Molto spesso

med3 379

Kavala, qualche mese fa…

 

La campagna con le pecorelle sul declivio, l’albero in controluce, i colori tenui del tramonto, ingannano, perché da lì, dove sei, la puzza delle pecore, terribile, non la senti, l’umido che evoca quell’imbrunire, se hai una casa, non ti angoscia, l’albero isolato, se non sei depresso, non ti fa scoppiare a piangere, dunque quel panorama non esiste, solo il filtro deformante, del tutto immaginifico, orrifico, come vuoi tu, e la condizione umana la devi conoscere, altrimenti non vedrai mai né la pecorella né la puzza, così è la vita nei suoi giorni migliori, né puzza né pecora, né solitudine dell’albero né profilo evocativo sul tramonto, né un successo né una sconfitta, solo che ora sai, e trovarci dentro la poesia è un miracolo di forza evanescente, perché sai che accade in quell’equilibrio? nulla, l’atarassia, dunque quell’istante salva e condanna un uomo temporaneo, questo siamo, tra un precipizio e un’euforia, per questo hanno inventato lavoro, soldi, rumore, per distrarti, generare tante piccole euforie, che sono nulla e tu prendi per verità, e allora modera i tuoi toni enfatici, risparmia le parole, smettila di fingere, ma non ti fai un po’ pena? guardati, serve misura, perché non sei riuscito a cambiarti, non ci riuscirai mai, e non ti basta semplificare, sei un povero illuso, neanche caricarti, che fai pena, siamo molto meno, molto spesso, e va già molto bene, poteva anche piovere, ma tu avresti maledetto il clima, dunque è tutto inutile.

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