Importa eccome…

Su LinkedIn ho trovato per caso un articolo che ha questo titolo: “How to Get a Job – No Matter What!”. Ho subito pensato che avrei scritto l’opposto: non cercate qualunque lavoro. Soprattutto, non fatelo.

Molti lavori non sono adatti a voi. In altri lavori invece soffrireste, fareste le cose mal volentieri, con pessimi risultati. Dunque non vi conviene. Ma c’è di più: molti lavori sono nocivi alla società, e tantissimi sono inutili, dunque sprecano la vostra prestazione, le vostre fatiche non costruiscono nulla. Noi siamo mal messi anche e soprattutto per questo.

Quando dico che potremmo vivere già oggi, domattina, in un mondo più simile all’idea che ne abbiamo, intendo dire proprio questo: fare un lavoro rispetto a un altro non è la stessa cosa, cambia tanto, e non solo per voi, anche per il mondo. Non lavorate nell’industria bellica o collegata ad essa, siete corresponsabili della morte delle persone su cui quelle armi verranno usate. Non credete alle balle sulle deterrenze, pensate a cosa dice Gino Strada: “cominciamo a non fare questa guerra…”. Non lavorate nelle banche dove si strozzano i clienti, dove si propongono derivati alle amministrazioni comunali o dove si vendono fondi speculativi alle vecchie signore. Non lavorate in Novartis e Roche se i vari gradi di giudizio diranno che è vero che hanno fatto cartello e pressioni per diffondere un farmaco da 900 euro invece che uno, identico, da 80. Non lavorate nell’energia che inquina, nella produzione o vendita di prodotti inutili e nocivi per l’ambiente, non lavorate nelle aziende che imbottigliano e commercializzano acque minerali, non lavorate in finanza. Non lavorate nelle aziende che calpestano i diritti, che trattano male i dipendenti, che spingono gli impiegati a mettere il lavoro prima della vita. Non lavorate dove si mettono sul mercato cazzate, dove gli spot impongono mode inutili, dove escono milioni di prodotti che non servono, che ci rendono schiavi dei mutui, dei debiti, del lavoro. Non lo fate.

Silvano Agosti dice che “siete opere d’arte” (chi più chi meno…)… Non so se sia così, ma se lo siete davvero, dimostratelo. Non sprecate i talenti che avete stando male, facendovi del male, contribuendo al degrado, alla decadenza di questa civiltà, solo per avere un impiego, per denaro, per noia, o solo perché diventare sobri, gente che vive con poco, vi sembra misero, vi spaventa, non ne avete la forza. Non siate gente comune, che si sente niente se non ha, perché non siete comuni, siete solo persone qualunque, dunque identiche a tutte le altre, e potete fare le stesse cose che fa ognuno che abbia detto “no”, chiunque sia cambiato, abbia accostato la sua rotta per l’isola dove ha davvero senso atterrare. Non rinunciate all’idea di seguire quello che siete, e dunque di inventarvelo un lavoro che serve, che è utile, che ha senso per voi come esseri umani e per il mondo in cui vivete. Prima di dire che non si può, dovete aver tentato ed essere falliti almeno cento volte, altrimenti è solo un alibi.

Non gettate via il vostro tempo, l’unica risorsa totalmente non rinnovabile della vita, la più preziosa che avete. La via per la salute, interiore soprattutto, matrice di tutti i possibili stati di benessere della vostra vita, quando la cominciate? I compromessi ci sono, nessuno sostiene il contrario. Ma che siano temporanei, se proprio dovete accettarli, e non, mai! sulle questioni di fondo. Io ho dovuto fare due o tre cose, nei quasi vent’anni che ho lavorato, di cui mi pento. Mi salva solo il pensiero che ne ero consapevole, che già allora avrei voluto fare diverso, e soprattutto che poi l’ho fatto.

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84 thoughts on “Importa eccome…

  1. Eddai Simone, almeno su questo non spariamo, altrimenti è tutto puro individualismo (ma non si dice “in medio stat virtus”?).
    Abbiamo, se non sbaglio, il record europeo per numero di giovani volontari (una volta tanto non dobbiamo provare vergogna).
    Associazionismo significa Emergency piuttosto che la fondazione che costruisce l’hospice per i malati terminali di cui sono revisore dei conti (gratuitamente); associazionismo significa Sea Sheperd, ecc..
    Certo che anche in questo ambito c’è il buono, il meno buono, l’inutile e il pernicioso.
    Chiaro che prima di provare a dare agli altri devo “dissociarmi” per capire cosa voglio dalla vita. Poi la vita non è mai bianco o nero, sono un individualista spinto, ma per quel che posso cerco di dare un mano.
    P.s.: ora che ci penso, non ho mai trovato “morose” nelle associazioni che ho frequentato !
    Un saluto

    • “Chiaro che prima di provare a dare agli altri devo “dissociarmi” per capire cosa voglio dalla vita”
      Pensi che sia chiaro?
      E’ quello l’individualismo, andare senza essere.
      Guarda che se continuiamo a cercare comunque di, perché altrimenti… finisce che continuiamo con la rotta tenuta fin qui.

  2. Aggiungo una cosa, visto che si parlava di associazionismo: sebbene 9 volte su 10 mi trovi d’accordo con la filosofia di Simone, con tranquillita’ posso pure dire che non farei quello che ha fatto lui, per il semplice fatto che lui ha scelto per se’ , per la sua vita, in base alle sue risorse, aspirazioni e passioni.
    Io non ho bisogno di andare a vivere in un bosco e navigare per sentirmi libero, ma rispetto ugualmente le scelte di Simone e quando leggo i suoi articoli e’ come se andassi in barca con lui.
    Mi piacerebbe fare quello che fa lui, ma non sarebbe la stessa cosa: quella e’ la sua vita, non la mia.
    Mi diverto di piu’ a trovare il mio percorso, a scegliere la mia rotta, a tirare fuori il vero me stesso, che a percorrere le rotte degli altri.
    Per quanto siano emozionanti, non lo saranno mai come mettere mano alla propria vita, a seguire le proprie passioni, scoprire i propri limiti e superarli.
    Praticamente la mia barca e’ un po’ diversa dalla sua e la mia casa non e’ in un bosco. 🙂
    Condividere va bene, ma pensate con la vostra testa…

  3. Il cambiamento parte dall’individuo.
    Poi, tanti cambiamenti individuali nello stesso momento, producono cambi epocali.
    L’uomo e’ capace di cose enormi sia nel bene che nel male.
    Puo’ distruggere un intero pianeta o renderlo un paradiso.

    Io tutte le volte che ho pensato ‘non posso’ era perche’ dentro di me mi ero arreso, perche’ non avevo fatto quel tentativo in piu’…
    L’ho scoperto facendolo 🙂
    Ecco il cambiamento ‘dentro’ di cui io sono il (co)mandante.

    Da qui mi si e’ aperto un mondo di possibilita’. Ho messo in moto un meccanismo che si autoalimenta, trainato da forze invisibili, quasi divine, di cui io sono il regista, l’artista alla ricerca della luce giusta, il surfista che cerca l’onda perfetta.
    Ecco il ‘fuori’.

    Potrei costruire un grattacielo, se solo lo volessi.
    Ovviamente non da solo, ma se mi concentrassi davvero, troverei tutte le risorse necessarie per farlo costruire.

    ‘Non posso’ e’ una bugia che ci raccontiamo ogni giorno, solo per mettere a tacere la nostra coscienza che si agita come un leone in gabbia.
    Ma questa bugia ha un prezzo che prima o poi paghiamo con la nostra stessa vita…
    Il prezzo di vivere vite che non sono nostre, ma di qualcun altro, di non sentire battere piu’ il nostro cuore, di tirare a campare, di invidiare sempre gli altri, di perdere tempo (tanto c’e’ tempo…)…finche’ non moriamo.
    Da quando nasciamo ci viene concesso di salire su una giostra. Possiamo fare grandi cose e spassarcela.
    Invece stiamo alla finestra a fare cosa non si sa.
    Abbiamo sogni e li lasciamo nel cassetto aspettando chissa’ cosa…forse che passi la crisi…o che i figli diventino grandi…per poi rimpiangere quando erano piccoli…
    La vita e’ adesso, e’ progetto, e’ sporcarsi le mani per creare un’opera unica.
    Senno’ a cosa serve vivere ? A respirare e basta ?

  4. Ero alle medie. Ora di applicazioni tecniche. I maschi se ne andavano. E io ogni volta a chiedermi “ma dove andranno di bello???!!!” e io con le altre “femmine” rimanevano in classe. Sedute, educate, rispettose e a mani giunte, come delle vecchiette ci mettevano a fare…l’uncinetto!!! che vergogna…Io invidiavo molto i maschi…sono certa che molte di noi sarebbe state capacissime se non addirittura (senza competizione lo dico…) più brave dei maschietti. Ma tant’è, a noi si danno da fare i lavori domestici. Poi così dipendiamo in eterno da un uomo forte che lui si che li sa fare i lavori…eh mica tanto che poi se anche li sa fare non ha mai voglia. Io vivo da sola e da tempo cerco di fare “tutto” il possibile…solo per rimettere a posto le doghe di un letto mi sono distrutta le mani però ce l’ho fatta…peccato che insieme a questo devo ottemperare a una serie di faccende che mi saturano per tutto il tempo …ah e oltre a questo mi si chiede di essere molto indipendente anche economicamente…Dunque a prescindere da una questione di genere che per me è fondamentale perché su questo si basa l’educazione e la formazione delle persone, posso garantire che mia nonna lavorava nei campi, nel suo negozio, a casa e accudiva 3 figli…Noi ce la possiamo fare anzi noi lo stiamo già facendo!

  5. Marco, tu dici ‘mi sento quindi libero fino a che ho la possibilità di scelta’
    Tu ce l’hai SEMPRE la possibilita’ di scelta.
    Io penso che un uomo, finche’ respira, ha SEMPRE la possibilita’ di scelta.
    Quindi va da se’ che e’ SEMPRE libero.
    E’ che non sempre riusciamo a vedere le possibilita’ che abbiamo.
    La liberta’ sta tutta qui.
    Leggi Victor Frankl.
    ciao !!

    • Luca e Marco: questo è uno dei punti chiave. Sentire, dentro, davvero, preponderantemente, quella possibilità. Ecco perché (anche) mi fa così paura l’associazionismo dilagante. Noi non ci dobbiamo associare (adesso) dobbiamo dissociarci (con buona pace di Grom) e (semmai, se mai…) associarci dopo. L’associazione di uomini deboli individualmente produce associazioni deboli. L’associazionismo (non rompete su quelle buone, ce ne sono, lo so benissimo…) è sempre stato in gran parte il rifugio dei peccatori d’incapacità ad agire individualmente… E infatti da quelle sindacali a quelle dei consumatori, le associazioni sono soggetti deboli, più utili a trovare una fidanzata o un fidanzato, a passare il tempo piacevolmente, che a far emancipare le storie e le vite della gente.

  6. Se si pensa che la parola crisi deriva dal verbo greco kriteìn= decidere, ebbene il lato positivo è che vedo in giro:
    – una gran voglia di associazionismo, che si sta sviluppando anche grazie alle nuove tecnologie;
    – ricerca di nuovi stili di vita (anche se ad uno stadio estremamente embrionale, che spesso si riduce alla mera ricerca -forzata- di risparmi; forse perché questa ricerca presuppone esigenze più profonde, indipendenti da questioni biecamente economiche; sicuramente, tuttavia, chi ha intelligenza e umanità ha da tempo principiato una personale riflessione);
    – a livello imprenditoriale, riscontro l’avvio di una ricerca volta ad intercettare queste nuove esigenze, per provare a individuare nuovi servizi (questo punto non deve essere condannato a priori: il profitto non è da biasimare se deriva da prodotti/servizi che hanno un reale valore aggiunto, non di breve termine ed inteso in senso lato).
    In realtà una buona base di partenza sarebbe ripensare il consumismo, non ritengo sia una questione particolarmente ardua: tra i grandi temi, è uno dei pochi in cui le “leve del potere” sono in mano al singolo individuo (cosa è superfluo nella mia quotidianità? Questo bene mi costa 50 euro al mese che equivalgono a tot. ore di mio lavoro, mia fatica fisica e mentale, miei mal di testa e arrabbiature; ma valgo così poco? Certo che no, un’ora della mia vita vale milioni di volte rispetto al valore di questa “roba”, che forse mi ha pure già stufato). Meno “roba”, meno fatica per mantenerla, più tempo libero per riscaldarsi al sole, godersi una giornata di brezza primaverile, o leggersi qualche pagina di quel libro lasciato indietro e, garantito, più sorrisi e voglia di scherzare la sera a cena con le persone che hanno diritto al tuo affetto.
    Scusatemi la filosofia da baci perugina.

    • quella gran voglia di associazionismo mi fa una paura che non hai idea granlasco66….

  7. Granlasco ci sono i corsi dell’università del saper fare (USF) organizzati nella mia città (Torino) dal movimento per la decrescita felice (MDF). Magari dove vivi tu c’è qualcosa. Generalmente la partecipazione è a offerta libera, ma non solo. Ciao!

  8. Io credo che il bello del fai da te sia anche sperimentare,sbagliare,provare,ingegnarsi.
    Il risultato è di certo importante,ma anche la strada per ottenerlo ha il suo fascino.
    Per esempio, io ho imparato molte cose sulla lavorazione della vite sperimentando,guardando quello che fa’ il vicino, copiando da chi lo fa’ per mestiere,accettando consigli dal vecchietto del paese.
    Internet è una buona fonte, ma per imparare a ‘fare’ bisogna buttarsi ed agire.
    In questo modo, anche mentalmente, sono sempre pronto a fare qualsiasi attività manuale (nei limiti del possibile ovviamente, non potrei ad esempio sostituirmi ad un chirurgo).
    Ciaoo

  9. barbara: hai ragione, ci vorrebbe qualcuno che insegnasse (ascia alla mano!) senza pagare…si può, vedi banca del tempo
    granlasco66: condivido, è un bel modo di ritrovarsi quello di trasmettersi delle competenze, magari barattandole. Meglio del web (dove peraltro trovi tutto, anche che cos’è quella pianta che ti fiorisce spontanea in giardino e non avevi mai visto prima, ma devi sapere che chiave di ricerca usare. Avessi avuto un amico botanico sarebbe stato più facile e si sarebbe condivisa l’emozione della scoperta…)

  10. @granlasco66
    Io invece direi “più internet” per trovare quelle nozioni pratiche su quali piante coltivare e come, su come spaccare la legna e fare altri lavori, etc. etc. soprattutto usando la ricerca per immagini di google ed anche filmati su youtube sugli argomenti detti. I materiali non mancano, ma se si é poco abituati ad usare un motore di ricerca allora non si incapperà subito nelle informazioni ricercate.
    Io trovo che internet consenta di aggirare proprio chi queste informazioni non le condivide nei -tanto lodati- rapporti interpersonali fra persone in carne ed ossa. Tutto questo esiste, oltre a whatsapp e facebook …

    @barbara
    Tanti anni fa avevo acquistato dei libretti del tipo “L’ idraulico in casa” , “L’ elettricista in casa”: é stata una grande scelta! Ci sono tanti taccuini su argomenti del genere.
    Oggigiorno se uno si collega ai siti internet di quelle grandi catene di accessori per il bricolage tipo: Brico, Castorama, LeroyMerlin si possono scaricare interessanti foglietti del tipo: come utilizzare viti e bulloni, costruzione di un muretto, installazione di un rubinetto, e tanti altri.
    Ho poi occasionalmente visto, in alcune grandi librerie, dei libroni grandi e a basso prezzo perché stampati su carta economica che trattano di tutto e di più su fare ogni tipo di lavoro di casa (anche di genere importante) da sé oppure trasferirsi in campagna come fare da sé la maggior parte delle cose che ci sono da imparare. É più verosimile che questi tipi di libri vadano cercati su internet e poi ordinati.
    Il più dopo é volerseli leggere, poi di nuovo con gli spunti che offrono cercare qualche ulteriore approfondimento e domandarsi: «Ma a me sta davvero bene di mettermi a fare questa roba qua? É anche così che intendo dare un po’ svolta alla mia vita?»

  11. Fabio Saracino, va bene YouTube, non mancherò, ma vi fosse in giro chi insegna la manualità perduta, potrebbe essere un modo di aggregazione e condivisione

  12. Barbara e Granlasco, andate su YouTube, c’è di tutto lì! Tra l’altro ci sono modi anche per scaricarsi i video e farsi una videoteca personale 😉

  13. Ciao a tutti
    Mi interessa il tema della libertà perché trovo che possa essere separato dalla questione lavoro o non lavoro… Personalmente ho cambiato molte volte sedi e tipo di lavoro e mi sento quindi libero fino a che ho la possibilità di scelta. Mi ero comprato una casa nel centro di una città ma il mutuo quello si mi preoccupava cosi nel giro di due anni l’ho venduta, tutte decisioni non facili da prendere, avendo famiglia completa con me…. Ma ci ho guadagnato e a volte penso all’acquirente… Tornando alla “libertà” ho letto con interesse quello che ha detto un tale che si era messo a camminare per la Cina, dopo aver camminato per 3000 Km…. Alla domanda “perché all’improvviso hai deciso di smettere”, Christoph ha detto, “I wanted to gain back my life. I had to regain control over myself, eliminate the inner boss that was telling me what to do. A lot of people look at the video thinking “I want to be free like that guy!” – but they don’t realize that I was driven by something, and maybe I was losing control over it.”

    • Marco è così. Chiunque faccia qualcosa, non conta cosa fa (che apparentemente potrebbe sembrare una figata, beato lui etc etc) ma come lo fa, con che approccio interiore. Quando dico che parlare di soldi nel cambiamento è come occuparsi di una cima affrontando il giro del mondo in barca a vela (che ha complessità decisamente maggiori di quella di una singola cima…) nessuno mi crede. Ma è esattamente così.

  14. Beh sì …lapsus…volevo dire che è una bella idea…sarebbe una bellissima idea! Sorry…

  15. granlasco66, sai che pensavo proprio la stessa cosa? Io vivo sola e faccio parecchie cose …insieme tra l’altro…sono multitasking…insomma mi arrangio. Però ho problemi con elettricità e idraulica…ci capisco ben poco e nessuno spiega in maniera corretta. Sembra quasi non vogliano farti capire. Anche per esempio tagliare la legna…eh pare facile ma io non credo che ce la farei…cioè dovrei imparare… e poi la legna che metti nel camino scalderà un po’ l’ambiente ma l’acqua calda? che si fa? si mettono a bollire pentole come quando ero piccola e si era rotto lo scaldabagno? Bisognerebbe fare dei corsi di …sopravvivenza…però non a pagamento…però secondo me non è una bella idea! Cerchiamo dei trainer!

  16. Barbara, quello che scrivi mi conforta molto perché pensavo di essere la sola sull’orlo di un esaurimento nervoso a causa di un’intolleranza sempre più acuta nei confronti della vita in città, in particolare nei condomini di città…Quando dici “Io non sopporto più da tempo questa costrizione, questa promiscuità, questo vivere uno sull’altro, sopra all’altro, di fianco…non riesco a trovare il silenzio” usi addirittura le stesse parole che io pronuncio tutti i giorni inascoltata. Sono 4 anni che dormo con i tappi di cera perché le pareti sono troppo sottili, le televisioni troppo alte, i rumori, le voci, le vite degli altri entrano così invadenti da farmi sentire oppressa in casa mia…Naturalmente vale anche il contrario, anche la mia vita è esposta e gente di cui non me ne frega niente sa tutto di me…sabato, ad es, avevo appena messo il piede giù dal letto che mi citofona il portiere per una perdita d’acqua nell’appartamento di sotto, tutto normale, ma la cosa assurda è che mi dice “Antonella, scusami,lo so che che ti sei appena svegliata, me l’ha detto la signora di sotto che ti ha sentito scendere dal letto…sai qui si sente tutto di tutti, è un po’ come al Grande Fratello…”….ma ti pare normale? Quando racconto di questa mia insofferenza mi sento anche dire che è colpa mia, che non sopporto più niente, che il problema è che ho lasciato il lavoro, prima quando stavi fuori tutta la giornata non ci facevi caso…grazie tante, tornavo distrutta per altri motivi…
    Per non parlare della situazione ambientale che in Campania è degenerata…il Governo ha appena pubblicato una lista di 51 aree ad alto rischio di inquinamento da rifiuti tossici per cui è vietato coltivare e mangiare prodotti di quelle zone…praticamente tutto il territorio regionale! Io non so nemmeno più cosa comprare visto che i prodotti a km zero sono pericolosi, autoprodurre è impossibile perché la situazione dei terreni non è ancora chiara…in pratica compro prodotti biologici provenienti da altre regioni con un aggravio nei costi notevolissimo. Sto seriamente chiedendomi se vale la pena continuare così…la risposta è NO e il trasferimento a lungo rimandato (perché chi vive in una città di mare ha difficoltà a cambiare orizzonte…)si fa sempre più concreto…che dire..io speriamo che me la cavo :))

  17. Scusatemi, tra il serio e il faceto !
    Sono paio di anni che qualsiasi canale tv ci ammannisce programmi di cucina che mettono più ansia che altro, come quando scopri che nemmeno sapevi dell’esistenza dell’uovo pochè !
    Ma perché non si organizzano corsi o blog con tanto di video sulle abilità che l’essere umano “moderno” ha perso, e che servirebbero quando, se non per prepararsi a salutare il consesso urbano e ritirarsi in ameni luoghi ascetici, quantomeno a riavvicinarsi alla natura: io non so nemmeno come si faccia a spaccare legna e quale è buona per il fuoco e quale no, bricolage zero, stagioni giuste per piantare questo o quell’ortaggio vallo a sapere, come fabbricarsi un tavolo, ecc. ….
    Come è sempre più evidente siamo tutti “dottori”, pieni zeppi di teoria e di astrusi saperi…. (P.s.: ho appena scoperto che alle medie frequentate dal figlio della mia compagna a Educazione Tecnica si studia sul libro, niente laboratorio, niente balsa, fil di ferro, seghetti, ecc.). Ma è possibile che l’unica manualità delle nuove leve è smanettare su Waz-up?
    Come si dice: meno internet, più cabernet !
    Più seriamente, forse hanno ragione i francesi, per i quali tutte le scuole superiori sono chiamate licei. Da noi la denominazione licei da una parte e istituti professionali dall’altra già onomatopeicamente introduce una netta distinzione, anche, mi si permetta, un po’ classista!

  18. La vita semplice non e’ complessa.
    La vita E’ SEMPLICE se la VOGLIAMO semplice.
    Come dice Simone, la faccenda e’ dura, ruvida, senza sconti.
    La liberta’ ha un prezzo molto molto alto (guardatevi il film ‘Easy rider’, un bel film su questo tema) e chi non e’ disposto a spaccarsi la legna per procurarsi calore quando e come gli pare, e’ meglio che se ne torni in citta’, che cosi’ fa meno danni a se’ stesso e alla societa’.
    Credo che Simone sia anche ben felice di indicare la strada a questi soggetti 🙂
    Uno schiavo in piu’ per far girare la macchina di tutto il sistema fa sempre comodo…al sistema ovviamente 🙂
    Le pecore tornano sempre all’ovile…

    Poi vorrei aggiungere una mia visione di tutto questo bel filosofeggiare sull’ozio e sulla liberta’.
    Sono un convinto sostenitore di entrambe, ma a differenza di Simone, ai piu’ timorosi posso dire che e’ possibile oziare e diventare liberi anche senza andare a vivere in un bosco…
    Io lo sto facendo ed e’ divertente!
    Pensate sempre con la vostra testa…
    ,)

  19. Il grande mostro del sistema manda messaggi di comodità, di comfort, di semplificazione… Mhmmmm, ci penso…io vivo in un appartamento. L’altro sera c’è stato un incendio e meno male che io sono al 2° piano e l’incendio era al 9° e ultimo, per cui è andato in fumo il tetto ma meno male non è partito dai piani bassi…Oltre a questo incidente, io sono sempre sull’orlo della crisi di nervi. Ho dei vicini che manco a dirlo fanno di tutto per romperti le scatole. Sbattono porte in continuazione, la loro, quella dell’ascensore…ti rendono partecipi in maniera arrogante e continua della loro vita, dei loro rumori (tutti i rumori…), delle loro litigate, dei loro traslochi quotidiani…io e mio figlio cerchiamo di sorridere…facciamo battute…”ehi hai sentito quello del piano di sopra ha iniziato a giocare a bocce! beh del resto sono solo le nove di sera…” e via così. Io non sopporto più da tempo questa costrizione, questa promiscuità, questo vivere uno sull’altro, sopra all’altro, di fianco…non riesco a trovare il silenzio. Per non parlare dei rumori esterni. Traffico…, un bel campo da calcio costruito dall’oratorio dove però non giocano bambini ma solo adulti a pagamento oppure i bambini ma la domenica pomeriggio verso le 2 e fino alle 5…e loro sono anche simpatici, i bambini intendo, giocano in silenzio, ma l’allenatore e i genitori sono talmente fastidiosi che prima o poi occorrerà andare a parlarci…Questo per dire. io sono satura della vita di città. Più che satura. E la tutti a dire…ma figurati andare a vivere in campagna, ma impazzisci! silenzio, nessuno intorno, e poi magari lavori nell’orto, dentro e fuori casa…ma magari santiddio…io lotto con la polvere e lo smog incessantemente…ormai ci parlo anche (come quella poveretta della pubblicità…), la invito ad andarsene ma…Ogni volta che lavo i pavimenti del balcone mi viene da piangere…Insomma io tutti questo aspetti di comodità e comfort non li ho e li manderei con piacere…a farsi benedire…

  20. Emidio ti ringrazio per quello che hai scritto e in particolare:

    “Provare a cambiare è qualcosa che va misurato innanzitutto sulla propria dimensione personale non è necessario buttare subito tutto all’aria, il cambiamento può essere graduale come del resto è in natura.”

    Ritengo questo un passaggio cruciale per la riuscita, però, di qualsiasi cosa nella nostra vita. Purtroppo oggi siamo abituati ad avere tutto e subito, ma in maniera estremamente effimera. Anche i rapporti umani non sfuggono a questa legge tremenda.
    Ma invece ci vuole tempo! E perseveranza, non ansiosa, non frettolosa, semmai cocciuta! Lasciare che i progressi fatti si possano sedimentare, riflettere e osservare quanto fatto, andare avanti, correggersi se necessario. Eliminazione totale dei motivi che ci rendono ansiosi.
    Ritengo che recuperare questa dimensione sia fondamentale per avere una vita migliore, quindi per cambiarla. Ciao

  21. ….è per questo che tu non mi amareggi!!!…E faccio il tifo per te!!

  22. Ciao Simone,
    conosci Tom Hodgkinson?…il direttore della rivista ingese the ” Idler” ( l’ozioso)e uno dei primi teorici del downshifting…Ha scritto due libri molto divertenti, “La libertà come stile di vita” e ” L’ozio come stile di vita”….Lo consideravo una sorta di Simone Perotti inglese ma pare che si sia ritrasferito a Londra dalla campagna, sostenendo che “la vita semplice è molto complessa!!”…La cosa, lo ammetto, mi ha un pò amareggiato…

    • Caro Francesco, ora ti metto su facebook. Adoro questo punto che hai postato. Anche il povero Davis Bonanni si è trasferito dalla capanna dove stava a un appartamento, ormai da anni. Thoreau dopo due anni e mezzo ha mollato la sua vita nei boschi… E sai quanti te ne trovo di esempi come questi? (beninteso, Davis ha proseguito le sue cose con molta coerenza, non era una critica, solo un esempio).

      Vivere in un certo modo è duro. Vorrei andare a riprendere uno per uno i detrattori da strapazzo che sono transitati qui. IO STO ANCORA QUI! E ci resto! Le cose sono facili a dirsi, ma assai meno a farsi. Questo per la libertà NON E’ UN BALLO PER DAME DI SOCIETA’, è una cosa seria, tosta, ruvida, che non fa socnti. Il grande mostro del sistema ti manda messaggi di comodità, di comfort, di semplificazione… Ma poi noi scegliamo…

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