anni e una vita abbastanza dolorosa sulle spalle (figlio diversamente abile dalla nascita , me lo hanno rovinato al momento del parto. Adesso Andrea (mio figlio) ha 26 anni, fino ai 18 è cresciuto con me poi il padre ha deciso di prenderlo con sè ma la cosa è andata degenerando. Io adesso vivo a Roma e sono prigioniera(come se non bastasse Andrea) del mio lavoro da statale da 33 anni. Ho deciso di cambiare vita e stavo già pensando di venire in liguria (cinque terre e dintorni) per vivere al mare che adoro e avvicinarmi a mio figlio che al momento vive nei dintorni di Piacenza . Premesso che fra due anni potrò andare in pensione (57 anni di età e 35 di contributi) avendo una casa di proprietà a Roma una modesta somma di denaro in banca una liquidazione al momento dell’andare in pensione e una pensione mensile penso proprio che farò questo grande passo. A maggior ragione e dopo aver letto il tuo libro sono sempre più convinta di potercela fare. Quindi questa mia per ringraziarti di avermi ulteriormente convinto a lanciarmi in questa avventura. f.to Simonetta Confuorto

  13. Torno a casa in città dopo due giorni in campagna, con un gruppo di 5 downshifters panificatori, che vivono a Fucecchio, località IL RIMEDIO. Sono belli, veramente tutti, ragazzi tra i 30 e i 45, tutti dediti all’agricoltura, al pane, all’autosufficienza. Il bagno è uno, piccino, l’acqua fredda, una casa restaurata con le loro mani grazie al sogno di un amico, Peter PANE ( il panettiere in capo)che ne ha fatto un posto non solo sognabile ma vivibile. Fuori in lontanza sulle colline toscane alberi che si protendono verso il cielo sembra un paesaggio da Savana, poi i cani tutti affettuosi, e il gatto strappato dalla mamma che si lecca continuamente le zampine e vuole stare in collo come un bambino. Ieri abbiamo fatto le pizze a lievitazione naturale e le abbiamo servite a un gruppo di ospiti Contribuenti al sogno. E’ sempre bello ” mettere le mani in pasta”. Mi sono affacciata stamattina e sentivo l’aria che passava nelle narici pulita, fresca, non come in città. E’ bello vedere un gruppo di ragazzi che lavorano dalla mattina alla sera per fare pane, focacce, e biscotti che venderanno alle fierucole biologiche locali. E’ un sogno concreto, croccante e profumato come il pane appena sfornato, evoca anche un po’ casa, famiglia, ma è impegnativo , serio non si molla mai. Insomma è bello fare downshifting, è bello anche star da soli. Ma se trovi gente pronta a condividere il sogno, allora WOW…

    :-)s.

  14. Ciao Simone,
    posso capirti ma credo che non ci nulla di più importante che vivere in pace con se stesso!!!
    credo ,che i viaggi che hai fatto siano come se tu avessi fatto una “barcolana” tra amici per settimane e che adesso ti ritrovi nel tuo porticciolo ,solo nella tua “barchetta”……
    ti basterà poco e ti sentirai padrone del mondo!
    lo so!!!!
    un abbraccio
    Cesare

    nb scaldati!!! nessuno sa per quanto potrà farlo

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