La crisi e l’erba

Stamattina ero nel bosco e pensavo allo spread. Il mio (di spread) è quello tra la terza balza e il livello della casa, cioè una cinquantina di metri quasi in verticale, che per scalarlo carico di legna come uno sherpa si fa una fatica da cani.

In questi giorni mi sono accorto di essere spesso preoccupato. La situazione politica ed economica del Paese è tragica. Ho anche parlato con un paio di persone che conoscono bene finanza e politica, dall’interno. Li ho visti scuri, per la prima volta. Molto seri

Non so cosa accadrà. Può darsi che le cose si mettano male veramente. Tanta gente a spasso, pochi soldi in giro, prezzi alle stelle, crescita zero, mancanza di alcuni beni a cui siamo abituati, disordini sociali, e chissà cos’altro. Il sistema sta crollando, pare. E non c’è una via d’uscita a costo zero. Potrebbe profilarsi un cambiamento enorme della nostra vita. Mi sono seduto su un tronco, ansimante. La schiena era a pezzi. Il mucchio di legna da portare alla legnaia identico alle 7.00, quando avevo iniziato. Due ore di lavoro quasi invisibili…

Credo che ciò che sta accadendo sia un bene, tuttavia. Doveva accadere, meglio che avvenga subito. Quelli di questi ultimi due o tre decenni non eravamo noi. Non so chi fossero, ma non noi. Noi siamo poveri, lo siamo sempre stati. Gente che si diverte con niente, che pensa a cibo e casa. Il resto solo se c’è “il di più”.  Dovremo tornare a vivere con poco, e ridare valore alle cose a cui non badiamo più da decenni. Dovremo forse farci durare i vestiti, certo elimineremo il superfluo. Useremo l’automobile solo quando serve,ci trasferiremo in zone diverse da quelle che riteniamo le uniche possibili. Dovremo coprirci di più, forse, perché le nostre case non saranno riscaldate con 28 gradi di inutile, costoso e dannoso calore. Molti non potranno sopportarlo. La maggior parte si adeguerà con fatica. Per alcuni sarà forse una liberazione

Mentre pensavo, mi sono accorto che avevo uno scarpone su uno splendido ciuffo di tarassaco. L’acqua e il calore di settembre, qui da me, fanno da seconda primavera. Tutto germoglia, tutto si rinverdisce. Più in là c’erano decine di piantine di cicoria selvatica, di piattello, di ortica. Erbe che crescono accanto a noi, che un tempo mangiavamo ogni giorno. Sono ottime, fresce, gratuite. Ho preso una busta, una piccola roncola, e mi sono messo a raccoglierle. Sbollentate, scolate e ripassate in padella con aglio, sale e peperoncino, sono diventate il mio pranzo. Con un pezzo di pane e l’olio buono.

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109 thoughts on “La crisi e l’erba

  1. Simone,

    Il rischio è di sostituire una forma di schiavitù con un altra. Per esempio diventare schiavi della ricerca di lavori saltuari per campare…

    • Dax, la differenza è enorme: lavorare quando serve, cioé raramente se si consuma poco vs lavorare sempre, per forza, senza scegliere, anche se si consuma poco. A me pare enorme la differenza. Nella mia vita l’impatto di questo è stato enorme davvero… Ciao!

  2. Come no, pia e porta a casa. Valentino, caro, ho voglia di strangolarti e sai il perché! Quindi non te lo dico e mi/ti risparmio l’umiliazione.

  3. C’è una cosa che mi sconcerta: la facilità con la quale si giudicano la vita e le scelte degli altri. L’ho già scritto, le scelte sbagliate si pagano in prima persona: è un covo di missionari compassionevoli, questo, che vuole aiutare la gente che ci capita a ravvedersi e a trovare la strada per la felicità abbattendogli le certezze illusorie? Soluzioni pronte all’uso? Fai come me e sarai felice? Boh. A me questo apprendere le scelte di vita altrui, parlare di confronto per poi sparare addosso, una volta trovati i punti deboli, in modo capzioso, mi sembra demenziale e parecchio sleale. Soprattutto, mi dà l’impressione di essere un comodo rifugio per gli irriducibili che, abbattuta l’alternativa, gongolano nell’aver evidenziato la pochezza della vita altrui per continuare a crogiolarsi nella propria che gli sta stretta. Dire che questo modo di fare è disgustoso è un eufemismo: è un atteggiamento molto meschino, per altro; non posso non condannare la velocità con cui si salta alle conclusioni, senza conoscere le motivazioni che portano a fare una scelta di vita piuttosto che un’altra. Senza un perché tutte le cose sono prive di senso: e si dà il caso che il perché siasoggettivo, in genere. Senza conoscerlo non vedo come si possa essere così critici verso la vita degli altri: ognuno pensi alla propria e a quello che gli manca e provveda a procurarselo; ma questo clima da scannatoio, privo di serenità che fa a pezzetti e analizza al microscopio denunce dei redditi, bilanci giornalieri, sogni e rinunce è solo molto stupido e non porta da nessuna parte, temo.

  4. “…un mondo in cui se uno guadagna, l’altro perde”. Leggendo questa frase (al di là del contesto giusto o sbagliato) mi è suonato un campanello.
    Non è che per caso, oltre alla difficoltà economica e oltre al terrore di non farcela, vi sia questo grande dubbio: se io rinuncio a qualcosa, l’altro si prende quello che doveva essere mio?
    Non è che magari non vogliamo mollare il finto benessere, l’eccesso, il consumismo, anche perché pensare che tutta la disponibilità di beni possa andare agli altri mentre noi ce ne stiamo a soffrire (è normale e necessario) disintossicandoci durante il cambiamento?
    In fin dei conti tutta la nostra vita è impostata sulla competizione: tra uomini, tra donne, tra uomo e donna, tra genitori e figli, tra fratelli, tra amici.
    Siamo disposti a tutto purché nessuno tocchi la nostra fetta di torta artificiale, compresa una dolorosa indigestione?

  5. non è questione di morire cambiando, o morire di fame, ma di rischiare di stare peggio. Non abbiamo 20 anni; nella nostra fascia d’età gli errori difficilmente si rimediano.

    • peggio che senza essere liberi e senza tentare la via dell’autenticità… si può stare dax?

  6. “Noi siamo probabilmente di fronte ad uno di questi cambiamenti «paradigmatici». Un cambiamento che, però, siamo incapaci di vedere e accettare. Uno dei motivi per cui siamo così incapaci di coglierlo è che siamo ancorati ad una visione dello sviluppo economico come di un fenomeno limitato, che non può durare all’infinito perché in fondo le risorse stesse sono limitate ed esauribili. È la stessa convinzione che ci fa credere che lo sviluppo sia un gioco a somma zero, in cui se uno guadagna l’altro perde. Ed è una visione miope e antistorica, che ci rende inutilmente catastrofici. Le risorse certamente sono finite, ma le modalità con cui si possono combinare ed utilizzare per creare prodotti e sviluppo (e occupazione) non lo sono.”

    Secondo me la Tinagli crede alle favole.
    Il suo discorso, teoricamente, magari è anche vero: lo sviluppo, chissà, può prendere nuove forme. Peccato che come sia inteso oggi, lo sviluppo sia principalmente consumare le risorse in modo sempre più feroce, perchè la crescita lo impone altrimenti il filo si spezza. Da quello che è oggi lo sviluppo alla sua idea di sviluppo (fumosa perchè poi manca di concretezza) ce ne passa…

  7. Cari Dona e Simone, eccolo li’ il punto: il TERRORE con il quale non riusciamo piu’ a fare i conti. Che ci spinge a ricercare centinaia di conferme, consigli e rassicurazioni, che comunque poi non ci basteranno lo stesso. Scusate, parlo al plurale non per omologare tutti i lettori di questo blog ma perche’ questa condizione che sento drammaticamente e stronzamente mia la vedo in tante persone care vicine e meno vicine. Come se l’importante fosse fare la scelta GIUSTA, quando invece l’importante e’ fare, poi si curera’ la vita di insegnarti qualcosa lungo il cammino – e lo fara’ sia che la scelta sia “giusta”, ammesso che abbia senso parlare di scelte giuste, sia che no.
    Qualche post fa avevo parlato di un libro straordinario, “feel the fear and do it anyways” di Susan Jeffers: la signora sostiene che non ci sono scelte giuste e scelte sbagliate, ma opportunita’ di apprendere che si manifestano qualsiasi direzione tu prenda. Importa saperle riconoscere ed arricchirsi di esse.
    E adesso la pianto di leggere il blog di Simone e piangermi addosso perche’ non “riesco” a fare una scelta altrettanto drastica, e vado a fare qualcosa – per il mio lavoro e/o per me stessa.
    Conto di tornare stracarica, quindi attenti a voi
    Baci

  8. Sono molto d’accordo con quello che dice Dona. Generalmente noi cerchiamo sempre la via per fare qualsiasi cosa, la ricetta infallibile, la chiave di lettura, il progetto fatto e finito da eseguire meramente. Quando ci poniamo con gli altri del resto, spessissimo, recitiamo una parte perchè ha funzionato bene in passato e allora riteniamo, sulla scia del discorso di cui sopra, di aver trovato la “chiave” giusta. Ma sbagliamo. E quando ci accorgiamo che il personaggio che ci siamo costruiti non si adatta a tutte le circostanze, lo modifichiamo, se è il caso lo smantelliamo completamente e ne costruiamo uno nuovo. Una roba un po’ schizofrenica direi. No, non è questo il modo. Conoscere se stessi e mettersi onestamente alla prova richiede coraggio ma alla fine è l’unica via possibile. Nessuna calcolo speculativo, semmai intelligenza e reale capacità di adattamento!

    http://www.youtube.com/watch?v=ukk2p84WLaE

  9. Simone, mi rendo conto che ultimamente sto scrivendo troppo, ma vorrei poter dire un’ultima cosa a chi, come Dax, fa tante domande sul “come si fa a vivere?”.
    Il problema fondamentale è che queste domande non mirano a capire il DS ma a cercare una garanzia che la scelta sarà giusta.
    Mi spiace ma, come in qualsiasi scelta nella vita, io questa garanzia non posso (e se ne avessi la possibilità non vorrei) darla. Non c’è domanda che possiate fare o risposta che possiate ricevere che vi darà la certezza matematica che sia la scelta giusta, che funzionerà e che sarete felici.
    Non è pubblicare il mio reddito o quello di qualsiasi altro. Nessuna clausola “soddisfatti o rimborsati”.
    E’ una questione di crescere, di saper valutare, di capire cosa veramente si è e cosa veramente si vuole nella vita. Forse ci vuole fantasia oltre che coraggio.
    Perché ci hanno tirati su nella convinzione che abbiamo bisogno di garanzie o di punti fissi di riferimento, immutabili.
    A me questa visione non è mai stata bene. Ho sempre fatto saltare tutti i punti di riferimento.
    Qui nessuno può garantire che sia giusto o sbagliato in maniera universale. Sono storie individuali che fanno testo soltanto come esperienza raccontata. La pratica si fa ognuno sulla propria pelle.
    Nessuno cerca di vendervi niente, quindi non potete chiedere garanzie 🙂

    • abbastanza d’accordo Dona. C’è molta paura del rischio, paura in generale, e la ricerca di garanzie io la capisco. Però la condivido poco. Occorre vivere, tentare. Nessuno muore prima, nessuno muore di fame, cambiando. Occorre più fiducia, e anche un po’ più di coraggio. Non mi riferisco a qualcuno specificamente, ma alle dinamiche sociali più evidenti. Siamo tutti molto impauriti. Troppo. E hai ragione, non ci sono garanzie a disposizione. Nulla più che qualche (ormai tante) testimonianza/e.

  10. Sono andato a pescare e mi sono portato “Avanti tutta”. Tra un lancio e l’altro leggevo una pagina, assaporavo il giorno che nasceva e la quiete che regnava. Peccato fosse solo domenica!

  11. Ciao Simone, ti ho visto sabato alla Lega Navale di Trani. Complimenti per la tua capacità di comunicare.

    Volevo suggerirti un racconto, se non l’hai già letto.
    Si chiama “Il costo della vita” di Robert Sheckley.
    Si trova all’interno dell’antologia “Le meraviglie del possibile”.

    Buona notte
    Francesco

    • ciao francesco. non lo conosco. sai se lo trovo sulla rete? grazie della segnalazione. e grazie a voi di Trani per la bella accoglienza. ciao!

  12. @ Renato, “stanza dei bottoni blindata dall’interno” rende meravigliosamente l’idea della situazione: sì, allo stato attuale è proprio così.

    @ Gian, interessante quel brano, gli ho dato una scorsa veloce, ci torno domani con più attenzione. Ieri, avevo scritto un lungo post ma poi ho cancellato tutto. Una conversazione pomeridiana con una zia, cresciuta nel lusso e che ora naviga in pessime acque, mi ha fatto pensare. Psicologicamente, quest’idea portata avanti per anni del dover crescere e migliorare continuamente il proprio tenore di vita, aumenta l’ansia e il panico in chi si è abituato agli agi di cose che, alla fine, non sono effettivamente indispensabili. In virtù di questa sensazione, il venir meno delle certezze su cose anche banali genera frustrazione e viene vissuta penosamente come una rinuncia o una privazione. Indubbiamente, chi non ha mai pensato che il proprio tenore di vita potesse peggiorare, per qualsiasi motivo, è svantaggiato rispetto a chi l’ha messo in conto, magari a causa di un percorso esistenziale finalizzato al non esere schiavo di certe comodità: se ne esce, presumo, ragionando da minimalisti, ma se uno è abituato alla grandeur esibita a tutti i costi è un’inversione di tendenza notevole, che può gettare nel panico per il motivo di cui sopra. In realtà le cose di cui si riesce a fare a meno, con un po’ di allenamento (mentale soprattutto) sono molte. L’anno scorso ho messo sempre e soltanto i miei due pantaloni preferiti, lasciando gli altri nell’armadio: non è successo niente, si campa lo stesso anche solo con due paia di pantaloni. Del resto, basti pensare che i nostri genitori tiravano avanti con pochi abiti: ma vi ricordate quando si facevano girare i polsini e i colletti delle camicie o si portavano le calze a i calzini a rimagliare? O a risuolare e rifare i tacchi alle scarpe? Sembra passato un secolo ma sono solo decenni: e quanti antichi mestieri sono spariti. Alla fine è solo questione di fare mente locale e ridimensionare il proprio concetto di necessità: certo, sarebbe stato meglio non farlo perché costretti, magari, ma perché rappresentava una evoluzione di pensiero che sostituiva teorie e stili di vita che avevano esaurito il loro fascino.

  13. Oddio, piango dal ridere! Il pollo con le patite mi ha evocato l’immagine del refettorio di un sanatorio di fine ottocento, con le commensali emaciate e tisiche, non prendo fiato. Grazie infinite della risata! Buonanotte a chi unque. A chi non unque, peggio per lui.

  14. Ciao Simone
    Leggo volentieri il tuo blog e trovo molto interessante quello che dici, d’accordo le erbe sono una risorsa, dalle nostre parti non si è mai smesso di andare per cicoria selvatica, ma … un bel pollo arrosto con le patite, sai quella pelle scrocchiarella e dorata, l’odore di rosmarino, e poi se usi il forno a legna, slurp … va beh la situazione è critica, ma l’arte di arragiarsi è nel DNA di noi Italiani… siamo degli scalatori di marcia innati, queste sono le nostre origini sedimentate e conservate nel cervelletto (il cervello del rettile)… sapremo cavarcela comunque e sempre, quindi non abbandonarsi a scenari cupi da “panic selling”, da day after che piacciono tanto agli americani, film che quando li rivedi dopo un pò di anni dici ma quanto so cretini! e ciò speso pure i soldi al cinema … Oggi per puro caso ho sentito questa frase da un vecchio: basta saper fare qualcosa che in cambio ti pagano, basta sapersi accontentare,basta avere una minima riserva, quanto basta, per il domani (allora era preferito allevare un maialino, per i tempi di magra)che la vita sorride sempre e comunque vada:-) Mentalità contadina!ma anche i pescatori la pensano così (è nel DNA degli italiani).

    Buon e Sereno Inizio di settimana a Tutti

  15. Segnalo l’estratto di questo interessante libro non ancora uscito in italiano sulla fine della economia della crescita http://ugobardi.blogspot.com/2011/09/la-fine-della-crescita.html

    Siamo nel mezzo di uno stravolgimento economica, energetico ed ecologico che modificherà profondamente il mondo.

    La necessità di reinvetare la società, la nostra quotidianità e scala di valori sarà forse una occasione e non solo una difficilissima sfida.

  16. A scusate, dimentivano, oggi a Milano c’è la notte bianca, chissà quanta gente per le strade. Vedremo. Certo non sanno più come fare per distrarre le persone dai veri problemi, ma tutto sommato è bene che la gente si svaghi un po’.
    Speriamo solo che dopo la notte bianca non si passi alle notti in bianco per lo stomaco vuoto…dai scherzo.

  17. @vittorio
    Completamente daccordo con il tuo ultimo commento,e, rubando le parole a Fabio

    ” penso che se si e’ parte di una comunita’ questa deve darsi delle regole e ogni partecipante le segue, senza se e senza ma, altrimenti e’ fuori.”, con un bel PUNTO pero’ alla fine. Proprio senza SE e senza MA. Contributi pagati finora o no, se uno svolge una attivita’lavorativa, deve svolgerla con regole, pagando le tasse, e soprattutto facendo concorrenza leale a chi svolge lo stesso tipo di lavoro. Che poi le tasse si debbano rivedere a vantaggio di tutti questo lo si sa, ma che ,come dici giustamente tu, a pagare siano sempre e in maggiorparte solo i dipendenti ed i soliti 4 gatti, questo non va bene, perche’ e’ proprio per questo che l’Italia sta andando a rotoli (assieme a mille altri motivi…).
    Perche’ e’ vero che proprio quando iniziano a saltar fuori i primi ‘se’ ed i primi ‘ma’, i casi ‘particolari’, poi le cose iniziano di nuovo ad andare a rotoli..
    Un po’ come quando dove lavoro io, supermercato, la gente si lamenta di aver trovato chiuso la domenica, magari dopo un tot di domeniche festive lavorate, perche’ ‘loro hanno necessita’ (ma per favore..)’.
    Poi quando di contro, ad esempio, ad una impiegata delle poste che ha fatto queste affermazioni, anche io faccio notare che allora, visto che dovrei lavorare anche di domenica per la sua necessita’, la cosa potrebbe essere reciproca per me, allora iniziano i SE ed i MA.
    Ecco, in Italia la maggiorparte delle persone sono cosi: quando la cosa, il problema, la regola, riguarda gli altri, eh beh, ovvio che va rispettata: quando tocca pero’ a loro, uhm, iniziano i mille casi umani.
    Il discorso e’ che ci possa essere certamente un criterio di valutazione, ma i SE ed i MA devono sparire, senno’ ognuno pensera’ sempre e solo al suo orticello, e le cose andranno sempre peggio …

  18. Red e Silver. Alla fine ci troviamo tutti a chiederci “che si fa?”.
    Bene, ribadisco che secondo me la soluzione è nell’impegno civico.
    La politica fatta dai cittadini, un volontariato di massimo 5 anni, è l’unica soluzione possibile per ripulire questa cloaca in cu dobbiamo sopravvivere. Giustamente Silver faceva notare che col passar del tempo anche le brave persone vengono schiacciate dai loschi figuri del sistema degli affari sporchi.
    Ma se facciamo tabula rasa, se ripartiamo da zero, solo gente nuova, senza legami di NESSUN tipo con politici vecchi e nuovi, con potentati, con aziende e interessi particolari, 5 anni dovrebbero resistere. Poi vanno a casa e si riparte da ZERO, gente nuova come sopra. E’ il continuo conflitto di interessi che rende impossibile il cambiamento, questi non fanno scelte sagge e di buon senso, scelgono l’amico, il potente di turno, quello che poi ti dovrà qualche altro favore. Oggi però la stanza dei bottoni è blindata dall’interno e non vogliono uscire. Eppure qualcosa è in movimento.

  19. domanda di verifica compresa tra non è stata inclusa nel commento.
    Era questa: ” Se butta male e devi provare a inventarti qualcosa tu per tirare avanti nei prossimi mesi a che opzioni hai pensato? “

  20. Renato,
    non sottovaluto quello che dici, ma rimango perplesso dal comportamento generale.
    Qualcuno aveva detto “all’ incirca” che le persone briose in un qualche modo saranno più temprate, più abili a trovare soluzioni in questa fase di cambiamento, mentre saranno in difficoltà quelle più abitudinarie, con meno stimoli, minore creatività. (ho usato “all’ incirca” non riportando fedelmente ciò era stato scritto)
    Le persone poco creative (di una creatività concreta) sono ampia parte delle persone che oggi si trovano a rischio povertà…

    Provo a fare valutazioni più mirate:

    -gli anziani in pensione:
    Aneddoto: più di una dozzina di anni fa andai in una agenzia di money transfer per mandare dei soldi a un’ amico che era in viaggio all’ estero ed ha avuto una necessità. Mentre ero lì ad aspettare il mio turno ascoltai i discorsi delle persone presenti e c’ erano i parenti di un pensionato a cui ogni mese inviavano l’ importo della pensione (pensione minima) dove lui aveva deciso di passare la sua vecchiaia: era una di quelle nazioni dei Caraibi, forse era la Repubblica Dominicana, dove con pochi soldi stai nell’ abbondanza. Quanti se ne sentono dire che hanno fatto così, piuttosto che fare la fame con la pensione minima in Italia, obbligati talvolta a fare i risparmi anche sulla qualità degli alimenti? Eppure anche nel decennio precedente la crisi attuale, di crescita debole, quante volte ho sentito dei pensionati lamentarsi che con quello che avevano si faceva ben poco? La maggior parte!! E a che cosa si sono messi a pensare per trovare alternative?? … … … Fossi io visto che c’ é l’ Europa mi trasferirei in una delle repubbliche baltiche dove la pensione minima permette di fare qualcosa… piuttosto che incontrarmi tutte le giornate nei parchi pubblici o nei centri commerciali per lamentarmi con altri anziani della mia situazione. Quello che mi dà fastidio é il lamentarsi fine a se stesso! Poi capisco anche che gli anziani siano attaccati a dove hanno vissuto, alle loro abitudini, e che in particolare da noi che siamo un popolo mediterraneo se non vedono i loro figli o non li sentono tutti i giorni (poveri figli!) ad alcuni manchi l’ aria… Però ci sono persone che a 70 anni hanno imparato ad usare skype e prima non avevano mai avuto il pc. Quando vengono nel nostro paese dei badanti da nazioni più povere delle nostre dopo un po’ prendono un economico netbook e si mantengono in contatto anche in videochiamata con parenti e amici. È difficile immaginare per una parte limitata della popolazione dei pensionati qualche cosa del genere?
    Oppure, Perotti alla fine di Adesso Basta parla di immaginare dei kibbutz ad uso di più anziani che si associano, ovvero della possibilità di condividere le risorse economiche per spuntarla meglio mettendosi assieme, condividendo una struttura abitativa che abbia anche spazi privati, condividendo dei servizi come infermiere o badante, ecc. Avevo visto in una puntata di “Buongiorno Europa” che in Svezia già fanno qualcosa del genere.
    Quello che mi lascia sfiduciato è che dagli interessati (gli anziani) non ne sento discutere. Al massimo parlano di dove hanno acquistato la spesa a prezzi più vantaggiosi. Stop.

    -i giovani:
    la condizione attuale la conosciamo, non sto a ripeterla, i dati e gli approfondimenti giornalistici ce ne danno un’ idea. Hanno le armi spuntate, sanno usare la rete, (quanti ce ne sono su FacciaLibro!) ma non sanno fare rete fra di loro. Non mi riferisco solo ad esempi come gli indignados spagnoli.
    Per tastare il polso della loro reattività mi limiterei a porre questa domanda di verifica: <> Io temo che subito racconterebbero tutto quello che non va, e questo ci sta, ma poi? Quanti sono in Italia quelli che ti rispondono che magari se l’ economia va particolarmente male per altri 2 anni piuttosto che aspettare, tanto per dire, vanno anche a fare un lungo periodo di lavoro manuale, quello che trovano. Persino all’ estero, chissà dove. I loro coetanei di decine di anni fa l’ hanno fatto (articolo sull’ emigrazione italiana). Con l’ obbiettivo di resistere, non dico di tornare avendo messo lauti risparmi da parte.
    Il punto secondo me é: se proprio non va, che alternative ci si può immaginare?
    Sì, d’ accordo: la situazione attuale, con lavori e lavoretti a intermittenza che non ti permettono di progettare il tuo futuro, di pensare a pagarti un mutuo e mettere su famiglia… … Un momento!! Siamo in un periodo davvero particolare! E forse le risposte e le pretese non é detto che, a breve, possano essere per forza quelle ordinarie.
    Però scusate, quanti sono quelli che la sera passano il tempo in chat, su FacciaLibro, ecc.? E mediamente, cosa ne riescono a tirare fuori?

    -le famiglie:
    (mi ponevi in particolare la domanda su di loro)
    Grande punto interrogativo!
    Dovrebbero essere in larga parte individui di mezza età che mettono assieme una esperienza acquisita e hanno ancora energie da spendere, grinta; quindi che integrano entrambi gli aspetti migliori delle due categorie viste in precedenza: anziani (esperienza, prospettiva) e giovani (iniziativa, voglia di provarci).
    Non riesco ad immaginarmi che possano permettersi di aspettare finchè possono fino a ridursi al punto di andare per strada a spaccare tutto come nei recenti fatti di disagio sociale dell’ Inghilterra. All’ assalto manzoniano ai forni. Affossando ancora di più credibilità, rating, e possibilità evanescenti di crescita del nostro paese.
    Quindi che prospettive??? Ma perchè per anni quando hanno visto che venivano tagliati i diritti, soprattutto ai loro figli, sono rimaste -parlo dei grandi numeri- sostanzialmente latenti, ferme come quaglie nel fitto della vegetazione? … Aspettando che il periodo brutto passasse…
    È la litania che ho sentito ripetere più spesso.
    Per una quindicina d’ anni hanno visto che la nostra economia cresceva meno di quelle di altri paesi europei. Quali idee si sono fatte dei comportamenti concreti che possono adottare visto che il trend italiano è questo? Dovranno iniziare a metterci la faccia! Io temo che finchè ancora stavano all’ ultimo posto della mangiatoia e tuttavia qualcosa gli arrivava ancora gli stava bene lamentarsi come alibi e tutto sommato non intervenire.

    Il mio non è un tentativo di banalizzare queste categorie, di farne delle facili caricature. Ci sono famiglie e individui che hanno da tempo dei comportamenti virtuosi, solo che la loro azione non basta a compensare il contributo che manca da parte di troppi altri.
    Io in generale non vedo abbastanza reattività, creatività, prospettiva, ma piuttosto appiattimento. Per questo anche io non riesco a credere nel cambiamento collettivo.

  21. @vittorio
    Sono molto colpito dalla tua chiarezza d’idee e onesta’ intellettuale e penso che se si e’ parte di una comunita’ questa deve darsi delle regole e ogni partecipante le segue, senza se e senza ma, altrimenti e’ fuori. Ma e’ anche vero che Simone i suoi contributi li ha versati per 17 anni e non vedra’ niente, quindi moralmente e’ a posto. Inoltre tutto il sistema attuale e’ stato progettato sull’idea di un popolo lavoratore tassabile, semplicemente i casi di downshifting non sono contemplati! Siamo sicuramente in un periodo di cambiamento in cui si mostrano nuove realta’. Magari l’assistenza ospedaliera pubblica cessera’ di esistere sotto le macerie dello stato italiano e cosi’ gli altri servizi e tutti, downshifters e pseudo schiavi, dovremo pagare ogni prestazione, magari si introdurranno altre tasse, vedremo. In effetti i downshifters dipendono ancora un po’ dal sistema, ma francamente se fino ad oggi hanno versato contributi, non prenderanno pensioni ma si sono meritati almeno i servizi fiche’ campano.

  22. Bellissimo e verissimo il consiglio di Silver (e di Schopenhauer) di prepararsi al peggio con un bel check-up 🙂

    Io, faccio mio anche il consiglio dell’uomo più felice del mondo:

    http://www.youtube.com/watch?v=iejbjyfRcU8

    un po’ di meditazione quotidiana…che fa bene alla salute, al morale e alla morale! Sia mai che in questo modo si riesca a scongiurarlo, il peggio…

  23. Valentino galeotto che ti sei preso la libertà, quindi sei evaso, ti faccio notare che si parla di evasione, quindi quale migliore occasione per portare in tuo contributo intellettuale (in tutti e due i sensi, vedi tu)?

    Non racconterò novità se dico che gli artigiani sono disposti a fare “sconti” stratosferici a chi paga in contanti e non vuole la fattura: il comportamento, in senso assoluto è sicuramente esecrabile, ma in senso relativo lo comprendo; mi metto nei panni di uno che vede i suoi sospirati e sudati guadagni svolazzare per finanziare le seratine amene di un individuo indecente, la scorta a pupattole non racchie, i vitalizi della Pivetti, la costruzione di opere faraoniche e demenziali, ecc. Mio padre ama molto raccontare di quando si recò negli Stati Uniti per lavoro, negli anni Cinquanta (o Sessanta, non ricordo bene): nel tragitto in auto, si ritrovò a parlare di tasse con il suo interlocutore e lui si dichiarò molto contento di pagare le tasse; gli indicò una scuola e poi una piscina pubblica e disse che senza le sue tasse quegli edifici non sarebbero esistiti, così come tanti altri servizi. Questo aneddoto mi è rimasto impresso: se la gente vedesse bene impiegati i quattrini che, in teoria, dovrebbero andare a beneficio della popolazione, le tasse si pagherebbero più volentieri. Il problema è che non è così e se ne vedono buttati al vento una marea, dispersi nello spreco, nella corruzione, nella gestione discutibile di quella che dovrebbe essere una risorsa. Una burocrazia assurda e una classe politica inetta preposta ad amministrare hanno stravolto nella testa della gente il fine per il quale si pagano le tasse: come si fa a ripristinare il senso di qualcosa che si è perduto? Facendo amministrare a gente onesta, verrebbe da dire: ma guardo quanto è accaduto nella mia città col sindaco, uomo onesto e perbene, sbranato dagli squali che gli stanno rendendo la vita impossibile. In Italia, la politica non è roba per gli onesti e i volenterosi, a quanto sembra. Come se ne esce? Non saprei dirlo. C’è un tasto Reset?

  24. Urca, il tema tasse deve essere veramente scivoloso, se basta un minimo accenno per vedere un fuggi-fuggi generale.
    Che addirittura chi, trovando l’aria “appesantita”, annuncia di lasciare il blog, schizzando via come una saponetta.
    Hai visto mai che siamo intercettati anche qui come a Palazzo Grazioli?

    Ma scusate, sarei io ad aver violato la sua privacy, solo per aver chiesto se i ricavi erano al lordo o al netto di tasse, dopo che per mesi ha sbandierato tutti i dettagli più intimi della sua gloriosa ed entusiasmante esistenza, dalle emozioni per il contrasto tra il cielo blu del mattino e la fila dei pendolari usciti dal metro, sino agli smutandamenti vari di gentili donzelle innamorate?
    Ma di tasse no, non se ne può parlare. A lui non sarebbe neppure “venuto in mente di porre domande simili”.
    Ma lasciamo il Valentino ai suoi impegni (lavorativi, ludici o galanti che siano) e torniamo al punto.
    Prometto che non battibecco più con il ragazzo, ma scusatemi, mi scivolano le dita sulla tastiera, è troppo divertente 🙂 🙂 🙂 … “VITTORIO, che non sei un FULMINE, l’ho capito bene” … :-))))))))

    Dai, cerchiamo di tornare sulle questioni importanti. E la domanda è: ragazzi, ma quello delle tasse è proprio un tabù di cui non si può parlare in Italia?
    Ma che c’entra la “curiosità morbosa”, Simone, ma che c’entra. Ma quale “gossip”, ma quale “informazione proibita”. Manca solo che tu ti scagli contro l’invadenza delle intercettazioni e siamo fritti. Questi svolazzi lasciali a Berlusconi, che in questo è il campione del mondo.
    Io sono con te quando dici che il ragionamento è “metodologico, filosofico, culturale, esistenziale”. Ma secondo me manca ancora un tratto. Il ragionamento deve essere anche e soprattutto etico.
    E quello del fisco è principalmente un tema etico. E’ il valore fondante della convivenza civile, è la base imprescindibile della giustizia sociale.
    L’enorme sommerso italiano non è solo la causa principale del disastroso rapporto deficit/pil che tanto ci angustia oggi, è anche la ragione principale della drammatica, scandalosa, devastante iniquità nella distribuzione della ricchezza.
    Quando ho iniziato il mio percorso di cambiamento, da uomo di destra che ero (e che adesso ritiene Vendola un po’ troppo moderato), io sono partito da qui.
    E vi assicuro che è dura pagare tutte le tasse in un paese dove le paga solo chi è obbligato (i lavoratori dipendenti) ed altri quattro gatti che pensano che sia giusto così, risultando quasi anti-sociali tanto è naturale e condiviso il concetto dell’evasione nell’immaginario italiano.
    E’ disarmante vedere assurde riprese fiscali su costi effettivamente sostenuti ma considerati indeducibili, è dura sottoporsi ad un salasso colossale che arriva al 65-68%. E’ incredibile poi constatare che, siccome sei uno fra i pochi idioti che pagano le tasse, nella graduatoria per l’asilo nido tuo figlio è ventottesimo su ventotto.
    Ed è pazzesco che in Italia le leggi fiscali ed antiriciclaggio le promulghi chi tiene centinaia di migliaia di euro in contanti in un cassetto per pagare le escort.
    Ma questo non è, non può, non deve essere una giustificazione!
    Io non voglio spiare né dare lezioni a nessuno, ma non ne accetto neppure.
    Io non ho timore di mostrare il mio modello unico. Non mi spaventa la possibile pubblicazione delle denunce dei redditi. Non ho barche megagalattiche né supercar né niente che non mi possa permettere e che non abbia pagato per bonifico o assegno. Non giro con pacchi di contanti in tasca.
    E, soprattutto, io non mi nascondo e non faccio battute sarcastiche su Andorra.

    Vedi Simone, su questo punto i tuoi saggi sul cambiare vita lasciano un po’ a desiderare. Te lo dice uno che ti legge da prima che tu scrivessi sul DS e che sposa le tue idee al 99%, apprezza la tua caparbietà, ammira la tua apertura al cambiamento.
    Tu sei un vero punto di riferimento, per me come molta gente, sei ormai un personaggio pubblico, sei come un politico, ed in una certa misura possiamo dire che di fatto fai politica.

    E allora Simone non si può pensare che un artigiano onesto (se mai esiste in Italia un artigiano onesto) accetti il fatto che il downshifter imbianca la casa al cliente facendosi mostrare il preventivo e poi proponendosi a metà prezzo, e poi svicolare sulla domanda se quel metà prezzo è IVA inclusa o no, invocando la riservatezza per contrastare la “curiosità morbosa”.
    Non si può scrivere che la polizza per le malattie non serve perché in Italia c’è un’ottima assistenza pubblica, e poi non porsi la domanda di chi paghi il conto del servizio sanitario nazionale (direi ad occhio i soliti lavoratori dipendenti ed i citati “quattro gatti”).
    Non si può declamare in innumerevoli interviste sui canali nazionali che si campa con poco e quel poco si guadagna lavando barche, e poi pensare che sia una domanda irriguardosa della propria intimità se qualcuno un giorno ti chiedesse: ma per ogni lavaggio, rilasci ricevuta fiscale?

    Bisogna essere chiari.
    Questo sistema non funziona perché, a partire da chi ci governa, non c’è il benchè minimo rispetto delle regole più elementari.
    E chi vuole uscire da questo sistema corrotto, disonesto e socialmente ingiusto anzitutto deve mettersi dalla parte delle regole.
    Senza se e senza ma.

  25. Valentino, ma dove cavolo vai? Torna subito qui! E se ti fai problemi per l’esuberanza, io che dovrei dire, allora? In fondo, il Perotti ha scritto che basta non insultarsi e quindi quale sarebbe il reato? Resta, Valentino, il punto di vista dello sciupafemmine ci vuole, in questo blog: chi maltratto, altrimenti? Il Perotti è troppo serio e compunto e non si presta! Te ti si strapazza meglio! Torna, Valentino, torna! Volevo mettere un brano che si chiama Baby come back, vecchio come il cucco, ma dopo aver sentito il testo non mi sembra il caso di dedicarlo ad uno sciupafemmine, ti montassi la testa. Accontentati del titolo!

  26. Red, non credo proprio che chi avrà grossi problemi scenderà semplicemente in piazza. Mi parli di anziani. E’ vero ci sono molti anziani ma anche qui non semplifichiamo. Ci sono una valanga di padri e madri di famiglia che già prima facevano fatica a tirare avanti, se si verificasse un fallimento di Stato?
    Ti chiedo: se tu avessi dei figli che non riuscissi più a mantenere, curare, vestire ed istruire e per i quali non si porspetta un futuro dignitoso, ti limiteresti a scendere in piazza? Non credo, penso che andresti a prenderti quello che ti serve per farli sopravvivere con le tue mani, ovunque si trovi, anche con la forza.
    Questo intendo quando dico che nessuno può sentirsi al sicuro. Gli italiani ultimamente sono degli smidollati ma c’è una cosa che li può risvegliare, vedere loro stessi e i loro figli in miseria. Non voglio credere che finiremo così ma non mi sembra giusto e rispettoso banalizzare.

  27. @ Valentino

    Ti fai togliere l’ entusiasmo per cosi’ poco? Mi sembrava di aver capito ( leggendoti ) che sei un di quelle persone che ne hanno passate tante nella vita……ognuno e’ libero come dici sempre tu di dire la sua.:-)
    Lascia che dicano
    Non ci dobbiamo preparare alla catastrofe? Allora rafforziamoci, questi “scambi” di opinioni servono
    Torna ad essere libero in casa Perotti

  28. SILVANA,
    hai sempre una marcia in più.
    Niente di più autentico di ciò che hai riportato.

    Anticipo, che mi prendo un pò di libertà,
    esco in punta di piedi da CASA PEROTTI.
    Ringrazio il padrone di casa per l’ ospitalità e mi scuso per l’ esuberanza.
    Non mi piace sgomitare, peggio ancore se l’ aria si “appesantisce”.

    Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito in forma positiva
    e serena a questa corrispondenza virtuale.

    DOVE VADO?
    Non lo rivelo, non mi permetto di infastidire nessuno.

    VALENTINO

  29. Valentino, le giuggiole non mi piacciono, quindi non mi pensare perché io con le giuggiole non ci azzecco niente! Se proprio vuoi pensarmi, pensami quando fai il bagno, mangi le meringhe gonfie di panna (senza zucchero, per carità!) o le pastarelle in genere e la cioccolata fondente! Quanto ai paragoni sono così brutti e inutili e, soprattutto, campati per aria: hai mai visto una persona uguale ad un’altra? Appunto. Cosa vuoi paragonare? Ieri pensavo che il figlio di Perotti mi piacerebbe conoscerlo: mi sa che fa un effetto simile all’incontrare la Madonna! Potrebbe convertire un sacco di gente: si potrebbero organizzare pullman di stiracchiate botuliniche con vestito da 2.000 Euro non racchie (come da prestigiosa definizione di una a caso) e di portaborse slinguazzanti a mo’ di Visitor. Chissà quanti cadrebbero ai suoi piedi, battendosi il petto e pentendosi dei loro peccati e redimendosi.

    Come ci si prepara alla catastrofe? Auspicabilmente, in buona salute, direi. Andate a farvi un bel check-up e una visita dal dentista e curate i malanni prima che sia tardi. Al resto c’è rimedio. Se c’è la salute, c’è tutto, come dicevano i nostri vecchi.

    “Almeno i nove decimi della nostra felicità sono dovuti esclusivamente alla salute. Da essa dipende innanzitutto la serenità d’animo: dove questa è presente, le condizioni esterne più ostili e sfavorevoli appaiono più sopportabili di quanto non siano quelle più felici quando la salute malferma rende insofferenti e timorosi. Si confronti il modo in cui nei giorni di salute e serenità si vedono le cose con il modo in cui queste stesse appaiono nei giorni di malattia. Ciò che ci rende felici o infelici non è quello che le cose sono realmente nel contesto dell’esperienza, ma quello che esse sono per noi, dal nostro punto di vista. Inoltre, la salute, con la serenità che la accompagna, può sostituire ogni altra cosa, ma niente può prendere il suo posto. Insomma, senza la salute non si può assaporare alcuna felicità esterna, che dunque per chi la possiede ma è malato non c’è; quando invece c’è la salute ogni cosa è una fonte di piacere, ed è per questo che un mendicante sano è più felice di un re malato. Non è quindi senza ragione che ci si informa sempre reciprocamente su come va la salute, non su altre cose, e ci si augura di star bene: sono questi infatti i nove decimi di ogni felicità. Ne consegue che la follia più grande è sacrificare la propria salute, quale che ne sia il motivo: il guadagno, l’erudizione,la fama, la promozione, e perfino la lussuria e i piaceri fugaci. Piuttosto, ogni cosa dev’essere sempre posposta alla salute.”

    Arthur Schopenhauer “L’arte di essere felici” massima n° 32.

  30. Mauro,
    penso che i risparmi si possano fare sulle grandi quantità piuttosto che sulle piccole dosi; pensa che per taluni piccoli acquisti il costo della confezione di una merce diventa parte significativa della spesa finale. In pratica paghiamo anche la bella confezione che buttiamo nel pattume…
    È anche il modo con cui ci si é abituati a fare spesa negli ultimi decenni che é da rivedere: troppe confezioni con poco contenuto anche per gli alimenti durevoli che si potrebbero comperare ad un prezzo più basso se acquistati in quantità maggiore.
    Di esempi ce ne possono essere. Uno dei primi che mi torna in mente, anche se non azzeccato per le necessità quotidiane delle normali famiglie, lo avevo letto qualche anno fa su un forum di pesca: c’ erano persone che si scambiavano consigli per risparmiare sul prezzo delle esche (chi va a pesca sa che andare ad acquistarle belle confezionate nella loro scatoletta al negozio è quasi come recarsi dal salumiere per via dei prezzi) e nel caso della pesca in acqua dolce alla carpa -che si pesca e si rilascia: non si mangia, sa di fango- era venuto fuori che c’ era qualcuno che, stanco di spendere, andava al consorzio agrario e comprava un sacco da 20 Kg di mais (o era da 25 Kg ? , non ricordo) per 8-10 euro. Da tenere presente che si parla di peso di prodotto secco a differenza del mais nelle scatolette che é idratato e inoltre bisogna vedere quanto é il peso del prodotto sgocciolato. Ma guardate quanto costa una di quelle scatolette sugli scaffali dei supermercati! Quindi questi pescatori se lo preparavano da sè: ne prelevavano la quantità che gli serviva per la pescata dei giorni successivi, lo immergevano in acqua alcune ore per idratarlo, poi gli davano una cottura in pentola a pressione. Tutto questo per dire che in questo caso il margine di risparmio é enorme… ma io non l’ avevo mai sentito dire, presumo che siano pochi quelli che ci hanno pensato.
    Ma é il concetto quello che volevo sottolineare.
    Ho letto di velisti che spendono anch’ essi pochissimo, e ovviamente non coltivano/autoproducono a differenza di Mattia, il ragazzo del filmato, ma comprano importanti quantità alimentari a prezzo basso dove conviene, in particolare non gli mancano mai decine e decine di chili di riso, di legumi, ecc. nella loro stiva. Discorso diverso per i cibi facilmente deperibili.
    Mattia, coltiva il suo terreno e questo gli permette di mantenere bassi i costi, immagino sia pure esente dalla tassa del pattume.
    Non é detto che non riscaldi. Hai visto quanta legna ha attorno! Basta che ne raccolga poca per una stufa a legna se deve riscaldare un ambiente così piccolo, la roulotte. In pratica é uno dei precursori del fenomeno delle tiny houses, ne avevo scritto nei commenti del passato articolo “Tutti qui”.

    Renato,
    non ho idea di come possano reagire gli italiani d’ oggi, che tuttavia mi sembrano più avviliti che combattivi rispetto agli abitanti di altre nazioni europee e forse gioca un ruolo anche la componente demografica dell’ Italia: siamo la nazione con la più alta percentuale di anziani di tutto il mondo. Lode a chi ha ricostruito il paese nel dopoguerra, non tutti però si sono dati lo stesso da fare… … ma non penso che oggi possano scendere in piazza a fare cortei o altre cose del genere persone che si reggono sul bastone o, nel caso dei più fortunati, che si fanno accompagnare dalla badante. Non so onestamente cosa ci si possa aspettare, però vorrei ricordare un’ altra anomalia demografica della storia del nostro paese: proprio per le difficoltà economiche seguite alle due grandi guerre milioni di italiani lasciarono l’ Italia. http://it.wikipedia.org/wiki/Emigrazione_italiana
    Si è trattato di un vero esodo di massa! Era in ampio numero forza lavoro giovane. Anche questo ha dato una bella mazzata al rapporto giovani/anziani della nostra nazione, visto che tantissima parte di essa non è più ritornata.

  31. @Giovanni eh che da come avevi scritto sembrava che non credevi che Simone si potesse portare 50 quintali (tutti assieme) sulla schiena… e te credo 😀

  32. Dalle ultime notizie
    ANSA.IT, c’ è ben poco da sottovalutare, in termini di pericolo.
    Frase banale e scontata: forse.
    Da parte mia, con il mio misero cervellino, ho capito da tempo che la situazione piegava al peggio.
    Che fare?
    Correre ai ripari, costruire una zattera di sopravvivenza e resistere alla tempesta.
    Personalmente, prima di affondare, probabilmente vedrò molti cadaveri, considerato il fatto che mi sono mosso per tempo, nel mettermi a riparo.
    Bando però all’egoismo.
    Lavoriamo,per salvare il salvabile, sia individualmente, che collettivamente.
    RICETTE PARTICOLARI?
    Abbozziamole assieme,… se volete.

    Buon fine settimana
    VALE

  33. Temo che Renato abbia ragione da vendere.
    Abbiamo avuto una guerra civile, 65 anni fa e le sue conseguenze ce le portiamo ancora oggi sul groppone.
    Chi conosce qualcuno ancora in vita che abbia partecipato a quegli anni farebbe bene a farsi raccontare che cosa è successo (io corro da mio suocero), di cosa e come viveva la gente, così, tanto per farsi un’idea di quel che nel peggiore dei casi potrebbe anche succedere.
    In passato situazioni di crisi così acute si sono sempre risolte nel sangue. Una bella guerra fa piazza pulita delle aspettative della gente, lascia tante belle macerie e -oplà- si riparte con la crescita. Che ci muoiano delle persone, chissene.
    Oggi non ci siamo più abituati, ma nel secolo scorso di guerre ne abbiamo combattute tre in quarant’anni (senza contare la guerra civile e la guerra fredda). La pace non è affatto una conquista definitiva, nè scontata.
    Brrrrrr….

  34. A proposito:
    Nella scorsa pagina,
    c’ è un individuo che mi pone domande personali,
    sulla mia attività,
    sia di natura giuridica che fiscale.
    VITTORIO, Sbaglio, o sei proprio tu?

    Scusate, ma sono in partenza per ANDORRA, a contare il mio malloppo milionario.

    P. S: Silvan, quando gusto le giuggiole, a volte ti penso,anche se non mi posso lontanamente paragonare a te.
    Non so se rapportarmi più direttamente, o meno.
    Pazienza, scusa se ti ho fatto perdere tempo prezioso.

    VALE

  35. Ciao Simone, complimenti ancora per ieri!
    Sei sempre così o ci hai dato dentro vista la situazione….
    Chi coordinava e una buona parte del pubblico credo che fosse lontanto anni luce…ma questa è una mia opinione…
    Avanzi uno spritz ma in altro contesto!
    Basi e struchi!

  36. Considerazioni sparse.

    1) Vedo che dalla Filologia Lava siamo passati alla Filologia Slava. Evvai!

    2) Piantatela di battibeccare, mi avete stufato. E non tiratemi in mezzo, che già qui si sta stretti.

    3) Buonanotte.

  37. Se riesci a tenere la testa a posto quando tutti intorno a te l’hanno persa e danno la colpa a te,
    Se puoi avere fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te,
    Ma prendi in considerazione anche i loro dubbi.
    Se sai aspettare senza stancarti dell’attesa,
    O essendo calunniato, non ricambiare con calunnie,
    O essendo odiato, non dare spazio all’odio,
    Senza tuttavia sembrare troppo buono, né parlare troppo da saggio;

    Se puoi sognare, senza fare dei sogni i tuoi padroni;
    Se puoi pensare, senza fare dei pensieri il tuo scopo,
    Se sai incontrarti con il Successo e la Sconfitta
    E trattare questi due impostori allo stesso modo.
    Se riesci a sopportare di sentire la verità che hai detto
    Distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per gli ingenui,
    O guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte,
    E piegarti a ricostruirle con strumenti usurati.

    Se puoi fare un solo mucchio di tutte le tue fortune
    E rischiarlo in un unico lancio di una monetina,
    E perdere, e ricominciare daccapo
    Senza mai fiatare una parola sulla tua perdita.
    Se sai costringere il tuo cuore, nervi, e polsi
    A sorreggerti anche quando sono esausti,
    E così resistere quando in te non c’è più nulla
    Tranne la Volontà che dice loro: “Resistete!”

    Se riesci a parlare alle folle e conservare la tua virtù,
    O passeggiare con i Re, senza perdere il contatto con la gente comune,
    Se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi,
    Se per te ogni persona conta, ma nessuno troppo.
    Se riesci a riempire ogni inesorabile minuto
    Dando valore a ognuno dei sessanta secondi,
    Tua è la Terra e tutto ciò che contiene,
    E — cosa più importante — sarai un Uomo, figlio mio!

    (Se di R.Kipling)

  38. Scusate ragazzi, mi sembra che venga sottovalutato un pochino il problema.
    Qui se l’Italia va a gambe all’aria altro che boschi, erbe selvatiche e funghi. Non siamo più numericamente quelli di 50 anni fa. Oggi siamo molti di più, con meno spirito di sacrificio e maggiore aggressività. Se la gente arriva alla fame e non ha più niente da perdere non oso pensare a cosa può succedere.
    Chi ha terra, bestiame, risorse naturali in genere pensa di potersele godere da solo?
    Auguriamoci che il sistema, per quanto iniquo, regga. Altrimenti son dolori, per tutti.
    Impegnamoci casomai a rettificare le storture del sistema, a renderlo più umano. Ma non credo lo si possa far collassare completamente senza gravi ripercussioni, soprattutto per i più poveri.

  39. @signorina etc… Tesoro caro, ho un’idea abbastanza precisa di quanto pesa la legna e dello spazio che occupa. Ma nella mia legnaia da dilettante ce ne stanno solo 15 quintali…

  40. Molto bella la storia di Mattia Red….direi che in quanto a radicalismo supera Simone…ho sentito male o lui con 500 € ci vive 6 mesi ?!?
    Certo l’inverno dentro una roulotte deve essere dura, ma a 23 anni è troppo bello

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