Ventisei

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Me-ditare. Nella moschea di Lala Mustafà Pascià, Famagosta.

Oggi due citazioni da Rais. Entrambe hanno a che fare, apertamente o nascostamente, con Cipro, l’antica Kibrìs, dove mi trovo ora a navigare. Ventisei giorni al parto.

Un uomo di mare ha gli occhi sempre al cielo”, mi disse, “sa sempre dov’è, e se si perde è per nostalgia. L’uomo di terraferma, invece, guarda sempre in basso non sa orientarsi, dunque se si ritrova è per fantasia”.

Cosa pensava di Dio Cristoforo Colombo, e cosa Dio di lui? Non aveva egli provato, con quel suo viaggio, che le teorie ecclesiastiche cristiane del punto del non ritorno sul mare, della forma piatta della terra erano solo scongiuri? E Vasco da Gama, e prima di lui Bartolomeo Diaz, superando Capo Bianco e capo di Buona Speranza, non avevano provato che le teorie dell’inesistenza delle popolazioni antipodi australi, propugnate dalle bolle papali, erano solo fandonie? L’uomo che cerca, che supera l’estremo limite dell’orizzonte, non era adatto a quelle scritture. Poteva leggerle, invocarle, indire Jihad e crociate nel loro nome, poteva usarle per dominare, impaurire o aizzare le genti ignoranti, il popolo timoroso della collera divina, ma non oltre. Era forse un peccato tentare di vivere con ogni mezzo, disperatamente, farlo al miglior prezzo, seguendo la via più conveniente, traendo il maggior beneficio dal transito terrestre? Perché mi sentivo solo e in colpa a quei pensieri? Mi sfogavo sulla prostituta, le davo colpi possenti, la facevo urlare di piacere e dolore. In tutto il periodo trascorso a Cipro, non piansi mai”.

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4 thoughts on “Ventisei

  1. Io non sono uomo di mare ma di terra, anzi di montagna.
    So sempre dove mi trovo, ma non vedo l’ora di perdermi…

    Ciao
    Sandro

    • Perdersi dalla propria geolocalizzazione o perdersi dalla propria presunta consapevolezza? Ultimamente con vari amici vedo che finiamo sempre a parlare di eccessivo controllo…

  2. Mhmmm… Leggendo l’ultima parte mi è venuto in mente il concetto di “hybris”:
    l’orgogliosa tracotanza che porta l’uomo a presumere della propria potenza e fortuna e a ribellarsi contro l’ordine costituito, sia divino che umano, alla quale poi, immancabilmente segue una vendetta o una punizione divina. A questo termine viene associato quelle di “nemesi” cioè misura ed equilibrio…
    Hybris è un concetto fondamentale. E’ oltrepassare il limite. Andare oltre lo stato di “armonia”…o forse della propria zona di comfort, guardare giù, in fondo al precipizio, pagarne un prezzo altissimo… Non è forse questa la definizione dell’ “equilibrio della farfalla”? O anche di quell’ “equilibrio sopra la follia”?

    P.S. Consiglio da amica …L’epidurale… 🙂

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