Su Grazia

#unuomotemporaneo

racconto su Grazia

A proposito di Jobs Act e Grande Fratello

Share Button

16 thoughts on “Su Grazia

  1. ps. Mi sono appena accorto di avere cliccato sul rispondi sbagliato. 🙁 Dovevo selezionare il rispondi più in alto. Intendevo replicare a Fabio S.

  2. Sì, davvero un racconto divertente…mhmmmh…
    Su questo tema, “la carta igienica”, io ho un racconto “vissuto” sulla mia pelle che ho cercato di rendere “umoristico”, come spesso mi capita di questi tempi, per provare a sdrammatizzare, a posteriori. Perché nel “mentre” mi risulta quasi impossibile.
    Ordinare la carta igienica o rifornimenti vari (la cambusa…) è compito di una persona da noi denominata “officer manager”. La persona che invece deve verificare che le sale riunioni siano in ordine con i fiori e le caramelline alla menta al solito posto, l’hanno chiamata “House Keeper”. Confesso di essere stata entrambe. Confesso di aver lanciato sguardi increduli ogni volta che il presidente dell’azienda usava questi termini. Non so se lo facesse per darsi un tono o per darlo a quella poveraccia (sempre donna, ma che te lo dico affà…), che doveva occuparsi dei consulenti, dei manager, custodirli, viziarli, imbonirli, coccolarli come una mamma che però poi, improvvisamente, può trasformarsi in una “pantera”, pronta ad altre incombenze che possono o meno trovare epiteti anglofoni…… Improvvisamente il mondo ha scoperto la parola “mobbing” e poi “bossing”. Quando da anni molte persone già ne subivano gli effetti devastanti. Mancanza di autostima, vergogna, sensi di colpa… E quindi io ho dovuto ordinare la carta igienica. Che non ci sarebbe niente di male. Ma siccome non avevo ben compreso le quantità….essendo un ufficio composto da 4 aziende, sono stata cazziata e ho ricevuto una mail intimidatoria. Succede.
    Capita, quando non accetti di essere trattata come una menomata. Succede, quando ti metti a discutere di politica con il tuo capo esprimendo idee che non collimano con le sue. Capita, quando parli di libri e tra questi c’è n’è uno che si intitola “Adesso basta”. E succede, spesso, quando hai una tua idea che è in controtendenza, diversa ma soprattutto “autonoma”. E ogni volta quelle che pensi tu è una cazzata, un pensiero da ridicolizzare. Perché farti sentire inferiore è il “loro lavoro”. O ti pieghi o ti spezzi. O resisti. o provi a resistere. Oppure ti ammutolisci. E fai come la tua collega che non esprime un pensiero, mai. E continua a ripetermi “perché io sono ignorante, non leggo come “voi”?. “ma come ‘noi’, chi? scusa?”.
    La verità è che il mobbing è semplicemente lo strumento che è sempre stato usato per quei lavoratori, quei “dipendenti” con “troppa personalità”. Quelle che temevano il lavaggio continuo del cervello, la massificazione di dover diventare come gli altri se no rischiavi grosso. E non c’è merito che tenga. Non c’è risultato raggiunto che possa proteggerti. Sei una mina vagante, per “loro”.

    Quanto a comunicare solo per email, o, adesso, addirittura tramite whatsup, è un altro “abuso” tecnologico che non ha fatto che creare problemi enormi di comunicazione, sia lavorative che personali. Io, per esempio, faccio un enorme fatica. Mi pesa molto, a volte, pigiare su quei piccoli tasti per comunicare il mio pensiero o un problema lavorativo da risolvere. Ma ho dovuto adattarmi. Ogni volta mi sento svuotata, privata di qualcosa. e allora poi chiacchiero in continuazione… a volte anche da sola…. e senza nessun auricolare appeso all’orecchio….

    • La tecnologia è fredda, c’è poco da fare, Barbara… la comunicazione virtuale è povera del contatto emotivo (e di tutto quello che trasmette) e del tatto, di tutti i messaggi che si stabiliscono quando ci si rapporta veramente con l’altro.
      Sarà anche utile, a mio parere è sopravvalutata.

  3. Molto carino e divertente questo racconto, Simone, mi ha fatto ridere e purtroppo i meccanismi mentali da ambo le parti girano così.

    Red ormai, grazie ad una combinazione micidiale fra elettronica invasiva (smartphone) e social network, sanno veramente tutto di noi, flussi, gusti, idee, abitudini, paure… tutto può essere utilizzato. Eppure io vedo la gente per strada sempre più incollata a questi maledetti display, invece di buttarli via. Continuiamo a nutrire il sistema anche quando non lavoriamo. Qualcuno finisce anche sotto le auto perchè quando attraversa la strada è in trance… ci vorrebbe un racconto splatter.

    • Caro Fabio, è proprio così. La “spersonalizzazione” ma io dico, anche, la perdita di tempo per cercare di inserire l’iconcina giusta, la “faccina”, che meglio dovrebbe rappresentare il tuo stato emotivo di quel momento…ma che fatica! ma che spreco! Ma tant’è… è probabile che non sapremo nemmeno più come esprimerle queste benedette emozioni attraverso le pieghe della nostra bocca, il movimento delle nostre mani, e gli sguardi…Senza guardarsi in faccia non esiste, a mio parere, nessuno scambio…. Nulla è veicolabile esclusivamente via internet. Forse nemmeno questi nostri “pensieri”….

    • Comunque il mio commento era in risposta alla risposta di Fabio per me!…. Boh!

  4. Quelli che studiano l’ “efficientamento” del genere umano, in vario ambito, siano consulenti di aziende, consulenti dei vari presidenti del consiglio susseguitisi, o di altre figure ancora, lo fanno per lavoro e sono un passo avanti a noi nel trovare soluzioni per condizionarci.
    É come dici tu: prima cerchiamo di farci gli anticorpi ai nuovi fattori nocivi che incontriamo, poi finiamo per chiederci quale sia il punto di rottura oltre il quale non vale più la pena stare, e reagire, al loro gioco (o giogo) cercando delle risposte -anche se per sopravvivenza- ai nuovi fatti/regole introdotti da loro. Se reagissimo saremmo sempre in svantaggio: suppongo che saremmo sempre dei giocatori dilettanti, magari con qualche scaltrezza, contro dei professionisti. Partita persa! L’ unico modo é cercare di non stare al loro gioco.

    Comunque sono scaltri, perché in ogni campo hanno modo di pensare le loro tattiche in anticipo alle nostre reazioni, e per noi cercare di anticipare ogni sopruso é una gincana.
    Per esempio, poco tempo fa ho appreso di un nuovo balzello: l’ obbligo nuovo libretto e bollino su condizionatori sopra i 12 Kw, quindi ci sono le revisioni a pagamento che diventano obbligatorie, poi si parla poi di bollino e revisioni anche su stufe, stufette di vario genere… si sentono menzionare anche scaldabani, boiler e quant’ altro (sono confuso e fatico a capire di volta in volta la potenza erogata e se ricade nell’ obbligo) e qua e là leggo anche di pannelli solari e affini… …
    Non lo so esattamente come funziona (mi sembra di capire entrato in vigore in autunno 2014), ma prima ti invogliano a installare qualcosa, magari sfruttando i rimborsi statali, poi diventa ciò con cui ti legano con balzelli e controlli periodici.
    Vada per il controllo della stufa a gas di un appartamento, ma tutto il resto é una estorsione… (e vi é una sanzione non da poco se si sgarra)
    Mi torna in mente il motto: “le cose che possiedi alla fine ti possiedono” ,s olo che qui il condizionamento é davvero subdolo, difficile da schivare, non si tratta nemmeno da parte nostra di rinunciare ad oggetti di cui potremmo felicemente e facilmente fare a meno, che ci costano solamente tempo della vita per permetterci di poterli comprare e non ci restituiscono nulla.
    Il grande fratello,che nel tuo articolo riguarda i lavoratori, e tutte le altre entità che si muovono nella stessa logica, lo fanno di mestiere, sono bravi a prevedere anche le mosse successive alle nostre prime risposte riguardo il loro condizionamento. Ho l’ impressione che spesso sia una partita persa, almeno finché giochiamo secondo le loro regole del gioco. Ma, ammetto, che fatico anche ad essere sempre in grado di mantenere una qualche vivacità di mente capace di difendermi.

    • Ogni volta che fai fatica Red, come tuTti noi, sei vulnerabile. E tu fai fatica ogni tanto.. Pensa chi ogni tanto, solo, di rado, riesce a non fare fatica. Cioe tutti, o quasi. Ed ecco a voi il mercato.

      • Sì, ho capito la tua risposta. L’ hai espressa in maniera stringata ed anche molto efficace.

        La fatica… più volte ho letto negli ultimi mesi dettagli riguardo l’ acquisizione di abilità da parte delle persone e ho messo a fuoco la spiegazione di come funziona e reagisce il nostro organismo sia a livello di apparato muscolare, sia a livello mentale: si sviluppa e progredisce solo sotto sforzo.
        La muscolatura incrementa le cellule muscolari in maniera proporzionale a sforzi crescenti, il cervello invece aumenta dei filamenti detti sinapsi tra quelle aree che vengono chiamate in causa per attività specifiche che dobbiamo compiere. Se continuiamo a dosare lo sforzo (in maniera sostenibile dall’ organismo nel corso del tempo) con continuità ci sviluppiamo: con fatica costante e incremento progressivo nel tempo.
        Quindi può suonare come un paradosso, ma per non fare faticare occorre avere faticato un bel po’ prima. Il difficile sta nell’ avere regolarità e fare diventare una abitudine l’atto di compiere sforzi. Acquisita una routine diviene un tanto più facile, perché abbiamo sviluppato degli automatismi.

        Poi magari col tempo si diventa più abili a stimare ciò che si sta facendo e può intimorire rendersi conto dell’ entità di cosa si sta affrontando e quello che ancora c’é da fronteggiare. Il consiglio che ho letto a riguardo é quello di guardarsi indietro e rendersi conto di quanta strada si é compiuta finora e farsi forza di ciò come stimolo, supporto per continuare a proseguire nello sforzo.
        Spessissimo, non si é ben consapevoli di come funziona il miglioramento delle proprie capacità, per affrontare meglio quello che ci si para davanti, si rischia quindi di gettare via tante energie, ricavandoci molto poco. Io pure l’ ho fatto e sto cercando e attuando -almeno in parte- soluzioni, strategie che mi restituiscano risultati migliori.

        Mentre mi rileggo la tua risposta mi vengono in mente tanti esempi delle persone che solo di rado riescono a non trovarsi sotto una pressione eccessiva ed essere quindi vulnerabili.
        Io tento di capire anche come mostrare progressivamente meno il fianco le prossime volte che mi capitano delle difficoltà.
        Ma vedo che ci sono persone che proprio non ce la fanno. O che faticano a trovare informazioni, orientamenti per cercare di fare fronte alle incognite.
        O purtroppo anche che sono troppo anziane e sono invecchiate senza avere sviluppato competenze che le agevolino. Penso alla parola: “mercato” anche nell’ accezione di mercato borsistico, quanti sono rigirati dall’ impiegato di banca che vende quello che vuole: tempo fa mi hanno fatto l’ esempio di un’ anziano che aveva capito che con il (rischiosissimo (solo verso l’ anziano) ) prestito alla banca gli venisse restituito il 10%, ma si trattava in dieci anni, quindi l’ 1%.
        … ci sono delle mazzate terribili in giro.

    • Whatsapp… ho un amico che é tentato di comprare un smartphone solo per poterci includere questa app, anche perché si é già sentito dire più volte: “ma devo davvero mandarti un sms?” Ed allora passa per escluso se non si dota dell’ ennesimo ritrovato che promette di “migliorare” l’ interazione umana… …

      Io ci ho messo più di una settimana ad esplorare ed abituarmi ad utilizzare il mio primo smartphone, di fascia economica, che ho acquistato di recente, solo perché nel frattempo stava cedendo il microfono del telefono che ho avuto sinora e dovevo rimpiazzarlo. Non sono un fanatico di telefoni, tanto é vero che mi sono fatto consigliare nella scelta da un amico. Alla fine ho optato per uno smartphone poiché altrimenti rimango troppo indietro rispetto l’ uso dei software.
      Oh, il vecchio telefono non lo butto! Lo continuo ad usare con gli auricolari per ascoltare in casa delle radio online non italiane per migliorare la mia comprensione della lingua straniera, ed anche come lettore di mp3. Ho trasferito nel telefono un secondo audiolibro, “The cruise of the snark”, e l’ho ascoltato la prima volta, poi in seguito lo ripeterò assieme al testo: quindi insieme audio e testo in inglese, evidenziando tutti i termini a me non noti e che mi occuperò di tradurli in seguito.

      Rispetto al tuo intervento, che condivido, rimane qualche eccezione per usare in maniera “smart” uno smartphone. Una é quella descritta in questo articolo, cioè utilizzarlo come strumento per apprendere una lingua straniera:
      http://www.languagesurfer.com/2015/04/30/7-ways-to-learn-a-language-with-your-phone/

      • Grazie del link Red, lo leggerò. Io non ce l’ho tanto con la tecnologia, ma con l’uso eccessivo che se ne fa. Lo smartphone è utile in viaggio, pur con i suoi limiti. Ad esempio nei miei cicloviaggi mi permette di cercare ostelli, campeggi e B&B con una certa facilità, ma a volte chiedere è decisamente meglio, il contatto umano trasmette l’esperienza dell’interlocutore, lo vedi da molte cose se a lui quel luogo è piaciuto davvero o se si risparmia. E infatti i sistemi informatici con le loro valutazioni o “feedback” cercano di imitare il passaparola come possono. Per non parlare della cartina cartacea vs quella sul displayett da 5 pollicini scarsi : a me piace il colpo d’occhio, mi piace sapere dove sono su una scala più ampia, il mio cervello cerca sempre le coordinate più alte, non sono tipo da dettagli se prima non ho ricevuto un orientamento generale. Quindi preferisco la cara vecchia cartina. Potrei continuare ma mi fermo qui… (sappi solo che pur essendo informatico e su sistemi mobile tra l’altro, uso normalmente un cellulare nokia da 30 euro che telefona e manda sms e basta 🙂 )

        • Condivido fabio. Come per tutto. E’ l’uomo, non lo strumento, che conta. Anche io sono favorevole alla tecnologia entro certi limiti e quando davvero serve. Io non potrei vivere come vivo senza poter comunicare dal mare con editori, giornali etc. Grazie. Ciao.

          • Simone eppure in un mondo diverso, avresti comunque viaggiato per mare e, al ritorno, ti avrebbero cercato editori e amici per sapere tutto. Sarebbero stati curiosi delle tue impressioni, di leggerle e vedere con i tuoi occhi. E allora avresti anche potuto lavorare così. Ogni mondo ha le sue regole… però se non è possibile ignorararle completamente, è almeno necessario conoscerle e padroneggiarle. In un mondo medioevale un viaggiatore sarebbe un personaggio mitico, che scompare per anni per riapparire e raccontare storie. Anche oggi in parte è così ma molto si è perso (anche perchè non ci concediamo il tempo di viaggiare con la mente). Altro che tecnologia (che è solo funzionale, ma esistenzialmente è proprio scarsina). Ciao

          • Hai ragione fabio. Sarebbe stato un altro mondo, avremmo vissuto altre storie, saremmo stati altre persone. Ma sempre nella stessa.. proporzione

        • Avendo accennato all’ audiolibro di Jack London che sto affrontando, ed ai discorsi nostri sull’ eccessiva esposizione al virtuale da parte delle persone, richiamo l’ attenzione su cose meritano. 🙂 Secondo me quello che mostra questo filmato é “moderno”!
          https://www.youtube.com/watch?v=wCet9K8b5hc

Comments are closed.