Di nuovo…

“Io li ho visti…
Quel 15 settembre ero là, a Times Square, Manhattan, NYC. Passeggiavo, ho visto il clamore delle telecamere, la gente… Ero lì di fronte, per caso, alle 13.10 del giorno fatale…
Mi sono avvicinato all’entrata del grattacielo grigio azzurro della Lehman Brothers.
C’era una gran folla, come la piazza assiepata che assiste morbosa alla decapitazione del condannato… e li ho visti…
Li ho visti scendere dalle scale mobili, uscire sulla strada… in lacrime… portavano in braccio la triste dote di anni di lavoro: uno scatolone pieno di cianfrusaglie…
I giovani ridevano nervosi, passo veloce, quasi tutti a coppie, o in piccoli gruppi… andavano verso un futuro che non c’era con l’arrogante baldanza della loro età… Quelli più anziani avevano lo sguardo perduto, gli occhi rossi dalla disperazione, la testa bassa dalla vergogna…
Quel giorno, devo confessarlo, non ho provato compassione
.” (dal reading di “Adesso Basta”, Milano 19 gennaio 2010, Libreria Fnac, insieme a Daniele Biacchessi).

E sapete perché non l’ho provata? Perché non vale stare dentro finché tutto va bene e poi pietire compassione quando il sistema crolla. E’ un po’ come per i risparmiatori colpiti da crack Cirio, o dal default argentino. Loro volevano speculare, rischiavano, attratti dal desiderio di guadagni molto forti, e allora quando poi va tutto a rotoli non ci si può lamentare. Erano avidi, un guadagno normale non gli bastava.

Lehman Brothers era uno dei simboli. Too Big To Fail, come si diceva dei Big Four, i quattro templi del capitalismo finanziario. E invece è andata come è andata. Pare che, tra l’altro, tutto sia accaduto per il ritardo di un’informazione, il solito pressapochista che doveva avvisare la vigilanza inglese e se ne dimenticò.

Pochi giorni fa sul Financial Times una notiziola. Me l’hanno raccontata (mi guardo bene dal leggere ancora il FT). Pare che vi si riferisse che gli americani hanno ripreso a consumare facendo uso del debito. In pratica spendono soldi che non hanno grazie alle carte di credito. Il giornale era incerto se questa fosse da considerare una buona notizia oppure no. Ottimo. Di nuovo. Riprendiamo l’assurda corsa all’acquisto di oggetti che non daranno felicità, semmai ne ruberanno. Ricomincia la produzione di schiavi, il metodico lavoro per evitare la libertà, incuneati nel consumismo più vieto, incapaci di prendere coscienza di quello che siamo, di cosa ci serve, di come ottenerlo. Fino al burrone della prossima bolla, della prossima crisi, mentre ancora questa morde i polpacci…

Uomini senza vento, gente immobile, questo siamo veramente?! E’ inevitabile? No che non lo è. Molti mi dicono: “hai avuto coraggio!“. Non sono d’accordo. Il coraggio, striato di follia, ce l’ha chi continua ogni giorno a correre verso il burrone. Sempre più velocemente, sempre più velocemente. Intanto la vita va via. Oggi. Adesso. Basta…

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39 thoughts on “Di nuovo…

  1. ok grazie mille, io ci vado anche stasera , ma lunedi ci torno volentieri. Ciao!

  2. Exodus, ma quindi stai dicendo che secondo te una persona che non abbia bisogno di lavorare per vivere è destinata a drogarsi, fare sesso a gogò e morire in modo misterioso?
    Quindi ancora una volta il lavoro passa da mera necessità di sostentamento a fonte di senso della vita?
    Pensi non sia possibile trovare un senso e vivere con dignità e autenticità e fare cose buone se non si ha la necessità di guadagnarsi la pagnotta?
    O forse la tua provocazione era più sottile e non l’ho colta…

  3. Simone, sei al Salone del Libro di Torino, tutti i giorni o qualche giorno in particolare? Ciao

    • sono al salone il 17, lunedì, ore 14.30. fino a domenica sera sono in mare. prima non potevo. se vieni ci vediamo lì. passaparola, perché quello è l’ultimo giorno, cioé il giorno più sfigato per le presentazioni… ciao!

  4. Bah… e chi può mai saperlo cosa sia alto e cosa basso?

    Sono tutti giudizi che diamo noi in fondo, “pre-giudizi”. Certo, le cose più belle sono le storie vere. Ma anche le stupide chiacchiere tanto per “evadere” dal mondo competitivo.

    Oggi ho chiesto ad una mia collega, con una posizione importante, di smetterla di risolvere problemi aziendali, prima che qualcuno si accorga che di problemi non ce ne sono più e ci licenzino tutti. In quel caso, i manager anche volendoti proteggere, non riescono a giustificare l’impiego di tutte quelle persone in un’azienda senza problemi.

    Dato che il mio downdownshift avviene all’interno stesso del posto di lavoro…!

    Le ho anche detto che lei rovina i giovani: infatti realizza un ottimo lavoro, fa arricchire la principale famiglia di azionisti a livelli impensabili, poi nascono i rampolli e le rampolle, e le povere ragazze che non hanno mai lavato un piatto in vita loro, chiedendosi che senso ha la loro vita, finiscono per drogarsi, fare sesso a gogo’, e morire in modo misterioso. E’ quello che è successo all’ereditiera della famiglia di azionisti; ergo, se la mia amica li avesse arricchiti di meno, la ragazza non avrebbe avuto questi problemi e sarebbe ancora viva. Le ho dato la colpa.

    Così i magnati realizzano profitti da capogiro per A) portarseli nella tomba; B) Far impazzire i propri figli e gettarli nella disperazione a forza di miliardi di dollari.

    In questo mondo folle, come si fa a dire cosa sia alto e cosa basso? E’ tutto ribaltato e ribaltabile.

  5. oggi pensavo: sono in cassa integrazione e ho imparato a farmi bastare 850 euro al mese e non sto cercando un altro lavoro ma il mio Lavoro. Ispirata dal gioco Gratta e Vinci “Turista per sempre”, avessi 6.000 euro mese non lavorerei. Rifletto e dico: ma quindi non sono i soldi, pochi o tanti non cambia. Sto ancora cercando la mia ispirazione ma ritengo di essere sulla buona strada o almeno non su quella guidata dal denaro.
    Non so se sono riuscita a rendere l’idea, è un pò contorta e sottile.

    Simone ti ho ascoltato a Torino, sei un personaggio!!!

    Emanuela

    • esatto emanuela. il punto non è quello. serve un sogno. non il denaro. il denaro per vivere si trova. i sogni bisogna costruirli. grazie!

  6. ragazzi, va bene il “discreto livello culturale”, ma forse qui si sta volando un po’ troppo alto….e per non rischiare di cadere, parlandomi addosso, mi defilo…Al prossimo post. Un abbraccio.

  7. La tua vita non ti piace più? Il posto dove vivi non ti piace più? Quante volte hai pensato: “basta mollo tutto e vado a vivere su un’isola deserta!” Ma poi per l’abitudine a reiterare comportamenti che conosci non lo hai mai fatto. Forse hai paura di fronte ad una scelta del genere e ti nascondi dietro le tue paure facendole diventare comode certezze: “in fondo qui sto bene, di cosa mi lamento? C’è chi sta peggio.” Ma perchè accontentarsi e non fare ciò che si desidera veramente? Io dico per paura! Ci sono molti tipi di paure, ma due sono quelle fondamentali. La prima è che vedi la vita che sta passando e vedi te stesso che non hai ancora vissuto. Questo genera panico: il panico che la vita ti stia sfuggendo di mano, ogni momento hai sempre meno vita e non hai ancora vissuto. La seconda paura è che la vita, alla fine, conduce alla morte. La morte è la cigliegina sulla torta della vita e dato che la morte fa parte della vita, anche la paura della morte si può riassumere nella paura della vita. La paura di vivere è quindi la paura fondamentale che ti blocca. Arrenditi alla vita e vinci le tue paure!

  8. Come ha scritto giustamente Massimo Fini: “Il paradosso di questo modello
    di sviluppo è che avendo puntato tutto sul
    cavallo dell’economia, marginalizzando ogni altro valore ed esigenza umana, sta fallendo proprio sul piano dell’economia”.

    PS Se posso permettermi… una delle cose da apprezzare di questo spazio – così come del libro di Simone – è il fatto di aver coaugulato persone di un discreto livello culturale (ed in periodi come questi è una rarità, parola di assistente universitario…). Gli interventi sono molto spesso di qualità. Grazie.

  9. Minnie, la tua storia mi tocca molto… e la sento molto vicina… Mi piacerebbe saperne di più se ti va.
    Non so come funziona, se devo scrivere qui il mio indirizzo o può passartelo Simone in privato (non voglio approfittare del suo spazio e della sua cortesia).
    Ciao

  10. #Gianni:

    se sei un impiegato Greco o Italiano con a carico mutuo, rate, vita sociale “normale”, aderente al sistema di valori canonici, con TV, Sky, digitale terrestre, pizza la domenica e 730… il DS è la tua unica speranza di vivere una vita con qualche significato.

    Dove lavoro ne trovi quanti ne vuoi “impiegati greci” sono morti tanto tempo fa, però non li hanno avvisati. Appena il cuore si stufa di pompare sangue ad un cervello senza passioni, pieno di scartoffie, li seppelliscono. Ma non noteranno la differenza. Se ne accorge il sistema primario, quello preistorico deputato alla sopravvivenza e al downdownshft che sta succedendo qualcosa, ma quello “evoluto” scambierà il trapasso con la pausa pranzo.

  11. Azz, dissento ancora!

    Stavolta sui bond argentini: una mia amica, divorziata, un figlio a carico riceve unapiccola eredità. Va in banca chiede un investimento “sicuro” per lasciare l’eredità un giorno a suo figlio. Il bancario le dice: “Questo è sicuro. Per andare male dovrebbe fallire… lo Stato Argentino, s’immagina?”. Zac!

    non c’era avidità nella sua richiesta. Magari anche il bancario pensava che fosse sicuro, chissà. Magari sapevano solo ai piani alti. Ma il sistema stritola tutti, non ha poi importanza se non sei troppo avido, l’obolo lo paghi lo stesso. Per il fatto stesso di partecipare al sistema.

    Dissento poi da Caterina: se gli altri non ascoltano è un problema tuo, non loro. Loro stanno bene senza ascoltarti. Il bisogno è tuo. Devi gestirlo senza chiedere “ascolto”, altrimenti diventa un inferno. Tanto nessuno, in ogni caso ascolta realmente, l’essere umano non ne ha i mezzi, può disporre di una certa empatia, se ha buona volontà, ma oltre certi limiti non può andare.

    Sono poi convinto che una persona deve considerare se vale la pena parlare. Magari non ti ascoltano, ma tu puoi ascoltare. Ti accorgi subito dell’interlocutore, nel 95% dei casi saprai da sola che non vale la pena di essere ascoltata. Il 5% rimanente trattalo come un tesoro.

    E se Adamo ed Eva, invece di essere sicuri di sè e della propria vita da favola, non stavano ad ascoltare le opinioni altrui, non ci sarebbe bisogno di parlare di downdownshift…………..

  12. Mi stanno più simpatici gli impiegati di LB che scendono con le loro scatole e che riescono anche a sorridere che i nostri impiegati e operai capaci solo di piagnucolare e correre dai sindacati; a pensarci bene poi, visto che si parla di economia, il DS non serve se sei un impiegato statale greco…fino a qualche giorno fa.

  13. Non so se quello che voglio fare io è proprio il DS. So che voglio tornare là dove ho sempre voluto essere e dove mi sono chiaramente VISTA in una di quelle domeniche mattina in cui ero profondamente sintonizzata sui miei desideri più profondi. E’ stata una visione direi così limpida, netta e chiara che da allora nulla riesce più ad avere lo stesso sapore e lo stesso odore. Di fatto sento l’odore del mare nei momenti più impensati della giornata, il fruscio del vento nelle orecchie offusca voci che non mi interessa più udire e le radici della mia anima non possono più tacitare un richiamo così forte. a me succede sempre così: una visione, un sogno mi indicano l’obiettivo, e in genere è qualcosa che mi appartiene dentro in modo così profondo da farmi una paura immnesa quando ne divento consapevole.spesso la paura è tanta che mi autoboicotto. a volte però le cose diventano chiare solo dopo lunghissimi percorsi interiori. capita che prima ci siano altri fardelli da smascherare, zavorre da buttare e l’anima da riempire. forse solo allora si riesce a vedersi. forse, e dico forse, perchè per alcune persone le cose sono invece chiarissime sin da subito. Capita a volte che ci sia prima bisogno di rafforzarsi bene dentro. Di fare molta pulizia interiore, di scardinare preconcetti, pregiudizi, di zittire la voce del dubbio, prendere la propria paura tra la mani, farsela amica e scegliersi. Nel lavoro mi ci sono buttata perchè dovevo dimostrare qualcosa a me stessa. Ritengo, senz’alcuna arroganza, perchè la base interiore di partenza era davvero bassa, di aver vinto la mia sfida con me stessa. senza diventare donna in carriera o chissa che. Era il desiderio e il bisogno di accumulare esperienza formativa e di vita. bene. ora con tutto questo voglio iniziare un percorso nuovo. da un’altra parte. Insomma, voglio iniziare a ringraziare questa Milano che mi ha dato tanto nel bene e nel male, farle ciao ciao con la manina, di affetti profondi ne ho e posso sempre tornare a trovarli, e scegliere me stessa nell’unico posto in cui posto in cui respiro libera: il più possibile vicino al mare. Quando voglio tanto qualcosa, mi faccio un piccolo disegno e lo metto nel portafogli, me lo guardo in ufficio, al supermercato, a casa, ovunque io sia. lo tocco il più possibile, cerco di averlo sempre presente. fino ad ora ha funzionato. con stupore, magari a distanza di anni, mi sono resa conto che tutto quello che avevo disegnato, dipinto o scritto, poi è diventato concreto. reale.
    Ho disegnato una casa vicino al mare in una zona tranquilla. e mi sono disegnata felice. ho aggiunto la solita barca a vela che dipingo sin da bambina, e tantissimi fiori da tutto il mondo.perchè la mia nuova me ha a che fare con i fiori, il mare e la vela.
    e ho scritto la data entro cui io voglio essere lì. dentro di me ho già salutato tutti e pianto, anche in modo forsennato a volte. che volete farci, sono una sentimentale!!! e non darò mai ascolto a chi mi dice che non ce la posso fare, perchè io sono già lì.
    e, tanto per essere sicura, incrocio bene bene le dita!!!!
    e spero in bene!
    Buon vento a tutti!!
    Ps: non ho parlato di sacrifici, tempi duri e altro, perchè li ho già messi nel conto e soprattutto non voglio attirarmene più del necessario.

  14. leggo di persone che pensano con la loro testa, di libero arbitrio,ma se il sistema promuove continuamente operazioni che come motivo trainante propongono RATE A INTERESSI ZERO,VENDITORI CHE DECANTANO UN PRODOTTO CHE NON AVRA COSTI DI INTERMEDIAZIONE,ogni cosa che sivende deve portare un tornaconto,oggi la banca mi ha inviato ua PROPOSTA UNILATERALE(la prima volta che ho letto proposta unilaterale sono rimasto a pensarci per un ora,mi sembrava una contrdizione)dicono che siccome c’è crisi il rischio di prenderla in quel posto è maggiore, ragion per cui aumentano il tasso di interesse passivo per cominciare a tutelarsi dei soldi che qualcuno potrebbe non rendergli.continuo a pensare che la soluzione sia allonanarsi dal fiume perchè altrimenti prima o poi verrai trascinato dalla corrente.
    immagino che una volta in balia di quella corrente le reazioni possano essere diverse e imprevedibili.e questo mi spaventa!!!

  15. Roberto, Caterina, tutto ciò che dite è innegabile. Come peraltro lo è il fatto che ci siano altri modi di concepire la vita, diversi da quelli che accomunano molti di noi ch partecipiamo a questo stimolante confronto. Non sono sicurissimo che tutti coloro i quali ritengano che il lavoro intenso sia il principale “contenuto” delle loro vite siano solo vittime di esogeni condizionamenti…rispetto l’alterità, mi affascina capirne radici, motivazioni, aspettative. Condivido con Caterina, comunque, la tristezza nell’osservare l’incapacità di ascoltare altri pensieri.
    Infine, da bancario non apprezzo né i bancari né i DS in assoluto, ma stimo tutti coloro i quali hanno quantomeno la propensione a ricercare l’autenticità, la propria essenza. Magari confrontandosi, mettendo a fattor comune le proprie esperienze ed il proprio percorso.

  16. Mia madre,con tutte le sue mancanze e difetti mi ha fatto un grande regalo: da sempre mi ha insegnato a pensare e decidere con la mia testa, a costo di starsene lì a guardarmi sbagliare…Beh, ho sempre pensato al downshifting, prima ancora che esistesse la terminologia.Non ho mai concepito queste vite spezzate a metà, il papà che tornava tardi la sera, la mamma che mi lasciava in giro da nonni e parenti e che poi ha deciso di starsene a casa ma allora i soldi erano pochi…ho sempre,sempre pensato che prima o poi mi sarei liberata dalla schiavitù dei soldi e delle cose pur rendendomi che non sono le banconote il vero problema.Fino ad un anno fa però pensavo di non essere in grado di riconciliarmi con quei desideri profondi di bambina ma a oggi, e molto lo devo a questo blog,al tuo libro e non solo, a Internet, sento che non sono sola, non sono diversa, non sono sbagliata. Faccio solamente parte di una minoranza.E questo mi è sufficiente per prendere la rincorsa e pianificare il mio ritorno alla vita vera.

  17. Ben Harper diceva “make sure the fortune that you seek is the fortune that you need” e se la signora è felice così, perché quello che fà per lei ha significato, credo faccia bene a proseguire. Alla fine, credo si riduca tutto a una quesione di significati. Ho iniziato da poco a leggere il tuo libro Simone, io faccio un lavoro molto simile a quello che facevi tu, anche se a livelli decisamente più bassi. Il problema più grosso per continuare questo lavoro per me è il vuoto di senso. otto, dieci ore al giorno in ufficio e il massimo che ti può capitare è vedere l’articolo del tuo cliente sul sole 24 ore. Great Job e andiamo avanti. Per me tutto ciò non ha più senso. Per la prima volta sto facendo un piano a medio termine, dettagliato. Sto iniziando per prima cosa ad abituarmi a vivere con meno, shopping inutile, ristoranti, aperitivi, anche basta. Ho la grande passione della montagna. HO 38 anni e ho deciso che entro 5 la mia vita sarà lì (prima è oggettivamente difficile). IL tuo libero (è un refuso, ma ci sta:-)) è una grande spinta, grazie.

    • simona, ciao. grazie. benvenuta nel clan. se sei sulla strada, ora ferrea e dura sul programma. mettici anni ma lavoraci. la roba lenta, ben fatta, l’artigianato, rende. bello il refuso. ciao!

  18. @Luigi: non credi che quello che è il sogno della “signora di 46 anni” (che come hai giustamente detto va assolutamente rispettato) sia in realtà imposto da un modello culturale domninante – mi verrebbe da chiamarla sovrastruttura ma non vorrei passare per un vetero marxista che non sono – che è distorto, contorto, direi fasullo, rispetto alle leggi natura?
    Ha ragione da vendere Simone quando sostiene che il DS non può essere imposto a nessuno e che ogni persona deve seguire il suo sogno, ma è anche vero (spero ne converrai) che è il sistema che ci circonda che inculca forzosamente ai singoli individui il modo di consumare, vestirsi, lavorare, ecc… infine anche i sogni

    • roberto, pienamente d’accordo. la faccenda è sottile. è evidente che questo sistema discrimina molto, perché è intellegibile solo (e a volte neppure) da chi ha molti strumenti. la gran parte dei sogni che vedo circolare non sono originali, se non nell’esprit. Altrettanto vero che la tentazione del colonialismo culturale, dello snobismo delle idee, è sempre dietro l’angolo. nessuna cosa può essere insegnata. nel dialogo, al massimo, qualcosa muta. Piccole cose però. Si muore a pochi passi da dove si è nati. Anche e soprattutto se nel frattempo si è avuta la sensazione di fare il giro del mondo. L’unica cosa che conta è la tensione morale verso l’autenticità. Ma se non si ha un’idea di sé, qualcosa di possibile “ma non ancora”, non può esserci autenticità. E nessuno può spingerti a nulla.

  19. quello che dice caterina è capitato anche a me e dopo varie perplessità comincio a credere che bisogna smettere di cercare negli altri.probabilmente la risposta continua ad essere l’esempio di simone che non ha chiesto troppi pareri e conforto,ha pianificato la sua nuova vita e la sta portando avanti giorno dopo giorno,parlare e confrontarsi con chi a voglia di farlo e smettere di giudicare chi non si vuole confrontare come se fosse di un altro pianeta,come detto da qualcuno precedentemente un giorno PRIMA O POI ognuno farà i conti con la propria vita e la propria coscenza.tutto è comunque questione di punti di vista e il punto di vista più obbiettivo è comunque frutto del nostro modo di vedere e percepire.
    ciao

  20. Se parlo con qualcuno di tempo libero, natura, onestà, assurdità di un sistema mi sento rispondere: “questo fa parte della tua filosofia, dei massimi sistemi, non della vita reale”;

    Invece a me parlano di Economia, Politica, il valore delle case, il debito pubblico, il denaro, le pensioni, i fondi comuni di investimento come se quelli fossero argomenti “reali”. E non invece decisioni prese da poche persone con enormi Poteri, cui siamo totalmente estranei: possiamo solo ballare il loro valzer. Eppure quelle sono cose “concrete”. E’ “concreta” l’impotenza; è “filosofia” la vita reale.

    Una volta tutti gli uomini parlavano una sola lingua e avevano lo stesso intento. Poi Dio scese e fece crollare la loro Torre (Babele), perchè capì che invece di portare beneficio l’unità di intenti avrebbe portato solo danni. (L’uomo è fatto così, appena trova coesione invece di progredire installa totalitarismi). Ecco perchè non vediamo le cose allo stesso modo, mi dico, è nell’ordine delle cose che sia così, altrimenti chissà che danni combineremmo!

    • La torre non è crollata Exodus. Piuttosto viene giù gente dalla balaustra. Ma è sempre stato così. Non c’è un oggi peggiore di ieri. Cambiano forme e strumenti, ma l’uomo è così. E’ egoista e cattivo. Il che non vuol dire che non se ne incontrino di migliori. Ma la vita non ha un versante assolato in cui non battano grandine e pioggia. Il che (ancora) non vuol dire che non si possa (e debba) essere ottimisti. Ma ottimisti individualmente. Il pessimismo è giustificato solo nell’analisi collettiva. Il punto è che l’analisi collettiva è assai meno centrale di quanto si pensi. Nessuno mette energie nel percorso individuale. Individuo è male, gruppo è bene. Questa è la cultura da cui veniamo. Io penso l’opposto. Tra l’altro un gruppo che funziona non necessariamente (quasi mai) genera buoni individui, mentre individui che fanno strada nella loro responsabilità costituiscono già, nei fatti, una collettività migliore.

  21. Penso che, nonostante tutte le colpe che possiamo dare al “sistema” per tutto il fumo che ci mette davanti agli occhi, per la schiavitù (in)volontaria in cambio dei soliti inutili ninnoli, esista, sempre e comunque, il libero arbitrio.
    Quello che, in qualunque situazione, per quanto sfavorevole possa essere, non ci impedisce di farci domande, di mettere in dubbio quello che ci viene proposto, di cerare, più o meno silenziosamente, una alternativa più giusta per ognuno di noi. E penso che sia libero arbitrio anche NON farsi domande, NON mettere in dubbio quello che altri valutano “davvero importante”, NON cercare nessuna alternativa, NON essere curiosi. Sono daccordo con Simone, nessuna compassione per chi si ingozza finchè tutto funziona sapendo (e negando) che il lusso di adesso avrà un prezzo molto alto. Ma è immensamente più facile farsi distrarre dalle luci e dai giocattoli del parco giochi in cui ci hanno messo a vivere, piuttosto che fare un giro dietro al carrozzone per vedere cosa c’è, cos’è che fa funzionare i meccanismi. Il coraggio di chi resta in giostra è solo quello di chi conosce il meccanismo, e ci sale comunque. Chi non vede il rischio di quale coraggio ha bisogno? Ha soltanto scelto emozioni facili a pagamento.
    Io dal parco giochi (non solo quello vero) sono sempre uscita con la nausea, ma per fortuna l’ho capito abbastanza in tempo che la vita vera non è quella col batticuore e il voltastomaco indotti dal rischio, dall’affanno, dalla velocità… ed è la stessa sensazione che provo adesso, quando guardo coi piedi appoggiati in terra vedo tutti quelli che in cima alla giostra si stanno divertendo come matti, credendo (ma come si fa?!?) che le emozioni che stanno provando in quel momento siano più vere e più importanti della vita reale.

  22. Ciao Simone, volevo solo contestarti un punto: molti dei risparmiatori che hanno investito in bond argentini o in azioni cirio non l’hanno fatto per avidità.
    Direi piu spesso si trattava di una forma di insider trading: alcune banche sapevano in anticipo che i bond argentini e le azioni cirio erano spazzatura, e le hanno rifilate e infilate un po ovunque negli investimenti dei loro clienti.Ricordo poi che in alcuni casi, i titoli spazzatura vengono inseriti e nascosti nei fondi pensione di persone assolutamente inconsapevoli

    • Insomma matteo… Insomma… Sono stati offerti, non imposti. A un tasso d’interesse potenziale (dato però all’ìindicativo) molto alto. E’ alla ricerca di quel guadagno super che la gente è andata. Dunque ha scelto. Certo, torna il discorso degli strumenti per analizzare, della “circonvenzione d’incapace”. Il sistema deve tutelare chi non ha strumenti. Però tutti (strumenti o no che sia) dobbiamo piantarla col piagnisteo quando il 90% delle cose che ci capitano sono una nostra scelta. Quasi mai limpida…

  23. Specifico: come ho già scritto nel mio post, lungi da me pretendere che tutto il mondo da oggi in poi voglia fare downshifting.
    Il concetto centrale che volevo esprimere è questo: se una persona mi invita a parlare e esprimere idee su un argomento al quale non ho mai pensato, cerco di entrare in comunicazione con quella persona, cerco di capire il suo linguaggio, se non capisco chiedo spiegazioni, approfondisco. Provo a comprendere l’argomento, a vederne le sfaccettature, a vagliare i punti di vista. Alla fine di questo processo resto anche salda nelle mie idee, ma ho imparato qualcosa di nuovo, ho allargato il mio orizzonte mentale. La cosa che “lamentavo” di più negli aneddoti che ho riportato è l’incapacità di prendere in considerazione qualcosa di diverso rispetto al modello cui siamo abituati. Non certo il fatto di rimanere sulle proprie posizioni. Solo “prendere in considerazione” dell’altro. Tutto qui. La cosa che mi sconvolge in quella donna non è certo il suo entusiasmo per il suo progetto: quello semmai è una gran cosa, lei sta realizzando il suo sogno, la ammiro e (positivamente) invidio per questo. Quello che mi preoccupa è il suo NON ASCOLTARE, non provare nemmeno ad aprire le orecchie e il cervello a qualcosa di diverso, non recepire nemmeno parole diverse dalle sue.

    • Caterina il non ascolto è un tema grosso. Per me influisce molto sul giudizio. Dunque condivido.

  24. Ciascuno di noi è diverso. A uno piace il lavoro fisso programmato da un capo; ad un altro piace l’autonomia. C’è gente che trova senso solo nel lavoro, altri nel non lavoro. Ognuno è rispettabile. Non è rispettabile colui che si mette sul piedistallo del moralismo e vuole imporre agli altri come “bene” quello che fa/è lui. Non tollero i bancari che tacciano di “fricchettonismo” i DS come Perotti, nè i DS che commiserano chi fa una vita da impiegatuccio.

  25. Simone, vedo con piacere che la serata di Reggio Emilia di giovedì scorso ti ha lasciato alcuni temi, che stai proponendo nel blog. Me ne compiaccio, perchè per me è stata una bella serata di amicizia ed approfondimenti, che ricorderò a lungo.
    Io credo, Caterina, che le persone hanno diversi obiettivi, diverse visioni della vita. Simone ha sempre insistito, a mio parere centrando l’obiettivo, sul concetto del “sogno”. Perché non pensare che la signora di 46 anni entusiasta del proprio futuro di 15 h di lavoro, ma autonome e non da dipendente, non stia realizzando il suo? E perché non gioire insieme a Lei,che ha avuto il coraggio di mettersi in proprio, mentre altri sopportano, a capo chino, angherie e deluzioni professionali, senza provarci? Non vorrei che anche noi si diventasse schiavi del sogno e del concetto del Downshifing…negandone così l’essenza.

  26. Ti capisco Caterina…Quando parlavo alla mia ex di downshifting, di lavorare meno per avere tempo libero, per fare viaggi al di fuori delle date canoniche di Natale e agosto ho avuto una risposta che mi ha gelato il sangue..”Preferisco ammazzarmi di fatica piuttosto che vivere da pezzenti”.

  27. Caterina hai ragione.
    Purtroppo la cultura che ci viene inculcata fin da piccolissimi prevede una vita scandita dai ritmi del lavoro, mentre la Natura (lo scrivo con la N maiuscola) vorrebbe che si lavorasse per vivere e non che si vivesse per lavorare.
    Però combattere conntro i media e contro questa cultura ormai diffusissima e totalmente assorbita è un pò da Donchisciotte. Siamo all’interno di un Matrix, ma in pochi se ne accorgono, in pochi hanno abbastanza filtri culturali per vederlo e, men che mai, scappare.

  28. Nelgi ultimi tempi stuzzico spesso amici e conoscenti su questi temi. Gli parlo di quanto per me sia tutto tremendamente assurdo.
    Eppure tutti loro non fanno che dare risposte tipiche di chi ragiona solo “da dentro” al sistema, come se non vi fosse alcuna alternativa possibile a questo modello corro-mi sacrifico-lavoro-lavoro-lavoro-compro-spendo…. Si, tutti dicono di essere stanchi, di non poterne più. Ma le soluzioni da loro proposte sono agghiaccianti.
    Ieri un uomo di 40 anni con figlio e moglie diceva che lui, per non abbrutirsi del tutto, si impone di dedicare 15 minuti al giorno a se stesso, ai suoi interessi e le sue passioni. E lo diceva come se avesse scoperto la gallina dalle uova d’oro, come se lui avesse davvero trovato la soluzione migliore per salvare capra e cavoli! 15 minuti? Ma siamo diventati tutti matti? Può la mia vita, la mia anima, accontentarsi di 15 minuti al giorno?
    Una donna di 46 anni, da sempre drogata di lavoro, mi sentiva (ma non mi ascoltava) parlare di queste cose e tutta entusiasta parlava del suo prossimo progetto di lavoro che le avrebbe finalmente permesso di lavorare 15 ore al giorno da autonoma e non da dipendente, con gli occhi che le brillavano! Io provavo a parlarle di interessi, di rapporti umani, di riduzione dei consumi, di recupero di valori perduti… e lei non faceva che travolgermi di parole come “carriera”, “denaro” etc etc..
    Con questo non voglio dire che pretendo che tutto il mondo la pensi come me. Dico solo che, anche sollecitate direttamente a confrontarsi e esprimere idee sul downshifting, molte persone sembrano non capire nemmeno di cosa tu stia parlando. Come se fossero sorde a parole non presenti nei loro vocabolari redatti da un sistema consumistico e basato sulla “schiavitù del lavoro”.
    Che siano tutti raccolti intorno a questo blog “gli altri”?

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