Io. Tu. Un’isola

Rays Of Sunshine Through The Clouds, Pantelleria

Il dammuso è ancora lassù, vecchio e scalcinato come allora. Me ne rircordo bene, ci vissi per tre settimane. Ma sono passati oltre ventitré anni, pensavo lo avrei trovato ristrutturato, oppure a pezzi. Le stagioni è come se non lo avessero scalfito, né nuovo né vecchio.
Anche l’isola sembra la stessa, qualche villa più bella, qualche acro di terra persa recuperato a vigna di Passito. Capperi dovunque. “Bent-al-Ryon”, la Figlia del vento, il nome che gli arabi diedero a Pantelleria, semplicemente, se ne frega dei tramonti.

Ho incontrato un uomo, ieri, percorrendo in motorino la litoranea dell’isola. Un uomo-ragazzo, che avevo perduto. Ha ancora la sua Renault 4 rossa, e ricordo che aveva una fidanzata, una ragazzina malinconica e ombrosa che credo abbia sposato l’anno seguente, oltre ventitré anni fa. Ci siamo trovati di fronte, all’angolo della memoria, sull’avenida del ricordo: ci siamo guardati. Io l’ho riconosciuto.
Gli ho offerto una granita alla mandorla, gli ho chiesto qualche informazione. Mi ha squadrato di sottecchi, senza farsi troppo notare. Non gli ricordavo nessuno, mai visti prima, eppure c’era qualcosa in me, un gesto con la mano, un’informazione che gli andavo dicendo, un racconto del mio primo viaggio a Pantelleria, che lo incuriosivano. Possiamo riconoscere l’uomo che non sappiamo di diventare tra vent’anni? Ma questa domanda non ha saputo farsela.

Gli ho domandato chi fosse, che vita avesse fatto, sono stato familiare, cortese, diretto. Gli parlavo come amo che si parli a me. Credo l’abbia gradito. Qualcosa della mia vita mancata l’ho capito. Molto altro non basterà la mia, che ancora rimane, per avvertirlo appena. Di alcune parole che usa ho chiesto il significato. Di altre credo di averlo frainteso. L’uomo che non eravamo stati si guardava allo specchio. Una goletta di fumo che scivola nella nebbia di fronte a un cieco.

Poi ho capito che quell’uomo non ero io. E’ stato un lampo, senza avvisaglie. Mi sono ricordato di un impegno, ho pagato, mi sono congedato col più rapido e accondiscendente dei modi. E’ stato in quel momento che deve aver avuto un dubbio, qualcosa più di un tardivo sospetto. Avevamo la stessa età, nati nello stesso freddo giorno di dicembre. Qualcuno avrebbe potuto notare in noi una curiosa somiglianza, anche se a onor del vero lui è un po’ più curvo e appesantito di me, ma ha assai meno capelli bianchi dei miei. Ha trattenuto la mia mano per qualche istante, come volesse dire qualcosa. “Ma tu…?” “No…, non credo”. Nel 1991 non potevo essere nei suoi pensieri. Me ne ricordo bene. “Il romanzo che volevo tanto scrivere… non l’ho mai scritto. Né sono andato per porti…”. Quel sogno sopito di avventura mi ha lasciato senza fiato, quasi m’ha fatto soffocare. Ho visto scorrere le sue lettere sulla libertà, scritte a qualcuno che avrei dovuto essere io. Non le ho mai ricevute.

Da lontano, quando i muretti a secco coperti di verde smeraldo stavano per cancellarmi dalla sua vista, ha alzato un braccio. Come volesse dire “aspetta… un attimo ancora…”. Ma era tardi. Com’è tardi, sempre, la sera dei ricordi e il giorno dei destini incrociati. Quell’uomo non potevo essere io. Se lo fossi stato, ora non sarei qui, sul porto, in un bar, a scrivere del suo ultimo gesto di saluto.

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11 thoughts on “Io. Tu. Un’isola

  1. Non credo proprio che il problema sia ignorare le emozioni. É che, come titolava una canzone della Oxa, ci sono emozioni da poco. E non ha senso sbattersi tanto per quelle, dunque. Figuriamoci viverle.

  2. Una vita vissuta senza sperimentare le emozioni è una vita vissuta a metà. Ma erroneamente pensiamo che affidarci ai sensi, alle emozioni, alla sensibilità, ecc… fa di noi delle persone deboli, e questo ci spinge a tenere tutto sotto controllo, ad erigere uno “scudo antiemozioni”, questo ci fa sentire forti, combattivi, sicuri di noi, indistruttibili. ERRORE. E’ impossibile avere il controllo completo della nostra vita così come il controllo delle nostre emozioni e prima o poi ci troveremo ad affrontarle; se questo dovesse succedere improvvisamente, quando noi ormai ci saremo disabituati e vedremo il nostro scudo protettivo sgretolarsi davanti ai nostri occhi, saremo in preda ad un panico totale. Il terrore di “perdere il controllo” e di essere sballottati fra le onde emozionali ci atterrisce. Non dobbiamo temere di esprimere e vivere le nostre emozioni; l’evitarle, il sopprimerle, l’annullarle, l’ignorarle sono sintomi di una paura; la paura di lasciarsi andare, figlia a sua volta di un’altra paura sepolta, spesso ad insaputa, nel subconscio. A che serve girarci intorno …se sono emozioni dolorose affrontiamole, se sono emozioni generate dal nostro cuore viviamole, se sono emozioni della nostra mente esprimiamole. Viviamola pienamente questa nostra vita; ci vuole più coraggio e forza nel viverle le emozioni piuttosto che ignorarle.

  3. Nelle prossime tre settimane del ritorno fai ancora charter con passeggeri paganti ? Ci sono posti liberi ?
    Intanto buon vento !
    Stefano F.

    • ciao stefano. guarda su Nomadi a Vela, gruppo di facebook. e clicca mi piace così resti sempre informato. ciao!

  4. Bello l’incontro con il me stesso che non ha avuto il coraggio di cambiare… e altrettanto bella la sensazione di piacersi nell’aver intrapreso quella strada.

  5. Mi sa che si, quell’uomo eri tu, ma in potenzialità ancora inespresse. Si può vivere una vita così, inconsapevoli del tutto che siamo, ed è un peccato. Oppure si può scoprire d’essere tutto, di poter tutto, e le potenzialità prendono forma, e si creano realtà, occasioni, si modella un corpo, una espressione che ci permette di guardarci allo specchio e riconoscerci. E piacerci. Siamo uomini e donne dalle potenzialità infinite, fortunato che se ne rende conto e inizia a sentirlo davvero, perché solo così può iniziare a vivere la vita, le vite che gli appartengono! Goditela tutta!!!

  6. Non ci sono parole.
    Non ci sono ALTRE parole.

    Pantelleria è un’isola magica. Ne conservo un ricordo bellissimo…puro ed inquietante. Vorresti scappare, fuggire, perché senti la paura, non vuoi guardarti indietro, e invece resti avvinto da quella roccia, nera di lava e di tempo… e l’anima si frantuma.

    Pantelleria è un’isola magica. Ma pure tu, Perotti, quando ti ci metti! Bellissimo, il più bello di tutti…non ho altro da dire.

  7. Sono contento che hai dedicato ben due post a Pantelleria, un isola magica sotto tanti punti di vista…peccato che è piena di personaggi loschi che si sono comprati mezza isola.

    Venivo però quì per un atro motivo, volevo condividere con gli amici del tuo blog una bellissima frase che ho letto in rete:

    “The history of the world is the history of a few men who had faith in themselves. The faith calls out the divinity within. You can do anything”

    Vivekananda in London 1896

    Buona estate,
    Mauro

  8. E così eccoti faccia a faccia con la vita che avresti vissuto se non avessi detto adesso basta 😉 Se incontri così potessero avvenire realmente, sarebbe facile scegliere la strada migliore per noi stessi… migliore poi, che parolone… non ci sarebbero salti nel buio, ma il coraggio, che fine farebbe il coraggio? 🙂

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