Contrazioni. Domani nasce…

Esce domani, il 3 maggio, in tutte le librerie. Un altro figlio, piccolo, sporco, con gli occhi chiusi. Vedremo se resiste, cresce, diventa grande. La mortalità infantile, nell’editoria, è ancora alta. Giornali e televisioni in lieve imbarazzo: finché c’era da parlare di stili di vita, lifestyle e cambiamenti originali… ponti d’oro. Ma parlare di scollocamento… in quest’epoca… Forse cominciamo a esagerare. Mi facevano un po’ snob, un po’ fighetto, pensavano che avrei mollato la presa dopo un po’. I primi giornali hanno già detto di no, che non ne scriveranno. Vedrete che, in generale, ne parleranno poco. Ma non fa niente. Quando qualcuno si imbarazza, allora è il momento di andare a fondo. Vuol dire che qualcosa di valore c’è.

Per i lettori di questo blog, in anteprima, le due pagine iniziali e quella finale tratte da “Ufficio di scollocamento”, scritto con Paolo Ermani, edito da Chiarelettere. Buona lettura. ciao.

Quando sarà tardi, già domani mattina, molti cittadini,
come alcuni malcapitati passeggeri della nave Concordia,
non riusciranno più a farcela. Cosa ha consentito il salvataggio
della gran parte degli uomini e delle donne su quella
nave, se non essersi ammutinati, essersi dati idealmente
da soli i sette fischi più uno, cioè l’ordine del «si salvi chi
può» che non arrivava dal comando? Se avessero atteso
ancora, confidando nel comandante, sarebbero morti. È
per la loro indisciplina che hanno portato a casa la pelle.

 

Questo libro

Nel capolavoro di Ridley Scott Il gladiatore un ufficiale dell’esercito romano impegnato in battaglia contro i barbari dice al generale Massimo Decimo Meridio: «I popoli dovrebbero capire quando sono stati battuti». E lui saggiamente gli risponde: «Tu lo capiresti? Io lo capirei?».
È sempre difficile comprendere ciò che avviene nel proprio mondo, soprattutto per i contemporanei, perché da dentro le cose si vedono male. Anche ammesso che ci si riesca, si fa una terribile fatica a individuare quale sia la via di uscita. E se anche se ne trova una, è proprio allora che iniziano i problemi veri, perché bisogna mettersi a lavorare duro per imboccarla, mentre i più, che non si sono resi conto della situazione, ridono e ti danno del folle, dell’illuso, del visionario. Per non parlare delle difficoltà stesse del  cambiamento, degli inciampi che s’incontrano lungo la strada, del confronto con pensieri e pratiche mai sperimentate prima.
Il tutto senza la certezza che l’analisi, come anche la soluzione, sia giusta, e in più con il peso del rimorso per aver lasciato una via conosciuta.
Oggi non si fa che parlare di articolo diciotto, di disoccupazione, di posto fisso. Parlare di «scollocamento» in piena crisi, dunque, può sembrare assurdo, irriverente e perfino eretico. È anche per questo, credo, che vogliamo farlo. In effetti, finché l’idea di far nascere un Ufficio di scollocamento era rimasta una provocazione relegata all’ultima pagina di un libro (Avanti tutta,  Chiarelettere, Milano 2011), nessuno aveva sollevato obiezioni. Nonostante l’ampio dibattito che il saggio aveva suscitato tra i
lettori e sui media, quell’idea non aveva raccolto critiche. Semmai un coro di plausi e incoraggiamenti. Ma quando, un anno dopo, è uscita la notizia che il primo Ufficio di scollocamento era nato, un brivido ha attraversato la schiena di molti. Disapprovazione ed entusiasmi, mugugni e grida, tanto brusio. Per alcuni la possibilità di avere a disposizione un percorso che agevoli l’uscita dall’attuale sistema per tentarne uno migliore è una grande idea. Per altri è una bestialità da utopisti naïf.È sempre così: le parole volano, l’azione spacca.

O forse si è solo verificato quello che diceva Adriano Olivetti, e cioè che se dici in pubblico che hai avuto un’idea su come cambiare il mondo tutti annuiscono e applaudono. Se sostieni che vorresti tentare concretamente di realizzare quell’idea ti attaccano, soprattutto in certi salotti. Una giornalista mi ha detto: «Sai, non me la sento di scrivere sullo scollocamento. In questo momento, nella situazione in cui versa il paese…». Immagino che, se l’economia marciasse e il paese fosse organizzato bene, non ne dovremmo parlare affatto. Amici che sono stati ad Atene nei giorni in cui concludevamo questo libro ci hanno raccontato scene di desolazione: strade deserte, ristoranti vuoti o chiusi, negozi privi di merci, circolazione sulle strade ridotta al minimo. I giovani
hanno lo sguardo assente e vagano senza meta, gli anziani si disperano e attendono invano che qualcuno si occupi di loro. La pulizia delle strade è discontinua, la nettezza urbana non funziona più, negli ospedali scarseggiano le forniture sanitarie, non c’è lavoro. È tutto molto più triste e drammatico di quanto appare nei servizi di trenta secondi del telegiornale, quasi sempre infarciti di immagini che vengono da Bruxelles o Strasburgo, o da Francia e Germania. La Grecia sta morendo, e quel che sopravvive non appartiene più ai cittadini: è sotto sequestro finanziario. Ma il nostro spread è calato, i principali indicatori hanno ripreso i loro livelli di sicurezza, e noi possiamo guardare la Grecia dall’alto in basso, quasi con sufficienza, senza vederla, senza coglierne la preziosa testimonianza. «Noi non siamo i greci» ci diciamo. «Loro se la sono cercata, dài!».

I popoli dovrebbero capire quando sono stati battuti. O quando il loro sistema ha smesso di funzionare e va cambiato. Tra qualche tempo, quando saremo stati tutti costretti a scollocarci a causa della vera crisi e del crollo dei presupposti su cui è basata la nostra società, o più semplicemente e duramente per la furia della natura e l’estinzione delle risorse, qualcuno ripenserà a oggi con
qualche rimpianto. Potevamo cambiare, prima di essere cambiati. Ma forse sarà tardi per dolersene.
Oggi tuttavia non è ancora quel giorno. Ecco il perché di questo libro.

Simone Perotti
Val di Vara, marzo 2012

Un’ultima immagine

I principi e gli obiettivi su cui si basa la proposta dello scollocamento sono una reazione al lamento assurdo che si leva ovunque, ogni giorno, come un sordo brusio. Questa lagna immotivata è velenosa, invoca salvezza da una crisi che dipende da noi, diffonde e autorizza lacrime finte e vane, fa proliferare il pessimismo inerte e la decadenza della nostra vita. Lo scollocamento, al contrario, è contro il lamento, contro l’unica dottrina mediatica, contro l’omologazione. Lo scollocamento è ottimista, propositivo, non crede
nella crisi economica, semmai gioisce della riduzione dei livelli di spreco e consumo. Lo scollocamento può consentire il  superamento della vera crisi, quella delle coscienze e delle menti, ben più grave e irrimediabile perché impedisce di scegliere e rende schiavi.
Lo scollocato si rimbocca le maniche e prova, insiste, se non trova la soluzione cambia strada, riprova ancora, di certo non si scoraggia né si lascia andare, non chiede bustarelle né si può permettere di darne, non invoca raccomandazioni. Lo scollocato non impreca nei social network, non accusa nessuno se non il sistema egemone che lui stesso ha contribuito a costruire, ma senza l’intenzione di offendere o contrastare chi lo sostiene, semplicemente agendo ora, in prima persona, per modificarne le cause
e gli effetti.
Se lo scollocato non ha soldi si astiene dal consumare e non ne fa un dramma né si rivolge alle banche, agli strozzini o alle mafie. Riduce movimenti e bisogni, ma non è triste per questo. Semmai se ne compiace, esaltando la propria libertà. Lo scollocato pensa che si possa fare molto di più con molto meno, che ci siano mille cose da autoprodurre, e che è molto divertente imparare a farlo.
Lo scollocato non si annoia. Cammina molto, riprende a stancarsi fisicamente, e così facendo forse si scolloca anche dalle malattie di quest’epoca insana, evita il diabete e l’obesità, combatte con l’azione i trigliceridi e il colesterolo.
Lo scollocamento è la cultura di chi vorrebbe arrivare alla fine sapendo che ha tentato una strada diversa, usando la propria testa, facendo quello che è meglio, individualmente o in una comunità di consapevoli. Uomini, sempre, dunque terribili distruttori, unici esseri viventi ad avere coscienza di sé pur incapaci di comprendere la propria stessa vita, ma non schiavi, non a testa bassa, non
oppressi dal senso di colpa di una vicenda umana che li rende tristi, in costante difetto verso la natura. Lo scollocato spera, ma lo fa perché ha fondati motivi di successo, perché pensa, progetta e agisce, perché sa di avere molte doti e le usa.
Lo scollocato un giorno si è detto: «Ma tutta questa fatica, tutta quest’ansia, non varrebbero una vita migliore?». E allora si è alzato dalla sala d’aspetto dell’ennesimo colloquio di lavoro, ha oltrepassato la porta senza una parola, è uscito all’aperto.
E ha ricominciato a vivere.

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82 thoughts on “Contrazioni. Domani nasce…

  1. Credo che la sensazione che dcsvriei, bellissima e terribile allo stesso tempo, sia quella che ogni scrittore dovrebbe provare almeno una volta nella sua carriera, se non sempre All’inizio quasi ti fa spavento! Anche a me capita spesso di provarla, quando scrivo, a parte i periodi in cui sono presissima da mille altre cose. Come per alcuni la musica, per altri l’arte o lo studio, fino al giardinaggio penso che per chi scrive con passione, la fantasia sia il luogo pif9 felice e la risorsa pif9 importante che possiede, quella che de0 un senso, certe volte, a tutto quello che fai. Che ti assorbe e ti ossessiona, ma in un modo splendido e totale, secondo me.Si capisce che condivido in pieno?Una prova che sei davvero una brava scrittrice e che senti fortemente quello che fai(il che non e8 da tutti in questo mestiere!).Un saluto e tanti complimenti, Licia, per i tuoi successi come scrittrice e come donna!

  2. Ben tornata in Italia!!!! La tua parita, la tua madre!!!!! Ti sare0 mancata la notte: con i suoi interminabili misteri, il buio consolante, il debole chiarore della luna e delle stelle; quella dolce sensazione che ti avvolge tutta, un tepore invisibile che ti culla fra le sue braccia e finalmente il buio infinito, accogliente come un letto dopo infiniti giorni di marcia sotto il gelo okay, sicuramente, dopo tutto quel sole, ti starf2 facendo venire la bava alla bocca Dev’essere stato proprio terribile giorni e giorni in un tramonto eterno, come se stessi sul confine della Terra della Notte. Mia madre mi ha detto che teneva l’oblf2 sbarrato per avere un pizzico di oscurite0, ma che comunque aveva dormito ben poco. Come te.A quest’ora l’Italia ti sembrere0 un paradiso, con la sua immutabile notte. Una cosa fantastica ai tuoi occhi. Spero.E’ carinissimo quel negozio!! Anche a me sarebbe venuta la voglia di comprarlo!!!Senti, te lo dico per l’ennesima volta: non descrivere cosec bene, altrimenti rischia che mi imbarco in un aereo e vado via di casa! Accidenti, va a finire che prima o poi lo faccio !Buona notte, goditela!!!

  3. I risultati lo stanno confermando. Il governo Monti non è costituito da tecnici, ma da tecnocrati incompetenti. Non sono capaci di calcolare in anticipo l’IMU, cavallo di battaglia di Monti, per non parlare della triste vicenda degli “esodati”, ossia di quei lavoratori che contavano sulle leggi vigenti in quel momento e perciò avevano accettato l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, in modo da raggiungere in breve e senza danni la soglia minima del pensionamento. I medesimi ora si trovano senza pensione e senza stipendio! Le pensioni sono diminuite per l’addizionale Irpef, ma anche su questo si tace.

  4. In effetti il fatto che il direttore di un giornale tema… è un sintomo di serietà dell’idea.
    Inoltre questo “ufficio di scollocamento” ha una valenza pubblica.
    Il discorso sarebbe complesso, ma quante bande di paese, corali, filodrammatiche, pro-loco, fino ai vasi di fiori sui balconi rendono la vita più bella grazie al lavoro-reale fatto dopo “l’orario di lavoro”?
    E quanti enti no-prifit stanno in piedi grazie al lavoro gratuito di baby-pensionati?
    Ora tutto questo sta sgretonaldosi, in cambio di un lavoro da “posto di lavoro” che per sua natura è inefficace ed inefficiente.
    Saluti
    Roberto

    • guarda roberto, questo che poni è uno dei tempi del libro, che considero assolutamente centrale.

  5. @Carmen:

    😉
    tranquilla che il mio post era riferito all’argomento trattato nel libro che tu citavi, non intendevo certo schierarmi pro o contro nessuno.
    E’ solo il mio pensiero, e cioe’ che , come gia’ detto in altre occasioni, la giusta via sta nel mezzo, in questo caso (preso ad esempio..) i soldi sono sempre additati come la causa, ma le vere cause sono altre, da cercare dentro di noi.
    Trovate ed appianate queste ultime, anche il denaro diverra’ non altro che uno strumento utile nella misura in cui noi ne faremo buon (o cattivo) uso…
    Anche il troppo e’ dannoso, ne hanno dato dimostrazione (purtroppo ..) alcune figure dello spettacolo, recentemente scomparse, che probabilmente navigavano (solo..) nell’oro, ma in un deserto di sentimenti e di valori veri..
    Probabilmente quel libro prima o poi lo leggero’, sia perche’ lo avevo gia’ scovato anni fa attraverso internet, siap perche’ come dici tu, anche se non aderisco alla filosofia od alle idee dell’autrice in toto, spunti e riflessioni provenienti dai suoi scritti e pensieri sono sicuramente utili e ben accetti !!
    E poi adesso sto finendo il nuovo libro di capitan Perotti, in attesa, il 30 maggio, del suo nuovo volume 😀

  6. @DANTE
    ciao Dante, ero certa al 100% che sarebbe arrivato un post come il tuo. Con questo non voglio assolutamente svalutare le tue idee che sono assolutamente equilibrate, il punto è che sono anche le mie!!
    Attenzione,ci tengo su questo punto moltissimo: leggere,osservare,interessarsi attivamente e assorbire a delle esperienze, non vuol dire “aderire, suggerire,condividere” bensì nutrirsi anche dei tuoi e altri post.
    Questo libro lo consiglio perchè è un ,prima di tutto,esperimento in vivo che mostra ed esplica delle affascinanti dinamiche umane e sociali, a vivere senza soldi non ci penso neanche proprio perchè ne ho rispetto.
    Grazie per avermi dato l’occasione di precisare questa cosa. Sai, essendo una donna piuttosto eclettica capita spesso di sembrare provocatrice o radicale, in verità “metto insieme” disegno costellazioni logiche, ma anche no.
    Ciao

    @SIMONEEEEEEEEEEEE
    Mi scuso per l’errore: ho scritto il mio cazzata-comment 2 volte, mi correggi please?

  7. @ Carmen:
    mah, io non sono per le scelte estreme, ne da una parte ne dall’altra.
    Dai soldi non bisogna farsi pilotare, cambiare la vita, organizzare il proprio tempo, pero’ in una minima/giusta parte questi sono necessari per vivere.
    No allo spreco, agli accumuli, alle cose inutili, e’ giusto, ma tornare al baratto mi pare un po’ utopico.
    Downshifting e’ rallentare, scalare la marcia, perfino tornare a vivere in modo piu’ semplice, non certamente pero’ regredire.
    Il baratto , inteso come atto fra persone che si conoscono, o anche fra produttori, utenti di prodotti complementari lo vedo benissimo, come unico sistema di scambio, mi pare di no.
    Dovremmo solo cercare di togliere importanza a tante altre cose, non al denaro in se, e allora verrebbe automaticamente a calare drasticamente anche la richiesta, la ricerca, e lo schiavizzarsi per averne, di questultimo.
    Pensate solo a quanto ciarpame e prodotti inutili vengono prodotti, e a quanta gente si danni per guadagnare abbastanza da poterseli permettere.
    Ecco, dando la giusta importanza alle cose, acquistando e comunque usando i soldi solo per cio’ che realmente e’ necessario ed indispensabile, secondo me si aprirebbe poi la porta anche ad un sano ‘venirsi incontro’, come modalita’ complementare di scambio e di sussistenza per le persone.

  8. @Giulio:
    provo a spiegare meglio la situazione di una persona anziana ai limiti dell’autosufficienza.
    Oggi si tratta di persone che vengono ricoverate in strutture apposite, dal costo MINIMO di circa 70-75 euro AL GIORNO.
    Questi costi vengono sostenuti dalla persona, attraverso la propria pensione e gli eventuali risparmi, dai parenti (se esistenti e disponibili) ed integrati per quanto manca dal servizio sanitario nazionale. (vabbè, regionale!)
    In più l’anziano vive una oggettiva situazione di disagio, perchè espiantato dal proprio ambito abitativo.

    Quello che invece i miei amici “scollocandi” stanno cercando di fare è di evitare che gli anziani siano costretti ad andarsene di casa e vivere nelle strutture di cui sopra, rendendo loro possibile la continuazione della vita a casa propria e con costi molto ma molto INFERIORI a quelli che tipicamente vengono sostenuti da anziano, famiglia e collettività (attraverso il SSN).
    Non si tratta quindi di far soldi con anziani benestanti, i quali peraltro non hanno certo il problema, potendosi permettere uno stuolo di badandi 24/7/365, ma di fornire servizi a basso, bassissimo costo, in alcuni casi anche gratuito ad anziani tout-court. Ho dimenticato di dirlo, effettivamente.
    C’è persino l’idea (ed il modo!) di fornire prestazioni odontoiatriche GRATUITE a domicilio.

    Scusate la tirata, ma mi rendo conto che nel mio commento ero stato piuttosto vago.

  9. @GIULIO
    visto che sono state tirate in ballo scelte di vita estreme mi sento di citare un libro che mi è capitato tra le dita proprio ieri:

    “VIVERE SENZA SOLDI
    l’esperienza sorprendente di una donna che da undici anni ha eliminato del tutto il denaro dalla propriavita”

    ovviamente lascia spazio a ogni riserva.
    Molto più concreto di quanto si possa immaginare dal titolo e dalla copertina che raffigura un castello in aria.
    Di sicuro una tenerissima biografia di chi ha visto la fame (altro che crisi) e la solidarietà vera (altro che ammortizzatori!).
    Libro di sorprendente onestà, spiazzante per quanto è leale nel ragionamento.

  10. Ciao Simone
    Prendo spunto dal messaggio di Anna per porre l’attenzione su ciò che ti ho chiesto anche venerdi alla presentazione a Bergamo,ovvero che lo scollocamento, il downshifting ha ragione di essere e trova linfa vitale nel momento in cui è scelta minoritaria,nel momento in cui ci scollochiamo dal sistema ed il sistema continua per la sua strada,vive ancora e fa proseliti ..d’altro canto mi sembra che anche tu lo lasci intendere tra le righe dei tuoi libri o quantomeno l’ho colto io erroneamente..
    Ho letto il tuo ultimo “giallo” (inteso come colore della copertina) ho trovato nella prima parte scenari abbastanza cupi e per questo penso veritieri..e non ti nascondo che ho PAURA.
    Paura che l’ultimo topolino, il famoso “T con zero” che frena venga volontariamente travolto da quelli dietro e cada anche lui nel burrone…

    • Fabrizio1 ciao. Le scelte, in un’epoca di cambiamento, sono sempre minoritarie, all’inizio. Poi se sono buone, percorribili, se chi le ha fatte testimonia che funzionano… diventano di massa. Io ignoro cosa accadrà, se lo scollocamento sia una scelta giusta, valida per tutti… però mi limito a constatare alcune cose:
      – il sistema così non va
      – sistemi alternativi studiati adeguatamente e al riparo da possibili errori non ce ne sono
      – il sistema gode e prolifera del nostro supporto, ogni giorno, del fatto che come tanti soldatini, mugugnando, andiamo a fare il nostro dovere (quello che qualcuno ritiene essere il nostro dovere) tutti i giorni, puntualmente, per tutta la vita
      – lavorare per produrre per consumare per sprecare, per tutta la vita, col peso sul cuore, non funziona, è inumano, non genera benessere
      – lo scollocamento serve a togliere la spalla da sotto all’architrave del sistema. Se non consumo, se non vivo dove mi dicono di vivere, se non faccio quello che mi dicono di fare, se disubbidisco alle regole fondanti di questo capitalismo, lui crolla
      – uno scollocato non si lamenta, agisce per proprio conto, non inquina come prima, non consuma come prima, non chiede niente e non pesa su nessuno… dunque direi che è un cittadino migliore

      Per queste ragioni io ho fatto (prima) e detto (poi) che un’altra via (migliore) è possibile. Ritengo anche che sia alla portata di tutti o quasi quelli che la vedono adatta a sé, che si impegnano per anni prima di scollocarsi, che capiscono che scollocarsi è cosa che ha a che fare con il denaro per il 25% del ragionamento, ma per il 75% ha a che fare con noi, dentro, con il nostro equilibrio. Un uomo che voglia scollocarsi pensa solo o soprattutto al denaro, e questo già è un sintomo di squilibrio.

      Tutto qui. Che come vedi è tanta roba…
      ciao!

  11. Simone
    a dire la verità, il punto intravisto nel commento di Roberto è un argomento sul quale mi sono interrogata moltissimo anche io. Se ci scollochiamo tutti, come ci manteniamo? O, volendo utilizzare un esempio, se tutti volessimo campare lavando barche, chi potrebbe permettersi di pagarci il lavoro di lavabarche? Se facessimo tutti servizi alla persona, chi ha i soldi per pagare questi servizi al vecchio babbo?
    NB, sai bene che io non sono affatto critica verso il modello che proponi, ne’ ho mai pensato che tu debba “risolvere” queste o altre apparenti contraddizioni. Affatto. Tu hai fatto una scelta che continui a proporre come scelta individuale, e che va benissimo. Individualmente.
    Tra l’altro, uno dei punti che più mi intriga di quello che proponi è l’idea della “sperimentazione” individuale: cioè, l’attitudine a cercare da se’ la propria strada, a provare, a saper rialzarsi se si fallisce, a non affrontare la vita necessariamente con il manuale di istruzioni. Questo è il vero messaggio rivoluzionario: saper sbagliare, sapere rialzarsi, costruirsi da se’ il futuro, sapendo bene che il bene più grande che abbiamo è la fiducia in se’ stessi.
    Mmmmm… forse mi sto rispondendo da sola. QUESTA è la potenzialità del cambiamento sociale: trasformare la massa di pecoroni che ormai siamo diventati in persone che osano sperimentare, decidere con la loro testa, uscire dal ventre molle del “sistema” e scegliere a cosa vogliono dedicare il loro tempo e i loro talenti.
    E’ un messaggio un po’ più ampio del “semplice” (che semplice non è) scollocamento.
    Ciao e grazie!

  12. quando sono fuori casa per vederemi la posta devo passare da un sito che mi costringe a vedere anche “Affari Italiani” rotocalco onLine, ma stavolta c’era una cosa interessante, la sua intervista.
    Condivido con lei che
    1)la crisi non è congiunturale, ma definitiva. Nel 1974 a sinistra si parlava di “Nuovo modello di sviluppo”, ma poi forse hanno visto che la “questione morale” rendeva di più … e siamo come prima
    2) Vale la metafora della rana bollita (se si aumenta la temperatura poco a poco, la rana non si accorge che creperà di caldo..)
    Ma avevo letto in “Dopo la virtu” di Alasdair MacIntyre, un giudizio interessante. Racconta della fine dell’impero e parlando dei primi seguaci di Benedetto da Norcia dice più o meno “le migliori menti … smisero di puntellare l’imperium e iniziarono a costruire forma di vita nuova.” Ebbene a me da molto fastidio l’idea di passare il mio tempo a “puntellare l’imperium” ma ho il sospetto che certe “forme di vita nuova” come il suo “scollocamento” possano rimanere scelte indivudualistiche, piccolo-borghesi di nicchia (i bohemie sono sempre esistiti e tollerati!) e non aperte ad una nuova socialità.
    Le auguro ogni positività per la sua avventura, quanto a me il problema resta aperto.
    Con Stima
    Roberto

    • Roberto, grazie dei suoi punti. Le rispondo così: proprio pochi minuti fa, avendo saputo che un importante direttore di un importante quotidiano non avrebbe parlato del mio libro nelle sue pagine, ho preso dita e tastiera e gli ho scritto dicendogli che stava sottovalutando un messaggio che coinvolge tantissima gente. Lui mi ha risposto candidamente che non lo aveva sottovalutato affatto, e me lo aveva appena dimostrato decidendo di non riferire del mio libro.

      Che ne pensa, è una prospettiva piccolo-boghese e bohemien quella che un direttore di giornale teme di riferire al suo pubblico? O una molecola che ha le potenzialità di diventare un virus?

      Saluti! Grazie. S.P.

  13. @Giovanni
    a mio avviso i “servizi alla persona” sono un pò il classico esempio di come si possa mercificare un po’ tutto….. un anziano “benestante” può comprarsi i “servizi di assistenza” gli altri si possono arrangiare….
    altro che creatività!!

    Tra un po’ ci saranno pochissimi anziani benestanti che potranno “comprarsi i servizi di assistenza”!!

    Il volontariato è un’altro discorso, ma non mi sembra che le cooperative che erogano questo tipo di servizi facciano prestazioni di volontariato (sperimentato in prima persona)

    @michael
    “la pazienza e l’umiltà di imparare un nuovo mestiere e proporsi…..”
    in questo scenario di mercato, purtroppo, i mestieri artigianali (falegname, idraulico, meccanico,…) tendono a essere utilizzati prevalentemente nell’ambito dei grandi gruppi con
    grandissime difficoltà per i singoli artiginani a trovare spazi di mercato indipendenti.
    Un po’ come è successo per i piccoli negozi di alimentari distrutti dalla GDO.

    @Paolo Ermani
    “la migliore qualità è credere in se stessi, da lì in poi tutto è possibile…”
    sono d’accordo con te

    “Non so poi a cosa ti riferisci quando parli a forme estreme di vita”
    Forme in cui non hai nessuna necessità di denaro.

  14. I cambiamenti avvengono lentamente…come l’oceano che si forma goccia dopo goccia.
    Anche tu Simone hai parlato spesso di una decisione maturata nel corso degli anni.

    L’umanità farà i suoi passi.
    Non dobbiamo giudicare chi ancora non è pronto.
    Del resto i condizionamenti esterni sono potenti

    Felice Lunedì

    Carla

  15. Francesca, senso di fuga ragionata, costruita, voluta, io ho colto l’esatto contrario, Renato non è Simone, Renato prova sicuramente un certo malessere, ma sono gli eventi a trascinarlo… concordo invece in pieno sulla piacevolezza della lettura e con curiosità sto aspettando l’imminente uscita del prossimo libro Ciao

  16. @FRANCESCA
    è proprio la spinta che mi serviva per decidere, più che altro da quale cominciare, perchè da siciliana con varie fisse retrò non credo che resisterò e leggerò entrambi, anche perchè simone m’ha detto che ‘sti libri “si parlano” quindi meglio metterli vicini nella libreria, altrimenti uno solo a parlare col muro, o peggio,solo con me,si dà foco…si butta nel cesto della differenziata…ah ah ah
    che minchiate inaudite, scusate,sarà colpa della dieta 🙁

  17. da adesso con nome e cognome, niente nick, niente cautele…

    @FRANCESCA
    ti ringrazio tantissimo per la tua risposta, era proprio il tipo di spinta emotiva che mi serviva per decidermi, anche se da siciliana con varie fisse retrò…so già che finirò per leggerli entrambi, anche perchè simone m’ha detto che sti libri “si parlano” tra loro! quindi conviene che li metto vicini nella libreria,altrimenti uno solo a parlare col muro, o peggio,solo con me, si dà fuoco ah ah ah che minchiate inaudite…
    scusate 🙁

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