Gregorismo

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Tblisi – Torre di Gabriadze. Storta? No diversa.

Gregorismo, influenza destinata forse a generare una nuova cultura umana, un nuovo approccio psicologico e delle relazioni, fondato, ad esempio, sulla non reazione convenzionale, quella che il “nemico” si attende, ma su tutt’altra, distratta, costruttiva, capace dunque di destabilizzarlo. Anzi, il Gregorismo è la disposizione a non averlo neppure un nemico, tanto si è pervasi dall’iniziativa cangiante, anche perché il nemico è solo la nostra controfigura, noi con una maschera (che si chiama “merito nostro” quando qualcosa va bene e “colpa sua” quando va male). L’attitudine, il Gregorismo, a costruire senza distruggere, a inventare senza abbattere ciò che superiamo con le nostre invenzioni. L’atto stesso del fare assumendo tutta la responsabilità dell’azione invece di lamentare colpa di chissà chi. Un equilibrio interiore per nulla basato sul livellamento emotivo, semmai caratterizzato dalla continua eccitazione progettuale, dall’eterno slancio creativo, dal priapismo emozionale prodotto dall’idea, dominato dalle intuizioni eppure contraddistinto da una sorta di incrollabile serenità, imperturbabile saldezza morale, pur se venata da comprensibili e saltuari disincanti. Il Gregorismo necessita l’assenza del bisogno e l’estensione massima del desiderio, e gode nella generazione di piacere, vantaggio, emozioni altrui. Sfugge alle categorie tradizionali e ormai vecchie del denaro, del potere, della gerarchia, delle regole, degli stati convenzionali e punta non tanto al loro superamento, ma alla loro emarginazione e sostanziale estinzione. Il Gregorismo non ha obiettivi politici, economici, sociali, ma genera inevitabilmente un nuovo ordine sociale, economico e politico. Qualcosa di temporaneo, mutevole, prismatico e perdurante nella sua estemporaneità. Dunque solido, concreto, autentico.

Un Uomo temporaneo” (Frassinelli). #unuomotemporaneo. 

Per il termine Gregorismo, grazie a Ruggero Todesco

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One thought on “Gregorismo

  1. Bellissima…la torre pendente di Tblisi, nella sua perdurante estemporaneità, vale da sola il viaggio.

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