Intervista su “Il Bosco dei 100 sogni”

Pubblico volentieri l’intervista apparsa oggi sul frequentatissimo e interessantissimo blog “Il Bosco dei 100 Sogni“, di Emanuela (che non conoscevo). La ringrazio per la sua cortesia.

Quattro chiacchiere con Simone Perotti

Ho già parlato in altri post di vivere semplice, di scalare marcia: è un argomento sul quale mi interessa particolarmente un confronto. E ho parlato anche di Simone Perotti, che oggi sembra essere diventato il “downshifter più chiacchierato d’Italia” (dico io), un comunicatore che ha scalato marcia, ed è diventato un personaggio. C’è chi condivide il suo stile di vita, chi lo critica aspramente, chi con calcolatrice alla mano “gli fa i conti in tasca” … e lui risponde a tutti, criticanti e non, sostenitori e non. In questi giorni è uscito un suo nuovo libro “Uomini senza vento”. Io ho avuto l’opportunità di leggerlo. E anche l’opportunità di scambiare con Simone alcune chiacchiere: volevo tentare di andare oltre il discorso denaro, perché non mi sembra questo il punto cruciale per una scelta di vita come la sua: mi incuriosiva capire come era arrivato a questa decisione. E’ stata un’esperienza arricchente per me, interessante confrontarsi con semplicità su argomenti anche personali, bello scoprire la disponibilità al dialogo e all’apertura tra persone estranee. Ecco le nostre chiacchiere.

E – “Uomini senza vento” ha una trama avvincente, non sono un’appassionata di mare ma l’ho letto tutto d’un fiato. Mi pareva di respirare l’aria salmastra e di avvertire la disperazione della balena. Ma … sulla copertina è riportato un prezzo di 17,60 €: immagino che la casa editrice avrà imposto determinate condizioni, ma mi sembra in contraddizione con lo stile di vita sobrio di cui sei “promotore”.

S – I prezzi dei libri dipendono dalle collane, dalle pagine, e li decide l’editore. Io da tempo dico che i libri fino a 120 pagine dovrebbero costare 8 euro e quelli oltre le 120 pagine 14 euro, ma servirebbe un contributo statale per la cultura per fare questo. Il mercato non lo consente. Oggi è uscito l’eBook di Uomini Senza Vento, costa meno. E’ un’opportunità in più.

E – Con “Adesso Basta” hai reso pubblica la tua decisione di cambiare vita, hai messo nero su bianco i tuoi conteggi, progetti, sogni, difficoltà … Perché hai sentito il bisogno di urlare a tutti questa tua scelta? Perché, tutt’oggi, hai bisogno di confrontarti con tutti quelli che contestano questa tua scelta e si permettono di farti i conti in tasca?

S – Mah, non lo so esattamente. Io sono un uomo in eterno assetto di comunicazione, che vuol dire che quando posso comunicare con qualcuno ritengo che sia una grande opportunità, per entrambi. Ho il massimo rispetto della comunicazione fisica, telefonica, elettronica, insomma … parlare dei miei libri, delle mie idee, di quelle degli altri, lo trovo splendido. Il mio libro racconta una testimonianza individuale, che per me ha valore politico. Quando un uomo fa qualcosa che diventa simbolo di una potenziale possibilità in più per tutti, beh, allora sta facendo politica, e deve comunicarlo. Il mondo si evolve anche per repulsione o consenso a questi simboli.

E – Tu sostieni che l’aspetto economico sia il minore dei problemi in un drastico cambio di rotta come il tuo. Io penso che l’equilibrio interiore sia l’unico elemento cui fare riferimento. Eppure questo equilibrio non è cosa facile da trovare e mantenere e … se mi posso permettere … aggiungerei anche che in persone che, come ti definivi tu, hanno come scopo di vita il successo, il denaro, la fama, l’affermazione professionale, la definizione “equilibrio interiore” deve risultare piuttosto buffa, lontana e insensata. Tu come hai fatto a intraprendere questa ricerca?

S – Ci ho lavorato tanto, con costanza, quotidianamente, ho riflettuto, mi sono consultato, ho vissuto e fatto prove. Insomma: mi sono occupato della mia spiritualità, del mio equilibrio, per anni, come andassi in palestra, per rafforzare quel che c’era da rafforzare, per prepararmi. Gli esempi che faccio sulla solitudine, gli esercizi a cui accenno, io li ho fatti davvero. Io ero un uomo che sapeva stare assai poco da solo, che pativa l’isolamento. Dove pensavo di andare in quella condizione? Ero debole, alla mercé del primo che passasse di lì. Su quello, come su altro, ho fatto esperimenti, mi sono forzato, perché volevo essere autonomo. Se un uomo, come ritengo, lo si giudica da dove parte e non da dove arriva, io sono partito da lontano.

E – Cosa intendi quando parli di “spiritualità”?

S – Innanzi tutto rivendico la possibilità, anzi, la necessità di un pensiero spirituale laico. Il punto è: perché non si dedica tempo, non si insegna, non si parla di spiritualità come mezzo del te ipsum novi, cioè della crescita e dell’equilibrio? Perché si tace totalmente su un aspetto così centrale della nostra vita tanto che pochissimi praticano la propria spiritualità, dedicano tempo ad essa, ritagliano spazi, denaro, occasioni, energie per viverla? Come ci si può domandare perché la società decade, senza tener conto del fatto che è proprio per questo che avviene questa decadenza? La gente è preda del denaro, dei simboli, e per di più è triste e sola proprio perché non trova l’equilibrio.

E – Quindi per te spiritualità è realizzazione delle proprie aspirazioni.

S – L’equilibrio è il fine, l’armonia è il fine. Per cercare queste condizioni occorre lavorare su tutti i fronti: corpo, anima, mente e relazioni. E’ indispensabile spendere energie e tempo per occuparsene lavorarci, esserci, diversamente non c’è possibilità di un percorso spirituale, il come non è un punto ma il fatto in sé sì.

E – Qual è stata la “molla” che ti ha spinto a cambiare rotta, la “goccia che ha fatto traboccare il vaso”?

S – L’assunzione di consapevolezza che stavo perdendo tempo e vita nel traffico, in riunioni inutili, con gente che non aveva a che fare con me… e non mi stavo dedicando alla mia vita vera, alla conoscenza, alla ricerca, all’autenticità … dunque non una sola goccia, ma un cascata di gocce quotidiane. Per anni non ero libero, e questo era insopportabile. Soprattutto era un ostacolo enorme a fare quel che dovevo, volevo e potevo per tentare la via dell’autenticità, cioè essere il più possibile simile all’idea che avevo di me, all’uomo che volevo diventare. Ora ci sto provando ed è già molto…

E – Un sogno: Spesso concludo così i miei post, oggi concludo con una frase di Simone, presa dalla nostra chiacchierata, quella che mi ha maggiormente colpito e spinta a riflettere.

S – “Il mio sogno è diventare un uomo, prima di tutto. E più vado avanti più capisco quanta strada c’è ancora da fare. Non è semplice essere un uomo o una donna, e il fatto che nessuno parli di questo è avvilente. Ma assolve a un piano preciso se ci fossero molti uomini in circolazione il potere non potrebbe controllarli, un uomo vero non si fa controllare.”

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27 thoughts on “Intervista su “Il Bosco dei 100 sogni”

  1. Ciao Simone, ti ho visto da Daria Bignardi sulla 7 e mi ha incuriosito la tua fermezza nel difendendere la tua scelta e le tue convinzioni che ti hanno portato ad un totale cambiamento di vita. Sottoscrivo il tuo pensiero, sono un ambientalista fin di tempi della scuola e più passano gli anni più vedo peggiorare le cose. Sono almeno soddisfatto che si stia diffondendo la cultura delle energie rinnovabili, 20 anni fa erano pura utopia e quando ne parlavo mi guardavano come un extraterrestre… Il mio sogno sarebbe quello di dare vita o poter lavorare in una azienda agricola BIO, unico sistema di produzione rispettoso della Terra e delle persone. Ogni volta che mi informo, che scrivo, che cerco, trovo sempre muri invalicabili e sembra quasi che queste realtà siano poche e irraggiungibili. Devo dire che è facile pensare che è tutta un’illusione e tornare alla vita di sempre. Ho visto anche con sorpresa che ti occupi di vacanze in barca. Se riesco prima o poi vengo anche io con amici che la pensano come noi, so che con te non ci sentiremmo fuori luogo…Grazie a presto

  2. Ciao Simone! Ti avevo scritto tanti mesi fa (ero quello che aveva lasciato il lavoro in banca dopo otto anni, in parte incoraggiata anche dal tuo pensiero). Ogni tanto torno a visitare il tuo blog… e questa sera avevo voglia di salutarti e di dirti grazie. Per me è come essere tornata alla superficie dopo anni passati a boccheggiare in una vita non mia. E’ come se avessi ripreso a vivere… e, se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, non ho mai avuto un rimpianto. Anzi… magari avessi avuto prima il coraggio di staccarmi dalle ‘sicurezze’ a cui mi aggrappavo. Buona serata… ancora grazie. Lidia

    • Bene lidia, ne sono molto felice. grazie di avermi aggiornato. non perdere questo tuo entusiasmo. ciao!

  3. @Simone,
    grazie delle spiegazioni sul fotovoltaico!
    Una cosa non capisco, quando dici “l’impatto familiare, sociale, psicologico cui sono soggetti gli “uomini poco allineati”.
    Ma e’ così forte l’impatto delle altre persone verso gli “uomini poco allineati”?
    Mi spiego, è da qualche tempo che io e mia moglie parliamo di DS con le rispettive famiglie e con amici e conoscenti. Con tutti il discorso assume sempre la stessa tiritera certo se ci riesci sei bravo, chi non lo farebbe? Tutti tendono a darti ragione in senso teorico ma poi si fermano sul discorso economico tralasciando gli aspetti che menzioni tu. Quando arriveremo al gg. 0 del nostro DS, saremo ben convinti e motivati . A quel punto amici, parenti e sociale, non capisco che tipo di ostacolo possano essere se avranno davanti persone che non chiedono niente di meglio di vivere più intensamente la loro vita.
    Ricordo frasi dette dai clienti quando lavoravo nei villaggi alle Maldive…. “E voi si che state bene siete al mare tutto l’anno, al caldo ecc..!”. Ma porca vacca certo che stò da dio però sono anche consapevole che non mi sveglio alla mattina e posso tornare a casa perché ho la nostalgia. E neanche mi posso assentare dal villaggio per andare con gli amici al bar o fare una qualsiasi altra attività non connessa al villaggio. Ma sono qui e ci stò per minimo 6 0 7 mesi, consapevole di stare da dio senza la sensazione di rinunciare a niente di veramente importante per me stesso. Ricordo ragazzi che dopo pochi mesi di permanenza alle Maldive, dopo un’iniziale stato di euforismo si facevano rimpatriare in preda a crisi di nervi… ribadisco pochi mesi! L’equilibrio interno è fondamentale, ma il percorso è lungo e quasi mai immediato. A mio avviso, portare avanti con un piano dettagliato tutti gli aspetti necessari a concretizzare il DS è corretto e equilibrato. Poi non fissarsi, come dice Gigi, ricercando la perfezione è giustissimo.Concordo con Mauro, questo post è interessante, questi commenti lo sono.
    Live simply take it easy
    Alberto

  4. Seguendo il Vs. ragionamento però mi viene da chiedermi qual’è l’uso che fareste dei soldi. Voglio dire: vi serviranno per finanziare una vita da docsfhifter? Allora non ve ne serviranno molti, non arrovellatevi troppo. Vi serviranno invece per “uscire dalla media”, per crearvi una posizione sociale, una qualche forma di riconoscimento, per essere degni del partner, per dare ai figli la “migliore” istruzione, per non deludere i genitori, per non sfigurare davanti ai cognati e suoceri, per rifiutare alcuni lavori che trovate degradanti e che potreste dover affrontare nel corso della Vs. vita? Allora sì che dovete pensarci, ma lasciate perdere lo scalare marcia e preparatevi a mettere quella più alta allora.

    Alla fine è molto semplice, basta mettere davanti quello che si vuole sul serio.

  5. eh si, Gigi, Simone anch’io sono d’accordo con voi… Effettivamente il problema dei soldi è un problema, ma io reputo fondamentale il punto in cui Gigi dice: rinunciare alla (falsa) sensazione di sicurezza cui siamo assuefatti… Per me è fondamentale questo punto e, in certo senso, legato ai soldi…
    Cioè, il fatto è che oggi la sicurezza è quella che il nostro sistema abbina ai soldi… In poche parole: Stipendio fisso dato dal lavoro = Sicurezza nella vita.
    E’ questo il punto. Io stesso, per quanto adoro sforzare la mente e per quanto comunque non ritengo queste 2 cose abbinate e dipendenti l’una dall’altra, devo ammettere che oggi mi viene quasi spontaneo pensarlo perchè anche io come tanti, se non usassi totalmente la testa, sono assuefatto dalla combinazione: “Lavoro = Sicurezza”.
    Non so che dire ragazzi… Io non voglio credere che la nostra sicurezza dipenda dai soldi, se mi sforzo e penso ho un’idea opposta… Credo che la vera sicurezza dipenda da quanto sei felice e da quanto riesci a soddisfare le tue passioni, ricerche, esperimenti ecc…
    Qualcuno (non ricordo chi) ha detto in questo o altro post che ovviamente le passioni devi averle già coltivate anche quando lavori, devi saperle già e le devi manifestare già nel tempo che ti rimane dopo il lavoro… Questo si allaccia al discoro di Simone quando dice: “libero di”. E’ chiaro, sono d’accordo… Logico, non si puo’ essere libero dal lavoro per poi non essere libero di manifestare le passioni… Le passioni devono già esistere…
    Comunque sia, anche questo post è davvero interessante…
    Grazie ragazzi, grazie! Sono contento che esistete! 🙂

  6. Ciao sono Giancarlo ma no quello che ha scritto prima ma giancarlo D di Roma (ho scritto qualcosa su SOMEWERE, Lontano da qui il 21.10.10).
    Se andiamo avanti di questo passo riproponiamo la scena che Simone descrive nel suo PAUSA del 17.9.10.

    Il ds è uno stato mentale il cui raggiungimento prevede infinite strade, ognuno di noi deve scegliere la propria in base alle proprie possibilità e attidudini.

    Se fosse solo un fatto di numeri basta andare dal commercialista!

    Il ds è una consapevolezza in cui ci si può calare tutti i giorni avendo la forza di tagliare, eliminare tutti quegli impegni superflui imposti da qualcun altro (tv, straordinari,lavorare di più per acquistare e consumare di più etc.), fermarsi e rendersi conto di appartenere alla propria vita e scoprire le infinite possibilità dell’esistenza.

    Vivere di rendita è un’altra cosa.

    Ciao Giancarlo D

  7. Giancarlo, condivido il tuo punto di vista, sia quando parli dell’eutanasia esistenziale, sia quando sottolinei che nella storia ci sono volute le divinità per aggregare gli uomini; downshifting però è solo una parola, è solo il primo step di un percorso infinitamente più lungo. Sia ben chiaro, fortunato chi lo fa ma dopo averlo fatto bisognerà scalare ancora, e ancora, e ancora la marcia, mettere la retromarcia, fare inversione e ripartire nella direzione opposta. Verso la coesistenza pacifica, verso la equi distribuzione delle risorse, verso l’integrazione con la natura, verso la reciproca assistenza, verso la conoscenza, verso l’elevazione dello spirito. In questa direzione vai contromano, sei solo, nella società non è possibile creare queste condizioni, è necessario stare in “cattività” isolandosi.
    Mentre scrivo queste parole mi viene in mente un libro di Castaneda:”a scuola dallo stregone”; Don Juan, lo shamano non ha bisogno di nulla per vivere, solo della verità; anche per Thoreau era così, io mi associo a loro e credo che come me siamo ancora in molti. Il problema è che spesso, la nostra “specie”, tende ad isolarsi ad elevarsi individualmente. La missione non è dunque “cercare un discreto numero di persone disposte a programmarsi la vita insieme”, ma unirsi a quelli che già viaggiano contromano.

  8. Ragazzi…suvvia! Dovreste considerare tra tutte le voci che contemplate anche una piccola percentuale delle seguenti 2: rischio&incoscenza!
    Si, xchè DOWNSHIFTING significa anche rinunciare a quella sensazione (comunque instabile) di sicurezza e tranquillità (percepita) globale.
    Troppe parole a mio modo di vedere, troppi calcoli! Se decidiamo di seguire il nostro istinto in direzione di una vita più semplice ed “umana” DOVREMO rinunciare alla (falsa) sensazione di sicurezza cui siamo assuefatti. Giustissimo preparare un progetto concreto, lavorarci, sacrificarsi per esso e per la sua realizzazione. Eccessivo secondo invece me fare calcoli matematici pretendendo la perfezione.
    E ben vengano idee nuove… lasciamo spazio alla creatività!!!
    In senso buono e costruttivo è da intendere ogni cosa che qui scrivo, per un piccolo futuro migliore, x ognuno di noi. 🙂

  9. @ mauro e alessandro
    dove si prendonoi soldi per gli alloggi.. non certo da un mutuo, altrimenti il ragionqamento non sta in piedi. Un minimo si deve lavorare, poniamo 20 anni risparmiando ogni anno 12.000€. Sono 240.000€, sempre meno di 800.000. Se un alloggetto affittato rende 500€ poi si può vivere in una seconda casetta meno cara, magari con l’orticello per prodursi qualcosa. Con 500€ al mese in una casa di proprietà e tanto tempo a disposizione io vivrei bene, ovvio non si può scialacquare. L’alloggio si rivaluta e la rendita è sicura anche come pensione. Poi nessuno vieta di integrare le entrate, anche perchè pur facendosi dei lavori per conto proprio qualche spesa di manutenzione resta. Se si è in due il ragionamento è analogo. E non ho parlato di eventuali eredità.

    • Bravi ragazzi, scervellatevi, studiate, fate tentativi, rifate i conti mille volte, ma poi… ve ne prego… smettete di parlare di soldi. Quei conti (a meno che non siate ricchi) non torneranno mai. Serviranno altre due cose che state sottovalutando (a parte Gigi che tocca il tema riprendendo un passo del mio libro, o almeno citando una cosa simile): 1) il vostro equilibrio, la ricerca delle doti morali che vi rendano duri a sufficienza per resistere all’impatto familiare, sociale, psicologico cui sono soggetti gli “uomini poco allineati”; 2) un buon pizzico di incoscienza e di cono d’ambra, cioé l’area non pianificabile, l’area dell’azzardo, che occorre considerare non come limite ma come risorsa. Non dimenticatelo. La mia esperienza diretta di questi 4 anni è che la maggior parte del tempo mi confronto e sperimento questi due punti, e non (solo) il tema serio e preoccupante, ma anche risolvibile, dei soldi. Credetemi. le vostre sono giuste paure, io vi parlo di esperienza diretta, pratica, vera. Io ho le prove, come si dice in tribunale. Buone giornate. Per voi che lavorate, buon weekend.

  10. HU che bello, finalmente qualche strategia, qualche metodologia da studiare e soprattutto qualcuno con cui condividere esperienze diverse!
    Posto che la cifra può essere differente per ognuno di noi, vedere due o tre conti fa mica male! Su un post letto sul blog di Simone, scriveva un blogger che viveva con 5000,00€ all’anno… porca vacca come?
    #Angelo
    L’idea del network online di aspiranti DS per condividere le esperienze è venuta anche a me! Ho visto su internet altri blogger che ci hanno provato, credo Cesare, ma il sito non risulta aggiornato, nel mio piccolo ci sto provando a realizzare uno scambio on line di esperienze e un po’ alla volta va avanti.
    #Alessandro
    Mi piacerebbe approfondire l’idea del fotovoltaico la trovo interessante.

    Live simply take it easy
    Alberto

    • Per il fotovoltaico Alberto, è semplice: se fai l’impianto ti danno entro il 31 dicembre un incentivo per KW molto importante, fino a 0,46 centesimi, che unito al minor costo per KW che paghi (in quanto energia prodotta con fonti rinnovabili) significa che un impianto di circa 15metri quadri di pannelli solari del costo di circa 15mial euro, in 10 anni l’hai ammortizzato e se visto su base ventennale equivale a un investimento finanziario che rende il 4% netto annuo (che oggi è molto). Dunque i vantaggi sono: produci energia senza impatto ambientale, in più ci guadagni soldi.
      Dal 1° gennaio abbassano gli incentivi, dunque converrà ugualmente ma un po’ meno.

  11. Mah, dal mio personale punto di vista credo che il Downshifting non sia affatto il mero “vivere di rendita”, soprattutto sulla poltrona. E neanche creare delle società fondate sul modello dei quaccheri (che, onestamente, considerate in sè non sono affatto male). La prima ipotesi assomiglia molto ad un’eutanasia esistenziale, la seconda, anche se audace, ha più il sapore di una rivoluzione collettiva che personale. Non è plausibile trovare un discreto numero di persone “stranamente” disposte a programmarsi la vita in maniera univoca, soprattutto se si tratta di fare sostanzialmente downshifting.

  12. Per Angelo,

    allora la spesa Y deve diminuire in rapporto all’aumento dell’inflazione.

  13. l’idea di alessandro è bella; l’avevo già proposta + volte qui io in altri termini generici: creare un network online di aspiranti DS per creare relazioni di conoscenza e scambi informativi (proposte di lavoro, offerte di case, etc…) ma è caduto nel vuoto. Ds è difficile, ma farlo assieme è meno difficile.

    Mauro dice che basta affittare la doppia casa che si ha per mantenersi. Dipende dal canone che incassi. Si deve sempre calcolare il canone netto: togliere le spese condominiali, le tasse (salvo se affitti in nero, rischiando la morosità del conduttore e le spese di sfratto) Da 500 ti resta al massimo il 70 75 %(dipende dalla aliquota marginale, cambia poco con la cedolare del 20% prevista)

    Per vivere di rendita seduti in poltrona, dato un certo capitale X e una certa spesa di vita annua Y, si deve calcolare un doppio decremento del capitale derivante dall’inflazione: il capitale X si svaluta per l’inflazione; la spesa Y aumenta per l’aumento di inflazione.
    quindi se X = 100000 e Y = 5000 e inflazione = K% si ha che se inizio questo anno, fra 1 anno é:
    X = 100000 – K% – Y = X1
    fra 2 anni è:
    X1 – K% – Y*K% = X2
    fra 3 anni è:
    X2 – K% – (Y*K%)*K5
    così via
    Salvo mio errore.

  14. #valentino

    Nella proiezione fatta da me,sicuramente troppo breve per essere compresa, è stato fatto un calcolo empirico dei denari necessari a vivere di rendita solo con la finalità di confrontarvi un modello che permettesse di vivere di rendita con un terzo dei denari.
    Praticamente ogni individuo possessore di una casa potrebbe vendere la propia e aderire ad una rivoluzione sociale di quella portata. Vivere in una comunità, “con una visione comune” significa aggregarsi a persone che hai scelto tu. Coltivare la terra, allevare animali, suddividendosi i compiti in un sistema demovratico dove sono intollollerate le prevaricazioni, i sopprusi e i frutti del lavoro sono equamente distribuiti.
    E’ un cambiamento totale, senza mezzi termini, inadatto agl’indecisi, adatto a chi ha una totale estraneetà alla società. Non avrebbe confini nel senso che ti dovresti adattare a vivere in un qualunque posto si trovi un sito disponibile a fare ciò.
    Sarebbe una rivoluzione politica (passiva) senza precedenti fondata sul benessere dell’individuo, e mi dispiace ribadire che anche qui i soldi hanno un ruolo secondario.
    Nel culto degli antichi le divinità perdevano il loro potere se gli uomini smettevano di credere in loro, bhe le cose anche oggi sono così….
    pensare con la propria testa non è sognare è sottrarsi ad un incubo!

  15. ho finito di leggere da pochi minuti “Adesso Basta” e mi è piaciuto il modo pragmatico con cui affronti il problema. Apparteniamo alla stessa generazione. Di noi nessuno ha mai parlato, non abbiamo fatto il ’68, non siamo(almeno io) stati attori protagonisti nella vuotezza degli anni 80 e neanche caduti nella favola cretina della Milano da bere..insomma non siamo nè carne nè pesce. Odio il sistema attuale che crede solo nel PIL e nella sua crescita. da anni vagheggio e porto avanti le teorie di decrescita. Non è tanto la situazione personale di stanchezza dal lavoro, quanto detesto sentirmi un elemento produttivo nel sistema italia, che sento solo come un nemico feroce. adesso per una serie di realtà favorevoli sono al punto di trasformare un semplice sogno in realtà e il tuo libro mi potrà essere utile.ce l’ho lì a portata di mano
    “se ci rimane una sola vita da vivere viviamola da vivi”
    Ciao Graziano

  16. *mauro
    hai ragione mauro si pùo fare con meno ( un solo monolacale tuttavia non basta ) io ho considerato una condizione di massima tutela,
    12000 € al primo anno ed ogni anno successivo un incremento del 2.5% dopo quarant’anni sei ad 800.000.
    Non ho considerato gli interessi attivi perchè li ho considerati a copertura degli anni successivi ai quaranta ( che se ci saranno non dovrebbero essere molti).
    io mi sento di consigliarti di prendere questo schema a modello per fare ds se vuoi smettere definitivamente di lavorare; ora ciò non toglie che con 300.000 non si possa fare ma più ti allontani dalla soglia di sicurezza più ti dovrai ingegnare. in un modo o nell’altro dovrai lavorare.
    Non ho mai valutato la possibilita di affitare per fare ds (anche perchè non ho proprietà da affittare), ci vorrebbe qualcuno che ha un esperienza diretta per dire quanti monolocali occorrono.

  17. Ragazzi, è bello sognare, qualcuno parla di cifre da capogiro, il vero spirito non è vivere di rendite (riservate a pochi individui) ma vivere in frugalità ed in semplicità, alla faccia del consumismo sfrenato.
    Serenità ed armonia ci accompagnino

  18. bella l’intervista Simone…molto bella…
    Per Marco: eh eh…facile a dirsi… ma dove si prendono i soldi per i bilocali? Col mutuo…ok, ma bisognera pur pagarlo …no? Bisognerebbe anche aver una sorta di fortuna…:-) non so, un buon affare…

  19. Per fare DS bisogna avere 800k? Ma dove sta scritto! Si comprano 2 bilocali, in uno si vive ed uno si affitta per 500€/mese. Fatto

  20. Ho letto l’intervista da Emanuela e mi è piaciuta molto.
    Ho apprezzato il libro anche se non è per tutti. Ma è giusto così: è la tua storia.
    E non manca di coraggio comunque!

  21. *simone
    Tornando ad “adesso basta”, una tematica che mi interessa molto è quella della comunità, della società di persone unite da una visione comune, che sceglie un luogo dove piantare il seme della propria filosofia.
    Mi piacerebbe analizzare più attentamente questo argomento perché credo abbia dei risvolti inimmaginabili.
    In primo luogo ho considerato che per fare ds a 40 anni in totale sicurezza occorrono 800.000,00 € ( ho considerato 12000 € al primo anno e un inflazione del 2.5% annua, gli interessi attivi non li ho calcolati perché li considero il margine di garanzia).
    Ora il quesito che io pongo è:
    Se si unissero 100 persone ( piuttosto che 40, 10 o 1000) e creassero una comunità quanti soldi occorrerebbero ad ogni individuo per fare ds?
    Il punto di partenza, oltre ovviamente ALLA PIU’ SEVERA SELEZIONE DELLE PERSONE, sarebbe la casa;
    Se una piccola villetta con giardino costa 250.000,00 euro (costo dalle mie parti) quanto ne costerebbero 100?
    Ancora mi domando;

    Se all’interno di questa comunità si fosse autosufficienti nella produzione di alimenti (biologici) ed energia (pannelli solari) e fosse vietato l’utilizzo di qualunque mezzo a combustione (nel proprio interno) di quanti soldi avremmo bisogno per vivere?

    Soffermandomi sui pannelli solari, un impianto da 4 megawatt occupa 6 ettari di terra e costa oggi 8 milioni di euro circa (compreso l’acquisto del terreno), se dividessimo questo costo per 100 persone inciderebbe sulle tasche di ognuno per 80.000,00 €. Frutterebbe un UTILE annuo di 1.000.000 € (*con un approssimazione del 20% a seconda di molti fattori) e un dividendo di 10.000.00 € * annui a socio. Altra nota fondamentale, l’energia ha un valore proporzionale al costo della vita quindi nell’arco dei 25 anni di vita dell’impianto non c’è svalutazione, un po’ come per il mattone.

    Eccovi servito il ds al costo della casa “?” + 80.000.00 investimento impianto + “?” margine di sicurezza e non mi si dica che queste sono fantasie perché vi rispondo anticipatamente che siete ottusi a confondere qualcosa di complesso con qualcosa di impossibile.

    • alessandro, certo non ti dirò io che è impossibile. ciò che è complesso sembraq già interessante di suo. questa è un’epoca complessa, è normale che lo siano anche le soluzioni. studia alessandro, a fondo, bene, spietatamente, e poi pubblica, scrivi, fai. Basta attese, basta soluzioni già seguite. Nuove strade, per chi ha la forza e la voglia, e dunque testimonianze per tutti. bravo!

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