Identità e differenze

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La foto non c’entra, è a Spezia, tre mesi fa, ma quel giorno, scattandola, pensavo al grigio

Conosco questo luogo, lo conoscono i miei muscoli, i tendini, il sangue che gira, gira, la mente, le mie sinapsi, e il fatto che dia fondo all’ancora in questa rada per la prima volta è un dettaglio per superficiali, nei posti ci sei già stato, ci sei da sempre, oppure non ci andrai mai, e anche essere è riconoscere, anzi esserci è riconoscersi, sentire è sentirsi, come parlare è dirsi, e qui, Koroni, castello gemello di Methoni, io ci sono già stato, tante volte, ci ho combattuto, ho perso, ho vinto, ho guardato i bastioni in fiamme piangendo dal largo, ho appiccato il fuoco sotto le mura, ho dormito dopo l’amore, mangiato, sognato.

Bel discorso ieri a bordo, sul grigio, colore poco apprezzato, il grigio, quello che non sarà mai bianco, mai stato nero, infinite gradazioni per lui, ed è venuto fuori parlando degli uomini, che mi fa così incazzare quando io sarei un bianco, maschio, eterosessuale, che sarà anche vero, peccato che poi si parla dei gay come molto sensibili o degli etero come, per conseguenza, maschi con cui invece… non ci si può capire, ad esempio con le donne, e non ho capito perché io non sarei sensibile, lo sono da morire, sono molto più sensibile di tanti gay che conosco, o creativo, col cavolo…, però mi piacciono le donne, e parlare con me di macchine, donne, denaro, tutti temi eteromaschili, o altri fate voi, è completamente inutile, e io non mi riconosco affatto in un gay, ma ancor meno in un maschio da manuale, e allora sono grigio, topo, nube, ardesia, canna di fucile che quando spara nessuno sa chi ha sparato, un etero o un gay? no sono io, e se non ci sono ancora i nomen però ci sono le rerum, di cui sunt consequentia. Sono una conseguenza di cose, e allora me lo volete dare un nome? Grigio.

Mediterraneo che non seda i tumulti di cuore, semmai li rimescola, Mediterraneo in cui si parla, sotto l’influenza dei luoghi, Mediterraneo in cui si sente il grigio, già stato qui, chissà come, dove, ma quando si sa: da sempre. Grigio Mediterraneo, che mescola e strania, modifica e cita, in cui capisci dove sei guardando i gatti, il fondale verde smeraldo qui accanto, la cameriera del bar che sorride ma sta simulando, non troppo, seduto a un bar pensando al grigio, che intorno non vedo, tutto azzurro, verde, bianco, blu, dunque il mio colore apparentemente non c’è, come il mio nome, e se non ho colore né nome l’istante che segue è una gioia, piccola, insperata gioia, di non essere nessuno, come il nome dell’astuto marinaio, Nessuno Grigio, dalle sfumature indefinibili, che occorre comprendere, e io dire, ma tu capire, e si fa fatica quando una cosa non ha nome o colore, ma questo non basta a cercare nomi e colori sbagliati pur di fare finta di capirsi, che tranquillizza, ma non serve, dunque anche qui, dove sono stato già, cioè mai, il titolo del film è…

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7 pensieri su “Identità e differenze

  1. Ma una sana poliedrica e pirandelliana esistenza multicolor?
    La neutralità del grigio mi inquieta,per cio’ mi affascina, ma temo che in nessuno di noi esista tale equilibrio tra due poli,men che meno in te capitano.

  2. Cos’è? Si sono improvvisamente rotti tutti i tasti “invio” di tutti i lettori del blog? 🙂

    O, più semplicemente, la nostra percezione rigorosamente matriciale dell’esistenza, quando non troviamo le coordinate, ci impedisce di esprimerci?

    “Si fa fatica a capire, quando una cosa non ha né nome né colore”: holy words.
    Io, allora, orgogliosamente… non capisco.

    Ma quant’è bello, però, perdersi!

  3. Il grigio è bello! Direbbe Crozza-Razzi con il ditino alzato…Il grigio non è, appunto, nè bianco nè nero…sta nel mezzo, come la virtù. Lo dico da donna. Eterossesuale. Ancora, forse, ma chissà…Etichettature, ruoli, identità…Manca solo il codice a barre! Figurati…lo dice a noi donne che da secoli viviamo nell’eterna dicotomia: santa o puttana? Noi ci sguazziamo dentro al grigio per sopravvivere. Quelle che rigidamente cercano di identificarsi nell’una o nell’altra sono in cura psichiatrica. meglio il grigio…Meglio in impazzire seguendo lo stereotipo. Se poi penso che la maggior parte di noi dentro a una etichetta deve farci stare una zavorra pesantissima di responsabilità ideologiche….Brava mamma, brava moglie, brava cuoca e casalinga. ma anche brava amante, ottima lavoratrice…Insomma…Solo strappandosi di dosso inutili etichette che “gli altri” ci appiccicano addosso si può tentare di agire serenamente, cercando e provando a reinterpretarsi, se serve, giocandosi il ruolo che gli altri ti affibbiamo come se si recitasse una parte in una eterna commedia…

  4. Quando ho iniziato a pedalare per gli affari miei lontano dai luoghi più battuti, alla ricerca più o meno conscia di ruralità e autenticità, l’ho fatto pensando che da quei luoghi che avrei visitato tutti noi proveniamo. E allora ho iniziato, per gioco e curiosità, a cogliere in me qualche segno di affinità con ciò che vedevo. Poi tu espandi il discorso all’intero Mediterraneo e questo tentativo di riappropriarsi di un discorso reciso brutalmente (la nostra storia) può aiutare a mettere in prospettiva, si aprono scenari enormi…
    A proposito di ciò, mi permetto di segnalare il viaggio di questo ragazzo in bici per i paesi abbandonati d’Abruzzo. Non lo conosco, ho scoperto il blog per caso, e mi sembra molto in tema:

    http://www.cicloeremia.com/diario-di-viaggio

    Ciao

  5. La mia storia grgia. Negli ultimi anni mi sono spesso dovuta confrontare con il grigio. Non sono certa di che colore sono nata. Il blu mi rilassa molto, per dormire per meditare e per l’amore. Sono stata “bianco o nero” per stile educativo e forse anche per adolescenza. Poi non ci ho molto pensato fino a quando lui mi disse che era innamorato di me ma restava con la moglie … “mica tutto è bianco o nero. Ci sono anche le sfumature!” E siccome dipingeva io un po’ nei colori mi ci sono persa. Poi però il suo grigio mi è sembrata una scusa incolore appunto e me ne sono andata. L’amore è anche grigio. Non solo.
    Nell’ordine, un’amica nel pantano di un amore finito da anni mi disse (anche lei): “Non è tutto bianco o nero!” Sì lo so, infatti il pantano della paura ha migliaia di sfumature.
    Smisi di dubitare della mia capacità di vedere i colori, cominciai a dubitare della sua.
    Infine lui, a cui piaceva tutto di me anche e soprattutto che lui piacesse a me e che disse, riferendosi al limbo in cui mi tenevo paziente “Esistono le zone grigie”. E che non lo sapevo? Le zone nebbia, le zone vapore, quelle zone fredde umide, appiccicose, novembrine, nè calde nè fredde, umide. Esistono sì le zone nebbia…ma viverci è un altro discorso.

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