Dire

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Parole, porte attraversabili dai fatti. Ma, comunque, porte.

Perché non dire le cose? Come anche perché dirle… Che accade a dire? Che accade a non dire lo sappiamo già. E quali cose? Quelle, quelle lì….

Le parole sono conseguenza delle cose, così si dice, ed è vero. Eppure anche le cose sono conseguenza delle parole. Quelle dette implicano fatti a suffragio, quelle non dette non impongono azioni particolari, almeno se si è disposti a mentire a se stessi. Forse il punto è proprio questo: dire significa anche ascoltarsi mentre si dice. Il che rende più difficile mentirsi. Finché non dico qualcosa posso fare finta che non ci sia, anche se quella cosa che dovrei dire c’è, solo che agisce dentro. “E’ un periodo che mi sento un po’ giù”. Beh, è il minimo che possa accadere.

Dire per assumere responsabilità, dunque. Dire quelle cose lì, a sé per primi, alzando la fronte mentre le si pronuncia, come fosse una promessa. Dire all’altro, poi, per comunicare a un testimone ciò che ci stiamo promettendo. E anche per trovare un compagno di equipaggio, dando per assunto che ascolti e sottoscriva. Dire, dunque, anche per selezionare. Ed ecco (presumo) perché non diciamo: per paura che chi ci ascolta risponda. A volte, negativamente. Meglio un no esplicito, tuttavia, che un sì mai pronunciato. Attenzione: il silenzio a ciò che non diciamo non vale affatto un assenso.

Dichiarare, pronunciare, chiedere, affermare, intimare, proclamare, descrivere, progettare, esporsi, assentire, dissentire, raccontare, illustrare, promettere, ribadire, specificare, dettagliare, rispondere, perché non ci siano troppi dubbi, perché sia possibile dirci “anch’io!”, perché il tentativo almeno dell’intenzione, gemella della volontà, non abbia a generare rimpianto, fratello bastardo e cattivo del rimorso. Che non sarà un fior di ragazzo, ma almeno ci ha provato.

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4 pensieri su “Dire

  1. Occorre DIRE solo e se ne vale la candela, spesso i silenzi sono più importanti delle parole, non a caso la parola è d’ argento ed il silenzio è oro.
    Viviamo un’ epoca fatta di troppo frastuono, mediatico, virtuale, una vera e propria confusione orchestrata da mass media atti a rimbambire il prossimo per poi pilotarlo a vantaggio di pochi furbacchioni.
    Ragionamenti triti e ritriti vecchi come il mondo.

    Buona estate novembrina
    Vale

  2. Dire.
    Ho letto qualche tempo fa che le parole sono importanti. Perché prima di te le hanno usate milioni di persone per milioni di volte. Ed hanno una dignità che è provocata, appunto, da questa storia colossale che hanno sulle loro spalle.
    E allora le parole si deve saperle usare.
    Cercare, trovare quelle giuste. Cercare e trovare il giusto tono da usare quando vengono dette.
    Le parole più belle possono essere travisate da troppa passione.
    Le emozioni rimangono sopite quando il messaggio di quelle parole è troppo flebile.
    Ma “il saper dire” assume quindi un’importanza fondamentale.
    Come e a volte superiore a quello che si dice.

  3. Io non ho capito. Mi capita ogni tanto. Dire o non dire? Dire tutto o dire solo parzialmente? Se devo parlare di me, direi che io dico troppo…ma mi aspetto sempre una risposta e capita, sovente, che non sia quella che mi aspettavo…Pazienza. Non ho mai considerato il silenzio come “assenso”. E’ un concetto ridicolo. A meno che la domanda non sia posta a qualcuno legato e imbavagliato… Io, per esempio, un po’ di tempo fa, amavo molto stare al telefono. Certo non costava quanto oggi, ma ricordo lunghe e piacevoli telefonate, forse ancora con il fisso, con presunti fidanzati…prima di andare a dormire… Quel periodo è finito, da tempo. Sono passata poi agli sms. Oddio, che noia! Ma come si fa a esprimersi in questo modo? Come si fa a digitare su una tastierina il tuo pensiero che prende forma e si allunga e inesorabilmente diventa…un mms? Finito, chiuso anche quel periodo. Quindi mi hanno proposto whatsapp. Messaggi lunghi come lenzuola al sole, faccine, cuoricini e tanto, tanto altro ancora. Che noia mortale! In buona sostanza mi è rimasto feisbuk… Ahi ahi…tasto dolente… mi sono iscritta in incognita e l’unica cosa che faccio e che disapprovo è quello dell’uso dei messaggi…Per intenderci “messenger”….ma che cavolo! quanta roba! e come l’ho gestita male! All’inizio molto entusiasmo. Confronti intelligenti, battute da ridere molto, domande e risposte in tempi “decenti”, e poi il nulla, basta, finito anche quello….Esaurita la vena… “artistica”. Quindi non stavamo comunicando? Cos’era? Un flusso di pensieri? La risposta è “sì”, era ed è rimasto tale, ma solo per me.
    Quindi, per chiudere questo commento assolutamente “out of topic”, “dire” e “non dire”, per me, ora, non fa nessuna differenza sostanziale. La comunicazione esiste ed è reale solo quando agisce “di persona”, quando le parole si accompagnano a sguardi e a gesti. Il resto è fuffa…. Credo…..

  4. Stavolta sottoscrivo ogni singola parola del tuo pensiero. Dire, anche se la risposta può far male, anche se la risposta potrebbe non arrivare mai. Però aggiungerei anche ascoltare, perché dire senza ascoltare equivale a parlarsi addosso e mettere in pace la coscienza.

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