Neppure ladri

IMG_20150519_190617

Rubatevi pure questa: tartara a dadoni di dentice.

I ladruncoli. Tra le tante categorie umane, stasera vi parlo di loro (di noi?). Nel caso ci riconoscessimo, non dobbiamo dispiacerci troppo: basta sapere chi vogliamo essere e quanta ne abbiamo da spendere. Del resto, non si è a caso, si è quel che si vuole essere.

I ladruncoli sono dovunque. Non sono ladri, perché il ladro ruba sapendo di rubare, ha deciso la sua via, si comporta di conseguenza. La refurtiva la vende, non la usa, perché non vuole somigliare a voi, vuole soldi per essere più agevolmente se stesso. I ladruncoli sono solo piccoli roditori della vita, animaletti affannati che ti sottraggono una parola sconosciuta, ma bella, che utilizzeranno alla prima occasione, sembrando quello che non sono. Ti avvicinano, si mostrano amichevoli, entrano nella tua casa, raccontano che ti conoscono, s’infilano nella tua scia, si fanno trainare, condurre dove mai sarebbero giunti, ma dove sapevano bene che era bello andare. Prendono senza posa, senza requie. Rubano (credono di rubare) il tuo modo di pensare, il tuo modo di reagire. Si specchiano, fanno bilanci tra ciò che funziona e ciò che vedono funzionare meglio, mutano come proteine, si evolvono (credono di evolversi) fino a sembrare quello che non sarebbero mai stati. Imparano a memoria le definizioni, i tempi, le nozioni, gli approcci, le mosse disinvolte, e dove proprio non sanno simulare impapocchiano, che è comunque meglio di quello che erano. Sfruttano case, appoggi, informazioni, relazioni che non sono loro, che non avrebbero mai saputo costruire, condannati allo scippo, al furtarello con destrezza, alla patacca. Poi se ne vanno, pensando che non ti sia accorto, credendo di non essere stati beccati, in cerca di qualche mediocre per potergli vendere ciò che non sono, ciò che a un essere di media qualità non sembreranno mai.

Soprattutto, non danno. Ricordando, non sapresti dire cosa hanno offerto, portato in dono disinteressato, donato a fondo perduto. O cosa hai imparato tu da loro, o se un giorno, per caso, ti hanno insegnato qualcosa. Se ti osservi, dopo il loro passaggio, non fai nulla, non dici nulla di quello che facevano e dicevano loro, mentre loro s’affannano a scimmiottarti. Semmai metti una mano in tasca e scopri che qualcosa manca. Miserie, beninteso, spiccioli di monete fuori corso, ormai inutilizzabili, perché quello che di valore potevano davvero prendere, lo hanno lasciato. Ladri ignoranti che, in casa tua, invece del quadro di Picasso che hai sul muro guardano la mensola, attratti dall’orologio di plastica che tu non usi più da anni.

Share Button

19 pensieri su “Neppure ladri

  1. Temo che si sia portati ad essere troppo permeabili. Questo mi é accaduto, per lunghi anni, penso condizionato da un fatto di educazione dei miei genitori (e pure di sensibilità mia nei confronti degli altri, magari non ricambiata sempre). In sintesi, piuttosto di essere molto selettivo in entrata, per non passare come bifolco, mi è stato insegnato a comportarmi con un certo atteggiamento di socialità. Ma tu poi dai un dito e, perlomeno, ti prendono il braccio.
    Mi ripeto, il fatto di essere stato cresciuto in una cultura mediterranea (piuttosto che nordica) non mi avvantaggia in questo.
    Mi accorgo che per le relazioni con altre persone -e non solo per questa tipologia di argomento- non mi é bastato superare la soglia di sopportazione solo una volta, ma è occorsa la ripetizione di questa spiacevole esperienza perché infine mi decidessi ad averne abbastanza e a cambiare, qualsiasi fosse il risultato. Tanto, comunque, il modello che avevo ripetutamente sperimentato, con i dovuti aggiustamenti e variazioni, non mi faceva sentire bene.
    Oggi, ancora in corso di mutazione di paradigma non mi faccio problemi a dire apertamente alle nuove persone che giustappongo paletti e staccionate, semmai servissero, al loro assedio. Passo per bifolco? Vabbè, sconto il mancato calore umano a cui rinuncio, eventualmente, in questa maniera. Gli altri però non devono nemmeno dare per acquisito che una apertura da parte mia sia scontata. Nell’ aprire una relazione, anche se non di quelle più profonde, si investe comunque tempo ed energie. Dovrebbe essere apprezzato e, anche se non valutiamo dono e ritorno con la bilancia, comunque contraccambiato, in una qualche sorta. Non dico con un rapporto uno-a-uno. Ma ho trovato nel principio di reciprocità un parametro di confronto ed uno spunto di guida.
    L’ altro giorno, da una persona che conosco bene, e a cui comunque non rinuncerei perché amicizia corrisposta di vecchia data, ho ascoltato un discorso in cui diceva “che bisogna spingere” con le persone per arrivare a qualcosa. A onor del vero parlava non di relazioni amicali, ma l’ idea che ho messo a fuoco di lui coincide con quell’ atteggiamento di cui parlava. Nel corso degli anni ho messo dei freni ad una sua spontanea tendenza a mettere in pratica questo comportamento. Non rientra nella fattispecie dei parassiti/ladruncoli, però ne condivide alcuni tratti: poche idee proprie, scarsa voglia di migliorare e lavorare su se stesso, tendenza a richiedere di quello e di quell’ altro e a “spingere” … …
    Oggigiorno non sono disposto a fare aperture senza i dovuti presupposti a nuove persone che incontro. Mi basta non avere fretta, avere il tempo di stimare le persone, non concedere tutto subito, ma piuttosto col passare del tempo. Non sto parlando di un atteggiamento snob da parte mia. Ma ne sento davvero il bisogno. (Ed ovviamente accetto implicitamente di essere trattato nello stesso modo)

    • Red, la risposta qui sotto di poco fa era per te 🙂
      Com, metti il “rispondi” a prova di pirla per favore.

    • Una mattina mi sono svegliata ed ho unito i puntini. Non mi è piaciuto quel che ne è uscito ed ora, nei confronti di chi tenta di copiare ciò che faccio, di attingere info, di mandarmi in giro con una bandiera di qualche confederazione, ecc.ecc…, ho apposto questo cartello: NO MORE FISHING. Ogni qualvolta la zecca si avvicina, mi si accende nel cervello questa scritta ed io rispetto l’ordine. La disciplina è indispensabile.

  2. E quale è il problema? Ma si! Lasciamo che si prendano le nostre cose, cose che abbiamo utilizzato per il nostro progredire e che ora possono aiutare qualcun altro.
    Doniamo, facciamoci prendere le nostre idee. Dobbiamo essere generosi con chi rovista alla ricerca di un’opportunità, un bene, un sentimento.
    In fondo per chi si crea nuove esperienze, opportunità, consapevolezze ,cosa se ne fa di quelle vecchie? Sono a disposizione di chi, in buona fede, pensa di rubarsele.
    Quindi, se in buona fede, li chiamerei piuttosto opportunisti.
    Per noi cessano di essere ladruncoli nel momento in cui li riconosciamo come tali.

    • Guarda giancarlo, se e’ per questo, direi che va bene così comunque. Anche perchè sulle volontà la buona fede non esiste. Solo paraculi. Ma che vadano pure avanti. Tanto, la realtà, quella vera che vorrebbero occultare sotto l’albero di natale della refurtiva… si vede.

  3. Due passi mi hanno colpito in questa altra esperienza.
    Le parole di Simone:
    “Soprattutto non danno”.
    Meglio così.
    Meglio non prendere niente da loro incapaci di di pensare solo ad un qualcosa che non orbiti intorno alla loro vita.
    Ed anche perché, vengo al secondo passo contamineremo quella che è la “nostra superiorità”.
    Costosa. Inutile, forse, ma ti da una splendida consapevolezza.

  4. Capisco perfettamente quello che vuoi dire anche perché, di questi “piccoli roditori della vita”, ne ho incontrati tanti ma ora ho imparato a tenerli a debita distanza in quanto il loro olezzo è ormai per me facilmente percepibile. Si appropriano di tutto, soprattutto delle idee e, se le reputano buone, se le rivendono a buon mercato. Come diceva il grande Giorgio Gaber in un suo testo intitolato L’ingenuo: “non esiste una sola idea importante di cui la stupidità non abbia saputo servirsi… Purtroppo oggi, appena un’idea esce da una stanza, è subito merce, merce di scambio, roba da supermercato. La gente se la trova lì, senza fatica, e se la spalma sul pane, come la Nutella”.
    D’altra parte, come mi è stato insegnato da una persona abbastanza saggia, la distinzione tra tragedia umana e miseria umana è fondamentale per comprendere veramente chi si ha di fronte. La miseria umana comporta questi “piccoli furti”, questa appropriazione indebita di idee, iniziative, scelte di vita che i tizi in questione non avrebbero la possibilità neanche di immaginare lontanamente. Vivono da parassiti. Ecco credo che il termine giusto sia “parassiti”. Ma cosa si fa con i parassiti?
    Ci si libera, ci si disinfetta, si creano barriere che immunizzano. Così facendo si andrà sempre oltre la miseria umana e i miseri continueranno a lasciare quello che di valore potevano davvero prendersi accontentandosi delle briciole sotto il tavolo. In fondo questa è una sorta di grazia!

  5. Per me i “ladri”, in questo momento, astenendomi evidentemente da commenti “politici”, sono quelli che con i loro discorsi manierati cercano di renderti debole… Sono quelli del “buon senso” a basso, bassissimo prezzo. Quelli che non hanno voglia nemmeno di connettere due sinapsi…che fanno fatica anche a pensare, che sono presi da “altro” a cui però non sanno dare un nome, che non riescono a spostare la loro visuale nemmeno di un millimetro… Quelli che ti dicono “tutti fanno così e quindi sarà giusto no? o almeno adeguato”. Quelli che “ma perché pensi di cambiare il mondo?”. Rubano costantemente a loro stessi e, se interpellati, cercano di rubare pure a te: schiacciano, premono, coercizzano, colpevolizzano, annichiliscono, ti fanno sudare ore di parole, ti prostrano e alla fine, è evidente che non hanno capito un cazzo, anzi, forse non hanno nemmeno ascoltato. Irrigidiscono in pratiche sterile, disattivano e mettono il pilota automatico… Niente domande, nessuna risposta. Gente che ti vorrebbe sedata piuttosto che parlante, che non ha rispetto, non ha amore, non ha emozioni, non piange e non ride…. Zombie e vampiri…. Basta riuscire a parlare con qualcun altro per rendersi conto della pochezza, della bassezza, dell’inutilità… Ho imparato a fuggire a gambe levate, ho imparato a non aspettarmi la loro approvazione…I loro discorsi sono irti di trabocchetti, giochi di parole, trappole da cui esci pieno di graffi…e allora capisci quanto le “relazioni” siano importanti, quanto ossigeno, quanta “gioia” possano regalare…Sentirsi nel “proprio”, capiti, accettati, condivisi e messi in discussione da teste pensanti non ha proprio nessun prezzo…

  6. Chi ha copiato contenuti ? E dove ??? Sono troppo curioso. Qual è il sito internet dell’incriminato ? Dacci qualche indizio, almeno !
    Un caro saluto.

    • utilizzare mailing e contatti che tu hai costruito in anni di lavoro è solo l’epifenomeno. Qui mi riferisco a molti casi, molte persone, nel tempo. Una tipologia molto diffusa.

  7. Sei implacabile! Ma è così…tutti impariamo ap”prendendo” da chi vicino a noi ci mostra ciò verso cui tendiamo. Ma poi succede che ci guastiamo e pensiamo che si debba prendere un pò a scrocco, un pò da furbo, un pò da rampante che spiana la sua strada verso il suo progresso. Ma ahimè si assiste allo spettacolo che descrivi.
    Comunque…ti volevo chiedere: ti succede che una parola o una frase che hai sentito per anni, ad un certo punto acquista un significato profondissimo che prima non sospettavi neanche? E addirittura che il proprio passato, che tante volte colpevolizziamo, acquista un altro senso, scorgendo in esso i segnali che poi ti hanno portato dove sei? Italo Calvino ne scrive in uno dei suoi scritti, credo Palomar ma è passato tanto tempo potrei anche sbagliare.

    • Si ricordo quel passo di Calvino. E capita anche a me, anche recentemente, e su una parola molto “grossa”. Credo abbia a che fare con la consapevolezza. Ciao!

  8. Sempre più mi rendo conto che è un privilegio frequentare questo blog e le persone che lo animano. Ovviamente a partire da quell’immenso catalizzatore di emozioni che è Simone.

    • sim1one i privilegi sono cose immeritate, che non si dovrebbero avere se vi fosse giustizia. Ciò che facciamo scientemente non è mai classificabile come privilegio, ma come merito (o come responsabilità). Forse un certo gruppo di persone dovrebbe iniziare ad essere un poco più benevolo verso di sé, chiamando le cose col nome che hanno. Da un paio di giorni ho una certa voglia irrefrenabile di cominciare a dare un nome alle cose, quello vero, senza tante false modestie. Finirà che chi viene apostrofato come presuntuoso, arrogante, egocentrico deve diventarlo davvero un po’ per mettere le cose in fila? Chissà… Ciao!

  9. Beh si, quante volte succede…
    Tu t’incazzi perché è la solita storia: Gregorio fa e gli altri sembrano la sua ombra, il suo simulacro e basta.
    Però sai alle volte uno gli dispiace di più se gli fregano il vecchio motorino da due lire che se gli bruciano la macchina!

  10. Cielo… stavo pensando più o meno a questo genere di persone…solo che quelle mie.. in più, appena ti giri criticano anche..loro che se respirano è perché gli hai mostrato il vento… comunque va bene così..Non sono io ad avere bisogno di loro, io ho il vento…Να σε καλά, καληνύχτα

    • Ma certo, criticano pure.. certo… ma va bene cosi. La realtà te la puoi raccontare come vuoi. Poi però le cose sono e restano quello che sono. Ciao!

  11. Il primo post di risposta a questo tuo dice che è triste…No, non è triste… è la consapevolezze della TUA superiorità, Simone. Della NOSTRA superiorità. Ci porteranno via l’orologino di plastica. Non mi porteranno MAI via la nostalgia delle mie figlie lontane, non ti porteranno mai via il sale sulla pelle del mare Greco, non mi porteranno mai via il freddo dell’aria di Scozia, non ti porteranno mai via tre parole scritte all’alba su un foglio bianco, non mi porteranno mai via il vento della Manica vicino a mia figlia, non ti porteranno mai via le mie poche parole di stasera… goditi il tuo dentice, io il mio whisky… Buona Notte amico mio.

I commenti sono chiusi.