Il giorno dei sogni mancati

La cosa grave di un lunedì non è tanto l’essere lunedì, quanto piuttosto l’essere un lunedì qualunque. Un lunedì identico ai precedenti, intendo, e in tutto simile ai lunedì che verranno. Ricominciare la settimana senza la prospettiva che qualcosa, almeno, un giorno, finirà o che qualcosa prima o poi abbia inizio, è terribile. Ricominciare la settimana senza il corroborante pensiero di un progetto, l’istante in cui ci si immagina diversi, altrove, poi, è tragico.

Nel traffico occorre un pensiero salvifico, se non si vuole morire. Il pensiero di un luogo, certo, ma soprattutto una condizione, in cui la vita possa essere migliore, in cui si possano provare le emozioni che si sa di potere. Per alcuni basta un pensiero alla sera, a domani, qualcosa di semplice e prossimo che già basta a dare un motivo. Per altri, invece, si tratta di qualcosa di più…

Mentre si corre, col peso di chissà cosa sul cuore, è necessario che qualcosa, in un altro luogo, in un altro tempo, aspetti noi. Non è per motivi tanto difformi che ci si fa un amante, o che si mente a se stessi. Dietro questa condizione c’è l’acquisto di una casa, di una macchina (che produrrà altro traffico…), la decisione di un viaggio. Sono palliativi a buon mercato di un sogno che non abbiamo, cioè piccoli pesi per moderare il nostro squilibrio.

Se fosse possibile ascoltarli in bassa frequenza, in un lunedì mattina uggioso e freddo come questo, sentiremmo il fruscio dei sogni e delle fantasie dilagare per le strade, spandersi fino a riempire ogni pur minimo interstizio tra il vicolo e il cuore, tra i palazzi e le nostre menti in delirio. Stasera, con un giorno in meno da vivere di questa nuova, identica settimana, oppure domattina, già martedì, la forza del sogno parrà indebolita. Basterà un pensiero che regga per quattro giorni soltanto…

Nessuno sogna mai di venerdì. Non è terribile, questo?!

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25 thoughts on “Il giorno dei sogni mancati

  1. SFOLATI NEL VENTO
    …il vento non è un passeggero, è nero,
    è un cacciatore di ore al panico…
    CON TACITA INTESA ATTRACCHIAMO IN UNA SUA AMICIZIA
    E STIAMO INTENTI ALLA VITA CHE CI CONCEDIAMO,
    STIAMO INTENTI ALLA NATURA CHE DISUNIAMO
    PERCHÈ
    IL VENTO SOFFIA CON LA STESSA FURIA DEI SOFFI IMPETUOSI DELLA NOSTRA PENA-

    Il vento è nero
    A lui e con lui il mio cuore in mano.

    Per fido e nel filo lo vedo in faccia
    Per segno
    Lo seguo nella casa di un uomo in balìa del suo fuoco.

    Una via di uscita
    Per trovare
    Il gomitolo del mondo
    Le tracce umane del vento.

    Il vento è nero
    Vento è tormento.

    Ogni cosa cresciuta nel vento
    È un pezzo unico indifendibile
    E soffiando
    Contro il gabbiano gli annodo il cielo:
    “Non ti allontano via
    Perché riconosco il tuo eroismo”.
    Proprio come fece con me
    Quel vecchio signore del vento
    Dai capelli arguti e di argento
    E gli occhi più sconfinanti del mare.

    Il vento è nero
    Vento è movimento.

    Correndo più di un fulmine
    Striscia ai confini della città
    Borda sulla porta d’ingresso
    con sciroppo, scirocco e un sciocco agguato di foglie
    Balza
    E senza un briciolo di ironia
    Senza volto della volontà…
    Portaci via.

    Il vento è nero
    Il vento è in sopravvento…
    Il vento è mondo
    Accartocciato e scontento.

    ©2010 Maurizio Spagna
    e il giro del mondo poetico-
    http://www.ilrotoversi.com

  2. Caro Simone,

    Da diversi mesi seguo il tuo blog. Non ti ho mai scritto. Lo faccio ora, dopo aver letto “Il giorno dei sogni mancati” e dopo aver ricordato altri interventi analoghi (per esempio una descrizione della pausa pranzo a Milano).
    E ti scrivo per contraddirti, per contraddire questa visione che tu dai del lavoro.
    È vero, si lavora molto, si lavora per guadagnare soldi che non sappiamo magari come spendere e non ci danno la felicità. Ma questo non è l’unico lato del lavoro. Ma é anche vero che spesso il fare stesso é fonte di soddisfazione. Accettare una sfida, impegnarsi, superare ostacoli e infine riuscire, fare bene le cose, beh, questa è una soddisfazione e una felicitá.
    Credo di essere un ragazzo normale, non ho bisogno di avere tre cellulari, non ho la televisione, non mi piace il consumare per sé stesso, mi interessa il downshifting. Vado volentieri in vacanza, ma, al termine, torno volentieri al lavoro. Sono felice dei miei fine settimana a vela (mi diverto con un Laser) ma il lunedì al lavoro è altrettanto piacevole.
    Il lavoro si puó vivere serenamente, con passione, ti puó portare esperienze, conoscere nuovi ambiti, persone. Il mio lavoro mi ha permesso di trasferirmi all’estero e di viaggiare molto, queste sono esperienze che reputo importanti.
    E provo tristezza per te se i tuoi anni lavorativi sono quelli che descrivi nel post. Se davvero vivevi il tuo lavoro cosí, avresti dovuto fare la tua scelta di cambiamento molto prima.
    Io capisco che per te che hai fatto questa scelta sia importante ribadirla. Una scelta certamente felice come tu dici, ma sai, a volte, ho l’impressione che tu ti accanisca su quello che hai lasciato, per sottolineare ancora che tu sei diverso, quasi a voler sterminare ogni resistenza e a fugare forse ogni dubbio. Mi risponderai che dubbi non hai: meglio non darne nemmeno l’impressione.

    • Andrea, ciao. Grazie per il tuo messaggio. A volte ho l’impressione che parliamo in molti di questo argomento e io do per scontato che tutti quelli che ne parlano abbiano letto Adesso Basta. Il che non è vero necessariamente. Nel libro io spiego credo piuttosto chiaramente che chi vive il lavoro come te non solo non ha bisogno di cambiare, ma non deve assolutamente farlo! Il lavoro vissuto così, con serenità, con gioia perfino, con profitto mi pare, è credo un’ottima esperienza, che si evolverà nei modi e nei tempi che si ritengono opportuni. Soprattutto, la prova che le cose sono ben messe, è il tuo equilibrio solido, fatto di momenti e tempi diversi ma armonici, di cibi buoni per pascere i diversi centri vitali. Ottimo.

      Il fatto Andrea, è che la norma non è questa, non è la tua. La norma è diversa, assai più simile a quanto descrivo nel libro e fuori, a quanto decine di migliaia di persone riscontrano nell’analisi tra il libro e le loro vicende. E’ il Sistema ad essere così, e chi è in grado di sfuggirgli è una mosca bianca. Certamente io rimarco la mia differenza, ne sono orgoglioso, soprattutto vedo che esiste, funziona, e va detta, raccontata. Non faccio calcoli del tipo “sembro troppo coinvolto se dico questo?” “se non rimarco sembra che ho più o meno dubbi?”. Io sono un uomo che vive in comunicazione con il mondo, tanto più ora che il mondo lo frequento solo quando voglio e non quando devo, ora che (presentazioni a parte) ne sono distante. Io scrivo libri e articoli sui giornali, parlo di cose diverse tra loro, dico quel che devo dire fino a che qualcuno ritiene pubblicabili i miei pensieri e altri leggibili. Capisco che alcune mie accentuazioni possano sembrare… diano l’idea di…. Va bene, è giusto che sia così. Io però ho a cuore la scrittura dei miei pensieri, cerco di essere incisivo, ambisco ad essere letto e a smuovere commenti e passioni. Uno scrittore cerca e racconta, ed è quel che faccio io. Un saluto. s.

  3. “Nessuno sogna mai di venerdì. Non è terribile, questo?!”

    Riflessione bellissima. Complimenti.

    Leo.

  4. Adesso dirò qualcosa che farà sorridere, ma è vero, tanto per dire che a volte è tutto nella testa: io quegli ottanta minuti di auto li aspetto con trepidazione. Perché? Perché gli audiolibri che ascolto sono le Sacre Scritture e io sono (vabbè, mi sforzo di…) essere un credente. Sono ottanta minuti di preghiera. In mezzo alle auto che mi superano. Però non è questo il punto è che io, lì, sono già arrivato al mio fine, alla mia realizzazione, alla mia vera passione, quella che ti fa muovere e svegliare, e alzare e dare un senso, e quando hai quello non vuoi altro perchè senti davvero che “tutto è compiuto”.

    Io poi ho tanto tempo libero, ma mi accorgo che l’intensità e la pace che provo in quegli ottanta minuti, dopo, con molto più tempo a disposizione, non la ritrovo.

    E’ un percorso personale certo, ma non sono forse tutti percorsi personali? Esistono forse percorsi impersonali o di massa validi?

    Io, per fare un esempio, su una barca, mi annoierei. Non dico che non mi piace il mare, tutt’altro, ma due ore, e con la spiaggia. Dopo, mi annoio. Il mio approccio è molto diverso perchè raramente “decido” cosa fare, nel mio caso la vita mi porta in certe situazioni e lì, le navigo. Ma la cosa stupefacente e che meno le programmo e più sono felice. Ma quando le programmo mi stanco soltanto. E i risultati non sono affatto diverso, anzi, posso sicuramente testimoniare che nella mia vita, da tutti i punti di vista, umano, esistenziale, economico, spirituale, etc, quando mi sono lasciato andare ma sfruttando la corrente ho avuto migliori risultati di quando ho deciso io il tragitto.

    La mia mamma me lo ha sempre detto che sono particolare, e ormai ho imparato ad accettarlo perchè è evidente che è così visto che lasciarsi andare viene visto come una cosa negativa anche quando funziona, ma sono davvero momenti di grande felicità. E la meraviglia più grande è che sono lì. Non devi costruirli ma solo coglierli. Ma per coglierli devi vederli. E’ questo che mi meraviglia, è possibile che nelle vite altrui non ci siano momenti di grande possibile felicità? Oppure ci sono e non vengono visti? E se non vengono visti adesso, forse verranno visti domani dopo un processo di dondonswit?

    Lascio con una bella frase di Émilie Châtelet, che contiene a mio avviso un mare di verità:

    “L’uomo più felice è colui che non vuole cambiare il proprio stato”.

    Saluti alla truppa!

    • E’ naturalmente possibile che sia così, tanto è vero che tu lo vivi. E’ solo diverso, direi opposto, al mio pensiero. Il che non rende me o te nella condizione migliore. Solo diversa. Buone ore. ciao.

  5. Penso di andare un po’ controcorrente e spero che i lettori mi scuseranno, ma mi chiedo se in molte testimonianze e in molti desideri di “lasciare tutto” non ci sia una forte mancanza di creatività. In questo caso la intendo come l’incapacità di trovare qualcosa di veramente bello nella propria vita, talmente bello che il sacrificio del “lavoro” che non piace, non si ama, è deprimente, non porta da nessuna parte, etc… scompare in un mare di “altra” bellezza.

    Ovvero, è possibile che non ci sia niente in una vita che dia significato anche a questo tempo “perso, sprecato, buttato…”? Qualcosa che lo renda degno, dignitoso? E la domanda è: questo “qualcosa” che sublima il resto non c’è o non si riesce a trovarlo? E se non si riesce a trovarlo, è inutile mollare tutto, occorre prima sapere cos’è che può rendere felice una vita, sul serio, non come sogno. Occorre sperimentarlo adesso, mentre si fa quel terribile lavoro… per cui altri darebbero la vita, e ho sempre detto che possiamo permetterci di scrivere qui perchè siamo dei fortunati, e spesso lamentosi. Dovremmo ringraziare notte e giorno, non solo perchè un lavoro ce l’abbiamo, ma soprattutto perchè permette di finanziare un’eventuale “uscita dal lavoro”. In questa prospettiva, tutte le assurdità e sacrifici diventano un “servitore” che finanzia il tuo progetto e il lavoro diventa utile, significativo, dignitoso, intelligente, finalizzato ad uno scopo preciso… Se un progetto ce l’hai. Se lo lasci crescere e lo abbeveri. Ma se questo manca, non riesci a “creare” gioia, bellezza, anche solo come aspirazione, è inutile cambiare “vediamo come va’”, proprio inutile.

    Non è che cambiando arrivino le idee, si scoprano i talenti, si capiscano più cose di prima, sorga l’illuminazione, la creatività finalmente si faccia vedere. No! Queste cose devono esserci adesso come in un futuro con più libertà, devono esserci tutte, devono già produrre risultati misurabili, l’unica differenza è che se oggi hai trenta minuti al giorno da dedicargli, cambiando potrai dedicargli tre ore. Ma stop, prima di “partire”, devi essere già “arrivato”, adesso! (Senza basta. Scusate, la tentazione del gioco di parole era forte!!! :-).

    Io stesso mi rendo conto che quando ho “molto tempo”, non produco più cose che amo realmente di quando ho “poco tempo”. Anzi, quando ho molto tempo, tendo a sprecarlo. Che poi non è sprecato, è comunque vissuto, ma non è vissuto come vorrei, non da i risultati che mi aspetterei… Invece poco tempo ogni giorno, dedicato a me stesso, lievitano nella mia vita come un panettone, un impianto a goccia, un risultato certo che non necessita di stravolgere la mia vita, ma che richiesde per prima cosa creatività, sempre nel senso di saper trovare gioia in una vita, e se non la provi in qualche modo non vuol dire che ci sono ostacoli, ma che da qualche parte sei rimasto defunto ma non te l’hanno ancora notificato, il messo non ha imbustato bene la cartolina, e la salma si trascina senza provare piacere, ma non perchè gli manca tempo oppure ha bisogno di cambiare tutto, è proprio che sta scegliendo di vivere (si fa per dire!) in questo modo.

    E magari, illudendosi che avendo più tempo le cose andranno meglio, si finisce col correre, organizzare, progettare, fare piani, ma no… Nel mio caso la soluzione è il contrario, rallentare, voglio perdere ancora più tempo, il doppio, il triplo, fare metà delle cose impiegando il doppio del tempo perchè quando io faccio così, avviene un miracolo, in mezzo a cose che magari non amo, il rallentamento porta alla superficie la mia coscienza e fa sì che io comincio a provare gioia in quello che faccio. Sì perchè più che la sgradevolezza dei compiti, quello che rovina tutto è farlo in fretta, e rovina sia le cose che amo che quelle che non amo fare. Ma è la fretta, il non apprezzare il momento. In mezzo al traffico sto circa ottanta minuti al giorno. Ma potrei impiegarne cinquanta. Ma nell’auto io posso finalmente ascoltare audio che amo, e dove lo trovo il tempo altrimenti? Capite cosa voglio dire quando intendo che la creatività è l’arma più importante? Ci avreste pensate a trovare finalmente il tempo mentre siete in mezzo al traffico?

    Il piacere sublime di uscire di casa, mettersi di lato, farsi superare da tutti mentre finalmente vi rilassate con quelle storie sublimi.

    Ma questo, creatività, azione, risultati piccoli ma concreti, lunedì che sembra venerdì e viceversa, devono essere presneti PRIMA di cambiare, altrimenti è una lotteria. Una lotteria che può anche riuscire, ma che non darà l’intima soddisfazione che si sognava perchè era… un sogno appunto.

    Bacioni.

    • Exodus è un fatto personale, credo. E’ vero che in ogni vita è possibile trovare spazi e modi per viverla al meglio. Però poi c’è la libertà del tempo vero, dello spazio vero, in cui non stare nel traffico (80 minuti al giorno, scusa se sono sincero, mi ha fatto rabbrividire…), in cui pensare quando si ha voglia di pensare, e non solo quando si deve perché “intanto” sono nel traffico e altro non posso fare. La mia esperienza sul tempo è opposta: potendo finalmente scrivere seguendo programmi e inclinazioni ho decuplicato la produzione di scrittura, e decuplicato dunque il piacere che ne traggo. Anzi, ho reso possibile lo sviluppo di un mondo che on poteva svilupparsi facendo altro. Nella mia libertà, da ogni cosa che ha avuto spazio ne sono nate altre, in un percorso di crescita meraviglioso. Incluso il perdere tempo, che però perdo quando voglio, quando sento che è il momento, per stanchezza, per gusto, per condizione, e non solo quando posso perché altri hanno deciso che ora, adesso, devo perdere tempo.
      Tralascio poi cosa significa non avere autorità su di me. E’ una sensazione indescrivibile. Anni buoni, vissuti al meglio. Non anni buoni vissuti alla meglio (che pure è già qualcosa). ciao!

  6. ah ah federica…giusto appunto…. infatti… per non parlare poi della gente che va nei centri commerciali e in cui trovi code da panico alle casse…incredibile…stai almeno 20 minuti in coda e vedi gente con acquisti anche costosi… No no, per me la crisi esiste dove uno la vuole trovare… Certo, è anche vero che c’è gente che non ha niente di niente, forse gente sfortunata al 100 per cento…
    Pero’ per me la crisi è un qualcosa che ti inculcano, grazie alle nostre televisioni, per renderti pieno di paure, e per fare in modo che l’avere un lavoro in cui ti sfruttano e guadagnano su di te sia una fortuna piu ‘per te… Poi poco importa se hai bisogno di essere libero mentalmente, e se vuoi rispettare la tua coscienza e il tuo vero volere… Perchè l’importante è avere un entrata da spendere nei centri commerciali (e mi raccomando, le ultime uscite tecnologiche sono le piu’ gettonate)… eh eh… va be’… magari mi sbaglio su qualcosa… pero’ ho un po’ questa idea… 🙂

  7. Bellissmo post! Hai proprio ragione Simone…Il venerdi, che gran bel giorno, è già lui stesso un sogno momentaneo, di breve durata, ma in cui nessuno ha piu’ voce in capitolo sulle tue idee, decisioni e passioni. Eh si, di durata molto breve…
    Spesso ultimamente, anche io sento già l’angoscia di domenica pomeriggio perchè sento il lunedi, il giorno piu’ brutto. Che strano, non riesco a pensare, il giorno piu’ brutto, capite? Il giorno in cui inizi la settimana lavorativa di un qualsiasi posto di lavoro, il lavoro che oggi ti rende sicuro, quello che oggi appare come cosa indispensabile del sistema, per andare avanti (o almeno fino al 20 del mese se hai spese di casa), e perchè oggi vige la crisi..(e’ da parecchi anni che sento parlare di crisi e non ho ancora capito cosa è? e quali anni riguarda, capite?)…Si, il lavoro ti rende sicuro, ma sicuro di continuare cosi’, senza sbocchi, senza itinerari, opprimendo te stesso… Non riesco a pensare… A volte rifletto: “il lavoro per andare avanti”. Ma dove? Dove si va’ quando hai l’obbligo di fare qualcosa che non ti restituisce nemmeno il tempo per te stesso se non un piccolo momento per alleviare il tormento della monotonia?
    Io credo che siamo stati proprio addomesticati…Credo che sia fondamentale il coraggio di provare… La paura è il primo grande ostacolo…Siamo addomesticati per avere paura… Ne sono convinto…
    Eh eh il Lunedi…Vorrei tanto abbracciarlo e attenderlo ogni santo giorno, proprio come un venerdi…
    Un grazie a Simone per questo posto!!…:-)
    e un grazie di cuore a tutti voi!!

  8. @ Angelo
    Proprio così, per lunedì vero intendevo proprio quello, e non il faticoso trascinarsi al bar con i colleghi per bersi un caffe cercando di darsi coraggio ed iniziare la settimana! Alle 11 di mattina…

  9. un mix di culo e palle….. ottima ricetta, perfetta direi!
    beh a dire il vero per rifiutare questi lunedi ripetitivi e ossesionanti …. tristi e poveri…. basta spesso guardare i nostri capi: Uomini veramente piegati dal lavoro e dalla non realizzazione, da stipendi troppo alti che sanno di non meritare e da rapporti umani freddi e senza entusiasmo. Da una vita senza sogni. Perche’ l’ultimo stadio e’ proprio quello: una vita senza sogni che rappresentano l’ultima ancora di salvezza, l’ ultimo motivo di entusiasmo e speranza. Il semplice desiderio di vivere in maniera diversa , piu’ naturale e umana; senza la paura del solito lunedi che e’ spesso causa gia’ la domenica pomeriggio di un subdolo mal di pancia (leggi: “angoscia”)

  10. Ciao Gigi,
    io non so che lavoro tu faccia adessso, quindi puo essere anche che quel che sto per dire non centri col tuo caso.

    Ho gia sentito di molti che, quando si sono decisi a dire basta al lavoro che avevano per cercare una soluzione che fosse migliore per loro, hanno trovato inaspettatamente offerte migliori. Simone, rispondendoti, ci ha fatto capire che anche a lui e’ successa una cosa simile.

    Io penso che se uno lavora su se stesso, sui suoi desideri e sulle sue paure al punto da decidere di fare il passo del DS, allora diventa per le altre persone anche piu attraente. (un po come l’esempio dell’uomoda solo a casa che sta cucinando l’arrosto in adesso basta).

    Forse tu sei cambiato e diventato piu convincente per il tuoi clienti.

    Io spero che una cosa simile stia succedendo anche a me. (non ne voglio parlar troppo per scaramanzia)
    Io ho preso due sabbatici abbastanza lunghi un po di tempo fa con tutte le paure che questo comportava. Oggi, grazie a quei 2 sabbatici sono cambiato un bel po.

    Ultimamente ho conosciuto una persona che proprio sapendo di quelle mie scelte mi ha proposto di andare a lavorare con lui a far proprio quello che mi piace dell’attuale lavoro. Io gli ho detto subito le mie condizioni tra cui il lavorare 4 giorni a settimana. questo mi darebbe la possibilita di avere piu tempo per me e la mia famiglia e anche di iniziare a praticare la professione che sogno di fare in futuro. Il tutto, probabilmente con uno stipendio che e’ pari a quello che prendo adesso lavorando 5 gg a settimana e viaggiando TROPPO in giro per l’europa e a volte purtroppo anche piu lontano.

    Domani devo di nuovo incontrare questa persona per definire un po di cose. speriamo in bene, pero sono molto sereno.

    Simone,
    grazie di questo blog, di questo luogo,
    Marco

  11. Un lunedì da leoni!!!
    Parto alla mattina con tutti i miei sogni ad occhi aperti, arrivo a lavoro dopo poco decido che non c’è motivo di restare tutto il gg. (il ruolo me lo consente). Organizzo il tutto e alle 12.30 si va a fare altro…. a seguire le mie passioni.
    Alle 12.45 arriva una mail che richiede la mia presenza a lavoro nel pomeriggio…. visita del Capo. Incertezza, senso del dovere… rabbia, cosa ha prevalso? La semplicità, non era in programma! Non era prevista, non c’è sufficiente preavviso e io ho troppe cose Importanti da fare per me stesso!
    …anche questo è DS.
    Live simply
    Alberto

  12. Per sintesi ed efficacia, trovo “un mix di culo e palle” (Marco) folgorante.

  13. Il lunedi è diverso dal venerdi solo se si lavora. Se non si lavora, ogni lunedi è uguale ad ogni venerdi e questo per ogni giorno dell’anno. Chi trova differenze significa che è ancora mentalmente sul posto di lavoro. In vacanza infatti non c’è nessuna differenza.

  14. @ Gigi
    Secondo me una volta che la macchina è in moto non si ferma più, il processo può solo essere rinviato, perchè è espressione delle nostre vere aspirazioni e conosciuta la libertà non se ne può più fare a meno. Indubbio che poi trovare le condizioni che diano la spintarella finale aiuta non poco (l’ulteriore sopruso, il ripetersi della monotonia, l’ennesima prova dell’assurdità del sistema..). Ci va un mix di culo e palle.

  15. Ciao. Potrei sottoscrivere tutto in questo post, tutti i commenti e risposte. Sono una nuova downshifter, un sogno che ho inseguito per mesi, forse anni, e ora ci sono. Sono felicissima di questo. Tante circostanze si sono sovrapposte, tanti ostacoli e tante crudeltà gratuite in questo lavoro che proprio non la voleva smettere di ossessionarmi. Anche dopo, ho ricevuto una proposta, ma una proposta che mi intriga perché mi permetterebbe di non perdere i tanti contatti e allo stesso tempo un minimo impegno. Tante difficoltà pratiche mi rallentano, ma quello che voglio fare è continuare per la mia strada. Quello che ho imparato è mai più percorrere strade di altre. Se accetterò la proposta, sarà nel futuro e nel mio modo, senza compromessi. Ed è solo l’inizio, in un lunedì sofferto, uggioso e vero, il primo vero da tanti anni.

    • “mai più percorrere strade di altre”. molto bene, un ottimo inizio antonella. Che genera “veri” lunedì… Ciao!

  16. Io penso che se uno non sta bene innanzitutto dov’è e com’è non starà bene mai. Poi possiamo parlare di miglioramenti, di guadagnare tempo eccetera, tutto bene; però bisogna trovare significato in ogni nostra azione, solo così scaturisce la felicità e la vita può essere piena. C’è una bella poesia di Kavafis:

    La città

    Hai detto: “Per altre terre andrò, per altro mare.
    Altra città, più amabile di questa, dove
    ogni mio sforzo è votato al fallimento,
    dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
    ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
    Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
    della mia vita consumata qui, non vedo
    che nere macerie e solitudine e rovina”.

    Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
    La città ti verrà dietro. Andrai vagando
    per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
    Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
    farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
    non c’è nave non c’è strada per te.
    Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
    tu l’hai sciupata su tutta la terra”.

    • Guarda Marco, ti rispondo in tre modi diversi, con le parole di Henry David Thoreau:

      “E’ davvero uno sciocco chi pensa che il suo El Dorado si trovi ovunque fuorché dove vive!”

      “Se un uomo crede e s’aspetta grandi cose da sé, non ha importanza dove lo metti, o cosa gli mostri, egli sarà circondato da splendore”

      “Doc’è la Terra Inesplorata, se non nelle nostre imprese intentate?”

      Le cito tutte e tre perché non c’è una risposta univoca, ma brani di buone risposte in molte direzioni. La domanda è complessa e richiede una risposta complessa. Ognuno nelle sue diverse, personali e uniche dosi.

  17. caro Simone, questa volta mi hai veramente affondato! Mi hai fatto venire il magone.

    “Stasera, con un giorno in meno da vivere di questa nuova, identica settimana” ecco… questo è stato il coplo di grazia…mentre quando invece scrivi: “Nessuno sogna mai di venerdì. Non è terribile, questo?!” bhè.. come si usa dire, una volta sul fondo mi hai tirato pure la vanga in testa.
    Ecco, hai colpito nel segno. Le tue parole sono probabilemte le più incisive e concrete che leggo da molto tempo.Davvero, STRA_COMPLIMENTI! 🙂

    Ti racconto una cosa buffa: da quando ho deciso assieme alla mia futura moglie di fare veramente Downshift e di trasferirci entro 2 anni.. bè.. il mio lavoro è esploso, molte fatture hanno uno “0” in più e si sono aggiunte diverse grosse commesse importanti e di prestigio.
    Cos’è? La legge di Murphy? E’come se la vecchia abitudine a “lavorare e basta” avesse piantato gli artigli e non mi volesse lasciare andare. E’ capitato anche a te così?
    Grazie

    • Gigi, a me capitò che dopo un anno che avevo lasciato, cioé un anno prima che uscisse Adesso Basta e due anni prima di Uomini Senza Vento, un cacciatore di teste mi chiamò e mi offrì l’occasione di lavoro di una vita, the big one, quella che da sempre avevo sperato. Rifiutai nel corso della stessa telefonata. Poi per due giorni mi tremarono le gambe… Ma feci bene. Tanti soldi, tanto ruolo, tanto potere… ma per cosa? Io stavo bene lì, in quella casetta, senza riscaldamento, da solo, a cercare la mia vita, la mia strada, con serenità, con cura, con concentrazione, senza distrazioni, senza rumore, con coraggio, testando chi veramente io fossi. E’ sempre così, credo… Qualcosa concorre di un disegno astuto e assurdo, eppure necessario…

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