Prendersi cura (invece che pena)

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Occupiamoci del Mediterraneo, come faremmo con un figlio, con un caro amico, con un padre.

L’illusione di poter vivere tranquilli mentre il mondo affonda nelle guerre e nell’ingiustizia è soltanto una chimera. L’unica protezione è prenderci cura degli altri, fare di tutto per condividere le nostre fortune, agire per la pacificazione, smettere di mandare aerei e uomini, per motivi di predominio, a spodestare tiranni che noi stessi abbiamo sostenuto e legittimato (vedi la Francia con Gheddafi), agire per dialogo e scambio, integrare e accogliere, comprendere i problemi e tentare di risolverli. Smettere, ad esempio, di fare la prossima guerra, per la quale non c’è alcuna giustificazione. Senza una nostra vera e profonda cultura della pace, vivremo sempre in guerra. Pagheremo sempre dei prezzi, brutali, orribili, legittimi, rari, frequenti o inconcepibili che siano.

E piantiamola di citare Oriana Fallaci per queste questioni. Anche a una grande scrittrice, in età ormai avanzata, capita di dire scemenze sotto il peso del ricordo e del cattivo carattere. Smettiamola di far emergere a ogni attentato la rabbia xenofoba che alberga latente in ognuno di noi, frutto dell’inconsistenza culturale e dell’alienazione delle nostre vite, che generano odio e risentimento gratuiti e dannosi. Le bombe russe, americane, inglesi, francesi, forse domani italiane in territori su cui non abbiamo alcun diritto d’azione e operazione, lanceranno sempre schegge su di noi. E ogni volta che qualcuno cade, stupirsene non ha che il senso del paradosso.

Accanto a questo, che è la nostra parte di lavoro, ci occuperemo dei folli e dell’assurdità degli altri, ma avendo fatto la nostra parte. Prima.

Intanto, mentre facciamo questo, ricordiamoci anche che la mia generazione è la prima senza guerre, violenze, carestie sul proprio suolo da almeno un milione e mezzo di anni. Il mondo non è quello che qualche buontempone pensa. Non aver visto mai il mare non implica che il mare non ci sia. Tra quello che non vediamo e quello che c’è, passa la nostra capacità di capire. Il nostro dovere di tentare.

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37 thoughts on “Prendersi cura (invece che pena)

  1. Pingback: A volte (non) ritornano | lacero-confuso

  2. Da noi vige il buonismo più becero, esempio “la colpa è del colonialismo occidentale”: quella gente ha avuto decenni e decenni per ricostruire e rimboccarsi le maniche. E basta con le sviolinate su quanto-siamo-stati-cattivi !
    D’altronde:
    – se interveniamo militarmente… siamo dei guerrafondai.
    – se non interveniamo… siamo degli strafottenti.
    – se li accogliamo nelle scuole… vogliono le scuole musulmane tutte per loro.
    – se li vogliamo integrare… vedi le bambine alla scuola media con il velo sulla testa.
    – se gli fai le moschee… le usano per cospirare contro di noi (anche).
    – se però sono loro ad attaccare… “poverini vanno anche capìti”.
    Devo aggiungere altro ?
    Oriana F. fu non solo grande, fu profetica. E questo disturba.

  3. http://www.doppiozero.com/materiali/commenti/il-copyright-del-male-il-copyright-dei-morti
    Per tutti quelli che: “è colpa dell’occidente”…smettiamola con il razzismo della superiorità dell’occidente, anche nel male, come se tutti i meriti e responsabilità fossero sempre nostri, noi che vessiamo e mettiamo gli uni contro gli altri (noi?? Ma se siamo così ridicolmente divisi…) come se “loro” non fossero in grado di avere un’ideologia a prescindere da noi. Come se potessimo essere noi i fattori scatenanti uno scisma religioso e della guerra immane tra sciiti e sunniti, perché di questo si tratta. Noi ci siamo in mezzo. Per “loro” siamo territorio su cui estendere la loro influenza…Noi vendiamo armi, loro comprano mezza Milano.

    • Non condivido. La logica e l’approccio. E’ quello di sempre, quello che ci ha portato fin qui.

  4. Ho letto con interesse i vari contributi riportati su questo tema complicatissimo e di difficile soluzione.

    Nessuno ha la verità in tasca e gli scenari che ci si prospettano di fronte potranno essere inquietanti sia a livello domestico che internazionale.

    La preoccupazione è alta anche se non dobbiamo generare allarmismi, forse troppe parole rischiano di crear confusione.

    Keep calm and carry on

    Vale

  5. Avevano ragione “loro”, avranno ragione loro…

    Loro siamo “noi”, siamo quelli che trovano soluzioni “semplici”, o che cercano, malgrado l’evidenza, di semplificare la realtà, plasmandola in maniera opportuna e/o ricorretta a seconda del momento. I buoni e i cattivi. I giusti con gli onesti (?), e i bastardi con gli islamici, terroristi…

    Mentre cerco notizie, approfondimenti, parte un video, mio malgrado, postato da una sedicente amica di facebook: vedo dei corpi, non capisco, sono corpi di bambini e adolescenti, mi pare, sembrano finti, non capisco, non vedo bene….Sono tutti sdraiati, uno accanto all’altro, ma le posizioni dei loro corpi sono strane, indossano magliette colorate, portano scarpe, non capisco…Poi vedo un uomo che tiene in braccio due corpi…due bambine, una piccolissima….e vedo la testa ciondolare….non c’è l’audio, non sento niente, non voglio sentire le urla strazianti di quel padre… E poi capisco. Mi tremano le mai, mi ronzano le orecchie, sento il sangue raggelarsi… Non riesco nemmeno a muovermi, i muscoli mi si sono irrigiditi…. Sento una forza potente dentro di me, un urlo silenzioso…Ma non dico una parola….
    Se penso che tutto questo orrore sia “solo” il frutto di una guerra di “religioni” o, peggio, di uno scontro tra culture, o peggio ancora, di una guerra economica su basi religiose, non mi pare, a buon senso, che schierarsi da una parte o da un’altra, mi garantisca un minimo di sollievo o mi faccia sentire in qualche modo….de-responsabilizzata. Mi “limito” a inorridire per quei morti e anche per gli “altri” morti…Non riesco a concepire i morti di seria A e quelli di serie B…Non riesco a ragionare sul colore della loro pelle, sul loro paese di origine, sulla loro religione. Non ci riesco e non posso, ma constato che non è nemmeno possibile: tra i morti di Parigi infatti ci sono molti musulmani, ci sono persone con “credo” differenti, religiosi e politici… Ma sono “morti”. Questo è il punto. E nessun intellettuale, nessun giornalista, nessun pennivendolo e, ci mancherebbe, nessun politico ha detto qualcosa che mi ha aiutata a “capire”. Cerco disperatamente risposte alle mie domande, ne trovo poche e confuse….e ho la nausea. Non tollero più i talk-show, composti quasi esclusivamente da uomini che siedono, “belli” lindi, più o meno, con la loro felpa colorata, il loro orologio di marca, la loro cravatta in tinta, e cominciano a sciorinare cazzate, cominciano a fare una “loro lotta”, presi esclusivamente da se stessi: si vede, è evidente…..Non c’è nessuna “umanità”. Non la sento, non la percepisco… E nemmeno paura, e nemmeno vergogna, e nemmeno una ammissione, una domanda…. Le guerre ci sono sempre state. Ora sono “diverse”, ci dicono, ma sempre guerre sono… Ah, e quindi? Questo dovrebbe rendermi di più facile comprensione tutto ciò? E dove starebbe allora l’evoluzione? Solo nelle scienze e nella tecnica? Non vi pare che manchi qualcosa? Che ci sia un vuoto enorme che qualcuno cerca di colmare in maniera, direi, quantomeno discutibile? E come mai alla fine, mi pare, una grande rappresentazione un po’ macabra, alla quale la maggior parte di noi partecipa, rigidamente, con il suo bravo Mangiafuoco a muovergli i fili?
    In nome di quale dio, ogni giorno, a scuola, a lavoro, a casa, qualsiasi espressione critica, emotiva, creativa, viene silenziata, viene soggiogata, viene repressa? Che cosa rimane dell’ “entusiasmo”? Dove e quando abbiamo ucciso quel “dio” che dimorava in noi, che forse, potrebbe essere l’unico a salvarci? E perché non ascoltiamo mai le voci che potrebbero aiutarci a “svoltare”, a cominciare a cambiare? Perché le rifiutiamo? Perché abbiamo paura? Ora la paura, da tempo, ha preso altre sembianze, è una paura oscena e vergognosa, e proviene dall’esterno…Non avremo quindi tempo ormai per occuparci della “nostra paura”, quella che abita dentro di noi, degna e silente compagna delle nostre vite, del “prima” e del “dopo”… quella che ci rende i primi, indiscutibili, orrendi nemici di noi stessi.

  6. Deludente questo post, come l’ultimo libro, devo purtroppo ammettere.
    Non credo che Oriana in età avanzata dicesse più sce..nze di quante ne dicano certi soloni in età matura.
    E se la nostra generazione la guerra non l’ha combattuta con un fucile in mano è perchè il fronte ce l’aveva in casa e si chiamava crisi della famiglia (siamo quasi tutti separati e divorziati e chi è rimasto sposato non mi sembra tanto felice) o alienazione da lavoro (bello l’ufficio,vero?). Che non te lo ricordi proprio tu…..

    • Mi pare sia l’opposto: il fronte in casa si manifesta quando non ce n’è uno di esterno. Quando il pericolo è grande, noi umani ci compattiamo e ritroviamo l’appartenenza al nostro clan, mentre se stiamo bene diventiamo individualisti e ci inventiamo le nostre guerre personali col partner e la famiglia, col lavoro, coi soldi, col cibo.
      Il matrimonio legale, secondo me, è giusto che sparisca. Non è bello firmare un contratto economico per amore. E deve crollare la falsità che tiene in piedi zoppi il matrimonio.

  7. Una riflessione, fra quelle che ho letto, ad esempio fa il punto su ciò che c’è in palio per il prossimo avvenire nell’ area del Medio Oriente -ma non solo lì- dove l’ Isis sarebbe solo uno dei tasselli della complessa partita che si gioca:
    http://www.eugeniobenetazzo.com/siria-gasdotti-isis-attentati-parigi-islamic-pipeline/
    Non so come andrà a finire, ma i primi ad aizzare combattenti del Medio Oriente contro i Russi furono gli Americani alcuni lustri fa, da lì in seguito gli si é rivoltato contro Osama bin Laden. Allora -come oggi, temo- il focus era sugli idrocarburi.

    Sul punto 4 di questo articolo (in inglese) 4. THE WORLD DOESN’T NEED OR WANT YOUR PROGRESS
    http://www.mezzoguild.com/6-travel-observations/
    posso concordare abbastanza come principio.
    In questo periodo ci stupiamo se i più invasati di quelle aree geografiche meno benestanti delle nostre, tentati ad un qualche tipo di reazione aggressiva verso l’ Occidente, riescono a farsi notare quando piuttosto negli ultimi secoli siamo stati noi occidentali a permeare anche culturalmente gli altri (e poi sosteniamo che siamo solo noi quelli assediati e danneggiati) e a drenarne continuamente a prezzi vantaggiosi le risorse.
    Non penso che il presupposto per una rispettosa convivenza possa avverarsi partendo da situazioni asimmetriche… Temo piuttosto che l’ attuale contesto possa divenire strutturale e di lunga durata.

  8. Io penso che l’integrazione sia inevitabile. Il frutto necessario di quella globalizzazione che ha messo oggi bruscamente a contatto Medioevo islamico e modernità. Quando fu fondata Roma i nemici esterni erano i Sabini e i Sanniti. Culture diverse che poi si fusero per assimilazione. Nella mia Toscana fiorentini, pisani, senesi ed aretini si sono animosamente odiati e massacrati. Poi si sono fusi in una regione, e le varie regioni in nazione. Via via che popoli diversi entrano a stretto contatto lo scontro è inevitabile. Ma i nostri destini sono comuni. Ora più che mai perché il mondo è diventato una piccola palla interconnessa ed interdipendente. Se l’umanità avrà un futuro sarà solo con l’integrazione. Anche se oggi, dal mio piccolo personalissimo punto di vista ,prefererirei essere circondato da botteghe tradizionali piuttosto che da rosticcerie cinesi e negozi di kebab.

    • Ecco un punto davvero interessante: lo sai, vero, perche non ci sono botteghe artigiane nella tua città!?
      Perché noi stiamo perdendo la nostra identità e non facciamo più le cose che sapevamo. Non perché qualcuno ci invada di ristoranti cinesi e kebab. Il procedimento e’ esattamente l’opposto. Se qualcuno ti invade, e’ perche tu sei vuoto e crei uno spazio che e’ possibile occupare.

      Ecco perche invece che gridare all’invasione, sarebbe interessante e utile non svuotarsi dentro, trovare stimoli, occupare noi i nostri spazi. Ma gridare al nemico, naturalmente, e’ più semplice..

    • Ciao sim1one, ho trovato interessante in particolare l’incipit del tuo commento:

      “Io penso che l’integrazione sia inevitabile. Il frutto necessario di quella globalizzazione che ha messo oggi bruscamente a contatto Medioevo islamico e modernità”.

      Ecco, io penso che il tuo ragionamento successivo sia corretto, ma non sarei così sicuro sulle premesse, che ho riportato. Spesso sbagliamo proprio per questo motivo, non mettiamo in dubbio le radici su cui si fondano i nostri ragionamenti, e ora provo a farlo io. Io ho dei dubbi sulla natura di questa globalizzazione: è veramente un incontrarsi dei popoli, grazie ai vettori che lo permettono, tra cui il commercio e i trasporti? Oppure è soltanto l’affermazione totale del libero, molto libero, direi tiranno, mercato, del capitalismo con le sue leggi, la diffusione, detto in altre parole, del modello unico che si impone ormai su quasi ogni angolo del pianeta, trasformando un’occasione di incontro e di arricchimento, in un grande mercato dove si sono affermate le leggi spietate della concorrenza, ottenuta con ogni mezzo? Il capitalismo è capace di muovere i popoli, certo, così come il denaro è capace di fare sgobbare le persone fino alla sfinimento, ma è questa l’unica globalizzazione possibile? E che effetti produce? Popoli pigri, che non accettano o non sono in grado di partecipare a questa corsa sfrenata, ma con prodotti eccellenti si vedranno sopraffare da popoli laboriosissimi ma con prodotti mediocri, ad esempio, perchè facenti parte dello stesso grande mercato. Forse non è un male far parte dello stesso ampio mercato, quando questo è organizzato secondo leggi umane. Ma se questo si fonda sulla regola del pesce grande che divora i più piccoli, le conseguenze non sono belle.
      Tutto questo per dire che, secondo me, questa non è vera integrazione. Ma sarà la vittoria del piatto unico, del lavoro tutto uguale, del pensiero unico, delle città che si assomigliano, ecc., tutto per soddisfare la mentalità produttivistica che necessita di standardizzazione, nelle cose e nelle menti, nelle aspettative e desideri. Secondo me questa non è integrazione, ma omologazione ai massimi livelli.

    • Mah….nutro qualche dubbio. Diciamo che non ci sono più acquirenti perché essi sono tutti orientati verso altre ameni lager del consumo. E diciamo anche che la burocrazia degna del peggiore impero staliniano, chiamata Europa, sottopone l’esercizio delle attività commerciali ed artigianali a tali vincoli in materia di approvvigionamento e lavorazione che praticamente ne ordina la chiusura. E diciamo anche che l’imposizione fiscale sulle attività commerciali ed artigianali, nascondendosi dietro l’equità, valore stranamente non applicabile agli utili delle multinazionali così avvezze a tassazioni di comodo in altri paesi, non consente di fatto la sopravvivenza ad alcun piccolo commerciante onesto. E in ultimo, diciamo anche che se una mattina un cinese con una valigetta piena di soldi si presenta alla porta per comprarti il bar, la pasticceria, il negozio, tu lo cedi e prendi i soldi. E in ultimissimo diciamo anche che preferirei di gran lunga vedere una vetrina spenta e buia, invece di una insegna in cinese, arabo o turco.

  9. Io penso che per un processo di integrazione sia necessario combattere (combattere, esattamente combattere…come stanno facendo i curdi) gli integralismi e mantenersi integri. Una civilà non può integrare altre culture se non è integra, se non custodisce e rivendica con orgoglio i propri valori, la propria cultura. Non si integra qualcosa con il niente diviso e frammentato e vuoto, come ormai è l’occidente. E la nostra acritica sottomissione (non uso a caso questo termine) ci porterà alla disintegrazione, non alla gioiosa e fertile integrazione e multiculturalismo. L’integrazione è l’esito di un percorso tra culture integre e dialoganti volto a creare una cultura nuova che prenda il meglio delle preesistenti (non mi pare che abbiamo nulla da imparare dai paesi islamici circa la condizione femminile, per esempio…) non un percorso che preveda la distruzione e la sostituzione compiuta dagli integralisti. Quanto a Oriana Fallaci, ben triste vederla strattonare così adesso da chiunque, anche da chi la denunciò per il reato di “islamofobia”. Mai nessuno mi risulta sia stato denunciato per il reato di “cristanofobia”, tra l’altro…Altrettanto triste veder riferire i suoi scritti al cattivo carattere o alla senilità. Quando gli argomenti scarseggiano non resta che attaccare la persona…è una ben nota fallaci(a) logica.
    Un caro saluto, Simone.

  10. Io sn d’ accordo con Fulvio e pigreco. Rispetto Simone, ma una teocrazia e’ sinonimo di medioevo.
    Mi sai dire Simone in quanti paesi dove e’ in vigore l Islam ci sia liberta’ o almeno una piccola tolleranza x altre religioni? ..Mi sai dire perchè se Un musulmano decide di cambiare religione puo’ essere punito con la pena di morte?..A mio parere sulla Fallaci ti sbagli perche’ in fondo ti rode quando ha detto.Fatti Un po’ di giri su Sharia4uk..tolleranza, Rispetto sono di moda..

  11. Non mi trovo d’accordo rispetto alla pace, non è un valore da difendere a prescindere. Rispetto chi non condivide le opinioni di Oriana Fallaci, ma io sono molto d’accordo con lei e penso che lo straniero musulmano debba essere fermato, sia come individuo sia come espressione di una cultura diversa dalla mia. Non credo nell’integrazione delle culture e neppure mi piace l’idea di un paese che abdica alla propria cultura ed identità aprendosi al mondo. Personalmente mi danno fastidio le moschee a Milano, vorrei che questi luoghi fossero proibiti, disturbano e creano caos culturale. Sarei anche contrario alla presenza di cittadini stranieri in Italia, se non per turismo. I musulmani, anche quelli moderati, devono essere trattati da ospiti, con tutti i riguardi e le attenzioni, ma sempre ospiti, che se proprio vogliono stare in Italia, devono adeguarsi al nostro costume, al nostro stile di vita e alla religione della maggioranza della popolazione ovvero, qualora questa non fosse così manifesta, ad una vita in cui la religione resti un aspetto privato. Io dal confronto con altri non traggo alcun beneficio , se per confrontarmi sono costretto ad ammorbidirmi per accogliere le altrui ingerenze e pretese. Il rispetto delle culture nasce da una profonda e condivisa passione per la propria, da difendere con i denti e con i coltelli. Appiattirsi sulla retorica Siamo tutti Fratelli è solo un modo subdolo per abdicare alla povertà intellettuale e morale di tutti. Musulmani e non.

    • Nessuno è chi è per diritto divino. Sei a Milano per caso, pieno di white power ma sempre per caso, perché ti hanno istruito così.
      Avresti potuto essere musulmano, magari integralista, se fossi nato lì anziché qui. E saresti convinto di aver ragione allo stesso modo.
      Tu ti limiti a giocare la tua partita, ma manchi di sensibilità. Così non è un bel gioco.

    • Leggiamo con il loro alfabeto.
      Facciamo conto con i loro numeri.
      Come si fa ad affermare di non credere all’integrazione delle culture ?
      Problema diverso è il rispetto, reciproco, delle tradizioni e delle usanze.
      Se, per qualsiasi motivo, in Italia non si può girare con il volto coperto il volto, per qualsiasi motivo e per tutti, deve essere scoperto.
      Contrari ai cittadini stranieri in Italia se non per turismo.
      Mi si consenta un alleggerimento. E chi mandiamo in campo noi domenica ?

  12. Oriana Fallaci.
    Grande donna. Immensa giornalista.
    Sbagliava anche lei.
    Non ci si mette in cattedra, specie chi sa la Storia, per dirci come sono e dove sono i Cattivi.
    Se c’è stata una conquista della Spagna da parte dei Mori c’è stata anche una Reconquista.
    Andatevi a vedere quale è stata la più sanguinosa.
    Con la scusa ufficiale del Santo Sepolcro ma per nuove rotte commerciali siamo andati a Gerusalemme intorno all’Anno 1000. Datevi un’occhiata come è stato e cosa è successo alla Caduta d Gerusalemme. Di cosa sono stai capaci di fare i Crociati contro la popolazione tutta.
    Noi Occidentali pretendiamo di mettere su o giù i loro Leaders.
    E qualcuno di questi loro non è d’accordo. E gli mandiamo gli F16, gli Apaches, le bombe al fosforo, i Tomawack, i Droni. Tutta roba intelligente.
    E quante decine di migliaia di morti civili ha fatto tutta ‘sta roba intelligente ?
    Sareste un pochino seccati voi di tutto questo o no ?

      • La storia andrebbe insegnata al contrario, cominciando da oggi per arrivare alla preistoria. In un percorso scolastico medio, quante ore si passano a parlare di fenici &c. e quante a raccontare la situazione geopolitica attuale? O che 60 anni fa avevamo le pezze al sedere?
        Forse è preferibile attendere, facendo visitare catacombe e nel frattempo scrivere la storia come si vuol che venga imparata.

    • Sta di fatto che sono a Milano, perché ci sono venuto, dalla campagna e non certo per diritto divino. E forse si, sono stato istruito così, non ho avuto orizzonti aperti da esperienze extrasensoriali …o da viaggi dall’altra parte del mondo. Sono contento di essere così e non voglio cambiare. Voglio vivere in un’Italia fatta da soli italiani e voglio che uno straniero in Italia si senta sempre un ospite, che venga in punta di piedi e anche con un grande timore reverenziale. Non mi interessano le culture degli altri paesi, preferisco vedere sempre un negozio di alimentari italiano ad un kebab turco, una ferramenta italiana ad un phone center, fruttivendolo italiano ad un negozio di frutta tropicale gestito da ecuadoregni. Sempre, anche a costo di cacciare gli stranieri in malo modo. Fiero di essere xenofobo, da sempre.

      • Fulvio mi limito a dirti che se non ti piacesse o non credessi nel dialogo tra diversi non saresti qui. E non ripenseresti a questo che ti sto dicendo dopo due o tre ore che l’hai letto, cosa che invece avverra’. Tu chissa’ di che meticciato sei figlio. In te, che tu lo voglia o no, albergano cromosomi asiatici e nordafricani, germanici e romanzi. Tu sei meticcio, sei il risultato temporaneo e intermedio, dunque in ulteriore evoluzione, di secoli di mescolanza. Il tuo Paese lo e’. Ogni cosa che mangi lo e’. Ogni parola che usi lo e’, frutto di un amplesso orale e scritto tra arabo, latino, greco, spagnolo, ottomano, giudaico. Invocare la cristallizzazione ad horas di un processo inevitabile e perenne e’ tanto inattuabile quanto irreale. Bisogna che fai pace con il concetto meno rispondente alla tua visione del mondo possibile: sei mediterraneo. Ciao.

  13. “La settimana scorsa è stata densa di avvenimenti”.
    Certamente.
    Come le settimane che l’hanno preceduta.
    In altre parole questa Suggestione Mediatica creata sugli eventi di Parigi..perché ?
    Non c’è bisogno, almeno quì sopra, di prendere le distanze, definire e condannare quanto accaduto come criminale. C’è.
    La mia riflessione è un’altra.
    L’aereo abbattuto sul Sinai in quanto russo e con dei russi dentro è forse meno importante ? I morti sono quasi il doppio.
    E allora perché “vogliono” farci pensare “solo” a Parigi ?
    E i droni che lanciano bombe molto poco intelligenti comandati con un joistick da un sergente a decine di migliaia di km non fanno morti ? Civili anche loro. Donne, bambini. Che stanno a casa loro. E sentono un sibilo. Sempre più forte. Fortissimo.
    Parigi impone rispetto, dolore e rabbia. Ma anche far funzionare la testa.

    Perché non se ne parla mai.

    • Il fatto che io mangi patate o pomodori, banane o avocado, non significa che allora devo fare pace con la mia chiusura verso l’invasione straniera o che non c’è un limite. Il limite deve esserci. Altrimenti si sfocia nella psicosi – che non è quella dei terroristi islamici, loro sono molto più lucidi e sani di mente di qualunque pacifista, ma quello di chi vuole vivere in un tutto armonico e universale. E sia chiaro che non voglio attribuire alcun connotato negativo alla parola psicosi. È solo una delle tante malattie mentali che la cara cultura occidentale globalizzata ha iniettato nelle menti dei presunti contestatori del sistema stesso. Simone, se sono qui, è perché mi piace leggere le cose che tu scrivi e che altri scrivono. Vuoi rilevare in cui una contraddizione? Posso decidere con chi volermi confrontare oppure deve esserci una autorità esterna che mi vuole o spero con tutto o chiuso con tutto?

      • Assolutamente no Fulvio. Da me un’autorità esterna che decide non la vedrai mai proporre. Nè cercavo di prenderti in fallo, semmai di dimostrarti che nella natura stessa di questo confronto, così come nella natura cromosomica e culturale di te e me che parliamo, c’è l’antidoto, la manifestazione contraria, la negazione di ciò che affermi. Pretendere la non integrazione, l’esclusione, auspicare una separazione, una forma di non contaminazione, nel mondo, ma segnatamente nel Mediterraneo, è antistorico, inattuabile, assurdo. Ma non per opinione, per fatto.

        Trovo invece che in questa possibilità (inevitabile) di mescolanza, pur con tutti i distinguo che vuoi in ordine a regole, organizzazione, rispetto etc, che sottoscrivo evidentemente, vi sia la chiave della convivenza e della crescita delle nostre culture. Continuare a mettere gli uni contro gli altri, sfruttare, vessare, di qua e di là del fronte, distrugge culture e rompere trame che invece ci sono necessarie.

        Noi siamo questo Mediterraneo. Che lo vogliamo o no. Non possiamo esimerci di essere quello che siamo. Meglio farlo consapevolmente e bene.

  14. Ho sempre pensato che scrivere fosse, per me, terapeutico, meglio di una seduta dall’analista… Ma oggi non mi vengono le parole. Non riesco a fermare i pensieri. Leggo. Cerco di ragionare, cerco un modo “razionale” per cercare di capire e …non ci riesco. Questa violenza, questo orrore che da molto tempo accompagna le nostre vite, ci sta cambiando, in peggio. Mi potrei definire atea. Quello che so delle religioni non mi ha mai convinta. La religione è stata, ed è, utilizzata dai potenti come alibi per consentire massacri e spartirsi bottini, divedersi territori, promettersi denaro, e chissà, “felicità”… Il mio grado di impotenza di fronte a tutto ciò mi lascia prostrata, annichilita, senza parole. Queste parole, che ho sempre ritenuto importanti, e che ora mi sembrano inutili, vane, spente…. irrisorie. Queste talk-show del “day-after” così speculari di un mondo che brucia, che inorridisce ma che non è capace, non vuole, non desidera davvero, spostare il proprio baricentro….cambiare la propria rotta. Siamo ancora qui a farci le stesse domande e cercare di darci le stesse risposte ma io percepisco un sorta di ottundimento, di stordimento, di incapacità…. Come di fronte a uno tsunami, che fai? Non scappi? La paura ti attanaglia, si ramifica, si insinua nei gangli più nascosti e germoglia come una mala pianta. E’ questo quello che vogliono, ci dicono…è a questo a cui dobbiamo far fronte… E se ti dicessi che mi arrendo? E se ti mostrassi le mie mani nude e una bandiera bianca? Saresti disposto ad ascoltare? No. Non lo faresti, perché lo avresti già fatto se no… Ti saresti già accorto. Oltre l’orrore non c’è nulla. C’è l’abisso. L’unica citazione che mi è venuta alla mente è questa:
    “Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non diventare, così facendo, un mostro. E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te.” (Friedrich Nietzsche)

  15. Oggi è lunedì e come al solito ho una gran voglia di agire. La settimana scorsa è stata densa di avvenimenti, per me, dando origine a tanti nuovi impegni.
    E come al solito, tiro il freno a mano. Prima di cominciare una nuova settimana, devo buttare via la spazzatura, pulire, fare ordine.
    Come un falegname che debba iniziare un nuovo lavoro, ramazzo la bottega, riordino gli attrezzi con cura, li spolvero, li ringrazio per esserci, riscoprendoli sempre più utili.
    Così spero che faccia anche la politica, non agendo senza aver prima fatto pulizia a casa propria. E non intendo certo la pulizia religiosa o etnica. Intendo all’interno dei palazzi: pulire, arieggiare, valutare le disponibilità, essere grati per le risorse che son costate fatica ed ingegno all’umanità. E poi agire.

  16. Diritti, doveri e regole dovrebbero prevalere in un mondo fatto di equilibri e giustizia.
    Per una serie di cause, in primis potere e quattrini spadroneggiano ed i risultati sono sotto i nostri occhi.
    Quanto ai fanatismi, in generale, difficilmente sono gestibili in forma democratica e purtroppo a pagar le conseguenze pesanti sono sempre i piu deboli.
    Solo con la cultura ed il rispetto avremo un mondo migliore.

    Vae

    • In tutta sincerità (e rispetto), mi sembra che sia l’autore a tirarla in ballo nei suoi ultimi articoli e blog, come indispettito dalla realtà che ahimè tende a dare ragione alla Fallaci stessa.

  17. Bravo Simone, sono d’accordo con quello che hai scritto. Sei riuscito a dire cose forti e coraggiose usando i toni e gli argomenti giusti.

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