Efficienze…

'Libero' - scultura in legno, alluminio, rame, spago in cellulosa, il fermo di una finestra di tram milanese (trovato per terra)

'Libero' - scultura in legno, alluminio, rame, spago in cellulosa, il fermo di una finestra di tram milanese (trovato per terra)

Un’altra delle “ricchezze” che si perdono lasciando il lavoro e cambiando vita è il “ritmo”.

Quando si è immersi nella vita normale si è abituati alle scadenze del tempo: sveglia presto, colazione, mezzi di locomozione, entrata in ufficio, riunioni, pausa pranzo e via così fino a sera. E’ stressante, spesso, ma il metronomo viaggia regolare e per stargli dietro occorre prendere un passo, organizzarsi. Perfino il nostro metabolismo è preparato, il nostro stato psicofisico pompa a dovere. Anche perché in quel tempo compresso, rimpinzato di impegni lavorativi, dobbiamo far stare molte cose: gli affetti, le incombenze di casa macchina tasse, le amicizie, l’organizzazione di ogni nostra attività privata, la palestra e via così. Occorre efficienza e buona concentrazione per fare tutto. E noi, rodati da anni di quella storia, ne siamo provvisti.

Quando si cambia vita si gode dell’opposto. Tempo dilatato. Poche incombenze impellenti. Respiro lento. Una meraviglia. Ma con un problema…

Il ritmo scompare. Scompare quello del mondo intorno a noi e dunque scompare quello che ci davamo noi per reggerne il passo. Ma la vita continua, le cose da fare ci sono, anche solo per il nostro piacere. Anzi, soprattutto all’inizio vorremmo fare un mucchio di cose, mettiamo molta carne al fuoco dei progetti, diamo ascolto e seguito a quasi tutti quelli che incontriamo. Finalmente possiamo fare quello che ci piace, e se siamo normalmente curiosi di cose ce ne piacciono un mucchio. Il tempo, svuotato, si riempie di altra vita. Piena. Chi pensa che il downshifter abbia sempre tanto tempo libero si sbaglia di grosso.

Ma noi non siamo più gli stessi. Non riusciamo a fare le cose con ritmo, ci manca lo stress. Manca, soprattutto, la costrizione. E’ lei a tirare fuori il meglio della nostra efficienza. E’ il dover essere il motore dell’azione rapida e continua, della concentrazione, del famoso “lavoro per obiettivi”.

Inutile che vi dica quanti sono i vantaggi di questo cambio. Oggi, ad esempio, dovevo fare tre o quattro cose in fila. Però c’era il sole, finalmente caldo, vero. Mi sono messo in costume e ho letto metà pomeriggio steso sull’erba. Nessun commento. Soprattutto di lunedì. Però è evidente che mentre qualche anno fa era normale per me fare tre cose contemporaneamente, scrivere al computer, telefonare, consultare un manuale, fare riunioni rispondendo alle email, lavorare, occuparmi del bollo, dell’assicurazione, organizzare una cena, prendere appuntamento con la mia fidanzata, ora non ne sono più capace. Sono diventato inefficiente, ho perso il ritmo. So fare una cosa per volta. Sono lento e, spesso, mi fermo, guardo la mia azione, la mia opera, ragiono, fumo una sigaretta, mi distraggo, inizio qualcos’altro.

Per quanto bello, il tempo ritrovato ha dunque delle insidie. Ecco un’altra cosa che si perde col cambio di vita: si diventa inefficienti. Si rallenta. E a volte si considera perfino stressante avere due impegni in un giorno solo (magari dopo dieci giorni con l’agenda vuota). Capita che mi lamenti per averli presi, per non aver saputo dire di no.

Il nuovo equilibrio, quando si cambia vita, non c’è ancora. Va cercato. Senza l’obbligo, la coercizione, la paura della sanzione, dunque tutto in positivo, basato su quel che la nostra libertà ci suggerisce, o la direzione che prendiamo per il gusto di andare laggiù. E noi non siamo stati educati così. Un nuovo ritmo non è semplice da costruire.

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49 pensieri su “Efficienze…

  1. ciao Simone,

    gradirei sapere che fine ha fatto la mail inviata …SUSANNA HELP e relativa risposta.
    saluti Franco B.

  2. Riguardo a quello che sostiene Ambrogio io penso che i cambiamenti di vita non possano distinguersi tra “veri” e “fiacchi” ma soltanto tra “adatti e sentiti” e “inadeguati e forzati”.
    Io penso che se Simone è credibile agli occhi del lettore è perchè dà l’idea di uno che ha voluto creare le condizioni per andare PROPRIO in Liguria ed a fare PROPRIO lo skipper e lo scrittore.
    Se avesse, da un giorno all’altro, fatto un cambiamento radicale ( ad esempio se fosse andato a fare il monaco in Nepal ) ai miei occhi non avrebbe avuto alcuna credibilità: lo avrei “bollato” come un manager che all’improvviso è “scoppiato”, che è fuggito lontano dal peso di responsabilità che non riusciva più a sostenere. Lo avrei etichettato come un esaurito a livello nervoso.
    Quindi io non credo che quanto più uno estremizzi i propri cambiamenti e più si troverà bene nella sua nuova vita ma penso, invece, che si troverà bene soltanto chi – come a me sembra che Simone sia riuscito a fare – a riflettere su quello che è per lui importante ( ad esempio la vela, la scrittura, la Liguria ) e ciò che per lui conta poco o nulla ( ad esempio fare ilmonaco, il Nepal, coltivare ravanelli ecc. ).

    A presto

  3. @Exodus:
    si, sono daccordo, il libro di Ferriss (come molti altri del genere..) va letto proprio nell’ottica che indichi anche tu, che e’ poi quella che seguo io, ovvero leggerli per poi far tesoro di cio’ che realmente vediamo essere alla nostra portata. Perche’ comunque sono libri in cui vengono portate alla luce molte esperienze, diverse idee, tanti suggerimenti, e , a fronte di molte pagine che per noi risulteranno inutili o quantomeno non applicabili, ce ne sono sicuramente alcune che faranno scattare la molla per un’idea alla quale magari proprio non avevamo pensato.
    L’importante alla fine e’ prendere il buono di ogni cosa, senza farsi condizionare, ma PENSANDO ed AGENDO con la propria testa.

    😉

  4. #Fabrizio:

    però il libro di Timothy Ferris (in italiano: Quattro ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando dieci volte meno – editore Cairo) dovrebbe essere letto assolutamente da chiunque. E’ stato uno dei tasselli fondamentali per me, per le idee che mi ha fornito, e che poi ho deciso di approfondire. E’ esagerato certo, ma contiene tantissime verità sorprendenti. D’altronde anche il libro di Simone è “esagerato”, però possiamo prenderne quello che siamo disposti a prendere. Testi così sono un investimento per la vita, sono rare le occasioni di trovare nuove idee oggi.

  5. Ecco, lo sapevo, avete fatto arrabbiare Ambrogio! Ma perchè ognuno in questo mondo deve avere una propria opinione, dico io, non si potrebbe uniformarci tutti, così non perdiamo più tempo e nessuno più potrà lamentarsi??? Anzi, sapete cosa vi dico, da buon democratico, cercate di pensarla tutti… come me!!!

    Ciao e Buona Pasqua!

  6. Per essere piu’ chiari, riguardo al mio commento precedente, per fare ds penso sia sufficiente crearsi una realta’ a propria misura che consenta di riprendersi la propria liberta’: voglio dire (facendo un esempio estremo..) il ds di uno che molla tutto e che va sull’isola di Pasqua a vivere di pesca non ha niente di piu’di quello di una persona che da 12 ore in ufficio in una metropoli del nord prende, molla tutto e campa col suo orticello magari qua in Romagna… l’unica differenza sono i km, che non penso facciano la ‘bonta’ di un ds. Certo la scena nel complesso e’ differente, ma l’importante e’ che per ognuno dei due personaggi, la vita torni ad essere libera e a misura d’uomo, poi il contorno e’ appunto solo un ‘background’… riprendendo un commento di Ambrogio, si, penso che si possa fare ds anche a Cantu’, l’importante e’ sapere cosa si vuole fare…
    Non bisogna certamente sottoporsi per forza a esperienze tipo quelle di Tim Ferriss, l’autore di “4 hour workweek” per sentirsi felici ed essere liberi; anzi, proprio in libri del genere trovo alcune parti volutamente ‘esagerate’ o comunque inutili per chi veramente voglia lavorare meno e mettere un freno alla propria vita. Non serve viaggiare per il mondo (a meno che la realizzazione ultima della persona non sia proprio quella, cioe’ di viaggiare…) per semplificarsi le cose, serve solo capire come farlo… e mettersi in moto per FARLO !!

    Saluti 😉

  7. Beh, penso che cmq per ‘scalare marcia’ conti il COME lo si intenda fare, piu’ che il DOVE…
    Ne sono la prova esperienze di persone che conosco che andando via dall’Italia dovevano fare chissache’ e sono tornate con un pugno di mosche…
    Penso che la cosa fondamentale sia aver ben chiaro come e in che tempi realizzare il proprio ds, poi strada facendo si puo’ sempre correggere la rotta per perfezionare la cosa, non reputo essenziale il ‘fuggire’ da un luogo, ovviamente a meno che le opportunita’ che ci si apriranno/ci si sono aperte non richiedano questo (es.: particolari occasioni in paesi lontani) !!
    Purtoppo invece molte volte la voglia di ds di molti e’ prettamente una voglia momentanea di staccare la spina, fuggendo in qualche paradiso tropicale, ma senza idee o senza mete, per poi tornare rovinosamente e piu’ cupi che mai alla realta’ che non ci si e’ impegnati a capire ed eventualmente a riprogettare a propria misura.
    Buona Pasquetta a tutti !!

  8. Insomma un libro destinato ai “vorrei ma non posso” (come me, per ora), da leggere sotto l’ombrellone e sognare che … un giorno. In questo non ci trovo nulla di male, anzi.

  9. Ciao Ambrogio,
    Il tuo punto di vista e’ sfidante nella discussione (sarebbe un peccato perderlo), personalmente lo trovo carente nelle argomentazioni, leggendo i tuoi post capisco (magari erroneamente) che sia solo una questione di miglia. Ribadisco che a mio avviso il tutto sta nel saper di poter dire no, e’ una questione di liberta’ nello stabilire le PROPRIE priorita’.
    Per il libro, io sono a un terzo, l’inizio onestamente ha deluso anche me, ma le pagine (60-80) che sto leggendo ora sono gia’ piu’ interessanti e piacevoli (Simone spero non ti offenda). Cmq per ora mi sembra un libro destinato ad un target molto piu’ ampio di questo blog (e condivido la scelta se l’obiettivo e’ anche comunicare) personalmente non mi aspettavo certo un …
    “HOW TO DOWNSHIFT” o “DOWNSHIFT FOR DUMMIES”.

    Ciao
    Daniele

  10. @ Simone: Va bene che il “downshifting” non è fare a chi sputa più lontano, ma mi sembra comunque importante almeno non sputarsi sui piedi. 😉

  11. ok, ribadisco, passare da Milano alla Liguria a fare quello che uno più o meno già faceva da anni è un cambiamento fiacco. Fiacco vuol dire che è talmente comune che non lo giudico così significativo da farci un libro… Ma siamo seri lo ha fatto dieci anni fa il ragioniere che lavorava da noi!!! Poi vabbè visto che l’argomento è trendy ehehehe se vendi un po’ di copie è un’ottima operazione commerciale. E fai benissimo. Io mi aspettavo qualcosa di più.. Il tuo libro è quattro quinti di filosofia molto spicciola e per il resto… Ho apprezzato la bibliografia.. Ora ti saluto, perché non mi interessa molto frequentare questo blog, ne preferisco altri di taglio più pratico, esperienze “vere”, frequentati da chi ha orizzonti un po’ più ampi. Poi, per carità, magari si può anche scalare marcia andando a vivere a Cantù…

  12. E’ prezioso che tu racconti anche i lati d’ombra del vivere fuori dai ritmi del sistema. Tante cose sono difficili nella nuova solitudine, e tra queste anche il cammino di ricostruzione di una propria autodisciplina.
    Per darci coraggio e qualche buon spunto, vi segnalo questo breve e profondissimo libro:

    L’UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI
    di Jean Giono

    “Un pastore solitario e tranquillo, di poche parole, che provava piacere a vivere lentamente, con le pecore e il cane. Nonostante la sua semplicità e la totale solitudine nella quale viveva, quest’uomo stava compiendo una grande azione, un’impresa che avrebbe cambiato la faccia della sua terra e la vita delle generazioni future.”

    (http://www.ibs.it/code/9788877824790/giono-jean/uomo-che-piantava.html
    Oppure si scarica gratuitamente da slideshare.net)

  13. @ Ambrogio
    dai!! dicci di più del tuo DS: in che isola vai? come hai trovato lavoro? come hai fatto a essere preferito a giovanotti bagnini tutti muscoli?

  14. Ciao,

    @Ambrogio (ce l’abbiamo tutti co’ sto poveraccio, continuando così non ci scrive più!)…

    io posso dire che solo il fatto di non avere la TV e di sfuggire come la morte ogni genere di pubblicità ha ribaltato la mia visione della vita. Non è cambiato (quasi) niente di “reale”, ma sono cambiati gli occhi con cui fino ad allora vedevo la mia stessa esistenza. Adesso è più semplice, colorata, è la stessa di prima ma è più bella.

    E’ un primo passo, sto lavorando agli altri. Il bello è che ha distanza di anni, come una disintossicazione di lungo periodo, i frutti di questa semplice scelta continuano a prodursi, a moltiplicarsi, a permettere alla mia sensibilità di scoprire nuove strade, esplorarle senza fretta.

    Potrei anche cambiare nazione, lavoro, etc… ma eh, eh, quando sei tranquillo, sereno, perchè mai dovresti farlo? Perchè qualcuno ti indica che quella è la cosa giusta da fare? Non è forse “pubblicità” anche quella?

  15. @Ambrogio Per come la vedo io il ds e’ soprattutto la consapevolezza di poter dire no, non e’ tanto fare a gara a chi “sputa piu’ lontano”.
    Cmq per certi versi e’ piu’ difficile scalare marcia in italia, che in Ruanda, dove e’ il contesto che te lo impone.

  16. @Ambrogio: non ho capito cosa intendi per fiacco. Manager che molla un ottimo stipendio per vivere più lentamente, per realizzare i propri sogni e vivere delle proprie passioni ti sembra fiacco? O pensi che sia necessario scappare a 2000 km da dove sei nato per cambiare vita?

    Ciao

  17. Cara Marinella io invece ho fatto il contrario di te: ho lavorato per un breve periodo in terapia intensiva, ma alla prima occasione, mi sono fatta trasferire, da un posto ad un altro, rimettendomi a studiare per fare un lavoro che mi facesse stare bene, insomma come si diceva io e la mia collega di anni fa’ “abbiamo messo la quinta per discendere”. Questo ha significato ridurre notevolmente lo stipendio, ma soprattutto, avere un lavoro che mi piace , un “cartellino flessibile”, orario flessibile, tempo libero per seguire i miei interessi e avere il tempo per stare nella famiglia che nel frattempo si è formata, la possibilita’ di prendere le ferie o un giorno libero piu’ o meno quando voglio o comunque quando ne ho la necessità. Le mie colleghe dell’ospedale si sentivano perse al di fuori della struttura, io invece con le gerarchie, gli orari stabiliti dei turni e i compiti ben definiti scoppiavo, i colleghi, troppi e tutti insieme, proprio non facevan per me….per trovare la mia nicchia ci ho messo una decina di anni, ed ora sono dieci anni che faccio questo lavoro. Potrei continuare così per la vita, come no…vedremo…non do’ niente per scontato.

  18. Caro Ambrogio, non condivido il tuo pensiero. Il “cambiamento” sta nel cambiare atteggiamento nei confronti della vita e del lavoro.Lavorare per vivere e non vivere per lavorare. I cambiamenti drastici spesso sono una fuga; se i problemi sono dentro di te te li porti ovunque. Per affrontarli e magari qualcuno risolverli, qualunque paese va bene.
    P.S. anche io ho preso il libro di Simone in biblioteca… la lettura è la mia vera passione, con il prestito bibliotecario mi sento libera di prendere piu’ libri alla volta, d’iniziarli, leggerli oppure restituirli se non mi piacciono e prenderne ancora ed evito di cambiare casa per far posto ad una libreria piu’ grande….evito anche il mutuo che questa comporterebbe….

  19. X Ambrogio:
    a me non sembra un’impresa da poco lasciare un lavoro e una condizione sociale alle quali non si potrà mai più tornare (in condizioni normali), affrontare la delusione di mamma e papà che “hanno fatto mille sacrifici per farti studiare nelle migliori scuole d’Italia per vederti zappare la terra e spaccare la legna”, superare mille ostacoli concreti e psicologici,la solitudine, imboccare una strada senza ritorno che non garantisce ipso facto la felicità futura per sempre. Che si vada a La Spezia o in Myanmar poco conta: non credo che la difficoltà di una scelta del genere si misuri nei chilometri che si interpongono tra la propria vita precedente e quella nuova. Se per te tutto questo è poco ti invidio (positivamente): forse sei già molto più libero di quanto tu stesso voglia diventare!

  20. Grazie Simone, è decisamente un onore….
    e sai Exodus, non vorrei aver dato l’impressione di una che colora le nuvole di rosa, o mangia solo zucchero filato….sono una trentasettenne che, ad occhi aperti si confronta con un mondo imperfetto, sbilanciato, allucinato e frastornante, a volte anche per causa mia, che lavora in un sistema migliorabile, di cui riconosco limiti, lacune e giri a vuoto….non ho soluzioni facili (non ne ho per la mia vita, figuriamoci per la sanità), che però, per quel che vale, ci crede…..credo nel realizzabile ora, con i poveri mezzi di cui si può disporre, che a volte son poco di più della buona volontà di pochi…..e sono testimone dell’enormità di sentimento e/o di follia che un atto ti può ritornare….come spiegare?
    Nel mio reparto i pazienti sono instabili e, la maggior parte, privi di coscienza, noi facciam il possibile….doppio scenario:
    massaggio cardiaco efficace, pz stabilizzato che dopo pochi giorni va per la sua strada…..mesi dopo lo ritrovo in un supermercato….poso il cestino e sorridente mi metto a seguirlo controllando che non abbia deficit deambulatori, controllo come scieglie i pelati per vedere se ha buona mobilità delle dita, mi avvicino perchè voglio sentirlo parlare per vedere se ha riportato carenze della fonazione, io contentissima…. questo s’accorge di me, non ha idea di chi sono, si spaventa e mi prende, non so per una stupratrice pazza….credo,…. c’ho riso per mesi…..ma a volte va male….e quando accade occorre riequilibrare il mondo e far si che la scelta di vita fatta resti fortemente motivata ancora ed ancora.E’ necessario, freddamente prenderne le distanze, per avere voglia di ritornarvi…e così ho pensato alla cosa più lontana dal mio mondo e mi ci sono buttata dentro, per tre anni: una scuola serale superiore….un’alberghiero…
    Perchè un sogno va curato, va nutrito, va mantenuto ed a volte va sostenuto, puntellato….va rigenerato
    Scusate, magari sono un pò fuori tema…
    buona vita

  21. Saluto Simone e gli altri lettori.
    Io sto facendo un vero cambio di marcia.
    Vero vuol dire mollare il mio studio di consulente fiscale (già fatto), prendere un brevetto di bagnino (già fatto), scegliere un isola dove trasferirmi (sto scegliendo).
    Ho letto il libro di Simone (biblioteca, sto già risparmiando) e devo dire che non è gran cosa. Il tuo cambiamento è proprio fiacco. Sai non mi sembra una grande impresa passare da Milano alla Liguria, vivendo di cose che hai sempre fatto. Questo solo per dire che i problemi reali di cambiare decisamente vita li hai solo sfiorati e credo tu lo sappia benissimo. Attendo repliche e commenti

  22. Grazie Fabrizio per aver condiviso con noi la tua esperienza. Mi ha dato diversi spunti di riflessione. Ci vuole tanta praticità nel fare ds, a te non manca di sicuro.

    Ciao

  23. X Marinella:

    che strano, ho un cugino che fa l’infermiere e ha la tua stessa esperienza. Pur avendo una famiglia, vita soddisfacente, etc, credo che per lui il reparto sia il luogo più bello ed ospitale del mondo.

  24. Ai ritmi nuovi, ci si abitua; come a tutto. perfino alla morte di un proprio caro. Vivere sobriamente, si può, senza problemi. Il vero ostacolo al DS è costruirsi/trovarsi un lavoro per il sostentamento. Mi domando: come faccio io che sono un impiegato dello stato che gira scartoffie e non sa fare niente altro? gira che rigira non riesco a rispondere….

    • beh, avrai anche tu angelo una propensione, una o più passioni sopite. cercale, scoprile, lavoraci facendoti uscire il sangue dalle ginocchia e poi vai. Non è impossibile. Il fatto che non sia facile, è ovvio. ciao!

  25. ops…mi era partito l’invio. Parziale perché avrò ancora bisogno di svendermi a qualcuno, ma questa volta sono pronto a farlo pensando a me e non alla carriera. Non ho un altro lavoro, ma sono ottimista e qualcosa per mantenermi lo troverò. Non adesso però, perché lo ammetto sono anche un pò stanco. Voglio godermi la stanchezza e curare il mio fisico. Forse è un downshfiting guidato più dall’esasperazione che dalla progettualità, ma da qualche parte dobbiamo cominciare, e poi l’importante secondo me è che non voglio male a nessuno ma lo faccio per me, perché mi voglio bene. 6 mesi fa ho smesso di fumare, la cosa in se non mi entusiasma né mi rattrista, semplicemente è successo. Sono anche arrivato al punto di sforzarmi di fumare. Nulla. Non volevo smettere ed ho smesso. Oggi fumo forse una sigaretta alla settimana, se qualcuno me la offre, oppure nulla. Secondo me tutto ciò è accaduto perché mi sono “svegliato”, ho iniziato ad apprezzare il mio essere nella vita e a cercare l’essenziale. Forse per me fumare non era l’essenziale e stranemente e lentamente non ho più avuto voglia di fumare. Non è così per tutti, per me lo è stato. Il percorso è iniziato e non voglio fermarlo, a maggior raggione perché posso permettermi di farlo, domani mi dimetto.

    • azz fulvio. domani domani? proprio tra qualche ora? beh, non so che piani tu abbia, ma mi sembri consapevole di quel che dici. dunque in bocca al lupo! là fuori c’è un mondo di opportunità. vedrai…

  26. Sarò efficiente ancora per poco…chissà se domani mi chiedono di andarmene subito, se mi dicono resta e ti copriamo di soldi, se mi dicono stai facendo la cosa sbagliata. Questa decisione me la devo, come uomo. Una chance diversa: non ho un piano di lungo periodo, ma domani mi dimetto da manager…
    Il tempo è maturo, resta qualche timore, per fortuna. Ma fatti due conti, posso farcela per un pò. Non farò un ds completo, ma parziale.

  27. E’ da molto che seguo questo blog, dopo aver letto il libro di Simone. L’ho letto, assieme a tanti altri libri che bene o male parlano di ds, di come realizzare le proprie idee, di come NON dipendere dal mondo che ci circonda, almeno per quel che si puo’. E’ da circa 7 anni che ho attuato una mia forma di ds, non radicale come quello di Simone, ma molto simile, ovvero tagliando a mano a mano i legami con cio’ che ritengo sia stata la causa di problemi, ansie e stress negli ultimi 10-15 anni: il posto di lavoro. Ma non nel senso che non stia piu’ lavorando, bensi’ nel cercare di indirizzare i miei interessi, le cose che comunque mi fa piacere fare, di modo che diventino esse stesse produttive e che mi consentano di vivere senza dover render conto a ‘padroni’ o a ‘cartellini di lavoro’. E’ difficile, in Italia soprattutto, emergere come freelance nella grafica/illustrazione e nella fotografia, ma vista la passione che metto nel fare ogni mio singolo lavoro, diventa un piacere. Il trucco poi sta nel complementare gli inizi di una propria strada professionale, accettando lavori, ma dando disponibilita’ ridotte (es.: part time), in modo da avere si entrate fisse, ma senza essere legati da mattina a sera a posti di lavoro di cui ci puo’ interessare poco o nulla (e ai quali interessa pressoche’ nulla di noi, e’ brutto dirlo ma non raccontiamoci storie, e’ l’amara verita’…).
    Non penso ci sia la necessita’ (almeno per me, e per molti altri che vedo hanno scelto o stanno cercando di scegliere una strada simile…) di ‘scappare’ , di trasferirsi; io e mia moglie viviamo qui a Ravenna, si sta bene, anche perche’ e’ ancora una citta’ bene o male a misura d’uomo. A dieci minuti c’e’ il mare, a un’ora le colline romagnole.
    Le mie giornate si dividono fra le poche ore del mio contratto part time presso un supermercato, e le restanti a fare cio’ che desidero di piu’, ovvero creare, disegnare, andare in giro a fotografare, realizzare qualcosa di mio.
    Come diceva poi Simone, anche io ho perso l’abitudine agli orari, a dire il vero non li ho mai sopportati, gia’ mi sta’ stretto il dover timbrare anche se per poche ore al giorno il cartellino… ma e’ diverso, poi c’e’ tutta una giornata disponibile per realizzare , per riposarsi, anche solo per farsi una passeggiata sulla sabbia delle spiaggie, ascoltando solo il rumore del mare, magari portandomi appresso il netbook per sistemare il sito o per finire un artwork.
    Molti dei miei lavori e’ vero li ho realizzati per farmi conoscere, senza che mi fossero richiesti, cosi’ , a volte a tempo perso: ma anche questo e’ stato un guadagno, forse il piu’ grande.
    E’ grazie al web che quelli come me che amano creare, fortunatamente non sono schiavi dei confini territoriali e possono presentarsi in tutto il mondo.
    Dopo aver passato oltre 18 anni come dipendente, responsabile, direttore, di punti vendita per svariate catene presenti nel commercio, e dopo aver visto che alla fine il gioco non vale la candela (vuoi per gli orari di lavoro impossibili in Italia, vuoi per gli stipendi VERGOGNOSAMENTE al di sotto di tutte le medie possibili… e che non raccontino il contrario perche’ e’ cosi !!), ho detto il mio ‘Adesso Basta!’ , dopo che la mia salute aveva risentito dello stress accumulato in anni e anni, nell’estate del 2003.
    E lo sto dicendo tuttoggi , risollevato nel corpo e nello spirito, e piu’ forte che mai … e soprattutto con la mia ritrovata liberta’ di creare !!

    Saluti
    Fabrizio

    • Condivido anche questo. Il vero cambiamento è dentro, nelle decisioni, nella ricerca dell’equilibrio. La mia scelta è più radicale per ragioni mie, ma è l’effetto che conta, non il mezzo per ottenerlo. Fabrizio racconta una storia bella, credibile, che dà conto di energia, forza d’animo, coraggio, equilibrio. Il DS non è né il suo né il mio, è tutti i modi che possiamo immaginare (e fare…) per diventare più autentici, cioé il più possibile simili all’idea che abbiamo di noi stessi. Complimenti.

  28. C’è molto buon senso in quello che scrivi e questo rincuora, almeno me…..ed è vero,verificabile, da entrambi i lati della “barricata” (se così si può definire).
    Cerco di spiegarmi:lavoro in un reparto d’urgenza, faccio l’infermiera, e questa, per quanto può sembrare assurda, è stata la mia fuga fortissimamente voluta, adoro quello che faccio….nonostante i turni, le reperibilità, quello che dobbiamo affrontare, quello che dobbiamo supplire….quello a cui non siamo in grado di opporci…..comunque…giorni fa, avendo la fortuna di abitare in una città affacciata sul mare, e non lavorando, vado a camminare in spiaggia…..e
    Giornata splendita, onde leggere, sottili, sussurrate, odore delicato di molluschi eppure le mie orecchie, abituate oramai solo ad un inverno di allarmi, sirene, monitor, spie e quant’altro non rimandavano al mio cervello quel suono semplice….diventato quasi alieno….ci ho dovuto lavorare tanto per ricercare la serenità che sapevo che le onde mi avrebbero rimandato…….il cervello si abitua a tutto, all’inezia come al caos….la volontà e la consapevolezza dovrebbero permetterci di vivere al meglio qualunque via si scelga
    Grazie

    • bello quello che scrive marinella. l’ultima frase è da sottoscrivere in pieno. cambia vita solo chi vive già al meglio la sua via.

  29. ciao Simone,
    ti scrivo perchè è già da un pò che sto elaborando il downshifting e lavorando sul progetto attuativo. Finalmente ho letto il tuo libro che si è rivelato una conferma dei miei pensieri; l’ho passato a mia moglie (che forse è ancora convinta al 100%) e ne comprerò alcune copie da regalare ad amici che vogliono descrescere felicemente come me.
    Sto decidendo il luogo di trasferimento… credo nel destino, ma non voglio sbagliare 😉
    Sarebbe possibile avere un tuo recapito elettronico per chiederti alcuni consigli?
    Grazie
    Gilberto

  30. Apprezzo quasi di più il tuo parlare del “lato oscuro” della tua scelta che quando parli di quello “appetitoso”. E sai perchè? Perchè anche io sono convinta che ci voglia molto più coraggio, molta più forza a uscire dal branco che a restarci dentro. Perchè “gli altri” non comprendono, convinti che chi pensa seriamente di invertire rotta sia in un certo senso un vigliacco, un fuggiasco, un semplice disadattato. Se fosse tutto così facile, così bello, così positivo nella tua scelta milioni di persone in Italia l’avrebbero già fatta. Invece è dura, è difficile, è sofferta. E fai benissimo a renderci partecipi anche di questo. Soprattutto di questo. Sappi che ogni mille persone che sorridono, sollevando le sopracciglia, pensando a quanto tu stia “comodo” adesso, ce n’è almeno una (come me) che non lo pensa affatto e che si domanda ogni giorno se sarà mai all’altezza di una scelta del genere, se avrà mai abbastanza coraggio e forza per inseguire i propri valori più profondi.
    Sei un vero guerriero!

  31. Ho letto il tuo libro e (stranamente?)sono rimasto sorpreso che percorso, motivazioni, pensieri e strategie sono le stesse che da almeno 10 anni sono le stesse per quanto mi riguarda….buon lavoro, viaggi nel tempo libero eccetera. C’è di mezzo solamente una famiglia e un bimbo di un anno e mezzo …ora è arrivata l’ora x venderò l’appartamento e salderò il mutuo, lascerò il lavoro (e stipendio fisso) e andremo in Nepal e Sardegna (part time, guida turistica e…altro)…cosa vorrei per mio figlio? Non aspiro a nulla, ma sarei felice se imparasse 4 o 5 lingue e ad amare la musica (se ci riuscirò magari un pò di soldi ma non troppi…) ….il resto verrà da sè…e sono certo che così facendo nella vita non avrà mai problemi. Ciao

  32. E’ proprio questo uno dei punti centrali secondo me. L’efficienza, il multitasking e la frenesia a cui ci siamo per forza di cose abituati erano richiesti dall’esterno, dalle situazioni, dall’ambiente. Il tempo libero, vuoto, richiede che il grado di efficienza e di attività arrivi da se’, com una maggiore corrispondenza tra il nostro interno e cio’ che portiamo fuori, quello che facciamo. Per qualcuno sarà un appuntamento/dovere al giorno, per un altro uno a settimana, per un altro cinque in poche ore… Il bello è scoprire la propria diversità, togliendo le sovrastrutture una ad una, piano piano, col tempo!

  33. Simone, continua così, a raccontarci la tua luna. Io nel frattempo prendo appunti. Anche oggi ho passato 12 ore del mio tempo per i miei capi. Avrei voluto passarlo volentieri per me.

    Ciao

  34. Ciao Simone, ho iniziato a leggere il tuo libro, (Cap 1) sono sincero, forse perche’ so gia’ come va a finire, ma trovo il tuo stile di scrittura nel blog decisamente migliore di quello del libro, piu’ lineare.

    Ciao
    D

  35. Ciao Simone,

    complimenti per il libro e per la tua scelta di vita.
    Ho 33 anni e sto lavorando e resistendo in questo mondo consumistico per poter passare al di la del guado a 40 o poco più come hai fatto tu. Le possibilità economiche le ho e ho anche un grande dono dio che è il mio piccolo Emanuele 2 anni e mezzo a cui voglio naturalmente garantire un futuro all’altezza.

    Volevo sapere da te se avresti fatto la stessa scelta con un bambino piccolo e se si in che modo ti saresti organizzato.
    A presto.

    Giuseppe

    • Non ho idea giuseppe. difficile dirlo. so che molti lo fanno però, trovando economie, organizzazione, spostandosi in zone meno costose, condividendo con la mamma le scelte etc. Ma sono vago su questo punto, non ne ho esperienza. ciao!

  36. Penso ci voglia più disciplina quando si è liberi e con tanto tempo a disposizione rispetto a quando si è forzati a seguire dei ritmi imposti.
    Bisogna essere forti dentro per poter non soffrire e/o andare alla deriva e non dipendere dagli altri per un riconoscimento del proprio “valore”.
    E’ vero, avere ritmi serrati, dover per forza fare in tempi ristretti e determinati ti da una scarica adrenergica che è difficile da rimpiazzare quando ci si è così abituati. E’ come se il nostro corpo si fosse abituato a funzionare solo in quel modo. Non è semplice farne a meno.

  37. mi allineo a tutti voi…. che pacchia, che goduria e soprattutto ….che invidia!
    e quello che racconti, simone, ci dimostra come siamo stati radicalmente cambiati da questa societa’. Se non corri ti senti quasi spaesato… che stupidaggine!
    invece proprio il poter fare le cose con calma e volendo cambiare idea e riprogrammare i propri impegni ci fa sentire intimamente liberi.
    Dovremmo tutti avere del tempo vuoto da riempire ….. e non vivere cercando dei buchi di tempo per riuscire a fare qualcosa che veramente ci interessa.
    Vogliamo anche parlare dell’ozio??!! La cultura attuale quasi lo ha reso sinonimo di termini e concetti negativi…. gli antichi invece lo predicavano come positivo per la mente e per il corpo.
    Io da buon napoletano ad esempio ritengo una violenza l’aver reso imbossibile con i ritmi e gli stili di vita attuali la “pennica” pomeridiana post pranzo!
    un saluto,
    mf

    • a me preme soprattutto spiegare, come sto facendo da tempo, quanti e quali sono i problemi di una scelta che tutti considerano bella e basta, bella in toto, un sogno. Proprio perché è un sogno, la cosa più avvilente sarebbe affrontarlo a cuor leggero, senza preparazione, immaginando ogni delizia, mentre è una scelta dura, piena di sorprese, che richiede risorse umane, psicologiche, morali molto forti. solo così può dare gioia, può essere una buona scelta. diversamente potrebbe creare disincanto e delusione. a quel punto, a scelta avvenuta, sarebbe un disastro dover tornare indietro. Io mi preoccupo sempre e solo di spiegare bene, di far capire cosa vedo io di qua, dove nessuno può guardare, per essere certo che non ci siano idealizzazioni e che invece i sogni si realizzino. Io posso fare da testimone, posso raccontare cosa vedo sulla Luna. Un saluto a tutti!

  38. e’ terribilmente vero quello che dici, sono sensazioni che anch’io ho provato trovandomi piu’ tempo libero rispetto a prima , da due figli da accudire e due lavori sono passata ad un solo lavoro e la mia inefficienza la attribuivo all’avanzare dell’eta’…….invece e’ proprio come dici tu , ma sai cosa ti dico? va bene cosi’.

  39. In quello che scrivi vedo solo vantaggi e lati positivi. Mi conosco, so quanto facilmente mi adatterei ai nuovi ritmi. Il tuo nuovo mestiere è senza dubbi l’esploratore di te stesso e del mondo che ti circonda.

    Complimenti
    Ciao

  40. ciao Simone
    altra bella pagina la tua di questo post. Varrebbe la pena di pubblicarla in terza pagina su un quotiano a forte tiratura…Che bello l’ascoltare “questo” ritmo, mi sembra di poter sentire la tua lettura mentre sdraiato ti godi il rumore della tua mente che legge…ma l’insidia dell’inefficienza è solo apparente, è solo la consapevolezza del piacere della lentezza…la perdita dello stress rende libera la mente come quando svuoti l’hard disk e l’insidia che senti è forse legata alla paura di non trovare l’equilibrio ma secondo me non è così, nel momento in cui hai fatto la tua scelta hai già inconsapevolmente dato ragione al “tuo” equilibrio..di downshifter, buona serata Fabrizio

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