Ancora due…

Ponza dalla Dragonara, andando al "Fieno"

Ponza dalla Dragonara, andando al "Fieno"

Oltre tremiladuecento chilometri in meno di venti giorni. Trentasei treni, e poi navi traghetto, automobili, e un po’ di strada a piedi. Circa milleduecento persone incontrate.

Grande occasione per la mia vita, incontri continui con italiani di ogni età, gente piena di sogni, passione, ascolto, parole. Gente che vive, che non si sente morta, che si sforza di pensare con la sua testa, che cambia le proprie opinioni. Gente che studia sul gran libro della propria vita. Ne ho ricavato un’opinione assai migliore di quella che avevo: c’è tanta gente in gamba, non arrabbiata, che si fa domande, che fa tanta fatica ogni giorno, senza perdere il filo.

E anche un grande Paese. L’Italia della provincia, radiosa, scorci di mondo che sistematicamente dimentichiamo, che non conosciamo in una vita intera. Sapori, odori, luci, mari diversi. Luoghi dove si potrebbe vivere bene, dove già da tempo si organizza un nuovo modo di stare al mondo, di abitare, di lavorare.

Poi l’Italia delle città, asfissiate e stanche, rumorose, monumentali, intense, che generano e distruggono energia. Le città dove tutto è più duro, dove cambiare sembra impossibile.

Ancora due presentazioni e poi… basta. Mi fermo. Torno nel mio angolo di mondo, a fare la vita che mi sono conquistato. Silenzio, libri, la scrittura del mio romanzo, le barche da pulire, la manutenzione. La solitudine. Vita, condizioni, momenti conquistati, che non ho avuto in dono dalla provvidenza, che costano paure e incertezza. Il prezzo è sempre lo stesso. Quando si decide e si parte, non si fanno saldi, nessuno sconto. Ma resiste, forte, anche la ferma convinzione di volerci provare . La speranza salda di essere su una rotta interessante, che vale la pena di essere navigata. Oggi è lunedì, un buon giorno per riconfermare una scelta. E’ anche febbraio, un buon mese per seminare tante cose nell’orto.

Tornare nel mio spazio, ogni volta, è un nuovo “no”. No alla redditizia proposta di lavoro (il vecchio lavoro…) che mi è arrivata qualche giorno fa. No a fare o dire cose che non producono benessere reale. No a vivere per consumare. No a trascorrere tempo prezioso con gente che non scelgo io. No a ripetere strade, gesti, rituali quotidiani nevrotici. No a vivere con la mappa segnata, perché il bianco sul foglio è così appassionante, così avventuroso. No alla mancanza di curiosità per gli incontri che verranno, che non sono prevedibili, che dunque mi appassionano. E poi l’orgoglio, un pizzico di orgoglio lo ammetto, per “Adesso Basta”. Migliaia di persone che lo leggono, lo apprezzano, che mi scrivono messaggi entusiasti, mi ringraziano. Per uno scrittore è un’emozione indescrivibile. Nuova forza, nuovo stimolo per scrivere.

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73 thoughts on “Ancora due…

  1. X BRUNELLO:

    Anche io ho un mio file di budget di spesa annuale, potresti condividere con me il tuo??
    se puoi puoi mandarmi una mail a l o r l o p @@ G MAIL . COM
    grazie

  2. …uhmm… Portogallo? Non ci avevo pensato: avevo scelto la Costa Azzurra (o meglio ancora, la Camargue) perché in una mezza giornata posso raggiungerla comodamente partendo da Milano, in auto.

    Il Portogallo, invece, può essere raggiunto (confortevolmente) solo in aereo, soprattutto pensando all’età che – inesorabile – avanza con dolorini e fastidi progressivamente crescenti che impediscono, di fatto, di fare lunghi viaggi in automobile.

    E poi bisogna anche pensare a chi vuole venire a trovarti: meno disagi ci sono, più volentieri (e più frequentemente) amici e familiari possono raggiungerti.

    Comunque, grazie del consiglio: farò ricerche su Internet; tanto il tempo c’è e – con il computer – sono LIBERO DI FARE quello che mi pare…

  3. Caro Simone, ho notato leggendo il Tuo blog che rispondi praticamente a tutti. Quindi immagino ti sia sfuggito il mio post (è corto corto e si è inserito tra un’accesa discussione). Lo ripropongo di seguito evitandoti di andarlo a cercare.
    Attendo con fiducia il Tuo aiuto.

    “Ti chiedo se possibile una cortesia. Come te ho elaborato un ‘budget plain’ (spero sia il termine giusto, io lo chiamo ‘il foglio della speranza’), una mega cartella excel dove sono programmati anche i miei futuri reumatismi (che tristezza!). Potrei richiedere i tuoi algoritmi (specie quelli riferiti alla svalutazione) per avere un confronto con i miei e verificare se io e la mia compagna stiamo andando nella giusta direzione?”

    Ti ringrazio e saluto.

    • ciao brunello. hai ragione, scusa. solo che sto scrivendo il nuovo romanzo e se noti non ho più risposto o quasi. il tempo è poco e la via per l’arte così lunga (mi rispose così Vassalli, un giorno, e io faccio mie con umiltà le sue parole). Allora: l’algoritmo è semplice. Io devo fare lavori vari per vivere, e quando vedo che i soldi nel borsellino ci sono smetto di fare lavori. I soldi che ho da parte non sono molti, per cui c’è un’età ben precisa fino alla quale devo lavorare per produrre denaro. Quando andrò in pensione, diciamo così, cioé quando non avrò più le energie per lavorare in barca (ad esempio) o di potare gli ulivi o tagliare la legna o dipingere facciate di case, dovrò attingere a quei soldi. A quel punto il calcolo che faccio è semplice: denaro che spendo per anno a detrimento del denaro che ho da parte, meno gli interessi a un tasso molto conservativo (ho calcolato 2% netto). Gli interessi limitano il detrimento, ma di contro va calcolato che il detrimento riduce il monte denaro su cui l’anno dopo va calcolato l’interesse: il 2%, ogni anno, vale meno. A quel punto ho l’orizzonte di quanto possono durare i miei risparmi (non molto, praticamente dieci anni spendendo pochissimo). Dunque devo lavorare fino al più tardi possibile. Ma sempre lavorando poco, solo quando serve. Solo su cose che voglio. Qui sta il difficile e il bello al tempo stesso. All’ultimo, avendo ben vissuto, sono disposto solo a nutrirmi e abitare, dunque proprio all’osso. L’inflazione non la calcolo perché facendo da me tantissime cose la annullo in termini di spesa del paniere. Il resto… è incerto.

  4. ho letto i contributi di Alessandro ed è bello vedere che anche tra i pensionati attecchisce l’idea di contrastare il consumismo e che c’è chi capisce il downshifting.
    A questo punto mi permetto un consiglio da viaggiatore: Alessandro prima di decidersi ad acquistare una casa in Costa Azzurra faccia un viaggio in Portogallo.
    E’ un paese bellissimo, fa parte della comunità europea ( quindi con tutte le garanzie che offre anche la Francia, per intenderci ), dove si mangia benissimo ed è MOLTO PIU’ ECONOMICO DELLA FRANCIA ( il costo della vita è più basso del 40 % circa, CASE COMPRESE ).
    Si può fidare: io il Portogallo lo conosco bene perchè ci ho abitato per un anno e l’ho visitato, in più occasioni, in lungo ed in largo.
    Poichè i pensionati a volte temono per la propria salute …. non si preoccupi della sanità portoghese: gli ospedali portoghesi sono ottimi ( al livello dei nostri e di quelli francesi, per intenderci ).
    Se ha bisogno di indirizzi di siti sarò lieto d indicarglieli.
    Ps io il mio downshifting me lo sto costruendo sul presupposto di andare a vivere stabilmente in Portogallo.
    Buon vento anche ad Alessandro, dunque.

  5. Cara B&B
    Leggendo il tuo blog mi si è accapponata la pelle: effetto dell’invidia (mia) o del coraggio (tuo), ai canonici limiti dell’incoscienza? Se hai letto i miei post precedenti saprai benissimo che, da pensionato, posso godere (si fa per dire) di un introito – magari piccolo – ma sicuro e che dovrà sostenermi fino alla fine, cioè per circa altri 20 anni (speranza media di vita in Italia, scongiuri esclusi, ISTAT dixit). Tu, invece, hai davanti a te quasi 50 (dico cinquanta) anni, oltre ai classici 100 che di solito si augurano a tutti.
    Il fascino di una vita vera e degna di essere vissuta, come quella descritta e suggerita da Simone, attira moltissimi giovani e, come vedi, non solo. Può quindi capitare di sottovalutare alcuni aspetti pratici, con i quali si deve, purtroppo, avere a che fare.
    Quando leggerai il libro, ti consiglio quindi di soffermarti con la massima attenzione sulla parte finale, pagine in cui Simone affronta lo spinoso aspetto economico per un progetto di vita così affascinante e comunque meritevole di considerazione.
    Sinceramente (e con immutata invidia) ti auguro in bocca al lupo!

  6. ciao Simone, credo che nei prossimi giorni andrò a comprarmi il tuo libro. Lavoro in una grande azienda, con un ruolo piuttosto alto e ben pagato. Senza laurea e proveniente da una famiglia senza cultura o possibilità economiche, ho dovuto lottare moltissimo per riuscire ad arrivare fin qui, ed è il massimo che potessi ottenere partendo da sottozero. Ho fatto anche 3 lavori insieme, per potermi mantenere, pagare il mutuo, crescere professionalmente. Oggi ho meno di 40 anni e so di “avercela fatta”. Faccio un lavoro che qualsiasi giovane laureato in marketing darebbe un braccio per poter fare. Sono persino andata alla Bocconi a parlarne, 2 anni fa. Lì, ho scoperto che se avessi potuto dire a quei ragazzi qualcosa di vero, gli avrei detto di prendersi pure 10 anni per dimostrare a sè stessi di saper giocare con le regole della società, ma che entro i 35 è necessario aver avviato il proprio progetto personale di vita e iniziare a giocare con regole proprie. Dopo mesi di incubi notturni legati alla paura di perdere il ruolo sociale, la credibilità, i soldi, e tutto il resto, un mese fa mi sono licenziata. Cosa farò tra un mese, quando scadrà il preavviso? Ho qualche sogno, una grande passione, e niente di sicuro. E’ vero, ho un marito che ancora lavora, ma pratica la “decrescita felice” da tutta la vita. E’ spartano, quasi ascetico, in ongi cosa che fa e anche lui si sta organizzando per smettere, in un paio d’anni, di fare il criceto da ruota. Non si parla di vivere senza lavorare (non potremmo permettercelo…) ma di trarre denaro da quel che si ama. Anche poco denaro va bene, perchè quando sei pieno dentro, pieno di soddisfazione per quel che sei e fai, non hai bisogno di oggettini inutili che ti diano un senso. Molti di quelli con cui parlo non capiscono: o mi considerano pazza (e aspettano che, fallendo, dimostri che loro sono dei Grandi Saggi), oppure mi invidiano da morire (e aspettano che, fallendo, gli dimostri che fanno bene a sottomettersi passivamente ad una vita di m…). Forse nel tuo libro troverò un dialogo con qualcuno che ha capito prima di me e che mi può dare qualche spunto, intanto stamane ho trovato questo tuo blog, ho letto molti commenti ai post che scrivi, e mi sono sentita meno sola. Mi pare già un bel regalo che questa giornata mi fa.

  7. …finito! Ho letteralmente divorato le 191 pagine (e oltre, compresi i ringraziamenti) in poco più di 24 ore, senza ovviamente contare il pranzo, la cena, la colazione, la pennichella pomeridiana(!) e il tempo dedicato ai “contatti” che tengo quotidianamente sui numerosi Forum ai quali sono iscritto.

    Bello: è il libro che avrei voluto scrivere, ma è soprattutto lo stile di vita descritto che coincide con ciò che vorrei fare.

    E che, tutto sommato, sono ancora in tempo per realizzare.

  8. …uhmm… leggendo il mio precedente post, forse qualcuno potrebbe pensare che le persone alle quali si rivolge Simone sono soltanto quelle relativamente(!) giovani e – soprattutto – che lavorano ancora. Che c’azzecca, quindi, un pensionato, e per giunta senza particolari problemi economici?

    Beh, smettete di credere che un pensionato non possa avere il diritto di associarsi alla schera degli adessobassisti.

    Anche noi pensionati viviamo nel tran-tran di una vita meccanica e la ricerca di se stessi potrebbe (e aggiungerei “finalmente”, dopo una vita trascorsa in modo forse non ottimale) essere più agevole se condotta al di fuori della cornice consumistica che condividiamo con le persone che lavorano ancora.
    Ritengo quindi che “Adesso basta” sia – più che altro – uno stile di vita, non limitato dall’età.

    O no?

  9. Ciao Simone,
    sto finendo di leggere il tuo libro (ho iniziato ieri pomeriggio e stamattina sono già a pag. 118) che mio figlio mi ha prestato quando ha saputo che avevo intenzione di comprarlo (morale: da me non avrai i 60 centesimi per la copia non acquistata…).

    A parte questo, penso che mi aggiungerò alla folta schiera di quelli che dicono “Adesso basta” sia perché lo sogno – come tutti, del resto – da quando ero un ragazzino – sia perché ho tutti i numeri per farlo:

    1) Sono pensionato e posso contare su un introito, fisso e infinito(!), di quasi 1.500 euro al mese.
    2) Non ho figli da mantenere.
    3) Volendo, potrei acquistare una casetta sulla Costa Azzurra (però nell’entroterra, sia perché sul mare i prezzi sono proibitivi, sia perché non mi piacciono i posti affollati). E penso proprio che lo farò.
    4) Ho una sfrenata passione per la tecnologia, ma l’ultimo PC l’ho comprato nel 2006 e l’ultimo telefonino nel 2005 (in realtà è uno smartphone).
    5) Non mi interessa seguire trend più o meno imposti: ripetendo una battuta di un celebre film (che però non ricordo) “…ho vestiti così vecchi che stanno tornando di moda”.
    6) Ti seguirò sul Blog e non è detto che magari ci si possa incontrare (abito in provincia di Milano e mi piace fare – con la mia auto del 2000 – escursioni di qualche centinaio di chilometri).

    A presto e buon lavor… oops, volevo dire buon… già: Buon che cosa? Buon dolce far niente? No, meglio un “Buon essere se stessi”!

  10. Ciao Simone,
    ho appena finito di leggere “Adesso basta”.
    Siamo coetanei (sono del 1967).
    Ho studiato lettere al Dams di Bologna. Non ingegneria. Una volta mio padre, con il quale non parlo da almeno 6 anni e che non conosce i miei due figli, ha detto, di fronte ad un suo amico che ho una laurea che non ha peso. Per peso si intende sociale. Che poi è economico.
    Comunque, mi sono costruito una vita da solo, perfino senza l’appoggio morale dei genitori. Faccio il fotografo e amo la fotografia sociale. La quale non ha mercato. Purtroppo per me continuo a praticarla perchè è una di quelle cose che porto dentro e che non mi mollerà, perchè si configura come un ossessione.
    Ho apprezzato moltissimo il tuo pensiero: fine, articolato, coraggioso.
    In esso mi ci sono specchiato. Continuerò a rileggerlo, anche per sentirmi meno solo. Con stima.
    Ivano

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