Arcipelaghi

Ortigia, Mediterraneo, qualche giorno fa...

“Nessun uomo è un’isola” così si dice… “Non siamo nati per stare da soli”. “Un uomo solo non è niente”… Così si aggiunge, così si chiude il sepolcro. Ma non è così

Siamo naufraghi su un’isola, invece. Piccoli atolli assediati dal mare, che a volte è burrasca a volte placido lago ma sempre ci separa dal mondo circostante. Isole piccole o più spaziose, verdi o aride, gravide di vita o ricoperte di sabbia morta. Ma isole. Ognuno la sua.

Per evadere, per muoverci, dobbiamo navigare. Costruire uno scafo a vela, saperlo condurre, bordare le vele al vento, tenere una rotta, o resteremo sempre soli. Il viaggio inizia quando è il momento, quando qualcosa in noi è pronto per salpare. Sulla nostra prua ci attendono altre isole, piccole e grandi, belle o pericolose. Un arcipelago, ecco cos’è il mondo. La vita. Su ogni lembo di terra, un altro essere che spera.

Sbagliare rotta, sbarcare su una costa inadatta, ritarda il nostro viaggio, impedisce e annulla la nostra conoscenza. Eppure in ognuna delle terre emerse che punteggiano il grande blu, qualcosa ci attende. Vivere, per ognuno di noi, è visitare questa distesa isolata e gremita. E poi tornare sulla nostra piccola terra, la nostra zattera di pietra. Sperando di ritrovarla amica, come quando l’avevamo lasciata. Come Odisseo, l’uomo che naviga per tornare a casa.

Navigare non è il fine, ma lo strumento. Gli altri uomini, le altre donne, tutti soli sulla propria isola, ci attendono. Anche loro sono uno strumento. Il fine è visitare l’arcipelago. Per noi. Per loro. Per tutti. Che lo sappiano o no. Che attendano soltanto il nostro arrivo oppure si mettano in viaggio, e incrocino la nostra rotta sulla loro bella barca, partiti anch’essi per incontrare la vita. Con un cenno della mano, da bordo a bordo, ci si potrà intendere. Le prue potranno cambiare. A tratti, come per magia, svoltando un capo roccioso, capita di vedere dei nomadi, ognuno su un legno velato, che navigano di conserva. Hanno tutti un vento largo nella tela, tutti accucciati sul lato sottovento. Si scrutano, mentre regolano la rotta, si lanciano sorrisi, cenni per dire che è un bel momento per vivere. Vederli muovere insieme, nel mare piano del tramonto, è un’altra prova che abbiamo fatto bene a salpare.

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5 thoughts on “Arcipelaghi

  1. caro Simone,
    un saluto cordiale ma soprattutto sentito.mi chiamo marco e ti seguo in incognito, quasi dall’inizio della tua avventura.i complimenti sono dovuti, soprattutto dopo il riassunto, che interpreto in seguito al tuo perseverare in questa tua “ansiosa” avventura.
    volevo semplicemente informarti, che cio’ che leggo nei tuoi commenti settimanali, mi trasmette anche il profumo e le vibrazioni del momento che vivi in questi luoghi.
    non posso dire di essere sulle tue orme Simone, ma al momento,il desiderio che segue il fatto della possibile realizzazione, che con te mi precede, mi dona la forza di credere sia possibile seguire la tua scia con la mia barchetta.
    al momento mi basta, ma sono convinto sia solo l’inizio,percui,ancora grazie.un caro saluto.Marco Oceanide.

  2. ciao, ho sempre un pensiero per te, per il tuo viaggio, per quello che racconti, per come lo fai, per quello che scrivi. Sono con te, lì nel mediterraneo… alzo un calice di vino, sistemo i parabordi, sento il vento sulla faccia, guardo il cielo…poi riapro gli occhi e mentre leggo il tuo ultimo libro, penso alle volte che ti ho incontrato, sorrido, ringraziandoti un po’ per l’aiuto indiretto che mi hai dato nel riuscire a cambare la mia vita….. Spero che passerai da Lecce per incontrarti ancora e bere una birra insieme. Ti abbraccio. Luigi

  3. Grazie Simone…Sto finendo di leggere per la seconda volta “Avanti tutta” dopo aver riletto “Adesso basta” (la prima circa un anno fa). Nelle pagine ci sono io e quello che penso da 22 anni (ora ne ho 42).Ho navigato tanto su internet, visto le tue interviste, letto i tuoi articoli. Ho iniziato il mio downshifting, ieri, al rientro dalle vacanze, ho chiesto il part- time con risposta positiva. Avevo paura della mia così “azzardata” decisione, non ne ho parlato con nessuno, neanche con il mio compagno per non essere influenzata negativamente. Ho seguito la mia testa, il mio cuore e il mio istinto. Questo è per me un grande momento e sono orgogliosa di questo mio primo passo.
    Grazie per aver condiviso e continuare a condividere la tua scelta di vita, molto probabilmente se non l’avessi fatto non avrei scoperto il mondo di “extraterrestri” che la pensa come me e che mi ha dato il coraggio di mettere in atto ciò che è in me da tempo.
    Anna

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