Anche TV7 (RAI1) sul Downshifting

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19 thoughts on “Anche TV7 (RAI1) sul Downshifting

  1. Mia mamma che lavora in ospedale mi ha detto che le arrivano sempre pi № persone che hanno problemi causa del viagra altri che se ne prendessero una dose anche di poco eccessiva, tirerebbero le cuoia prima di dire ahhhh!- Fruby fruby.

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  2. Solo una piccola nota:
    non è solo il lavoro dipendente che ha questi effetti. Anche lavorare in proprio, con le banche che ti chiedono conto di come vanno le cose, i clienti che ti fanno correre allo stremo e non ti pagano, etc. etc. etc. è diventato un incubo per moltissimi liberi professionisti e piccoli imprenditori.

    Ha ragione Simone: adesso basta!!!!

  3. Aggiungo: mio padre che è siciliano e non spreca parole sintetizza così:

    “L’asino che lavora è sempre carico”

  4. @ Francesca:

    ricordati che ci sara’ sempre gente del genere finche’ ti troverai a dover lavorare PER qualcuno. Successo anche a me , anni fa durante altre esperienze lavorative, da li ho imparato molto. Distacco, dal lavoro, dai colleghi, dal capo. Se fai il tuo lavoro onestamente e sei in pace con te stessa sei a posto con tutti. Ci sara’ sempre qualcuno che tentera’ di caricarti di responsabilita’, qualcuno che vorra’ conoscere gli affari tuoi, la parola d’ordine e’ distacco !!
    Stai bene ? Fai il tuo lavoro, nulla di piu’ nulla di meno! stai male? prenditi il tempo che ti serve , riposati e riprenditi; invia subito il certificato e non rispondere a chiamate di colleghi/capi !! Non devi giustificarti di nulla, una volta inviato il certificato sei a posto, se l’azienda lo riterra’ opportuno fara’ fare le verifiche al medico INPS, ma come dicevo prima, se tu sei a posto con te stessa, perderanno solo tempo.
    E soprattutto, sul lavoro, fai l’indispensabile, perche’ se non hai mire di crescita professionale, fare ‘di piu” portera’ solo altre incombenze, e’ sicuro!! Quando c’e’ qualcosa di piu’ da fare, i capi ed i responsabili vanno sempre da quello che gia’ stralavora, e che sanno che dira’ di si, non perdono nemmeno tempo a chiedere lavoro extra a chi sanno che arriva all’orario di ingresso, fa il suo stretto necessario, e appena e’ ora di uscire, timbra e se ne va. Paradossalmente ma e’ cosi, se c’e’ qualcuno che ‘rallenta’ il ritmo, questo verra’ (quasi) sempre ignorato, a discapito di chi si sta gia’ massacrando di lavoro.
    E soprattutto non ignorare i segnali che il tuo corpo di manda: quando sei stanca prenditi ferie, malattia, qualsiasi cosa, visto che , almeno per ora, ancora ci sono…

  5. @ Francesca

    sii meno dura prima di tutto con te stessa e concentrati sullo stare bene. Al lavoro c’è sempre qualcuno che mette in discussione la veridicità dello stato di salute di un collega. Le battute spesso si sprecano. Lasciale perdere. Una cosa sono le procedure aziendali, un’ altra sono i commenti. Se vogliono i dettagli, invia il certificato medico e chiusa lì.
    Curati e non farti travolgere dal giudizio degli altri.
    Rilassati e pensa a stare bene. Tutti noi abbiamo i nostri punti di fragilità. Piuttosto, prova a chiederti se il malessere è tornato, anche se lieve, perchè avevi bisogno di un staccare un po’. potrebbe essere un’indicazione… magari mi sbaglio…è solo un suggerimento.
    ciao

  6. Io oggi non son stata bene e non sono andata al lavoro. Un piccolo malanno che mi farà stare a casa tre giorni. Ho dovuto chiamare in ufficio, giustificare e soprattutto raccontare che problema avevo. Non solo, dopo il tuo capo ha i suoi commenti da fare e le sue sentenze (ho un capo così) e mi ho toccato pure raccontare che ho già sofferto di questa malattia in passato in forma più grave. Io non ne posso più di tutto questo. Di dover giustificare ogni mia mossa, ogni mia debolezza umana ad un responsabile. Vorrei essere padrona del mio tempo senza dover rendicontare ad un altro. E invece no, funziona così, si è ingabbiati in questi lavori fissi e dipendenti dove non sei più padrone di niente, neanche della tua privacy. Vabbè, avevo voglia di condividere con qualcuno la mia amarezza di oggi, è sempre un piacere leggervi.

  7. # Caterina:

    se posso dirti qualcosa è: fidati del processo. Quello in corso. Se è “vero” non potrai opporti.

    A proposito, come dicono i buddisti, “per imparare a vivere una vita non basta”. Loro dicono di impiegarcene diverse, sempre cercando di migliorarsi, evolversi e portandosi appresso quella precedente.

    Quindi non cercare di fare tutto in questa vita, non ci riuscirai. Non cercare di fare tutto in cinque anni, in un anno, in sei mesi, in uno, etc… Datti il tempo e segui il “processo”, accompagnalo, cavalcalo senza forzarlo, nè anticiparlo. Se è valido, correrà per conto suo. Se non lo è, meglio non seguirlo. Il processo lavora per te, gli “STOP!” sono al tuo servizio per dirti dove, forse, stai facendo un passo falso.

    Il problema non è arrivare alla meta. Alla meta non ci arrivi mai. Il problema è vivere il viaggio. E quando arrivi alla fine, cerca di arrivarci ancora con delle energie, magari possono servire per dopo.

    Il problema non è cambiare. Cambiare cambi sicuro. Ogni secondo il tuo corpo si rinnova, dopo sette anni il braccio che avevi è stato interamente sostuito da nuove cellule e neanche te ne sei accorta. Lo stesso per il cervello, il fegato, la milza… In sette anni non sei più te stessa. L’unica cosa che ti tiene immobile sono i tuoi pensieri. Cambia il mondo, invecchiamo noi, i nostri cari, costruiscono nuove strade, cambiamo casa, partner… E ci sentiamo “fermi”. Perchè non abbiamo occhi per vedere il “cambiamento” e vogliamo forzarlo noi. Come se un tizio bendato volesse tornare a vedere facendosi un intervento sugli occhi sanissimi. Dopo l’intervento rimette la benda e ricomincia il gioco dell’oca.

    A (s)proposito, immaginate quel povero psicologo occidentale che oltre a ricercare i traumi infantili deve cercare quelli delle 25 vite precedenti del buddista. Per loro è follia. Così, invece di cercare di capire chi ha “scoccato la freccia che li ha feriti”, si limitano a strapparla via. Ergo: proviamo a rinascere ogni giorno liberi dai condizionamenti passati e dai piani passati, ogni giorno un piccolo passo, ogni week un oggetto in meno. (meno 52 oggetti l’anno vuol dire un ribaltamento di vita con minimo sforzo).

    Citando uno dei miei tipi preferiti: “Io non ritengo ancora di essere giunto, questo soltanto so: dimentico del passato e proteso verso il futuro, corro verso la mèta per arrivare al premio…”. (Paolo, Filippesi 3,13-16)

    Ecco, bisognerebbe fare così.

    Ciao a tutti!

  8. Ragazzi, che bei post!
    Secondo me siete davvero “avanti”, avete una serenità, un equilibrio, una convinzione che mi lasciano senza parole…. quanto sarebbe bello poterle recepire per osmosi.
    Avete pienamente ragione: farsi guidare da disperazione e bisogno di fuga può portare più guai che felicità… Ma secondo voi se, anche dopo aver impiegato tutte le proprie energie e un sacco di anni a tentare di trasformarle in serenità ed equilibrio, queste restano…. è così del tutto impensabile lasciare che siano esse a darci almeno il primo strappo verso il cambiamento?

  9. Sono davanti a questo spazio bianco e sto pensando a cosa scrivere. In poche righe mi è difficile, non sono brava. Scontato, Simone, che ho letto il tuo libro. E sono venuta a cercarti. Ho letto che sei a Empoli, il 14 giugno, e vorrei venire a conoscerti ma sarò in Sardegna. Al mare… Comunque, la sostanza di quanto volevo scriverti è un invito. Mi piacerebbe conoscerti. Mi trovo giusto sul percorso tra La Spezia e Milano.. magari un caffè. Un abbraccio e, comunque sia, GRAZIE
    Silvia

  10. Ciao Simone! sono qui a porto corallo con gli amici del TOP SOUND, il ristorante dove mangiammo quasi un anno fa. Altra serata fantastica in loro compagnia… hanno aperto la cucina praticamente solo per noi.

    Ti salutano!

    Hasta pronto

    Cristiano

  11. PS:
    quando nel mio commento precedente dico “tengo cio’ che mi serve e scarto tutto il resto..” non intendo solo in senso oggettivo, ma piu’ ampiamente, nei comportamenti, nelle esperienze, nel modo di vivere..
    le valutazioni me le faccio da me, lungi da me il seguire mode (che tanto sono inventate apposta per farci spendere piu’ soldi..), o questa e quella tendenza… ho ben chiaro cosa posso fare, nei miei limiti, ma soprattutto cosa VOGLIO fare e DA COSA mi voglio sentir libero, e questo per me e’ gia’ un ottimo inizio… 🙂

    Buona vita a tutti.

  12. @ Exodus

    il tuo ultimo post mi trova totalmente in assenso. Sarà che ti sei dilungato sul gatto e io ho due micie, simpaticissime, tenerissime e di compagnia,visto che vivo da sola e sono single. Dai gatti si apprendono mille cose:la seduzione, il senso del gioco, la coccola, il sapersi rilassare, il conforto. e come te penso che ci si debba allenare dentro al cambiamento, altrimenti qui o là, città o campagna, montagna o mare, l’insoddisfazione interiore sarebbe la stessa.
    Il problema forse è l’impazienza: alla fine vorremo sempre tutto subito, in fretta, come a essere immediatamente gratificati senza sforzo e impegno e poi subitamente saturi di quello che abbiamo ottenuto. tipo Bacchetta Magica: qui sto male, “magia” provo di là. non credo funzioni così.
    Credo invece che serva un sano allenamento alla paziente ricerca di ciò che si desidera profondamente, sperimentarsi, provare soluzioni alternative, tentare, esercitarsi nella ricerca proprio mentre siamo intenti nelle nostre attività. con un occhio attento, mente aperta e cuore libero, senza trascurare l’esperienza di vita acquisita.
    e quindi coltivarsi diventa necessario e salutare e trovare uno spazio fisico e interiore è fortemente auspicabile, se non addirittura necessario. e soprattutto imparare a viverlo come un dono. senza per questo però estraniarsi dagli altri, arroccati nel proprio bel castello, sia di convizioni, sia di paure. Coltivarsi in uno spazio di solitudine insegna a scegliere le persone giuste per noi, discernere gli affetti, le situazioni sociali più adeguate, a capire ciò che davvero ci piace, ci rasserena, ci dà vitalità e forza. il che non è ovviamente uguale per tutti, per fortuna! sai che noia! I rapporti interpersonali sono in crisi nei piccoli centri quanto nelle grandi città. Credo che sia dovuto alla qualità del conoscersi e del darsi e alla capacità di ricevere, per nulla scontata.
    e anche qui c’è abbondanza, solo che noi siamo sempre più concentrati sulla privazione, su ciò che ci manca, e non sull’accrescimento. Forse è questo che a volte ci frega un po’ nella vita ed è estremamente limitante per sviluppare tutte le nostre risorse.

  13. Bei post entrambi…
    Di exodus mi piacciono i diversi spunti..non so se hai già “passato il guado” del downshifting ma hai fatto delle belle considerazioni,gatto compreso 🙂

    @marussa :vorrei chiederti, visto che dici di aver fatto il cammino inverso, quali sono le motivazioni che ti hanno spinto ad entrare nel mondo del lavoro se potevi non farlo..sempre se ho capito bene. Sarebbe una questione molto interessante sentire una opinione da chi un’esperienza analoga l’ha avuta e alla fine ha deciso di cambiare strada.
    Ciao

  14. Grandissima risposta Exodus !!
    Hai centrato perfettamente il problema secondo me, la pensiamo esattamente allo stesso modo, e’ inutile correre via, scappare di qua e di la, se non ci si chiarisce prima con noi stessi DA cosa ci vogliamo liberare e COME vogliamo vivere. Una volta che questo e’ chiaro, lo si puo’ fare qui, come dall’altra parte del mondo, tanto se la nostra vita’ sara’ sobria i denari che ci serviranno per viverla saranno modesti, qui come altrove… il discorso poi cambia per chi ovviamente sogna di vivere in un determinato posto, li si deve prender su e andare (ma sempre , secondo me, dopo aver ‘fatto pace con se stessi’ e chiarito tutti i dubbi e tutti i progetti…).
    Anche io ho attuato (sto ancora attuando) il mio personalissimo DS, tengo cio’ che mi serve e scarto tutto il resto, in casa come nel lavoro. Sono passato da (10 anni fa..) responsabile di supermercato (contratto forfettario, millemila ore senza saper ne come ne quando si tornava a casa, stipendio appena decente…), ad altre esperienze, fino a quella attuale, sempre in un supermercato, ma di piccole dimensioni, reparto frutta, part time 22 ore, di piu’ non mi servono (e non mi sento di farne…).
    Ora ho il tempo di sviluppare le mie idee ed i miei progetti, che fra qualche anno spero prendano il posto anche di quelle 22 ore…
    Sento molti che non riuscirebbero a vivere senza questo o quellatro, ma non riflettono sul fatto che basta scegliere cio’ che veramente serve, per non doversi necessariamente privarsi di tutto, ma nemmeno divenire succubi e lavorare come schiavi per comprare tutto cio’ che ci viene propinato.
    La giusta via si trova , come sempre, nel mezzo, ne’ nel troppo, ne’ nel nulla…

  15. ho letto il tuo libro… io sto facendo il percorso praticamente inverso al tuo…mi piacerebbe venirti a trovare. Anzi direi … mi piacerebbe avere la libertà di venirti a trovare… chissà un giorno…

  16. # Sindbad

    se è come dici tu siamo fottuti: le città non cambieranno, anzi, attireranno sempre più gente. Diverranno megalopoli più grandi, praticamente tutto il nord Italia sarà un unico centro agglomerato tutto costruzioni continue, strade, tangenziali, autostrade, circonvallazioni, senza significativi cambi di paesaggio (spazi agricoli). Il traffico peggiorerà.

    Se punti su di un cambiamento individuale puoi trasferirti, ma non aspettarti una soluzione “sociale”. Anzi, nei momenti di crisi le persone vanno ad intasare ancora di più i sobborghi dei megacentri.

    Ma non è detto che se ti sposti poi tu trovi quello che cerchi. Non è detto che siamo noi pronti ad accettare un tipo diverso di vita, senza gli agi cui siamo abituati. Noi vediamo i problemi del vivere ammassati, ma ci sfuggono anche quei privilegi che i nostri nonni sognavano. Occorre ponderare. Essere realisti, non illusi.

    Anche la questione dei rapporti sociali è complessa: io ho abitato per anni in un piccolo centro con rapporti sociali assolutamente soffocanti, tali da toglierti la libertà. Sul serio. Se tu vuoi stare all’interno di un gruppo sociale affiatato, collaborativo, pronto a soccorrerti nei momenti di bisogno, per prima cosa devi accettare le regole del gruppo; che tu sia d’accordo o meno. E devi dare del tuo, anche quando non vorresti/potresti.

    Il condizionamento di vita in un piccolo centro, magari in un gruppo, è superiore a quello che ci può essere in Città. Lì, al massimo, regna l’indifferenza, la solitudine. Se vuoi un rapporto affettivo diverso con gli altri, una continuità, sarai chiamato ad uniformare il tuo comportamento a quello del gruppo. Altrimenti ti escluderai da solo. Ed essere esclusi in un piccolo centro è peggio che vivere naturalmente esclusi in città.

    Questo solo per dire che i paradisi non esistono.

    Però puoi curare il tuo giardino ovunque tu abiti, a mio parere. Il giardino mentale e fisico. Ho sentito storie di persone che vivevano in pace all’interno dei carceri degli ex stati socialisti. Erano uomini di fede incarcerati per questo motivo. Davano aiuto agli altri. Ora, vuol dire che l’essere umano è pieno di risorse, capace di creare una sua felicità nei luoghi più impensati. Credo che prima di cercare un cambiamento “drastico” dovremmo essere in grado di operare cambiamenti su noi stessi, nel nostro piccolo. Insomma imparare a camminare prima di correre, altrimenti ci si azzoppa e basta.

    Per esempio, cose come: se ti senti solo, prova ad accudire un animale domestico: richiede meno stress degli esseri umani (conflitti più semplici) ed è più propenso a dare e ricevere gratis; ti manca il verde? Butta fuori qualche mobile e fai entrare delle belle piante da innaffiare ogni giorno; coltivail basilico, con quel profumo meraviglioso; il peperoncino con i suoi splendidi colori; un bell’acquario con pesci colorati; compra i tappi per le orecchie; butta la TV; non ascoltare le info ma ascolta te stesso; bicicletta; iscriviti in piscina (il contatto con l’acqua è una cura per le malattie dell’anima)…

    Mai più locali, da oggi in poi pizza a casa mia, anzi, spaghettata aglio e olio, più dolce del mio forno. Niente più code nè problemi di traffico. Non hai spazio? allora butta, butta, e fai spazio, getta e rimani con poche cose e più spazio. Se vai nei locali con qualcuno vuol dire che cmq hai una vita sociale, trasferiscila da te, è faticoso ma vivere insieme è questo, non è impazzire per trovare un parcheggio… che entri nel ristorante già nervoso!

    Stai due ore in fila nel traffico? Accettalo. Non è un errore della tua vita, è una parte importante, non gettarla sbuffando. Mettiti comodo. Sedile lontano, gambe distese, cintura dei pantaloni slacciata in modo da non comprimere l’addome in quella posizione. Io mi slaccio anche i bottoni delle braghe e apro la cerniera, così l’armatura dei vestiti non mi da fastidio; respira, stravaccati, tanto si va a venti all’ora. (Se qualcuno ti ferma ricorda di tirare su i pantaloni prima di scendere: io me ne sono dimenticato e mi sono trovato con le mutande bene in vista. Non ero imbarazzato, l’altra sì.)

    Compra un corso audio, ascoltalo in auto; audiolibri di testi che avresti sempre voluto leggere (o che dovresti leggere per te stesso). Sono gratis su internet. Scarica le trasmissioni più belle in podcast, quelle che ti piacerebbe ascoltare ma non hai mai il tempo; i salmi, la Bibbia, quello che vuoi, ci sarà pure qualcosa che vorresti ascoltare in questa vita, ecco, il traffico è l’opportunità che ti offre il cielo, ascoltare senza che nessuno possa dirti “stai perdendo tempo prezioso”, neanche la tua coscienza. Io faccio minimo 40 minuti andata, 40 ritorno, e quasi vorrei che il viaggio durasse di più…

    Zero pubblicità. TV, radio, riviste, butta. Non perdi niente, acquisti energie. Forse non tempo, ma energie di sicuro sì, e se hai energie puoi fare tutto, anche con poco tempo. Se hai tempo e non hai energie ti fiondi sul divano in catalessi.

    Se vuoi fare come me: butta il divano e acquista un tappeto da ginnastica: ci si dorme su che è una meraviglia, se non fosse per il gatto del quartiere che mi entra in casa e si accuccia accanto. Apro gli occhi e me lo trovo davanti che mi annusa, quasi mi bacia. Che dormite si fa, e quanto magna!

    Altro che preoccuparsi dei vestiti, della benzina, della crisi… quello mangia, beve, dorme, non gli servono vacanze perchè è curioso e tutto il quartiere è scoperta, tutta la vita è scoperta, altro che fuggire per lo stress, non se ne vuole proprio andare da un’altra parte neanche deportato! Lui in quel quartiere ha trovato l’Egitto, I Caraibi e Saint Tropez tutto insieme. Se ce’è caldo si abbandona, se c’è freddo si rannicchia. Lui cambia sè stesso, non l’ambiente circostante.

    Che meraviglia! Non l’ho mai visto preoccuparsi per la pensione. La sua mente è rivolta a scoprire il giorno. Lo so perchè spulcia ogni angolo della casa. ieri si è appassionato ad un tappeto arrotolato: voleva vedere se ci poteva entrare dentro. Poi ha scoperto una nuova facciata di un edificio e l’ha esplorata, rischiando anche di restare lì rinchiuso e di precipitare sotto. Ma la vita è anche rischio, lui l’ha capito.

    Ah… è castrato. Giovane, ma non ha vita sessuale. Ma vive appieno lo stesso. Sta da solo ma anche con tutti. Chiede a tutti. La maggior parte lo manda via, quelli che lo accolgono a lui bastano e avanzano.

    “Solo chi sa stare da solo può stare bene con gli altri”. Non ricordo chi l’ha detto, ma è assolutamente vero.

    Non lasciamoci ingannare dai vincoli: sembrano insormontabili, assoluti ma non lo sono affatto. Mi accorgo che sono più le cose che posso fare qui e adesso per vivere meglio, per essere felice oggi, di quanto non sia la mia capacità di esaurirle. C’è troppa abbondanza, ecco il problema, non sappiamo neanche da dove cominciare per essere più felici!

    Ecco, secondo me, si inizia facendo bene queste cose. DOPO si può fare bene il resto. Altrimenti si rischia di passare da illusione a delusione.

    Ciao!

  17. Comincio a rendermi conto, Simone, di quanto sia importante, per un autentico downshifting, la fuga dalla città, dalle periferie delle metropoli. Una buona parte del tuo equilibrio deriva anche, secondo me, dall’esserti rifugiato nel tuo splendido isolamento ligure. Come si può cambiare vita senza allontanarsi, almeno in parte, dalla bruttezza delle nostre città, dalla soffocante routine delle superficialissime relazioni sociali che ci invischiano e ci condizionano la vita? Io credo che si sia una fortissima interrelazione fra ambiente di vita e la qualità del rapporto con se stessi e gli altri. Credo che sia difficile riuscire a rinnovarsi interiormente vivendo in un informe agglomerato urbano. Finchè le nostre città saranno così brutte, e le relazioni interpersonali così asfittiche, non c’è nessuna speranza di un effettivo cambiamento ( e viceversa, probabilmente ).

  18. OPS ! Simone ciao e scusa , avevo finito lo spazio disponibile per la lettera e credevo non fosse arrivata invece leggo oggi che mi hai risposto. Che meraviglia !Credendo che questa non fosse partita ti ho spedito una mail sul blog di chiarelettere.In sostanza è uguale ma con il finale.Chiedo scusa anche ai lettori se questo commento non c’entra con quello che avevi pubblicato sopra. Se avrò qualche domanda che dici mi ascolterai ? grazie in ogni modo.

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