Stavolta SÌ

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Non voto mai, non voglio essere preso per il culo. La politica è ancella della finanza ed entrambe del sempre verde, eterno potere dei forti. A votare ci andiamo perché così avalliamo pure con la nostra firma quello che altri decidono. Io spero in una diffusione dell’astensione fino a che voterà solo il 30 per cento della gente, così quel giorno saremo in maggioranza schiacciante e loro saranno costretti a mollare. Non voto perché accanto a me nel seggio ci sono truffatori, pregiudicati, stupratori, spergiuri, tutta gente a cui, in un mondo normale, dovrebbe essere tolto il diritto a decidere con la loro testa storta sulla vita della mia, che invece storta non è. Non voto anche perché non posso votare direttamente l’uomo che vorrei, ammesso che voglia, ma liste prefabbricate, secondo metodi pilotati. Insomma, che facciano quel che vogliono, come sempre fanno, but not in my name.

E se così invece di (far finta di) decidere vengo “deciso” da altri, fa niente, mi assumo il rischio. Anche perché, non so se si nota ma… è già così. A un certo punto continuare a scegliere sempre il male minore fa venire il voltastomaco.

Ma stavolta al Referendum “trivelle” ci vado. Un po’ perché, per fato, sono a casa, devo ammetterlo. Ma anche perché ci sono buoni motivi per farlo, che non hanno molto a che fare col quesito referendario, ma con la cultura ambientalista. L’ho scritto sul Fatto Quotidiano. leggetelo se vi va.

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21 pensieri su “Stavolta SÌ

  1. L’italiano medio si è dimostrato più lungimirante di molti commentatori. I quesiti referendari bisogna leggerli e votarli (o non votarli) per quello che contengono.

  2. La persona media
    guarda senza vedere,
    sente senza ascoltare,
    tocca senza sentire,
    respira senza percepire i profumi,
    mangia senza gustare,
    si esprime senza pensare.

    (BEPPE SEVERGNINI)

  3. Diritti tanti, doveri molto meno, regole sistematicamente infrante.
    Questa è la foto dell’ italiano medio.
    I risultati legati al referendum sono chiari e non avevo dubbi in merito.
    Oh poveri noi, sarà dura risalire verso_la normalità…
    Vale

  4. Anch’io non ho votato per parecchi anni. Poi mi sono reso conto che i giochi di potere si fanno anche con una manciata di voti: degli astensionisti non interessa a nessuno. Credo nel cambiamento dei 5stelle e ho fiducia nell’esasperazione degli italiani. Per quanto riguarda la tutela dell’ambiente e dei beni artistici, che sono la nostra ricchezza e la nostra identità, non trovo altra soluzione che l’impegno diretto e personale dei singoli sul territorio.

  5. Ciao Simone,sul referendum non mi esprimo. Sul voto alle politiche si. Io avevo avuto la sensazione che una forza nuova fatta soprattutto da giovani preparati e incensurati potesse,col giusto tempo,cambiare le cose. Insomma ero e sono contento che i 5telle siano arrivati sulla scena politica. Leggo quello che dici sul fatto che tu non vai a votare e mi viene il dubbio che pure stavolta non ci ho capito niente e nulla cambierà…

  6. Mi piacerebbe che con la percentuale del voto del 30% mollassero. Ho timori tuttavia che con la loro faccia di bronzo ce li ritroveremmo li anche con percentuali minori… …
    Giorni fa manifestavo a pochi intimi la mia opinione sul voto. Non vado più a votare -in passato andai- perché mi sono reso conto che a parte i potentati che dettano la linea ai loro impiegati (i politici) avrebbe avuto eventualmente un senso quando il potere si sovrapponeva in gran parte ai confini nazionali delle repubbliche o dei regni. Oggi mi sembra che lo spazio di arbitrio di una nazione sia svuotata dei poteri e non parlo solo di decisioni calate a livello europeo, ma piuttosto globale
    Inoltre penso che se l’ indomani venisse soppresso l’ istituto del voto la gente si strapperebbe la camicia di dosso, farebbe qualche scenata, manifestazioni… quelle che oggi non fa per quella presa per il naso che si chiama oggi andare a votare: tu voti, poi tanto disattendono qualsiasi minimo impegno preso e magari ti forniscono anche la spiegazione del perché le cose sono andate così.
    No, non mi interessa più.

    Per la questione dei posti di lavoro come forma di pressione del governo mi viene la tentazione di andare a votare sì.
    Per il suggerimento di Renzi di rimanere a casa dal voto (che lo individui come forma di apprezzamento o meno della sua capacità di “storytelling”) mi viene voglia di andare al voto solo…
    Per i motivi ambientali no. Per quelli ci prendono e prenderanno comunque per il naso nel tempo a venire.

    • La gran parte del Popolo Italiano “non era interessato” al Referendum cosiddetto sulle Trivelle.
      25, 30, 35 fa nulla.
      Una gran parte non è interessato.
      Punto.

  7. Stavolta no.
    Per un motivo molto semplice.
    Ci sono Assets Strategici che sono e debbono restare di competenza dello Stato.
    Sicurezza Nazionale, Politica Estera, Difesa, Risorse Strategiche come l’Energia. Ma non solo. Le Telecomunicazioni. Il possesso delle Grandi Reti Distributive di Dati, Voce, Energia.
    Guai se fossero demandate agli interessi di una piccola, ripeto, piccola parte del Paese.
    Come vedete non entro nel merito della questione su cui ho comunque idee abbastanza chiare.
    Dico solo che la Puglia non può decidere da sola se sul suo mare (oltre le 12 Miglia comunque) ci debbano essere o meno piattaforme la cui Energia serve a tutti.
    Not In My Garden.
    Troppo comodo.

  8. Ciao Simone concordo pienamente con te. C’è solo da sperare che questo referendum non faccia la fine di altri in cui la voce del popolo – nonostante gli esiti positivi – non ha contato nulla (vedi quello dell’acqua pubblica).
    Purtroppo la mediocrità della nostra classe politica ha infettato gran parte dell’opinione pubblica che vivacchia e si lascia andare all’indifferenza. Una volta almeno si organizzavano manifestazioni, si protestava, si lottava in qualche modo. Ora niente e vedo intorno a me molti appecoronati ad un sistema nel quale solo l’economia conta, l’interesse, il potere. Un sistema che se ne fotte del futuro e della salute della gente, se ne fotte della natura, dell’arte. Un sistema ipocrita, dalle fondamenta luride, capace solo di metterlo in quel posto ai più senza nessun ritegno (vedi il caso banche). Che dire, non ci rimane che lottare da singoli, con le nostre forze e se qualcuno ci segue sia il benvenuto. Quindi, avanti tutta…

  9. Per me è un’occasione di dare il mio contributo alle nuove forze che si stanno sviluppando un po’ ovunque in opposizione alla forza distruttiva che hanno assunto il capitalismo e la politica ad esso asservita. Non considero strettamente il referendum come un esercizio di una democrazia che di fatto non c’è e serve solo come facciata, ma lo considero come un ulteriore passo nella presa di coscienza di chi si oppone, esistenzialmente, alla deriva, esercitata da una posizione diversa e che non condivide quasi nulla con la direzione comune unica.

  10. Ciao
    Condivido l’astensionismo ma anche l’annullamento della scheda per dire: “io vengo a votare ma non voglio nessuno di voi! perché mi avete rovinato la casa!”.
    Il mio sogno è leggere sui giornali il giorno dopo il voto che nessuno ha votato, astenuti schede annullate. E adesso che si fa?

    • esatto Gio. Basterebbe, più realisticamente, che dal 45% a cui siamo arrivati l’astensione fosse del 60%. Quel giorno il voto sarebbe chiaro: non vi votiamo. Occorre cambiare tutto. Quello sarebbe il momento per una rivoluzione civile.

  11. Penso che tutti i referendum di questo mondo non potranno niente, finquando continueremo, ad esempio, ad usare ostinatamente le automobili molto più di quanto è necessario, o a contribuire all’usa e getta comprando compulsivamente qualsiasi cosa, e continueremo a non scegliere di consumare cibi di stagione e prodotti nel raggio di poche decine di km o a comprare acqua in bottiglia – soprattutto di plastica – (in Italia abbiamo il primato nel mondo!) e tutto ciò che spinge il trasporto su gomma, finquando non sarà fondamentale per noi esigere di vivere in abitazioni che si basano sul risparmio energetico e sull’uso di fonti rinnovabili, finquando produrremo rifiuti senza preoccuparcene (tanto poi c’è l’ inceneritore), finquando penseremo che occorre “incentivare l’edilizia per far ripartire l’economia”, insomma finquando ognuno di noi darà il suo “piccolo” ma devastante contributo al sostegno di quest’economia autodistruttiva. Dopo aver visto rari referendum “riusciti” lentissimamente aggirati e neutralizzati, no, io non credo a nient’altro che alla somma di tanti comportamenti individuali per cambiare veramente. Votiamo pure “Sì”, ma non illudiamoci che basterà.

    • , certo che non basterà. Non c’è alcun dubbio. Solo ognuno di noi cambia tutto. Ma non il contrario.

  12. Il concetto che emerge e che trovo interessante ed attuale è che occorre una svolta ambientalista, benché questa abbia dei costi. Costi sostanzialmente relativi alla perdita del lavoro da parte di alcuni lavoratori. Il fatto che si arrivi pensare che questi costi siano da sostenere pur di muovere verso un maggiore rispetto verso l’ambiente ed il pianeta rappresenta il punto centrale della questione. Io aggiungo che tali costi vadano sostenuti fin tanto che sono sostenibili, ovvero fin tanto che esiste un’economia sufficientemente ricca (si fa per dire) per poterselo permettere. Perché, io penso, che fra non molto, forse soltanto qualche lustro questo costo e questa svolta non saranno più economicamente sostenibili e si correrà inesorabilmente verso la catastrofe planetaria. Qualcuno, sbagliando, pensa che non sia già sostenibile oggi, ma non è affatto vero. Un paese come l’italia, una unione come quella europea ha risorse sufficienti per mettere in campo delle politiche che deermini seriamente un svolta in senso ambientalista. Gli operai che perdono il lavoro possono essere in parte riassorbiti in settori energetici innovativi ed in parte prepensionati. Rimane da vedere e da capire se vi è una reale volontà di passare dalle risorse energetiche fossili a quelle rinnovabili e/o alternative. Un cambio del genere non può non comportare degli stravolgimenti sensibili riguardanti molti dei cosiddetti “poteri forti”. Occorrono quindi “altri” poteri forti per intraprendere il pur necessario (necessario per il pianeta) cambio di rotta. Ovviamente il referendum di per sé non serve ad una beata fava. Personalmente non sono particolarmente ottimista.

  13. Votare fa parte dei diritti e dei doveri che convogliano nel mare di regole democratiche del nostro amato “stivale”.
    Nello specifico ci sono punti di forza e di debolezza per entrambi gli schieramenti.
    Certo che è scoraggiante, ancora una volta partecipare e condividere scelte discutibili…
    In democrazia guai a non scegliere il meno peggio, l’ alternativa la ricorda la storia, la memoria innanzitutto.
    Sono sempre convinto che ogni popolo ha i governanti che si merita.
    Buena suerte a noi tutti!
    Vale

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