La danza

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Guardo un uomo sui quarant’anni, poco più di un ragazzo, giovanile, palestrato, asciutto come solo un animo molto nervoso può essere, pizzetto appena grigio, jeans, t-shirt e scarpe da ginnastica. È salito sul vagone e ha discusso con eccessiva veemenza col controllore, per un dettaglio. Poi ha iniziato una danza continua tra bagaglio, da mettere sullo scompartimento superiore, poi da spostare un poco più a destra, poi a sinistra, dunque si è seduto, si è rialzato, si è riseduto, cambiando posizione di continuo, smanicciandosi la maglia come se si grattasse petto e ventre, ma solo per muovere le mani. Col telefono ha spippolato compulsivamente, è scoppiato in due risate eccessive, si è fatto un selfie per rispondere a chi lo aveva fatto ridere, con una smorfia come dire: “eh lo so, è andata così!”, poi si è messo le cuffie, sempre spippolando, poi se le è tolte, ha chiesto l’orario d’arrivo a Livorno, ridendo cordialissimo con il controllore con cui aveva discusso. In tutto ciò i suoi piedi sono rimasti di rado fermi, ha indossato e si è tolto gli occhiali da sole molte volte, ha aperto e richiuso il marsupio altrettante volte, si è girato, ha chiuso gli occhi per dormire, li ha riaperti, in una danza faticosa, logorante, senza costrutto, che non ha prodotto nulla, fine a se stessa, masticando parole senza suono, una sorta di rosario di frasi inascoltate, indigeste, male assimilate, che immagino affollare un gastroenterico della comunicazione e della consapevolezza pigro, imbarazzato…

In tutto ciò io non ho mosso un dito, seduto, impressionato dalla taranta che vedevo di fronte a me. Mi sono seduto e sono rimasto inerte, attratto non da questo ragazzo cresciuto, né dalla scena in se stessa, bensì dalla rappresentazione molto calzante del nostro schema di vita, delle nostre giornate, continuamente in movimento (non stiamo mai fermi…), sempre in collegamento, sempre in bilico, tra luoghi che non hanno valore per noi, salvo di rado, lontani da quelli che li avrebbero, con piedi, mani, occhi, bocca sempre in giro, muscoli a roteare, circumvagare, tracciare inutili segni nell’aria invisibile, incapaci di generare atti veri, parole sostanziose, pesate, per dire cose, precise, a qualcuno, lui proprio, o a noi.

Ho visto in questa scena il tempo gettato, la strage magnitudinale di energie, il ritmo circadiano dell’assurdo. Ho riflettuto sulle enormi risorse non già spese, che spendere ogni nostra risorsa è doveroso! ma sprecate, che invece sprecare un istante, o un chilowatt, dovrebbe essere ritenuto un reato. E invece no, questa ammuina neppure la notiamo più, la riteniamo normale. Serve un ragazzo nevrotico, su un treno, che ce la mostri per come è.

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16 thoughts on “La danza

  1. Simone, non è che era così nervoso perché continuavi a fissarlo? Gli hai pure scattato una foto!!? Scherzi a parte: è sempre bello osservare le persone e vedere cosa fanno, così si vede che ciascuno è mosso da energie e motivazioni che non possiamo neppure immaginare. Lasciando da parte psicofarmaci & CO, magari questo signore stava andando all’appuntamento più importante della sua vita, magari era appena diventato papà, magari era eccitato perché di lì a poco avrebbe incontrato la fidanzata che non vedeva da mesi, magari, magari…aveva un modo diverso dal tuo di vivere il treno, magari gli era morta la mamma in uno scontro tra treni oppure aveva paura di stare così vicino ad altre persone.

    • certo Fulvio. Tutto questo, in effetti, ci sta… chissà che giornata stava vivendo. A questo occorre sempre pensare. Grazie.

      • Due risate eccessive… e un selfie…e tutto il resto…mumble mumble…
        Non so, ma nella casistica proposta da Fulvio che, peraltro, propone circostanze così diametralmente opposte – estrema felicità e estremo dolore – io non riscontro una o più reazioni ‘tipiche’. Intendo dire che il ‘ballo di San Vito’, la postura mai ferma, neppure un attimo, il finto sonno, la disarticolazione, lo spippolare continuo, il ‘collegamento’ scollegato, lo switch continuo, mi hanno fatto pensare a tutti quelli che ho incontrato spesso sui mezzi pubblici… Poi oh, un margine di errore nelle nostre valutazioni ci può stare…Epperò io qui visualizzo un trend ormai, una sorta di preventivo collettiva. La danza infatti è per lo più ‘connessa’ strettamente a gestualità ‘nuove’ che hanno uno stretto legame, a mio parere, con l’uso, anzi con l’abuso degli smartphone…
        Con buona pace del ragazzotto che magari aveva solo ingerito…qualche caffè di troppo…

  2. Tra il 2001 e il 2014 la correlazione tra crescita del PIL e aumento del consumo di farmaci psicotropi nelle economie “sviluppate” (OCSE) è questa:
    https://llht.files.wordpress.com/2017/10/pil-vs-psicotropi1.jpg
    Ne ho scritto su varie testate, ho sbattuto questo grafico in faccia a relatori e partecipanti a un paio di convegni di sanitario.
    Risultato: teste abbassate, mugugni, appunti nervosi.
    Tutti sanno. Tutti accettano. Tutti, in silenzio, muoiono.
    Ti abbraccio, Simone

    • Le cause per cui l’uomo fa cose così aparentemente illogiche e dannose, sono molte. La faccenda non si può risolvere alla maniera di Asterix (Sono Pazzi Questi Romani).
      Io eviterei perfino di andare troppo in profondità. Mi limito a dire che la vita dura poco, il tempo per trovarsi e godersi è certamente meno del necessario. Ognuno valuti se gli anni che gli restano sono bastanti o meno ad essere sprecati.

  3. Un contributo di Natalino Balasso alla discussione…

    “È facile fare retorica coi poveri, con la gente che non ce la fa più, con chi patisce la fame e addirittura muore di stenti. Ci sono però veri drammi che si consumano anche all’interno delle mura di chi apparentemente sta bene e conduce una vita dignitosa, almeno a giudicare dalle didascalie delle app. Chiediamo perciò rispetto anche per il dolore di chi non è avvantaggiato dalla cornice di una vita di merda.
    Drammi laceranti:

    “Ci siamo passati tutti, quella foto quasi perfetta ti fissa dallo schermo. Se non fosse per quel piccolo sgradevole dettaglio, andrebbe subito su Instagram a fare incetta di “mi piace”. Avevi esaminato ogni angolazione e scattato la foto con quella migliore, poi hai provato a ritagliare la foto almeno 10 volte, ma non riesci proprio a eliminare quel cestino, quei cavi della luce o quelle persone apparse all’improvviso che hanno rovinato il tuo scatto. Puoi immaginare la nostra gioia quando abbiamo scoperto *….., l’app che elimina dalle tue foto oggetti e persone indesiderate”.

    Beh, ora sì che la civiltà è salva.”
    -:(

  4. ce ne sono tante di persone cosi in giro; nervose, represse, depresse, ecc. è l’atteggiamento tipico di chi si sente in gabbia, oppure nella ruota del criceto; quel che è peggio è che, più andiamo avanti con il tempo, più questo stato di cose tende a peggiorare

  5. Un mondo composto di una brutta parte di esseri psicodemoliti, che tristezza…
    Non tutti sia chiaro, ma tanti, purtroppo, l’ importante è scegliere da che parte stare!

  6. In epoca Barocca esisteva l’Horror Vacui, il timore di lasciare buchi, e si riempiva ogni angolo di una costruzione con stucchi, drappeggi e orpelli inutili ed insignificanti. Direi che siamo nell’Horror Vacui dell’esistenza… tanti di noi sono talmente lontani da una dimensione umana nel senso animale del termine, che hanno una vera e propria fobia du stare con se stessi, anche solo 5 minuti a far nulla. Scommetterei 1milione di dollari che il ragazzo appena sceso a destinazione e ritornato a vita “normale” non aveva più alcun atteggiamento nevrotico e che nella sua mente questo “sbattimento” lo autogiustificava come “impegno”

    • sì credo che l’orrore del silenzio, del vuoto, del pensiero (percepito, agito, vissuto come forma di vuoto) c’entri con questa danza… Nel non dare valore. Nella mancanza di “sacro”. Ho letto oggi su un cartellone pubblicitario di una serie tv che credo si intitoli Suburra, una sorta di claim che recitava più o meno così: “non c’è più niente di sacro”. Appunto… Pensare che io poco prima avevo assaporato l’emozione effimera, microscopica di passare in un vicolo vicino alla stazione Termini “per la prima volta”. Cioè il mio corpo, e la mia anima… non erano mai transitati per quella viuzza. Solo lì intorno. E l’ho notato… Mah!

  7. La danza. Macabra.
    Ci stiamo trasformando inesorabilmente, inevitabitalmente e velocemente in mostri. Le nostre danze ossessive e compulsive verranno esaminate poi…
    Solo in un secondo momento, quando avvertiremo una punta di disagio, forse un po’ di stanchezza. E sarà uno psicologo o forse, meglio, uno psichiatra, il quale provvederà tempestivamente a prescriverci qualche ansiolitico e qualche antidepressivo.
    Avevamo bisogno di questo: lo smartphone ci sta salvando, temporaneamente, paradossalmente da disastri ben peggiori. Il nostro calmante, il nostro sedativo…
    Io la chiamo “mania di controllo”. Tutta questa agitazione, questa fretta, questa masticazione veloce, questa assenza di passato, tutta questa compulsività, tutta questa “fatica” vuota, senza costrutto appunto… vanesia e vanificata, che svuota fin dentro alle ossa, che sfinisce e lascia esangue.
    Tutto questo “darsi”, questo “spendersi” per non si sa bene chi e per che cosa!
    Queste lotte inutili e sfiancanti e avvilenti, piene di insulti. Questa crudele, sadica ostinazione a stare sulla difensiva in attesa di una preda qualsiasi, per sbranare il primo che capita…braccati…
    Questa costruzione di barricate, muri sempre più alti, questo starsene in trincea, lancia in resta, comodamente seduti davanti a uno schermo.
    Questa perdita incolmabile del confronto vis-a-vis. Questa struggente nostalgia di sguardi, di facce, di mani, di braccia. di corpi. Di baci e di abbracci.

    Sono on-line. Sono vivo. Sono quella foto lì. Quella faccia lì. Sono il mio presente. Unico, inesorabile. E solo.

  8. Descrizione tragicomica, a tratti impressionante ed imbarazzante. Spesso mi guardo attorno ed osservo il prossimo in atteggiamenti a dir poco schizofrenici.
    Come ben sappiamo, il corpo si esprime tramite la famosa comunicazione non verbale e trasmette tutte le sensazioni che una persona sta vivendo in quella fase.
    Calma, tranquillità e serenità non sono certo valori che abbondano in questa epoca sgangherata, fatta di persone letteralmente ipnotizzate anche da aggeggi informatici. Sembra che la tecnologia attuale stia abbassando la cultura ai minimi livelli, non a caso l’ analfabetismo funzionale ha raggiunto livelli incredibilmente vergognosi per un paese civile e sviluppato.
    Famiglia, scuola, istituzioni e società civile, tutti in default…

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