Domani

Avanti tutta. Manifesto per una rivoluzione individuale (Reverse)

 
Eccolo qui. Si intitola “Avanti Tutta”, sempre per Chiarlettere. Esce domani, 20 gennaio. E’ il risultato del lavoro di quest’anno (“Uomini Senza Vento” l’avevo scritto prima di “Adesso Basta” ed è uscito a settembre). Lavoro mio, per proseguire l’analisi, verificare nella pratica quel che avevo previsto, spiegare com’è “qui fuori”, nella maggiore libertà… ma anche lavoro vostro, perché da molti dei messaggi sono venute idee, intuizioni, obiezioni che mi hanno riflettere su molte cose ancora inesplorate. Vi cito molto, senza nomi, solo le iniziali, chissà se vi riconoscete…

In questo libro (ascolta l’intervista su Reset Radio) proseguo e concludo il ragionamento di “Adesso Basta”. E’ il “Tomo II” di un unico filo saggistico. Voglio placare l’animo dei tifosi e contrastare fino all’ultimo le diffidenze dei detrattori, dando anche ragione a qualcuno. E’ “Avanti Tutta”, dove tento anche di classificare i downshifter italiani, cioè noi, dopo essermi studiato una a una le oltre (ormai) 80.000 email ricevute sul blog, via facebook, linkedIn, Il Fatto Quotidiano. 14 gruppi, dagli “Arrabbiati” agli “Entusiasti” in cui sarà interessante capire se vi ritroverete, così come nella Mappa delle Paure più ricorrenti, che ci ostacolano nella scelta.

Racconto soprattutto di come si vive qui fuori, con che delusioni (anche cocenti!), con che sorprese (insperate!), che gioia a volte incontenibile, e quali sono le trappole che il Sistema sparge sul cammino di chi tenta la via di una vita diversa. Alcune delle quali non potevo neppure intuire. Come ha scritto l’editore in calce alla copertina, è il Manifesto per una Rivolta Individuale, cioé il pezzo mancante della mappa per riprenderci la storia, la libertà, la vita.
Adesso Basta… Avanti Tutta.

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141 pensieri su “Domani

  1. Grazie Simone per la tua disponibilità, ieri sera è stato un pò come chiacchierare tra 4 amici al bar. Un’atmosfera decisamente più confortevole e raccolta rispetto alla fnac di Milano.
    Il bello sai cos’è, vedere gente che si fa domande e conoscere altre persone che ti dicono vai tranquillo si può fare lo fa Simone l’abbiamo fatto anche noi…..
    Ti senti bene perché non sei il solo a pensarla così e per quello che può valere trovare simili,….rassicura.
    A presto
    live simply take it easy
    Alberto

  2. Mi vien da sorridere pensando a quanta gente vive a debito, con il panico da scadenza, ingabbiati dalle stesse mani che, hanno firmato prestiti mutui ecc ecc, senza rendersi conto fino in fondo a cosa vanno incontro. Tanta gente non calcola neppure eventuali imprevisti che possono incasinarti a vita,( vedi divorzio). Ognuno raccoglie ciò che semina, è importantissimo muoversi e scegliere con estrema cautela, altrimenti i risultati prodotti diventano devastanti.

  3. Ciao Simone,
    su amazon.it il tuo libro doveva essere disponibile da oggi, ma mi è arrivata una mail perché ci sono stati problemi con il fornitore.

    Spero di leggerti presto.
    Ciao

  4. Ciao Francesca, sai che le persone a cui mi riferivo sono operai, piuttosto specializzati, e semplici impiegati da 1200 euro mese. Fanno una marea di straordinari, lavorono sempre, risparmiano anche sul mangiare per poi potersi permettere l’auto per il figlio annessi e connessi, sempre voluttuari.
    Conosco un sacco di gente che mangia pane e cipolla per poi spendere soldi in baggianate, per dire di essere andati al mare, in montagna ecc. ecc. Secondo me è gente che non sa “aiutare” (come giustamente fa notare Maria Teresa) questi giovani a discernere, a capire quali sono le cose importanti. In primis perchè non lo capiscono loro, genitori. Che adulti ne deriveranno? Non si può in una casa avere 4 pc portatili, 1 a testa! e poi Sky e fastweb e l’abbonamento a questo e quello.
    Quando andranno a lavorare, cosa faranno? e quando dovranno sposarsi ed avere dei figli? E’ sempre il solito problema culturale, ma tanto gli extraterrestri siano noi, loro si sentono NORMALI.

  5. Capisco la fatica del comunicare a tanti, che sento anch’io, non è facile mostrare parti di sé, che personalmente nello scrivere ritengo siano alcuni degli aspetti più autentici, per me è un canale che permette di esprimere verità più che maschere, esporsi su un sito o in un libro, senza avere di fronte un interlocutore in carne ed ossa, senza realmente poter decidere a chi si sta parlando…è uno degli eterni dilemmi di chi scrive, una certa ambivalenza tra il desiderio, il bisogno di esprimere, di comunicare, di condividere, e una riservatezza, un pudore legato alla non possibilità di scelta del fruitore del messaggio, mista forse allo spettro del fraintendimento che esiste in ogni forma di comunicazione…C’è anche la dimensione della fissità di ciò che si scrive, mentre la vita, le idee, i sentimenti, seppur nella coerenza, sono in movimento, dinamici, perfettibili…
    Mi interessano molto le varie sfaccettature della tua esperienza, da quelle più pragmatiche, i conti, gli esempi, le esperienze fattuali, al tuo percorso interiore che in parte condividi, agli aspetti di filosofia pratica, che è la filosofia che più mi interessa, quella che ha a che fare con la vita, con il vivere bene, con il cercare di incarnare nel quotidiano se stessi e un armonioso equilibrio tra diverse esigenze, diverse voci che abbiamo dentro…”How we spend our days is, of course, how we spend our lives” Annie Dillard
    Vedo in questi termini la mia di ricerca, una ricerca fattiva, sperimentale, un lavoro soprattutto interiore che però diventa o vorrebbe diventare sempre più cambiamento manifesto, un vero lavoro interiore è trasformativo, deve trovare una forma tangibile e non rimanere rimuginazione, è un percorso, un viaggio e non finisce mai..un mettersi di fronte allo specchio con una luce forte, che non abbellisce imbrogliando, chiedersi davvero…non prender per scontato di conoscersi solo perché è tutta la vita che ci si pongono alcune domande…ne vengono fuori altre e più complesse o forse più semplici ma più pregnanti, profonde, incisive.. e poi si cambia, cambiano le esigenze, cambia la voglia di sperimentare, di mettersi in gioco, di coltivare parti dormienti di sé…Credo che il mio demone prenda la forma, da sempre, del Tempo che si lega all’Autenticità…Come vivere davvero in modo autentico il proprio tempo, l’unica risorsa che non torna mai indietro, che non potremo mai recuperare? E qui non esiste una risposta univoca…ognuno, come sottolinei più volte tu Simone, deve trovare, scoprire, riscoprire, costruire la sua…basandosi su chi si è realmente, su ciò che ci appartiene, ci piace, ci realizza, ci permette di irradiare qualcosa oltre noi stessi…

  6. Gentile Simone,
    rispondo a Renato come mamma di due figli adolescenti…hai ragione Renato quando dici che oggi sono bombardati da migliaia di messaggi e video idioti…Per noi bambini degli “anni 60-70 ” la TV iniziava alla 17.00…c’era più tempo per stare da soli o per giocare in compagnia…ma non si possono fare paragoni…lo dico sempre anche a mio marito quando inevitabilmente ci sono scontri in famiglia….e quando comincia… come molti genitori..” Ai miei tempi….etc etc…..non si può guardare dietro a come abbiamo vissuto i nostri anni da adolescenti per confrontare gli anni che stanno vivendo i nostri figli…per “comprendere ciò ” a mi avviso non bisogna far altro che essere pienamente consapevoli di quello che stanno vivendo…e possibilmente…aiutarli. Ma non dipende tutto da te genitore…. Uno dei motivi per cui io voglio cambiare…è anche proprio questo…essere io testimone per i miei figli …che cambiare si può…si deve…Simone con i suoi libri…ha dato la sua testimonianza di cambiamento, da alcuni è stato capito……per alcuni ha solo……..” Cambiato Lavoro “…Non c’è da stupirsi affatto di questo. Personalmente credo nel buon senso dei giovani che rispetto a noi…sono dovuti per forza ” crescere prima “…io sono stata “guardata con sopetto” quando, dopo scuola ( ore 16.10 ) non trascinavo i miei figli in piscina, lingua, palestra,,,etcc..in età elementare…ora mi fa piacere leggere…di iniziative scolastiche, come segnala Simone nel suo ultimo libro… in cui alcune istituzioni scolastiche hanno iniziato a ricoscere l’mportanza per i bambini di essere lasciati ” tranquilli” in silenzio…Sono contenta per quei bambini……Mi rallegro con me stessa…per avere cercato di tutelare un poco i miei figli…quando erano piccoli.(SPERO… )
    Madre Teresa di Calcutta….che sto leggendo con curiosità….ai ragazzi, agli adulti che chiedevano aiuto..rispondeva…” Iniziate dal Silenzio”….C’ è da riflettere…
    Maria Teresa

  7. X Massimo

    Se il Perotti lo consente, pubblica il vostro sito web in modo che altri interessati possano visualizzarlo e magari chiedervi info per un viaggio.
    Merci.
    Melina

  8. Arrivato alle pagine 178-185 di Avanti Tutta, dove si parla di consulenze, lavori inutili e non , lavorare da casa…. mamma mia quante ne avrei da raccontare, anche all’infuori della sfera’ impiegatizia’. In 16 anni di lavoro nel precario mondo del commercio e servizi, ne ho viste talmente tante, che come dicevo, mi sono messo a scriverne un libro.
    Se solo venissero tagliati gli sprechi REALI in questo settore lavoreremmo in molti di piu’ , meglio, e le aziende sarebbero tutte in attivo ( sprechi reali non vuol dire, ad esempio, dimezzare il personale in un punto vendita, dove invece ne servirebbe di piu’, in nome di una presunta produttivita’, perche’ lo dice la societa’ XYZ che da sola con le sue inutili consulenze costa piu’ del personale di 3 punti vendita messi assieme, e produce esattamente ZERO …).
    Troppe volte ho visto accadere cose del genere, interi negozi, interi gruppi di personale messi in crisi dagli strampalati conti e vaneggi del consulente o del manager di turno (che ovviamente intasca 100 volte tanto quello che presume di far risparmiare…).
    Se solo come dici tu Simone in queste pagine del libro, si desse piu’ ascolto ai dipendenti che gia’ sorreggono le aziende col loro lavoro, le cose non dico che cambierebbero dal giorno alla notte, ma migliorerebbero sensibilmente, e soprattutto inizieremmo a veder scomparire queste figure parassitarie degli pseudo consulenti, o delle societa’ di studi e di consulenza che il 99% delle volte creano solo ed esclusivamente disastri…

  9. ciao Simone,
    ho letto il tuo primo libro e leggerò anche questo;
    probabilmente non farò mai il passo che tu hai fatto, ma ti ringrazio per avermelo fatto sognare e credere possibile anche per un momento.
    vengo a vederti e a sentirti Giovedi 3 a Bassano.
    D.

  10. Egregio Perotti,
    la recensione su Panorama mi aveva incuriosito e ho comprato il libro “adesso basta” e l’ho letto.
    Complimenti, anche se non posso non evidenziare la mia delusione:
    1) il libro è tutto tranne comunicazione e metodo, e per uno che la faceva … mi pare una contraddizione: pagine scritte fitte senza una mappa mentale, non un disegno, una grafia, una impostazione ..;
    2) il libro non ha struttura e approfondimento sul downshifting: da oltre cinquemila anni milioni di persone fanno e hanno fatto il downshifting senza clamore e/o altari: monaci, suore, laici, in europa e nel mondo; senza sotterrare l’ascia (i talenti) ma mettendoli a frutto per i più deboli (Robinhood docet!);
    3) hai semplicemente cambiato lavoro!

    buon cammino
    Silvio

  11. Ciao Simone,
    ho comprato “Avanti Tutta” che sto leggendo tutto d’un fiato oggi, con l’occasione ho anche riletto “Adesso Basta” l’altro giorno, che avevo comprato ormai parecchio tempo fa…Avevo scritto in passato un paio di post, (ma ora con lo username almeno non si confondono rispetto ai nomi propri)ma ora mi sono alzata proprio in mezzo al tuo libro perché il tuo invito a scrivere rivolto agli “osservatori” che in parte sono, mi ha stimolata…si molto pudore…ma anche sai cos’è? talmente tante cose da comunicare, che quasi quasi mi scoraggio…da dove iniziare? tante cose da condividere, tante da chiedere, tante su cui confrontarsi..stamani lo dicevo ad un’amica, al telefono, pensa anche lei in quel momento in cui le ho telefonato era arrivata alla pagina 105, del tuo nuovo libro, come me..ci siamo messe a ridere…così tanto da dire che non si sa da dove rompere il ghiaccio da dove iniziare…mi accade spesso qualcosa di simile, rispetto all’apertura del tempo, quando si dilata, alla libertà, quel senso di responsabilità di cui parli così bene, di far qualcosa con tutto ciò, con la propria vita, la consapevelezza di vivere il tempo che abbiamo, viverlo bene, pieno, assaporarlo…a volte tutto questo mi paralizza…mi gira la testa…a volte solo per un pò, qualche minuto, a volte invece molto di più… e allora ecco semplicimente così.. oggi cerco di inizare a comunicare con te per dirti grazie con empatia per il tuo viaggio e anche con una partecipazione che somiglia all’affetto, perché hai questo dono di farti conoscere, di far entrare nel vivo della tua vita, con onestà, trasparenza, e generosità, di condividerla e ti ringrazio di questo… “avanti tutta!!!!”

    • Grazie Bluejay… non so se sia un dono. so che mi costa fatica comunicare con così tante persone, ma in questo vedo un valore…

  12. Ciao Simone,
    ho acquistato oggi il tuo secondo libro (in ebook) e ammiro molto le scelte che hai fatto. Io ho poco più di 30 anni, lavoro da più di 7 come programmatore: l’informatica è un settore dove pagano sempre meno e chiedono sempre di più. Attualmente ho un contratto metalmeccanico di 5° livello superiore, uno stipendio equivalente ad un downshifter, e in azienda in pratica si richiede di riqualificarci mediante autoformazione al di fuori dell’orario di lavoro (che sono già 8 ore sulla carta, 9-10 ore al giorno in pratica, per 5 gg alla settimana). Ultimamente qualche piccolo problema di salute ed una crescente “stanchezza” mi fanno rimpiangere quel tanto di coraggio che mi manca per dar le dimissioni e dedicarmi a “riqualificarmi” e magari realizzare qualche idea che ogni tanto mi frulla per la testa (sempre in ambito informatico). Anche io come te, tendo a non buttare via niente e ho imparato fin da subito ad essere parsimonioso per cui sono riuscito a metter qualche soldo da parte.
    Ma oggi mi sono imbattuto anche in questa notizia “http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=400321&IDCategoria=2682”, dove si ipotizza per un prossimo futuro una tassa patrimoniale per ripianare il debito pubblico. E forse proprio per il mio stile di vita che è sempre stato più che sobrio, potrei in quel momento scoprire di rientrare tra le persone che ‘HANNO’ di più e subire anche una ‘rapina’ dallo Stato scialacquatore. Se ne andrebbe così buona parte della ‘libertà’ che finora mi son conquistato. Purtroppo per motivi familiari non posso tentare fortuna all’estero. Che fare?

  13. Ciao Simone,
    prima di tutto volevo farti i compliemnti per il libro. Mi complimento con te per il tuo stile di scrittura, riesci ad esprimere dei concetti sacrosanti ma che richiedono una proprietà di linguaggio “ricercata” per fare breccia e per entusiasmare i più scettici. Quindi il mio primo complimento allo scrittore. Poi devo ammettere che il 90% dei tuoi pensieri sono i miei e sembrava di leggere il mio diario che non ho mai scritto. Sono un dirigente d’azienda e mi occupo di comunicazione, ma la mia vera mission è sempre stata il benessere delle persone. Ho sempre creduto che la teoria che vede la persona alla base della profit chaine fosse il win-win geniale per una gestione equilibrata, sostenibile e responsabile di un’azienda. Ma non sono riuscita ad essere persuasiva. Gli ultimi 2 anni con la cassa integrazione straordinaria è stato abbastanza dura, mi ritrovavo giorni interi da sola senza il mio team a lavorare come una dannata per fare tutto da sola. Un sistema insano! ricordo che dissi alle risorse umane che volevo andare in CIG anch’io barattando giorni per le persone della squadra. E quando mai! E poi anche gli altri dirigenti avrebbero dovuto farlo! Dopo aver letto adesso basta e avanti tutta ho avuto la conferma che questo modello malsano di azienda non funziona da nessuna parte. L’agenzia di “scollocamento” la trovo un’idea geniale e mi picerebbe discuterne con altre persone interessate. Pensa che quando ho scritto su google “agenzia di scollocamento” e uscito fuori “forse cercavi agenzia di collocamento”? e poi le citazioni sul tuo libro. Non ho trovato nessuna pagina…..mi fa ridere…hihihihihi. E’ giusto, e chi fa guadagnare un’agenzia del genere? Sono qui a letto a meditare sul mio futuro e spero di incontrarti presto di persona…magari alla presentazione del tuo libro da qualche parte. Ti auguro una buona domenica….ups….una buona giornata. Ciao.

  14. Ho comprato e letto il libro in meno di 48h, e lo consiglio.
    Ne ho scritto anche una recensione sul mio blog; sono quasi due anni che sto organizzando la mia “fuga”, come preferisco chiamare il mio downshifting e leggere di te mi ha fatto senire meno “pazzzo”…

    Grazie! 🙂

  15. Scusa Simone una richiesta forse un po’ impertinente: ho cambiato piattaforma e sono passata da splinder a wordpress, mica potresti correggere il link a downshiftingbaby? grazie infinite!

  16. per pvt:
    concordo pienamente con simone.
    no fai da te e aggiungerei no sindacati per gestire una fuoriuscita con la tua azienda. ci vuole un buon avvocato, specializzato in questo settore.
    Io ho scelto uno studio che per clienti aveva spesso la controparte cioe’ le aziende; mi hanno raccontatto storie e strategie da servizi segreti per cacciare i dipendenti senza pagare….veri ricatti infami. Ecco se vai a dare i soldi a uno di questi studi legali sei certa che conoscono i trucchi e sanno farti ottenere il massimo economicamente. Pero’ attenzione alle parcelle, perche’ non esisitono listini , i prezzi variano molto da citta’ a citta’ e comunque i costi sono alti; meglio chierirli per scritto dal principio. Comunque se poi il vantaggio economico e’ alto , vale la pena l’investimento fatto.
    Nella mia esperienza e in altre che ho sentito la consulenza sindacale e’ stata troppo sottomessa! i sindacati oramai giustificano le aziende con la crisi e si accontentano di poco pensando ai lavoratori che magari hanno ancora meno, atteggiamento sbagliatissimo perche’ invece le signore aziende possono e devono pagare le buone uscite piuttosto che gli incentivi all’esodo perche’ e’ un loro dovere.
    ultimo consiglio: chiedi, chiedi , chiedi…non farti mai scrupoli a chiedere anche le cavolate…. tanto poi non li rivedrai piu’…… auto, telefono, pc, ….. chiedi tutto cio’ che puoi portarti via e puo’ esserti utile.
    buona fortuna!
    mf

  17. Renato, io non so come facciano ad avere i soldi per comprargli la macchina! Frequento da sempre persone del ceto medio e nessuno ha mai avuto in regalo una macchina. Non ce la fa una famiglia normale a regalargliela. A volte mi sembra che si parli sempre di famiglie borghesi e benestanti in questo Paese, anche nei vari film (Immaturi,La bellezza del somaro), ma l’Italia non è questa. La maggior parte delle famiglie tutti questi soldi non ce li ha. Tutti questi gran vizi nei figli io non li ho mai visti. Il ceto medio si sta impoverendo da 15 anni a questa parte…altro che lussi!

  18. Sei il benvenuto Simone, normalmente siamo in kathmandu nella prima parte dell’anno (ma dal prossimo anno ci piacerebbe fermarci anche ad ottobre/novembre che è la stagione migliore). Ho un sito web su tutto quello che offre questo meraviglioso paese e se me lo consenti lo potrei citare il questo sito oppure te lo comunico privatamente.
    A presto

  19. E lo so Simome, noi senza figli forse tendiamo ad essere più intransigenti, chi invece deve gestire un giovane bombardato da mille messaggi idioti, che lo spingono a consumare, è sicuramente in una posizione peggiore.
    L’educazione è tutto ma anche l’indole del ragazzo/a conta. Mi diceva un’amica che se non stanno al passo li emarginano e son dolori. Dilaga l’alcool, a fiumi, e chi non si adegua è mal visto…veramente triste. Bisogna riuscire a trasmettere a questi ragazzi la consapevolezza che chi si brucia il cervello a 15/16 anni è un idiota e che quindi è meglio perderli che trovarli. Mi piacerebbe sentire qualche genitore. Ciao

  20. Grazie Massimo, ottima soluzione la tua.
    E ribadisco grande coraggio, necessario a lasciare luoghi e persone amate in Italia. Credo che la soluzione adottata di tornare per un po’ di mesi all’anno nella “madre patria” è ottima.
    In pratica vivendo in Nepal per la maggior parte del tempo i costi si abbassano e quando sei qui hai modo di relaizzare un reddito che laggiù vale molto di più.
    Direi che sia economicamente che come qualità della vita è una soluzione azzeccata. Dai magari ogni tanto raccontaci qualche cosa di quel lontano ma bellissimo paese! Ciao e buona continuazione.

  21. Ciao Renato
    a Kathmandu vivo benissimo. Abbiamo una casa confortevole, viviamo in un quartiere libero da inquinamento e dalla confusione tipica delle città asiatiche, di tanto in tanto partiamo per 10 giorni in himalaya a camminare…viviamo di turismo e piccolo commercio, parte dell’anno (l’estate quanto il monsone imperversa..) lo trascorriamo in italia per guadagnare quanto ci basta e ripartiamo.
    E’ un percorso costruito in quasi 15 anni, mia moglie è nepalese e ci siamo attrezzati per risolvere eventuali problemi (che esistono) ai quali faceva riferimento valentino. Questo è il quarto anno che trascorriamo così e contiamo di continuare a lungo.
    E’ ovvio che quando si decide di fare il grande salto si debbono abbandonare il più possibile le zavorre che ci trattengono (la scelta di continuare con una casa di proprietà ad esempio è una scelta che a differenza di simone non condivido, ti costringe a ragionare sul cosa fare a lungo termine meglio l’affitto in località dove costa pochissimo..)e nella mia condizione con famiglia la navigazione a vista è cosa indispensabile. Ma ci piace così.

    • Bel racconto Massimo. Si può venire a trovarti? Ospiteresti un paio di persone, io e un’altra, prima o poi? Senza impegno. Però io amerei molto venire da quelle parti.

  22. Antonio, no, non avremo abbastanza energia dopo. E cosa mi serve una laurea in psicologia a 65 anni? Mi servirebbe adesso, mi appassiona adesso, è da ragazzina che vorrei intraprendere questi studi ma sono sempre stata bloccata (dai genitori, laurea in psicologia=disoccupato sicuro e da me stessa che non mi sono data fiducia). Però adesso non ho il tempo materiale di studiare e di dedicarmici come vorrei. A volte penso che potrebbe essere anche la professione giusta per me, ma la strada è lunghissima, ed io ho 34 anni.

  23. Fra la gente normale continuo a sentire cose che mi fanno incacchiare.
    Cosa ne pensate di quei giovani, dai 17 a 20 anni, a cui i genitori (di famiglie normali..!) non fanno mancare nulla, soprattuto le cose superflue, tipo la macchina a 18 anni per andare a scuola o uscire “sicuri” con gli amici? A me sembra assurdo.
    Credo che uno studente al massimo possa essere PROPRIETARIO di una bicicletta. La macchina? non esiste, se uno non ha redditto, non sa cosa vuol dire fare sacrifici, col cavolo che può produrre spese! E’ già tanto se le famiglie li mantegono agli studi.

    • RENATO io so poco di figli e di educazione. Ma A NASO sono MOLTO d’accordo con quello che scrivi.

  24. Super articolone apparso ven 28 gen sulla GAZZETTA DELLO SPORT dedicato a PEROTTI.”Vai” SIMONE,ti auguro di cuore che tutto il battage pubblicitario ti porti il successo meritato.

  25. Bello leggervi, tutti i vari commenti, le varie opinioni e le varie ipotesi.

    Mi lancio anch’io.
    Assunto:
    …….lavorare è l’unico sistema per campare.
    Vendere il proprio tempo (lavorare) è l’unico modo per guadagnare. I soldi ci permettono di stare “tranquilli” e, poterne disporre a nostro piacimento, ci rassicura. Non è per forza un sentimento egoistico, tutt’altro, i figli, gli amici i parenti ecc… Insomma finalmente disporre del nostro tempo al 100% delle possibilità…..
    Mi sorge spontanea un’osservazione ma se il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo…. siamo ben furbi a darlo via per un pezzo di pane…….
    Live simply take it easy
    Alberto

  26. Ciao Massimo,
    scusa la curiosità cosa fai in Nepal? E’ un bel tocco di strada!
    Come si vive da emigrati italici in quel paese?
    A me sembrava temeriario Simone Perotti nell’entroterra ligure! Che è già un sogno per me e per molti.
    Saluti

  27. Calma con i facili entusiasmi ad espatriare. Un banale mal di denti piuttosto che una noia burocratrica, si possono trasformare in una odissea. In KENYA per un malinteso con la polizia di MALINDI ho trascorso 24 ore in caserma di polizia. In paesi più poveri e con democrazie relative è tutt’ altro che semplice vivere, per motivi diversi. Sono uscito dai guai grazie ad una coincidenza. Mi vengono i brividi solo a pensarci. Da quanto ne so , il bengodi è qui da noi cari amici, nonostante il malessere generale…
    SALUTI A TUTTI

  28. Francesca, non aspettiamo alla pensione.Anch’io lavoro (in un negozio con gli orari che che sono propri di quell’attività)e non sono soddisfatto.
    Ho un diploma in pianoforte e vorrei anche quello in violino.Ma avremo ancora abbastanza energia dopo?

  29. Due considerazioni la prima pratica. Si torna sempre li…i soldi. Non sono mai abbastanza e ci si blocca, si rinvia e il tempo passa. Un consiglio: createvi una rete di salvataggio, all’estero si vive benissimo e i (pochi) soldi di cui potete disporre per male che vada in italia come per magia (il tempo di un volo aereo) diventano un discreto gruzzolo per vivere per molti anni come più ci piace. Che diamine un pò di coraggio! Io ho fatto così (avevo un lavoro che molti si sognano ed ho famiglia con figli) e il nepal è un paese bellissimo!!
    La seconda considerazione è un piccolo contributo. Io ho iniziato molto tempo fa e non ho chiarito bene la questione…… credo che una chiave possa essere individuata in quella che Chatwin definiva alternativa nomade, irrequietezza o quel pizzico di spirito d’avventura come scrive Simone in Adesso basta. Cambiamento quindi come sinonimo di movimento….Forse non c’è nessuna scelta è solamente un assecondare un impulso, una questione di dna
    Leggo….Il nomade rinuncia, medita in solitudine, abbandona i rituali collettivi e non si cura dei procedimenti razionali dell’istruzione o della cultura………. Tutte le nostre attività sono legate all’idea del viaggio. E a me piace pensare che il nostro cervello abbia un sistema informativo che ci dà ordini per il cammino, e che qui stia la molla della voglia di cambiamento. L’uomo ha scoperto per tempo di poter spillare tutta questa informazione d’un colpo, manomettendo la chimica del cervello. Di poter volare via in un viaggio illusorio o in un’ascesa immaginaria. Di conseguenza gli stanziali hanno ingenuamente identificato Dio con il vino, con l’hashish o con un fungo allucinogeno; ma di rado i veri vagabondi sono caduti in preda a questa illusione. Le droghe sono veicoli per gente che ha dimenticato come si cammina.
    Ciao a tutti.

  30. MI permetto di inserirmi nel discorso ‘negozi aperti sempre’ visto che ci lavoro e da un bel po’…
    l’Italia attuale non e’ pronta per avere orari continuativi negli esercizi commerciali, troppa liberta’ alle aziende in termini di orari, straordinari e contrattini part-full-time a t.d. senza limiti….
    Le cose si metterebbero peggio di come sono gia’ per quei poveretti costretti a rientrare piu’ e piu’ volte per coprire orari di lavoro lunghi, in assenza (perche’ tanto non si assumerebbe nessuno..) di altro personale.
    Prima di arrivare a tanto, bisogna cambiare le regole del gioco, non e’ possibile pensare di star fuori casa 20 ore per lavorarne alla fine 6 o 7 … e purtroppo adesso e’ cosi (come dicevo, provate a fare uno spezzato del tipo 6-9 e poi rientrare dalle 16 alle 20).
    Simona poi mi trova daccordissimo sul suo caso che non e’ poi cosi estremo: non pensiamo che la vita ‘impiegatizia’ sia l’esempio in percentuale piu’ alto di lavoro in Italia: molte, moltissime famiglie hanno 1 componente soggetto a turni su tutti i giorni e l’altro che magari e’ soggetto ad orari di negozio. E il fatto di non trovarsi mai nemmeno a tavola per un boccone assieme ed in tranquillita’ e’ purtroppo parte dell’amara realta’ Italiana.
    Troppe cose nel mondo del lavoro sono lasciate al caso, troppe liberta’ in mano a imprenditori, troppi diritti calpestati ‘silenziosamente’ ai lavoratori che spesso non hanno voce in capitolo, pena la perdita dell’unica fonte di reddito della famiglia…

  31. Finalmente sono tornata a casa dal lavoro. Libera. Sono le 18.49 e sto guardando un bel documentario sull’isola D’Elba, che bel posto. Non sono molto contenta della mia vita, innanzitutto non mi trovo bene al lavoro (capa insopportabile) e non ho ancora trovato il coraggio di lasciarlo. Sono così depressa che al momento non riesco a pensare ad un’alternativa valida. Molte altre cose non vanno, vorrei cambiare casa, andare in un posto più tranquillo, la casetta nel bosco di Simone farebbe al caso mio! Ma come faccio a comprare una casa fuori città e poi dover venire tutti i giorni in città a lavorare? Almeno adesso vado a piedi o in bicicletta e non ho bisogno di comprare una macchina. Non è facile assemblare tutti i pezzi. Mi piace molto viaggiare, ma odio viaggiare ad agosto e a Natale quando si spostano tutti, eppure il sistema mi costringe a quello. Mi sento molto simile a Simone, anche a me piace il silenzio, la solitudine, la lettura e la scrittura. Ho una laurea umanistica (lingue straniere), mi piacerebbe molto prendere una laurea in psicologia, è un sogno nel cassetto che ho relegato alla pensione. Sono contenta di leggere che Simone ce l’ha fatta, spero di riuscire anch’io a trovare un buon equilibrio come ha fatto lui. Per adesso la strada è ancora molto lunga.

  32. credi sul serio che è una situazione estrema?
    Guarda che io conosco un sacco di persone con gli stessi problemi di orario, anzi credo siano i più il mondo degli impiegati è molto più ristretto.
    Certo che voglio i negozi, ma non vedo la necessità del sempre aperto ecc ecc,credo meriterebbe una riflessione più ampia.
    Anche perchè, come avevo accennato mi piacerebbe che i cambiamenti migliorassero la società in cui viviamo e quella teoria non credo vada in quella direzione.
    I negozi per stare aperti devono produrre utili, per cui devono avere acquirenti per cui l’economia dovrebbe continuare a stimolare acquisti inutili ecc ecc.
    Vero la differenza la fanno i consumatori, io per esempio non compro mai di domenica o i festivi, ho fatto una piccola rivoluzione, oltre a non acquistare compulsivamente cerco di evitare anche di acquistare in quei giorni. Motivo? Mi piacerebbe che le persone intorno a me si accorgessero che si puo’ fare altro che acquistare, passeggiare, andare al mare, fare altro…certo possono farlo anche con i negozi aperti, ma a volte per vedere le cose ci si deve sbattere contro 🙂

  33. Caro Simone, io non ti conoscevo ma ho trovato un articolo su di te sul Panorama e mi sono intrigato. Non sapendo nulla di downshifting, googlando mi sono un po’ informato. Mi sono reso conto così che ciò che ho fatto circa 10 anni or sono, fosse ciò di cui parli apertamente….. Era il 2002 quando vuoi lo scazzo verso il lavoro, vuoi un insieme di circostanze, mi accorsi che la mia vita non era quella che mi aspettavo, anzi: sempre di corsa, qualsiasi impegno mettessi nel lavoro non era mai abbastanza, la settimana lavorativa sempre più pressante (giornata tipo: inizio alle sette del mattino e fine anche oltre le nove di sera….). Nacque così in me un sentimento nuovo. Cominciai a cercare in modo quasi febbrile un rustico (rudere?) fuori ma molto fuori città. Cerca, fissa appuntamento, visita in decine di posti per vedere questi immobili spesso arroccati su una collina in mezzo al nulla. C’è voluto più di un anno ma ce l’ho fatta. Ho lasciato tutto: lavoro, case, garages, cantine, amici (sì amici….mah?!?). Devo dire onestamente che così la vita non è semplice: spesso senza lavoro devo arrangiarmi con quel che riesco a fare. Nonostante le difficoltà oggettive non sono assolutamente pentito della mia scelta. Le persone che frequentavo nella metropoli ancora oggi mi danno del pazzo (!!). Però mi ammirano per il coraggio… Io proseguo per la mia via, la mia vita oramai è questa. Visto che risiedi nello spezzino io campo poco lontano da te in Val Taro che dici se ci si incontra per confrontare un po’ di vite vissute? Continua così.

  34. Ciao Simone.
    Che dirti? solo complimenti..Ho ricevuto il tuo Adesso Basta come gradito regalo a fine 2010 da un caro amico che lo aveva ricevuto da un suo amico; a mia volta l’ho regalato ad un’altro mio grande amico (il migliore!) che ha fatto lo stesso con un suo amico..Ovviamente ognuno di noi lo ha fatto con le poche se non uniche persone che si pensava potessero davvero apprezzarlo e fermarcisi davvero sopra..Beh, ecco il risultato: ci siamo trovati più volte tra noi per scambiare idee che già erano nelle nostre menti nebulose e strabordanti, un po’ confuse forse ma, presenti.. Adesso una richiesta che nel libro citi come fattibile..potremmo avere l’onore (saremmo in 3) di passare qualche ora con te in un giorno futuro per scambiare quattro chiacchiere vis a vis e portarci ulteriormente avanti nei nostri “lavori mentali” che stanno già ben procedendo? Per noi sarebbe un grande aiuto ed bellissimo gran regalo..
    Grazie di tutto..sei davvero un esempio. Fabrizio ed i pochi..

    • Fabrizio, ciao, rispondo a te e a Morgan… in tanti mi chiedono di incontrarci. Io sono lusingato, ma non potrei mai riuscire a incontrare tutti. Siete tantissimi. Vi incontro volentieri alle presentazioni che faccio (tante!) e prima e dopo possiamo fare due chiacchiere e bere un bicchiere insieme. Grazie infinite per il calore e per la partecipazione. Ci vediamo a qualche presentazione. Consultate l'”Agenda” su questo sito. ciao!

  35. Gentile Simone,
    spiego meglio da dove viene la mia riflessione nel dire che mi ritrovo più in sintonia tra persone incontrate nel blog con gente che non conosco…rispetto alle persone che frequento…che considero ( spero ) amiche. Tutto è partito dall’idea del cohousing…premetto che fino a quando non ho letto il tuo primo libro Adesso Basta a dicembre, non conoscevo neanche il termine ma mi piaceva l’idea che racchiudeva. La mia idea era ed è basata sulla esperienza di vita che da bambina ho avuto la fortuna di vivere: ogni anno finita la scuola nei tre/ quattro mesi di vacanza andavo insieme a mia sorella dai “nonni” in Calabria: un casale di famiglia in campagna, vicinissimo al mare con bisnonni, nonni, zie, cugini, cugini di cugini, vicini, persone non di famiglia ma vissuti come più della famiglia perchè considerati amici….un mondo agreste che ho osservato, gustato , gioito, vissuto intimamente ed intensamente e che, ora me ne rendo estremamente conto, mi ha lasciato e dato tantissimo….ed un vuoto enorme quando per leggi biologiche ma soprattutto per assurde vicende di eredità all’improvviso è scomparso più di trenta anni fa. Rileggendo il tuo libro in cui parlavi di cohousing mi è riapparso davanti quel mondo. Quella visione di vita condivisa in cui tutti ” davano ” qualcosa ed in cui tutti ” prendevano.. non egoisticamente qualcosa”…mi ha sempre accompagnato…è un desiderio..un bisogno…che bussa ora più forte alla mia porta. Mi sono chiesta: se si potesse fare con chi farlo? Ho chiesto, proposto, vagliato a mente e non tra le persone che conosco, che considero amiche ed ho fatto una scoperta che mi ha stupito… Pochissimi tra le persone che fanno parte della mia vita..e molte persone che parteciperebbero al progetto …trovate nel tuo blog… Questo mi è successo… Dipende dal fatto che ho fatto,,,,sto facendo… un percorso.. che non tutti i miei amici…conoscenti… fanno? Non so ma questa è la mia esperienza….E’ normale pensare che chi partecipi al tuo blog…sia più in sintonia e condivida maggiormente le idee, le aspirazioni di chi lo ha promosso..idee in cui ci si riconosce. Si fa quasi una selezione….termine che non mi piace ma rende bene l’ idea…. Questa mia scoperta però mi ha fatto un “pò senso e mi lasciato un pò di dispiacere….
    Maria Teresa

  36. Buongiorno,

    vorrei aprire una piccola parentesi sul discorso “esodo dal lavoro e buonuscita”.

    Simone, o chiunque abbia esperienza in merito può dare al blog qualche dritta su come massimizzare l’entità di un eventuale incentivo.

    Mi ci sto trovando adesso dopo 3 anni di lavoro (richiesta dimissioni volontarie o successiva preannunciata guerra). Ho paura che sarà un pò una trattativa “levantina”.

    grazie a tutti

    • pvt è semplice. due punti fermi:
      – le aziende sono nomrativamente deboli. il lavoratore ha molti diritti. cede lui, di solito, per mancanza di grinta e di voglia di combattere. Ma se va fino in fondo l’azienda spesso cede. Ma in punta di diritto, non per motivi interpersonali. Ecco perché serve un buon avvocato
      – l’azienda per mandare via qualcuno deve avere una giusta causa. se non ce l’ha, cioé se il lavoratore non ha fatto qualche danno o casino o roba simile, deve pagare. quanto, dipende dall’inquadramento e dai contratti
      – l’azienda ti frega con cose tipo uso del cellulare aziendale, email perosnali, documenti personali etc. dunque occhio perché ti studiano e ti passano ai raggi x.

  37. ciao Simone,
    ho iniziato a leggere il nuovo libro, so che non si dovrebbero fare commenti prima di arrivare all’ultima pagina, ma sono un po’ “anarchica”, inoltre quel capitoletto proprio non sono riuscita a mandarlo giù.
    Ok vengo al punto “Le stesse cose,lo stesso giorno”, quel capitoletto proprio non lo mando giù.
    Provo a spiegarti, non tutti abitano in città, io faccio parte di quelli, ma sopratutto non tutti lavorono in ufficio!
    Capisco che si finisca per parlare di quello che si conosce, è ovvio e più “facile”, lo farò anchio tra un po’, ma quando si enunciano concetti generali questo è un limite.
    Allora tu dici distribuiamo il lavoro in tutti gli orari, in tutti i giorni, ecc ecc
    Nella mia famiglia è così da sempre, ma non trovo porti grandi vantaggi.
    Provo a spiegarmi, anche se è una discussione complicata che richiederebbe un contraddittorio, e non il monologo che mi appresto a fare.
    Prima di tutto il downshifting…noi non lo abbiamo applicato in grande, ma applichiamo quei cambiamenti che se fossero generali credo farebbero veramente “cambiare il vento”. Non abbiamo messo il lavoro e il “consumo” al primo posto, io uso anche un piccolo trucco mentale quando cado nella tentazione del comprare tanto per…penso quante ore di lavoro mi costa questa cosa? e poi valuto se ne vale la pena se sono disposta a barattare il mio tempo con l’oggetto, il bene, il servizio ecc poi scelgo e questo ha migliorato il mio modo di vivere, si parte sempre dalla piccole cose.
    Ma stò divagando, parlavamo della gestione dei tempi lavorativi.
    Allora mio marito lavora nell’industria, fa 3 turni, 6/14,14/20 e 20/6 …vediamo provo a spiegarti lavora 5 giorni la mattina, poi fa 1 giorno di riposo poi 5 giorni di secondo 1 giorno di riposo 4 di notte e due di riposo…ok ci sono dentro altre modifiche ma ho semplificato…l’orario ovviamente è spalmato in tutti i giorni dell’anno, si lavora se capita il sabato la domenica e le feste.
    Io lavoro in una libreria, in inverno lavoro una settimana martedì, sabato e domenica, la settimana dopo martedì pom, mercoledidì pom, venerdì tutto il giorno con orario di negozio. In estate lavoro tutte le mattine e dalle 20 alle 24/1 con un giorno di festa infrasettimanale, ovviamente secondo come girano i turni lavoro sab, dom e i festivi.
    Come vedi saremmo l’esempio perfetto della “liberazione” dagli orari canonici.
    Peccato che difficilmente i tempi concidono così i giorni in cui siamo tutti e due a casa sono rari.
    Questo è il primo appunto, forse nel ragionamento non tieni conto della vita in famiglia, e come vedi non parlo della gestione dei figli e della scuola, che so per esperienza che si riesce a gestire, ma proprio dello stare insieme, anche solo per mangiare o per avere 2 minti per parlarsi. Per me è importante, fa parte del “vivere bene” inoltre gestire la famiglia con orari differenti presenta non poche difficoltà anche economiche, ma questo richiederebbe pagine e pagine, se vuoi ne parliamo un’altra volta.
    La vera cosa che mi è spiaciuta è l’elenco del vantaggi che inizia con NEGOZI SEMPRE APERTI, ma come si parla di bisogni indotti ecc ecc e poi sarebbe un vantaggio avere i negozi sempre aperti?????????
    Scusa ma sinceramente, questo non mi trova per nulla daccordo, figurati io sarei per una riduzione degli orari di apertura, ormai le persone escono solo per vedere le vetrine e acquistare se possono. La domenica le famiglie si riuniscono nei centri commerciali, sono diventati le nuove piazze e la tua proposta di cambiamento dovebbe portare ad ampliare l’offerta?
    Sarà che la mia idea di cambiamento, forse perchè ho un figlio, non è legata solo al mio di cambiamento ma proprio ad una nuova direzione della società, ho letto la Decrescita felice, per cui la proposta di cambiamenti del genere non mi sembra un cambio di direzione.
    Ho scritto già troppo e forse in modo confusionario, non rileggo e invio…sperando comunque di aver depositato qualche seme per una discussione positiva, vorrei raccontarti altre cose , darti altre idee su come applico, ovviamente a modo mio come tutti la decrescita e la resistenza hihihi
    forse ce ne sarà occasione, tu dovresti vedere la mail non esitare ad usarla 🙂

    simona

    • Simona, le difficoltà in termini di orari ovviamente andrebbero studiate. ammetterai che tu e tuo marito vivete una condizione un po’ estrema, non facile da risolvere. Però la soluzione c’è, e si dovrebbe studiare. non era certo il mio libro il luogo adatto per approfondire. Però pensa ai milioni di persone che fanno tutto nello stesso momento, sempre, tutti uno accanto all’altro… pensi che non ci sia bisogno di aprlare di orari? io direi proprio di sì. pur con tutte le accortezze del caso, che tu evidenzi.

      quanto ai NEGOZI SEMPRE APERTTI mi riferivo al fatto che con orari diversificati sarebbe necessario avere sempre, tutti, le stesse opportunità per fare la spesa. Mica vorrai un mondo senza negozi, spero. Il problema non sono i negozi, ma chi compra. Qualcosa occorre comprarlo, pezzi di ricambio, accessori, cibo, servizi… e quei negozi devono esserci e devono poter essere accessibili il maggior numero di ore possibile, facendo turni etc. Il problema del mercantilismo non sono i venditori, ma gli acquirenti. E’ come dire che il vino è cattivo solo per evitare il problema dell’alcolismo.

      ciao e grazie.
      s.

  38. E’ vero Marco, e mi sono dato anche una risposta.
    Forse perchè si ha meno paura di avere contatti con una persona lontana, sconosciuta, con cui non si ha alcun legame, che non verrà mai a chiedermi qualche cosa, un aiuto di qualsiasi genere. Si tende a tenere alla larga quelli che più sono vicini perchè, temiamo, che più facilmente possano darci fastidio o peggio possano farci del male.
    Cosa ne pensate?
    Maria Teresa, io con alcuni colleghi/e ho potuto instaurare un minimo di rapporto umano, forse solo con due più profondo, ma spesso mi sono sentito come dici tu, lontano. Praticamente vige il “si salvi chi può” In altri casi però devo ammettere che ci sono quelli che si trovano, che sono sempre appiccicati, inseparabili. Probabilmente è anche una questione di mansioni, non devono essere in “conflitto”.
    Ciao a tutti.

  39. E riflettiamoci.. La differenza è quella sempre esistita che passa tra amicizie scelte e frequentazioni imposte: il web amplia le possibilità di connessione a distanza, ed i social network, oltre ad essere ritrovo di persone che già si conoscono, favoriscono anche il congiungimento di quelle che si assomigliano. Col vantaggio/svantaggio della libertà di un non coinvolgimento profondo. La tecnologia amplia esponenzialmente le possibilità dell’uomo di oggi rispetto solo a quello di 20 anni fa: bisogna usare bene questo potenziale; il rischio infatti è il sovraffollamento, la superficialità e lo scadimento delle informazioni. Sarebbe bello tracciare delle mappe delle reti virtuali delle nostre conoscenze: vedremmo anche che pur abitando in un condominio di 60 famiglie, non conosciamo nessuno e siamo invece linkati a qualcuno che sta dall’altra parte del globo.

  40. Non finisci mai di stupirmi. Palazzo Mezzanotte, è proprio così che dalle ceneri nascono i fiori; è così che dai fogli riguardo la bellissima e indimenticabile pagina Pausa pranzo tolti in tutta fretta ne sono riprodotti tanti altri, tutti uguali per tutti coloro che hanno occhi per leggere e cuore per sentire.

  41. ciao simone,
    sto finendo di leggere AT e concordo su molto di quanto scrivi; quel poco su cui sono in disaccordo ritengo derivi dalla formazione e dall’esperienza individuale.
    ciò che mi affascina e preoccupa di più è la questione tempo. sin dall’adolescenza nutro la consapevolezza che il tempo speso a fare qualcosa di costrittivo sia sprecato. e cosa c’è di più costrittivo, di un lavoro che non appassiona, o non interessa, o peggio danneggia psicologicamente e fisicamente?
    oggi, che sono una neo DSer (poco pianficata, a dir la verità), mi trovo a rincorrere il tempo, quasi volessi recuperare quello perduto. idee da portare alla luce e attività da mettere in piedi affollano le mie giornate e la sera lamento la mancanza di minuti per far tutto… come facevo quando avevo un lavoro subordinato e non riuscivo dedicarmi a tutto questo!
    m’è venuto l’affanno, ecco.
    mi sono detta che alla base di tutto c’è il bisogno di realizzare il progetto di vita che ho sempre sentito mio e dimostrare a me stessa (e a chi mi circonda) che non si è trattata di una scelta irresponsabile e che, alla fine dei giochi, non sarà un fallimento.
    certo che, del futur non v’è certezza!

  42. Ho letto che anche tu come me sei stato ex allievo salesiano! Sommariamente ottimi istituti scolastici e pedagogici, anche se bacchettoni cattolici. L’ ho scoperto su wikipedia inserendo il tuo nome e cognome. Sempre wikipedia ti “giudica” come manager di discreta carriera. Chissà come si permettono e su quali basi, di simili dichiarazioni…
    CIAO CIAO
    VALE

  43. E’ vero quanto dice Maria Teresa. Spesso nel quotidiano non riusciamo a entrare in contatto con le persone che possono farci migliorare o renderci più contenti di vivere, che pure esistono certamente. E’ vero anche che qui ci si apre con più facilità, forse perché, non conoscendosi faccia a faccia, si temono meno i giudizi (il padrone di casa è escluso). Poi, mettere nero su bianco alcune cose aiuta prima di tutti chi scrive a chiarirsi le idee. E questo è già qualcosa.
    Giornata bellissima. E’ora di uscire. Ciao.
    Marco, la pensione viene erogata fino all’ultimo respiro. Il 5,6% vale per chi va ora in pensione con il contributivo. Per chi andrà tra vent’anni il coefficiente sarà decisamente più basso (prossima revisione nel 2013, mi pare)
    perché segue le modifiche delle aspettative di vita.

  44. Ore 10,50 del 25/01/2011: sono quì allo sportello della banca dove lavoro (per il momento ma non mi avranno!!!) con il tuo libro sotto alla scrivania che leggo appena riesco a liberarmi un momento…arriva una cliente di nemmeno 30 che lavora in un bar, sposata ad un albanese che lavora come artigiano edile e mi chiede una consulenza per un mutuo per un APPARTAMENTO in periferia di Verona sui 70 mq che costa 250.000 euro !!!Vuole finanziarne 200.000 con una rata per 30 (!) anni sugli 850/900 al mese.Le parlo confidenzialmente e le dico che se io fossi lei cercherei di delocalizzare un po’ la ricerca ed abbassare l’impegno economico poichè davvero rischia di mettersi in una situazione critica considerato che il settore edilizio del marito è molto rallentato a dir poco…Le racconto che io ne ho presa una della stessa metratura in un paesello, un po’ bruttina, per niente lussuosa ma l’ho pagata un quarto di queste cifre e me la sistemo io nei fine settimana. Niente, non faccio breccia minimamente,non mi sente proprio, provo un misto tra compassione e rabbia, la saluto, aspetto che esca, riprendo in mano il tuo libro e ricomincio a leggere. Non è per tutti

  45. @ Gianluca
    il 5,6% annuo del totale dei contributi versati è garantito fino alla morte o finchè non finisci i contributi versati?

  46. Gentile Simone
    sto già rileggendo il tuo ultimo libro aprendo le pagine a caso, dopo averlo letto quasi tutto di un fiato. Mi è piaciuto molto. Oggi non sto al lavoro. Ho preso un giorno di ferie ” residue”… l’ultimo del 2010…Una recente circolare ci spiega come, quando e perchè questi nostri giorni di ferie…debbano essere “usufruiti”…Lavoro nella Pubblica Amministrazione e moltissime delle dinamiche che hai vissuto tu nel”Privato” si ritrovano amplificate e distorte nel ” Pubblico”…Ma oggi a Roma c’è un sole splendido…voglio cambiare argomento…..il mio cuore e la mia mente sono tutti proiettati per il mio prossimo cambiamento…Anche io ci penso da anni…e tu mi hai aiutato a mettere chiarezza..come spiegavo…un poco emozionata, nei miei primi interventi su questo blog…dove incontrare tante persone che partecipano alla discussione è incoraggiante. Si lo so sarà già stato detto ma è importante per ognuno la consapevolezza e la scelta di fare un proprio percorso interiore che non deve necessariamente portare al DS…contro tanta superficialità ed ” ignoranza di sentimenti ” che c’è in giro..assenza di dignità….In questo blog c’è molta più possibilità di “riconoscersi” tra persone che non si conoscono che tra quelle che per forza o per caso si è conosciuti ed incontrato nel corso della propria vita…
    C’è da riflettere…anche su questo!!!
    Maria Teresa

    • La tua ultima frase è piuttosto importante e inquietante MariaTeresa. Nel 2011 capita che il mondo sia così bizzarro e insensato da far sentire estranei quelli che condividono il lavoro ogni giorni e “intimi” quelli che si incontrano su un blog. Molto interessante. Su questo vale la pena di riflettere un istante.

  47. Aggiungo: “certo che è un grave affronto all’intelligenza. Insomma, ci considerano veramente scemi…e schiavi…e scemi.

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