Movimento e Libertà

Tra pochi giorni salpo per quasi un mese di navigazione, 2.300 miglia senza terraferma alle viste, nell’alto mare aperto. Fuori stagione e fuori rotta sarà un viaggio duro, ma non è questo a mescolare dentro di me desiderio di partenza e ritrosia. In queste due settimane, da quando ho gettato l’ancora dopo mesi e decine di città, di incontri, parole… ho ripreso il mio ritmo, all’interno delle mie cose. Non è stato facile, all’inizio. Ritrovarsi improvvisamente soli, nel proprio, può dare il capogiro dopo tanto movimento. Ora però sto meglio. La mattina verso le 6.00 mi sveglio, prendo il caffè e attendo il sole. Poi scrivo per tre o quattro ore. Sto lavorando a un romanzo a cui tengo molto, e anche se la logica vorrebbe che mi sbrigassi, ho deciso di lavorarci senza tempo, senza scadenze. Poi si fatica: ho costruito due scale, una in casa e una nel bosco, ho trapiantato il semenzaio, ho fatto il sistema di irrigazione, finito la staccionata, eccetera. Ma l’Oceano si avvicina, e il cuore entra in subbuglio.

In questi giorni ho provato forte la sensazione di Ismaele, il narratore di Moby Dick. Per chi non è abituato a navigare potrà essere difficile da capire. Non so quanti sperimentino la condizione nomade del muoversi, dell’andare, del desiderare la pausa, per poi riprendere il mare. E’ una condizione interiore, che spinge al viaggio e a fermarsi seguendo tensioni insondabili e logiche mutevoli. Non vorrei partire, per un verso. Ho cose da fare qui, importanti, seguire fili nel cuore. Eppure sono pronto a partire, desideroso di mollare le cime dal porto di Madeira e mettere la prua a ovest, para el ponente.

In questi anni ho viaggiato come mai avevo fatto prima. La libertà mi ha reso instabile fisicamente e saldo nell’animo. Muoversi, l’ho scritto, è la condizione dell’uomo libero. Andare via quando vuole, arrivare quando è l’ora, stare, per poi muoversi ancora. C’è molta vita in questo, nei tempi resi giusti dalle decisioni e non nelle scelte rese obbligatorie da tempi altrui. Ho pensato spesso alla mia vita precedente in questi giorni. C’era un centro troppo saldo, e quel centro non era quello della mia vita.

“Chiamatemi Ismaele…  Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione. Ogni volta che m’accorgo di atteggiare le labbra al torvo, ogni volta che nell’anima mi scende come un novembre umido e piovigginoso, ogni volta che mi accorgo di fermarmi involontariamente dinanzi alle agenzie di pompe funebri e di andar dietro a tutti i funerali che incontro, e specialmente ogni volta che il malumore si fa tanto forte in me che mi occorre un robusto principio morale per impedirmi di scendere risoluto in istrada e gettare metodicamente per terra il cappello alla gente, allora decido che è tempo di mettermi in mare al più presto.” Moby Dick, Herman Melville

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54 thoughts on “Movimento e Libertà

  1. Ciao a tutti e ciao a Simone, volevo informarvi sull’esperimento condotto da tre blog ( lettori di Simone) che si sono messi in testa di fissare alcuni obiettivi da raggiungere nel medio breve periodo. L’esperimento prevede un controllo incrociato a tre con l’intento di spronarsi a vicenda e verificare se riusciamo a raggiungere gli obiettivi. Oltre a me c’è Exodus e Patty gli obiettivi sono di vario tipo c’è chi si impegna ad “Entrare ogni mattina 45 minuti prima a lavoro”, chi a Imparare ad essere felice ogni giorno, almeno un po’, chi a trasformare la sua occupazione da full time a part-time. L’idea è che si passi all’azione scontrandosi con le problematiche che ne conseguono e con i limiti che ognuno di noi evidenzierà. Mi sembrava carino condividerlo magari qualcuno troverà l’esperienza un’opportunità o un punto di vista non ancora sentito.
    Un saluto a tutti e buon viaggio a Simone
    Live simply take it easy
    Alberto

    • tutti gli esperimenti vanno bene alberto. basta che siano focalizzati sul cambiamento verso ciò che uno sente di essere. dunque: autentici. forza e coraggio. un saluto a tutti e tre. ciao!

  2. Ciao Simone. Approfitto dello spazio che metti a disposizione, per una riflessione sul concetto della fuga. Ne sento spesso parlare o ne leggo, con una accezione esclusivamente negativa, da codardi. Non sono d’accordo. Credo invece che in certe circostanze della vita, sia inevitabile, utile e perfino sorprendente. Una fuga, non necessariamente fisica, ma creativa, psicologica, che consenta la visione di percorsi alternativi. A tal proposito, per spiegare meglio il concetto, vorrei riportare le belle parole di un grande biologo francese, Hanri Laborit.
    “Quando non può più lottare contro il vento e il mare per seguire la sua rotta, il veliero ha due possibilità: l’andatura di cappa (il fiocco a collo e la barra sottovento) che lo fa andare alla deriva, e la fuga davanti alla tempesta con il mare in poppa e un minimo di tela. La fuga è spesso, quando si è lontani dalla costa, il solo modo di salvare barca ed equipaggio. E in più permette di scoprire rive sconosciute che spuntano all’orizzonte delle acque tornate calme. Rive sconosciute che saranno per sempre ignorate da coloro che hanno l’illusoria fortuna di poter seguire le rotte dei carghi e delle petroliere, la rotta senza imprevisti imposta dalle compagnie di navigazione.”
    Henri Laborit – Elogio della fuga

    Ciao

    • Quando parlo dell’inopportunità di cambiare fuggendo non mi riferisco affatto al concetto di codardia o di valore. E’ la cosa più lontana da me che posso immaginare. Mi interessa solo che un cambiamento (che costa fatica, dolore, sacrificio) non sia vano. Chi cambia deve evitare in tutti i modi il fallimento di dover tornare indietro, e se si cambia fuggendo, spesso, si deve tornare indietro. Bello il pezzo di Laborit, comunque. ciao.

  3. Godiamoci la vita nelle piccole gioie che la giornata ci offre…
    sembra anche a me la cosa migliore … oggi cosa ci ha offerto? una meravigliosa giornata di sole che, pur rimanendo in città, ho goduto in pieno facendo una cosa che non facevo più da tempo, starmene su una terrazza al sole a leggere. Pur essendo a cento km dalla costa giungeva nitida la sensazione di una maestralino fresco che faceva sognare … Ero in buona compagnia di un libro del Perotti che mi ha fatto divertire, Zenzero e nuvole.
    Brevi racconti, bizzarri, divertenti, ognuno di essi lascia alla fine una profonda possibilità di riflessione su interrogativi che toccano le corde dell’anima … un Perotti ancora diverso, grazie. W lo zenzero..
    Per avvicinarsi invece al tema traversata ho iniziato “La lunga rotta” quindi:
    ” Guardo il tramonto, respiro aria dell’alto mare, e il mio essere si schiude, la mia gioia vola così in alto che nulla può raggiungerla. In quanto alle cose che talvolta mi turbano, non hanno alcun peso di fronte all’immensità di una scia vicinissima al cielo, e colma del vento marino, che è immune da moventi comuni e meschini”
    Frase da ricordare domani, lunedì!
    Grazie, Buona serata

  4. a sentirvi avete tutti investito molto su voi stessi: si percepiscono passioni coltivate per sè, come è giusto.la famiglia era la mia passione: per la famiglia sopportavo un part time fuori dalle mie corde, compromessi ma il progetto era per me il più bello del mondo. adesso puf!, famiglia disgregata, ragazze confuse: il part time ora è insopportabile, nessuna passione alternativa coltivata (se si eccettuano passioni come cucinare, fare step, sciare.. ma quelli sono hobby). Il d.s. lo pratico da tempi non sospetti: mi viene naturale, posso spingermi oltre senza fatica ma mi manca l’obiettivo. Grave errore non investire su di me, lo so. ci ho provato nel corso di questo ultimo anno per giungere alla conclusione che voglio ancora una famiglia: partire dalle ragazze confuse, rimettere insieme i cocci, forse per convincere me stessa che non ho buttato via un’esistenza. a volte me lo chiedo: che fuoco della vita ho trasmesso loro? forse è adesso che devo tirare fuori l’energia, adesso dove niente sembra andare per il verso giusto.mah! ci provo

  5. Mi sto vergognando…. Bravo per aver colto che forse qualcuno non l’aveva letto!
    Infatti non capivo…
    Grazie, un caro saluto!

  6. La maggior parte della popolazione evoluta, non ha ancora compreso che, non è la ricchezza materiale accumulata a rendere sereni; anche perchè nella cassa da morto non ci sta nulla… Gli eredi generalmente si scontrano pur di arraffare il più possibile.
    Godiamoci la vita nelle piccole gioie che la giornata ci offre, cercando di costruire equilibrio e serenità interiore, anche perchè il tempo passa e non torna più, fisicamente si invecchia e chi spera nella pensione spesso ci arriva acciaccato e rincoglionito o non ci arriva proprio!
    La mia è una ricetta semplice semplice, non so se è la migliore; per me funziona.
    VALE

  7. Proprio con Mauro Corona! Che bellezza… si potrebbe provare a sciogliere il contratto con una makumba alla Mondadori, a tutto il cda partendo dall’alto…
    Vi racconto che una settimana fa ho comprato la Panda a metano: un altro investimento per il ds, e ne sono contenta. Guido, contenta.
    Guido, sola, contenta. Ad un certo punto giro la testa verso il sedile del passeggero e mi si materializza Antonio che mi dice “Lucì, vabbuò sta Panda a metano… ma tu… che vuò fa’?”
    Torno a casa, faccio le mie cose, e quella voce continua calma e sicura a chiedermi “sì, ma tu… che vuò fà?”
    Vai Antò, continua a chiedermelo…

    • Per chi non avesse letto Uomini Senza Vento (vergognatevi…): ciò a cui si riferisce 1light nel suo post è l’episodio in cui Antonio, coprotagonista e mio amico nella realtà, mette alle strette Renato, il protagonista. L’argomento sono sia le scelte di vita sia il suo rapporto con la protagonista femminile del romanzo, che è tutto il contrario di Renato, o meglio, rappresenta ciò che Renato sarebbe dovuto essere ma non è mai diventato.

  8. Cara 1light, immaginavo qualcosa del genere…. Comunque ben vengano gli sfoghi! Bisogna esternare…
    Io, comunque, mi ritengo fortunata di poter condividere le mie idee di DS con poche e stimate amicizie. Quelle che mi stanno appoggiando in questo momento senza darmi dell’incosciente. A volte basta poco per avere un pò di serenità ed io sto cercando quella! Un saluto a tutti

  9. Perfetto ,allora direi che abbiamo la stessa visione dell’argomento. Ti posso chiedere un’altra cosa? Io scrivo ,dopo aver letto “avanti tutta “(vedi “i sogni e il coraggio”) mi sono convinto che dovrei inseguire il mio sogno di far pubblicare qualcosa.se mai volessi inviarti privatamente un manoscritto potresti darmi un parere?
    Sia chiaro voglio solo un parere se è accettabile oppure una plateale ciofeca , non voglio una raccomadazione all’italiana. Se tu non volessi o non avessi tempo a chi potrei rivolgermi? Lo chiedo a te in quanto la tua trasparenza e professionalità è alquanto confortante in un mondo di lupi come il nostro.

    Grazie anticipatamente e scusa del disturbo!

  10. Ciao Simone un piccolo appunto,lo posto qui perché non ho idea di come contattarti ad esser sincero.
    Ho letto entrambi i tuoi saggi sul downshifting e me sono rimasto colpito. In maniera positiva si intenda. Unico neo l’attacco allo splatter. Come mai consideri questo genere/mezzo espressivo come infruttuoso o deppecabile? Non ti convinceva neppure su testate fumettistiche come Dylan dog, dove era funzionale alla trama e non gratuito?

    Mi scuso se non è lo spazio apposito per tale commento…spero di poter presto avere una corrispondenza con te.ti stimo tantissimo.

    Baci

    • certamente no luca. Nel fumetto le cose sono assai diverse. Tanto che, se noti, lo splatter nei fumetti c’è da sempre. Ero bambino che ne leggevo già io, e c’era già da tempo. Il problema è in letteratura. Ma vedi, che esista la letteratura splatter e trash non mi imbarazza affatto. Ogni forma letteraria ha senso che esista. Quel che non è andato, nel recente passato, è stato ritenerla una grande corrente letteraria, quasi rivelatrice di un’epoca, e maitre-à-penser i suoi rappresentanti. Soprattutto, essere ricordati, come generazione, come quelli del trash è una cosa che rifiuto con forza.

  11. Grazie per la risposta Simone! ;)In effetti non è certo un argomento da trattare in modo telegrafico… E se mentre scrivi il romanzo iniziassi a condividere qui sul blog qualche spunto? Magari proprio qualcuna di quelle idee più spietate e dure da leggere!
    Ciao un abbraccio

  12. Oggi mi e’ balzata in mente una “triologia”:Agosti-Grillo-Perotti..
    Devo dire che quello che mi garba di più
    è Perotti.

    • antonio grazie. a dire il vero ho lanciato l’idea di un libro a quattro mani tra me e mauro corona. sarebbe interessante. però non è facile. a lui mondadori non lo lascia andare e io non pubblico con mondadori per scelta. vedremo.

  13. e’ vero: e’necessario stare bene con se stessi nelle nostre condizioni attuali. questo è il punto di partenza per poter operare un’autentica virata, altrimenti è solo una fuga:da se stessi, da un passato ingombrante,da un presente pesante magari non deciso solo da noi.il lavoro è centripeto: per poter cambiare il nostro ambiente dobbiamo cambiare prima noi stessi.
    ma per andare dove? non smette mai di martellarmi in testa la frase di Eliot ” Noi non cesseremo mai di esplorare e la fine di tutto il nostro esplorare sarà giungere dove siamo partiti e conoscere il posto per la prima volta”

  14. Simone, premesso che tutto è soggettivo, e non esistono ricette valide per tutti, in qualità di tuo lettore anche io vorrei leggere la tua opinione sul nocciolo della questione: “la ricerca del metodo, del percorso, degli strumenti, delle rotte per cui navigare alla ricerca di quell’equilibrio…” Dai, prossima opera per Chiarelettere 🙂
    Ciao

    • occorre tempo e studio per questo. non solo ricordare, non solo capire cose fatte e avvenute in automatico, non solo allargare ad altri, per cercare di offrire uno scenario… chissà. Magari mi ci metto. Ora però sto lavorando al romanzo, tutti i giorni, come si deve fare. Però ci penso. Grazie dello stimolo.

  15. Mi rendo conto di dover lavorare ancora molto su me stesso.
    Condivido al 99% le idee di Simone, in più:
    -ho ben saldi alcuni principi che sento essere miei da anni;
    -riconosco le cose che non vorrei facessero parte della mia vita( essere LIBERO DA…);
    -ci sono tante idee che vorrei mettere in pratica potendo disporre di maggior tempo (il mio LIBERO DI…)
    A questo punto mi chiedo: come continuare a lavorare su me stesso? Chiedendomi cosa mi piace/non mi piace, cercando di capire più a fondo chi/cosa mi fa star bene, quali sono i miei limiti/debolezze…riflettendoe ossrvando…poi?altre idee?
    Insomma come si mette in pratica un percorso di maggior ascolto di se stessi?

    • Attilio, ciao. ecco un dito nella piaga. Il centro del ragionamento. Un mio amico, Marco, mi sollecita da un po’ di tempo ad affrontare questo punto, cioé a scrivere qualcosa, forse un libro, su questo. Io vorrei, sento di avere molte cose da dire, alcune davvero spietate e dure da leggere, ma titubo. Occorrerebbe essere un coacervo di esperti in psicologia, antropologia, spiritualità, filosofia, avventura, letteratura, e chissà cos’altro ancora. Vita, naturalmente. Ci penserò. Io ricordo, certo… ricordo molto bene che da bambino giocavo a turno con le macchinine che mi avevano regalato zii, genitori. Sai perché a turno? Perché pensavo che se avessi giocato con la mia preferita… gli altri si sarebbero dispiaciuti. E facevo così, nota bene, non davanti a loro, ma nella solitudine della mia stanzetta. Pensa quanto sono partito indietro, quanto sono nato poco libero… Ricordo molto bene, dunque, come sono arrivato fin qui, passando per quali trappole, rischiando di affogare quando, come, perché. E di questo, alla fine, potrei raccontare, secondo uno schema ormai condiviso, quello del racconto e della testimonianza. Chissà… Ci penserò nell’oceano mare, che di solito sa parlarmi con le parole giuste. Troppe cose porto con me nel mare, stavolta. Non mi basteranno settimane di navigazione. Vedremo. In ogni caso, complimenti, la tua domanda, la ricerca del metodo, del percorso, degli strumenti, delle rotte per cui navigare alla ricerca di quell’equilibrio, sono effettivamente il nocciolo vero e ultimo di tutto questo grande ragionamento. Non i soldi. Ciao.

  16. Piera, ti ho scritto così intanto per sfogarmi… sai se parlassi così a qualche conoscente mi prenderebbero per matta e senza cuore.
    E poi per farti capire che non basta avere una casa o una rendita per fare ds.: è una percorso interiore fatto di attenzione e consapevolezza del minimo gesto che deve durare per tutta la vita.
    Ed infine per farti compagnia: nemmeno io sono in una situazione facile ma faccio quello che posso per gestirmi al meglio.
    Un abbraccio!

  17. Cara 1light, io intendevo il c… parato da altri; perchè mi hai scritto quelle cose, non capisco. Io facevo riferimento a chi ho conosciuto che magari è stato agevolato nel fare downshifting: una piccola rendita, una casa regalata. Basta anche non avere il mutuo o l’affitto da pagare che già respiri.
    Cambiando argomento, anche a me quel “mai paura, mai paura” mi è proprio piaciuto!
    Un caro saluto.

  18. INCHIESTA di oggi su la REPUBBLICA.
    Il test su mille universitari di tutto il mondo lasciati per 24 ore senza cellulari, web e tv.
    Un giorno offline e scatta la sindrome del vuoto digitale.
    “Il senso del nulla mi ha invaso il cuore. Una leggera tensione mi avvolge.
    Sento di aver perso qualcosa di importante.”
    è la ulteriore conferma di un risultato devastante…

    Tutto ciò è sconvolgente!!!

  19. Da tempo volevo farti questa domanda. In “Adesso Basta” – che ho riletto- premetti che il cambiamento non è una fuga e che prima si deve raggiungere un equilibrio interno e poi si progetto il cambiamento. A te piaceva il lavoro e ti sei realizzato. Eri arrivato in cima.
    Sembra dalle tue parole che il cambiamento possa essere fatto solo da chi come te è si è già realizzato del proprio lavoro. Il cambiamento non è la fuga da un lavoro che non ci piace.

    Io non ce la faccio più a fare a lavorare nella pubblica amministrazione come funzionario. Dopo 12 anni e 3 cambi di posto di lavoro, sono arrivato alla conclusione che io sono incompatibile col pubblico impiego. Come detto nel libro, alla fine la minestra non cambia mai.E la carriera è preclusa.
    Non mi sono mai realizzato. Era una illusione, perchè nel pubblico nessuno si realizza se non è leccaculo e paraculato dai politici. Comanda non il merito ma la casta. E’ un mondo alla rovescia la pubblica amministrazione. Io ora la odio.

    Sono un privilegiato, posto fisso, livello impiegatizio alto, vacanze malattia, diritti sindacali, produttività non richiesta; mi dicono che sono pazzo a voler mollare, mi invidiano il posto fisso. Eppure io sono stufo e voglio fare quello che mi piace. A 43 anni o si cambia oppure le chances diminuiranno velocissimanente nel tempo. A 50 si chiude baracca e burattini. Quello che è fatto è fatto.
    In più sono privo di ogni legame e debito.

    Domanda: io, anche se non mi sono realizzato, posso fare il cambiamento? perchè non ho altre alternative. O frustrato semilibero o vivere. Io voglio vivere come voglio io.

    grazie dell’attenzione.

    • Angelo io non parlavo di realizzazione sul lavoro. Parlavo di trovare un equilibrio come uomini dove si è, con lo scenario che si ha. Un lavoro brutto in cui si sta male è e resta un lavoro brutto. Quello va solo cambiato, non ci sono alternative. Ma per cambiare globalmente vita, occorre stare bene, a mio parere. Cambiare quando si sta male (come uomini, non sul lavoro soltanto) è un errore perché somiglia a una fuga, a un cambio di lavoro come strumento per cambiare vita. Conosco persone che hanno trovato il loro equilibrio come esseri umani (smettendo di prendersela, di farsi manipolare, di reagire in modo indiscriminato, di avere effetti collaterali, di patire di frustrazione. Facendo pace, insomma) stando dentro a un contesto che non amavano. Con quelle energie, con la forza di quel ritrovato benessere, almeno un po’ di benessere intendo, hanno potuto progettare e cambiare. Mai visto uno che sta male che sappia scrivere e realizzare un progetto di cambiamento.
      Per progettare e realizzare un cambiamento in questa epoca mi pare che serva tanta salute, tanto pensiero, tanta energia. E se uno sta male non ce l’ha.
      Ripeto essere in equilibrio non ha a che fare con la carriera.

  20. Da tempo passo di qui e sbircio(non so se sia italiano), leggo furtivamente e corro a lavorare, oppure a passare il mio tempo libero come meglio credo.
    Da tempo ho deciso che qualcosa doveva cambiare e anche a me è capitato di dire “si vengo”, anche se non avrei “dovuto”.
    E’ cosi, che dopo averci Lavorato, mi è stato proposto di partecipare ad una regata d’altura di 4 giorni. La ROMA PER TUTTI. Bella storia…
    A proposito, Simone, se ti servisse un aiutante dell’aiutante in qualche bel progetto come quello che hai appena intrapreso ti prego di tenermi in considerazione!!! Mi piacerebbe passare parte del mio tempo in mare a favore della salvaguardia ambientale.

    Io adesso, oltre al lavoro che mi tocca fare, sto anche Lavorando a come smettere di dover lavorare. Ho visto che si può fare…

    Buon vento!

  21. E per gli sprovveduti che non lo sapessero, il nostro Perotti lavora a maglia e i maglioni se li fa da solo d’inverno, sferruzzando davanti al camino!

  22. Trovo sempre molto bello frequentare questo blog. Il viaggio che si appresta a fare Simone per me e’ qualcosa di proibitivo solo a pensarci 🙂 Sono andato una sola volta in barca a vela e appena si e’ alzato un po in mare mi stavo cagando sotto…

    Comunque volevo lasciare qualche spunto di riflessione trovate sul sito di Krshnamurti

    “La verità è una terra senza sentieri”. L’uomo non la può raggiungere attraverso alcuna organizzazione, alcun credo, alcun dogma, prete o rito; né tramite alcuna conoscenza filosofica o tecnica psicologica.
    Deve trovarla tramite lo specchio della relazione, tramite la comprensione dei contenuti della propria mente, attraverso l’osservazione e non con l’analisi intellettuale o una dissezione introspettiva.

    O ancora:
    La libertà non è una reazione, non consiste nel poter scegliere. Siccome può scegliere, l`uomo crede di essere libero. La libertà è pura osservazione senza alcuna direzione, senza la paura legata a premi e punizioni. La libertà non ha motivazione; la libertà non è alla fine dell’evoluzione dell’uomo, ma sta nel primo passo della sua esistenza. Osservando, si comincia a scoprire la mancanza di libertà. La libertà va trovata nella consapevolezza senza scelta della nostra vita e delle nostre attività quotidiane.

    Buona giornata,
    Mauro

  23. Ieri sera chiacchieravo con una carissima amica dei miei progetti.
    Lei, che evidentemente ha un bagaglio emotivo molto diverso dal mio, mi fa, con una semplicità e un candore che mi hanno spiazzata, come se fossi io a non aver capito proprio niente:
    “Non capisco perchè ti preoccupi. E’ facile, no? Dipende tutto da te! Se lo vuoi, fallo!”
    BOM!
    La responsabilità.

  24. ah l’impianto automatizzato! Si l’ho fatto anch’io a casa per il mio orto, effettivamente non è costato nemmeno a me molto di materiali 🙂 E’ che ti immaginavo più da annaffiatoio e berretto di paglia, e poi chissà perchè mi ero fatto in testa sto film che non avevi l’elettricità nella casa che hai ristrutturato in liguria… ma forse è il riscaldamento che non hai…?! 😀 Bhe un pensiero in meno allora 😉

    • elettricità certo che ne ho. spendo 16 euro a bimestre. Ma tra poco quando avrò fatto quello che ho in mente… vedrai! vi racconterò. Non ho il riscaldamento. Ora però ho una stufa a pellets, che accendo solo quando viene la mia compagna. Io vado bene col camino e i maglioni.

  25. Piera, credo che se tu mi conoscessi mi diresti a prima vista che ho il c. abbastanza parato, da me e non da altri, in fin dei conti lavoro con impegno e schiena da quasi vent’anni.
    Poi però capiresti che piccoli capitali come casa e azienda familiare (Marco ci sono anch’io) non sono delle risorse a cui si può attingere con facilità.
    Per cui vedi: ho lavorato tanto e messo insieme un potenziale capitale che potrebbe farmi vivere libera per parecchio tempo (fino a qualche tempo fa pensavo al plurale, ma come mi avete detto anche voi, non devo farlo) visto che mi alleno costantemente a togliere il superfluo. Invece non posso usare quella risorsa, perché non me la sento di obbligare marito e due figli a sconvolgere la propria vita perché io sto percorrendo una via diversa dalla loro.
    Devo aggiungere che la casa grande in cui siamo ora non costa molto, perché tengo acceso la stufa 24/24 d’inverno, perché m’invento quotidianamente un modo per risparmiare, perché aggiusto, tinteggio, tengo l’orto, ecc… insomma del mio allenamento ds ne beneficiano tutti. Invece di sentirmi sfruttata ed arrabbiarmi, sono serena e gioisco di quello che so fare: penso che sto andando verso la mia libertà, lo prendo come un rodaggio… quasi che questo superlavoro mi dia il diritto di dire un giorno “ragazzi: io, qui, ho finito!”, così, semplicemente, senza ripicca, senza astio.
    Silver: ci vorrebbe proprio un prezziario dei costi per mansioni domestiche (mi riferisco al compenso per la stirata ai pantaloni).
    Com’è bello leggere, Simone, il tuo “mai paura. Mai paura.” Grazie.

  26. Come sento vero quello che scrivi sull’andare secondo i propri ritmi, decisioni, tempi e non quelli dettati da altri… Più efficace l’effetto nel leggere le tue parole nella lounge dell’ennesimo aeroporto internazionale circondata da cloni attaccati a qualche gadget elettronico, rumore, isolamento, alienazione…un saluto dal tuo mondo ” di prima”….buon vento

  27. Cara Patrizia, momento troppo delicato e difficile per raccontare di più….
    Grazie per la curiosità!
    Comunque il battello lo uso solo come mezzo di trasporto!

  28. Partire è un po’ morire, mi ha ripetuto innumerevoli volte mio padre, e credo sia vero. Davvero bello, quello che hai scritto, Perotti. Ti auguro che questa esperienza ti porti di tutto e di più, dalla gratificazione, all’ispirazione, alla voglia di fare e progettare.

    Volevo propormi per innaffiarti l’orto, ma vedo che hai già provveduto! Certo, era un po’ scomodo …

  29. @ marco coiffeur: ottima strada da seguire. Mi hai fatto ricordare una ex fidanzata, tua collega.
    Benestante, ma schiava della sua attività.
    Si ritrova a X anni tutta sgangherata fisicamente, causa lavoro massacrante, con le tasche gonfie di quattrini; crollava alle 9 di sera sul divano e non sapeva come spenderli. Ha investito in fondi/ gestioni per poi subire perdite…
    Ma che cazzo serve sta RAT RACE!!!
    Lasciamoli fare poveracci
    SALUTI
    VALE

  30. Personalmente dopo periodi di tempo passati in mezzo a tanta gente, e alla fine ritrovarmi nella solitudine, mi porta a una pedita di equilibrio iniziale, perchè improvvisamente mi viene a mancare la condivisione. Sento una sensazione di vuoto. Ma questo credo sia una condizione abbastanza comune per tutte le persone. Però nei periodi di condivisione, ho proprio il bisogno di stare anche da sola. E’ proprio una esigenza, per pensare per rilettere per fare spazio a me stessa… L’equilibrio è sempre al centro. Ma non sempre è facile riprenderlo. Si ha come una sensazione di vertigine.
    Un lungo e impegnativo viaggio ti attende ma questo è un altro aspetto della tua vita. Una delle tante vite che stai vivendo. Buon vento, scrittore che naviga 🙂

  31. Sperimenta anche quella traversata e ringrazia la fortuna che ti ha donato quella opportunità.

    Più viaggi e più hai voglia di viaggiare. Il viaggio è una droga. Così mi succede.

    Dopo 1 anno ho riletto Adesso Basta. La decantazione serve alla rilettura. C’ho trovato nuovi spunti evocativi.
    Devo pianificare il DS in working management. Non avevo compreso il problema, troppo confusionario: fare una wish list del cosa mi piace essere/fare, passarla al setaccio del senso sdella realtà, scegliere e pianificare per obiettivi positivi misurabili scadenzati motivanti fattibili verificabili.
    Su risparmio e contenimento costi sono ok, confusione su quale passione investire per farla diventare un lavoro Ne ho tante…e mi piacciono tutte. Devo lavorarci sopra. Non si può andare a “bischero sciolto”

    Ho comprato Avanti Tutta. Potevo averlo in lettura in altro modo, ma è giusto comprarlo così ti mantengo, nel mio piccolo.

    buon viaggio!

    Appena finisce la lettura, commenterò.

  32. …….seguire fili nel cuore………

    tra l’andare e lo stare

    forse è lì che bisogna intrufolarsi e camminare o navigare o stare

    buon viaggio

    a presto

    Paola

  33. GRAZIE SIMONE!!!
    A volte mi sento un’aliena, soprattutto in questo momento di crisi lavorativa….e quindi si aggiungono sensi di colpa…
    Ma io un altro lavoro me lo sono costruito nel tempo, semplicemente non è il classico posto fisso…e non tutto l’anno ma quasi.
    Specifico…mai andata in barca a vela, ma prendo il battello tutti i giorni!

    • impianto di irrigazione fatto in questi giorni. si accende da solo due volte al giorno e consente di economizzare acqua. Non costa molto farlo ed è una spesa che si fa una volta sola.

  34. Caro Simone, mi è piaciuto molto quello che hai scritto, anche se non ho capito se hai timore di perdere l’equilibrio che hai in questo momento o semplicemente ti fa fatica partire; anche se andrai a fare un viaggio bellissimo. Io non posso capire cosa significa navigare, mai fatto e in più non so nuotare; quindi penso non ci sarà mai occasione, anche se due giorni in barca a vela mi piacerebbero tanto, ma questa è un’altra storia!Tempo fa hai scritto che bisogna conoscere bene sè stessi e penso che sia questo la base di tutto, ci ho riflettuto molto…. Ma ti chiedo una cosa,un parere:(premetto che è quello che sto vivendo adesso) nel momento vero di cambiamento, gli ostacoli si stanno moltiplicando di giorno in giorno,niente è facile. Ma fa parte anche questo del “pacchetto DS”? Te lo chiedo con il sorriso perchè è veramente un momento difficile, da capogiro. Quattordici anni di elucubrazioni, lavoro, progetti, fatica e adesso mi sento spossata.In più, si aggiunge che certi downshifters che ho conosciuto hanno il c… parato, non da loro stessi ma da altri, quindi si è aggiunto un momento di totale scoramento…che fare, che dire!?

    Un saluto, Piera

    • piera, andare in direzione “ostinata e contraria” al flusso di questo tempo implica scoramento e disagio a ogni passo. Il cambiamento passa esattamente per quel disagio, almeno così è andata per me. Ma la direzione contraria è, appunto, ostinata. Occorre andare avanti con pazienza, tenendo duro nei momenti difficili. Quel che ci può molto aiutare è il programma che abbiamo fatto, il progetto, dotato di cose, azioni, tempi, costi, attività. E’ la nostra zattera galleggiante. Finché siamo impegnati a fare, capire, analizzare, scegliere, fare nuove verifiche al programma, possiamo lavorare. E lavorare alla realizzazione di un programma è il miglior modo per reagire alle difficoltà. Chi si ferma e va “sotto” ai problemi è ancor più fragile. Chi si adopera e lavora sta facendo prevalere la voglia di realizzare il suo sogno alle difficoltà che lo vorrebbero inerte. Mai paura. Mai paura.
      ciao!

  35. ok ci siamo… SALPO!!!! inseguirò il mio sogno. Ma partiamo dal principio: 30 anni, single con un negozio di parrucchiere che funziona a gonfie vele da ormai 12 anni con situazione economica invidiabile!!! Ma il tempo libero dov’è??? 10-12 ore al giorno di lavoro + wek end spesso a corsi di aggiornamento e sfilate!!! Fin da piccolo ho sempre avuto la passione per la fotografia e questo sogno è stato rifilato in un cassetto per anni… (a pensarci mi viene da piangere) credendo fosse una strada difficile da percorrere e di conseguenza scegliendo la strada più semplice di ereditare l’azienda di famiglia!!! ADESSO BASTA
    Ho iniziato un corso professionale di fotografia serale per tre sere alla settimana… e ogni momento libero è buono per studiare!!!
    ADESSO HO VERAMENTE CAPITO COSA VOGLIO FARE DA GRANDE
    HO BISOGNO DI INCORAGGIAMENTO… GRAZIE SIMONE

    • Mi pare che con tutto questo tuo entusiasmo, marco… tu lo possa DARE l’incoraggiamento, più che averne bisogno. Se quella è la tua direzione, forza e coraggio. Hai risolto il problema della noia per parecchio tempo. Già un buon risultato non ti pare? ciao!

  36. mi ha fatto pensare a quelle volte in cui mentre passavano i giorni di vacanze sognate per tanto tempo e finalmente arrivate ad un certo punto sembrava che venisse voglia di tornare a casa,e mi dicevo “ma cosa ti prende?”ecco finalmente la vacanza il tempo senza dover rendere conto a nessuno,le nostre sono sempre state vacanze nomadi senza mete certe e nessuna prenotazione,e mi rispondevo tra me e me “sarà malinconia!”
    forse quello era il momento in cui mi trovavo sul confine che separava la solita vita da una vita diversa e l’automatismo era quello di non voler andare oltre?
    questa tua riflessione ha innescato la mia.l’idea di aver accarezzato il confine e non averlo capito mi rattrista,ma la prossima volta……..
    con una sana invidia della tua prossima avventura un caro saluto.

  37. Credo, che sia che tu la viva positivamente o negativemente, questa esperienza sarà molto importante. Essendo un viaggio così speciale contribuirà in modo sostanziale proprio al percorso che hai iniziato.

    Auguri di buon viaggio e serene giornate.

    Lucia

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