Pulsano…

748° giorno della mia nuova vita

Giorni di solitudine e silenzio. Il mio ‘adesso basta’, lo ricordo bene, è stato pensato per questo. Vita essenziale, orto, lavori alla casa (la ristrutturazione va avanti), lavori al porto, ma soprattutto scrittura. Ho ripreso a scrivere, a lavorare al romanzo. Ora per la prima volta ho una data di consegna. Mi fa piacere, non mi pesa. Mi aiuta nella disciplina.
Mi alzo tutte le mattine alle 6.00. Caffè, una fetta biscottata col miele e inizio a lavorare. Scrivo nel silenzio assoluto, nella solitudine totale (neanche un passante sulla via, intendo), fino alle 9.30, le 10.00 al massimo. Poi lavori nel bosco. Poi alla casa. Camino acceso. Dopo pranzo scrivo ancora, ma poco. La magia dell’alba è andata, si può solo correggere, cambiare frasi, specializzare parole, non creare. Nel tardo pomeriggio leggo. Sto rileggendo tutto Sciascia. Che bella riscoperta. Ieri anche un breve racconto di Jack London, “Il Discendente di McCoy”. Quando me lo chiedono scrivo un articolo, come quello che uscirà su Panorama, o su Yacht and Sail, sul Giornale della Vela.

Non faccio del male a nessuno. Non faccio rumore. Non ingorgo il traffico. Non compro roba inutile. Non vado in posti dove non ha senso andare. Non frequento chi non voglio. Non ascolto cose che mi urtano. Inquino il meno possibile. Mi informo il minimo possibile, per sapere cosa accade nel mondo. Se posso dico la mia, altrimenti fa niente. Un lettore mi chiede se così non mi tiro fuori dalla mischia, se così non lascio fare ad altri. Sì, un po’ sì, in questa fase della mia vita non saprei cosa fare di persona, fisicamente. Quel che posso fare è scrivere, e quando ho presentato il libro ho parlato. Di questo, di “Adesso Basta”, di quello che è, di cosa farne, perché. Questo è il mio contributo. Basso, alto, non lo so. Ma ora non è questo che penso. Cerco di capire un po’ di più di chi sono, di cosa accade qui, ciò che diamo per assunto, per ovvio, vivere, respirare, per cosa, per dove, in che modo. Io queste cose non le so. A volte le intuisco, e subito diventano pagina. Senza saperne di più non saprei comunque che fare. Come contribuire prima di aver fatto strada su questo sentiero? Dicendo cose vaghe? A caso? Ispirandomi a ideologie e pensieri non miei? Accalorandomi su che? No. Prima qui. Poi semmai altrove. E qui, dentro, c’è così tanto che non so. E poi io scrivo…

La mente si abitua a non pensare quando c’è rumore. Tra la gente abbiamo a mente cose specifiche, persone, cosa dire loro. E’ come utilizzare solo la corteccia, la parte esterna. Da soli, a lungo, il pensiero prende un altro ritmo. Ci mette un po’, poi scava, divaga, si concentra. Tocco memorie impensate da anni, ricordo cose che neppure sapevo. Quando mangio, penso. Da giorni sto quasi digiunando, sia per smaltire eccessi precedenti, sia perché mangiare poco è un altro modo per sentirsi di più. Poco cibo, mangiato con calma, a piccoli morsi. Sembra tanto, ha un sapore diverso, sazia. Mangio verdure e pesce, soprattutto. Oggi al mercato vendevano le seppie a 4 euro, minimo storico. Ne ho comprato un chilo, mi basterà per molto.

Anche il tempo è diverso. Il tempo atmosferico. In una casa di pietra si sente tutto, ogni minimo cambiamento. Da due giorni c’è sentore della nuova stagione. Guardarla minuto per minuto riempie le giornate. E’ sorprendente vedere come ciò che sembra immobile si muova, in realtà, si evolva. Visibilmente intendo. Bisogna solo fasare il nostro tempo su quello della natura.

Giorni speciali questi. Il romanzo che si sviluppa. Il pensiero dei personaggi, le loro vite. Sono persone reali adesso, come avessero carne e parola. Li conosco, potrei descriverveli, giurare di averli visti ieri, o stamani. Vedo nei loro cuori, so se mentono o no, conosco le loro intenzioni. Di alcuni ho paura, altri li difenderei da ogni periocolo. Li sogno, a volte.
La storia che sto raccontando non esisteva, ora c’è. I suoni, le parole, i gesti, una fuga, un inseguimento in mare, lo sguardo di un uomo e quello di una donna, un grande amico. Cose concrete, che pulsano. Difficile spiegare.

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52 thoughts on “Pulsano…

  1. * Luigi: la seconda parte del tuo ragionamento (”io libero perché altri schiavi”) presuppone l’esistenza di un sistema a noi imposto. Uscirne vuol dire “disertare” e lasciare che altri, schiavi che non possono/vogliono farlo, portino il peso aggiuntivo (tasse, etc…) Poiché è un sistema profondamente malato e corrotto, queste persone, maggiormente gravate, sono anche coloro che percepiscono un reddito buono o sicuro, e quindi sono… fortunate. Che follia.
    Ma se questo è vero, e credo lo sia, cade la prima parte del tuo ragionamento, la “Società più libera mai esistita”. Forse è meglio parlare di “società con più schiavi beneficiari di ore d’aria”. C’è difficoltà ad immaginare qualcosa di diverso. Siamo così sprofondati in idee non nostre che diventa impossibile anche sognarlo un mondo migliore.
    La tecnologia permette di superare agevolmente i vincoli di cui parli. È l’avidità umana a rendere tutto difficile, impossibile.Il “sistema” è l’avidità fatta carne. Uscirne, senza troppi danni, significa salvarsi, sopravvivere, o meglio, finalmente, vivere. Disse un predicatore: “Ci sono tanti morti che torneranno a vivere, ma anche tanti vivi che sono già morti”.

    * Luca: http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Jevons, conosciutissimo, ovvero, se scopri un modo di sfruttare meglio l’energia, i consumi di energia aumentano invece di diminuire. Quindi non si tratta di un problema “tecnologico”. La “vera” tecnologia è nel cervello umano. E nella sua capacità di moderazione. “Perché devo limitarmi?” chiese un manager esaltato, affamato di riconoscimenti. Perché l’uomo non è Dio. Una semplice frase, compresa solo da chi guarda con onestà alla propria esperienza di vita. E ne riconosce sia la bellezza, sia i limiti.

    Ciao a tutti.

  2. * Luigi: la seconda parte del tuo ragionamento (“io libero perché altri schiavi”) presuppone l’esistenza di un sistema a noi imposto. Uscirne vuol dire “disertare” e lasciare che altri, schiavi che non possono/vogliono farlo, portino il peso aggiuntivo (tasse, età…) Poiché è un sistema profondamente malato e corrotto, queste persone, maggiormente gravate, sono anche coloro che percepiscono un reddito buono o sicuro, e quindi sono… fortunate. Che follia.
    Ma se questo è vero, e credo lo sia, cade la prima parte del tuo ragionamento, la “Società più libera mai esistita”. Forse è meglio parlare di “società con più schiavi beneficiari di ore d’aria”.
    Noto ovunque la difficoltà ad immaginare qualcosa di diverso. Siamo così sprofondati in idee non nostre che diventa impossibile anche sognarlo un mondo migliore.
    La tecnologia moderna permette di superare agevolmente i vincoli di cui parli. È l’avidità umana a rendere tutto difficile, impossibile.Il “sistema” è l’avidità fatta carne. Uscirne, senza troppi danni, significa salvarsi, sopravvivere, o meglio, finalmente, vivere. Disse un predicatore: “Ci sono tanti morti che torneranno a vivere, ma anche tanti vivi che sono già morti”.

    * Luca: http://it.wikipedia.org/wiki/Paradosso_di_Jevons, conosciutissimo, ovvero, se scopri un modo di sfruttare meglio l’energia, i consumi di energia aumentano invece di diminuire. Quindi non si tratta di un problema “tecnologico”. La “vera” tecnologia è nel cervello umano. E nella sua capacità di moderazione. “Perché devo limitarmi?” chiese un manager esaltato, affamato di riconoscimenti. Perché l’uomo non è Dio. Una semplice frase, compresa solo da chi guarda con onestà alla propria esperienza di vita. E ne riconosce sia la bellezza, sia i limiti.

    Ciao a tutti.

  3. Grazie Giovanni, ho letto qualche recensione relativa al libro che mi hai indicato ed e’ un libro che acquistero’ sicuramente. Libro x Libro ti segnalo “atomo sociale”.
    Onestamente spero che non ci sia nessuna “guida” depositaria della verita’, mi ricorda periodi non meno cupi del medioevo.
    Generalmente amo vedere la luce in fondo al tunnel e non il buio intorno, per cui mi piace pensare che il pattern “Perotti” non sia applicabile su larga scala, ma,(ne ho gia’ parlato in un precedente post) un lento e diffuso downshift che riporti su giusta scala i valori umani. In fondo il muro di Berlino non e’ crollato nel 1989 ma ben prima con il passaparola di quello che c’era oltre quel muro. (I centri commerciali sig!!).
    Oggi dobbiamo solo diventare consapevoli che oltre al muro di vetrine degli stessi centri commerciali c’e’ il rumore del silenzio e una vasta gamma di alberi ogni giorno diversi.

  4. @giovanni: mi faranno fuori?! probabilmente si o probabilmente farò io fuori loro; non lo so.

    So che quando non avrò più certi stimoli cambierò e ne troverò altri, forse andrò con uno dei miei migliori amici in un isola delle baleari a lavorare nel suo ristorante o forse metterò insieme ciò che ho costruito e ciò che ha costruito la mia famiglia e vivrò a consumi zero.

    L’altra cosa che so è che sono in grado di rialzarmi e ricominciare.

    molti anni fa ho letto la poesia IF di kipling e questo pezzo mi ha sempre toccato il cuore

    “…If you can make one heap of all your winnings
    And risk it on one turn of pitch-and-toss,
    And lose, and start again at your beginnings…”

    nella vita penso che si debba pensare in questo modo…

  5. A proposito delle persone che possono vivere di rendita, ma vi faccio notare che ci sono persone che di “passioni” non ne hanno neanche una oltre al lavoro. Io ho colleghi che mi scrivono mail anche di notte perchè durante il giorno dicono che non hanno tempo, per confermarmi dei dati o chiedeeremi delle informazioni eccetera eccetera. Ma sono persone che la di la del lavoro non hanno NULLA! Niente curiosità, niente interessi, niente passioni, niente vita. N I E N T E. E sono proprio quelli che quando arriva finalmente la pensione si affannano a trovare subito una sistemazione presso qualche cliente o conoscente, perchè senza il lavoro, che ormai è diventata la “linfa vitale” sono persi …. poveretti. Mi fanno pena. Ma perchè? Ambizione, sapore di potere, prestigio…

  6. @ Giovanni

    Bravo Giovanni ! Era proprio li’ che volevo arrivare.
    Ci sono cose (la salute, la natura, la famiglia, gli amici, la moglie, i figli) che non sono convertibili in denaro, che non sono quantificabili in un file di EXCEL, come fanno i manager…che sono peggio di san tommaso : se non vedono non ci credono.
    Gli uomini di questa epoca hanno dimenticato il valore della FEDE.
    Cos’e’ la fede ?
    Credere in una cosa anche se e’ invisibile ai nostri occhi.

    E un’ultima considerazione : i soldi vanno e vengono.
    Il tempo che regaliamo a persone/cose inutili , quello invece non torna piu’.

  7. @ Daniele2: proprio per evitare un “medioevo prossimo venturo” (come profetizzava anni fa Roberto Vacca) occorrono persone in grado di guidare il processo, proprio perchè hanno fatto una scelta consapevole.
    C’è chi sostiene (Jared Diamond, “Collasso”, consiglio a tutti di leggerlo) che l’impero romano è imploso proprio per ragioni termodinamiche, cioè perchè aveva consumato più energia di quanta il suo ambiente era in grado di rigenerare in termini di risorse ambientali (leggi: alberi per la legna da costruzione, risorse minerarie, risorse umane >> schiavi per la manodopera a buon mercato, etc.).
    Oggi sembra che ci troviamo in una situazione simile su scala planetaria. Ma c’è più consapevolezza diffusa, soprattutto dal basso, ed in qualche caso anche dall’alto (Obama, Al Gore, e, perchè no, anche Ratzinger, che a me sta sulle p…e). E ci sono i Perotti, che diffondono il verbo che un’altra vita non solo è possibile, ma anche desiderabile e più sostenibile.

    @ Luca
    Non credo che stiamo qua a dire alla popolazione mondiale di stare al buio, al freddo e spaccare la legna nel bosco (a parte che il 70% della medesima già è in queste condizioni, se non peggiori…)
    Credo che stiamo dicendo che forse si può vivere e lavorare anche senza correre ovunque in automobile, in aereo, senza sprecare le nostre vite nel traffico, senza massacrare le nostre famiglie perchè non abbiamo tempo da dedicar loro, senza convertire sempre il tempo in denaro ed il denaro in tempo secondo un’equazione perversa.
    E che facendo questo si sta meglio di testa e corpo, e si diminuisce l’impronta di ciascuno di noi sul pianeta.
    E in questo l’utilizzo efficiente dell’energia e le nuove tecnologie c’entrano eccome! Basta pensare a cosa si può fare con la rete…

    @ Galla:
    certamente non sarà il tuo caso, ma in media le persone in gamba come te non arrivano in azienda all’età della pensione; tra i 50 e i 55 anni vengono “scivolate” fuori. Costano troppo e, se non sono arrivate al vertice, sono ingombranti, scarsamente motivabili e conoscono tutti i trucchi del mestiere… Pericolose mine vaganti.
    Meglio costruirsi per tempo una attività propria!

    @ me: ma quanto sono imbecille io, che scrivo infervorato tutte ‘ste cose e poi guardo l’agenda delle prossime due settimane e mi viene mal di stomaco!!!!

  8. Lavoro, corro, visito clienti, sprono i miei collaboratori a fare sempre del loro meglio, a dare il massimo e io a dare loro il mio massimo…

    Ieri 5.00 e poi a malpensa volo a catania, riunioni, clienti… arrivo a casa alle 23, questa mattina in ufficio preparo il lavoro per domani e giovedì, domani mattina di nuovo alle 5 poi di nuovo malpensa, di nuovo clienti, riunioni…. la prossima settimana lo stesso ma senza aerei…

    Quando non sono in giro lotto in azienda per ottenere quello che in qualunque altra impresa arriverebbe più facilmente

    Chi me lo fa fare? la soddisfazione dei clienti che grazie a me guadagnano di più (e comunque guadagnerebbero un botto anche senza di me) crescono e hanno un’ottima opinione di me e sopratutto della mia squadra; creo qualcosa che non esisteva, raccolgo l’interesse del mondo universitario… dimostro il mio valore.

    I soldi? probabilmente meno di quelli che merito ma sufficienti per soddisfare i miei bisogni e le mie passioni; forse un buon compromesso o forse no.

    So solo che grazie a Simone ho capito alcune cose, non continuerò così per sempre (o per lo meno fino alla pensione) e la vela devo viverla con più intensità; devo coltivare le mie passioni!

    In tarda primavera andrò nel mare del nord in barca a vela o forse farò il golfo cdi biscaglia in atlantico; a gennaio andrò in barca a mar del plata e sto cercando la possibilità di fare “cabo de hornos” l’everest dei velisti.

    Questo da un senso a quello che faccio. E per questo ringrazio Simone che mi ha aperto gli occhi.

    buon vento

    Galla

  9. ciao a tutti ho appena sentito alla radio l’argomento donne e maternità di cui avete aperto una finestra negli ultimi post.
    premettendo di non essere in accordo con l’usa e getta dei dipendenti o collaboratori che dir si voglia.ma pur mantenendo un comportamento serio,nei termini legislativi e il più umano possibile,in questa società dove morte tua vita mia e il contrario,una situazione produttiva basata sull’impiego totale o quasi totale di donne per loro naturale predisposizione o per dettami culturali(questo è un lavoro da donna),trovarsi per un anno e a volte anche di più senza parte della propria forza lavoro è un problema di difficile soluzione.
    ciaoo

  10. Libro consigliato sul DS.
    VIVERE DI RENDITA di Cesare Valentini, ed. IntraMoenia.

    Sono 12 eurozzi ben spesi.Tratta di come vivere di rendita per essere liberi di fare quello che ci piace ovvero il DS mandando affangala tutto il bruttume. Una analisi approfondita e tecnica della costruzione della rendita mobiliare, immobiliare fatta da uno che la faceva di professione. Certo, se manca il danè/capitale iniziale, è impensabile vivere di rendita.Il barbone d Treviri detto Marx mica raccontava favoline sull’accumulazione capitalistica iniziale 🙂 Ma se c’è, non è vero che servono cifre a 6 zeri. La rendita può sostituire parzialmente il reddito da lavoro e, quindi, rendere possibile il part time liberatorio che vogliamo.
    L’autore – un consulente finanziario – era uno di noi.La pensava come noi. Ha fatto il DS prima del Perotti, ma non ha avuto la sua notorietà. Anche lui milanese, ottimo lavoro fisso, a 45 anni scala di marcia: molla Milano, il lavoro fisso, e armi e bagagli moglie e bimbo, si trasferisce a Camogli. Vivrà con un lavoro part time,anche la moglie; il resto del tempo è libero per passeggiare al mare giocare a scacchi oziare etc..
    Non è presente nella bibliografia del Adesso Basta di Perotti. L’ho letto. Utile per chi non è avvezzo alla finanza. Lo consiglio.E’anche divertente a volte.Sposa in pieno la filosofia DS antiKonsumismo. L’autore – anche lui amante del mare come il Perotti… sarà che il mare libera inside? – era uno di noi perchè da poco è morto improvvisamente a 52 anni. DS o non DS è con l’impermanenza della vita che dobbiamo confrontarci. Ma una cosa è sicura: col suo DS, Cesare Valentini è come s’avesse vissuto 3 volte gli anni che gli son rimasti. Orsù, se c’attende la signora morte, che si faccia senza indugio il DS. Dimostratemi il contrario.

    • Infatti mi ha sempre stupito questo fatto. Ma chi ha soldi e può vivere di rendita, perché continua a lavorare? Se io li avessi avuti mi sarei messo a scrivere romanzi immediatamente. E ora, se potessi vivere di rendita, andrei in barca bello contento senza pulrile, fare trasferimenti etc. I ricchi sono strani a volte…

    • lo segnalava anche francesca e anche giuseppe mi aveva scritto via email. Sono sconcertato. Ma ne conosco tante di queste storie. In una prossima cosa che scriverò ne parlerò, anzi se avete storie di ordinaria follia aziendale fatemele sapere. La cosa più avvilente, però, ha ragione Francesca, sono alcuni commenti. Schiavi che difendono il padrone… E’ imbarazzante per le loro anime…

  11. A proposito di sistema, tasse e risorse pubbliche…. Simone, un downshifter va a votare alle elezioni?
    Io sento che la politica sia uno strumento estremamente importante eppure faccio sempre più fatica a dare una preferenza a persone che non mi rappresentano più, di cui non provo più alcuna stima, che mi corteggiano solo per conquistare il potere.
    Come vi ponete voi di fronte a tutto questo?

    • nicola sono in imbarazzo anche io. Il voto è un diritto fondamentale. Io sento la responsabilità di farne buon uso, perché c’è gente che è morta per garantirmi questo diritto. Eroi di cui non sappiamo niente (però sappiamo tutto di Che Guevara… Nessuno ricorda il nome di un comandante partigiano che abbia combattutto o che sia morto nella sua zona, dove vive lui. Incredibile. Ma la scuola dov’è?). Però il voto è un diritto sia nel votare sia nel non votare. E’ un messaggio, non votare. Significa dire: “Non mi rappresentate, non site dignitosi, non posso votarvi”. Se non fossi sicuro che non votare aiuta il potere a fare quello che vuole non voterei. Alle ultime elezioni non ho votato, per la prima volta in vita mia. Ero schifato dalle vallette in lista, di qua e di là. E di molte altre cose. Ero d’accordo con l’appello di Severgnini a non votare. Stavolta non lo so. C devo pensare. Certo è un problema serissimo, insieme alla scuola è IL problema.

  12. A proposito del sistema insensato che ci circonda, vi consiglio di leggere questo articolo:
    http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_febbraio_22/io-manager-tradita-dall-azienda-dopo-parto-costretta-a-licenziarmi-1602513585202.shtml

    prima ti spremono come un limone, poi ti buttano via appena ne hanno l’occasione. Ma la cosa più sconsolante sono i commenti dei lettori che sono da parte dell’azienda e non della persona. Che squallore umano. Siamo arrivati a questo (ed a molto peggio, ma non finiamo mai di scavare).

  13. Io credo che a furia di parlare solo di downshifting si diventi poco obbiettivi e si passi da un estremo all’altro.
    Da secoli l’uomo costruisce manufatti e macchine per avere le stesse cose facendo meno fatica.
    Ora che siamo circondati da macchine e che il problema della fatica l’abbiamo risolto, dobbiamo risolvere quello dell’energia.
    Non credo alla semplice equazione che basti privarsi delle cose per risolvere tutto.
    Simone lo fa per ‘spezzare il circolo vizioso’ , ma non la vedo una soluzione praticabile su scala globale.
    Provate voi a dire alla popolazione mondiale di stare al buio e senza riscaldamento…e di andarsi a spaccare la legna nel bosco…
    Una grossa rivoluzione c’e’ stata nell’avere le stesse cose facendo meno fatica (rivoluzione industriale).
    La vera sfida e rivoluzione dei prossimi anni, sara’ quella di avere le stesse cose consumando meno energia.
    E’ troppo semplice consumare di meno spegnendo la luce e andare a spaccare la legna nel bosco.
    Questo lo facevano gia’ i nostri antenati secoli fa…
    Allora se torniamo indietro l’evoluzione dove sta ?
    Secoli e secoli di scoperte e invenzioni non sono servite proprio a nulla ?
    Gente come Marconi, Edison, e compagnia hanno perso il loro tempo ?

    Secondo me no.
    Bisogna comunque andare avanti.
    La storia lo dimostra.
    La tecnologia diventa sempre piu’ efficiente, sempre meno sprecona.
    E’ la gente ad essere diventata sempre piu’ sprecona, perche’ e’ il sistema a volere proprio lo spreco come ‘motore’ dell’economia.
    Non dobbiamo rinunciare all’evoluzione umana, spirituale , il che implica anche quella tecnologica.
    Se ci chiudessimo tutti in casa con la luce spenta, che mondo verrebbe fuori ?

  14. Molto interessante questo scambio, personalmente penso che il downshift come inteso da Giovanni non si possa accostare a quello di Simone che e’ frutto di una scelta consapevole.
    Personalmente penso che l’ipotesi di Giovanni sia purtroppo la piu’ verosimile, e la accosterei di piu’ a quello che in passato e’ stato il medioevo. Oggi i “Romani” siamo noi.

  15. Ciao Simone e ciao Luigi,

    ho letto con molto interesse il vostro scambio di idee perchè il “dubbio” di Luigi me lo porto dentro da tempo.

    A maggio 2010 saranno 12 anni che ho lasciato anticipatamente il mondo del lavoro con la convinzione che c’era qualcosa di radicalmente insensato in quello che facevo ma anche con la consapevolezza che il livello superiore di libertà che avevo deciso di perseguire era in qualche modo pagato anche da qualcun altro.

    La questione per me è tutt’altro che risolta e sono grato a Simone, più ancora che per il suo libro che ho letto e appunato (ricordi che a Sesto S.Giovanni mi hai dovuto far la dedica in coda…) per questo blog che sta diventando per me un appuntamento familare.

    Ciao e grazie

    • Giovanni, Luigi, Filippo… Dimenticavo anche di dire un’altra cosa: perché Luigi lavori, e con lui tutti, perché io e tutti abbiamo salute e servizi col nostro standard, occorre ad esempio che ci siano i due terzi del mondo che muoiono di fame, non hanno niente, vengono sfruttati. Non dimentichiamocelo, il discorso è un po’ più ampio del nostro mondo, qui, ora. Quando io parlo di consumare meno, di impattare meno, di tirarsi fuori, di essere disposti a studiae un mondo con standard di servizi anche molto inferiori, trasporti inferiori, più lenti e rarefatti (altro che TAV!), minori merci, minore sviluppo, minore elettricità, minore tutto, mi riferisco anche al fatto che un mondo come il nostro, che sfrutta tutto, pianeta e uomini, in modo coloniale, indiscriminato, fomentando dislivelli e ingiustizie, va rallentato. Mi piace quel che dice Giovanni, e cioé che sarà il mondo, cioé noi tutti come sistema, a dover fare downshifting prima o poi. Non si parla di questo da Rio e Kioto in avanti? Un saluto a tutti. Casa mia in questo momento ha in funzione solo il frigorifero (tripla A+, dunque a basso impatto). Il computer sta andando a batteria. Le luci sono spente, il riscaldamento non c’è. Non ho acceso neanche il camino, mi sono coperto molto. Mi pare di essere fuori dalla mischia così. Si sta bene…

  16. Beh, Simone e Luigi, direi che qui c’e’ il nocciolo della questione.
    Io so di lavorare troppo (probabilmente il doppio di quanto lavorava mio padre), e so anche che praticamente tutto quel che guadagno (non proprio pochissimo) lo spendo.
    Non esattamente in cose futili, ma certamente una grossa fetta del mio reddito se ne va in cose di cui non avrei bisogno se non facessi la vita che faccio (automobile, colf, doposcuola per i bimbi, palestra, etc.)
    pago anche un’esagerazione di tasse, perche’ non posso evadere nulla (ma credo che pagherei anche potendo evadere…), e devo dire che non mi infastidisce affatto che uno come Simone possa permettersi di utilizzare i servizi che io pago con le mie tasse pur pagandone lui poche o punto.
    Semplice, ha un reddito basso.
    In realta’ il problema e’ che il nostro sistema si basa sulla crescita economica indeterminata. Tutto, dalla finanza alla produzione industriale, al bilancio dello Stato, tutto e’ costruito sul quel presupposto. La crescita alimenta le aspettative, finanziarie e professionali. Fa si’ che le banche e gli investitori istituzionali investano, che le persone, le aziende e gli stati si indebitino, confidando in un futuro piu’ ricco, durante il quale l’investimento sara’ remunerato, il debito potra’ essere pagato e via dicendo.
    Abbiamo visto che disastro ha combinato un anno senza crescita!
    Banche che saltano, imprese che falliscono, milioni di disoccupati.
    Bene, peccato che la crescita non ce la possiamo piu’ permettere. Perche’, a quanto pare, ai livelli ed ai ritmi di oggi, e’ incompatibile con il pianeta.
    Come la mettiamo, quindi?
    E’ il mondo intero che dovra’, bene o male, prima o poi, fare downshifting!
    E dovremo cominciare noi occidentali, naturalmente, perche’ siamo quelli che possono fare la differenza.
    Consideriamo che per un Simone (o un Giovanni) che rinuncia ai suoi livelli di consumo di risorse ambientali – faccio 60.000 km all’anno, ad esempio, prendo un sacco di aerei e “brucio” un cellulare ed un laptop ogni 10-12 mesi – probabilmente ci sono 100 Ruandesi che possono aumentare i propri, a parita’ di impatto globale sul pianeta.
    Non so come, ma occorrera’ trovare una sostenibilita’ del sistema, anche a livello reddituale, tributario, finanziario, infrastrutturale e dovremo partire da qui. Non possiamo certo aspettarci che lo facciano i Cinesi…
    Personalmente penso che il declino economico e industriale dell’Europa (con la nostra povera Italia in pole) agira’ da driver in questo senso. E spero che persone come Simone possano, qui e la’, aprire spiragli per chi vorrebbe ma non ce la fa, per mille motivi, primo fra cui la paura.
    Agire come catalizzatori di un’innovazione nello stile di vita, come piccoli punti di riferimento per chi e’ in ricerca di motivazioni, idee, sostegno.
    Per questo penso che Simone faccia bene ad andare in televisione ed in giro a parlare di se’. Per questo in un post qualche tempo fa ho parlato di un “monachesimo laico postmoderno”, che ci guidi fuori dalla nuova barbarie del nostro tempo.
    Grazie Simone, e grazie anche a tutti i frequentatori di questo blog, e scusatemi se sono stato cosi’ lungo.

  17. ho inziato il tuo libro che dire fantastico in piu ho voluto assaporarlo per una brve vacanza in liguria a tornare a casa e stato tristissimo indescrivibile il mare da una forza a tutto..e un piacere leggerti…anche se percorri la terra tutta intera non troverai mai pace se non sul mare,che da parte sua non ha mai pace.par lagerkvist…..

  18. Ciao Simone,

    Ho da poco terminato di leggere il tuo libro e rinnovo i complimenti che ormai ti hanno fatto tante persone per il coraggio di questa scelta di vita.

    Permetti però di dissentire su alcuni ragionamenti che fai sulla società moderna che mi suonano un po’ tropo demagogici.

    Spesso dipingi nel tuo libro questa società consumistica, dove i ritmi sono diventati ormai forsennati in tutto (dal lavoro al tempo dedicato agli affetti) come qualcosa da cui sfuggire per riscoprire i veri valori della vita, per riscoprire la libertà.

    Permettimi di fare due precisazioni che possono essere utili a tutti (almeno per capire cosa significa più precisamente fare downshifting in una società come la nostra)

    1 – L’attuale società dei Paesi Occidentali è quanto di più vicino alla libertà sia mai esistito sulla faccia della Terra e tu caro Simone ne sei la dimostrazione: la società moderna offre l’OPPORTUNITA’ di lavorare e di fare successo, la società moderna offre l’OPPORTUNITA’ di fare downshifting, la società moderna offre la possibilità di scegliere! Sfido chiunque a trovare una società in qualsiasi luogo geografico o epoca che garantisca le stesse opportunità di scelta di vita a ciascuna persona.

    2 – Il downshifting è possibile solo nella società moderna: (non fraintendermi è ovvio che per scalare marcia occorre aver vissuto coi ritmi tipici della società moderna, ma non intendo questo!). Una delle cose più belle da riscoprire facendo downshift è che per vivere non servono diverse migliaia di euro al mese ma molto, molto meno! Questo è verissimo, però non dimentichiamoci che lo Stato ci offre una serie di servizi pagati dalle sole persone che continuano a vivere le vecchie vite da lavoratori stressati (più lavori, più guadagni, più paghi tasse) e che anche il downshifter utilizza senza pagare nulla o riducendo il suo contributo (proporzionalmente al suo stipendio): le strade che percorriamo tutti i giorni in macchina sono mantenute dai lavoratori, la sicurezza garantita dalla Polizia è pagata dai lavoratori, la sanità pubblica è pagata dai lavoratori, le scuole, la protezione civile, il controllo e la pulizia dei nostri mari, dei nostri boschi e chi più ne ha più ne metta… fare downshifting significa poter continuare a vivere dignitosamente solo fintantochè la stragrande maggioranza della gente continuerà a lavorare, a produrre, a pagare tasse e finanziare i servizi pubblici

    Ci tenevo solo a fare queste precisazioni perché mi provoca un notevole fastidio deprecare la società moderna consumistica quando è solo grazie ad essa che oggi abbiamo la possibilità di fare downshift.

    A presto

    • Luigi grazie del tuo commento, arguto e molto corretto.
      Consentimi di dirti cosa ne penso:
      1. Hai ragione, c’è libertà di up e di downshifting. Il problema è che se, come io e te sosteniamo, è perfettamente a nostro appannaggio la scelta, è pur vero che decidere di rallentare il ritmo e cambiare vita è un gesto che richiede enorme coraggio in quanto la società così com’è costruita oggi dissuade, mescola le carte, rende ogni cosa difficile, invita a non mollare. Insomma, la libertà di cambiare ce l’abbiamo, ma SOLO dopo aver fatto un lungo lavoro per combattere condizionamenti, simboli, e l’egemonia dell’attuale sistema economico-sociale che li ha orditi. Cosa affatto semplice. Ti dirò che è talmente difficile che la libertà di cambiare, che pure c’è, come dimostra chi l’ha fatto, sembra quasi non esserci. Il tuo punto è dunque socio-politicamente corretto ma prevede forza, coraggio, costanza, conoscenza di sé a livelli molto alti (quelli verso i quali io invito il lettore), senza i quali è durissima smettere e cambiare. E’ come dire che una corsa di cavalli drogati offre teoricamente la possibilità, per un cavallo sano, di correre e vincere, ma dovrà correre più veloce dei concorrenti drogati, dunque dovrà fare un “di più” enorme per vincere. La libertà di vittoria c’è. Le stesse opportunità di scelta e di concorrenza no.
      2. Hai ragione su questo punto. Alcuni servizi fondamentali sono offerti da chi lavora. Io non sostengo che in un mondo ideale dovrebbero tutti smettere. Io credo due cose: a) volevo più libertà e ho cambiato vita per ottenerla. Facendo questo produco molto meno reddito comune, è vero, anche se ne produco. Dunque pago le tasse (poche) proporzionate al mio reddito (bassissimo). b) Il “give up”, il mollare, per me ha sapore anche di protesta, di tentativo di indebolire questo siste,a. Quel che vorrei è un sistema più umano, in cui si lavora e si produce in altro modo, con tempi diversi, organizzazione della cosa pubblica diversa, retribuzioni e tasse diverse. Ma per farlo credo che l’unico modo sia indebolire il sistema da fuori, non lottare da dentro. uesto sistema capisce solo le cattive, e la peggiore, la più cattiva, è uscirne. Fino a che non ne esci non stai di fatto veramente lottando, rifiutando, almeno in gran parte, il sistema. c) occorre anche pesare le cose: le autostrade tu le paghi a prezzo pieno, ma il servizio è quasi sempre, da decenni, ridotto a meno di quello che dovrebbe. Lo stesso dicasi per i trasporti su rotaia, idem per tante altre cose come la scuola, che paghiamo ma è spesso insufficiente, la ricerca, etc. E questo deriva dagli sprechi, dalla corruzione, dalla cattiva gestione. Se quei soldi venissero salvati (come gli sprechi nelle aziende) potremmo tutti contribuire meno (con lavoro e tasse) per avere servizi migliori. Dunque in un certo senso, se è vero che contribuendo meno usufruisco di servizi pagati da chi contibuiva di più, è altrettanto vero che chi contribuisce di più paga troppo per servizi che dovrebbero essere migliori e costare meno. e) a parte la sanità i servizi di cui uscufruisci li pago eccome, ahimé: autostrade, treni, comunicazione… cos?è che non pago? In effetti i servizi offerti dalle tasse (che peraltro pago) sono ben pochi. e) In ultimo, io non mi riconosco del tutto nel sistema con tutti i suoi servizi. A parte la sanità, la luce nelle strade, la sicurezza e poco altro, io ci starei a viaggiare meno, a viaggiare mettendoci molto più tempo, a comunicare meno, a non avere una serie di servizi, a non acquistare auto perché lo Stato stoppa gli incentivi, etc. Intendo dire che non nego certo il valore dei servizi pubblici, ci mancherebbe, però il mondo si potrebbe anche riformulare dando meno, immaginando una vita meno “ad alta velocità”, o investendo bene su ciò che renderebbe i denari per i servizi davvero fodnamentali (tipo il paesaggio e il turismo, che da soli ci consentirebbero di fare miliardi di euro) impostando la vita con uno schema più semplice e meno dispendioso. In effetti il tuo ragionamento è corretto, ma io cambierei schema, semplificherei, renderei meno costosi e più efficienti i servizi… il che renderebbe il downshifting non più necessario, perché lavorare sarebbe meno stressante, occuperebbe meno tempo, e tutti vivremmo meglio. Fantasie, certo, ma era solo per rispondere alle tue questioni. Grazie infinite di avermi scritto. ciao!

    • Molto interessante. Un po’ forte per alcuni versi, ma fa riflettere su alcuni punti. Grazie nicola. No, io non lo avevo visto né qui nè altrove.

  19. Ciao Simone
    questa tua nuova vita, sono certo che ti porterà a “scoprire” nuove realta, tutte cose da sempre esistite ma che la vita quotidiana ci porta a non percepire.
    Star seduti in mezzo alla natura, e percepire il respiro della stessa con tutti i nostri sensi,è una cosa fantastica che ti apre la mente e ti tonifica l’animo.
    un saluto da tutto il corpo docente della nostra libera università…….

  20. periodo difficile in cui si condensano gli ultimi anni difficili…in cui so che non è più possibile rimandare…già ma cosa…sono sempre stata sulla rotta che ho scelto e consapevolmente deciso di ri-scegliere ad ogni bivio…quindi cosa accade oggi?
    in parte lo so lo sento profondamente, tutto il sospeso che non si può più tenere appeso…in parte è violento ed inaspettatamente doloroso questo nuovo bivio…inaspettato sentire tanta insoddisfazione e voglia di ribaltamento rispetto a tanto che mi corrisponde tuttora…sono in gestazione di nuove scelte scelte forti …come rispettare preservare ciò che mi appartiene ancora e ciò che ancora non ha trovato modo di esprimersi…
    vago in libreria cercando come sempre rifugio nei libri…cercando qualcosa che non so ..il tuo libro, quel giorno di qualche settimana fa ancora non era in bella vista o comunque non quel giorno (come lo è invece nel frattempo complimenti!) lo trovo “casualmente” …?… infilato tra tanti altri…ma mi chima…lo leggo in un attimo…tante riflessioni tanta voglia di confrontarsi..e se sarà possbile mi piacerebbe davvero poterlo fare Simone…per ora ne parlo agli amici una mia amica lo ha subito comprato letto e ne parliamo insieme…come poter trovare ognuno per sè una propria unica originale miscela armoniosa di vita…individuarsi…una ricerca alchemica lenta totalizzante…è Bello vitalizzante sentire chi la sua vita la abita come fai tu…

  21. ops , ho postato prima di finire…grazie Simone che mi hai risposto per via della cantina e dell´alluvione. Sono contento che hai risolto il problema. Ben fatto.
    In ogni caso, rientrando dal salento in visita a vecchi Amici di universitá, Amici velisti, ci tengo a precisarlo, se te la senti di lasciarmi il tuo indirizzo o un luogo dove incontrarti ci terrei a salutarti. Avrei voluto farlo alle tue presentazioni nelle librerie ma la distanza me lo ha impedito. Ho mandato un amica a Parma ma purtroppo sua figlia ha iniziato a lagnarsi e cosí… Va bé, fammi sapere la mia mail la conosci. Saluti Mariodanese

  22. Ciao Simone, ciao a tutti voi donne e uomini pensanti.
    Come avete tutti ragione a immergervi nel silenzio. Confermo! È cosí rigenerante che si cerca in continuazione. A me piace anche quando viene interrotto, tantissimo quando viene rotto dalle voci di chi amo. Le mie figlie che rientrano a casa per esempio, e gridano ciao pá, posso accendere il computer!:)Rientro nel presente con gli altri e mi accorgo che ero stato a lungo e nel presente, in compagnia con me stesso. Una cosa che faccio molto quassú in Danimarca e perdermi nei boschi a raccogliere funghi, chiaramente quando é stagione. Ci vai nei tuoi boschi Simone? Beh se vai a funghi mi capisci, sei cosí lontano da tutto, hai la mente cosí libera nel silenzio del bosco che puó venir notte e neppure te ne accorgi. Per non parlare di quando i funghi si trovano!
    Bene un salutone a te e a tutti voi pensatori silenziosi.
    PS: non dirmi che faccio la parte del diavolo…peró il fuoco del camino inquina veramente tanto…lo so perché quassú ci sono una marea di stufe a legna (c´é l´ho anch´io) e il problema é stato affrontato come un problema. Peró ho capito benissimo a cosa ti riferivi quando parlavi che inquini pochissimo. Nessuna critica,solo una consapevolezza in piú. Un abbraccio affettuoso.
    mariodanese

  23. Quando facevo windsurf era un po’ lo sfotto’ comune tra amici 🙂 pensavo fosse un po’ come il buona pesca. Lo so che la sfiga non esiste ma e’ bello e liberatorio pensare che esista 🙂
    Ciao
    D

  24. Buon vento, porta sfiga 🙂
    Battute a parte, mi ha colpito il post di Monica, non so perche’ il primo pensiero e’ stato Charlie Chaplin in “Tempi Moderni”, mi ha anche ricordato una Monica conosciuta qualche anno fa “alluvionata” dal telefonino.

    PS: X Simone, vedo che anche tu fumi 🙂 meno male !

    • Non è vero che porta sfiga Buon Vento. Semmai Buona navigazione, Buon Mare, Buon Viaggio… Ma Buon Vento è il nostro saluto abituale quando ci imbarchiamo. E comunque, come detto più volte, la sfiga non esiste. Ciao Daniele.

  25. …..La vita dove le opzioni si escludevano era quell’altra. Qui è tutto incluso
    Mi piace questa frase.

  26. Non è difficile spiegare. Ti sei spiegato benissimo. Per chi legge forse non è sempre facile capire, ma, è sempre un piacere leggere quello che spieghi e descrivi. Grazie!

  27. Coco Chanel diceva “di quante preoccupazioni ci si libera quando si decide di essere non “qualcosa”, ma “qualcuno”…

    ed è terribilmente vero, siamo imprigionati nei nostri ruoli almeno tanto quanto nelle nostre “scatole di lamiera” in corsa perenne verso un non luogo per fare delle non cose ed incontrare delle non persone …

    “rompere le righe” è salutare, liberatorio, naturale!
    e in fondo, a ben guardare, la natura sforna capolavori da millenni .. e non ce n’è uno che sia fatto di righe dritte, tirate con la bolla è un tripudio di irregolarità, di ciascun pezzo fatto a modo suo … cosa che anche noi umani dovremmo ambire ad essere perchè il nostro passaggio su questo pallino sperso nello spazio abbia un qualche senso!

    grazie simone, ancora una volta, per avermi fatto intravvedere un mondo a cui voglio (un tempo dicevo “vorrei” …vedi che ho già fatto dei passi avanti!) appartenere.

    per fortuna questo blog ha ripreso il suo corso più bello, eliminati i fastidiosi rumori di fondo che per qualche giorno l’hanno molestato…continuerò a seguirlo con piacere!

    un abbraccio (ma la ricetta del cappon magro poi l’hai mai provata (spero almeno, comunque, ricevuta) ?!?)

  28. bombe, ovviamente, piene “solo” di idee, coraggio, anticonformismo, valori, sogni coloratissimi ma molto piu’ realizzabili di quel che uno pensa. . .

  29. G R A N D I S S I M O ! ! Detonatore di tante , tantissime , sempre di piu’, bombe inesplose ora sul punto di deflagrare senza piu’ tante paure e riserve mentali. G R A Z I E ! ! PS E’ una mia impressione o il libro adesso basta , che credo stia andando benissimo, nelle librerie sia un po’ nascosto?

  30. grazie Simone. In effetti non volevo essere indiscreto con la mia domanda. Devo ammettere di non avere ancora letto il tuo libro e di non averlo nemmeno comprato. Forse potresti essere incuriosito dalla ragione? Anche se così non fosse, il motivo è molto semplice: paura di finire in un turbine, leggerlo in mezza giornata (ovviamente rubata al lavoro), rileggerlo ancora e ancora e non ‘tornare più indietro’.
    Prima o poi troverò il coraggio. 🙂

  31. ciao Simone,
    la fretta, il rincorrere gli eventi (spesso inutili), il non dire mai di no, l’essere sempre iperattivi, iperefficienti, il guadagnare soldi che spendi in cose/attività prevalentemente non necessarie, le persone che siamo obbligati ad incontrare…adesso basta, mi ridisegno il progetto di una vita pensata per la carriera e lo vorrei solo con il mare, il vento che ti spinge in barca (anche di bolina se proprio devo…ma meglio di lasco anche se non va dove volevo proprio arrivare..) una casa semplice dove posso accogliere anche gli amici e dividere pane e calore, i miei due bambini che vedo crescere come dei fiori ma a cui non dedico il tempo e le attenzioni che dovrei, al mio Lupo (moglie)che non capisce perchè tanto stress mi pervade, mi riempie controvoglia, rubandomi tutto il tempo che ho, mi abbaglia e mi toglie il bello che avevo imparato a vedere quando ancora sbarbato sapevo sognare…ascoltare il silenzio intorno…e far volare la mente
    un abbraccio

  32. Fuori dalla mischia…
    Nel mondo di Monica, che fino ad un anno fa era anche il mio mondo, il “fare” sembra la cosa più importante… fare, fare, produrre, costruire, non fermarsi e fare… abbiamo anche il governo “del fare”…
    Se ci fermiamo un attimo e pensiamo piuttosto ad “essere”, non a “fare”, ci accorgiamo che viviamo in un mondo fantastico, riscopriamo il valore del tempo, del pensiero intimo, della calma; allora magari in quella città osserviamo anche i monumenti, troviamo due ore per un’occhiata al museo, o semplicemetne per andare a zonzo.
    Per “essere” noi e non “fare” quello che previsto da altri.
    Buona giornata e buon vento a tutti

  33. Amici, questo è il punto. In questo post si tocca il nocciolo. Attenzione, è molto preciso il fatto. Questo è un manifesto, una posizione sistenziale, psicologica, quindi politica. Qui siamo nel cuore del Downshifting, nel “liberi di”. E’ su questo che ognuno deve confrontarsi, dire la sua…

  34. Questa è l’immagine che ho di te!
    Il Garcia Marquez italiano.
    Buona giornata.
    P.

  35. grazie Simone,
    mi permetto di darti del tu.
    grazie di questo bellissimo ultimo intervento, così aderente alla tua realtà, si sente.
    grazie di questo blog, della generosità, semplicità ed autenticità con cui condividi le tue esperienze.

  36. Torno stasera stanca morta da un viaggio di lavoro all’estero, in una bella città europea, piena di storia. Io non ho visto niente, mi sono mossa in taxi da un appuntamento all’altro, senza capire neanche dove mi trovavo veramente. Ho passato giorni fitti di impegni, una riunione dietro l’altra, trattative sui prezzi, molte chiacchiere inutili. Un VIP che si lamenta perchè la cemera nel mega-albergo super lusso non è comunque di suo gradimento. La tenda della doccia che non chiude, il soffitto della doccia leggermente scrostato. Eppure cazzo, è un bell’albergo e io lo so bene. Ma il cliente che, notoriamente ha sempre ragione, mi ha tormentato per due giorni con questa storia dell’hotel non all’altezza. Mi muovo in quegli spazi estranei con il mio tailleur, mi incazzo con la direzione dell’albergo. Cerco di fare bene il mio lavoro, faccio la matta anch’io e praticamente riesco a far rimbiancare in un solo pomeriggio un intero piano dell’albergo. In aereo, durante il viaggio di ritorno, mi sento parte e complice di un sistema malato. Ma che diavolo di lavoro faccio? Mi occupo di cose inutili praticamente…tanto correre e darsi da fare e incazzarsi per sentirsi dire che però forse i fiori non sono al posto giusto.
    E’ avvilente se uno c’ha un minimo di sale in zucca. Non costruisco niente, non uso le mani, come dici tu Simone. E sapessi come avrei voluto dire “ma voi siete tutti matti – ADESSO BASTA”

  37. …penso: ma tutto questo porta ad una vita in solitudine, non c’è una compagna di traversata, non si prevede una famiglia, dei marmocchi da crescere nello stesso mondo ‘fatato’ (perdona la banalizzazione ma è un po’ in quel mondo che ti immagino) dove tutto è ovattato, rallentato (e non è polemica, ancora, ti immagino in un mondo così)? io non ci pensavo fino a pochi anni fa, ora sento il ‘bisogno’ anche di questo. E’ tutto calcolato oppure pensi che possa accadere di prendere a bordo altre persone che veleggino con te? Pensi che sarà ancora possibile o pensi che ‘tutto questo’ possa terminare in quell’istante? mi tornano spesso queste domande e mi piacerebbe sapere se ci hai mai pensato e cosa ne pensi.
    Detto questo, massima stima e rispetto per quello che è la tua vita (che a volte mi ricorda tanto i miei mesi passati in roulotte in montagna a sciare, gustandomi i tempo che passava, il rumore della stufa che aveva anche un ‘odore’ che mi è rimasto nelle narici e nella testa, ascoltando ore ed ore di radio fino all’inno nazionale di chiusura programmi -esiste ancora che tu sappia?- e preparando il prossimo esame con poche lire).

    • Si prevede tutto Stefano. Nulla è escluso. Ho le mie idee, faccio le mie scelte su quel che elenchi. Sono mie però, dunque la stessa scena un altro la vivrebbe in altro modo. Ma tutto è incluso. La vita dove le opzioni si escludevano era quell’altra. Qui è tutto incluso.

  38. 18893° giorno della mia prima ed attuale vita… rumore, clacson, discorsi di “business”, raffiche di messaggi elettronici da metabolizzare, la voce dei vicini che passa attraverso il muro, gole che scaricano decibel nei cellulari, il sedici che non arriva mai, folla che ti investe sulle scale della metropolitana.
    Apro una finestra su adesso basta, si chiama: piccolo cabotaggio II parole in navigazione. L’aria fresca mi riempie i neuroni. Respiro a fondo con il cervello, prima di richiudere.

  39. Ciao,
    bello quello che scrivi, di fronte al degrado collettivo il tuo e’ un altro mondo, Il mondo sano. Dove sei nella foto? Saluti da un’aspirante seguace Antonella

  40. Belle parole Simone. Per qualche attimo mi è sembrato di “sentire” il silenzio di quelle tue prime ore mattutine. Adoro il silenzio, lo rincorro, lo ricerco, ma nelle nostre vite sembra essersi perso. Quando finalmente riesco a trovarlo, i miei muscoli si rilassano, la respirazione si fa più tranquilla, i pensieri più chiari.
    La magia dell’alba… sì, c’è qualcosa di magico nell’atmosfera del primo mattino. Il sorgere del sole mi trasmette pensieri positivi, quando posso mi lascio incantare dal suo splendore, chiudo gli occhi e mi lascio attraversare dal calore dei raggi. Purtroppo sono sempre attimi, poi via, si deve correre, la giornata sarà come al solito frenetica.
    Masticare lentamente… quanto farebbe bene! Riusciamo più a farlo?
    Grazie delle belle immagini che mi hai trasmesso… vorrei scrivere di più ma… non ho tempo ora… Ciao

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