Mai

Quando sto qui a questo penso...

Ieri improvvisamente ho pensato per la prima volta a una cosa, per la prima volta nella mia vita intendo, e cioè a tutto quello che mi sono perduto, che non è avvenuto, che non ho avuto, per la mia presenza, per il fatto stesso di essere lì dove le cose avvenivano, e ci sono arrivato pensando al principio (paradossale) della misurazione nella meccanica quantistica, secondo il quale non è possibile conoscere una particella senza modificarla, dunque quello che conosciamo non è mai ciò che volevamo conoscere, per quanto cauti siamo, e mi è venuto in mente che le cose stanno così anche con le persone, che sono in quel modo con me e in modo diverso (diversissimo) con te o con lui o con lei, e ho pensato anche che c’è modo e modo di modificare la realtà quando ci si arriva, perché uno può arrivarci in punta di piedi, sedersi in un angolo e ascoltare, oppure all’opposto, e dato che io l’ho modificata tanto la realtà, mi sono fissato su questo pensiero: chissà cosa mi sono perduto, quante cose e di che meraviglia, per il solo fatto di essere come sono fatto, uno che ne pensa una e ne fa tre, che parla un mucchio, che scrive un mucchio, che ha sempre qualcosa da dire, buona o cattiva che sia l’idea, che stimola, certo, che suscita, certo, tutto quello che si vuole, ma che modifica anche moltissimo proprio per quello, in meglio o in peggio non è interessante, e ho avuto nostalgia di ciò che la realtà è senza di me, che non conoscerò mai, e mi è venuta la tentazione di non muovermi mai più, di non aprire mai più bocca, per non modificare, per non perturbare, per vedere la vita com’è davvero, a prescindere dall’onda d’urto di me, per lasciare che gli altri siano, facciano, dicano, e modifichino me, invece, per il fatto stesso che arrivano, che ci sono, che dicono, che fanno, e ho provato a immaginarli tutti (almeno quelli che mi interessano) in mia assenza, chi saranno veramente, cosa diranno, cosa manifesteranno, e non saperlo mi ha rattristato, e se tornassi indietro credo che starei più zitto, mi muoverei meno, forse modifico troppo, forse suscito troppo, e finisce che il danno vero ce l’ho io, che in tutto questo ronzare e studiare finisco col non conoscere altro che me, invece di conoscere gli altri come invece penso, come vorrei, soprattutto per come loro sono davvero, e questo mi ha ottuso molto, anche perché la faccenda della meccanica quantistica un po’ ti fa sentire in colpa, una specie di spagnolo tardo-quattrocentesco nelle Americhe della realtà, un distruttore, inquinatore, perturbatore, mentre forse le cose da sole, senza di noi, sono così belle, così placide, in equilibrio, solo che noi non lo sapremo mai.

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49 pensieri su “Mai

  1. “Che differenza può fare che io fossi osservata o no? Devo trovarmi per forza in un posto o in un altro, cosa importa che mi vedano o non mi vedano? Ma no! Non devi dire così. In fin dei conti non puoi dire che cosa stia succedendo in un sistema se non lo osservi….il sistema si troverà in una mescolanza di stati che corrisponde a tutte le cose che potrebbe star facendo. E questa sarà la situazione fino al momento in cui tu lo guardi per vedere cosa sta facendo. In quel momento, è naturale, è una sola delle possibilità che viene scelta e il sistema allora farà quella e solo quella.
    E allora che succede delle altre cose che stava facendo? chiese Alice. “Svaniscono e basta?…Sì tutti gli altri stati svaniscono. La terra del possibile diventa la terra di ciò che mai fu.
    Sempre tratto da ALICE NEL PAESE DEI QUANTI (ROBERT GILMORE)

  2. “Non credo che per un fotone faccia molta differenza se a noi sembra che viva poco o tanto. Loro viaggiano alla velocità della luce, visto che, in fin dei conti, loro SONO la luce. E qualunque cosa viaggi a quella velocità, beh, per lei il tempo si ferma. Così, per quanto a lungo a noi possa sembrare che un fotone sopravviva, per lui il tempo non sarà trascorso affatto. Per n fotone l’intera storia dell’universo passa in un lampo. Credo che sia per questo che sembra che non si annoino mai”.
    Tratto da ALICE NEL PAESE DEI QUANTI (ROBERT GILMORE)

  3. …mi sembra un pò banale, semplicistica e riduttiva la tua interpretazione Fabio, non ti offendere! Credo che la nostra capacità di “giocare” la vita dipenda da tante cose.
    Dal “campo di gioco”, “dalle condizioni del terreno o atmosferiche”, “dalla preparazione atletica del giocatore”.
    Allo stesso modo cambiano le circostanze che ci troviamo a dover affrontare di volta in volta che possono essere più o meno difficili, più o meno dolorose, più o meno fortunate etc., e cambia la nostra preparazione o predisposizione mentale e fisica, che non è mai uguale a se stessa.
    Come è vero che non si può prendere tutto troppo sul serio, perciò a mio avviso, è altrettanto vero che non si può prendere tutto come un gioco, perchè non lo è…
    Altra cosa è invece affrontare la vita con ottimismo, saper ridere dei propri sbagli e ironizzare sui pripri limiti. Questo ci aiuta molto e fa gran parte del carattere di una persona…ma meno male che non siamo tutti uguali, sennò sai che noia!!! 😉

  4. Sì Simone, probabilmente è la fusione delle due cose, saper giocare, ricondurre tutto alla sfera umana, tenere l’umore leggero e quindi buono, ma come fai notare essere anche monaci, ovvero avere sviluppato e affinato quelle capacità che ci consentono, in pratica, di fare e bene, di esserci.
    Ho alcune volte colto, di sfuggita, in passato, e ricordo che la cosa mi stupì in positivo, un grande senso dell’umorismo e una grande voglia di ridere in alcuni monaci tibetani, di cui ho potuto seguire qualche intervista. Dei giocherelloni capaci di grande saggezza…come in alcuni grandi professori a scuola che più o meno tutti abbiamo avuto, persone capaci di insegnare molto ma decisamente umane.
    Grazie a te, ciao!

  5. Care Barbara e Alice,
    ma non sarà che la soluzione all’ansia da prestazione, o, in altre circostanze, al prendersi troppo sul serio, oppure con troppa leggerenza, o con eccessivo distacco, o con esagerata premura, risieda nel fatto che non giochiamo più?
    Io penso che la vita vada “giocata”. Attenzione che non dico ‘giocare con la vita’, ma proprio ‘giocare la vita’, verbo transitivo e complemento oggetto (ehm Simone correggimi se sbaglio :P). E con questo intendo ritrovare la dimensione giocosa e gioiosa, che ci alleggerisce dalla paura di sbagliare, perchè quando si gioca non c’è, e che nello stesso tempo ci dona quella leggerenza che permette di affrontare tutto con maggiore serenità, affrontando anche sfide che, in condizioni di stress e preoccupazione, quando ci prendiamo troppo sul serio, non riusciremmo a superare, o supereremmo con molti mal di testa… ma allora a quel punto a cosa è servito impegnarsi tanto? Dov’è stato il bello? Di cosa ho goduto? Del solito pensiero-illusione-astrazione che ci rassicura perchè siamo stati all’altezza? La vita non può essere intesa come una sfida perpetua e neanche come una lista di cose da fare, soprattutto se il non farle, o il non farle bene, o il non riuscire proprio a farle, costituisce un autoricatto che ci imponiamo. Bisogna saper giocare, tirare fuori il bambino che c’è in noi, ridere e godere e a quel punto fare…

    • Dei “bambini professionisti” si’… Sono d’accordo. Monaci ma al tempo stesso guasconi. Non prendersi troppo sul serio e in certi momenti invece… Concentraati come degli asceti. E’ in questi angoli che si deve stare se si vuole fare e al tempo stesso restare degli esseri umani. Grazie Fabio.

  6. Alice…mi hai letto nel pensiero! Come hai scritto bene, come hai reso bene l’idea di tutto cio’ che rimane fuori, tutto cio’ che e’ perso …forse per sempre…tutto quello che no si e’ riusciti a fare a dare a essere…l’ansia da prestazione, il tempo bugiardo che hai buttato. Potevi importi, aggredire la realta’, importi e non lo hai fatto. Non sei stata all’altezza o magari invece sei stata qualche metro sopra le righe. Imbarazzi fastidi…sentirsi fuori posto…cercare un’immagine migliore di se’…e poi addormentarsi sognando di fare di dire di essere meglio…domani…

  7. …Ciao Simo’, è la prima volta che commento un tuo post. Non credo sia facile rispondere alle tue riflessioni così chiaramente espresse e condivise con il mondo. Riordinare sentimenti e sensazioni e trasporle sottoforma di scrittura non è una cosa affatto semplice, o almeno non lo è per me.
    A me frega la sera…è quando vado a letto che vengo assalita da questo sentimento di melanconia e tristezza connesso alla tragica natura della nostra esistenza. Penso a tutto quello che rimane fuori rispetto alle scelte da noi compiute: a quello che sarebbe potuto essere ma non è stato e non sarà.
    Il mio tormento, se così si può definire, è però opposto rispetto a quello che tu descrivevi. Questa sensazione mi invade in seguito alla paura di non essere riuscita a dire o fare qualcosa in più pittosto che in meno nelle varie circostanze. Non so, se come dicevi tu, dipende dal carattere oppure dall’età, ma io ho sempre puntato al ribasso; all’essenziale, al togliere pittosto che all’aggiungere, al silenzio piuttosto che al rumore ridondante delle parole.
    Il timore è quello di essere vissuta dagli eventi e di non viverli, di non “morderli” con selvaggio ma sano istinto di curiosità o sopravvivenza, come è invece nella tua indole probabilmente.
    Hai ragione tu comunque, come sempre: alla fine in un modo o nell’altro, in qualsiasi modo si agisca, la realtà si modifica al nostro passaggio. Forse però andiamo sempre un pò troppo di corsa, (almeno per quanto mi riguarda), per poter avvertire ed apprezzare il cambiamonto in atto, nel suo divenire e poter modificare il “tiro”, riequilibrando così gli effetti in gioco…una continua ansia da prestazione, la definirei, che ci perseguita e induce o a fare troppo o troppo poco, per non dire nulla. A questo punto penso che sia inevitabile, almeno fino quando non riusciremo a guarire da questa malattia, fare i conti con questo atroce dubbio: come sarebbe stato se ci fossimo comportati diversamente o se non ci fossimo stati proprio.

  8. “L’isola che non c’è”, una canzone che vent’anni fa mi fece approfondire Edoardo Bennato…l’avevo accantonata ma citandola nel tuo articolo su “Il fatto quotidiano” mi hai ricordato che è una canzone, per me, sempre valida ed attuale.
    Buona vita a tutti

  9. Ciao Simone,
    a volte non occorrono tante parole, forse ne basta solo una: GRAZIE. Grazie per il tempo dedicato e per le belle parole, grazie anche, e soprattutto, per quello che lasci quando scrivi.
    Alcune decisioni sono difficili da prendere, ma una scelta bisogna pur farla ad un certo punto. Rimanere nel torpore no, meglio tentare e muoversi, provare a cambiare.
    Grazie anche per questo.

  10. Simone, bello lucido il tuo post sul fatto. Commento qui perche’ la’ mi sono venuti i nervi a tentare di postare un commento. Grazie mille

  11. Credo che a volte sia utile fermarsi a riflettere su come ci relazioniamo con gli altri, guardare noi stessi come si guardassimo dall’esterno, in terza persona. Solo così possiamo renderci conto delle nostre esagerazioni o delle nostre mancanze.

  12. Angolo pubblicità:

    Un problema in casa? Che so, un termosifone, una tapparella, una porta, la caldaia, lo scaldabagno, una goccia dal rubinetto, oppure un tramezzo da spostare, una cameretta da cambiare, un armadio a muro da riparare? Fatevelo da soli, industriatevi, risparmiate e divertitevi.

    Se proprio non avete tempo o non riuscite voi stessi, o se siete terrorizzati che chiamando qualcuno aspettereste giorni e spendereste un patrimonio, non vi preoccupate, potete consultare “uno di noi”: Massimo, (https://www.facebook.com/prestorisoltocasa), che nella foto vedete a bordo di Mediterranea questa estate (è anche un ottimo navigatore). Massimo lo definirei così: downshifter, appassionato di mare, ma soprattutto uno dei pochi rimasti a questo mondo che metta insieme tre cose semplici semplici, eppure così rare:
    – è un ragazzo in gamba (onesto, intelligente, leale, con una parola che vale ancora qualcosa),
    – ha il senso e il gusto per il mestiere (sa le cose, grandi mani, esperienza nei cantieri di mezza Italia, conosce nomi, attrezzi, tecniche e soprattutto sa tutto di materiali)
    – ha avuto coraggio per tentare.

    E vi pare poco…

    Per questo gli faccio pubblicità (gratuita, non mi dà una lira e nulla voglio da lui). Perché mi piace la gente che ci prova.
    Massimo aveva un’impresa edile, lavorava nei cantieri, ma la crisi uccide chi non cambia, e lui ha venduto tutto quel che poteva, si è alleggerito, e ha pensato come mettere a frutto la sua esperienza creando una cosa che non c’era: una sorta di agenzia d’intervento veloce e low-cost che copra lo spazio tra quel che sapete farvi da soli e le imprese che solo a chiamarle vi spellano vivi. Cioè il 100% delle cose che capitano in una casa ogni giorno.

    Chiamatelo, consultatelo, chiedetegli. E’ lì per questo. La sua idea mi piace, ha tutti i contenuti della microeconomia: un lavoro utile, tutto di mani, fatto da uno che ama farlo, con bassi costi, onestamente, tempestivamente…. Insomma, l’artigiano di una volta, che oggi non c’è più. Anzi, c’è. E’ lui. Si chiama Massimo Guidetti.

  13. Simone bella immagine, bel pensiero, complimenti.
    Mi ha aiutato a far diventare cosciente un pensiero che mi vagava per la mente, riguardo ai miei tre gemellini.
    Sono molto diversi tra loro, di aspetto e di carattere. Ed mi chiedo quanto io influisca su di loro, per il solo fatto che ci sono.
    Come sarebbero se io non ci fossi? Sarebbero davvero così diversi, oppure io in qualche modo sto smuovendo gli equilibri?
    Quello più sorridente e giocherellone? Non sarà che è così perché gli ho sorriso di più? Perché se ci gioco mi da subito soddisfazione ed ho alimentato io questo suo lato del carattere?
    E quello più coccolone? E quella più affettuosa?
    Sono così di loro oppure li ho influenzati anche io?
    Purtroppo non lo saprò mai.

  14. Simone sei l’uomo maschio più in gamba che conosca. Ho appena finito di leggere Dove sono gli uomini? e sono davvero colpito. Sono uno psicologo…

  15. un altro passo… dopo aver scoperto che non vuoi rimanere schiavo del sasso che hai lanciato, che è già a mio avviso una cosa importante, ora la presa di coscienza della natura olistica del mondo… del fatto che, forse, alcuni degli interlocutori che hai avuto potrebbero non essere come li hai conosciuti, nella loro natura più profonda… è sempre più bello tenere i contatti e seguire l’evoluzione di una persona così aperta e disponibile al confronto quale tu sei…
    nessuno di noi ti avrebbe rivolto la parola se tu non fossi quello che sei, in certi momenti riflessivo in altri ‘attaccabrighe’ e curioso, maschio ‘alfa’ ma in fondo mite, ma proprio per queste tue caratteristiche chi entra in contatto con te difficilmente riesce a rimanere se stesso nell’interazione…
    senza dubbio pochi saranno riusciti a “sostenere l’urto” del Perotti, ma se egli non si fosse, come la sua natura lo ha costretto a fare, manifestato in ‘tutto il suo splendore’ non lo avrebbero conosciuto per nulla… e lui di rimando loro… ora arriva una nuova stagione… forse un Capitano meno esuberante e più curioso potrà scoprire nuove chiavi di lettura per i racconti e le vite dei suoi marinai…
    ancora un abbraccio…

  16. E’ la difficoltà che abbiamo tutti nel prediligere l’ascolto al parlare. Se ascoltassimo gli altri, quello che hanno da dirci, li capiremmo veramente, invece siamo sempre lì che aspettiamo il nostro turno per parlare di noi, e questo è orribile.

    Leggi “Le parole sono finestre (oppure muri)” un libro sulla comunicazione non violenta che spiega come rapportarsi con gli altri in modo che si possano esprimere e che noi li possiamo capire veramente, senza cambiarli con le nostre chiacchiere.

  17. Il fatto è che affermare se stessi è importante, perturbare il mondo che ci circonda è una conseguenza di quanto siamo bravi a farlo… e credo che si vada avanti fino al raggiungimento di un punto di rottura, magari quando si scopre che c’è qualcosa di ancora più interessante, degno o sensato.
    Per te è stato così, penso, Simone. Hai scorto per un attimo un’inquadratura diversa, uno spiraglio attraverso cui hai visto un mondo nuovo, possibile. Ma osservabile solo sotto condizioni diverse da quelle usuali, rinunciando in parte a sè. Un po’ come quei reporter che, per filmare l’animale raro in un determinato luogo, si mimetizzano con la natura, diventano esseri invisibili e silenziosi. Mutano, perchè non è più così importante affermare sè, ma rincorrere quella realtà che sfugge dal sè usuale.

  18. Simone, il principio di indeterminazione di Heisenberg non dice esattamente così. Dice “è impossibile conoscere contemporaneamente la posizione e la velocità di una particella”. O una o l’altra. La sua principale (e meravigliosa) implicazione filosofica è la seguente: Madre Natura NON SEPARA OSSERVATORE E OSSERVATO. Osservatore e osservato SONO INSCINDIBILI. Lo spirito del Principio di Indeterminazione è TAOISTA, non DICOTOMICO. Anzi, sancisce in maniera meravigliosa e commovente il totale taoismo di Madre Natura, e la totale assenza di dicotomia. Non esiste nemmeno un osservato senza un osservatore. Essi sono legati ineludibilmente. Venendo al paragone che fai nel tuo post tra questo principio fondamentale di Madre Natura e i rapporti tra le persone, io penso che la tua sia una ottima e interessante analogia, ma NON dicotomicamente come la vedi tu. Penso che sia IMPOSSIBILE non influire su un proprio interlocutore. Non solo impossibile: CONTRONATURA! Intendo dire: se tenti di misurare qualcosa, il fatto che tu lo faccia MICA DANNEGGIA la particella!!!! 🙂 E’ l’universo che funziona così! Quella particella E’ la tua osservazione, e la tua osservazione E’ quella particella. Così come un tuo interlocutore si becca Simone Perotti così come è, e non potrebbe essere altrimenti.
    🙂

  19. L’unica realtà che è possibile conoscere è la nostra realtà, che si agisca o meno, ciò che vediamo è ciò che siamo. Se da una parte emerge il senso di colpa dall’altra emerge il rimpianto, sentimento che trovo molto più devastante. La vita subita non ti fa conoscere una realtà oggettiva e, in più, non ti permette di migliorare la tua realtà soggettiva. Parlo per esperienza. Ciao.

  20. as the spirit wanes the form appears

    Charles Bukowski

    fai scrivere e parlare ancora il tuo spirito

  21. CIAO SIMONE!! NON MI RICORDO LA FONTE DI QUESTO AFORISMA PERò RICORDO LA FRASE (TUTTO QUELLO CHE NASCE,NASCE CON I PENSIERI CON I PENSIERI SI CREA IL MONDO

  22. Una sensazione molto forte, quella descrivi, Simone (e scritta in modo fenomenale, complimenti). Ho fatto mente locale anche io e ho pensato a tre o quattro persone, immaginandomi quanti gesti e parole compiono e fanno ogni gorno dettati da me, anche involontariamente. Mi sono sentito un po’ in colpa. E’ venuta anche a me la voglia di vederli in mia assenza. Credo che sia iniziato un lungo pensiero tra me e la realtà, grazie a questo splendido tuo pensiero di vita. come sempre, da anni, anche se silenziosamente: grazie.

  23. mi piacciono queste parole perchè sanno di umiltà.
    chi è curioso, chi si mette sempre in discussione, ha un’anima creativa, ha anche un’energia spesso travolgente.
    ma se è anche più che intelligente, se tutto questo correre è semplicemente desiderio di trovarsi, incontrerà sè stesso, e non avrà più bisogno di parole. io ci provo da sempre, è quella la mia meta. la semplicità il silenzio l’essenza, sono cose difficili da raggiungere. la ‘semplicità raggiunta’ ha bisogno di tanto caos prima.

  24. La realtà oggettiva non esiste, la vita è solo quello che percepiamo attraverso i “non solo cinque sensi” che utilizziamo. Il destino ce lo creiamo noi, o comunque è doveroso pensarlo. Lo disegniamo attraverso i nostri processi mentali che derivano dalle nostre esperienze, ergo tempo sprecato non esiste, anzi gli anni dietro le cazzate fanno maturare concetti e consapevolezze che altrimenti non nascerebbero. Tutti influenziamo tutti, il punto è che ci sono dei mezzi che influenzano troppo rapidamente (tv,moda, politici)e senza la necessaria analisi.
    A dirla tutta nonostante il “tempo perso” non cambierei il mio passato (anche perché sarebbe altro tempo perso). Godiamoci l’immagine del nostro presente e sforziamoci !!!!!

  25. Allora è uno Sciarelli Cutter, un 11mt di ferro, 12 ton di puro minerale fuso, l’ultimo ad essere uscito dall’arsenale di Venezia.
    L’abbiamo spinto a 8 nodi con onde di 8-9 FT, ahahah minchia che lavorata…ora siamo ad un miglio da Porto Brindisi, sosta doccia, riso patate e cozze e tanto riposo. si riparte domattina.
    Buen dia a todos

  26. Stefanodalontano vuoi dire che le cazzate di ieri hanno contribuito alla genesi del pensiero illuminato di oggi ?? :0)

  27. Carissimo simone…. Io ho sempre creduto che in fondo la nostra natura ci porta spesso a proiettare sugli altri noi stessi.. Gli altri sono il nostro specchio, attraverso il quale riusciamo a vederci ed a lavorare su noi stessi… Siamo nati specchiandoci negli occhi dei nostri genitori prima ancora di avere la consapevolezza di esistere, siamo cresciuti guardandoci attraverso gli occhi delle persone che ci hanno voluto bene o voluto male (purtroppo). Così quando incitiamo gli altri, quando li aiutiamo ad approdare al cambiamento, quando spingiamo per infondere in loro una visione della vita che riteniamo essere “La visione giusta della vita” e’ perché rafforziamo in tal modo in noi quelle convinzioni, rendendole reali, partecipate, vere, e sopratutto condivise.. Siamo sempre in transizione. Lo sono anche gli asceti. Tu assomigli ad un asceta intramondano, uno di quelli che weber definiva essere coloro i quali, pur essendo asceti nello spirito, sono volti a promuovere un’azione concreta nel mondo che porti regole, controllo di se’, disciplina interiore ed un controllo razionale di ciò che ci circonda (anche in termini di razionalizzazione contro la dissipazione). Mi sento anche io come te, e forse questa sensazione di modificare (o volerlo fare, a fin di bene si intende) la realtà che ci circonda e’ comune a tutti quelli che come noi hanno perso anni ed anni in cazzate prima di capire la ragione ultima per cui siamo qui (o almeno di avere avuto la sensazione di una illusoria ragione ultima che riteniamo di sentire in noi). E’ vero lo penso anche io che non conosceremo mai il mondo al di fuori di noi per come sarebbe stato senza di noi, ma almeno abbiamo la grande occasione in questa vita di potere conoscere almeno qualcosa, e di cercare con ogni mezzo di fare in modo che quello che conosciamo sia illuminato, che poi sia stato con o senza la nostra interferenza poco conta, l’ importante che sia animato di luce eterna.

  28. Io invece sono terrorizzato dal non riuscire a lasciare una traccia della mia esistenza…

  29. Il tema si intreccia poi con quello niciano che non esistono fatti ma solo interpretazioni…

  30. Mi ricordo le lezioni di fenomenolofia di Husserl e quando ho scoperto che l’ex-fidanzata parlando con il mio rivale, diventato ex pure lui, non faceva e diceva le stesse cose che faceva con me. Forse hai ragione un pò rattristisce ma poi penso di non pentirmi per aver detto e fatto nulla di più o di meno. Anzi sono certo che quello che ho vissuto io è stato anche per gli altri una cosa unica.

  31. Anzi, ti dirò di più. Se non ti fossi occupato 12 ore al giorno di cazzate non assaporeresti il bel presente ora. ah ha! Anche se ci sono persone che , nonostante le 12 e passa ore ad occuparsi di cazzate, non ci arriveranno mai a capire che stanno perdendo tempo e vita.
    E questo è il mio pensiero. 🙂

  32. Simone, la mia era solo una battuta…penso che sia evidente tutta la stima che ho per te e per il tuo pensiero, un abbraccio

  33. Carissimo….hai battuto Wirginia Wolf e Joice….manco un punto e alla faccia della ” stream of consciousness ” 🙂
    Ok leggerti tuttodunfiato…mah…puff puff.

    E comunque non si torna indietro , per non modificare il presente, ed è un principio – assurdo della fisica quantistica.

    Saluti e baci dall’orizzonte degli eventi. 🙂

  34. I filosofi ci hanno speso fiumi di parole senza arrivare ad una soluzione…è possibile, pur volendo, conoscere le persone o la realtà per quella che è, per la sua essenza, o a noi è riservata solo una conoscenza fenomenica, di ciò che appare ai nostri occhi, diverso per ciascuno di noi e modificabile nell’entrare in contatto con ciascuno di noi? Io credo che una vita intera non basti nemmeno a conoscere se stessi ammettendo che ci sia un nocciolo duro ed immodificabile in noi (ma non ne sono convinta per niente…), figuriamoci conoscere gli altri non per quello che ci appaiono in relazione a noi, ma per come possono essere senza la nostra interferenza…sarebbero altro, certo, ma non ciò che sono realmente, semplicemente ciò che verrebbero ad essere in relazione ad altre persone ancora. Per parte mia credo che non siamo monadi isolate, ma esseri interconnessi che scambiano continuamente energia e ne vengono plasmati, per cui ben vengano le modificazioni apportate dalla tua energia che è sempre positiva…
    P.S. Comunque hai bisogno di riposarti ancora un po’ dopo l’influenza…come ti viene di pensare a queste cose? :))

    • Antonella io vivo pensando a queste cose. la domanda è come facessi, come abbia fatto per vent’anni, a occuparmi di cazzate 12 ore al giorno senza pensare a queste cose… 🙂

  35. “plasmando” ed essendo “plasmati” dalle cose e dalle persone che incontriamo nel nostro cammino.
    Un saluto!

  36. Ho letto tutto d’un fiato come sempre…e come sempre mi “arrivi”, riesco a comprenderti profondamente…
    ecco, io sono proprio così, e cioè il contrario di te…silenziosa, in attesa, in osservazione perenne, lascio invadermi dai pensieri, dal fare, dall’essere degli altri, (sconosciuti, amati, ammirati o anche poco apprezzati!) e ricevo, ricevo sempre…e cresco e maturo e capisco tanto più di me e di loro. Ma questo mi fa sentire terribilmente in colpa ed egoista. Perché ricevo tanto, ma forse non restituisco nulla. Ed ogni tanto ho anche la sensazione di “usare” gli altri, spero tu possa capire cosa intendo.
    In definitiva se è vero che “perdi” tanto e anche vero che dai tanto e questa non è una magra consolazione.
    Un abbraccio.

    • francesca lilli certo che capisco. i due opposti esatti: uno che modifica ma stimola e dà (spero…) e l’altra che prende ogni cosa più autentica ma non offre (forse…). interessante… non banale incrociarsi nella cloud…

  37. Ciao Simone,
    non so se sono d’accordo, ma mi piace la tua riflessione. A volte ci ho pensato anche io, io che, a differenza di te, pondero, osservo, parlo poco..e non so cosa sia meglio, credo però che non possiamo che essere ciò che siamo, nel bene e nel male..
    qualche giorno fa hai pubblicato un bellissimo augurio per il nuovo anno, che ho sentito tanto anche mio..non possiamo prevedere il futuro e, certamente, è irrealistico pensare che in questo nuovo anno succedano solo cose positive o solo le cose che desideriamo, la cosa però più bella che ci può accadere è che siamo fedeli a noi stessi, che plasmando ed essendo plasmati dalle c

  38. (Off-topic) Simone scrivi da Dio, hai un ritmo che fa alzare il battito del cuore. Complimenti davvero. (E io per mestiere me ne intendo di scrittura)

  39. Sai che spesso ho pensato alla medesima cosa? In fondo, è quell’Io spietato che prende tutto, lo spazio ed il tempo. Vivere quantisticamente sarebbe forse la felicità massima ma chi è disposto (o è mai riuscito) a fare fuori il proprio Io?
    Saluti!

  40. ad Einstein la meccanica quantistica non piaceva perché l’idea di un dio che “gioca a dadi” non lo convinceva… non lo so, a me pare tutto così maledettamente casuale… secondo me dalle nostre azioni dipende lo 0,00001 di quello che succede…

  41. Anche sedendosi in un angolo, solo ad osservare, si trasforma il mondo. Nel momento in cui esistiamo, facendo o non facendo, lasciamo la nostra impronta.

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