Dopo…

Razor Wire Fence

In questi giorni sono molto, molto ottimista sul futuro. Siamo di fronte a un nuovo dopoguerra.

Avete presente la sensazione d’immobilità sociale, culturale, filosofica, esistenziale degli Anni ’80 e ’90, e del recente passato berlusconiano, cioè il lungo periodo di devastazione delle coscienze prodotto dall’omologazione culturale, dal pensiero unico verso il basso, dall’idea di crescita economica ad oltranza a discapito di qualunque altra forma di vita e di sviluppo tutto intorno? Ecco, questo recente trentennio è stato come una guerra. I “morti” e i “feriti” non si contano. Le macerie sono ammassate dovunque. I più (e i meno attenti) hanno ancora lo sguardo rivolto al passato, confondono il presente col futuro, e piangono lacrime amare. Qualcuno (sempre di più) comincia a infilare in tasca il fazzoletto, a capire che ciò che crolla ha cancellato per sempre qualcosa, ma lascia spazio a quello che prenderà il suo posto. I prossimi dieci o vent’anni saranno il nostro dopoguerra, simili per eccitazione e dinamismo agli anni Cinquanta e Sessanta, quelli del boom, in cui c’era da muoversi, inventare, fare, perché le opportunità c’erano, finalmente, dopo il pantano orribile della guerra, e soprattutto c’era la fame, la voglia/bisogno di stare bene, di riprendere a vivere. Sotto i colpi dell’evoluzione, del progresso (che è il nome che io do a quel che altri chiamano crisi) il pensiero dominante si sgretola, sempre più persone si rimettono in marcia. Nuovi linguaggi prendono il posto dei precedenti. Parole come sogno, passione, progetto, visione, scollocamento, rallentamento, cambiamento, comunità, sobrietà, decrescita, responsabilità individuale prendono il posto di cattive parole (e pensieri ancora peggiori) come ruolo sociale, crescita economica perenne, omologazione, consumismo, responsabilità, affermazione sociale, carriera, denaro, finanza.

La sensazione è forte e chiara: la generazione tra i trenta e i cinquanta, per la prima volta, si alza, si muove, sceglie. Dopo aver soltanto applicato, soltanto obbedito, sempre più donne e uomini, persone con tanta voglia di rifarsi, di uscire dai ranghi, inventano, perfino parlano, progettano. Tentano. In questi miei lunghi giri per l’Italia non faccio che incontrarne, occhi chiari, luce intorno al volto, mediocri o geniali poco importa. Il nuovo dopoguerra è iniziato, ed è fatto di opportunità straordinarie, come capita sempre quando l’energia precede gli ostacoli, quando le idee nuove circolano e qualcuno le mette in pratica, quando la gente smette di avere paura, smette di farsi soggiogare dall’immobilità e dalla troppa educazione e si scioglie dai lacci delle ritrosie e del terrore. “Cosa mai potrà capitarci di tanto grave. Cosa potrà capitarci di peggio“, sembra che ci chiediamo tutti…

Molte cose stanno cambiando. Per i più distratti stiamo parlando di politica, consenso, forme di organizzazione del Paese. Tutte cose che vengono dopoPer i più attenti e sensibili, invece, stiamo parlando di sogni e azioni, motore delle nostre piccole, semplici, importantissime vite. Il dopoguerra è qui, alle porte. Dentro.

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