Stasera penso…

Stasera penso a un mucchio di cose, tutte insieme. Sarà che sono sbarcato ieri, che ora mi ritrovo qui, in questo strano eremo, dove non si fanno sconti, dove un’ora non è un’ora, come diceva Tennessee Williams, “ma una goccia di eternità che ti è caduta nella mano”. Stasera penso…

…a questa vita che va, ai miei genitori che progrediscono nell’età, e il tempo so già che non sarà abbastanza per tutto quello che serve, che vorrei. Penso ai giorni appena trascorsi in mare, nella luce abbagliante, tra le onde, col vento forte che ci piegava come fossimo niente. Penso alla mia compagna, che è sempre di buon umore, che dio la benedica, che mi tiene per quello che sono, e che quando sorride sembra che stia scoppiando una cometa. Dipinge la vita sulle tele, cercando colori che non esistono. Stasera penso…

…al romanzo che sto per scrivere, alle emozioni che darà, se ne darà, alle storie che si intrecciano. Alcuni personaggi sono già qui, accanto a me, ogni giorno. Durerà del tempo, questa coabitazione, poi scompariranno, e mi ritroverò nuovamente solo. Chi scrive sa quello che dico. Penso alle prove, quelle superate, quelle almeno tentate, quelle che mi aspettano. Quanto coraggio c’è voluto, quanto ce ne vorrà? Sarà abbastanza, quello che ho? Si possono speigare, queste cose? Stasera solo domande, per le risposte serve un tempo e uno spazio che ora non c’è.

Ho pensato anche a chi è scomparso. E’ vivo, certo, ma chissà dov’è. Chissà che fa. C’era un tempo in cui mi voltavo e lo vedevo, anche e soprattutto se non c’era. Stasera lo vedo ma non c’è. Quelle donne, quegli uomini, e io con loro. Chissà dove sono. Dove sono loro, dove sono io con loro.

Stasera penso, sul divano, con un bicchiere in mano. Domani chiamo Mauro Corona per scrivere un libro a quattro mani. L’idea ce l’ho, chissà cosa ne pensa lui. Poi finirò la doccia, che ho tolto e rifatto. Sembra il bagno di una nave. Il 23 forse vado a tagliare le reti del non-cantiere coi no TAV. Voglio vedere di persona quel che succede, per una volta voglio vedere, non sentire al telegiornale. Sentire non basta. La mia libertà serve anche a questo.

Stasera c’è tanta roba dentro, intorno. Troppa perché possa capire. Ma bene così. Non ho perso un attimo di queste giornate. Tutto ha fatto breccia, tutto è passato, tutto dentro. E macera, germina, germoglia. Credo che qualche poeta potrebbe chiamarla vita. Beati i poeti, che gli bastano tre parole per dire tutto! E per capire, almeno intuire.

Chissà… Stasera penso

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117 pensieri su “Stasera penso…

  1. “Non ho capito chi sarebbe l’ “Uno a caso”, ma ‘un fa nnulla.”

    @ Sandro59 Sì, sono d’accordo con te. Mon fa nulla. Niente di che, come dico io.

  2. @Simone
    Scusami tu. Non ho messo il riferimento e ti ho portato a pensare mi rivolgessi a te.
    Come hai visto dalla successiva risposta di Silver, così non era.

    @Silver
    Non ho capito chi sarebbe l’ “Uno a caso”, ma ‘un fa nnulla.

  3. Istinto, Sandro59, istinto e intuito: sensazione e quelle mie non sbagliano mai! Nonostante co soa chi si ostina a volermi mostrare una realtà diversa. Uno a caso.

  4. […da quando SO che sono taroccati e inventati di sana pianta].

    Dici di saperlo, non di sospettarlo.
    Mi piacerebbe sapere come hai acquisito tale certezza, se lo vuoi dire.

  5. Buongiorno, Sandro59: i commenti li avevo letti anch’io e mi erano sembrati perfettamente all’altezza del resto, ovvero demenziali. Per altro, ormai, li leggo raramente: per la precisione da quando so che sono taroccati e inventati di sana pianta, a fornire una caleidoscopica serie di punti di vista. Ipotesi che il mio cervello non aveva minimamente contemplato, da ingenuotta quale sono. A cosa servirà? A riattivare la capacità di giudizio in chi ha il cervello ottenebrato da una versione omologata dei fatti, grazie alla televisione? O, più banalmente, a far numero? Oppure a stimolare l’empatia, cioè la capacità di immedesimarsi nei panni altrui? Io sono sempoliciotta e mi sa solo di presa in giro nei confronti di chi legge, attuata con la collaborazione di chi l’appoggia: motivo per il quale quel giornale ho smesso di comprarlo e mi rifiuto di registrarmi per commentare. Per fortuna in questo blog non corro alcun rischio: ci sono migliaia di lettori, anche se sono sempre i soliti noti a commetare; ma c’è sempre il buon nome del Perotti a garantire l’assoluta trasparenza e serietà della gestione. Certo, soffre di acrasia, per usare un neologismo comparso di recente sulla nuova edizione dello Zingarelli, ma qualche difetto dovrà pure averlo, quel sant’uomo, che diamine?!

  6. @Silver

    Sono andato a leggermi l’articolo che hai linkato. I commenti non mi sembravano malaccio (hanno praticamente demolito l’autore).
    Particolarmente divertente doglo che cita Eelst:

    [21 ottobre 2011 alle 14:29
    Mah: tutta questa menata per cosa…almeno hai limonato?]

    …con ‘inevitabile controcanto di:

    [COOKIE
    21 ottobre 2011 alle 16:35
    “..no ragazzi non scherziamo,
    lei non è come tutte le altre…”].

  7. Sei un grande Simone! Le prime 10 righe di questo post, sono poesia!
    Tra l’altro ho da poco finito di leggere il tuo libro “Avanti Tutta” è ti ammiro molto per quello che dici, fai e farai. Finalmente qualcuno che ti faccia riflettere in queste mondo. Buonagiornata

  8. Splendido Terzani, un bacio in fronte a chi l’ha messo. Per altro, capita a fagiolo con le mie riflessioni attuali, dopo aver letto questo ameno post.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/10/21/la-proprieta-dei-tormentoni-della-rete/165399/

    Ma i problemi nella vita, possono davvero essere questi? O il fatto che lo siano la dice lunga sul cervello malato di certa gente? Questo post è puro delirio: mi piacerebbe segnalare le mie considerazioni all’autore, ma se sono obbligata a registrarmi il gioco non vale la candela, per quanto mi riguarda; ovvero, significa che il prezzo non lo pago (mi costa troppo) e che può fare a meno delle mie considerazioni. Peggio per lui. Sguazzi in mezzo ai deliri dei registrati: sono in linea con i suoi.

    Saluti in salita.

  9. Grazie Mauro,

    Se ti piace la poesia, sul forum di Tiziano Terzani c’è una bellissima discussione che si intitola Un Oceano di poesie, su Zibaldone.http://tizianoterzani.forumfree.it/?t=52578974&st=225#lastpost
    Terzani scrisse Saranno i poeti a cambiare il mondo.
    Perchè hanno il coraggio di sognare.
    Quel coraggio di cui Simone parla nel post odierno.
    Perchè coraggio non è solo compiere gesta eroiche, salvare una persona che sta affogando, o che si trova in pericolo di vita.
    Coraggio è andare avanti, quando tutto sembra contro. Superare i propri limiti, credere di potercela fare. Sempre.
    Coraggio è vivere questa vita, che noi amiamo complicare, ma che è così semplice.

    Vittorio, penso anch’io che entro poco tempo saranno tante le persone che si manifesteranno per esprimere la loro idea di mondo.
    Per ora si dà voce solo a chi ha subìto un dramma, a chi è vittima di un fatto di cronaca nera. Il pensiero positivo non fa notizia, quando il Potere vuole che la massa sia tenuta nell’oscurità del non sapere.

    Bisogna aggiungere vita alla vita.
    E risvegliarsi dall’ipnosi.

    Buona giornata

    Carla

  10. @Vittorio: grazie per la tua risposta. Ho letto il discorso del duce che hai citato.
    Non sono in grado di dire cosa sia fascista e cosa non lo sia. Non me ne importa nemmeno più, di pensare o di parlare con un linguaggio legato ad una sola ideologia di massa, perché non c’è, non esiste. Non lo dico solo perché lo leggo o lo sento cantare da Gaber, ma perché ho visto e vissuto troppe contraddizioni. Si potrebbe dire “e meno male!”.
    Nel 1925 c’erano due fazioni alla camera, mentre ora no. Ora ci sono i cittadini uniti contro la politica di qualsiasi corrente. Io, in questo movimento, mi ci riconosco e ci riconosco anche i giovani che le hanno date e che le hanno prese in questi giorni.
    Ricordo un libro di Massimo Fini, contro la democrazia, che ho trovato illuminante.
    Questo è sempre stato un paese di tramacci ed ora abbiamo “solo” uno stato privatizzato, completamente in balia di interessi privati. Mentre per me il diritto resta qualcosa di sacro, di luccicante e pulito, il simbolo della ragione umana; per fare politica devi avere la vocazione.
    E se decidi di fare un mestiere, devi mettere in conto il rischio sul lavoro. Per un muratore è cadere dall’impalcatura, per un falegname tagliarsi con la sega, per un politico ricevere uno, cento, mille oggetti contundenti sulla faccia. Ti sembrerò strana, ma secondo me questa è una cosa bellissima, quasi poetica.
    E’ invece terribile pensare che ora io stia pensando e ragionando proprio come il nemico vorrebbe: sento l’esasperazione che accende la rabbia ed aziona la violenza.

  11. Ehm, la concordanza si può fare “ad sensum”
    – ne servono il 60% in meno
    oppure “a vicinanza”
    – ne serve il 60% in meno
    Così almeno diceva la mia prof di Italiano delle medie.
    Secondo lei sarebbero valide grammaticamente entrambe le forme.
    Magari sul sito dell’Accademia della Crusca c’è qualcosa di più.

  12. Grazie del tuo commento,
    Capitan Perotti, tu senza ombra di dubbio, hai esperienza specifica,in materia.
    Ne prendo semplicemente atto.
    Confidiamo tutti,in un miglioramento della situazione.
    Saluti
    VALE

  13. Anna, simpatica.
    Non ci sono limiti particolari,
    alle virgole.
    Piuttosto:”ne serve il60% in meno”,
    oppure
    “ne servono il 60 % in meno”
    Buona giornata ANNA,
    dai comunque
    l’impressione di una donna con le idee chiare.
    Buona giornata a te
    Vale

  14. Vale, ho detto “manipolazione”.
    Che significa, ad esempio, dare risalto a scemenze come la reintroduzione del grembiulino o il maestro unico “come una volta” quando il governo sta varando otto milardi di euro di tagli alla scuola (l’unica speranza di futuro per il paese) per trovare le risorse per pagare il disastro Alitalia. E stimolare un dibattito pubblico infinito su questo, e sui Crocifissi nelle scuole. Quando la realtà è che nelle medesime si sta abbattendo la scure della coppia Tremonti-Gelmini.
    Significa scrivere fiumi d’inchiostro e trasmettere centinaia di ore di programmi tv nei quali si discute su dati forniti da un ministero (il 97% della spesa del MURST è in personale, non si può andare avanti così) traendo quindi conlusioni sull’inefficienza degli insegnanti, senza evidenziare che non può essere diversamente, visto che tutte le altre spese, quelle sulle infrastrutture, sono a carico degli enti locali.
    E su questo e su altri temi potrei andare avanti per ore.

    Potresti, se non lo hai già fatto -perchè sei persona acuta- leggere questo libro:

    http://en.wikipedia.org/wiki/Manufacturing_Consent:_The_Political_Economy_of_the_Mass_Media

    C’è sicuramente di meglio (Simone, ci suggerisci qualche lettura sul tema?), ma questo è molto lucido.

  15. @ Carla
    dire che sono d’accordo con te è dir poco. Parola per parola, concetto per concetto.
    Dobbiamo tutti, individualmente, fare la nostra parte affinché le persone capaci di andare controcorrente siano sempre di più… E prima o poi vedrai che saremo una massa critica capace di cambiare veramente questo insostenibile stato di cose.

  16. Ho sempre pensato che sia demenziale fare qualcosa di cui non si sia pienamente convinti, specie quando ci si mettono il nome e la faccia. Non bastasse, credo anch’io che qualsiasi reazione, anche minima, si presti ad essere enfatizzata e strumentalizzata, dopo quel che è successo a Roma, con il fine di inasprire la repressione di qualsiasi forma di dissenso collettivo. I rischi ci sono, c’è poco da illudersi. Basti vedere il successo degli ultimi referendum che sta spingendo il solito noto ad inventarsi un modo per toglierlo di mezzo. La politica concepita come annichilimento dell’avversario e della sua possibilità di espromersi, insomma, visto come ostacolo da eliminare e non come interlocutore degno di rispetto. Sì, c’è poco da illudersi con chi ha una visione simile della politica e negarlo è da mammolette.

  17. Penso. Che la lamentela non porta nessun cambiamento. Alzarsi da soli. Imparare che non possiamo cambiare nessuno se non noi stessi. Anche il più piccolo gesto quotidiano dev’essere fatto con coerenza.
    Io non mi offendo e non mi arrabbio. Ma dico sempre quello che penso. Anche se sbaglio. E sono pronta ad ascoltare, soprattutto le critiche. E a cambiare idea, quando mi viene dimostrato che sbaglio.
    Io vedo intorno a me una grande trasformazione. Persone che sino ad un anno fa non si informavano, non prendevano parte alla vita della collettività, oggi vogliono sapere…Leggono e ascoltano chi ha da dire qualcosa. Ma non si può cambiare dall’oggi al domani. Ci vuole tempo. Deve essere un processo graduale. Ognuno deve fare la sua parte. Gli onesti, che sono tanti, non possono stare a guardare.
    I giornali, i mezzi di informazione, ci portano in una direzione che è la loro linea editoriale, la loro idea di società, di mondo. Se io voglio un mondo diverso, non leggo Il giornale, magari compro E-Il mensile oppure Micromega perchè ritrovo gli ideali in cui credo. Guardo Report, Presa Diretta, Che tempo che fa. Fabio Fazio in questa edizione sta portando in studio personaggi come Ermanno Olmi, Erri De Luca, Don Andrea Gallo. Per dieci minuti parlano direttamente col pubblico e dicono qual è il mondo che desiderano. Fazio ha il coraggio di far parlare chi è controcorrente, chi non è omologato, chi ha un cervello e lo usa.E viene ascoltato. Poi ci sono quelli che continuano a guardare Il grande Fratello, La vita in diretta o il Tg di Minzolini. Ma diminuiscono ogni giorno di più. Enzo Biagi, per esempio, aveva sempre un modo elegante di presentare i fatti. E di dire la verità.E’stato mandato a casa in modo vile.
    Insomma, quello che voglio dire, è che gli intellettuali formano l’opinione pubblica.
    Massimo Gramellini, Marco Travaglio, Michele Serra, Luca Telese…
    Poi so che il mio approccio alla realtà dà fastidio a chi vuole vedere tutto nero, tutto sporco, tutto guasto.
    Non è così.
    C’è tanta bellezza intorno a noi, ma “non si vede bene che con il cuore”.
    Buonanotte, compagni di viaggio
    Carla

  18. @ 1light
    “Credo che i forti cambiamenti sociali, anche se passano attraverso la violenza, siano fisiologici. Vedo che è sempre stato così.”

    Qualcun altro disse nel 1925, in un celebre discorso alla Camera:
    “Quando due elementi sono in lotta e sono irriducibili, la soluzione è la forza. Non c’è stata mai altra soluzione nella storia e non ce ne sarà mai.”

    Perdona l’accostamento, non voglio darti della “fascista”, anzi è evidente che è vero il contrario, ma è fondamentale non cadere nell’ennesima semplificazione ideologica, cioè il facile tranello dell’apologia della violenza.
    E’ proprio quello che vogliono loro, è pienamente funzionale al gioco di potere.
    I regimi hanno bisogno di un nemico.
    Leggi tutto il discorso di Mussolini da cui ho estratto quella frase e poi confrontalo con il Berlusconi di quello che io considero il “secondo ventennio fascista” in Italia (1994-2013).
    La c’era il nemico repubblicano eversivo, oggi abbiamo i magistrati criminali di Berlusconi, i fannulloni di Brunetta, i romani ladroni di Bossi. Insomma, dei buoni nemici da coltivare e usare secondo necessità.

    Perfino la “democratica” DC è riuscita a protrarre per 40 anni malgoverno e fallimenti grazie al nemico comunista mangia-bambini che sembrava sempre alle porte. E poi, guarda caso, finita la violenza, caduti i muri, chiusa la pagina del terrorismo, ritrovata la pacificazione sociale… la DC è collassata su se stessa, sulle sue contraddizioni, sulla sua immoralità.

    A quel punto pensavamo di essere liberi, ma arriva sul più bello Berlusconi… il quale va immediatamente a caccia di quanti più nemici riesca a trovare: magistrati, comunisti, cooperative rosse, grilli e grillini, cui lega a triplo filo i suoi destini. Va tutto bene pur di avere un nemico. Risultato: tutti caduti nel tranello… pensa alla pletora di segretari post-comunisti (Occhetto, D’Alema, Veltroni, Fassino, presto Bersani ecc. ecc.) tutti intrappolati e stritolati dalla dualità berlusca/antiberlusca…

    Tu con frasi come “Se ti metti in politica e fai quel che fai, in più con quella faccia e quel sorriso da stronzo, devi mettere in conto che ti possano ferire e anche far fuori” fai involontariamente il gioco di Berlusconi, sei funzionale al suo modello di potere. Contribuisci a far scrivere fiumi di parole sui giornali sulla necessità di leggi speciali, di pugno di ferro, di linea dura.

    E ti condanni alla sconfitta. Perdona la franchezza.
    In un altro commento ho detto che secondo mel’indignazione va bene se è premessa dell’impegno, adesso aggiungo che non va bene se è l’anticamera della rabbia che porta alla violenza.

  19. Capitan Perotti,
    se vuoi scrivo con toni più eleganti,
    la sostanza non cambia.
    Di giornalisti seri e professionali,
    mi risulta ne esistono diversi.
    Anche qui basta scegliere.
    Verissimo, che esistono personaggi che è meglio perdere che incontrare.
    Ritengo azzardato affermare di una vasta,o addirittura totale manipolazione dei mass media.
    Grazie per l’ attenzione.
    VALE

  20. Se non si era capito alla fine volevo scrivere “che NON vada solo nella direzione della repressione”

  21. Anche oggi a Roma è piovuto, per fortuna non pietre, ma riflettevo sul fatto che i due episodi (Black Bloc e nubifragio apocalittico) forse sono figli della stessa causa….L’inquinamento globale.

    I black bloc, da che mi ricordi, sono nati come movimento anarchico all’interno di manifestazioni su temi legati alla globalizzazione per colpire i simboli della finanza e gettare nello scompiglio tutte le sigle organizzate dentro (es. i partiti, le sigle sindacali, i movimenti etc.) e fuori (polizia, servizio d’ordine, giornalisti etc.) i cortei.

    I nubifragi invece sono sempre più frequenti e credo sia ormai chiaro a tutti che ci sono in atto cambiamenti climatici di grosse proporzioni.

    In tutta questa violenza della natura (uomo e meteo) qualcosa di positivo forse si può trovare e credo che abbia molto a che fare con il post di Simone……Queste cose possono indurre anche le più grandi facce da culo alla riflessione.

    Non basta criminalizzare chi infierisce sulla macchina o sul negozio di un povero cristo, ma bisogna chiedersi come mai esce fuori tutta questa rabbia e dopo esserselo chiesto magari cominciare a fare qualcosa che vada solo nella direzione della repressione.

    Un saluto a tutti,
    Mauro

  22. Amici, attenzione che manipolare notizie, significa alterare, falsificare, quindi dichiarare il falso.(è reato, tra l’ altro)
    Io andrei MOLTO cauto, a scrivere tutto ciò.
    Una domanda?
    Esiste o no una base di partenza legata ad un fatto?
    Nel caso di Roma, vi è stata guerriglia urbana, o mettiamo in discussione anche questo, fatto?
    Giusto per intenderci, almeno qui.
    Verissimo invece, che il giornalismo è legato a correnti politiche.
    Buona serata a tutti
    VALE

    • No Valentino. Manipolare non significa dichiarare il falso. Vuol dire mostrare le cose da angolazioni che producono opinioni diverse. Ti faccio un esempio. “Omicidio: un giovane albanese ha colpito con una chiave inglese una donna che passeggiava di fronte a casa sua”. Partire, nella notizia, con “un giovane albanese” è già una interpretazione. Comes se quando a uccidere è un italiano cominciassero dicendo “Un giovane italiano senza lavoro…”. Il fatto che quel tale sia albanese per alcuni è elemento sostanziale della notizia (tanto da metterlo nel lead, cioé nella prima riga) oppure no, è cosa che si dice nel testo a seguire, quando si racconta il tutto dettagliatamente.

      Ma il fatto stesso di dire o non dire qualcosa è manipolazione. Come anche l’ordine delle notizie: un conto è mettere una notizia in apertura di TG, un conto è metterla come decima notizia. Sai, come tutti sanno, che il TG ha una curva d’attenzione, come anche i quotidiani hanno una curva di lettura: nei TG l’audience massima è sull’apertura, sui titoli, e poi scema fino al 70%. Nei quotidiani la readership, cioé la percentuale di lettura dei pezzi, al di là del titolo, segue una curva analoga. Mettere una notizia in taglio basso, pagina sinistra (la destra è molto più letta), a metà giornale, significa dare un messaggio al lettore: “questa notizia non è decisamente tra le più importanti”. E via così. Posso scriverti circa seicento pagine di questi esempi.

      Attenzione: leggere, seguire, informarsi, senza SPIRITO CRITICO, o pensando che i media riportino semplicemente è fatti è assumersi una grave responsabilità in ordine a come ci si forma la propria opinione.

      Ciao.

  23. Non capisco la necessità di scrivere sul fatto che non andrà alla manifestazione NO-TAV.

    Ci sono già molti poteri forti che spingono a non andare ad una manifestazione GIUSTA.
    Con le solite armi a loro disposizione (non bastassero quelle vere), la paura che trasmettono alle persone semplici per continuare ad abusare della loro posizione già molto dominante, il metodo ‘dividi et impera’ di antichissima memoria, la violenza subliminale di tutti i giorni che è ancora piu’ viscida e pericolosa di quella di un cittadino esasperato, il mainstream dei media e della DISinformazione…

    Ora anche Lei doveva portare acqua al mulino sbagliato?
    Per dignità avrebbe fatto meglio a restare in silenzio, in tanti non andranno alla manifestazione, ma remare contro, contro chi ha già moltissime difficoltà a difendere dei sacrosanti diritti è criminale!

    un (nessuno e centomila) deluso.

    • Pedro ciao. Sotto un certo profilo ha ragione. Quando ci sono grandi contrapposizioni è bene non fare distinguo troppo sottili, si rischia di essere intempestivi. Ma sotto un altro profilo è molto importante “parlare” al movimento, far sentire la propria voce. Quel movimento è sacrosanto, l’ho scritto, anzi, è una risorsa per il Paese, che può vedere che noi, almeno attraverso l’azione di nostri concittadini, non siamo morti, non siamo bolliti. Proprio per questo occorre dare il proprio contributo per evitare errori che possono ridurne fortemente l’impatto. Quel movimento non deve sbagliare, perché se sbaglia non solo riduce le sue possibilità d’azione e di effetto, ma impoverisce anche le nostre speranze. Grazie del commento, in ogni caso.

  24. Concordo, ancora una volta, con Simone.
    Nei media, tutti i media, dove anch’io ho lavorato e lavoro, tutto è manipolazione.

  25. Cara CARLA,
    abbi pazienza,
    scrivi un commento che mi lascia basito.
    Vecchie retoriche che non portano a nulla.
    I mass media diffondono paura?
    Scrivono, con sfaccettature diverse ciò che accade, nulla più.
    Per chi non se ne ancora accorto, stiamo
    andando al peggio e nulla più.
    Se siamo un paese alla deriva,
    è per il solo fatto che ce lo meritiamo.
    Siamo un popolo di furbi ed arraffoni, ove prevale egoismo e stato di diritto.
    Paghiamo e pagheremo per ciò che abbiamo seminato.
    Sono molto schietto e diretto,
    è inutile far giri di parole.
    Ci hanno sodomizzati,
    “godiamoci la sorpresa annunciata e voluta”.
    Quello che più mi fa incazzare,è lo
    stupore di questo periodo, da parte di molti concittadini.
    Dove stà la novità?
    Boh…
    Vado a farmi un break al parco in bici; sarà meglio.
    VALE

    • Non sono d’accordo sul tema dell’informazione Valentino. Radicalmente. Nei media, dove ho lavorato a lungo, la manipolazione è enorme. Sul resto, con toni diversi, ok. Ma sui media sbagli.

  26. Penso. Alla responsabilità che hanno i mezzi di informazione nel formare le opinioni altrui, nell’esprimere giudizi, nel fomentare paure.
    In questi giorni non si fa altro che parlare degli espisodi di violenza, vanificando gli sforzi che gli organizzatori della manifestazione hanno fatto per portare in piazza le ragioni di chi vuole vivere in un Paese normale, dove un Presidente del Consiglio indagato, corrotto,processato, che induce alla prostituzione delle minorenni, non rimane alla guida di una nazione, dove la scuola viene valorizzata e non ridotta a brandelli, dove la sanità è un servizio per tutti, dove i giovani sono il tesoro della società e non i rifiuti.
    Gli episodi di violenza sono stati studiati e messi in atto da una minoranza manipolata e manovrata da chi ha tutto l’interesse a mantenere le cose così…in questo stato di marciume. Chi vuole annientare la volontà dei cittadini, rendendoli sudditi del potere, vuoi politico vuoi mediatico o culturale.
    Le persone sono omologate, comprano le stesse cose negli stessi posti vanno in vacanza nello stesso mese partono alla stessa ora. E al potere sta bene così.
    Ma c’è un risveglio, nelle coscienze.
    Ogni singolo individuo pensa e agisce contro il monopolio della VITA.
    E’un processo lungo.
    Che l’ostacolo di episodi violenti non può fermare. Lo può solo rallentare.
    Ma la determinazione di queste belle persone che ho visto manifestare con gioia andrà avanti nonostante l’ottusità dei black bloc.
    Ogni rivoluzione ha i suoi costi.
    E quella in atto è una rivoluzione.
    Di chi non vuole più delegare ma conoscere e condizionare le decisioni che ci riguardano da vicino, perchè sono le nostre vite, le cose che facciamo ogni giorno.
    Cosa mangiamo, dove e come studiamo, come e dove curarci…
    E in Val di Susa andrà tutto bene…
    Ne sono certa

  27. Non prendo nessuna posizione riguardo ai bb, non riuscirei nemmeno a farmene un’idea precisa perché non credo nell’informazione pulita; so che tutti si sono schierati contro di loro per non perdere voti e benedizioni.
    Quando leggevo le notizie su Egitto, Marocco e Libia, mi chiedevo: perché in Italia non succede? E mi rispondevo perché non siamo abbastanza stanchi, non siamo stati violentati abbastanza.
    Ho pensato più volte alla necessità di una vera rivoluzione in Italia, ammettendo che non possa essere fatta soltanto con la parola e le urne. Credo che i forti cambiamenti sociali, anche se passano attraverso la violenza, siano fisiologici. Vedo che è sempre stato così.
    Come quella volta che il tizio si è preso il souvenir del duomo in faccia: ehmbè? Che credevi, che fare il politico non comportasse anche questi rischi? Se ti metti in politica e fai quel che fai, in più con quella faccia e quel sorriso da stronzo, devi mettere in conto che ti possano ferire e anche far fuori.
    Se hai degli alti ideali, se credi di poter servire alla società, se senti che sei fatto per questo, non temi nulla, neanche i black bloc. Ma se questi ideali non li hai e non li hai mai avuti, allora mandi avanti la tua polizia, i tuoi giornalisti e fai apparire un’importante manifestazione nazionale come fosse stata una rissa da stadio.

  28. esco dal tema indignati-violenza-antisistema…. rientro nel tema del post: riflessione personale, momento di intimita’ con se stessi , con il mondo , con la vita.
    che bello! questa e’ vita.
    per 8 mesi sono riuscito a recuperare questa dimensione, oggi sono rientrato nel vortice della routine, della fretta , della corsa, della velocita’, della competitivita’…. e non ci riesco quasi piu’.
    sarei bugiardo se dicessi che cio’ che faccio mi rattrista , perche’ invece mi appassiona e mi piace.
    il problema sono solo i tempi…. troppe cose in troppo poco tempo…. tutta una corsa.
    e invece come dice simone e’ bello fermarsi e riflettere guardando passato presente e futuro.
    da il senso della vita.
    e permette poi di condividere se stessi e la propria esperienza con il mondo . condividere , che bel termine! il termine inglese sharing va oggi molto di moda…. l’espressione latina cumdividere e’ ancora piu’ piena e importante.
    saranno anni difficili i prossimi per tutt noi ma alla fine la violenza non sara’ la soluzione, la condivisione si. Ma sara’ un lungo percorso tutto da condividere e lungo il quale fermarsi a riflettere.
    un saluto
    mf

  29. I recenti episodi delinquenziali,
    sono frutto di una parte di società marcia,
    ribelle alla democrazia ed alle sue regole.
    La libertà di un individuo, finisce nel momento,in cui invade,
    quella di un altra persona.
    Nulla giustifica violenza e guerra.
    Ci dovremo abituare a tensioni sociali sempre più gravi e frequenti, se consideriamo la gravità della situazione generale.
    Auguri a tutti, in special modo ai più giovani.
    VALE

  30. @Vittorio:
    molto vero quello che dici. Infatti quando leggevo le motivazioni di quelli che “spaccano” mi chiedevo: “ma ci credi davvero o ti hanno programmato per dire/fare così?” e nessun interlocutore a cercare di ragionarci insieme per capire se “il Sistema è sbagliato in quanto tale, da qualsiasi parte della barricata ci si trovi” oppure “se il Sistema è sbagliato perché si è tagliati fuori”.
    Allora se il Sistema è ingiusto tout court non serve a niente spaccare, ma bisogna tagliare i viveri allo stesso smettendo di comportarci da robot fatti per “lavorare/consumare/spendere/usare” etc.
    Se invece l’obiettivo è prendersi una fetta della torta, la lotta è doppiamente ingiusta perché non mira a far saltare il Sistema ma soltanto a perpetrarlo con nuovi attori protagonisti.
    Allora non è indignazione ma frustrazione e invidia e non ha niente a che fare con l’impegno necessario a ogni cambiamento.

  31. Aggiungo un mio contributo su indignazione e black-bloc.

    L’indignazione è una premessa sostanziale e fondamentale per l’impegno, ma non è ancora impegno, che è tutt’altra cosa.
    L’impegno è responsabilità. E la responsabilità passa necessariamente attraverso faticose distinzioni da fare ogni volta, che portano immancabilmente a scelte imperfette ma motivate. E quando rifiutiamo a prescindere qualsiasi scelta perché imperfetta, immancabilmente andiamo incontro ad esiti ancora più imperfetti o dannosi.
    Ad esempio intervenire o no in Libia? Usare o no la forza in certe circostanze? E venendo al tema TAV, sposare la via di un possibile progresso positivo, o auspicare una piena tutela ambientale contro l’insostenibilità di tante scelte infrastrutturali che hanno distrutto il Bel Paese?
    E qui do ragione a Simone quando dice “parto, vado là, voglio vedere, voglio capire”. Perché per scegliere non può bastare un telegiornale.
    Io con un percorso molto simile al suo ho scelto NO-TAV, ma nel pieno rispetto di chi la pensa in modo diverso, perché l’unica nostra possibile libertà sta qui, sta in un impegno che non è solo indignazione ma anche e soprattutto la capacità di sostenere la fatica delle distinzioni.
    E’ in altre parole lo stesso concetto del no e del si, mirabilmente argomentato da Simone, il primo visto come mero strumento… utile, indispensabile… ma non sufficiente.

    Qualcuno invece ritiene di avere sempre la risposta giusta, senza mediazioni e senza contraddittorio. I vari livelli di “indignazione” stanno quindi su un continuum molto fluido, alla cui estremità si trovano i black bloc, i quali riescono a trovare terreno fertile nelle manifestazioni nostrane data l’estrema superficialità di quella che io chiamo “l’indignazione all’italiana”, fortemente politicizzata, contesa tra alcune forze politiche e derisa dalle altre, che in buona sostanza si muove su ben determinate ed altamente dogmatiche etichette valoriali, rifiutando appunto la fatica delle distinzioni.

    Questa modalità di “indignarsi” non porta altro che verso un massimalismo etico che parte si da premesse giuste, ma si ferma lì, individuando principi astratti, pretendendo di vederli realizzati immediatamente e per intero, altrimenti “spacchiamo tutto”, senza accettare un percorso che inevitabilmente si snoda su un sentiero di contraddizioni.
    Soprattutto si capisce quanto siano astratti questi principi quando per qualche ragione finiscono per toccare un proprio interesse personale (“not in my backyard”).
    Tanti pro-TAV la penserebbero in maniera diversa se avessero una casetta in Val di Susa, ma per par condicio pensiamo a tanti oltranzisti dell’indignazione verso la “casta”, per i quali magari si scopre ad esempio che in molti non pagano correttamente le tasse, e c’è subito pronta la giustificazione: “non mi danno i servizi per i quali pago”, “rubano i miei soldi e quindi mi auto-tutelo”. Not in my backyard, appunto. Di qua e di là. Su questo non vedo differenze di colore politico.

    E qui ha ragione in pieno Dona sui black bloc: si incazzano e distruggono perché non sono parte della grande abbuffata.
    Il vero problema però è che lo fanno con la giustificazione di principi morali superiori e non oggetto di alcuna possibile discussione, atteggiamento che è premessa di qualsiasi fondamentalismo, che sia politico o religioso.
    Il metodo utilizzato è vecchio come il mondo: vengono calati come verità-rivelazione alcuni elevati principi morali, che – ripeto ancora – sono assolutamente corretti e condivisibili, e poi si lasciano a decantare su uno strato astratto che coagula consenso populista, infiocchettandoli via via di giustificazioni anticipate per il peggio, per arrivare poi a dire “Quante volte ve l’avevo detto che ci scappava il morto?”
    Se ci pensate Mussolini, ma anche Berlusconi e Fidel Castro, hanno iniziato così.

    Vedete, in fondo un massimalismo etico alla Di Pietro deve immancabilmente rimanere al livello di enunciazione di principio per funzionare.
    Nel dipietrismo i distinguo non si è in grado di farli come premessa per un discorso di contenuti. I distinguo sono solo un fastidio ex-post, come quando si deve giustificare un figlio-trota che però in questo caso è intelligentissimo e meritevole, o salvaguardare l’onorabilità di una o più “amanti”, perchè se le ammucchiate le fanno su un letto politicamente corretto vanno considerate “donne libere” e non troie da Palazzo Grazioli.

    Che c’entrano, mi direte, il trota o le olgettine con l’argomento? C’entrano, c’entrano. C’è un fil rouge che unisce tutto. Si devono “unire i puntini” direbbe l’amato-odiato Steve Jobs.

  32. Anche un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo…Recita un proverbio cinese.

    Uno è la madre di centomila, dice Nichiren Daishonin.

    Ad un primo no ne seguirà un altro e poi un altro e un altro ancora…
    Le regole del gioco possono essere cambiate.
    I padroni della nostra vita siamo noi

  33. PS: non ho riletto prima di inviare ma mi rendo conto che nel tentativo di seguire il mio pensiero e renderlo comprensibile ho distrutto la lingua italiana 🙂

  34. Voglio condividere un pensiero e avere la vostra opinione, per capire se sto sbagliando completamente visione.
    E’ qualcosa che mi frulla in testa dopo ciò che è successo sabato a Roma. Ho letto le dichiarazioni di questi “black bloc” e in alcuni tratti confesso di averle trovate alquanto deliranti. Mi chiedo se credono davvero in quello che dicono quando parlano di “distruggere il Sistema con la violenza”.
    Mi chiedo se invece l’unico modo per distruggere il Sistema è in realtà rifiutarsi di farne parte, sottrarsi alle sue regole senza spaccare tutto. Semplicemente rifiutare gli spot pubblicitari, i condizionamenti che ti spingono a produrre/consumare in un loop infinito.
    Invece ho l’impressione che questa violenza, questo spaccare tutto, non sia invece il segnale della frustrazione di chi vorrebbe partecipare alla festa (leggi Sistema) e non è stato invitato. Come chi guarda la gente ingozzarsi di dolci in pasticceria e non avendo i mezzi per comprare pasticcini decide di spaccare la vetrina…
    Sto sbagliando tutto?

  35. Anch’ io stamattina al supermercato ho detto NO!
    Sapete a che cosa?
    All ‘acquisto delle gomme da masticare.
    Motivo?
    Sfiorano le 50 euro al kg; scritto in piccolo, piccolo.
    Piccola/ grande considerazione, su un
    fatto quotidiano: la scelta e la decisione.
    Un grande strumento, che noi tutti
    abbiamo a disposizione: utilizziamolo.
    Sempre se vogliamo…
    Buon dì a tutti
    VALE

  36. Buongiorno.

    No alla guerra per dire si al dialogo di pace
    No alle ingiustizie per dire si all’equità sociale
    No alla povertà per dire si alla ricchezza di tutti
    No all’inquinamento per dire si alla natura
    No all’ignoranza per dire si alla cultura
    No all’obbedienza per dire si alla libertà.
    Il NO è un mezzo non un fine.
    Il SI è APERTURA, COSTRUZIONE

  37. Ma che è ‘sta manfrina del sì e del no? C’è un referendum in vista, per caso? Io non ne so niente!

  38. “Dal cambio di nome del parco del Cilento, alla norma sull’insalata in busta:
    sono 2 delle 14 leggi di iniziativa parlamentare, approvate da gen ad oggi”. CORRIERE DELLA SERA, del 18 ott 2011
    Eh, no, stasera è meglio non pensi.
    SI SALVI CHI PUO…
    VALE

  39. Renato,

    io continuo a pensare che qualcuno dica sempre e comunque NO e basta.

    Se qualcuno dice SI, qualcuno deve pur dire NO !

    Oltre a questo NO cosa c’e’?..il nulla..

  40. Grazie. Non avevo mai sentito parlare di te.Ma ascolto sempre Radio Capital ed oggi c’eri tu intervistato da Silvia e Betty.
    Non credo alle coincidenze.
    Dovevo sapere del tuo libro Adesso Basta in questo momento della mia vita in cui voglio dire addio al mio lavoro sicuro per dedicarmi alla scrittura.
    Grazie.
    Con tutto il mio cuore

  41. @Luca:
    Non si dice NO e basta, si dice NO PERCHE’…, è i perchè ci sono e sono tanti.
    Sono buoni motivi, analizzati e certificati. Io non sono uno della Val di Susa, per come si ragiona in Italia me ne potrei fregare.
    Ma non si può continuare a distruggere inutilmente il territorio per i soliti interessi economici (ma quali? a si, quelli solo di qualcuno…) a scapito della collettività, che paga ed è pure avvelenata.

  42. “No si dice solo prima di dire Sì. E’ uno strumento, non un fine…”

    Tanto vale mettersi a 90°, dunque.

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