Umane risorse…

adesso basta 6 edizioniDodicesimi in classifica sul Corriere della Sera. La “Generazione C” (Cambio Vita) continua a furoreggiare. A Natale una marea di libri-strenna ci aveva spinti indietro. “Adesso Basta” continuava ad essere ricercato, ma tanti boss dell’editoria (da Vespa al Papa) parevano aver fatto scomparire o almeno retrocedere il fenomeno. E invece no: passato Natale sono finite le vendite di un mucchio di libri, ma sono rimaste immutate quelle di “Adesso Basta”. Circa 1.800 persone lo acquistano ogni settimana. E pare che la lettura del libro sia intorno al rapporto 1:4. Come dire che le circa 35mila copie vogliono dire 120/130mila lettori. In soli tre mesi. E se continua così?

Se continua così i Direttori delle Risorse Umane dovranno prendere atto che mentre i corpi della classe portante del Paese (cioè i quarantenni, tra 30 e 50), sono effettivamente in ufficio, i loro cuori sono sugli altipiani, le loro menti sono sul grande mare. Quegli uomini e quelle donne hanno un problema: vorrebbero essere altrove, non credono più integralmente a quello che fanno e non si riconoscono nell’assunto vivo-lavoro-consumo, che esaurisce il tempo e le energie migliori.

E cosa accadrà? Chi lo sa… Certo, la relazione tra l’uomo e il lavoro va ripensata. La relazione tra uomo e territorio, tra uomo e viabilità, abitazioni, relazioni, consumi va ripensata. In troppi hanno preso coscienza che la vita, quella buona, quella che vale la pena di essere vissuta, è diversa, altrove, e non si svolge in quei luoghi. Se continua così, far lavorare gli schiavi sarà sempre più dura, farli consumare sarà sempre più difficile. Non farli sognare sarà praticamente impossibile.

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24 thoughts on “Umane risorse…

  1. Caro Simone, grazie per avermi regalato delle riflessioni così profonde e necessarie. E’ come se, leggendo il tuo libro, sia scesa dal mondo, abbia potuto osservare la mia vita fuori da me stessa ed abbia incontrato un’altra me. Quella parte di me è relegata in un angolino nella vita di tutti i giorni: ama il mare con tutto il suo essere, ama la poesia, la lettura, i paesaggi che lasciano un’impronta indelebile negli occhi. Amo la bellezza. Grazie per le letture consigliate, per le frasi che ho sottolineato e che rileggo, perchè un incontro ti può cambiare la vita, anche un incontro virtuale. Ciò che amo di questo libro più di tutto è che sposa la mia voglia di ribellione “soft”. Desidero essere me stessa in una società dell’apparenza che mi soffoca. Ma per essere davvero quella che sono dovrei scontrarmi ogni momento con il qualunquismo, con il piattume / pattume, con tutti quelli che stanno a testa bassa e si accontentano di apparire ciò che non sono. Ed è troppo difficile, ora che sono arrivata dove volevo e che amo il mio lavoro incondizionatamente. Io ho sposato il mio lavoro ed un divorzio significa lutto, sofferenza… Spero di fare il mio salto, che non corrisponde al tuo, ma lo puoi sovrapporre alla tua esperienza. E grazie per le sculture, adoro il leviatan, mi dà un senso di libertà incredibile! Buon viaggio!
    Rosanna

  2. Oddio! Ho letto qualche frase del tuo libro, a casa mia qualcuno deve averlo acquistato!
    Mi pare che molta gente dal 2001, e poi ancora dal 2011, abbia dovuto fare downshifting forzato..
    Si, ora va di moda, e molti ne parlano, perché molti sono costretti ad abbassare il loro tenore di vita se non vogliono impazzire, sclerare, dietro ai ritmi schizzofrenici della società. D’ altronde è facile aumentare i consumi, me mooolto difficile limitarli e ridurli.
    Io ho 26 anni, e sono nata facendo downshifting (oo che fortuna)… Ma questo libro a chi serve in fondo?
    Io penso che il cambiamento vero, venga da dentro..
    Non può un libro dettarti delle regole, e tu le segui.. il cambiamento viene da dentro..
    Ad ogni modo complimenti, speriamo che la tua diffusione di risorsa culturale possa aiutare un po’ di gente drogata dal sistema.. Ops (spero di non essere stata polemica)
    CIao :-))) Tanta felicità e ottimismo !!!

  3. Ciao Simone,
    sono l’uomo dell’Istat (un giorno se ti interessa ne parliamo degli indici) ed è stato veramente piacevole ed istruttivo sentirti raccontare la tua esperienza ieri sera qui a Roma (28/1). Dopo aver letto (anzi divorato) il tuo bel libro ho voluto verificare se il racconto orale mi avrebbe fatto lo stesso effetto del racconto scritto. Ovviamente la risposta è stata positiva.
    Mi hanno colpito in particolare due cose di quello che, molto amabilmente e sinceramente, ci hai raccontato.
    La prima è stata la tua riflessione sul sogno (quello concreto e realizzabile), senza il quale mi pare di capire scelte come la tua non avrebbero senso. Ebbene, credo che è proprio la vita che molti di noi conducono, le scelte più o meno consapevoli che abbiamo fatto, le regole che dobbiamo seguire, la responsabile dell’assenza o della morte di quel sogno. Riprendere in mano e rendere di nuovo vivo il sogno di ognuno credo sia il primo passo, forse il più duro da fare.
    L’altro aspetto del tuo racconto che mi ha sollecitato altre riflessioni è quello dell’ottimismo, su come ti sei dichiarato apertamente ottimista. Molti dei presenti, ed io stesso, credo siano sobbalzati a fronte di una dichiarazione così semplice e al tempo stesso così “rivoluzionaria”. Quanto esercizio e disciplina è necessaria per essere un ottimista “praticante”, cioè qualcuno che vive e opera quotidianamente con ottimismo? A tale proposito mi viene in mente una frase di Voltaire che ho appeso ad un lato della mia scrivania in ufficio e che quindi leggo tutti i giorni: “La più coraggiosa decisione che prendi ogni giorno è di essere di buon umore”.
    Ma anche se faticoso e a volte sembra impossibile, anch’io credo che un approccio ottimista sia l’unica vera via d’uscita per rendere questa nostra vita un po’ più autentica e piacevole.
    Chiudo questo sproloquio comunicandoti di nuovo il mio apprezzamento per il tuo lavoro letterario che credo darà a molti l’opportunità di riflettere profondamente su questi temi, se non addirittura una spinta decisiva a “lasciare il lavoro e cambiare vita”. Io ci sto provando.
    Un abbraccio e in bocca al lupo
    Sandro

  4. Ultima richiesta fammi sapere se hai bisogno di aiuto quando lavori come skipper sulla tua barca.
    Grazie ancora Simone per le informazioni che potrai darmi.
    Il mio address Skype mariagraziaaraneo Roma
    Ciao Maria Grazia

  5. Ciao Simone
    ci siamo conosciuti ieri alla presentazione del tuo libro a Rieti.
    Prima di tutto grazie per la coraggiosa impresa che stai intraprendendo.
    Il tuo messaggio semplice e rivoluzionario e’un grande aiuto per chi ha gia iniziato o si accinge a vivere in maniera piu’sana,umana,etc.
    Sapendo che ti arrivano molte email tutti i giorni saro’ brevissima.
    Vorrei informazioni riguardo la possibilita’ di lavorare alle Quirimbas nei mesi invernali.
    Countries Walkers ha un ufficio anche in Italia?Pensi abbiamo bisogno anche quest’anno di accompagnatori?

  6. Mirta, non siamo schiavi veramente.
    Dentro il nostro corpo, ognuno di noi e’ LIBERO.
    Libero di decidere cosa fare della propria vita.
    Dunque ha ragione Simone quando dice che possiamo scegliere LIBERAMENTE se stare a questo gioco o se giocare la nostra partita.

  7. Caro Simone..
    ho letto il tuo libro ..e l’ho regalato a Silvia, Lei una delle migliori, una di quelle “fatte fuori all’improvviso”, “non si sa per quale motivo”…come dici tu.
    E’ a pezzi, la depressione la divora giorno dopo giorno…ed io assisto a qs scempio
    quasi impotente……
    Le chiamano Good Company…….
    dove le Risorse umane sono al centro…

    ogni sera vado a trovarla
    e si spegne sempre di piu’.

    con stima
    patrizia

  8. Sul telelavoro. Come al solito in italia, si sputtana tutto svuotando dall’interno.
    Telelavoro=lavoro lontano, non on the factory ma on the home. Il telelavoro significa spostare il lavoro spostabile, cioè dipende dalla mansione: alcune si altre no. Ebbene, nell’ente pubblico dove lavoro hanno fatto un regolamento sul telelavoro che da la possibilità di telelavorare solo se devi assistere un famigliare gravemente malato invalido. Ma mica è un telelavoro, è una teleassistenza.
    Unica soluzione è mollare il lavoro.

  9. Ma questa voglia di downshifting dei meglio 40enni riguarda solo la nostra generazione in Italia oppure anche altri paesi? cioè: è l’Italia per come è messa ora (politica, clientelismo, mafiosità, familismo etc..) che ci ha tolto ogni senso al/del lavoro? oppure è un fenomeno epocale dell’occidente. Non so rispondere, però io “sento” che qua in Italia siamo messi veramente male mentre in altri peasi non è così acuto il disagio di vivere. Che ne pensate?

    • è così in tutto l’occidente benestante angelo. è il sistema ad essere fallito, e noi che ci siamo invischiati dentro.

  10. Beh non posso che essere strafelice per te!
    Un successo meritato e che fa riflettere su quanto “disagio sommerso” oltre al “lavoro sommerso” ci sia in Italia e non solo.

    Sposto l’attenzione verso un altro lido e chiedo a Simone Perotti:
    “quanto tempo io (e spero non solo io) dovrò/dovremo aspettare prima di leggerti in un romanzo?????”
    Nulla da dire sul saggio per il quale auspico ci sia un sequel che ci racconti di questa tua esperienza di qui a qualche tempo.
    Ma la mia domanda sorge spontanea essendo io soprattutto una fans del Simone scrittore oltre che saggista.
    E mi chiedevo parallelamente sono incrementate le vendite degli altri tuoi scritti?
    I lettori di Adesso Basta hanno provato a leggere i romanzi scritti da Simone Perotti?
    Anche li si trovano spunti di riflessione altrettanto importanti.
    Credetemi!!!!!!
    Un abbraccio a Simone e a tutti i lettori del suo blog.
    Paola

    • cara paola, non moltissimo. Uscirà i primi di settembre. dal 10 lavoro alla seconda stesura e poi una terza e via così. Sarà un lavoro intenso e spero che porti frutti. Dovrebbe essere il primo di una trilogia, con la nascita di un protagonista che durerà almeno tre romanzi. Una specie di downshifter alle rpese col mondo, l’amore, il mare. Di più non posso dire. Grazie dei complimenti intanto. Un caro abbraccio. s.

  11. Pensare che Milano è la città meglio cablata in fibra ottica d’Europa e nel suo sottosuolo ci sono ancora centinaia di Km di fibra non accessi ! ma cosa pensano di farci con tutta quella fibra ? c’è tutta l’infrastruttura necessaria per lanciare il telelavoro (e molto altro ancora). Invece purtroppo sono pochissimi quelli che possono fare il telelavoro, anche solo un giorno alla settimana e intanto oggi abbiamo superato da un paio di settimane le soglie di inquinamento da PM10.

  12. Luca hai centrato il problema: il datore di lavoro non si fida a non avere il “controllo fisico” del dipendente in sede. E’ solo un fattore psicologico: nessuno può garantire al datore di lavoro che un dipendente in ufficio produca più e meglio di uno “telelavorante”. Personalmente sono sicura che darei di più all’azienda se mi permettessero di lavorare da casa. Eppure il mio capo preferisce avermi qui presente per otto ore, anche se poi passo la giornata a girare su internet o giocare a bubblespinner perché di lavoro da fare ne ho poco o niente. Se io “telelavorassi” produrrei forse di più, perché sarei in un ambiente che preferisco e potrei ottimizzare i tempi morti facendo altre cose. Tutto senza togliere niente all’azienda, che è sempre comunque in grado di controllare che io svolga il lavoro e raggiunga gli obiettivi fissati. Anzi, se mi fosse offerta una possibilità simile potrei prendere in considerazione di farlo anche con uno stipendio leggermente inferiore (anche se attualmente vivo con 1000 euro al mese). Ma ciò sarebbe compensato da un mio maggiore benessere psicofisico e con la possibilità di sviluppare attività parallele (bricolage di vario tipo) che consentano di arrotondare.

  13. Io ne ho regalati almeno 6, ma temo che non lo leggeranno in 18, perdonami se “rovino” le tue statistiche … giusto uno spunto di riflessione …

    Ciao

    m

  14. Appunto, Umane Risorse, con dramma… perché se poi quel manager delle risorse umane – un pò downshifter nell’anima e nel corpo – si trova pure a dover tessere le lodi dell’azienda per cui lavora di fronte a giovani desiderosi di farsi incatenare e senza il minimo amore per la vita, allora la situazione diventa tragicomica. Una delle ultime manifestazioni di volontaria prigionia, manifestata da una donna votata alla carriera che ho intervistato è stata: se vuole sapere se voglio avere figli, la risposta è no e anzi, l’anno prossimo mi faccio sterilizzare. Pensare che le avevo chiesto se amava trascorrere le vacanze con amici o con il fidanzato…

  15. Iin fondo se gli tremerà la sedia sotto… che dire, ben gli sta… pagheranno il prezzo di essere stati sempre più “risorse” e sempre meno “umane”!

    E se te la devo dire tutta, ho la sensazione che pian piano perderanno le persone migliori, quelle che hanno cuore, passione e fantasia … rimarranno solo con tanti yes-men (and women) che non hanno ancora capito che il mondo è cambiato!

    E il valore tornerà nel piccolo, nel quotidiano, nell’originale di ciascuno di noi. Finalmente!

  16. complimenti!!!!!!!!!!!

    devi essere orgoglioso di quello che hai fatto!!!
    stai aiutando un sacco di gente ad uscire dalla nebbia.
    e tutti noi a nostra volta ci proviamo….
    chissà cosa succederà

    notte

  17. Sono d’accordo con Dona.
    Io penso che il telelavoro, oggi che c’e’ cosi’ tanta diffidenza tra le persone come mai prima d’ora, non e’ applicabile in maniera sistematica e integrale.
    Solo un manager ‘illuminato’ potrebbe fidarsi a far lavorare un suo dipendente da casa.
    Oggi quindi lo lo vedo solo come una forma di “premio” per quel dipendente che veramente si e’ guadagnato la fiducia del proprio responsabile durante gli anni.
    Lo vedo come un benefit.
    Forse sono questi sono i veri benefit che dovrebbero tenere in considerazione le multinazionali, non le auto aziendali.

    😉

  18. …in punta di piedi mi permetto di consigliarvi la visione di questo film “L’eterna illusione” di Frank Capra, un capolavoro del 1938 che motiva alla riflessione sul senso di una vita frenetica e povera emotivamente. Credo sinceramente che (anche) questo film possa toccare corde profonde del proprio animo e del proprio coraggio. Buona visione e buon pomeriggio a tutti. Lidia

  19. La corsa del libro sarà lunga lunga ed il libro o la storia del libro verrà passato ad amici e conoscenti come una fiaccola olimpica. Chi lo ha letto non si può trattenere dal parlarne con le dieci persone più vicine e magari a regalare il libro ad un amico in difficoltà, sperando che apra la mente e acquisti speranza. Così è, per me.

    Complimenti Simone Perotti, tienici caldi sull’argomento e grazie.

  20. Ciao Simone, è stato un piacere ascoltarti a Genova.
    In questi giorni mi è venuta in mente una riflessione: credo che un altro modo per migliorare il rapporto uomo/lavoro potrebbe essere lo sviluppo del cosiddetto “telelavoro”. Eppure in Italia mi pare che ci sia parecchia diffidenza. Io stessa, per quello che faccio qui in ufficio, potrei lavorare da casa con un pc e un telefono. Ma il datore di lavoro non accoglie favorevolmente questa opportunità.
    A mio avviso, questa opzione potrebbe già risolvere un po’ dei disagi di molti lavoratori.
    Buona settimana

    • ciao dona. io lo dico da anni. è assurdo. si tratta solo di corpi, non di senso, non di menti, non di progettualità… c’è un mare di lavoro da fare, e partiamo da molto indietro… a volte cadono le braccia su questioni così semplici e chiare come quella che citi tu…

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