Osservanza

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Verso levante, mentre rischiavamo di affondare – 2008

Stamattina ci siamo svegliati presto, era ancora buio. Siamo sgusciati fuori dal letto, da casa, dal palazzo, e per le vie del paese abbiamo guardato intorno con muta osservanza, come si fa col nuovo giorno. I viaggi di questa settimana, i postumi di un’operazione, i racconti, i progetti, erano lì, a qualche metro, ci seguivano come pupi liberi dai fili. Nel caffè, nella musica bassa del bar deserto, nel giornale, abbiamo fatto la prima risata, ci siamo detti le prime parole. Abbiamo letto a voce alta un articolo su Defoe, Robinson, l’uomo che non è un’isola. Pensare alle isole, a una in particolare, è una delle migliori lusinghe di ogni spirito libero.

Poi il giorno è salito, dalla nota fissa di un didgeridoo al jazz della luce e della vita che cresce, e siamo rientrati. Che spreco il tempo vissuto nel flusso generale, che orrenda bestemmia non seguire la natura del sonno e della veglia, che schiavitù mostruosa dover fare invece di sentirsi di fare, scegliere di fare. Reiterazione quotidiana del reato, e poi uno si chiede ragione dell’ergastolo.

Ogni giorno, per tutta la vita, sputiamo oro invece che cibarcene. Dieta malfatta di assenza e follia. Quella rabbia, quel vuoto, quella coscienza crescente di insensatezza e tedio, sappilo, vengono da lì. Cerca di ricordartene.

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27 thoughts on “Osservanza

  1. Ho terminato la lettura di Rais, Simone… innanzitutto tengo a dire che è bello. Corposo ma agile, scorre impegnando ma senza affaticare; anzi, instaura da subito un’alchimia, una forza che trattiene il lettore sulle sue pagine. Non credo si tratti della curiosità di scoprire come va a finire… non solo almeno; è qualcosa di assimilabile ad un magnetismo. I vari narratori corrispondenti ai principali personaggi (eccetto Dragut) si avvicendano offrendo il loro originale punto di vista, divergente o complementare che sia, ma la narrazione ne esce arricchita e non confonde, le varie parti si combinano con efficacia e con naturalezza, raggiunta anche dallo stile di scrittura. Il flusso di coscienza, quel ritmo da locomotiva, che hai scelto per l’unico narratore esterno, si adatta come un guanto al personaggio di Rais, soprattutto quello giovane, guizzante, impetuoso e progressivamente più rabbioso.
    Dal punto di vista storico hai compiuto un gran lavoro, perché l’ambientazione non costituisce solo uno sfondo e non si limita ad influire timidamente sulla storia, ma interagisce con la trama modellandola profondamente e integrandola: mi riferisco in particolare alle indagini sulla reale interpretazione da dare alla scoperta di Cristoforo Colombo, che coincidono con buona parte dell’ossatura del romanzo e costituiscono un tentativo di affermazione di una verità ancora oggi sorprendente e affascinante. Anche la ricostruzione storica è convincente e l’atmosfera dei luoghi e delle circostanze si percepisce con nitidezza.
    Sul piano esistenziale innumerevoli sono gli spunti che si rintracciano; ad esempio le riflessioni su come sia troppo facile permettere che le nostre esistenze si “avvitino” su una sola dimensione; su come per ignoranza, per paura o per pigrizia, o anche per ambizione, o perché siamo bravi, vincenti in quell’ambito, scegliamo di considerare un’unica direzione, negandoci però, in questo modo, di sperimentare consapevolmente quella molteplicità che è in noi e attende.
    Ci sarebbe molto altro da dire, ma concludo consigliando la lettura di questa opera a tutti, perché non è solo un romanzo di avventura, di passioni, non è solo un giallo, nè un romanzo storico. E’ un amalgama di possibilità, di piani di lettura diversi, di didattica e occasioni di conoscenza, di riflessione e anche di piacevole intrattenimento.

    • Accidenti Fabio. Questo è molto di quello che volevo scrivere. Se la pensi così dopo averlo letto sono felicissimo. È molto, molto importante per me. Un autore cerca questo riscontro, lo spera, lo sogna… Grazie di avermelo voluto scrivere.

      • La tua parte l’hai ampiamente fatta, Simone. Ora tocca ai lettori. Spero che siano nemerosi e pieni di dubbi e che si approccino a quest’opera con spirito di ricerca, attenti a comprenderne il più possibile, o a cogliere certe risonanze dentro di sè, o a imparare a dare un nome a ciò che provano, proprio come fa Dragut ascoltando le letture di Bora. Ma se anche fossero più distratti, più consumatori di storie, non rimarrebbero delusi. E magari incapperebbero in qualche pausa riflessiva indotta fra una vicenda e l’altra. Bel lavoro, complimenti.

  2. Cercherò.
    Martedì alla libreria Lovat hai detto che il mare è sempre un’incognita, che quando dal porto lo si rimira cercando di capirlo prima di uscire, il cuore sa che una volta fuori non ci sarà sicurezza assoluta di tornare o di approdare altrove, nonostante le capacità del comandante, la sicurezza dei mezzi, la solidità della barca.
    Ho sbagliato tante volte e sbaglierò ancora, ma ora capisco, col fragore del big bang, che le mie prestazioni possibili, i miei limiti dunque, mi devono essere chiari come il mio nome.
    Però, solo ora che ho conosciuto Circe, conosco Circe. Il tuo quasi naufragio è uno dei tuoi ricordi più vivi?

    • Quale quasi naufragio? Intendi dire l’onda anomala che ho preso a ovest di Santorini nel 2008?

        • Ah, giusto..
          Be’, il quasi affondamento di Mediterranea, sebbene in porto, lo considero una delle prove più dure. Quel giorno del 2008 in cui presi un’onda anomala fu una situazione strana. Avemmo un paio di minuti, forse tre, per organizzarci, che parvero un istante e al tempo stesso un’eternità. Però dopo che la barca si fu rialzata e dell’onda vedemmo la schiena, iniziai a chiedermi cosa sarebbe accaduto se fosse stata già notte. Da allora navigo in modo diverso.
          Il quasi affondamento in navigazione a cui mi riferisco nella foto fu molto duro da fronteggiare. Barca piena d’acqua, impianto elettrico fuori uso. È stata la prima e forse l’ultima volta in vita mia che ho pensato di mettere in acqua la zattera di salvataggio.

  3. Centrato il vero problema di questi tempi:
    Ignoranza e stupidità, sono un mix devastante che genera disastri che notiamo tutti i giorni sotto i nostri occhi.
    Riguardo ad una buona parte di giovani vi sono una serie di concause, dirette ed indirette che li portano a vivere in una forma impressionante.
    Modesto e discutibile parere, con rispetto di tutti i pensieri, sia chiaro.
    Buon fine settimana, speriamo in miglioramento meteo!
    Valentino

  4. La vita è ” meravigliosamente dura” per motivi diversi, specie quando passano gli anni.
    Vi è pure una netta differenza tra la felicità che è passeggera e la serenità che è quel valore che occorre raggiungere e mantenere in forma equilibrata.
    Viviamo un’ epoca ove tutto è difficile, dal lavoro ai rapporti umani, dalla famiglia ai figli da crescere, dai parenti ai colleghi spesso da sopportare o gestire.
    Il resto, sono cazzate o seghe mentale per tentare di fuggire dalla quotidianità che la vita ci offre, con il rischio altissimo di ritrovarsi con il culetto a terra.
    Buena suerte a noi tutti
    Valentino

  5. Cara Barbara la vita è meravigliosa perchè puoi (ri)cominciare in ogni momento…avendo cura prima del proprio centro.Tutto il resto intorno è brusio o rumore assordante, in base a come ci si sente. Ripartire da quel caffè che gusti con tutti i sensi e capisci che dopotutto la vita è molto più semplice di come si crede.Avere il coraggio di fare scelte, anche fuori dal coro, perché dentro sai che la rotta è quella giusta. Una vita che ti assomiglia, come un meraviglioso abito che senti addosso, non cucito da altri o per altri, ma da te.

    • Condivido molto, come si sa. Tranne la prima frase. La vita ahimè non è affatto meravigliosa. Lo è a tratti, quando si è molto bravi, altrimenti neanche a tratti. In questa epoca in cui sono ferocemente, terribilmente felice, mi sforzo sempre di ricordarmene. odio chi dice che la vita è bella perché sta bene o la vita è brutta perché sta male. Non voglio essere così. E al tempo stesso, senza negarmi l’insensatezza ella vita, lavoro come un minatore, come uno schiavo, per cogliere ogni istante di possibile felicità e bellezza della vita, succhiandone ogni goccia come fossi un assetato che lecca la condensa su una tenda di plastica…

  6. E pensa invece quando la rabbia viene dal fatto che tu ti cibi di oro che gli altri sputano.
    Quando la rabbia ti assale perché alcuni non comprendono che tu senti di fare con passione e dedizione, ciò che loro sentono di dover fare.
    Ma la rabbia non si trasforma mai in rassegnazione. Ma questo, si sa, viene temuto e c’è sempre il ” capobranco” che cerca di rimetterti in linea . E non è per nulla semplice la via della libertà di pensiero, di azione, della passione, ma sentirsi fedeli al proprio essere, non ha prezzo.
    Non credo nemmeno,quiindi, che si possa sempre pensare ai giovani come a delle pecore che devono seguire un gregge, o un cammino già prestabilito. Ognuno di loro ha la propria storia da costruire.

    • E’ vero Laura, ma in questa epoca (forse in tutte…) giorni e libertà non vanno mano nella mano. Se c’è un’età lontana dalla libertà è la gioventù. Non solo perché, come diceva O.Wilde, “la gioventù è una malattia che si cura con gli anni”, ma anche e soprattutto perché la libertà richiede esperienza, lavoro di anni, e un percorso lungo e duro, che un giovane non ha tempo, forza, visione per compiere. Se c’è una persona con cui non parlo di libertà, da cui molto raramente prendo spunto su questo argomento, quella è proprio il giovane. Al giovane parlo di libertà pro domo sua, non mia. Io quando avevo venticinque anni, o trentacinque, ero mille volte meno libero di oggi. La libertà ha a che fare con la consapevolezza, e la consapevolezza è una virtù che si consegue nel tempo (e con molto lavoro… il tempo di per sé potrebbe non bastare).

      • Si Simone, sono d’accordo che la libertà matura con gli anni. O meglio, la consapevolezza della libertà. Però credo che sia sbagliato pensare sempre che giovani e non, debbano prendere esempio da qualcuno, da qualcosa, aspettando un indicazione. Se fosse così , il mondo sarebbe già popolato da automi. E certamente che il buon esempio condiziona e conta, ma è necessaria la voglia di cambiare ciò che non ci piace, di seguire la strada delle passioni . La maggior parte delle persone che stimo, ( poche) hanno avuto un percorso difficile e sicuramente non esempi positivi.
        Penso quindi che i giovani acquisiranno la consapevolezza della libertà con l’esperienza, ma è determinante il carattere,la forza di volontà, la passione e la responsabilità.
        D’altra parte,come ben sai, ci sono persone che arrivano alla senilità senza essere liberi.

        • al contrario, i giovani (come chiunque) devono assorbire tutto quello che si dice loro, o che vedono accadere, perché quella è una ricchezza straordinaria, e poi devono anche scegliere con la propria testa, facendo a sbagliando da soli. Ma non credo vi sia bisogno d’incoraggiamento, in questo, perché già lo fanno. Fin troppo. Semmai dovrebbero studiare di più, perché trovo spesso prova di una dilagante ignoranza, presso di loro. Ben accompagnati dalla mia generazione, che lasciamo perdere…

          • Umm assorbire no, non sempre.Sicuramente osservare e cercare di comprendere. Non sono nemmeno d’accordo sulla generalizzazione dell’ignoranza dei giovani. Molti sono molto in gamba,studiosi,curiosi e colmi di interessi. Abbiamo festeggiato pochi giorni fa la laurea di mia figlia con una votazione di 110 e lode. Ed è stato meraviglioso notare invece, quanti altri giovani ragazzi si laureassero in quel giorno. Notare quanto tutti avessero i propri amici e familiari accanto.
            Forse è aumentato il gap tra i livelli di studio: chi poco,chi molto. Ma penso che ci siano invece,molti ragazzi molto in gamba. Anche tra chi,per vari motivi,non ha potuto portare avanti gli studi.

          • spero tu abbia ragione. sì forse è aumentata la base di ignoranti e una minoranza invece si impegna, può darsi che sia così… Non so se augurarmelo, a dire il vero… Ma almeno che vi sia un nucleo di gente che la vita la prende per il muso…

  7. Il problema vero è che oggi sono i ‘giovani’, i ventenni, che sembrano rassegnati…Del resto…che mondo gli stiamo lasciando? Quello del ‘black friday’? Quello di androidi che sostituiranno di fatto gli esseri umani con effetti di cui ignoriamo totalmente le conseguenze? Un mondo di Trump, Putin e …Gasparri? Una società a pezzi, frantumata, divisa e derisa, in cui anche la parola Democrazia è andata letteralmente a farsi fottere? In cui ogni giorno una donna che viene brutalmente ammazzata va ‘solo’ ad aggiungersi a un lungo, pietoso, freddo, tetro elenco? Una società che li rende invisibili, ogni giorno, sui banchi di scuola dove ci si trascina ogni santo giorno per non imparare nulla o quasi, dove nessuno ti indica ‘rotte’ da seguire, dove a nessuno (o quasi a nessuno) importa quanto sia fondamentale ricordare, ricordarsi quel coraggio, quell’impeto…non lasciarsi andare…In questi giorni di pioggia incessante…non riesco a non ripensare a questo film, a questa scena…https://m.youtube.com/watch?v=tKMiaj4ndj4

    • Mmm… a me sembrava quel che avevi scritto a essere rassegnato. Così divaghi e sposti sul ‘macro’, che però non c’entra nulla con questo. O almeno, è un di cui generale…

      • Quello che ho scritto prima riguardava me…i miei 20. E ora i miei 50…Ricordavo qualcosa che ho provato e di cui ho avuto nostalgia… Mi sono chiesta dove ho smarrito quel coraggio, quando è successo…Poi ho pensato che non è una questione di età, o non solo. E quindi mi sono venuti in mente i ragazzi che oggi hanno 20…e in generale i ‘nostri’ figli… Noi avevamo 20 negli anni 80 e io , dopo il liceo, ho trovato subito un lavoro. Ero economicamente autonoma, che, soprattutto per noi donne, non è cosa di poco conto…Ora c’è di fatto un certo grado di incertezza. C’è chi decide, a prescindere, di spedire i figli all’estero e non per “fare un’esperienza” ma per stabilirsi e vivere là…Un espatrio non proprio volontario. Mi chiedevo, mi chiedo se la ‘rassegnazione’ dei ventenni di oggi non abbia qualche causa (non voglio dire colpa) con qualcosa che noi adulti non abbiamo fatto e, forse, non facciamo nemmeno ora…Non so se mi sono …spiegata…Diciamo che ci ho provato…

  8. Si, verissimo tutto ciò è altrettanto vero che non puoi e non devi sbattertene i coglioni di tutto e di tutti in forma egoistica in nome della libertà anche al fine di non creare danni a nessuno.
    Nella vita esistono diritti ma anche doveri e regole da rispettare.
    Scritto ciò è naturale vedere ed interpretare la vita in forma diversa accumulando esperienze ed anni al seguito sulle spalle.
    Ben difficilmente si riesce a mantenere la spensieratezza e l’ effervescenza degli anni giovanili, per ovvi motivi.
    La determinazione unità a forza e coraggio fortificano ognuno di noi nel vivere al meglio la quotidianità.
    Buona serata
    Valentino

  9. Come mai quando riesco ad entrare nel flusso della vita,e mi sembra di essere felice,a queste cose non ci penso?
    Essere nel presente,quando si è nella cresta dell’onda,comporta il dissolvimento spontaneo di questi precetti.Non ci pensi nemmeno.
    Penso che,quando si deve ricorrere a darsi ripetute motivazioni e cercare per forza un senso o uno scopo,la propria consapevolezza sia inquinata da tanta nostalgia.

  10. Che bei ricordi… Anche io, un tempo, sono sgusciata fuori da un letto, da una camera, da un palazzo…Ho camminato a fianco alla persona con cui avevo passato la notte. Non abbiamo parlato. Un silenzio ottuso ma dolce. In uno stato ‘alterato’ ma reale che somigliava alla felicità…Nella condivisa, tacita osservanza, con passi lenti ma sicuri, siamo arrivati in un bar di una città deserta di una domenica mattina qualsiasi. Abbiamo ordinato il nostro caffè e aperto il giornale. Solo in quel momento ci siamo guardati negli occhi e abbiamo sorriso. Sono passati forse quasi 30 anni e ancora ricordo tutto, come fosse accaduto solo ieri. Ero io, solo più giovane e diversa…Il mio sguardo era più terso e non rassegnato. Sapevo, di certo, che un giorno avrei ricordato quel momento. Mi osservo ora, da spettatrice, e mi domando cosa è cambiato. Cosa non è andato per il verso giusto. Sono domande inutili, già lo so. Avevo 20 e ero ancora capace di scegliere di fare anziché di dover fare. Mi hanno detto che sarei diventata grande…che tutto allora sarebbe cambiato. Avevano ragione. È andata così. Non sapevo, non sapevano, che il mondo sarebbe cambiato a sua volta. Che tutto ciò che davamo per scontato, per ‘legalizzato’, forse è sbagliato. Che, a 50 anni, avresti dovuto sforzarti di ricordare, di cambiare visione, di usare ancora quello sguardo…Tacitare le tue ossa dolenti, fottertene dei tuoi capelli bianchi… Ritrovare, con calma, quell’ ‘andatura’. Osservare. Osservarsi.

    • Bellissimo commento…spesso però succede molto prima dei 50 di avvertire l’enorme differenza fra autenticità e convinzione dei 20 anni e l’incasellamento e la rassegnazione dei 30,40 ecc….

      Poi uno se ne accorge, per evitare il naufragio tira fuori gli attributi e….il resto lo ha spiegato molto meglio di me Simone…..

    • Non bisogna rassegnarsi. Farlo ci dimostra solo che abbiamo sbagliato qualcosa nel rifornimento di energia e nell’investimeno esistenziale. Ma constatarlo deve generare reazione, nuovo impegno. I momenti difficili ci sono, spesso, e si patisce, ovviamente. Ma poi occorre reagire nella via maestra, quella dell’incanto, della motivazione, del disegno, delle rotte su una carta nautica da esplorare..

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