Due

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Il ghigno…

Nel caso vi venisse di credere a quello che provate dentro, nel cuore, fatevi una domanda: è roba mia che mi riguarda davvero, oppure non lo è del tutto? Se rispondete sì avete due possibilità: potete esservi detti la verità o potete aver mentito. Nel primo caso non vi resta che mettervi a lavorare in quella direzione, nel secondo dovete necessariamente fermarvi, per evitare di infilarvi in qualcosa che non fa per voi, devastando la vostra vita e quella degli altri. Se rispondete no, avete due possibilità: potete esservi detti la verità o potete aver mentito. Nel primo caso siete sani, perché non mentite a voi stessi, e avete altre due possibilità: cercare cosa dunque vi riguardi davvero, oppure accontentarvi di non fare ciò che non fa per voi (che è già tanto). Nel secondo caso siete preda della paura, tanto da mentirvi di fronte a qualcosa che dovreste fare per stare bene, nel vostro, e dunque avete due possibilità: lavorare per vincere le vostre paure e liberarvi dai freni esistenziali che vi trattengono, oppure soggiacere alle paure e negarvi per sempre la via che sarebbe vostra.

Tenete conto che, prima di tutto ciò, avete due possibilità: farvi domande come quelle qui sopra, oppure non farvene affatto. Nel primo caso avete due possibilità: porvi questi o altri interrogativi centrali, fondamentali, che incidono sulla vostra vita, oppure farvi quelli sbagliati, cioè quelli di cui conoscete già la risposta, ma che non servono a molto. Nel secondo caso, come avrete già capito, siete salvi.

 

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9 thoughts on “Due

  1. Già quelli che vanno dritto, che “stanno bene” non si fanno troppe domande . Troppe no , va bene … Ma qualcuna di sostanza . Ma … quel sorriso ironico sulla foto, l’ultima domanda mi dicono che ” sta meglio chi sta peggio” . Ho capito giusto? Domande?

  2. Nei tuoi post la foto è sempre importante. Sta “fisicamente” sopra al tuo pensiero. Lo anticipa…E, in questo raro caso, ci mette non solo la firma ma la “faccia”. Io, in questo foto, ci vedo un ragazzetto con lo zaino in spalla, la maglietta di “tendenza”…, un paio di occhiali “da figo” e un sorriso felice. Non un ghigno. O forse un “ghigno felice”. Incomincio a leggere e mi fermo. Torno indietro e rileggo. E mi perdo il filo. Chi dice la verità e chi mente a se stesso? Ma lo sa che sta mentendo oppure o finge di mentire? Mi blocco. Ricordo quanto studiavo filosofia. Non riuscivo a seguire. Non capivo. Allora mi fermavo e cercavo di rispondere a quelle domande. anche ora provo a farlo e alla prima domanda rispondo “sì certo che è roba mia!”. Non ho mentito. Quindi devo “solo” lavorare di più i quella direzione. E qui potrei anche fermarmi. Però vado avanti e se avessi risposto “no”? Perché qualche dubbio a questo punto mi sovviene…Se dico la verità sono sana e se invece mento ho paura e devo liberarmi dai miei “freni esistenziali”. Oppure “semplicemente” chiedermi se ho intenzione di farmi delle domande oppure no.In questo secondo caso sarei “salva”. Ma è ironico vero? O mi sfugge qualcosa? A questo punto ho davvero in testa molta confusione. Primo perché penso che nessuno riesca a essere profondamente sincero con se stesso. Come non credo sia possibile “conoscersi”…Secondo perché mi pare un modo molto “manicheo” di dissertare. O stai di qua oppure di là. Non vedo i “grigi”. E sempre più invece sono convinta che non sia così facile, così immediato per nessuno rispondere e “passare alla prossima domanda”. La nostra storia, quello che siamo ora è sempre frutto di quello che siamo stati. E non è sempre “opera nostra” o meglio responsabilità nostra. Io non voglio assolvermi. Ma conosco il mio percorso e la fatica quotidiana di salvare la mia dignità. Sono una donna. Vivo “da donna”. A qualsiasi domanda sono pronta a rispondere senza se e senza ma. Mi carico sulla schiena già dolorante il peso delle mie sconfitte, delle mie scelte sbagliate. Ma in una società così compiuta così (malamente) organizzata, così sessista, così ingrata, ritengo forse sia arrivato il momento di “salvarmi” e di non farmi più nessuna domanda…

  3. E’ da un po’ che non scrivo, perchè ho avuto da fare. E infatti la mia vita è cambiata. In meglio. Ma porca miseria, non è semplice, ma lo è. E’ un equilibrio strano, sognare, seguire il cuore, e poi essere pratici, e fare qualcosa, sistematicamente, caparbiamente, tutti i giorni. Prendendo ciò che viene, anche l’errore, serve solo a migliorare la mira, perchè tanto poi non c’è giudizio, se non il mio. Le voci fuori non mi interessano più, le voci delle persone che non stimo, che non amo, non esistono. E la voce di chi stimo, di chi amo, è solo un consiglio, un libero pensiero, non verità. E comunque non voglio più avere ragione, non mi interessa, non mi serve. Ora sono contenta, mi guardo allo specchio e mi piace quello che vedo. Sono orgogliosa per ogni piccolo passo nella direzione giusta. Sono orgogliosa della mia pazienza, soprattutto quando le cose vanno male. Sono orgogliosa dello spazio che ho dentro, ci sta tutto, tutta la vita, tutte le sue emozioni. Ho incominciato a muovermi quando ho scoperto che potevo farlo portandomi appresso la paura. Ho incominciato a muovermi quando ho capito che non potevo non sceglere, che non scegliere è la scelta peggiore. Ho incominciato a muovermmi quando ho fatto spazio alle conseguenze delle mie decisioni, tutte. Quando ho scoperto che se respiro e rido il tempo rallenta un attimo, e posso scegliere con calma, ascoltandomi.

  4. Simone, l’ultima affermazione e’ ironica giusto?
    Altrimenti non mi torna il ragionamento 🙂

  5. Bellissimo questo post, per me che ti seguo da qualche anno è evidente un passaggio nel tuo modo di comunicare che va dalla divulgazione di certezze, di modi di vivere “giusti” o “migliori” all’accogliere il vuoto, abbracciare il nulla, quello che noi siamo senza chiederci troppo, vivendo puramente nell’esperienza.
    Magari sono parole che non arrivano le mie, ma sono felice perchè in questa (sempre secondo me) maggiore consapevolezza, mi sembra risieda una maggiore armonia. Si vede che, come dicevi nel post precedente, la tua mente si è un pò calmata 🙂

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