(Ri)Conoscimenti

Il mare sembra dovunque, per settimane che somigliano a sempre; la barca procede lentamente, e l’isola che vedi là in fondo non si avvicina mai, figuriamoci il porto d’armamento; anche i pensieri sono lenti, i ricordi scolorano, a volte ti pare di non averne neppure. La tua casa, se mai il marinaio ha qualcosa di suo, è lontana, così lontana che quasi non la vedi più. Poi, un giorno, la prua fende il filo invisibile tra i fanali del porto, lo scafo barcamena qualche istante, le cime, come trecce di capelli prensili, volano verso le bitte… Quei fili sottili ricollegano la testa alla terraferma, e un istante dopo il viaggio è concluso.

Ho letto tanti portolani, diari di bordo, scritti da marinai famosi o sconosciuti lavoratori del mare. In ognuno di essi ho trovato tracce dello spaesamento, il sentimento che solo il mare sa generare. Un montanaro, quando torna a valle, non lo prova. Non lo prova, così fortemente, il viaggiatore dei deserti, il solitario dei boschi. Il marinaio, invece, rischia di morirne o di viverne, che è lo stesso.

Ieri, dopo oltre duemila miglia di mare, ho ritrovato la mia casa. Ora sono seduto nuovamente dove scrivo i miei libri. Stamani all’alba, dopo un giro tra le piante esauste dell’orto, dopo aver raddrizzato qualche oggetto caduto per il vento, buttato via qualcosa di strappato, riordinato appena, mi sono guardato le mani. Le mani callose e ruvide del mare, che già diventano nere di terra. Le unghie bianche, smerigliate dal sale, si stavano già seccando, una venuzza scura le attraversava. Sono corso a lavarmele, le voglio ancora bianche, trasparenti, diafane di salmastro e marino, per qualche giorno almeno.

Il primo giro per la poca terraferma che chiamo “il mio”, è un riconoscimento. Io non ho mai conosciuto niente. Semmai riconosciuto, ritrovato. Per vivere e godere, in questa vita minacciata dal disincanto, devo ritrovare me nei luoghi. Quando sono salpato era luglio, e per giorni ho faticato a farlo col mare. Ora devo tentare di riconoscere la terra, partendo da qui. Il silenzio di questo angolo serafico aiuta, ma i rumori del mare mi mancano.

Un tempo sapevo stare dove non c’ero io. Ero vaccinato contro l’alienazione dei “non luoghi”, i posti dove stavo ma non c’era la mia vita. Oggi ne morirei. Posso passare da una costa solitaria al mare in altura, popolato di gente che lo ama. Non più di questo. La mia vita è tutta qui, in questa rotta breve, che pure è un viaggio straordinario, aeronautico, tra la mente e il cuore.

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