Un altro giro di giostra

Tornano, perché prima o dopo devono farlo, e iniziano sempre dopo la metà d’agosto, i primi, poi verso la fine, il grosso, e gli ultimi a settembre, tornano con le vacanze sulle spalle, e il peso sembra che sia triplicato rispetto a quello insostenibile di prima di partire, che uno si chiede: ma se le vacanze il peso lo triplicano, non era meglio restare a lavorare? così sarebbe stato un terzo di quello che hanno ora addosso, e il problema non è mica tornare a lavorare, lavorare di per sé non è brutto, io sto lavorando, da mesi, dieci ore al giorno di media, tra quando scrivevo sette a ora che correggo tredici, qualcuno che ama il suo lavoro c’è, pochi, ma per gli altri è disumano due sole settimane l’anno di vacanza, chi ama quel che fa potrebbe non stancarsi mai, ma loro sì, dovrebbero averne una ogni tre, almeno! e in ogni caso, anche fosse, il problema è vivere, come, dove, facendo che, alienati da che, staccati da che, perché quel peso non ha niente a che vedere con l’ufficio, con il capo, con le riunioni in cravatta intorno a un tavolo, quel peso è dentro, triplica dentro, germina dentro, e riguarda tutto, fare notte a compilare excel o a dormire, una moglie amata o il disamore, un tempo speso o sprecato, rapporti umani inutili con gente che non amano, che non li ama, il cane da portare a pisciare, sogni che non hanno, ma più tragicamente che non vivono, posti che fanno schifo, perché non siamo una cosa soltanto, ma un insieme, e mi scrivono, in tanti, iniziano sempre ora, intorno al diciassette agosto, il giorno dopo, the day after, e mi fanno tenerezza, a qualcuno rispondo, non a tutti, vorrei ma non posto, anche perché quello che mi verrebbe da dire è meglio che non lo dica, per me è facile, adesso, ma io ci sono stato come stanno loro, e mi ricordo, e magari avessi avuto uno che mi alzava dalla sedia con tre parole dure messe bene, ma comunque non le dico quelle tre parole, perché sono dure per chi legge ma anche per chi scrive, e poi mi sono stufato di sentirmi dire che ci vado giù pesante, come se anche loro non ci andassero pesanti, io almeno lo faccio a parole, osservando, loro con le azioni, vivendo, e c’è una cosa che sa di brutto più delle altre in tutta questa storia, la ritualità del disappunto, il calendario dell’agio e del disagio, condannati a lamentarsi tutti più o meno nello stesso periodo, come se durante l’anno, deciso a tavolino, ci fosse il mese per sperare, quello per temere, poi uno per respirare, e quello vomitare, aprile è il mese per giacere, gennaio per tacere, poi c’è settembre per riprendere ancora, identico rituale, disperata liturgia, ogni anno, ogni mese, ogni giorno, mentre la vita se ne vola via.

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26 thoughts on “Un altro giro di giostra

  1. Beh, diciamo che ” potrebbero” fare la differenza, anche se, giustamente occorre possedere soprattutto mente e cuore, così troviamo un punto di incontro.
    Oh, ti lascio elaborare a tua opera, in pace , vado a raccogliere more in campagna in una zona all’ ombra!
    Ciao

    • Resta l’evidenza dei fatti: se tutti quelli che possono economicamente cambiassero vita, avresti ragione te. Dato che proprio quelli che possono non la cambiano, le cose stanno all’opposto.
      Il che non è solo una disputa, è anche interessante. Perché seguendo il filo logico, si potrebbe perfino dire che i soldi siano un ostacolo al cambiamento. Chi ha uno stipendio lauto o soldi da gestire, far fruttare, ha un problema in più per cambiare, perché mollare “la roba” è, in questa cultura, un’azione contro natura.

  2. Il tuo un nobile ed autentico ragionamento che si scontra con la realtà dei fatti e dei numeri.
    Vi sono pure una serie di concause legate al potere, il predominio, le sfide personali, la psicologia e via dicendo.
    Non è questione di ragione o torto, non esiste una ricetta precisa, l’ importante è non farsi o fare del male.
    Buona vita!
    Ciao
    Vale

    • In generale, vale per tutto. Ma nello specifico l’importante, già che è difficile di per sè, è non dire che il problema sono i soldi, perchè come dimostravo non è vero.

  3. Siamo una piccola percentuale ad aver raggiunto un equilibrio in forme diverse cambiando stile di vita.
    Il commento recente focalizza un punto nevralgico: il mondo è in mano a 7 milioni di persone potentissime che manipolano e controllano 7 miliardi di popolazione.
    Il sistema è talmente studiato ed articolato che diventa impossibile liberarsi dai tentacoli della piovra gigante.
    Non sottovalutiamo inoltre,il fattore (sotto) culturale e tradizionale del nostro amato paesello, ricordando, ad esempio, che la maggioranza dei connazionali non sa esattamente quale sia il tema esatto del prossimo referendum.
    Il 50% degli italiani possiede meno di 20.000 euro in liquidità (dati Banca d’ Italia); ribadisco il fatto che per permettersi il lusso di vivere serenamente in libertà, occorre avere un buon paracadute economico, per ammortizzare i contraccolpi che la vita offre e non rifinire ad non ingrossare le file alle varie mense dei poveri cosparse per lo stivale.
    Spero di non irritare Perotti: io sono più ” ragioniere” lui più artista sognatore.
    Ciao!

    • Ognuno la pensa a suo modo valentino. Io dico quel che ho sempre detto: ci sono in giro piu denari che libertà. Se tutti quelli che hanno soldi fossero liberi avrebbe ragione chi la pensa come te. Ma dato che non e’ cosi, ho ragione io: il problema principale della libertà non sta nel portafoglio. Ma nella mente e nel cuore.

  4. Ci vado pesante.
    Secondo me la Libertà profonda, quella vera, quella che tu hai raggiunto – e anche io ci sono riuscito – ebbene: essa dovrebbe essere appannaggio esclusivo di artisti, fotografi, esteti, scrittori, veri viaggiatori. Non dev’essere un bene diffuso, democratizzato.

    Ci vuole, chi resta nel Sistema, e dopo due settimane scarse di vacanze torna a lavorare nel laboratorio chimico puzzolente di solventi dove testa la qualità del Flatting che tu acquisti e passi sul ponte della tua barca, tanto per fare un esempio.

    O chi mette a punto vestiario tecnico sempre più impermeabile per me che viaggio in bici, ogni anno, ad Aprile – libero. A tempo indeterminato.

    E me ne guardo bene dal dire “come ho fatto”.
    Un saluto –

    • Ma c’e’ un modo (un mondo..) in cui potremmo tutti vivere diversamente, lavorando poco, su altre cose, avendo di che vivere e il tempo per goderne, senza distruggere il mondo, senza che chi produce una vernice non possa anche godere di quel ponte di barca… Ma vedi, per costruire quel mondo serve gente diversa da quella che ha costruito e gestisce questo mondo qui. Ecco perche quel mondo non c’e’. Il mio 100pc era cambiare me per essere un cittadino del mondo a venire. Essendolo io, quel mondo in me si realizza. Un uomo che cambia, cambia il mondo.

  5. Tornati dalle vacanze , è importante capire come e dove andare a vivere, perché nelle città non ci può essere un futuro felice; nel tempio dello stress e del consumismo c’è spazio solo per l’inutile e triste corsa al successo lavorativo..

  6. L’abbondanza di tempo è disarmante, non siamo abituati a dedicare molto tempo alle cose, agli affetti e a noi stessi. Si agire freneticamente perché siamo ammaestrati dalla società ad essere superficiali. Quando finalmente si cambia ritmo si comprende la pazzia a cui siamo sottoposti, poi , purtroppo, la realtà prende nuovamente il sopravvento .

  7. Ricordati di mantenere la mente serena, l’uomo che vive nella paura è condannato ogni giorno, poichè Cotidie morimur (Ogni giorno moriamo).

  8. Una volta, più volte se ci penso meglio, lessi che ci vuole più coraggio a continuare quello che stai facendo nel modo con cui lo stai facendo che cambiare. Che andar via. Che mollare tutto e andar per mare.
    Non l’ho mai capita a dire la verità.
    Però mi è rimasta dentro una curiosità. Enorme.
    Il fatto che le nostre “Sliding Doors” non esistono.
    Non sapremo mai.

    • E’ la stupidaggine finto controintuitiva, dunque un po’ new age, che ci diciamo per giustificarci quando non cambiamo. Sono, come ben si intuisce, solo alibi, il tentativo di rendere eroico quello che è solo altro. Non dico cosa, ognuno la sa per sè.

  9. Ciao Simone,
    Una cortesia , visto che quello che ti chiedo non c’entra con quanto sopra..
    Dove posso trovare il video che hai postato tempo fa su come si prepara il tonno sott’olio in barattolo? L’ho cercato ma non riesco a trovarlo..
    Pescato l’altro ieri pomeriggio un bel tonnetto e vorrei metterne un po’ sotto vetro .
    Grazie mille!
    Ciao

    • Ahahaha, trovo splendide invece queste digressioni. Surreali. Il video lo trovi sul sito di Mediterranea: http://www.progettomediterranea.com. Si intitola se non ricordo male “La fabbrica del tonno”. Prendemmo un’alalunga e una leccia, per un totale di una quarantina o cinquantina di chili, e lavorammo a lungo per fare le conserve, buonissime. Eravamo nel Peloponneso, intorno a Porto Kajo.

      Ma ti dico io qui, che fai prima: fai due tagli sui lati del tonno, verso la coda, e lo trascini in acqua appeso a una cimetta per almeno un’ora, anche di più, per dissanguarlo. Sfiletti il tonno, togli la pelle, fai tranci di media grandezza, dipende dal barattolo che hai. Lo fai bollire mezzora (mettilo in acqua quando bolle, da quel momento calcoli il tempo) in acqua di mare a cui avrai aggiunto sale fino fino a che, mescolando, vedi che non si scioglie più. Si chiama “acqua satura di sale”. Una volta tirato fuori dall’acqua asciughi bene i filetti su carta assorbente, possibilmente all’aria aperta se è un giorno di maestrale, se c’è scirocco invece al chiuso. Infili i tranci in verticale in un barattolo di vetro, e mentre li metti riempi d’olio, con qualche grano di pepe sano, non macinato. Poi a barattolo pieno sia di tonno sia d’olio, sbatti il barattolo per far uscire le bolle d’aria, e se serve con uno stecco vai a liberare quelle che vedi nel barattolo. L’aria non fa bene alle conserve. Poi chiudi bene, col tonno ancora tiepido, e conservi in luogo buio per il tempo minimo di una decina di giorni. Meglio una ventina. Buone conserve. ciao.

  10. Lasciamoli fare, sono pure convinti e contenti di postare e poi raccontare finte emozioni, foto farlocche, compagnie estive e via dicendo.
    Sui traghetti, negli aeroporti e in autostrada tutti allegri e gasati, magari firmati da capo a piedi con abbigliamento contraffatto.
    Anche nella vita precedente, partivo sempre dopo ferragosto, spezzando le vacanze durante l’ anno per ovvi motivi, almeno per noi.

    A proposito, dove hai preso il video: forse una sagra paesana?

    Oh, cazzarola, mi è sfuggito Pokémon, cavalcò la bici è lo inseguo immediatamente!

    • Grazie mille!! Non osavo sperare in una risposta così veloce!!
      Sei stato gentilissimo!!!
      Sapevo della pratica del dissanguamento e l’abbiamo fatto.. Solo una cosa, io sn arrivata in porto a Mahon ieri sera e quindi l’acqua di mare ( sembra assurdo!) mi manca.. Posso usare acqua di banchina salata con sale iodato??
      Grazie ancora!

      • ma certo. Consumi solo più sale. Quella di una bella baia pulita sarebbe stata meglio anche “esteticamente”, diciamo… Salutami i pirati che aleggiano ancora in quelle acque.

  11. Ottimo articolo, come sempre. La litania delle vacanze “per evadere” e’ quello che mi fa piu’ male quando penso alla vita attuale e alla vita che verra’. E’ diventata una forma di consumismo piu’ fastidioso di quello materialistico. Una vita velocissima dove la vacanza altro non e’ che un temporaneo tirar fuori la testa dall’acqua tra un tentativo di annegamento e l’altro. Anche se molto “aware” sono anche io ancora in questo tritacarne, ma con piani molto ben definiti per lo “scollocamento”.

  12. Caro mio io quest’anno ho proprio la fobia delle “vacanze”, dell’eventuale ritorno, di dover raccontare di essere stati bene e che era tutto bellissimo (sennò che ci sei andato a fa?).
    E quante volte sento qualcuno che parla di “vacanza dalla vacanza” (si stressa a fare in 10 giorni tutto quello che non ha fatto in un anno. Ma va?), o di altri che per mitigare l’impatto col rientro tornano giorni prima.
    Allora è meglio che mi sto qui a lavorare, un lavoro che tutto sommato mi piace pure, no?
    E così sfrutto uno dei vantaggi del luogo in cui vivo da qualche mese, cioè dover fare giusto 100 metri per “sentirmi” in vacanza.

  13. “…come se anche loro non ci andassero pesanti”…. è proprio così.
    La moltitudine agisce, inconsapevolmente, perchè in fondo in fondo, la pista polistil, il percorso sicuro – il lavoro, la casa, la palestra, il centro commerciale dove spendere parte del proprio introito -sono tutti elementi di una quadro che apparentemente dà sicurezza, tranquillità.
    Una tranquillità che paghi vivendo in maglie strette, con pochissimo tempo a tua disposizione, magari da trascorrere in una replica al mare della città, per esempio il villaggio turistico.
    Alla lunga la paghi. Se poi provi a chiedere flessibilità al tuo datore di lavoro ti guarda come un traditore….perchè anche lui è ingarellato in questo schema…
    …e poi vengono a lagnarsi da te…come atto dovuto verso sè stessi (io almeno mi sono lamentato, sono con la coscienza a posto…non è colpa mia se la mia situazione lavorativa è così). T.R.I.S.H.T.E.Z.Z.A.

  14. Sublime è il tempo di questi giorni.
    Sublimi son quei giorni nei quali, quando ti alzi, ricordi le priorità della tua vita…e le fai.
    Spesso cose semplici, che richiedono a volte l’impegno di superare la pigrizia dello sforzo, ma il cui profumo è pervasivo nel giorno.
    Oggi lavoro, ma è ugualmente un giorno sublime.

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