Vittoria

Nelle pagine finali di Uomini Senza Vento, il mio ultimo romanzo,  immagino una specie di sollevazione popolare della gente di mare. Nel corso di un’azione contro una baleniera, un eco-terrorista legge un comunicato sul canale 16 del VHF (la radio che c’è a bordo delle imbarcazioni) in cui si appella alla legge del mare, ovvero la tradizione non scritta (ma longeva) che prevede il diritto alla difesa in caso di assalto piratesco. La tesi è semplice: c’è un assalto pirata in corso nei mari di tutto il mondo. E’ l’assalto dell’economia, dello sfruttamento delle risorse marine, dell’avidità di imprese e politici, di inquinamento, di tragedie umane e marine dovute all’immigrazione. Occorre fare di tutto per sollecitare la protezione del mare da parte degli organi competenti. Se tuttavia non accade quanto necessario e urgente, chiunque può (e deve) agire direttamente a tutela di uomini, mare, pesci, cioé di un ecosistema che non può difendersi da solo. Nel mio romanzo immagino che queste parole facciano emergere dall’indifferenza migliaia di appassionati che assaltano navi inquinanti, tagliano catene a cargo sospetti, assediano industrie costiere. Tutto per amore del mare.

Ecco perché esulto alla notizia apparsa ieri su tutti i giornali. Il Giappone ha interrotto le operazioni della Nisshin Maru in Antartico a seguito delle pressioni e degli inseguimenti da parte di imbarcazioni di Sea Shepherd. Il piccolo Davide (mica tanto piccolo e ancor meno indifeso…) ha vinto ancora una volta contro Golia. Ha vinto perché ha agito, non perché ha manifestato. Non sono mancati i reclami ufficiali, le ingiunzioni, le denunce, ma Sea Shepherd non si è limitata a questo. Ha preso navi e uomini, ha navigato a lungo, ha intercettato le baleniere che sotto l’egida fasulla della ricerca oceanografica contravvenivano alle norme internazionali che vietano la caccia alle balene, e le ha speronate, infastidite, assaltate, a rischio di uomini e mezzi, pur di interrompere la carneficina.

Ecco gente che mi piace. Gente che prende e va, che non si limita a dire, che non si accontenta di far sapere da che parte sta, ma dimostra, agisce, colpisce dove serve. Oggi è un giorno di festa per la gente di mare, e io mi unisco al coro di chi esulta. Una battaglia vinta, non una guerra. Però vinta, non solo combattuta. Ci sono battaglie che non bisogna limitarsi a combattere.

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34 pensieri su “Vittoria

  1. Perche e bello sentirsi parte di uno spazio in cui potersi muovere in totale liberta dove-specialmente per noi disabili- non ci sono piu barriere racconta Benedetta un attimo prima di salire sul gommone che lavrebbe portata in alto mare. Ho un bellissimo rapporto col mare quando mi immergo vado solo in apnea.

  2. Perotti, lo dici a me? Pensa: dopo aver letto i tuoi libri, ho definitivamente acquisito la consapevolezza che il mio malessere, negli ultimi anni, è andato crescendo con l’aumento delle cose di cui non avevo nessun bisogno, ma acquistate -perché conveniva-. Spesso si fanno le cose per questo motivo, senza approfondire il concetto di convenienza che viene fatto coincidere con il valore finale di qualcosa, una volta a aquisito, senza mettere in conto il costo che comporta l’acquisirlo. Nel mio caso, dilatare il confine territoriale per evitare che ciò che è intorno lo comprino altri (pure estranei!), con la scusa di valorizzare ciò che già si possedeva; e ci si ritrova con qualcosa che non serve. Proprietà privata: ad altri. Paradossale e demenziale, a dir poco: col senno di poi, ha avuto un costo personale, oltre che economico, altissimo e ha peggiorato la qualità della vita; ho capito che la convenienza di qualcosa, secondo il senso comune, ha un prezzo nascosto che nessuno riesce a vedere, lo si vede sempre dopo. Eppure, la prima cosa che uno sogna appena può permetterselo, è sempre di aumentare lo spazio e le cose a disposizione. Mio fratello ha appena comprato una casa con 3000 metri quadri di giardino: sia lui che la moglie odiano il giardinaggio; ho provato a spiegargli che i costi di manutenzione sono altissimi, se affidati ad altri, ma non c’è stato verso. Mi rendo conto che, attualmente, la maggior parte delle persone, prima che una cosa, acquista il simbolo e lo status che rappresenta. Mi chiedo se non stiamo diventando come gli americani che, man mano che migliorano la loro posizione sociale, si sentono in dovere di farlo sapere a tutti cambiando quartiere. Quest’anno ho fatto un esperimento: pur avendo nell’armadio una decina di pantaloni, ho portato per tutto l’inverno sempre e solo i miei due preferiti; non ho notato differenze, ma mi fa sorridere sapere che posso tranquillamente fare a meno degli altri otto pantaloni.

    Ciao, Perotti: grazie dell’ospitalità.

  3. @ GIGI
    GRAZIE MILLE! Grazie per la tua segnalazione di Sea Shepherd che mi ha incuriosita e così sono andata a guardare e no, non posso diventare una pirata di mare. MA DI TERRA SI! E così Gigi, grazie a te, ora anch’io difendo le balene, e i delfini, e gli uccelli, e ogni creatura difendibile… perchè gli animali non parlano ma sanno come spiegarsi. E io ora, li capisco un po’ meglio! Un abbraccio

  4. Perotti, il fatto che non ti possa vedere era una constatazione: l’avevi capito sì?! Ultimamente parlo arabo, anche se non l’ho mai studiato. Eh, l’incomunicabilità, ognuno interpreta a vanvera: a proposito, una domanda. Ho notato che molti confondono il downshifting con la vita in miseria: sapresti dirmi da cosa dipende questa grossolana cantonata? Io lo vedo come una filosofia teorica di vita, prima che come un modo di vivere pratico; il resto è solo una conseguenza, credo. Ma vedere che qualcuno vede solo il risvolto pratico della cosa, non so perché, mi mette una grande tristezza.

    • E’ vero Silver. Le due cose non sono necessariamente correlate. Diciamo che la sobrietà (non la miseria) è un efficace strumento per essere più liberi. Però le cose importanti sono dentro, e il denaro è fuori. Non è semplice farlo capire. Vedo che molti fanno fatica. E’ comprensibile, se ci pensi. Qui, in questa cultura, non si parla che di denaro.

  5. Boh, da appassionata di giardinaggio, ho appreso che i semi non germogliano sempre allo stesso modo; mi sconcerta vedere gente che si sorprende della sua incapacità di cambiare, nonostante sia convinta dell’opportunità di farlo. I semi germogliano sempre quando si verifica quell’insieme di circostanze propizie fatte dal clima, l’umidità, il terreno, favorevoli al disfacimento del tegumento che consente la fuoriuscita delle prime radichette; altrimenti, possono restare nel terreno per anni. E’ così mascolina quest’ansia di mettere in pratica, di buttarsi a pesce in un nuovo progetto che sembra foriero di nuove prospettive. Qui circolano un sacco di semi, a quanto vedo: germoglieranno a tempo debito.

    @ Perotti, grazie della puntualizzazione: i giornali li leggo anch’io, comunque.

    • Silver, rispondevo a quel che scrivevi, cioè che la notizia non era “aggiornata”. Che caratteraccio che c’hai…

  6. Pingback: Una nuova primavera

  7. Spesso mi chiedo come mai si è perso di vista ciò che è importane, ciò che ci fa stare bene. Perché l’uomo è l’unico essere vivente che ha paura di scommettere su se stesso. Forse perché siamo gli unici ad avere la consapevolezza di non potere stare qua per sempre e proprio per questo sprechiamo interminabili momenti a cercare di rendere la nostra vita una grande vita, ma mentre coltiviamo le aspettative sul nostro futuro il nostro presente si consuma. Non posso accettare i compromessi di questa società moderna, non riesco ad adattarmi a questa attuale scala di valori ma nonostante questo a molti (me compreso) manca il coraggio per fare delle scelte definitive e di cambiamento. Coltiviamo grandi sogni per zittire il senso di malessere che ogni mattina si alza con noi quando suona la sveglia mentre ripetiamo a bassa voce che prima o poi ce la faremo, che le ore che passiamo a fare ciò che non ci realizza saranno le ore che ci porteranno verso la nostra realizzazione… Sono cosi lontano dall’essere la persona che desideravo, ma non mi rassegno! Forse sono ingenuo ma scorrazzando su internet ti accorgi di non essere solo, che le persone emotivamente sconvolte dal mondo attuale sono molte. Nessun manifesto di superiorità ma solo la voglia di non accontentarsi di ciò che gli viene messo davanti, amo la verità anche se dolorosa e l’unica verità che osservo oggi è che la maggior parte della mia generazione sopravvive e per paura di perdere quel poco che ha costruito; ha rinunciato a vivere davvero. Perché fino a quando l’opinione comune dice che è importante un lavoro sicuro, ben retribuito, una macchina di grossa cilindrata e un vestito firmato è complicato azzardare una scelta che non comprende tutto questo ma la sola e semplice felicità… Ascolto tutte le vostre storie cercando il coraggio di vivere la mia! Un abbraccio a tutti “quelli” che hanno smesso di rincorrere le urgenze occupandosi delle proprie priorità 🙂

  8. Ciao Simone, ti seguo con interesse fin dai tempi della pubblicazione di “Adesso Basta”. Oggi leggo, con rinnovata curiosità, il tuo ultimo lavoro: “Avanti tutta”. Devo dire che gli ideali di cui ti fai portavoce sono, da sempre, stati anche i miei. E’ da quando sono bambino, e non esagero, che considero il tempo la risorsa più importante nella vita di un uomo e sono intimamente convinto dell’importanza della sua valorizzazione. Nella mia vita non ho mai inseguito il denaro o la carriera, tutt’altro, ho fatto di tutto per ritagliare per me la maggior parte di tempo possibile, tempo da dedicare agli affetti, alla famiglia, a me stesso. E’ attraverso il tempo e non attraverso il denaro che si dà un senso ad un’esistenza che altrimenti sarebbe assurda. Le persone con cui ho lavorato e studiato negli anni della mia vita conoscono bene il mio modo di pensare in quanto da sempre ho intriso dei miei ideali chi ho conosciuto ed in molti casi sono riuscito a far “aprire gli occhi” anche ai carrieristi più convinti. Tuttavia devo dirti che io, che per primo predicavo questi valori, mi sono trovato incastrato in un meccanismo ancora più perverso di quello che tu descrivi nei tuoi libri e che in qualche modo rende il downshifting, almeno per me ma penso anche per molti altri, molto difficile da realizzare. Io ho 39 anni, sono laureato in Economia con il massimo dei voti più la lode, sono sposato con una collega di università, 3 anni più giovane di me, anche lei laureata in Economia e siamo in attesa di un bimbo. La scelta del figlio è stata dettata più che altro da imposizioni biologiche. Per noi l’equazione “+lavoro=+soldi; -lavoro=+tempo” non funziona. Per noi il concetto di dover lavorare in quanto ammaliati dal consumismo e dall’acquisto di cose superflue non ha ragione d’essere. Noi riusciamo a fare “ancora meglio” di quanto tu dici di riuscire a fare nella tua vita. Noi riusciamo in un impresa quasi impossibile, riusciamo a vivere in 45mq con 500 euro a testa, non un euro di più, e ci stiamo apprestando a vivere con gli stessi soldi più un bambino. Io lavoro in uno studio commerciale ed il lavoro occupa l’intera mia giornata, rivedo mia moglie solo a tarda sera e guadagno 800 euro al mese. Durante il periodo di chiusura dei bilanci delle società, e cioè da aprile a luglio compreso, i ritmi lavorativi sono più serrati, non è raro tornare a casa alle 3 di notte e lavorare anche di domenica. Mia moglie non trova lavoro, racimola qua e là qualche soldo con delle ripetizioni o delle lezioni di tributario, marketing o economia aziendale in qualche istituto privato, mediamente non più di 200 Euro al mese comunque, quando và bene. Da quanto scrivi nel tuo libro pare che un individuo dotato di buona volontà sia in grado, sempre, di mettere insieme almeno 800 euro mensili. Quello che vorrei dirti è che non è così, almeno non per tutti. Dove viviamo noi è la scarsità di lavoro che detta le leggi di mercato e consente a datori di lavoro senza scrupoli di imporre le proprie regole. Come vedi il downshifting per molti è davvero un’impresa impossibile. Ti mando un caro saluto e ti prometto che non smetterò di seguirti. In bocca al lupo

    • Alessandro, se serve occorre muoversi, andare altrove. Pensare e operare mezzora al giorno per perseguire un sogno ambizioso ma realistico consente davvero a molti, se non a tutti, di migliorare. Ci vuole più fiducia, più coraggio, questo paese non ha né coraggio né fiducia. C’è gente a trenta miglia dal nostro confine, che tenta di abbattere dei tiranni. Non mi sembra che abbiano meno difficoltà di noi. E allora… dai un po’ di rispetto per noi stessi, forza. ciao!

  9. AIUTATE I PRIGIONIERI DI SE STESSI!!!!
    ciao Simone,
    non so se tra mille leggerai questo messaggio ma spero di si.
    quando nel 2009 venni alla tua conferenza a cuneo mi piacquero molto le tue parole e i tuoi pensieri tant’è che seguo via web le tue attività. nei giorni seguenti scrissi una marea di cazzate sul tuo blog (e me ne scuso) affermando che si può cambiare rimanendo dove si è…bene il risultato di quel mio pensiero è che sono ancora dove sono con dei grossi problemi relazionali dovuti alla mancanza di “fair play” professionale (sono direttore amministrativo di una società) e con l’aggravante che è da 9 mesi che prendo seropram (antidepressivo) e ho sempre con me una pastiglia di aprazolam (ansiolitico) dopo aver speso quattrini per un buon psicologo.
    bel quadro vero?
    ma la cazzata più grande è che sono nelle condizioni di poter uscire dalla prigione che mi sono creato e a volte ho anche la porta aperta, ma ho una paura fottuta….non so di cosa ma ho paura…mi rendo conto di essere dentro a Matrix fino al collo e che mi sta soffocando e mi rendo conto che se solo ne uscissi tornerei a respirare aria pulita (che da noi in montagna non manca)…ho la mamo tesa verso l’uscita spero di incontrare qualcuno che la afferri e mi dia solo la spinta per saltare fuori….(anni fa già feci un salto simile grazie ad amici monaci tibetani)
    un abbraccio
    sergio

    • Sergio, scusa se mi permetto, ma quella mano devi afferrarla te. Ricordati che morirai comunque a ottantacinque anni. Prima, direi che puoi cercare di vivere sereno. Tanto non cambia niente. Niente di grave accade, oltre la morte. Sereno. ciao!

  10. Sì, splendida notizia. Peccato che non sia aggiornata. Mi risulta che il Giappone non abbia alcuna intenzione di farsi intimidire dagli ambientalisti. Bah. Si sa, ai giapponesi piace lavorare di buona (bale)na.

  11. bene. bella notizia che e’ giusto festeggiare. Da perfettamente prova del fatto che quando c’e’ DETERMINAZIONE le cose si possono fare e i risultati ottenere. Come Claudio (in bocca al lupo!) nel suo “piccolo”. Come i popoli del nord Africa in queste settimane. Se c’e’ una forte determinazione verso un obiettivo, a volte provocata anche dalla esasperazione…. si diventa imbattibili, inarrestabili! Ed esiste anche l’eccezione che conferma la regola: purtroppo lo siamo noi italiani sempre di piu’. Non conosciamo piu’ la parola VITTORIA per il nostro BELPAESE , ma non facciamo nulla per cambiare e combattere questo stato di cose che ci portera’ nell’arco di X anni a diventare noi l’Africa del mondo….
    mf

  12. @ Claudio,

    Buon inizio di una nuova vita!!!!
    Anche io ho un progetto di cambiamento….a cui sto lavorando, con pazienza da una parte ed impazienza…dall’altra….Anche io ho un pezzo di terra vicino a Roma dove vorrei piantare olivi…( molti stanno abbandonando gli oliveti per problemi di manodopera…) ed è il caso invece di scommettere sull’olio…sulla vendita diretta..anche perchè ci sono nuovi ed economici sistemi di raccolta….insomma …auguri di cuore…
    Maria Teresa

  13. Prendo spunto da ciò che ha scritto Glauco ultimamente, perché riesce a dire ciò per cui io cercavo le parole…credo il punto principale, che Simone sottolinea sempre, è che questa è l’esperienza di Simone, che ha scelto di condividere, aprire al confronto, allo scambio, ma è la SUA unica, irripetibile, con i suoi personali demoni, le sue idee, le sue battaglie. In quanto tale, ognuno trova (o non trova) ciò che risuona, che fa pensare, che fertilizza un seme. Premesso che ognuno ha anche il suo modo di confrontarsi, qualcuno più caustico, aggressivo, a volte mi sembra che ci si focalizzi troppo sulle forme, sui termini, o anche solo su un attacco a priori, probabilmente per un senso di minaccia delle proprie scelte. Ma il punto non è se uno vuol usare il termine “downshifting”, ad esempio, che a me non dice nulla, perché sono poco contemporanea di indole, e perché la mia esperienza è altra, lontano da aziende e logiche di un certo tipo. La mia esperienza è tutta diversa, dato che sin dal momento in cui si affaccia sul mondo del lavoro, di ciò che sembra essere, con una dose massiccia di ansia annessa, la scelta “per la vita” mi sono messa a cercare quello che forse io definirei come una (non userei “la”) vita buona, una vita giusta (per me) di cui già parlavano nell’antichità e in varie tradizioni sapienziali…quello che in termini odierni chiamano “work-life balance” a volte…che per me è una ricerca innanzitutto di senso, di significato profondo, realizzazione, individuazione, i termini sono relativi e possono sempre dare addito a fraintendimenti e sofismi ma certo bisogna usarli… tutto questo si incarna in un senso del ritmo, rallentato, un ritmo dell’anima, del cuore, del profondo, un ritmo che permette di respirare, di vivere, di sognare, ad occhi aperti e chiusi, di meditare e pregare, di semplicemente essere, ed essere con, e accorgersi del sole che inizia a scaldare le giornate, degli alberi che cambiano colore, dell’odore dell’erba umida, accorgersi di quando c’è silenzio, che ha una sua presenza. In tutto questo non si tratta a tutti i costi di non lavorare, d’altra parte Simone stesso lavora. Dipende sempre e ancora dalla connotazione che diamo alla parola lavoro. Che spesso è diventato un non essere: c’è il lavoro e poi c’è la vita. La mia ricerca, che è stata tortuosa (e temo non smetterà mai di esserlo) con tanti cambi di rotta è stata quella di trovare un lavoro che in qualche modo non fosse scisso da me. Con tanti anni di studio, sacrifici, impegno, dedizione, sono riuscita ad incarnalo e come spesso accade – in Italia di più ? – è un lavoro che mi da molto in senso profondo, e contiene anche l’elemento di “servizio” (nel senso spirituale del termine) ma meno in senso economico di sicurezza benessere esterno, questo perché appunto mi sono sempre rifiutata di entrare in una serie di sottosistemi del sistema e quando in certi periodi mi ci trovavo risucchiata ne uscivo sempre, a scapito di opportunità economiche ma per salvaguardare qualcosa di molto mio. Oggi la mia crisi, il nuovo bivio è il sentire nuove (probabilmente vecchie assopite e ora risvegliate) istanze che chiedono di essere ascoltate, nuovi semi da annaffiare e coltivare…Credo profondamente che le scelte che facciamo vadano rinnovate, nel senso di doversi chiedere di nuovo in certi periodi di vita se una scelta antica è ancora attuale, ed essere pronti ad ascoltare la vera risposta, ed a agire di conseguenza… Ho passato questi ultimi anni a chiedermi se questa scelta lavorativa mi corrispondesse ancora, in modo anche doloroso, pronta a ricominciare d’accapo.. Ho capito che si che è ancora parte di me, (e non era affatto ovvia la cosa) ma che è il contesto che non va, e che mancano altre cose altrettanto importanti che ho tralasciato per troppo tempo..la rivoluzione va dunque fatta comunque per fare spazio al nuovo che non può più attendere… la sfida è capire fino a che punto, qual è il mio grado di uscita, ancor di più, da una serie di cose, in cui sono poco dentro di già…di cosa necessito davvero? in che modo voglio modificare le cose? Un lavoro di sfrondamento minuzioso, di semplificazione che rispecchi la complessità della psiche… e della sua molteplicità.

  14. ciao Simone, sono felice di questa notizia sulla fine della caccia alle balene in Giappone. E’ una buona notizia.
    Ti ho rivisto sul tuo intervento in TV da Mirabella e condivido in molte parti condivido, ma il sistema in cui viviamo ci ha fregati ed adesso il problema è uscirne.
    Io sto facendo la mia parte all’interno del Movimento 5 Stelle. Spero di spendere bene il mio tempo in questa avventura. Ciao
    Alex

  15. L’ho fatto !
    Stamattina,ho dato le dimissioni,
    certo dovrò lavorare ancora per i quattro mesi di preavviso (non posso perdere i soldi), ma l’ho fatto !
    Più di vent’anni di ufficio, ho in mente di fare tante cose; nell’arco di tre mesi ho perso due cari zii,
    e molto tempo fa’ persi mio padre, ho quarantasette anni e ho deciso di dire basta.
    Voglio fare un viaggio con mia madre,spendere la mia liquidazione, portarla alle Maldive,in India,a New York,
    ho una ragazza alla quale voglio bene e spero di dare un figlio, voglio tornare in missione in Africa,
    coltivare le mie trascurate viti e ulivi ,perdermi qualche mese nei mari del Sud, percorrere la Patagonia in bici,
    pregare sulle rive del lago di Tiberiade,vivere la mistica Gerusalemme,conoscere a fondo Roma e la sua arte,
    correre ogni giorno all’aria aperta,tifare la mia Roma,cucinare, giocare con la mia nipotina di quattro anni e
    il suo cane.Ho messo da parte qualche soldo,non una gran somma, non posseggo nulla se non un po’ di terra agricola e
    la casa condivisa,ho 20 anni di competenze informatiche, ma ho sperimentato che con un po’ d’impegno e tempo si può fare quasi tutto.
    Come mi manterrò ? Non lo so’, lavori stagionali in campagna, qualche consulenza, o mi creerò un’attività commerciale,
    qualunque cosa comunque che non sia un ufficio.

    Devo solo ‘spendere’ bene questi ultimi miei anni (spero siano sufficienti).
    Per usare uno slogan attuale
    ‘Se non ora, quando ?’

    Un abbraccio

  16. Caro Simone,
    abbiamo letto il tuo libro in due, ad alta voce, alternandoci a vicenda, approfittando dei momenti liberi durante la giornata. Di sera a letto, oppure in macchina mentre andavamo a lavorare rubando il tempo al Sistema. E’ da un po’ che parliamo, parliamo di cambiar vita. Le sole parole non bastano, ce lo insegna la tua esperienza. Finalmente stiamo facendo, stiamo progettando, qualcosa si muove grazie ai tuoi libri. Adesso Basta e Avanti Tutta!

    A presto
    Kafcia

    • beh, che meraviglia Kafcia… quei libri sono la MIA testimonianza, le MIE soluzioni, la MIA storia. Non c’è nulla che possa permettermi di insegnare a nessuno… Però se fanno pensare, discutere… sognare… beh…

      Grazie mille di avermi raccontato queste cose. ciao!

  17. Simone,
    non ti conoscevo se non “per sentito dire”, poi ho visto stamane la tua intervista su rai3. Concordo pienamente con il tuo punto di vista e volevo esprimere tutto il mio apprezzamento per le tue idee (che magari non condivido del tutto) e per il tuo agire coerente e radicale (questo sì, lo condividiamo pienamente).
    Leggerò al più presto qualcuno dei tuoi
    libri e ti faccio la mia personalissima standing ovation per le tue scelte di vita che tanto hanno in comune con le mie. Sinceri auguri per ogni tuo progetto.

  18. TG5 + TG1 + TG LA7 =
    …nemmeno una voce…
    Che tristezza..più importante sapere del gatto cleptomane d’oltre oceano.
    FORTUNA che c’è internet.

  19. Sta crescendo la sensibilità della gente nei confronti delle questioni ambientali ed animaliste. Una vittoria come questa fa eco in tutto il mondo, le baleniere sanno di essere sotto l’occhio dell’opinione pubblica che si propone sempre più contraria. Ci vorrà ancora del tempo probabilmente, ma si arriverà a farli smettere. E come loro, cesseranno di esistere tante altre pratiche crudeli sugli animali. E’ la battaglia di tante persone, un coro in costante crescita.

  20. Ciao Simone è la prima volta che ti scrivo e mi azzardo a darti del tu. Spero non ti dispiaccia? Sto leggendo “Adesso Basta” e vi ritrovo anni di miei pensieri che non sono ancora diventati azione, ma spero a breve sì. Mi sento di fare un parallelismo tra il caso giapponese di ieri e la situazione del nostro paese degli ultimi anni. Beh credo che anche in un paese che tuttosommato fino ad oggi ha sopportato senza troppi lamenti, sia giunto il momento di agire. E sono convinto che la forza propulsiva arriverà dai più giovani dai nati dopo il ’90. Quelli che come me sono nati negli anni settanta infatti sono come anestetizzati da modelli dimunicazione e stili di vita che non hanno più la forza di cambiare. Me lo auguro, più per me, per mio figlio.
    Buona vita!

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