Come (e dove…) non avremmo pensato mai

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Qui, ad esempio, credevo di aver avuto molto coraggio

Sono giorni che mi dibatto tra un’idea confortevole della vita e una che mi mette a dura prova. Mi rendo conto in modo lucidissimo di tutto ciò che mi dispone a mio agio, mi asseconda, mi sostiene. Allo stesso tempo ho piena visuale su ciò che mi sfida, mi chiama al confronto con i miei limiti, rompe i miei equilibri. Mi accorgo di quanto acutamente e pedissequamente, per tutta la vita, cerchiamo la via più confortevole, assicurandoci una serenità che l’altra via, capace di recare conoscenza ed esperienza, ci impedirebbe.

Tendiamo a trovarci sempre, volontariamente, nelle circostanze che non ci sfidano, che non ci sradicano da dove siamo già, che non ci portano alla nostra altra realtà di sconfitti o vincitori consapevoli. Siamo naturalmente portati a ripetere la frase che conosciamo bene, detta nel momento in cui sappiamo che fa effetto, capace di generare il sorriso su cui facciamo affidamento. Mentre altrove, dove quel tempo è sbagliato, quel sorriso è assente, quella frase è inefficace, risiede “l’altra parte”, di noi, della vita, della realtà.

Il viaggio, in sostanza, lo evitiamo perché l’orizzonte dove ci porterebbe è inaffidabile, richiede coraggio, non c’è riparo, e l’esito della nostra azione è incerto. Eppure in quel luogo ci attendono emozioni nuove, scoperte importanti e la vista su un panorama ignoto. Ecco dove la vita di tutti noi fa differenza: nel coraggio di tentare la nostra diversità, ciò che non ci appartiene, che ferinamente scansiamo, per confrontarci con mondi altri, trovarci soli, senza scudo, senza somigliarci, laddove non avremmo pensato mai.

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23 thoughts on “Come (e dove…) non avremmo pensato mai

  1. Riflettendo sul cambiamento esistenziale, pensando a me stesso, in effetti sono solo rimasto fedele a me stesso ed alle mie convinzioni, giusto o sbagliato che sia, con tutti i miei limiti e difetti, vivo la mia libertà nel pieno delle mie forze ed esperienza di vita vissuta.
    Cambiare non è necessariamente una condizione indispensabile di vita, non esistono ricette come in cucina, occorre solamente raggiungere e mantenere equilibrio e serenità.
    Ovviamente occorre filtrare ciò che mass media, moda, tendenze ci propinano.

    Facile facile…

    Vale

  2. Tuttavia, attenzione.
    In questo post non stavo ragionando sul cambiamento di vita, come alcuni mi pare intendano. ma sul coraggio di cimentarsi laddove non andiamo mai, luoghi, persone, circostanze, dove mai noi ci siamo sentiti in grado, da cui ci siamo tenuti lontani per la sensazione (tutta animale, e per questo assai infallibile) che in quelle circostanze saremmo chiamati a far leva sulle nostre debolezze, sulle nostre paure. A chi è geloso una donna libera; a chi è possessivo un amico con tante amicizie; a chi è timido una circostanza di esposizione; a chi è silenzioso dover comunicare; a chi è ondivago, infedele, mutevole una circostanza in cui esprimere dedizione; a chi è egoista la compassione; a chi è solitario la relazione. Capite cosa intendo? L’oltrebarriera, ciò che abbiamo sempre definito come non buono solo per la paura di cimentarci con esso. Il che non lo fa essere meno cattivo, forse, oppure no, lo rivela invece dialogante con una nostra parte sopita, o solo non praticata, o solo mai affrontata per paura, ma non per questo non ricca. Capite?

    • Di coraggio per cimentarsi laddove non ti sei mai spinto ce ne vuole davvero tanto, per cui concordo con chi dice che la motivazione dev’essere forte. La spinta pero’, anche se apparentemente esterna, viene invece sempre da dentro. La persona veramente libera non puo’ ammettere zone ‘off limits’, non puo’ accettare confini, per rimanere libera deve necessariamente andare sempre dove vuole

    • Per capire….si capisce perfettamente… Prendete una Societa’, aggiungete qualche buona manciata di stereotipi (quelli ‘di genere’ li trovate sempre a buon mercato), qualche altra di religione (solitamente qui in Italia, quella cattolica), un pizzico molto abbondante di ‘media’ (per ottenere un po’ di paura in piu’ che non gusta) …et voila’ !!! Eccoti servito il ‘buon nevrotico’! Per qualsiasi problema poi, arrivera’ in nostro soccorso un buon analista, psicologo o psichiatra, che a una seduta di 55 minuti aggiungera’ qualche goccina da prendere prima di dormire o appena alzati… L’essere diversi, l’ “osare”, e’ solo questo che ci fa ‘sentire vivi’. Ma non dovrebbe essere cosi’ raro. Non dovrebbe essere esaminato con la lente di ingrandimento. Al contrario. Dovrebbe essere la ‘norma’…

      • Ma vedi Barbara, non esiste “la norma”. Ognuno tenta la sua miglior vita possibile. Se avesse potuto, non credi che avrebbe fatto meglio? Siamo animali, l’istinto ci guida. Ad ogni svolta sappiamo sempre per dove andare. Per la via che ci costa meno, che ci garantisce maggiore protezione.

        • Ma che prezzo paghiamo per questa ‘protezione’? Se poi ci costa anni di analisi, e rimpianti e rimorsi… vorrei fare un esempio. Parliamo per esempio del sesso, di una pratica umana nella quale, a mio parere, si dovrebbe esprimere concretamente e perfettamente e ferinamente (appunto) questo concetto. Partiamo dall’educazione sessuale insegnata nelle scuole? Non esiste. Non c’e’! Da dove quindi i giovani apprendono qualcosa? Da internet! E questo e’ un oltraggio! E perche’ non si parla mai nelle scuole ma piu’ in generale di sesso e di morte? Chi ci ha sottratto queste questioni, queste domande primarie che stanno alla base di uno sviluppo ‘sano’ a sorreggere l’impianto di equilibrio e armonia? Se noi costringiamo, se irrigidiamo, se non ci ‘liberiamo’ e non rendiamo liberi, dovremmo parlare sempree solo di eccezioni… dobbiamo moltiplicare le nostre idee, spingerle oltre al muro, eliminare dunque del tutto l’idea dell’eroe, di colui che ce l’ha fatta… non so se …mi sono capita… 🙂

  3. Non è una scelta, il cambiamento. Esiste il desiderio di riconoscerti, di essere. E se la “zona confort” non è la tua zona preferita, se la vita ti stimola a cercare, a costruire e e andare e distruggere e fare, allora vai verso il tuo punto di partenza. Arriva il coraggio di riconoscerti allo specchio, di essere pieno di te, oltre le esperienze di qualsiasi profondità, oltre le finte sicurezze. Io sono il cambiamento, non devo cambiare.Nulla.

    • Vero Alida, anche se quel coraggio possiamo evitare di mettercelo per una vita intera. Perché sappiamo che “è molto meglio così”. Oppure invece per ventura possiamo trovarci a praticarlo, per amore, per forza, dipende.

  4. “..e una che mi mette a dura prova”.
    Ricordo un poco più che ragazzino che metteva in mare un gommone di 3,40 con un 18 Hp (si proprio un 18 Hp) Johnson usatissimi e comperati con i primi due stipendi.
    Le miglia non preoccupavano. Facevano paura.
    Di storie se ne sentivano tante e il mare si deve rispettare.
    Ho capito allora una cosa. Che mi è servita, che non mi è servita nella vita.
    Una volta che hai messo tutto a posto, dotazioni, comunicazioni, emergenze varie e risorse necessarie se hai una meta devi andare.
    Molto spesso l’importanza della meta vale il rischio.
    Lo sappiamo o almeno lo percepiamo.
    Si tratti di un’isola, una secca, una spiaggia o una “vita diversa”.
    Il problema è trovarla quella “meta”.
    Non capita sempre ne a tutti.
    Passa anche una vita senza averne la possibilità.

    • esatto. passa anche una vita senza quella possibilità. ragiona su questa frase. se ne fossimo consapevoli, alla sua manifestazione, non dovremmo ritrarci. dovremmo manifestare coraggio e tentare. potrebbe essere l’unica, quella possibilità. a volte non c’è neppure quella.

  5. Ci vuole tantissimissimo coraggio e forza per fare “quella” scelta e portarla avanti giorno dopo giorno. E’ una strada a senso unico. Quando la imbocchi è a tuo rischio e pericolo, puoi solo proseguire in avanti e mai tornare indietro. Il segreto o la fortuna è avere con te anche solo una persona, che ti conosce davvero, ti vuole bene per quello che sei e lotta con te. Tuttavia, la forza che ci si mette può essere solo la propria, un grandissimo atto di fede verso se stessi.

  6. Ma è così bello non cambiare mai! Da ogni parte ci viene detto che il cambiamento è bello, esso è diventato la cosa più conformista che esista. Se sei contrario al cambiamento, oggi, sei out per la società. E per cambiare ci vuole coraggio…si è un lei t motiv già sentito, ma io domando: ma oggi è più coraggioso Restare immobili, non credi?

    • Proprio no Fulvio. Il cambiamento che viene proposto da tutte le direzioni (in primis pubblicitaria…) è gattopardesco, è un “cambia perché tutto resti”, è esteriore, funzionale, logistico, turistico, consumistico, e quando ammicca a questioni più incidenti è solo ipotizzato, mai vissuto. Guarda l’onda di “Adesso Basta”, centinaia di migliaia di lettere, di ascolti, molti programmi televisivi, centinaia di articoli, interviste, mie e di altri, centinaia di migliaia di copie di libri, e poi ben poco nella realtà.
      Il cambiamento è una condizione inevitabile, non fosse altro che per l’evoluzione nel tempo, nel corpo, nello spirito cui ognuno di noi è soggetto. C’è, certamente, una condizione, a un certo punto, di “arrivo”, diciamo così, del percorso individuale, e quella condizione può certamente essere assunta come una condizione strutturale, non più bisognosa di chissà quanta evoluzione ulteriore. Ma è un arrivo, appunto. Non può coincidere con la partenza. O almeno, non è davvero facile che così sia. E’ come il “servito” a poker, molto raro. E comunque, di quella mano con una scala massima servita, tre quinti di reale, chi ci dice che non vi sia un punto maggiore (colore, scala reale) che potrebbe essere tentato?
      In sintesi: cambiare non è un fine, come sappiamo. E’ una condizione che coincide quasi con la natura stessa della vita. E’ l’alea a cui siamo soggetti quando approcciamo l’altro, e l’azzardo che non possiamo accettare di noi stessi. Va da sé che non sia una condizione obbligata. Va da sé che è assai raro che non coincida col movimento stesso della vita. E’ sotto la nostra responsabilità.
      Certo, essendoci laggiù uno splendido mare, è molto difficile non incamminarsi e tuffarcisi dentro senza conseguenze.

  7. Tema bellissimo! Simone, pochi giorni fa avevo commentato il post precedente ma temo che tu non abbia ricevuto il messaggio. In ogni caso, parlavo del film documentario “Solo – Lost at Sea” (https://www.youtube.com/watch?v=KvCt3AVWr2s) dedicato all’incredibile storia di Andrew McAuley che nel 2007 decise di attraversare il Mar di Tasmania in kayak…

    Infine, avevo inserito anche una nota di “servizio”: hai già sentito Salvo Mandarà per un’intervista sulla sua web TV? Un paio di mesi fa gli ho scritto nominando tra l’altro te ed il Progetto Mediterranea…

    MERRY CR-ISIS AND HAPPY NEW FEAR!

    • Andrea no, non ho visto quel messaggio. Mi spiace non l’ho ricevuto. Grazie che lo hai rimenzionato. Ciao!

    • Comprendo ciò che scrivi, ma rifletti sulla richiesta che ti arriva dalla società: per restare al passo coi tempi, devi cambiare, devi volerti diverso ogni giorno, ogni minuto, devi non accontentarti mai, devi volere di più o devi volere altro. Non importa a quale livello di autenticità tu venga stimolato o invitato a cambiare. Se sei uno che va alla ricerca del nuovo, del diverso, dell’avventura, della rivoluzione interiore, dell’oggetto, del soggetto che sei, allora fai il gioco della società. Se sei uno che vuole tenersi il lavoro per tutta la vita, vuole avere un amore per tutta la vita, vuole fare sempre la stessa strada, vuole andare in vacanza sempre nello stesso posto, vuole leggere sempre gli stessi autori, vuole andare in profondità e non gliene frega niente di saltare a destra e sinistra come una pallina da golf alla ricerca del buco più confortevole o più spinoso o più autentico, allora non sei degno di considerazione. Se sei così, per la società sei chiuso, sei vecchio, sei nostalgico, sei conservatore, sei pericoloso, sei noioso. Prova ne è il fatto che il “tuo cambiamento” è stato così tanto osannato, che tu sia stato cercato, intervistato. Io immagino che per te sia stato un percorso difficile e bello, a me a suscitato molta tenerezza e desiderio di volerti bene come persona, ma il tuo percorso è stato un cibo preziosissimo, nello stesso tempo, per la retorica del cambiamento che sta alla base della società stessa. Quella retorica che ci fa vivere nell’eterno presente sempre in movimento. Che ci fa vedere il passato come buio ed il futuro come inesistente.

      • la “richiesta che ti arriva dalla società” è niente, una sottile o potente dittatura, una coercizione. Io, noi credo…, qui a ragionare almeno…, siamo fuori da quella coercizione. Siamo in un altrove (almeno cl cuore) dove conta solo la richiesta interna.

        capisco, ovviamente quel che dici. Quella richiesta di cambiamento è pubblicitaria, cavalca un bisogno di cambiamento interiore e prova, con esso, a vendere prodotti o comportamenti. Non c’è alcuna urgenza nella fissità, non c’è alcun bisogno del cambiamento. C’è solo il bisogno di autenticità, che implica la consapevolezza. Consapevole? E ciò di cui sono consapevole (di me), accade? Basta così. Nel caso non fosse, cambiamento. per cui, tuttavia, serve libertà, ma prima consapevolezza. Un gatto che si morde tutte e nove le sue code, e mentre tenta ci frusta…

  8. trovo quanto scrivi assolutamente vero. Cercare il confort ed evitare il cambiamento e’ un atteggiamento naturale, dato che proprio in natura seguendo le leggi della fisica dopo l’iniziale caos o ‘stravolgimento’ come lo vuoi chiamare, tutti i sistemi tendono a raggiungere un equilibrio che e’ associato con il minimo consumo energetico. E’ anche vero’ che dopo l’assestamento spesso comincia un lento declino o invecchiamento. Alcune scelte sono difficili, anche se spesso dopo che hai fatto il salto, si rivelano piu’ semplici di quello che pensavi. In bocca al lupo a te!

  9. Ma la sfida è allettante..perché rinunciare e sentirsi stretti nella sicurezza creata a beneficio di altri ? “Il coraggio di tentare la nostra diversità ” ma diversi da che cosa? Ciao

  10. Bello, Simone. E tanto vero.
    Forse il mare, che ci unisce nei sogni e ogmi tanto nella giornate insieme, è uno dei pochi contesti che, per sua natura, ci obbliga ontologicamente a vivere l’incerto, ci porta spesso dove non avremmo pensato, ci affaccia all’ignoto.
    Siamo fortunati 🙂

    • Diversi da ciò che siamo già, che siamo da sempre, dunque più simili possibile a ciò che non siamo ancora, ma che sentiamo di voler essere, poter essere, dunque a ciò che senza esserlo ancora, siamo già, anche se potremmo non diventarlo mai.

  11. la didascalia della foto è da cambiare:
    “qui, ad esempio, HO INIZIATO ad avere molto coraggio”
    …ma forse, quelli come te, il coraggio di confrontarsi con l’avversario più duro, se stessi, lo hanno sempre avuto dentro.
    Buon Natale, Simone.

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