Nei porti

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le luci…

La cosa che mi piace della mattina nei porti è l’odore meticcio di mare e speranza, tutto può accadere, almeno fino alle nove, poi la giornata è andata, accadrà quello che deve, ma prima, dall’alba, il tempo è sospeso, e finisce che sei anche più intelligente, t’arrischi a fare pensieri tuoi, per quanto confusi e incomprensibili, passano per la tua testolina grande come una noce teorie intere d’eterni sentimenti, neanche avessi un cuore, neanche fossi vivo, e se ti siedi e guardi gl’interminati spazi interrotti tra gli alberi delle barche scopri, identifichi, capisci addirittura il vento che quelle barche prenderanno, il fremito delle improvvise inclinazioni, il ritardo delle azioni, se mai avranno coraggio bastante d’uscire.

La cosa più efficace della mattina nei porti è lo zucchero tra i denti e la sensibilità, e la prima sigaretta che si fa strada tra la sera precedente e il giorno che vorresti non partisse mai, e se sei esperto sai che la sera citerà il mattino, tornerà vivibile, ma fino ad allora bisognerà resistere alla luce verticale, al ronzio della giornata, che nelle sue ore centrali è insulsa, faticosa, teatro solo di tragedie dell’incomprensione tua e vostra, luogo di solitudine molesta, spreco, e non ricordi che sia accaduto mai niente d’essenziale in quelle ore, troppo per capire, troppo poco per sentire.

La cosa più interessante della mattina nei porti è il fresco dell’acqua e l’aroma del caffè, antidoti al deserto dell’attività, ancora in tempo per vedere il colore argenteo del mare, poco fuori, le ombre lunghe sui palazzi, la brezza che s’affaccia, il settembre emotivo che non può battere l’autunno dei pochi sentimenti, anche perché non si ricorda mai niente la mattina, semmai s’immagina, e l’immaginazione ha sempre vinto sui ricordi, così teneri e bugiardi, che sfuggono fatalmente al vero.

La cosa più bella della mattina nei porti è che sei sveglio e sei in un porto, sbarchi silenzioso, passeggi scalzo sul molo, cerchi con gli occhi il bar, ti siedi, hai un sorriso solo da fare, un colpo e via, e lo fai, senza pensare. Hai il tempo appena di un’emozione, poi la prova d’orchestra del giorno salirà disarmonica, dinoccolata, e sarà finita. Ogni giorno così…

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5 thoughts on “Nei porti

  1. Le prime ore della giornata, feconde e brevi, danno la possibilità di essere creativi, con freschezza, nella nostra migliore condizione. Creatività che, sfruttata anche solo un po’, si riverbererà sul resto della giornata, donandole il gusto delle decisioni prese al mattino.
    Io credo sia questa l’interpretazione, Licia, l’attività è, da un punto di vista creativo, arida, è soltanto azione, del resto. Che può dipendere anche dal momento magico vissuto nelle prime ore della giornata, se non è andato sprecato.
    Logico pensare, in opposizione a questo ritratto, la fila infinita di mattine tutte uguali, le ore più preziose della vita spese nel traffico o in un ufficio di cemento e quindi non soltanto non colte, ma brutalizzate.

  2. Quasi sempre le naturali irregolarità del globo terrestre rendono praticamente impossibile vedere l’orizzonte sulla terra ferma. Lo si scopre sul mare o nel deserto, ma anche nelle piatte terre acquitrinose della Danimarca. Si procede sempre circondati da quella nitida linea in lontananza, dove cielo e terra si incontrano, un immenso cerchio di silenzio in cui, per quanto si cammini e in qualunque direzione ci si sposti, si è sempre al centro. Questo cerchio che è la base per quasi tutte le misurazioni di Niebuhr, racchiude anche tutti gli elementi fondamentali del suo universo: luce e materia, stelle e terra, la sua fede nella realtà. È il limite della sua visuale, e non desidera vedere oltre. Ogni volta che ha voluto superarlo, gli è andata male, ma al suo interno la volta celeste si stende sopra di lui come se si trovasse nel mezzo di una goccia di eternità. Questo cerchio è come un circolo magico tracciato intorno a lui per proteggerlo. Qui è invulnerabile. Questa è la sua patria. Era stato tracciato intorno a lui quando, ragazzo, pascolava le mucche sui prati intorno ad Altenbruch. Lo ritrova nel deserto, altrettanto nitido, altrettanto grande.

  3. La maggior parte degli uomini porta dentro di sé l’immagine del mare della sua infanzia, e mentre tutte le altre impressioni della vita a poco a poco sbiadiscono e si cancellano,questa si fa sempre più forte. Le canne immobili nel caldo; le onde che portano la luce verso la spiaggia e la posano sulla battigia bianca. Così era quel mare una volta e non si smette più di cercarlo ovunque. C’è chi va fino in capo al mondo per ritrovarlo, ma nessun tratto di costa gli somiglia, e quelli che vanno più lontano, là dove si comincia davvero a cercare ciò che si è dimenticato, lì si vede quasi sempre tornare, tormentati dalla stessa nostalgia di Ulisse, fino a quando possono chiudere il grande cerchio dell’orizzonte della loro vita nel luogo preciso in cui aveva avuto inizio. Tutti gli uomini che diventano molto vecchi favoleggiano di tornare a casa.

  4. Il mattino ci regala freschezza di pensieri, di visioni, di speranze. Ci sentiamo protagonisti in una solitudine aspettata e benefica in quanto limitata. Il caffè…la miglior compagnia, il suo profumo una bussola. Grazie Simone per aver ricordato quanto é incantevole vivere il mattino!

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