Il Nuovo Mondo

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“Non voglio cambiare le regole del gioco, io voglio cambiare il gioco!” Andrè Breton

 

Ragionando di progetti con R., in questi giorni, mi sono accorto che ormai sono lontanissimo da questa realtà, e sto seguendo logiche ormai irrimediabilmente diverse da quelle del pensiero comune.

Sono fermamente convinto che la rivoluzione morale in atto, che nessuno nota ancora, sia enorme. E’ notevolmente superiore a quella della tecnologia, che pure pare epocale. Mentre tutti parlano di robotica, droni, app, domotica che ci cambieranno la realtà, mi accorgo di divergere sempre più dai fondamentali che regolano la nostra vita. Siamo già entrati nel Nuovo Mondo, del resto….

Nel Nuovo Mondo saranno cooperazione, fiducia, generosità, gratuità a generare valore. E’ collegata a queste condizioni morali la “ripresa”, non al PIL, e la crescita sarebbe forte, chiara, immediata, violenta, se solo qualcuno l’avesse capito e lo stesse facendo. 

E’ finita l’epoca delle cose fatte senza ispirazione collettiva; è finito il tempo dei millesimi in cui suddividere proprietà e partecipazioni; è finito il mondo in cui se io faccio di più in un progetto comune devo anche avere di più; è finita la scala di valori economica, a vantaggio di quella delle idee, del sogno e del progetto in grado di coinvolgere; è finito chi fa la corsa per se stesso, facendosi il suo piano ottuso, agendo come singolo pro domo sua, prigioniero dei suoi ragionamenti da piccolo uomo; è finito ciò che non genera benessere autentico, olistico, emozione, ispirazione; è finito il mondo della produzione e del consumo così com’è oggi, a vantaggio del lavoro per autoprodurre ciò che davvero serve al minimo del costo possibile; nel prossimo futuro genererà più economia chi ha visione di chi ha denaro. Produrrà più benessere chi è in grado di lanciarsi su territori aggregativi senza garanzie di chi cercherà la quadra legale ed economica prima di fare un passo. La fiducia nella potenza dell’ispirazione eliminerà contratti, clausole, penali, dunque avvocati, fiscalisti, consulenti finanziari, collegi dei “probi” viri, rappresentanza sindacale delle minoranze, trust, esclusive, proprietà intellettuali. Ci aiuterà più un filosofo, di questi professionisti.

Naturalmente il passaggio sarà “corsaro”, non certo regolare. La linea di abbordo tra la barca della post-modernità e quella del Nuovo Ordine Sociale sarà spezzata, non lineare. Dovremo accettare compromessi con le nostre convinzioni, e ci sarà guerriglia dei comportamenti e delle scelte. Qualcuno salirà sull’arca, qualcuno scommetterà che non piova troppo. Ma il mutamento della relazione tra uomo e società può essere compreso prima o subito dopo. pensiamo al patto sociale, alla famiglia, al mutuo soccorso, alla disposizione verso relazione e solitudine, come anche al tema dei costi della vita, della bellezza dei luoghi. E’ normale, è sempre così. Non bisognerà avere paura, o meglio, fronteggiarla con coraggio e saldezza d’animo. L’antico adagio: per amore o per forza.

Il Nuovo Mondo non avrà solo nuove regole, avrà nuovi giochi, e chi è in grado di vedere già oggi tra le nebbie del futuro prossimo venturo ha delle responsabilità enormi: parlarne, coinvolgere, progettare, realizzare, tentare. Siamo qui per pochi istanti ancora, cosa possiamo perderci?

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39 thoughts on “Il Nuovo Mondo

  1. Grazie, Simone. Le tue parole sono una boccata d’aria fresca in mezzo a queste nubi pesanti dell’ossessione mediatica. A sentir parlare di terrore ogni giorno c’è da finire scoraggiati.

    • tutta propaganda Drake, non dar retta a niente di quello che senti. scaccia la paura dal cuore. Ne abbiamo fin troppa per le questioni vere, quelle delle nostre vite.

  2. Ragionando con S. mi sono accorto che le poche grandi fregature della mia vita le ho patite credendomi protetto da statuti societari, da rogiti notarili, da certificazioni di bilanci, da verbali di assemblee, da pareri di consulenti e avvocati, da ricorsi al TAR…. tutti atti la cui necessità avevo accettato come immanente e ai quali mi ero affidato (non potendo peraltro farvi a meno) illudendomi che potessero regolare serenamente i confini tra i miei e gli altrui diritti.

    Regole e scartoffie che si sono dimostrate inutili sovrastrutture, e che, a guardar bene, erano complici delle controparti, protagonisti in A4 di altrettante beffe in mio danno. Dico beffe perchè, dopo aver preteso da me tempo, soldi e infinita pazienza, si sono dimostrati fini a sé stessi, con una loro estetica magistralmente formata a colpi di timbri, firme, marche da bollo e vidimazioni su testi narranti di ineccepibili raccordi tra combinati disposti di migliaia di leggi ma non tra queste e la vita reale delle persone per bene.

    Tanto vale vivere senza di loro, penso, per quel poco che mi è consentito o per quel tanto che posso, tentando, usando la testa per scansarli invece che macchinare aderendovi.

    Generalizzare è sempre pericoloso ma altrettanto lo è il non farlo.

    Per questo voglio studiare gli spazi ancora liberi – che so che ci sono – indagare gli interstizi tra il ghiaione delle leggi, dove la vita possa scorrere libera come l’acqua.

    Muoversi in bicicletta, andare a piedi, sembrano essere tra le poche libertà ancora possibili, oltre che respirare. Abitare non lo è più da tempo, mangiare nemmeno. L’autoproduzione, il baratto, la banca del tempo, il volontariato sono considerati borderline e Blablacar sarà presto messo all’indice come Uber.

    Le troppe regole tra gli uomini producono un terra di nessuno, dove sguazza l’interpretazione, dove chi si avventura lo fa per attaccare con scaltrezza, e chi vi si trova dentro, costretto a difendersi, finisce preda del cavillo di un cecchino con la toga…

    Mi chiedo: se un gruppo di amici “corsari” volesse acquistare un casale o un vecchio albergo per ristrutturarlo con le proprie mani, condividerlo e magari in futuro rivenderlo, basando i loro rapporti solamente sulla reciproca fiducia, sulla stretta di mano come una volta, la prima domanda non banale è: si può fare? Se sì, la seconda: quale veste burocratica scandalosamente succinta potranno dare all’iniziativa per farla avanzare nel resto del vecchio mondo senza dar scandalo, senza incorrere nelle sue censure?

  3. “E da qui il mio passo verso l’unica rivoluzione che serve, quella dentro di te. Le altre le vedi. Le altre si ripetono, si ripetono in maniera costante, perché al fondo c’è la natura dell’uomo. E se l’uomo non cambia, se l’uomo non rinuncia alla violenza, al dominio della materia, al profitto, all’interesse, tutto si ripete, si ripete, si ripete.” Tiziano Terzani, La fine è il mio inizio.

  4. Fabio S, sai cosa mi intristisce? Pensare che mentre noi disutiamo ( o speriamo) di sottrarci al giogo del mercato, I Cubani ( con il rivoluzionario Castro vivo e consenziente) sembrano felici di rimetterselo al collo. A Cuba sta partendo una giostra di privatizzazioni, afflussi di capitali esteri, accaparramento di risorse pubbliche, e la gente sembra esserne felice. Io sono triste, loro felici. Per i Cubani il capitale è Il Nuovo Mondo. La comunista Cina, l’India, Il Brasile hanno sviluppato un modello di capitalismo brutale, schiavistico, massimamente energivoro ed inquinante. I miei amici imprenditori sognano la Cina, L’india, Il Brasile. I giovani della mia cittadina sognano la piazza finanziaria londinese. Io sono triste e loro sognano.
    So che un cambiamento è in gestazione nella mente di qualche elite, spero solo sia più forte e rapido di quanto io riesco a vedere.

    • Vorrei credere che Simone ha ragione, ma penso anche io che andiamo verso un futuro peggiore del presente.
      Il denaro, la rendita, dominano. E’ tutto fatto per loro.
      Nei miei incubi peggiori vedo una società in cui le élite ricche possiederanno tutto. Tutto sarà privatizzato, noi poveri cristi pagheremo i servizi di sussistenza come acqua, corrente elettrica alle grandi multinazionali. Gli stati nazionali non esisteranno più, o saranno solo delle facciate burocratiche, dietro le quali comanderanno le lobbies (in fondo è già così).
      Le culture locali saranno sradicate e tutto sarà uniformato.
      Mangeremo, compreremo, quello che che ci sarà concesso.
      Scusate il pessimismo, ma quando vedo i politici eletti da un popolo per cercare di sopravvivere, stringere mani sorridenti a coloro che li stanno strozzando (Tsipras & Co.), mi viene difficile pensare che ci sia ancora speranza.

    • Io direi che loro dovrebbero essere preoccupati e tu pieno di sogni Francesco. Considerato il futuro che attende entrambi, io comprerei le tue (nostre?) azioni, non le loro.

    • Francesco, io non volgo lo sguardo verso i luoghi dove il capitalismo si sta radicando (con molta ferocia, ma del resto siamo al suo massimo e la tecnologia l’aiuta), anche loro pagheranno il prezzo di tali scelte, ma per ora non lo sanno. Hanno il diritto di sbagliare. Guarda piuttosto dove invece ha dominato e ora si vedono i germi di qualcosa di nuovo. Gli USA ad esempio, che sono stati i primi, sono anche i primi a generare gli anticorpi. Quello è il futuro: la Cina invece è ancora il vecchio sistema che si manifesta, anche con grande impeto (il sistema monetario può solo accelerare: se rallenta muore) ma io credo che questo impeto sia anche un sintomo evidente dell’approssimarsi della sua fine (non si può crescere per sempre). In altre parole, bisogna cercare di non farsi impressionare dal vigore apparente del sistema, perchè sarà la causa della sua fine.

  5. C’entra poco con questo post, ma ne sono molto contento. Progetto Mediterranea diventa ancora più grande e importante. Per noi un bel passo, nella direzione migliore:

    Stipulata la convenzione tecnico-scientifica tra Progetto Mediterranea e CNR – IIA, ovvero l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Finalità della convenzione è “(…) una collaborazione al fine di favorire possibili sinergie aventi un’etica ambientale condivisa, utile alle attività di ricerca sperimentale svolta dal CNR – IIA nell’interfaccia aria_acqua, e di diffusione di alcuni ambiti di ricerca sviluppati dall’Istituto con ricadute sull’Inquinamento Atmosferico e Ambientale, aventi come contesto il mare, le linee di costa e i porti.”
    Benvenuto a bordo, CNR-IIA! Buon vento, Mediterranea!

    https://www.facebook.com/ProgettoMediterranea/posts/779356478822229

    • complimenti, gran bella direzione, chiara, non fuffa parolaia…c’è bisogno di sensibilizzazione alla scienza ed al metodo scientifico, tuttora ancora l’unico che possa darci un’idea della realtà, perchè l’unico falsificabile, non basato su approccio fideistico. Soprattutto in periodo di scie chimiche ed originali interpretazioni del moto dei pianeti…

  6. Secondo me Simone, questo NUOVO mondo esiste già è solo meno appariscente dell’altro. C’è chi saltella da uno all’altro perché non ha ancora il coraggio di abbondonare completamente l’altro e c’è chi ne è affascinato/attratto ma è ancora troppo diffidente.
    Si, insomma, sono d’accordo con te ma non è una visione del futuro, è il presente.

  7. Bel post. Considerazioni molto sinili a qualle di Jeremy Rifkin in ” Empatia e Civiltà”. Il libro è voluminoso ma la tesi è semplice: la necessità è il motore del cambiamento, in un mondo di risorse limitate sarà dunque necessario cooperare anzichè competere. Rifkin attribuisce però un valore salvifico ad internet, il web è visto come una sorta di coscienza globale, un super io collettivo. Il sogno del web come spazio libero dal mercato e dalle gerarchie politiche sembra anche a me tramontato, la rete è sempre di più io motre della globalizzazione e della propaganda integralista.
    Quanto al resto ho, purtroppo, impressioni contrarie alle tue. I ” valori” del capitale ( competizione, individualismo, culto del denaro..) si sono estesi e radicati ormai ben oltre l’occidente, le leggi di mercato sono ormai “naturalizzate”, considerate alla stregua di leggi di natura e, ai guasti prodotti dal mercato, si risponde con ” più mercato”. Emblematica l’equiparazione dei collassi della finanza a ” terremoti” o ” tzunami”, a disastri naturali sottratti alla volontà umana.
    Spero di sbagliarmi, spero che Il Nuovo Mondo” sia il tuo e non l’omonimo incubo edonistico e totalitario di Aldous Huxley.

    • Che il mondo vada sempre più convintamente in quella direzione non c’è dubbio Francesco. Ma è proprio per questo che dobbiamo andare in direzione contraria. E’ così dall’uomo delle caverne. L’evoluzione passa per la discontinuità a petto della continuità. C’è sempre uno, o un piccolo gruppo, che si voltano e procedono in direzione differente mentre il flusso prosegue. E’ così. Ma la leggo come una conferma questa, non come una smentita.

    • Francesco, credo che il concetto di limite e necessità siano collegati. E’ vero che ormai il capitalismo dilaga, ma anche l’Impero Romano sembrava eterno, eppure collassò e disastrosamente. Aveva raggiunto i suoi limiti. Anche il capitalismo lo sta facendo, si sta scontrando con i limiti ambientali, con quelli relativi alle risorse energetiche e con quelli umani (quanto può un essere umano sopportare un clima di competizione sempre più esasperata prima di impazzire totalmente?). Come essere umano incontro prima questi ultimi, ma mi interessano anche gli altri ovviamente. Da qui nasce la necessità del cambiamento: dal superamento (o del suo avvicendarsi per i più accorti) del limite. I germogli del nuovo mondo ci sono già perchè ci sono tante persone che si sono accorte di questo e andremo avanti, perchè non ha senso continuare a collocarsi in un sistema in cui non è possibile credere più e che sta provocando danni incalcolabili. Si può pensare in termini collettivi al cambiamento? Sì ed è necessario, ma escludendo il “tutti”, come afferma Simone.

  8. E’ vero, una rivoluzione morale tra chi se lo può permettere é in atto, ne faccio parte e spingo gli altri ad esserne consapevoli. Purtroppo sono la fame o la guerra che però spingono le persone ad aderire in massa, cosa che in Italia, per fortuna o sfortuna non ci sono ancora in proporzioni necessarie.
    Il benessere di tanti anni ha reso l’italiano un egoista a cui non interessa il bene comune ma solo il proprio. Non si rende ancora conto che continuare a gestire le cose con i millesimi delegando le decisioni alle riunioni condominiali gli sta facendo perdere tutto il condominio.
    L’unica cosa a cui posso pensare che ci può aiutare a diffondere una nuova coscienza é la rete per diffondere consapevolezza. Il passo successivo é spingere a ognuno ad agire nel suo piccolo.
    Dovremmo trovare il modo tutti insieme di toglierci questo sistema incancrenito che non governiamo più e che governano in pochi… quelli della casta e dei loro sudditi. Ciao a tutti.

    • Aspetta aspetta Armando, che dal mio punto di vista dici cose che tra loro un poco confliggono.
      “Tra chi se lo può permettere” non lo capisco tanto. Intendi sotto il profilo emotivo, psicologico, culturale etc? Allora sì.

      Poi parli dell’adesione di massa spinta da fame e guerre. Mmmm, capisco cosa vuoi dire. Tuttavia da noi, come vedi, dopo 70 anni di pace, l’adesione di massa al modello, l’omologazione, il pecoronismo, imperano! Forse che le cause siano anche altrove?

      Sul fatto che l’italiano sia interessato al suo benessere, poi, direi che non posso concordare integralmente. Trovo che il benessere medio dei cittadini del nostro paese sia notevolmente più basso di quel che potrebbe essere con pochi, facili, semplici accorgimenti e cambiamenti, non dico con le rivoluzioni dei costumi. Mi pare che tra traffico, rumore, disoccupazione, consumismo, omologazione, concentrazione negli stessi luoghi, ignoranza, coercizione dei media, relazioni fasulle, ritmi asfissianti… la qualità della vita e l’autentico benessere siano cosa del tutto fuori portata per l’italiano medio (noi…).

      Quanto alla Rete, poi… io sono molto pessimista. Trovo che sia uno strumento affilato e utilissimo per pochissimi e un propagatore di virus letali per la maggioranza. L’innesco delle peggiori idee, la propagazione dei pensieri di chi ieri, grazie al cielo, filtrato dall’editoria, restava innocuo in disparte, il phishing selvaggio delle umane sprovvedutezze, l’ufficializzazione del falso… questi elementi ci stanno peggiorando in modo fortissimo, traviandoci da ogni tentativo di giusta rotta.

      Quanto al tutti insieme finale, come sai, non posso essere in accordo filosoficamente. Quando sento che bisognerebbe fare tutti qualcosa, vado in ansia e tendo ad allontanarmi. Quel bisogna è vero, ma riguarda te, me, non tutti insieme. Del tutti insieme ce ne dobbiamo fregare. Se avviene come conseguenza di quel fai te e del valore simbolico della tua prospettiva e azione, bene. Altrimenti che rimanga dov’è. E’ tutti insieme che siamo finiti così. Direi che fuori da questo carcere dobbiamo andarcene uno per volta.

  9. Ciao Simone,

    “Nel Nuovo Mondo saranno cooperazione, fiducia, generosità, gratuità a generare valore. E’ collegata a queste condizioni morali la “ripresa”, non al PIL, e la crescita sarebbe forte, chiara, immediata, violenta, se solo qualcuno l’avesse capito e lo stesse facendo”
    Per quanto io sia d’accordo con te, penso anche che le cose non andranno come dici, per il semplice fatto che e’ difficile combattere i pregiudizi.
    Come dici tu “se solo qualcuno l’avesse capito e lo stesse facendo”.
    Dunque occorre aprire la mente per ‘capire’ e cambiare le proprie abitudini per ‘fare’.

    Due cose in cui l’uomo ha sempre fatto enorme fatica.

    Come umanita’ dovremmo aver capito che la guerra non porta prosperita’ e non ne crea nemmeno la dittatura , lo sappiamo ormai, c’e’ scritto su un sacco di libri, abbiamo musei, monumenti che lo testimoniano.
    Ci sono un sacco di studi economici che lo dimostrano, eppure continuiamo a fare un mucchio di guerre ed esistono ancora i dittatori.

    L’uomo ha sempre cercato di avvantaggiarsi sugli altri uomini, anziche’ cercare il bene comune, pur sapendo che avrebbe creato piu’ valore.
    Dunque cosa ti fa pensare che stavolta ‘ è finito il mondo in cui se io faccio di più in un progetto comune devo anche avere di più” ?

    Del resto lo dici pure tu “se solo qualcuno l’avesse capito e lo stesse facendo”.

    Il tuo mi sembra solo un ideale…

    • Ti rispondo cosi Luca: perche lo sto facendo io. E tieni presente che questa affermazione puo apparire arrogante solo a una visione superficiale. In realta’ e’ la piu umile delle constatazioni. Io penso che se uno come me, simile davvero a tanta gente, comincia a pensare diversamente, vuol dire che qualcosa sta avvenendo. E intorno vedo tanta gente che fa lo stesso, spinti dalle motivazioni piu varie, beninteso, ma che hanno un mcd abbastanza forte.
      Va da se che come in ogni grande rivoluzione, ad andare avanti sara sempre, per prima, un’elite in grado di elaborare prima e meglio della massa. Noi, senza tante facili false modestie, siamo quella elite.

      E poi proseguo il tuo esempio sulla guerra. E’ vero quel che dici, ma e’ anche vero che nell’uomo alberga da sempre anche un’idea di superamento della propria condizione di vita, oltre a un’innata tendenza ad aggregarsi per parare le insidie della vita. E in questa epoca direi che ci sono le condizioni tanto per superare quanto per aggregarsi. Ciao.

  10. La prima cosa che ho pensato di fare, dopo aver letto questo post, è stata di inviarlo al mio AD. Poi ho pensato “meglio di no”. La terza è stata quella di stampare a lettere cubitali il testo e andare in giro ad appenderlo sui muri…sai come fanno quelli che perdono le proprie bestiole?!! Sai come quando leggi qualcosa (espresso in maniera impeccabile) ma ti pare di averlo già detto o sicuramente di averlo pensato. Era il 2009. L’azienda andava maluccio. Il mio AD allora ha pensato di spiegarmente il motivo. Era venuto il momento di pensare diversamente ai “dividendi”. Era venuto il momento di cambiare “regole”…”uno per tutti e tutti per uno!”….alla moschettiera! Se no si affonda tutti insieme! Che bello, ho pensato. Era ora! Da quel momento non è cambiato praticamente nulla. Quelli stronzi, pigri, pieni di sè e della loro infinita boria, sono rimasti i medesimi. Solo fanno, se possibile, ancora più pena. L’azienda è ancora in piedi. Alla sottoscritta hanno proposto un contratto di subappalto con un’altra azienda che invece non ha nemmeno preso in esame quelle “nuove regole” di cui sopra. Ognuno con il suo bel paraocchi. Chi c’è c’è e di chi non c’è se ne fa a meno. Non vale quello che sei, quello che fai, quanto investi anche di te stesso su quello che fai, qualsiasi cosa ti facciano fare (pensate a me, poverina, a lavorare come contabile e ho “solo” il diploma di liceo classico). La forza di quel diploma, di quello che so, di quello che ho studiato e approfondito “in solitaria” per anni, mi definiscono “altro” di cui vado enormemente fiera. Come dicevo a un collega, che dichiarava con “orgoglio” di essere un “ragioniere” cazzo!”, che lui le fatture le sa fare e io di essere diplomata liceo classico e di vantarmene pure. Ma perchè lo devo nasconddere? Ci sono poi certe categorie che non ho mai sopportato (avvocati, fiscalisti, consulenti finanziari…etc. etc.)…di cui sognerei tanto di poterne fare a meno…Io non lo so se davvero questa “rivoluzione morale” sia in atto. So che lo è senz’altro in me e da molto tempo…non so basterà per costruire un mondo “nuovo” e finalmente “laico”….so che io ci sto sperando e, nel mio piccolo, ci lavoro con costanza, con caparbietà da molto tempo….Grazie Simone per queste illuminanti letture!

  11. Caro Simone hai scattato davvero una bella fotografia di quello che alcuni di noi stanno vivendo e osservando sia dentro che fuori! Grazie

  12. SI, ok, d’ accordo con te, anche se paghiamo a caro prezzo navigare controcorrente…
    I risultati ottenuti sono straordinariamente eccellenti.
    Un abbraccio
    Vale

  13. Succede una cosa: quando iniziamo noi a considerare le relazioni in modo diverso, iniziamo a incontrare persone diverse. Quando iniziamo noi ad aprirci, a dimenticarci il nostro piccolo orticello, magicamente si apre un mondo di relazioni nuove, inaspettate e autentiche. E si incontrano persone meravigliose.

    Il modo di sentire cambia. Il nostro. Ed è come se quelle persone fossero sempre state lì ad aspettarci senza saperlo.

    Ci sono tantissime persone, sempre di più, sulla strada del cambiamento delle relazioni. Ed è molto bello incontrarle e tenerle in massima considerazione come qualcosa di prezioso e raro.

    Vale nella nuova amicizia, nelle nuove solidarietà e nel nuovo amore. Non ci siamo abituati a scoprirci e quando lo facciamo si rischia molto ma è bello così.

    Se siamo aperti incontreremo apertura (certo anche qualche schiaffone arriva ma è giusto un collateral sopportabile). Se siamo veri incontreremo autenticità e onestà. Se siamo accoglienti qualcuno ci accoglierà. Se impareremo ad essere meno diffidenti qualcuno si fiderà di noi. Se impareremo a condividere qualcuno vorrà farlo con noi.

    E’ bello man mano che si vive cambiare direzione alle nostre relazioni, dare qualche sterzata, guardare il panorama, annusare il vento e volare un po’, buttarsi un po’ senza paura…

    Sui rischi… be’ sono più di quelli che si arroccano ancora dietro il loro tornaconto rispetto a quelli che, invece, si aprono e cominciano a respirare…

  14. “è finito chi fa la corsa per se stesso, facendosi il suo piano ottuso, agendo come singolo pro domo sua, prigioniero dei suoi ragionamenti da piccolo uomo”

    Fantastico… 🙂
    Questo post sembra l’incipit del prossimo saggio del Perotti.

    Tu vedi lontano, Simone, lontano ma forse non troppo, per quel che ci resta. Qualcosa potremmo vederla anche noi.
    Ci pensavo anche io proprio ieri al fatto che mi sto allontanando sempre di più da questa realtà, dal modo di pensare comune.
    Non desidero più quello che fino a l’altro ieri era molto desiderabile: carriera, soldi, lavoro-lavoro-lavoro, etc.
    Un mio collega, povero, è stato travolto suo malgrado dal fiume dei miei ragionamenti durante la pausa caffè.
    Dopo i miei ragionamenti mi pareva di essere fuori dalla realtà, tuttavia.

    Queste tua parole mi ci hanno riportato alla realtà. Una nuova, possibile, realtà.

    • in realtà, beloved, l’ho scritto sull’onda delle chiacchiere con R., ma poi quando l’ho pubblicato e l’ho riletto… sembrava la quarta di copertina del romanzo che esce ad aprile. e giuro, giuringiurello, che non ci avevo minimamente pensato. Il fatto è che la testa quella è, e tutto si mescola al suo interno…

  15. Nobile ragionamento caro comandante, peccato che purtroppo prevale mediocrità ed interesse.
    7 milioni di individui comandano 7 miliardi di persone al mondo,tenendo presente che il business legato alle risorse è da capogiro.
    Il nostro paesello è pure leader nella fabbricazione delle armi leggere…
    Sarà uno sforzo smisurato quello di ritrovare equità sociale, moralità e legalità.
    Auguri per un futuro migliore
    Vale
    Valentino

    • E chissene frega, con rispetto parlando Valentino. Idee, progetti, realizzare, andare avanti, fare quello che non c’è. Tutte cose sempre possibili da che mondo è mondo. Colombo aveva gli stessi problemi, ma di là c’è andato. Idem per tutti gli altri. idem per noi. My opinion.

  16. Ciao Simone,

    grazie per questo altro bel post.

    Tu scrivi: “… saranno cooperazione, fiducia, generosità, gratuità a generare valore …”

    Io direi che questi fattori generano gia oggi nel mondo attuale un grande valore.

    A parte il fatto che sono fattori che aiutano ad avere una vita piena e gustosa, per esperienza personale dico che aiutano anche nel mondo attuale anche se di primo acchito non sembrerebbe.

    Tra gli esempi personali che posso fare prendo quello che ho vissuto sul lavoro perche mi sembra il piu facile da descrivere (e’ quello di cui fino ad ora ho capito meglio le dinamiche).

    Ormai 6 anni fa ho preso 2 pause lunghe sul lavoro per il mio progetto. Una volta tornato sono stato passato “nel tritacarne” come mi avevano promesso. Per me e’ stato un periodo di crisi, molto difficile. Quando mi sembrava proprio finita e non avevo speranze mi son detto: tanto qui non ho scampo, visto che sono gia spacciato allora inizio a lavorare come sembra giusto a me.
    Allora, (in un sistema totalmente orientato al profitto e decisamente poco umano) ho iniziato a aiutare gli altri spesso gratuitamente, facendo quel che mi sembrava giusto e senza apettare tornaconti.

    Questa e’ stata la mia rinascita professionale: in maniera inaspettata e abbastanza veloce e’ stata la rete delle altre persone che mi ha sostenuto e ha combattuto per me quella battaglia che io sentivo ormai di aver perso. come risultato sono ritornato motlo piu forte di prima, ora investo dando molto agli altri e ricevendo poi in maniera indiretta piu di quel che do.

    Nelle ultime settimane ho deciso che prendero un’altra pausa e faro altri passi che non piaceranno a tutti. Pero ora so gia di poter contare poi su tante persone che mi aiuteranno.

    con questo modo di lavorare ho col tempo anche conquistato alcune persone che in principio mi erano palesemente contro.

    E poi c’e’ piu gusto a lavorare cosi.

    ciao
    Marco

  17. E qui mi perdo: questa evoluzione, che tu descrivi come inevitabile e imminente, io riesco tutt’al più ad auspicarla, e pur sempre in salsa utopica.
    Non capisco se la tua sia “soltanto” una sensazione forte o piuttosto una valutazione oggettiva basata su elementi concreti. Elementi che io onestamente non vedo.

    • Ivo, io credo che le cose che contano vadano “viste” quando non si vedono ancora, quando cioè hai di fronte le rovine di qualcosa che fu e già immagini la ristrutturazione, vedi i colori, perfino le tende e la pentola sul fuoco che fuma. Ma non c’è ancora niente! Però quel che vedi non è meno vero.

      Non si tratta tuttavia di essere o meno immaginifici. Ragiona sui dati. Faccio solo un esempio: non avremo la pensione; se l’avremo sarà minima rispetto a quel che servirà; non avremo figli; se li avremo saranno probabilmente meno in grado di sostenerci rispetto alle generazioni passate (piuttosto il contrario) e parlo da tutti i punti di vista; siamo una generazione (30-50) in grado di condividere perché non ha un senso del possesso radicale; abbiamo molta voglia di relazione, assai più dei nostri genitori (che hanno amici, ma cena una volta a settimana poi ciao ciao tutti a casa propria); potrei continuare a lungo… Cosa ci suscita questo? Scenario diverso direi rispetto al passato, corretto?! Quindi? A me fa venire in mente due cose: 1) scenario diverso, dunque occorre cambiare, perché se applico gli stessi metodi al variare dello scenario è fallimento sicuro 2) un’opportunità. Ecco come penso di ragionare senza troppo margine d’errore. Non mi pare dunque che non si veda niente. Qualcosa si vede. Però dobbiamo guardare…

      • Considerazioni molto interessanti, a cui non ero arrivato e su cui voglio riflettere.
        Grazie per l’approfondimento!

      • Mi colpisce molto questo: “siamo una generazione (30-50) in grado di condividere perché non ha un senso del possesso radicale; abbiamo molta voglia di relazione, assai più dei nostri genitori (che hanno amici, ma cena una volta a settimana poi ciao ciao tutti a casa propria)”. Per me, per molti miei amici, è verissimo. Ma mi domando se sia davvero così in generale per i 30-50enni. Sospetto che per una (buona) fetta il possesso radicale sia una bandiera come e più di sempre, e per la voglia di relazione esista purché e finché fa comodo e porta un tornaconto…

        • hai ragione laura, per molti è ancora così. Ma il dato rilevante è che fette significative della società, soprattutto di quella generazione, come mai prima di oggi, sono in grado di condividere case, macchine, oggetti, barche, etc. Cosa mai vista fino ad oggi se non per il breve tratto del periodo del movimento studentesco. Il problema è che oggi noi lo facciamo laicamente, mentre all’epoca serviva un’ideologia unificante (o religiosa per kibbuz e affini, o politica dai falansteri in avanti etc).

          • Sì, è vero, hai detto benissimo (come al solito). Il tratto veramente distintivo (e quello che fa sperare di più) è proprio la laicità di questo “movimento” (che movimento in senso politico o ideologico, appunto, non è)

  18. Simone, hai scritto un articolo molto interessante che fa riflettere. È vero il gioco sta cambiando e anch’io voglio cambiare il gioco.Ciao

  19. io penso e tu dai parole ai miei pensieri e mi da emozioni leggere queste parole perchè non avrei potuto esprimere meglio io stessa i miei pensieri. Grazie.

  20. Qualche giorno fa, spalando la neve in cortile, pensavo al concetto di solidarietà e mutuo soccorso. Ero lì, pulivo non solo per me ma per tutti quelli che vivono intorno. Il giorno prima ero rimasta bloccata nel vialetto, rientrando da lavoro, perché nessuno di coloro che era rimasto aveva pensato a pulirlo. Pazienza, mi sono detta, e sono tornata a spalare.
    Così mi è venuto in mente che spesso si agisce secondo la logica del “cosa ci guadagno se…?”. Vero, spesso nel fare qualcosa non ci si “guadagna” niente di materiale, ma (a mio avviso) se non ci perdi, puoi anche farlo questo sforzo, no?
    A me non costa niente fare alcune cose, che non mi portano un “guadagno” materiale. Però in una visione più ampia c’è un guadagno “invisibile” un po’ per tutte le persone coinvolte.
    Spero che il ragionamento non si sia confuso nel passaggio da testa a tastiera…
    Buona giornata
    Dona

  21. Sono d’accordo su tutto. Tra l’altro ciò che esprimi in questo post corrisponde alla sintesi dell’ultimo lavoro del filosofo Roberto Mancini sulla trasformazione dell’economia. C’è tanto da fare ma le prospettive sono rosee se si affronta questo grande lavoro con coralità.
    Il fatto di non seguire più le logiche imperanti, il pensiero comune, non è un gioco intellettuale, o più semplicemente una moda. Molti potrebbero pensare così, superficialmente. E’ il tantativo di superare questo enorme meccanismo vecchio e dannoso, ormai superato, e la ricerca di un nuovo modello, non improvvisabile. Ciao

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