“Dove sono gli uomini?”. Esce oggi

 

“I diritti non si ricevono, si conquistano. Nessuno ha offerto alle donne pari opportunità, pari condizioni: hanno dovuto lottare per averle, e lottano ancora oggi, dopo decenni. Hanno dovuto spiegare la loro complessità fino a perdere il fiato e la voce.

Un cammino analogo attende gli uomini, che per primi devono ammettere la loro condizione di spaesamento, il loro bisogno di riscrivere un’identità troppo debole e confusa per funzionare e risultare attuale. Sono gli uomini a doversi analizzare come genere, a dover ammettere il fallimento o almeno l’inattualità del modello, a dover fare pace con la frustrazione professionale, a doversi concedere nuovi sogni e il coraggio per perseguirli.

Se gli uomini non si riconoscono nell’idea di mascolinità e umanità con cui vengono giudicati, lo dicano. Se patiscono le donne per come sono diventate o il lavoro che li imprigiona lo dicano, alzino la voce, elaborino una prospettiva diversa, più adatta ai loro corpi e alle loro anime. Nessuno lo farà per loro. Potranno rivendicare solo ciò che manifestano, ciò che spiegano.

Potranno esigere comprensione solo dopo aver parlato“.

“Le donne del movimento studentesco e femminista degli anni Sessanta e Settanta non sono fallite del tutto. Avranno pure perso la battaglia contro il capitalismo, l’edonismo, la mentalità borghese e consumistica contro cui lottavano, ma possono sempre guardare con dolcezza e compiacimento le proprie figlie, forse invidiarle per la libertà di cui godono, frutto delle loro battaglie, e sicuramente essere loro di aiuto per fronteggiare lo spaesamento tipico di ogni nuova epoca”.

(da “Dove sono gli uomini“, Chiarelettere)

Share Button

96 thoughts on ““Dove sono gli uomini?”. Esce oggi

  1. Ciao Simone,
    innanzi tutto complimenti per il tuo ultimo libro: Dove sono gli uomini?, che ho finito proprio oggi di leggere, il quale accende secondo me una miccia importante su un tema attuale, di grande importanza ma che allo stesso tempo passa inosservato come se ci fossimo adagiati ed abituati a tal punto ad un certo stile di vita ed a una certa situazione da non vederlo neanche come “possibile problema della società odierna” o semplicemente fermarsi e riflettere sulla questione, lo subiamo passivamente e basta.
    Mi chiamo Davide, sono un ragazzo di 28 anni ed abito sull’appennino bolognese, mi definisco critico ed altrettanto autocritico ed è forse per questo che ritengo di aver capito quello che volevi trasmettere con questo libro (anche immedesimandomi su quello che accade) mi piace riflettere su questi temi ogni volta che ho l’occasione (spesso con donne….;)..) ed appunto per questo qualche considerazione la vorrei fare. Il tema trattato penso sia mooolto ampio ed in questi racconti è stato purtroppo molto riduttivo come se si parlasse in prevalenza di una nicchia di donne. le quarantenni, che esprimono legittimamente i loro disagi attraverso le loro esperienze senza tenere però in considerazione appunto età più giovani o meno giovani e nazionalità.
    Dico questo perché in dieci anni di “carriera sentimentale” ho avuto la fortuna di avere esperienze con donne di varie età e nazionalità.

    Avevo 24 anni uscito da una storia con una mia coetanea il destino ha voluto farmi incontrare con donne più grandi di me…ricordo con piacere una storia con una di 46 anni, per farla breve una delle storie più belle che ho vissuto, in una parola “ossigeno” per me e da quel che mi faceva capire anche per lei. Bella dentro e fuori era una donna come quelle di cui parli nel libro, figlia dell’emancipazione….questo “genere di donne” sono fantastiche perché appunto uniscono l’emancipazione ed allo stesso tempo conservano i valori buoni che le hanno insegnato le loro madri..direi il mix migliore preso dai “due mondi” quello di una volta e quello che le ha portate ad essere più autentiche. Non pretendono altro che un “uomo” che le rispetti e le dedichi un po’ di tempo interessandosi a loro, ascoltandole..e loro ti RIPAGANO volentieri, è il giusto compromesso questo, la vera parità dei sessi: EMANCIPAZIONE e la consapevolezza di quello che CONTA NELLA VITA , TEMPO ed ASCOLTO da parte di un “UOMO”.

    Al termine di questa storia, dovevo tornare sui miei passi e cercare ragazze mie coetanee (ventenni) ed anche qui per farla breve, non è così facile come sembra per un ragazzo ventenne che cerca una ragazza per una relazione seria al giorno d’oggi…!! E’ per questo che prima ti dicevo che è un tema troppo ampio che bisognerebbe suddividere per età e nazionalità….perchè le ventenni di oggi, figlie delle donne emancipate penso siano A LORO MODO in difficoltà anche loro quanto i maschietti… Nelle semplici uscite fra amici quando capita l’occasione di approcciare cordialmente ragazze il più delle volte ti guardano dal basso verso l’alto e se potessero ti sputerebbero in un occhio…nonostante tu sei gentile e vorresti solo scambiare due chiacchiere con loro. Gia qui diventa difficile, ma per la legge dei grandi numeri quando magari ci scappa il numero di telefono e l’appuntamento quando inizi a conoscerle sono superficiali, altezzose, volgari, ingannevoli, maleducate ma la cosa più eclatante è che anche loro sono perse, hanno le loro “turbe mentali” e tu nonostante maschio ventenne provi a fare discorsi seri, come temi sociali, che sarebbe bello tornare ad avere valori veri su cui credere nel nostro piccolo e lasciare i falsi miti e quant’ altro…loro ti ascoltano dicono magari che sono d’accordo MA NON CI SI METTEREBBERO MAI A METTERLI IN PRATICA PERCHE’ ANCHE LORO ORMAI VITTIME E SOSTENITRICI DEL SISTEMA CONSUMISTICO!!!! E per quanto mi riguarda piene SOSTENITRICI CONSAPEVOLI di esso! La differenza secondo me è che i maschietti stanno male ma si adattano purtroppo alla loro non autenticità, mentre le VENTENNI proprio la SPAZZANO via CONSAPEVOLMENTE la loro autenticità di donne dando vita ad esseri egoisti, la peggiore è proprio questa: sono estremamente egoiste e viziate le nostre ventenni, a loro tutto è dovuto..prova a contraddirle e non ci mettono nulla per una cazzata a finire un rapporto con un ragazzo. Come può fare un ragazzo “normale” a confrontarsi con ragazze di questo genere, con che mezzi, con che linguaggio, con che prospettiva..??? Se tu in letto hai di fronte una donna con un certo carattere non da donna e soprattutto non FEMMINILE te lo credo che ci sono problemi di erezione, il tuo organo maschile se ne scappa via di fronte a tanta “MASCHILITA’”!!, Sono diffidenti, stressate da MILLE impegni, se la tirano che la metà basta, le parli con discorsi interessanti, culturali, di attualità ma boh…non sanno, non vogliono capire. Per questo penso che anche le ventenni siano in difficoltà, una donna e soprattutto essere FEMMINILE anche se emancipata dovrà pure continuare ad essere una donna…hanno perso la loro FEMMINILITA’ E UMILTA’, il loro spirito allegro, propositivo…le vedi correre èer le città con un muso lungo…prova a chiedere se sanno cucinare un solo piatto o rammendare un calzino visto che dei maschi hanno un’opinione subdola….ma neanche per sogno, preferiscono il ragù star con dentro carne di cavallo dopata, invece di provare ad imparare qualcosa dalle loro madri, si fa troppa fatica…èhh già anche questa, tante donne in giro…si solo loro, in tutti i corsi…anche in quelli più inutili, l’importante è fare qualcosa anche se non serve a niente…o solo a consumare!!!..ma trovami una donna italiana che faccia un lavoro da far fatica..!!!!..visto che hanno voluto la parità, (dei diritti ma non nei doveri) vedo che però a spaccarsi la schiena per mille euro al mese sono il 99% i maschietti..!!! DOVE SONO LE DONNE??? O meglio le ventenni future donne….. Bisognerebbe solo scrivere un libro sulle ventenni, per capire cosa pensano di loro stesse, della vita che le circonda ecc…visto che fra poco saranno loro le protagoniste.. Ovviamente sto parlando a pelle, in generale, di percentuali maggiori non sono tutte così…;)

    Mentre le quarantenni figlie dell’emancipazione hanno secondo me trovato il compromesso le loro figlie hanno soltanto saputo cogliere i diritti di questa emancipazione lasciando i doveri nel dimenticatoio o a qualche fesso di passaggio!!!

    Parlavo prima di nazionalità, già perché anche qui il destino ha voluto farmi incontrare una ragazza francese (la mia attuale) e devo dire chele ragazze d’oltr’alpe sono un “po’” diverse dalle nostrane, sanno tenere un rapporto equilibrato e quasi ti trovi spiazzato, così tanta fatica con un’italiana che ha sempre qualcosa che non va o semplicemente i tiramenti di culo e ci finisci dentro anche tu..ed invece qui mai inganni, screzi…un dare e avere sincero, genuino e perenne, maturo e consapevole. Dopo ci scappa anche il viaggio oltr’alpe, da turista si, ma ancor di più a conoscere da vicino le famiglie. Premessa che a me piace osservare come si rapportano tra loro le persone di un luogo quando vado in giro e qui ho notato che all’interno della famiglia la donna si, ha un ruolo forte e determinato anche sul piano decisionale, però piccola differenza applica i suoi diritti dopo aver effettuato i suoi doveri, cioè è laboriosa, si da da fare e con estrema umiltà mette la sua parola…li si che c’è la parità dei sessi altro che da noi….!!!!!!!!! Parlando sempre di percentuali, avete mai visto qui donne che fanno il meccanico, l’idraulico, l’imbianchino, il fabbro ecc…macchè mica son sceme, troppa fatica e sporcizia..invece le donne del centro Europa si adattano a fare anche questi lavori e questo ti fa capire come cambiano le mentalità da uno stato all’altro. Gnocche da paura alte un metro e ottanta che non se la tirano affatto e che con tanta normalità parlano del loro ragazzo agricoltore…chissà se qui ci arriveremo, per ora no di certo. Qui ci si nasconde spesso dietro all’ipocrisia: siccome sono le meno mascoline di conseguenza pensiamo ancora che non riescano a ricoprire certi ruoli nella società il che non è di fatto vero, semmai non ne vogliono proprio sapere di lavoracci!!

    Per questo Simone che l’argomento è interessantissimo e altrettanto ampio che ce ne vorrebbero di libri come questo per lanciare delle micce ed autocriticarsi, ognuno di noi dovrebbe fare la sua parte senza avere paura di “falsi miti solo psicologici” in questo libro mi ci riconosco molto, per ora sono e sono stato consapevolmente un uomo non UOMO reprimendo un po’ io in età adulta e fin da bambino da chi mi stava intorno la mia passione per una vita serena all’aria aperta, piena di valori inestimabili e coincidenza vuole che proprio in questi mesi “ho detto basta” e sto programmando finalmente la mia vita e soprattutto la mia autenticità!! Perchè altrimenti so già che sarò sempre al punto di partenza e non diventerò mai un UOMO, di conseguenza anche chi mi sta intorno ne sarebbe fortemente penalizzato con gli effetti che sappiamo. Sai quanti amici ho ancora chiusi in gabbia!!??e quello che mi rattrista è che non cambieranno MAI…non sanno che il loro malessere potrebbe essere risolto da loro stessi, si, con coraggio però SI PUO’!!!
    Penso che una chiave sia la comunicazione unita all’ascolto, l’unico problema però è metterlo in pratica.

    Spero le mie critiche vengano colte in modo propositivo, ti ho conosciuto purtroppo da poco e questo è il primo libro dei tuoi che ho letto, ma come mi sono già informato leggerò anche gli altri che, chissà perché, mi ispirano moolto!!
    Infine ma non meno importante documentandomi sul tuo “pensiero” ti posso dire che lo condivido in pieno, cavolo, qui bisogna andare oltre la politica e oltre la religione, ci vorrebbe un bel movimento culturale di massa, risvegliare le coscienze di ognuno di noi e spezzare i remi di questo sistema che ha provocato spesso, se non solo, ignoranza e malessere contagioso!!
    L’ipocrisia è una brutta cosa, di cui spesso facciamo il pieno, penso che nel mondo non ci debba essere posto per quella, ci sono cose giuste e sbagliate, forza Simone, continua a contagiare il pubblico con il tuo pensiero perché è giusto!!!!

    • troppo lungo davide. onestamente non riesco. mi arrivano tonnellate di messaggi. se riesci in dieci righe ti sono grato. scusa. ciao!

  2. hai ragione, ma non so se definirla paura, è piuttosto una sottile sensazione di disagio che ti pervade la vita e che magari pensi di riuscire a tenere sotto controllo
    forse più che coraggio ci vuole pervicacia e radicalità nelle prese di posizione

    • beh Stefano… qualche diea ce l’ho:
      – vivere senza fare quello che ci appartiene
      – perdere tempo sapendo che il tempo non ritorna
      – vivere relazioni inessenziali, in cui si fa solo finta di comunicare
      – non passare i propri momenti migliori con le persone che amiamo
      – fare lavori stressanti, inutili, a volte perfino dannosi
      – essere schiacciati dal denaro e dalle responsabilità
      – ….

      a me questo un po’ di paura fa. Ecco perché serve coraggio. Almeno a me. Tutti i giorni.
      ciao!

  3. Ciao Simone

    “i diritti non si ricevono si conquistano!”
    Niente di più vero e attuale per me in questo momento!
    Ci siamo conosciuti alla Cascina Santa Brera l’anno scorso nell’ambito dell’Ufficio di Scollocamento, non so se ricordi, raccontai della battaglia che stavo conducendo da anni per il diritto di voto dei cittadini in mobilità, dei successi che avevo ottenuto e quello che avevano significato per me.
    Siccome so che sei un appassionato di queste storie di battaglie portate avanti nonostante tutto, nonostante i più che dicono: “ma chi te lo fa fare, ma tanto perdi solo tempo, non lo sai come vanno le cose in Italia e in politica poi”, storie di inseguimento di una visione, di una prospettiva futura da realizzare, ti voglio aggiornare sugli ultimi sviluppi davvero interessanti: magari decidi di parlarne in un post o segnalarlo a qualche amico giornalista, chi lo sa 😉
    Stiamo organizzando delle votazioni telematiche on-line di protesta, sfruttando i nuovi media, grazie ad un’azienda che ci concede in uso gratuito il 21-22 febbraio la sua piattaforma di voto on-line.
    Sarà una cosa mai fatta prima nella storia della Repubblica e senza l’aiuto di alcun ente governativo o partitico dietro: una vera e propria rivoluzione culturale, cittadini, persone che sfruttano i mezzi (potenti) che hanno a propria disposizione per auto determinarsi, per contarsi, per prendere coscienza collettiva. Una cosa di un’energia vitale pazzesca, per lo meno per me!
    Trovi tutte le info in più su http://www.vogliovotare.org oppure contattami direttamente alla mia mail se vuoi saperne di più

    p.s.non vedo l’ora di leggere questo tuo nuovo libro, tanto per cambiare hai ancora una volta colto nel segno, senza averlo ancora letto so già di che parla, perchè anch’io ho riscontrato lo stesso disagio di cui parli, e prtp devo dirti che trovo molto più interessante la compagnia delle donne rispetto a quella degli uomini, ho delle serie difficoltà ad aprirmi veramente con essere umani del mio stesso sesso, li trovo ottimi compagni di azione per carità, ma quando si tratta di parlare del sè, del proprio intimo e delle proprie debolezze ho sempre trovato solo donne con cui farlo… ho sempre pensato che fosse una questione di genere, l’idea che possa attribuirsi ad altro sarebbe una cambio di prospettiva non di poco per me, cmq aspetto di leggere il tuo libro per dirti se ho cambiato idea 🙂
    p.p.s. penso che comprerò l’ebook, ma ritengo una porcata che l’edizione cartacea da Feltrinelli costi 11,99 e quella elettronica 9,99. I libri elettronici dovrebbero costare 10 volte meno, non hanno costi di stampa e distribuzione, spero almeno che il 90% del ricavato di queste edizioni arrivi a voi autori perchè è veramente un’operazione di marketing inaccettabile altrimenti e sarebbe veramente una cosa a cui tutti voi produttori di libri dovreste ribellarvi…

    • magari… noi prendiamo il 15% invece che l’8%… altro che!
      bella la vostra battaglia, simbolica e giusta.
      grazie per gli aggiornamenti! un caro saluto! forza e coraggio! Ma vedo che ne avete…

  4. ciao cristian,

    definire un’età non è semplice, non è possibile. è molto soggettivo, dipende dalle esperienze che fai e soprattutto da come le elabori.

    Temo dipenda anche molto da dove parti….ci sono persone che partono da una condizione di grande distanza da loro stessi e altre che partono con una condizione interiore di maggiore integrità. credo che i percorsi possano essere anche molto differenti nei due casi.

  5. @Carlotta @Simone

    Nel mio caso la mia Compagna ed io quando ci siamo scelti eravamo identità appena abbozzate , che poi sono maturate ed affinate all’ interno del rapporto di coppia.

    Premesso che non possiamo darci un età di maturazione come per i vini rossi o la frutta, ma indicativamente Carlotta e Simone quando parlate di definizione di identità che fascia avete in mente?

  6. ….hai usato il condizionale infatti per dire che bisognerebbe arrivare all’altro essendo già qualcosa di definito….bisognerebbe sì. ma penso che sia più probabile che questa cosa accada dopo che uno ha navigato un bel po’.

  7. Mi sono spiegata male… E’ proprio perché spesso arriviamo alla relazione quando non siamo ancora formati come individui che le cose vanno male. quindi sono d’accordo con te: l’identità è il presupposto di una relazione “vera”; una identità salda che non vuole dire granitica…ma sufficientemente dinamica per continuare anche ad integrare altro e quindi continuare ad evolvere.

    ma è proprio per questo che è condivisibile il ragionamento di rilke…nel senso che un individuo arriva a formare una sua identità quando ha fatto un po’ di strada e lungo questa strada in genere è nei rapporti con gli altri – e con l’altro sesso in modo particolare – che si fa un sacco di lavoro “sporco” grazie al quale la nostra identità si struttura e si definisce.

    per me è stato sicuramente così.

  8. @cristian e @simone

    il problema è nella relazione nel senso che spesso e volentieri una relazione vera e propria non si instaura, non può instaurarsi. sono d’accordo simone che questo ha a che fare con la scarsa maturità affettiva e psicologica degli uomini e delle donne, e quindi ad una condizione magari diffusa di individualità non del tutto formate.

    l’identità è il presupposto di una relazione….ma è anche vero che la relazione è il luogo per eccellenza per la formazione di una identità…

    c’è uno scritto bellissimo di Rilke che non riesco a trovare in cui in sostanza si dice che una relazione vera e propria (salvo eccezioni) si può costruire nella maturità, quando i due sessi – ciascuno per sé – è divenuto individuo. allora sì che può esserci condivisione (…le due individualità si possono custodire e accompagnare…..bellissimo!)

    anche io cristian vedo molti uomini e molte donne che stanno insieme, ma che non sono coppie… mi accorgo solo ora mentre scrivo che la parola “coppia” non mi piace, la trovo sospetta. forse perché è una di quelle parole che racchiudono fin troppi significati taciti sui quali invece sarebbe bene gettare un po’ di luce. quando stiamo insieme a qualcuno questi significati taciti agiscono potentemente e spesso determinano le nostre aspettative riguardo all’altro, ma anche riguardo a noi stessi e a ciò che una relazione di coppia debba essere; ci troviamo in quella strana situazione per cui sappiamo quello che dobbiamo volere senza volerlo davvero molte volte… Invece dovremmo mettere in discussione quello che la cultura pensa debbano essere un uomo e una donna insieme. insomma, il concetto di coppia va decostruito per riappropriarcene con maggiore consapevolezza e aderenza ai nostri bisogni autentici.

    ecco questo secondo me potrebbe essere il lavoro da fare, da soli e anche insieme 🙂

    “tenere vivo il rapporto” scrivi cristian. il rapporto secondo me è vivo se le due persone in gioco sono vive perché hanno sogni, progetti, fantasie, pensieri e li condividono.

    io ho conosciuto tante coppie in cui non c’era la voglia e il gusto di raccontarsi la vita nell’atto di viverla…..persone che vivono l’una accanto all’altro e sono lontanissime… è una cosa agghiacciante secondo me.

    nella mia esperienza di relazione con gli uomini, sono stata spesso rimproverata – e anche “punita” – perché faccio domande (prima di tutto a me stessa). La mia vita è piena di domande e questo spesso è stato vissuto dagli uomini come una colpa. Gli uomini della mia vita non volevano domande, non volevano interrogativi, mi chiedevano di essere semplice. Se sollevavo una questione era perché ero problematica, perché avevo il gusto di complicare le cose semplici. Non perché – come invece credo – la vita ha una sua complessità che ci chiama in causa come esseri umani.

    cristian, grazie per l’augurio 🙂

    • No, appunto Carlotta… Quel che dice Rilke lo condivido. Ma e’ diverso dal formare la propria identita’ nella coppia. Non lo condivido questo. Che ogni cosa, ogni esperienza, dunque anche una coppia, serva a formare l’identita’, certo, va da se’… Ma all’altro, come alla politica, bisognerebbe arrivarci essendo prima gia’ diventati qualcosa di definito, almeno in buona parte.
      ciao!

  9. @Carlotta

    hai ragione il “lamento” accomuna entrambe i sessi 🙂

    Il tuo ragionamento non e’ presuntuoso, affatto.
    E’ il tuo punto di vista , ottimo spunto per ampliare le riflessioni.

    “Lavoriamo” allora per cercare di capire perchè nella relazione sta il problema ?

    Secondo me per quella incapacità di tener vivo il rapporto.

    Oggi vedo Uomini e Donne, ma poche coppie;
    la forza è nella Coppia, guardare nella stessa direzione nel rispetto delle singole personalità e ho usato la parola rispetto non a caso.

    Il mio “due cuori , la viletta, il giardino ecc ecc” era chiaramente una forzatura non generalizzo, anche se in molti casi, i beni materiali o l’orologio biologico scalzano e prendono il sopravvento sui sentimenti, ma fortunatamente non e’ il tuo caso.

    Mi auguro, anzi ti auguro di trovare nella parte sommersa dell’iceberg un Uomo per cui valga la pena di rimettersi in gioco.

    Cristian

    • Io non sono affatto convinto che si debba partire dalla relazione. Il problema non e’ li’, quella e’ una conseguenza. Il punto sono gli individui. Noi. Una relazione avviene quando ci sono due individui autonomi, equilibrati, interlocutori separati e originali l’uno dell’altra… E in questo momento non ci sono…

  10. Ciao Simone, sono stata molto felice di vederti dal vivo ieri sera a E-Campus. Ti ho incontrato casualmente anni fa su qualche sito, tipo “Cambio vita”, ecc. Anch’io ho mollato un lavoro sedentario per qualcosa di molto più dinamico e stimolante. Non ho alcuna certezza economica, ma sono molto più serena. Sono stata incuriosita dal titolo del tuo nuovo libro perché è un mio problema irrisolto. Faccio parte della schiera di single che non riesce a trovare un compagno. Ho avuto due storie importanti ma la seconda mi ha devastata. Sono stata 5 anni con una persona che ho adorato, ma che era autoreferenziale. Lo chiamavo l’egoista generoso. Non sto qui ad annoiarti con la mia esperienza, ma da allora (sono passati quasi 11 anni) non ho incontrato uomini che mi abbiano incuriosito tanto da far abbassare le mie difese. Mi ha interessato molto il discorso che gli uomini non sono determinati, sono confusi ma io sarei disponibile a dargli la mano se qualcuno si mettesse seriamente in discussione. Loro restano attaccati alla loro idea di donna mamma, che li perdona e gli permette tutto. Se non sono indiscreta, tu hai trovato una donna adatta a te? Buona giornata, Rosanna

  11. @cristian
    non credo che la questione per noi donne sia di accontentarci di più quando siamo ancora abbastanza giovani per non ritrovarci sole ad una certa età… Io per esempio mi sono accontentata anche troppo ed è per questa ragione invece che oggi – a 40 anni – sono esigente, che è un altro modo per dire che sono consapevole di quello che sono e di quello che non voglio. Credo che se avrò la fortuna di incontrare un uomo con cui sentirò che varrà la pena mettermi in gioco, sarò ben felice di uscire dal recinto delle sicurezze istituzionalizzate e, al contrario, quando sentirò il desiderio di mettermi in gioco vorrà dire che avrò incontrato qualcuno per cui varrà la pena farlo. Pensi sia un discorso presuntuoso?

    Da come scrivi sembra che per te, a causa di una serie di indisponibilità reciproche, i due sessi stentino ad incontrarsi. Secondo me invece il problema si pone dopo che si sono incontrati e magari piaciuti. Nella relazione è il problema.

    Io conosco molte donne che dicono No! e non perché vogliono la villa con piscina o perché aspettano l’uomo ideale. Dicono no perché non respirano, perché fanno fatica a fare i conti con quella che chiami (geniale!!!) latenza degli uomini.

    E poi, lamentarsi è uno sport nazionale e accomuna entrambi i sessi 🙂

  12. Simone

    ho letto “Dove sono gli Uomini?”, parto dal fondo e condivido la tua visione che un libro è sempre solo un’inizio, soprattutto quanto tratta un tema come quello che tu hai affrontato.

    C’e’ tanto nel libro, ci sono storie ma soprattutto vissuti….con quella di Paola, 35 anni di Venezia, pagina 133 mi hai assestato un pugno allo stomaco….fortuna che c’erano sufficienti e dense pagine poi per riprendermi.

    Dove sono gli uomini ? Beh, ci sono, nascosti ma ci sono con una particolarità che molte volte anche le Donne ci mettono del loro , non vuole essere in questa mia un noi e un Loro ma alcune considerazioni senza voler generalizzare.

    Ho 38 anni, sposato da 15 con due figli 11 e 9 anni, mi capita spesso di incontrare Donne che dicono “Ma perche’ non trovo un’uomo come te ?” oppure, “Perche’ quel lui e’ già sposato/impegnato ?”.

    Alle Donne che incrocio e che mi chiedono il parere dico che loro dovrebbero “accontentarsi” un po’ di più in giovane età e non arrivare alla soglia dei 40 anni per accontentarsi del tutto (pur di metter su famiglia), oppure non accontentarsi per coerenza e restare single per “scelta”. Mi spiego

    Come può una Donna arrivare a 35-40 anni e pensare di trovare la metà della mela ? Ha sedimentato abitudini, modi di vivere, di mangiare, di dormire, fare l’amore ….. da single. Una cosa e’ trascorrere una vacanza insieme, altro e’ vivere e dormire sotto lo stesso tetto…… talmente istituzionalizzate da “scartare” ogni possibile abboccamento.

    A volte gli uomini ci sono, la serendipità li mette in contatto, ma alcune dicono no, aspettano, non colgono l’attimo, dicono che è troppo presto, o forse hanno idealizzato un’uomo che e’ un marziano, che non esiste e si sforzano di trovarlo sapendo in cuor loro che non lo troveranno mai e poi si lamentano…..

    Le Donne prima erano per “cuori ed una capanna”, oggi invece due cuori, una villetta, il giardino , il barbecue e magari lo spider nel box……
    dai Simone, quanti uomini conosci anche tu che si spaccano in 4 ma non basta mai ?

    Allo stesso tempo c’e’ tutto un mondo (che nel libro non ho letto) di uomini pigri, quelli istituzionalizzati nella loro monotona vita (talvolta anche mammoni) che si svegliano a 40 anni e dicono “non ci sono più le donne di una volta” (stereotipata nella gheisha materna) cosi scelgono di “dominare” una straniera; ecco il viaggio all’est , in asia o zone caraibiche e la sistemazione non con l’Amore che fa battere il cuore ma con la comodità di una compagna che possibilmente non rompa tanto le balle.

    Noi e’ vero siamo latitanti (o mi piace meglio dire latenti…come la parte sommersa dell’iceberg), ma loro sono troooopoooo esigenti (in generale) e viene loro più facile lamentarsi dei maschietti piuttosto che impegnarsi (prendendosi anche i lati bui) in una relazione.

    Noi andiamo sicuramente educati e non ti nego che da anni accarezzo l’idea di corsi base per gli uomini. Manchiamo di tatto, di gusto, di umor, di capacità d’ascolto, dell’arte amatoria, non intesa come “ti prendo, ti do quattro cinghiate e mi faccio i miei comodi”, ma ti ascolto, ti coccolo, ti faccio dei preliminari da urlo con un petting di ore e ti porto al massimo piacere e se ci sta “ti prendo” ma a volte rinuncio anche al mio piacere per donarmi a Te.

    Per concludere, bello il libro, raccontate con gusto le storie, con picchi di accelerazione in quelle una di seguito all’altra nello stesso capitolo.

    Ottimo punto di partenza per ulteriori riflessioni.

    Con una forte stretta di mano.

    Cristian

    • ricchissimo commento di Cristian. Da leggere, da discutere. Condivido molto, anche se non tutto, ma giudico questo approccio (come altri che vedo timidamente emergere) un grande passo verso il dialogo vero su questi temi. grazie Cristian. ciao!

  13. Simone, scusa, ma l’altro post (l’ultimo) funziona? Non riesco più a entrare… Come se fosse bloccato… Mi chiedevo se fosse un problema mio o di tutti…

  14. E se fosse semplicemente che a noi donne gli uomini non interessano poi così tanto? Sono gay, e questa possibilità voi uomini non la prendete mai in considerazione, date per scontato che le donne siano tutte a vostra disposizione, e che se non hanno un uomo accanto siano delle assatanate disposte ad andare anche con un cesso pur di fare sesso o a fare la serva lavando, stirando e facendo la badante gratis ai vostri genitori anziani pur di non invecchiare da sole.
    Scusate, ma è ora che le donne, etero o gay, abbiano altri interessi. E se una di noi vi dice “sono gay” fatele il favore di fare una bella inversione ad u e di lasciarla in pace, risparmiandovi volgarità e schifezze.

  15. Ciao Simone.
    Ho ricevuto direttamente da te, via mail, la segnalazione dell’uscita del tuo nuovo libro. L’ho comprato il giorno stesso e l’ho già finito.
    Complimenti. Come al solito bravo e “ficcante”.
    Abbiamo avuto modo di avere in passato qualche scambio di opinione e divergenza su “Adesso Basta”: spesso i figli possono fare la differenza. Qualche commento e qualche divergenza l’avrei (è umano), anche su “Dove sono gli uomini”, ma non mi interessa farle in questa sede.
    Rimango dell’idea che siamo, ciascuno, un essere unico e prezioso. Io quindi prendo i tuoi scritti non necessariamente come ricetta di vita, ma sempre, questo si, come occasione di riflessione. Per usare termini a te cari, quando ti leggo “regolo le mie vele e correggo di qualche grado la rotta”. Stammi bene! Ancora congratulazioni! Ciao Luca.

    • Ciao Luca. Non mi ricordo, ad essere sinceri. Ma da ora in avanti si’. Mi piace chi prende il buono. Sai un grado appena di rotta, a fine giornata, quante miglia sono? Tante. Ciao e buon vento.

  16. @alex e @nat:
    Ciao Alex , ciao Nat.
    Penso che abbiate colto il “nocciolo” della questione.
    Gli uomini hanno bisogno di giocare, cercano evasione, leggerezza, trasgressione.
    Gli uomini non lo chiedono e non osano dirlo espressamente, ma negli atteggiamenti e nei comportamenti nei confronti delle donne esprimono un infantile bisogno di ludicità.
    Gli impegni e la pressione della quotidianità gravano su di loro come la responsabilità di riuscire ad essere buoni compagni, buoni mariti , buoni padri, ancora fedeli alla tradizionale figura di “uomo” , che le donne, ormai non più tradizionalmente donne, oggi si aspettano da loro con una maggiore severità di giudizio rispetto al passato.
    Mentre gli uomini hanno sempre più bisogno di giocare, le donne ci stanno sempre meno a sentirsi l’oggetto di un gioco.
    Cosi gli uomini si nascondono e cercano spazi di evasione alternativi, spesso lontani da quelli delle donne di oggi.
    In questo genere di reazioni rientra anche il comportamento sessuale degli uni e delle altre: quello degli uomini, sempre più ludico, quello delle donne, sempre più consapevole.
    In merito a questo aspetto della questione , che ruota intorno alla domanda “dove sono gli uomini?”, nelle ultime pagine del libro l’amica manager , interrogata espressamente da Simone, risponde così:
    “Sono nei locali notturni per soli uomini….oltre confine….Sono in ufficio tutto il tempo che possono…..E sono in internet nei ritagli che restano.Nelle chat”.
    Credo che l’amica manager di Simone conosca molto bene il mondo maschile, credo che senza tanti giri di parole abbia detto come stanno veramente le cose.
    Gli uomini hanno bisogno di giocare e per farlo si rifugiano in quegli spazi reali o virtuali, all’interno dei quali quali le donne non possono opporsi o non vogliono sottrarsi al gioco in corso.
    E cosi, fuori, uomini e donne non si incontrano più sulla stessa strada.

  17. @nat: giusto. aggiungo che la sessualità maschile pura è quella dei gay, che hanno una vita sessuale estremamente varia e promiscua perché con loro la domanda incontra alla perfezione l’offerta. uno scenario di questo tipo sarebbe il sogno di moltissimi uomini etero, me compreso: poter avere numerose esperienze senza dover sperimentare rifiuti nella quasi totalità dei casi e senza le lungaggini del corteggiamento.
    come si fa a spiegarlo alle donne?

  18. @Alex
    Gli uomini giocano con l’amore per avere sesso, le donne giocano con il sesso per avere l’amore…

  19. Ho letto il libro e ritengo che hai centrato un tema attualissimo. Non so se noi uomini siamo pronti per una eventuale “rivoluzione”e non ho una soluzione pronta
    ma già riconoscere il “quanto” ci pone una riflessione il più possibile immediata.

  20. quello che vogliono gli uomini è sesso. ne vogliamo tanto e senza troppi fronzoli.
    dubito però che le donne siano disponibili ad accontentare le nostre richieste.

    • Pare di si’ priscilla. Tema credo importante da discutere. Se le donne non parlano d’altro evidentemente qualcosa da comprendere c’e’. Ciao!

  21. Ah, a scanso di equivoci, non l’ho finito, ma il libro lo sto comunque leggendo…
    Mi piace molto anche il commento di Federica, qui sotto, lo trovo molto onesto e soprattutto ragionato.
    Buona serata a tutti, uomini e donne 😉

Comments are closed.