Do-ti

Un membro del blog pone una questione. Che doti ci vogliono? Che è come dire, se sei bravo è perché sei nato così…? Oppure serve qualcosa che se non vuoi non hai…? Oppure: ce la posso fare anche io?

Tema ancestrale, difficile, su cui corrono omertà e inganno. Colgo l’occasione per dire cosa serve (secondo me, ma naturale. E secondo chi altrimenti? Sono io che sto scrivendo… Però se non avessi scritto “secondo me” qualcuno avrebbe arricciato il naso. Dunque il primo punto è: “non arricciate il naso se uno non scrive ‘secondo me‘”).

coscienza di sé (sapere che esisti, dove sei, cosa fai, dove stai andando. Ma esplicitamente, intendo, per iscritto o a voce alta, anche se in modo approssimato. Punto nave per sapere dove sei e rotta stimata per sapere se vai a nord o a sud. Almeno quello).

onestà intellettuale (è vero quello che dico? E’ vero quello che faccio? E’ vero quello che dico di volere? E se non è vero, e se serve per mistificare, nascondere, aggiustare, tatticamente…, lo so che è così? Prendo in giro me, gli altri, per qualche motivo plausibile? e quanto dura questo make up delle intenzioni? per sempre? temporaneamente? serve a qualcosa?)

responsabilità (azioni che nascono dalle mie energie o da quelle di altri? Li ho ringraziati gli altri? sono paraculo con loro? Mi assumo le conseguenze delle azioni e dei pensieri o lancio sassi e nascondo mani? Sono disposto ad alzare la mano se chiedono: ‘chi è stato?’)

sogno (andare là, cioè troppo lontano per i miei mezzi attuali ma abbastanza vicino per i mezzi che avrò se ci lavoro)

progetto (come andarci)

generosità (cosa faccio e come lo faccio quando non si tratta esclusivamente di me. Ho i coglioni per fare qualcosa a rendita zero o quasi zero? Sono consapevole che il cerchio dell’energia parte da me, da questo, e che torna solo ciò che è andato?)

disinteresse (parente della generosità, ma più ‘andante’, più ordinario, quotidiano. Più riferito alle cose che alle persone)

coscienza della mia faccia (chi sono visto da fuori, cosa ci si legge sul mio volto, quanto è diverso da ciò che volevo dire. La faccio finita di pensare che ‘io sono così e basta, se ti va bene bene altrimenti crepa’ che è una gran cazzata inventata da psicologi sfigati? La faccia è quello che decidiamo di essere, e non il contrario. Fa parte del macro-tema dell’identità)

coscienza del bilancio energetico (l’energia che uso finisce, lo so? So che va rigenerata? So qual è il mio benzinaio di fiducia? So come fare, quando farlo, o arrivo in riserva, il motore si spegne sul più bello e devo spingere?)

riconoscenza (troppo demodè ultimamente, ma importantissima. Basta con questo malcostume velenoso e odioso di dimenticare i tanti grazie che dobbiamo agli altri. E’ un pessimo inizio, farlo. E non conta se ci hanno offerto occasioni inconsapevolmente. Es: chi ci ha fatto soffrire. Grazie anche a lui. Onestamente.)

disciplina (Suggerimento di Federico Castelli, che sposo integralmente. La disciplina, come i monaci, dieci minuti al giorno, qualunque cosa si avvera)

A chi avesse la tentazione di dire: “eh, ma questo è un superuomo, e chi mai potrebbe avere tutto ciò?!” rispondo: una lista non serve per capire che si è inadatti rispetto al modello perfetto, ma serve come carta nautica, per capire coste, secche, fondali, fetch, correnti. Una lista è un punto di partenza, anche se sembrerebbe un luogo di destinazione. Prima della lista c’era solo confusione. Già mettersi a discettare se sia troppo, se sia poco, non va. Una carta la si apre, si studia, e si comincia a navigare.

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26 thoughts on “Do-ti

  1. @ Gridosilente: quello di cui parli tu si chiama “Banca del tempo” ed esiste DA TEMPO anche in Italia. Le madri e le donne le conoscono meglio degli uomini. Si tratta di piccoli gruppi di conoscenti/amici che si scambiano favori tipo baby sitter, stiratura, piccoli lavori domestici, amministrazione, etc…. c’era e c’è già e di sicuro è di grande aiuto. Un po’ complicato da gestire forse, ma di grande aiuto!
    @ Mauro: bellissima la ballata delle madri. Con questo penso di aver compreso meglio mia madre (ma non credo sarà utile per mio figlio…. altra generazione, altro tutto!).
    Abbraccio globale
    Lilly

  2. In generale penso che non tutti sappiano apprendere da autodidatti. Comunque non tutto quanto, ma ciò che si é meglio portati a capire. Frequentare un corso porta a risparmi di tempo e a evitare errori di impostazione.
    Ritengo ragionevole che qualche soldo debba girare attorno alle strutture di scollocamento, (parlo di strutture poiché magari all’ idea degli uffici, di più immediata costituzione, qualcuno applicherà in futuro delle variazioni e magari sorgeranno delle associazioni di scollocamento o ancora altre forme) basti pensare che servizi come telefono azzurro o telefono rosa, o altri ancora, non funzionano con le sole buone intenzioni. Perchè adempiano ai loro propositi hanno bisogno di essere finanziate tramite donazioni, 5 per mille, ecc. Per quanto l’ apporto di volontari dia una mano, una parte di personale fisso ci vuole, spese fisse ci sono, ecc.
    Anche se la rete é uno spazio di incontro ormai abbastanza diffuso, la presenza di strutture fisiche a cui riferirsi dà una senzazione differente: ad esempio, se faccio il confronto tra oggetti che posso vedere su internet e i medesimi che posso valutare fisicamente in un negozio, il mio approccio non sarà esattamente il medesimo. Ma avrò nel secondo caso una rassicurazione (anche psicologica) maggiore. Penso sia così anche per taluni servizi.
    Ho meditato a come si é diffusa la cultura del cristianesimo (ma é stato lo stesso anche per altri tipi di pensieri, anche laici) nelle avverse condizioni che lo contrastavano e un elemento che noto é la proliferazione di luoghi di culto dove le persone potevano riunirsi e formare congregazioni.
    In generale penso che delle “strutture” fisiche di scollocamento, di downshifting avranno un ruolo. Nonostante l’ uso di internet, avere un luogo “friendly” in cui sbattere la testa, prendere coraggio ed entrare a chiedere rimarrà una necessaria consuetudine.
    Un esempio di ciò potrebbe (in parte) evincersi dalla nascita dei “negozi di avvocati” che hanno lo scopo di aiutare talune persone a vincere la ritrosia, la timidezza a domandare una consulenza in materia.
    http://www.corriere.it/economia/10_gennaio_26/divico-avvocati-negozi_801a08d0-0a47-11df-9ce5-00144f02aabe.shtml

    • Lo penso anche io Red, e quel che dici si associa con uno dei punti importanti del mio saggio, quello relativo alla “terza via” del lavoro, cioé costruire e rendere diffuso un modo di lavorare che non sia solo quello professionistico-a-scopo-di-lucro o quello volontaristico. Uno dei problemi più gravi di questo sistema è che al mondo ci sono solo due tipi di lavoro: quella a scopo di lucro (in cui la motivazione ideale è zero e quella economica è mille, e in cui non conta cosa si fa, cioè se sia utile o meno alla società, ma solo come lo si fa, cioé in modo il più possibile professionale ) e quello del volontariato (che è l’opposto, motivazione ideale a mille ed economica a zero, in cui non conta come si lavora ma solo cosa si fa e il fatto stesso di fare qualcosa). Occorre trovare e diffondere una terza via, quella del professionismo (dunque qualità, preparazione, bravura, velocità, efficacia, venendo retribuiti in modo mai esagerato ma consentendo a chi lavora di mantenersi e vivere in modo sobrio) applicato alle cose più utili e importanti per la gente, per tutti. Io sono sempre stato contrario al volontariato (che trovo adorabile, meraviglioso, ma anche sintomo di una società storta) come sono contrario a molti lavori inutili o dannosi, ai megastipendi, alla competizione sfrenata sulle fregnacce. Chissà perché di questo aspetto del lavoro i sindacati non parlano, a loro va benissimo che gli operai producano automobili nonostante ce ne siano già in circolazione decine di milioni con 7.000 morti l’anno sulle strade, inquinamento, rifiuti da smaltimento etc. Ecco Ufficio di scollocamento, ecco i ragionamenti. Concretamente.

  3. @ MAURO

    grazie per il pezzo,mi ha lasciato senza fiato come madre e come figlia.

  4. concordo con MARCO pienamente, però poi mi chiedo anche io…
    Ma na volta tanto vogliamo provare a smetterla di fare gli snob, quelli “avanti” e agganciare na fetta di mondo che lì lè’ per…Mah…boh…nell’idea di decrescita come salvezza ci sto dentro tutta, così come lo scollocamento mi è piaciuto da subito, ma l’ufficio….mah…boh…

    Mi metto in ordine le idee:
    1)la situazione attuale è quella descritta da MARCO.
    2)Servono le doti secondo PEROTTI
    3)Doti non innate , ma coltivabili da tutti a mezzo della cultura profonda di cui parla GRIDOSILENTE
    4)l’ufficio di collocamento è realtà che deve rimanere polimorfa, utile per alcuni, non indispensabile, controproducente forse (CARMEN)

    Se devo pensare a un’organizzazione pro-scollocamento mi viene in mente meglio un’organizzazione di servizi per lo scollocato: essenzialmente una rete di contatto che facilita l’accesso a GAS, scambio di beni e servizi, esperienze…tutte cose che possano rendere attraente la prospettiva di scollocarsi.
    A questo penso riferendomi alla componente sogno, più che “andare là” che trovo un’espressione stupenda, ma più adatta a esprimere l’idea di progetto.
    personalmente mi sto sbattendo per rendermi la vita migliore sotto questo punto di vista,spero un giorno di essere io su Messina a mettere insieme quante più persone possibili per un mutuo aiuto e anche qualch

  5. Mi ricordo, quando ero bambino, di una barzelletta ascoltata in TV.
    Diceva più o meno così: un imprenditore milanese in vacanza a Napoli conosce uno sfaccendato, che si sveglia tardi la mattina e passa le giornate sdraiato sulla spiaggia o a passeggiare. Il milanese lo ammonisce: “dovresti lavorare!” Allora il napoletano chiede: “e perchè?”. “Come perchè!?” – risponde l’impresario – “Perchè così, quando sarai vecchio, ti potrai riposare”. E il napoletano: “embè! E io che sto facendo!?”
    Io le barzellette non le ricordo mai, ma questa mi è rimasta impressa. Non per avermi fatto ridere, ma piuttosto perchè mi ha fatto pensare.

  6. In una calda estate, un’allegra cicala cantava sul ramo di un albero, mentre sotto di lei una lunga fila di formiche faticava per trasportare chicchi di grano… Uno ci prova a convincerli, però poi quando è tardi ciao! (secondo me)

  7. Già mettendo un filtro sulla consapevolezza di sè tagliamo via il 90% della popolazione, se uniamo progettazione, cultura, disciplina, autostima, capacità di sognare, responsabilità e generosità arriviamo allo 0,05%. Rimane un’esperienza di nicchia, ma mi va bene così: per gli altri ci penserà il mercato. Secondo me.

    • ecco Marco, ma perché? Condivido quel che dici, ma mi chiedo: dobbiamo sempre, come da sempre, mancare l’appuntamento con la formazione, con lo studio, con lo sforzo di rendere consapevole la gente, perché resti una massa di persone senza comando, senza rotta, senza… barca? Non potremmo cercare di rendere le persone intorno a noi capaci di capire, discernere, farsi domande? L’idea dell’Ufficio di scollocamento nasce proprio da questo… ciao!

  8. A proposito di scollocamento, conformismo e festa della mamma, condivido questo video di un lucidissimo Pasolini, recitato da Gassman….la ballatadelle mamme

    http://www.youtube.com/watch?v=1b1qc4fBhFQ&sns=em

    Per quanto riguarda le parole delle doti io sostituirei le palle e la disciplina con le emozioni e la fragilitá

    • spòendido testo e splendida voce. Com’era tagliente, lucido, Pasolini… grazie Mauro.

  9. @1light, bel commento!
    “Non smettere di sognare” era scritto sulla scatola del decoder di SKY, ed io invece ho smesso di sognare e anche l’abbonamento… Adesso esco spesso di casa e salgo a piedi al monte C. Sono mille metri di dislivello fisico che iniziano dopo altrettanti di dislivello mentale …. Forse bisogna proprio smettere di sognare e continuare a leggere US. Giusto!

  10. Ho appena finito di leggere Ufficio di scollocamento. Ho apprezzato la prima e la terza parte del libro, ma ho dei dubbi sulla seconda, quella relativa all’ufficio stesso. Si parla di un ufficio condotto da diverse tipologie di professionisti, tra cui psicologi, filosofi, sociologi che a mio parere sono figure (non mi riferisco a tutte ma ai sociologi e filosofi sicuramente, oltre a tante altre)figlie di un decadimento della formazione universitaria, che negli anni passati ha snocciolato tutta una serie di lauree ultraspecialistiche che poco hanno giovato al mercato del lavoro, ma tanto al mercato delle cattedre universitarie. Per non parlare poi dei tempi recenti delle triennali, ma lasciamo perdere al momento.
    Così come non si diventa politici grazie a una formazione ma ,come direbbero molti che fanno politica nelle liste civiche, tutti facciamo politica ogni giorno, semplicemente in quanto appartenenti alla polis. Tutti noi inoltre filosofeggiamo e facciamo ciò che molti altri si limitano ad insegnare. Una frase che girava frequentemente nelle aule universitarie riferite a molti professori era infatti “si limita a insegnare perchè non sa fare”. D’altronde Perotti stesso sottolinea che può dare una mano concreta a fare downshifting chi ha realmente già fatto, va da sè che che un ufficio di scollocamento è un dosnshifter di sicuro. Però nella seconda parte del libro si parla di uffici gestiti da seri professionisti (ci mancherebbe) assolutamente non volontari. In fondo il discorso di essere ripagati per il proprio lavoro è correttissimo, non fa una piega, anzi gli autori citano pure la gestione di Emergency, che però a differenza dell’ufficio di scollocamento è un’associazione no profit ben definita, accetta il volontariato (si, lo accetta ben volentieri http://www.emergency.it/cosa-puoi-fare-tu.html) ma ovviamente retribuisce molte posizioni che devono essere assolutamente continuative, perchè l’assistenza sanitaria deve essere senza buchi. E’ inoltre possibile sostenerli, con donazioni varie e attribuzione del 5 per mille. L’ufficio di scollocamento, così come descritto nel libro assomiglia invece ad un ultimo passaggio burocratico prima di accedere al tanto agognato paradiso del downshifter: un ufficio di consulenza, dove dopo equo pagamento delle prestazioni accedo alla possibilità di una nuova vita. Un ultimo piccolo pezzo di sistema prima di uscire fuori da questo. Ma perchè per scollocare dobbiamo fare questo? Arruolare ancora delle figure professionali che già il sistema non sa dove mettere (vogliamo dare uno sguardo ai neo laureati in psicologia, lettere e altro?)per fare uscire gente dal sistema…sicuramente mi sfugge qualcosa. Poi leggo più avanti che la cosa migliore da fare per aiutare tanti straziati dal sistema, resi pingui e goffi dalla loro vita è dare loro in mano un cacciavite e un martello: altro che counseling, life couching, e cose simili! Quelle son buone per chi vuole prendere un pò di respiro e rimanere immerso nel sistema, o no?
    Ma torniamo ai soldi, i soldi che da una parte si afferma che sono molto meno importanti di quanto ci vogliano far credere, dall’altra li dovremmo sborsare ancora per accedere all’ufficio. Non discuto il fatto che un lavoro va riconosciuto e pagato, sia ben chiaro, ma discuto il messaggio pedagogico e propedeutico che l’ufficio darebbe ai suoi “clienti”. Quindi, secondo me, riuscendo a mettere tutte quelle figure professionali nell’ufficio di scollocamento (che immagino sia cosa molto difficile, poichè un downshifter tutto vorrebbe tranne che di nuovo ritrovarsi “collocato” in u ufficio per l’ennesima volta) sarebbe una grande occasione farsi pagare in prestazioni, sempre e qualora sia necessario. Vi rimando a questo punto alla lettura di Vivere senza soldi di Line Halvorsen, una signora che ha messo su una banca dello scambio, dategli un’occhiata. Quanto sarebbe importante per il cliente che arriva all’ufficio poter dire: ti aiuto io, tu in cambio aiuterai me con quello che sai fare. E’ uno scambio professionale, non a costo zero, vi è un impegno calorico ma non monetario da ambedue le parti. E se il sistema ti ha reso pingue e inerme, incapace di tenere su un trapano per fare due buchi? Non ti preoccupare, accedi al debito dello scambio, io ti aiuto lo stesso, perchè la comunità ne guadagna tantissimo del tuo tentativo di fare downshifting ed essere ecosostenibile, quindi ti dò credito contrariamente a ciò che fanno le banche commerciali, perchè la tua presenza nell’ufficio è già sintomo di un cambiamento in divenire, quando saprai fare, verrai da me a estinguere il debito.
    D’altronde, poichè il Perotti afferma che la maggior parte di coloro che si sono apprestati a percorrere questa strada non sono facoltosi, anzi, hanno molto poco, il messaggio che ne verrebbe fuori sarebbe già all’inizio molto confortante: la moneta tienila in tasca perchè possiamo differenziarci ( e tanto ) dal sistema, ma non uscirne completamente, quindi la userai per il sistema (tasse, sanità, e chissà quanto altro). Il tuo valore al netto del conto corrente, lo impieghi invece. E non siate oziosi, andate a leggere (o ad ascoltare su youtube almeno) Paolo Barnard che spiega cosa è veramente la moneta per capirne il reale valore.
    Quindi no, il downshifting , la libertà perottiana non passerà secondo i canoni tradizionali a cui siamo abituati, non dal classico ufficio ma dall’officium latino, scollegato dal posto fisico o dall’ancor più antico kathekon greco.

    Avrei ancora altro da scrivere, ma mi sembra di essere già stato abbastanza lungo, per cui al momento mi fermo qui. Mi farebbe molto piacere avere dei feedback sia dal Perotti che dal resto del blog.

    • Gridosilente, a me pare più semplice:
      – una quota di persone, sensibilizzate da dialoghi e libri, capisce, sa, e decide di muoversi, cambiando vita
      – una quota di persone (la maggioranza) non ha ancora capito che la nave (il sistema) sta affondando (non lo sa, te lo assicuro, io giro l’Italia da tre anni, ho incontrato migliaia di persone..) e che occorre agire. A quel punto, una volta capito, non sa, non ha la forza, non si fida di sè quanto basta per fare un proprio progetto di scollocamento. Dunque è a rischio.

      L’idea dell’Ufficio di scollocamento, che per me è un’idea-progetto e per altri è già un’azione diretta, serve a dare alla grande maggioranza di persone una chance per capire (i media [che forse non leggono], i libro [idem], le relazioni che hanno… non riescono/vogliono farlo) e dunque per mettersi in marcia individualmente. A me sembra doveroso per chi scrive pensare a una via generale, partendo dall’esperienza individuale e aggiungendovi un apparato critico-interpretativo. Ed è quello che ho fatto con paolo nel libro.

      A quel punto occorre che qualcuno lo faccia (se ritiene), come alcuni stanno già facendo (in questo weekend se n’è riunito uno in umbria ed è stata, a quanto mi dicono, una coppia di giornate utilissime, ricche, piene di energia, idee, scambio, azione), e a me pare che se uno vuole può fare così:
      – una Paideia, cioé tante discipline poco di moda ma essenziali per la nostra vita
      – con gente che si impegna e porta eccellenza (dunque non volontari, che sono meravigliosi ma non per questo necessariamente ingaggiati a dare il meglio con assiduità e impegno. Lo stesso si potrebbe dire dei professionisti, ma qui occorre vigilare, naturalmente, e organizzare bene cose sensate con gente in gamba)

      Tutto qui. Io non ho mai creduto nel volontariato se non come splendida manifestazione di generosità. Ma la generosità non ha mai inciso direttamente, fortemente, significativamente, nella realtà. Basta guardare l’Africa com’è ridotta.

      Ciò che tu apporti come possibili modifiche (cooperativa, associazione senza fini di lucro etc…) sono tutte ottime proposte. E infatti diciamo che ogni Ufficio di scollocamento può e deve essere cucito in modo diverso, a seconda delle idee e delle persone che lo organizzano.

      Il modo migliore per passare dalle parole ai fatti è agire. Perché non ne apri uno tu come tratteggi sopra? Molto meglio che parlarne (anche se parlarne è cosa assai utile per me e per tutti).
      In bocca al lupo.
      Grazie!
      ciao!

  11. (…) – sogno (andare là, cioè troppo lontano per i miei mezzi attuali ma abbastanza vicino per i mezzi che avrò se ci lavoro) (…)

    Bella definizione…quasi fotografica. Da queste parti si apprezza.. da queste parti… dove si sogna molto 🙂
    Buona domenica azzurra di sole!

  12. Una meraviglia queste parole. Personalmente sono partita dai punti più facili ed il primo è la disciplina: fare sport per esempio. Senza andare a comprarsi la mtb da mille euro, si prende un percorso nel bosco e si va a piedi per un paio d’ore, tre, con calma. Ci si porta un panino e un pò d’acqua nel marsupio. Niente zaini pesanti pieni di inutilità. Si sceglie un posto che ispira e si sta seduti sulle foglie masticando in silenzio. Così ci si è occupati anche del bilancio energetico, del modo di consumare, della generosità che si impara dalla natura che ogni giorno ci accoglie senza chiederci niente. E della coscienza di sè. Perché se sono lì a mangiare un panino col culo tra i rovi è perché a me piace così. Sono così. Allora mi sento anche coerente.
    Il Punto difficile, anzi, complesso, è il sogno.
    E allora vado a finire di leggere Ufficio di scollocamento, giusto?

  13. Aggiungerei, se me lo permetti, un Santo in Paradiso … a cui accendere ogni tanto un lumicino e dedicargli una preghierina:-)

    Pare niente … ehhh

    ma se pensi a quante cose, non dipendono solo ed esclusivamente dalla nostra volontà… allora concorderai con me:-)
    e magari rincari la dose aggiungendo qualche altro Santo … ma che dico! Una Folla di Santi:-))

    Ma dato che si passerebbe l’intera Vita a pregare … obiettivamente, la vedo poco attuabile …

    allora … si va! a come “viene viene” … doti o non doti … si prova a giocarsela meglio, l’opportunità che si presenta, con i mezzi che si hanno o si pensa di avere … vada come vada;-)

    Un saluto

  14. faccio outing
    ADORO FEDERICO CASTELLI
    🙂
    non è la prima volta che mi toglie le parole dalle falangi,peraltro con una classe che io non ho.
    DISCIPLINA e AUTOSTIMA:
    se uno ha una buona considerazione di sè ubbidisce a se stesso molto volentieri,si sente al sicuro nel suo mare ed più portato ad amare e aiutare.

    miiiii…chi mi vinni bedda!
    troppu bbbrava sugnu!
    (A proposito di autostima và)

  15. Io aggiungerei la cultura profonda. Cultura è (sarebbe)sinonimo di profondità, mentre oggi è in voga il surfing culturale. Così come googliamo da un sito all’altro, la cultura rischia di essere surfata, si leggono due pagine di un libro per sentenziare su questo, si sentono due discorsi di un personaggio per definirlo a 360 gradi, si ascolta un brano e si etichetta il cantante, e così via. Scagli la prima pietra chi non ha peccato.
    Questo ha ripercussioni su quasi tutti i punti che ha elencato Perotti. La capacità di sintesi sembra essersi posata su tutti gli esseri umani che però sembrano non sapere che la sintesi deriva da analisi dettagliate, non sommarie. E proprio per questo torniamo tutti bambini. Downshifting si, downshifting no, punto.
    Ma come non pensare che anche senza essere vegetariani si possono apprendere dai vegani tante ricette che non sono esclusive di una setta ma possono solo ampliare la nostra mensa senza nulla togliere alle costolette di maiale? Proprio come i bambini, difficile muoversi nei chiaroscuri. E sempre perchè si surfa. Altrimenti, grazie ad una conoscenza profonda di ciò che vorremmo diventare, piano piano faremmo dei passi piccoli, con poco dispendio di energia, per provare a shiftare un po’ nel frattempo, vedere come ci si sente, analizzare magari con qualche scambio su un blog o da qualsiasi altra parte e continuare. E continuare non significa per forza TOGLIERE qualcosa, lo dico perchè è il verbo TOGLIERE che fa paura a molti, ma significa AGGIUNGERE qualcosa. Ma tutto passa da un sentito che va nutrito, e il nutrimento di questo sentito è la cultura profonda, non bastano due leccate in superficie. Bisogna vincere questa pigrizia maledetta e specifica perchè di base la gente non è così. Provate a convincere qualche vostro amico a investire una certa somma di denaro pari a qualche stipendio in una qualsiasi attività, fosse anche l’ultima tv 3d. Guardate come scendono in dettaglio, analizzano, vanno a studiare a casa possibili utili e complicazioni. Si trasformano nell’uomo verticale descritto così bene da Baricco ne I nuovi barbari. Bravi, finisce che ne sanno di più del negoziante. Invece per il resto no? perchè per i problemi ecologici non dovremmo andare a fondo, per il downshifting non dovremmo studiarci sopra molto di più, accontentandoci di quattro slogan che con molta probabilità sono già stati sdoganati dal verde di turno? Cerco di spiegarmi ancora meglio..come si fa a maturare una consapevole coscienza ecologica o politica o di downshifting accontentandosi di quattro slogan o quattro righe lette a destra e a manca?
    Pure il recupero dell’identità che scrive Silver Silvan passa dalla cultura. E per ricordare la strada da dove si proviene fa molto bene affidarsi ai testi scritti, libri o ebook che siano. Vergogniamoci di appartenere a un popolo che legge poco e quel poco che legge, lo legge velocemente.

  16. Quanto letto, mi ricollega a pensieri scaturiti dalla lettura del saggio sullo scollocamento. Pensavo ai venti, trentenni accusati di aver preso in prestito il sogno dei genitori senza metterlo in discussione. Come sono cresciuti, quei ragazzi? Negli anni Ottanta si é creato il mito della donna in carriera, se non ricordo male. L’indipendenza delle donne passava dallo stipendio e dalla realizzazione di se stesse nel mondo del lavoro. Quindi si appioppavano i pargoli ai nonni compiacenti e volenterosi o si suppliva con l’aiuto delle scuole a tempo pieno o il ricorso alle baby sitter che si prendevano una buona parte dello stipendio in questione. E i pargoli che facevano, finiti i compiti? Stavano davanti alla tv, naturalmente, in compagnia di videocassette e videogiochi. Da soli. O con i fratelli. Dentro casa. A proposito, sarà un caso se oggi si sentono tanto a loro agio a socializzare tramite uno schermo? Mi sa di no. Figure di contorno? Baby sitter annoiate e nonni anziani, qualche compagno di giochi ogni tanto. E le generazioni precedenti? Io, finiti i compiti, scendevo in cortile a giocare con i vicini di casa. Più grande, andavo con mio fratello ai giardini, a pattinare, in altalena, a scoprire i dintorni avventurosamente con i compagni di scuola che abitavano vicino a casa mia. Gli stessi che avrei frequentato poi all’epoca del catechismo in parrocchia. Figure di riferimento diverse, simili a me e, soprattutto, prive di autorità su di me. Emblematico, credo. Ë vero che la nostra epoca ha soggezione dei politici, così come dei laureati, dei medici, di quelli che hanno autorità perché portano una divisa o una tonaca. Ma io ho la sensazione che anche quella soggezione sia stata presa in prestito dalle generazioni precedenti né più né meno come il sogno della vita felice per antonomasia, fatta di figli, casa di proprietà, auto, ecc. Che l’abulia delle generazioni attuali dipenda dal fatto di essere state cresciute dai nonni? Io vedo mia nipote, parcheggiata da piccola dai nonni, a causa della separazione dei genitori, per anni e interi pomeriggi: quando parla, parla come la nonna, non come la madre; é logico, ha passato più tempo con lei che con la madre. Le generazioni giovani sono nate già vecchie per quello, secondo me: e per questo motivo hanno ereditato sogni vecchi e vecchi miti. Non riesco a ritenerli responsabili al 100%.

    Il distacco dai modelli e dalle figure di riferimento sembra quasi una conseguenza ovvia di quanto sta accadendo, per il fallimento delle loro promesse non mantenute. E poi? Credo sia prevedibile anche un ritorno al pensare da quale strada si proviene, un recupero dell’identità nazionale o meglio dei simboli di quell’identità. Quando ci si é persi e non c’ë nessuno ad indicare la strada, si é costretti a tornare indietro o a ricordare da quale strada si proviene.

  17. Aggiungerei anche “disciplina”, senza la quale non si può fare alcunché, e “stima di sé”. Una persona che ha stima di sé non cerca padroni, né reali né, immaginari.

  18. Ciao Simone. Che bello che hai scritto e fatto tutto questo. Per quanto vale, faccio passaparola: io sono scollocata geneticamente e leggere il tuo blog mi fa sentire tra amici.

  19. Aahh, che bella doccia fredda! Veramente energizzante! Ci voleva proprio.
    Grazie, Comandante.
    Buon sabato…di riflessione.
    🙂

  20. wow! che bello cominciare la mattina con na bbbella compilation di domande!! Il nutrimento per tutta la giornata e più, foraggio per pensieri al pascolo, crescita pensando alla decrescita…Ho in mente un pippone ma… basta,non lo scrivo, di prima mattina basta, sobrietà anche in questo senso 🙂

    Ah,se tutti cercassero più domande, anzicchè risposte a quesiti mal posti!!

    GRAZIE SIMONE

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