Auguri

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“Fantasmi con tramonto e città” – opera viva

Mi sono augurato, recentemente, cose un po’ inconsuete. Che una pallina che cadeva per la via riuscisse a imboccare il tombino (immaginandomela già che naviga nel fiume e sfocia in mare); che un amico avesse soddisfazione dopo il suo impegno; che un riflesso del sole sul vetro aumentasse di minuto in minuto, fino ad abbagliarmi; che un esperimento sulla cicerchia non riuscisse (togliendo fascino a un’altra cosa che so io, che ha a che fare con le isole); che mio padre non fosse triste; che un numero che so io si abbassasse; che il cane smettesse di abbaiare su una frase di cui non riuscivo a trovare l’armonia; che il viaggio di una persona cara finisse bene; che non s’alzasse vento mentre facevo una cosa; che una ferita si rimarginasse presto; che la vecchietta vicina dormisse a tarda ora; che un po’ di gente fosse soprappensiero, si distraesse. E molte altre faccende anche più strane…

Mi sono anche chiesto cosa si auguri la gente, quando cammina per la via. Mi domando spesso cosa pensano gli altri: la peggiore condanna della vita è quella di doversene stare sempre, per sempre, dentro la propria tuta di pelle, senza poter mai evadere, entrare di soppiatto nella tuta di un altro, tirare su la zip e fingersi lui, capire che ronzii, che musiche lo abitino, cosa speri di fare quel tale oggi pomeriggio verso le sei. Posso solo augurarmi che sia qualcosa di buono…

L’unilateralità della nostra visione universale consegna agli auguri tutto quel che c’è da condividere. Non si può andare oltre. Ben poca cosa, dunque. Alla fine, io che parlo con te, non posso sapere niente. So solo (e talvolta) quello che già so, almeno se sono onesto con me stesso. Il resto delle volte non so neppure quello. Non so neppure me, intendo, figuriamoci te.

Come si faccia a comunicare con con l’altro con così pochi elementi, questo, resta un mistero. Strano che non si finisca in commedia degli equivoci a ogni tentativo. Il Grande Schema, evidentemente, deve prevedere un correttivo. Solo che non sappiamo ancora quale sia. Forse la secrezione di una proteina, o un raggio cosmico che ripiana le distonie… Troppe cose vanno in porto, se ci pensiamo bene, tirando a caso.

Ad ogni modo: l’esperimento con la cicerchia, grazie a Dio, non è riuscito. L’idea che avevo io di lei e della sua cugina greca è quasi certamente diversa dall’idea che la cicerchia aveva di sé. Per non parlare della cugina. Auguri…

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6 pensieri su “Auguri

  1. Mmhhh… credo di intendere: quell’esperimento l’avevo già tentato anch’io. E non ha funzionato. Meglio la cugina. Auguri.
    Paolo

    • Guarda, forse il mio inconscio romantico ha giocato un brutto scherzo, e cucinando mi sono impegnato poco. forse le dò un’altra possibilità. vedremo. Però no, non ha funzionato…

  2. Stamani passeggiando sul lungomare da San Terenzo a Lerici, sono uscita da i miei pensieri e mi sono ritrovata in un mare di stralci di vita altrui.
    Passo dopo passo , parole su parole,gesti,sguardi. E da quel poco immaginare l’intero.
    Lo faccio spesso…in metropolitana, al mercato. In quei luoghi dove le vite si incrociano anche per pochi istanti.
    Per poi rimmergermi nelle mia.

  3. Una location notevole…Da qui sembra il palcoscenico di un teatro. Sullo sfondo le luci lontane della città e il suo cicaleccio monotono, tutto intorno un buio freddo e silenzioso e al centro l’ ‘attore’ illuminato da un ‘occhio di bue’… E lì, in attesa di un movimento, gli occhi inchiodati allo schermo: che lo spettacolo abbia inizio! Un altro giro di giostra…con i capelli al vento, senza fiato…Togliersi il vecchio e consunto abito, gettarlo via… Cercarsi un’altra maschera. Farsi gli auguri, quelli veri, quelli delle minime cose…Esperimenti minimali …che probabilmente non riusciranno o forse sì, con buona della cicerchia e anche di sua cugina…Tutto ciò, è, per me, magia…quello che le parole sanno evocare….Grazie! E…auguri anche a te! 🙂

  4. Questo scritto mi ha fatto venire in mente un racconto del libro “L’inventore di sogni”, in cui il piccolo protagonista entra nella pelle del suo gatto che sta per morire, e vive per poco la sua vita da felino. Noi dobbiamo invece basare i nostri incontri e le nostre relazioni sul “come se…” e sperare … di gettare un ponte. Auguri ☺️

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